I tre capisaldi del calcio che fu (che è e che sarà…)

PRIMO: Non prenderle

Quando il Mister ci chiamava, a fine allenamento, già sapevamo che cosa ci sarebbe toccato. Erano tutti i martedì e giovedì dei nostri 15-16 anni di giovani e non necessariamente promettenti calciatori. Il venerdì di solito si faceva lavoro tattico e tiri in porta, la giornata più blanda della settimana come carichi di lavoro. E, al venerdì, non c’era il richiamo speciale del Mister. Eravamo sempre in due, io e il compagno di sventura, accomunati da un unico destino: esercizi supplementari di vario genere, solitamente col pallone, solitamente brevi ma intensi, piccole ramanzine o raccomandazioni. Un quarto d’ora di concentrazione in più rispetto ai compagni, già sotto la doccia, già col tè caldo in mano. Continua a leggere “I tre capisaldi del calcio che fu (che è e che sarà…)”

Calciopoli: cosa resta dopo la Cassazione

Premessa: soltanto nel momento della pubblicazione delle motivazioni sarà possibile comprendere meglio le scelte della Cassazione. Per adesso è possibile comunque proporre, per i tanti curiosi che si chiedono dunque che ne è stato di quello che fu definito il più grande scandalo del calcio italiano, una sintesi comprendente tutti i capi d’imputazione e il loro esito dopo la Cassazione, senza entrare minimamente nel merito delle motivazioni delle singole scelte.

Associazione a delinquere

Il reato è inizialmente contestato a 19 imputati: i dirigenti Juve Luciano Moggi e Antonio Giraudo, l’ex direttore sportivo del Messina Mariano Fabiani, il vicepresidente FIGC Innocenzo Mazzini, i due designatori arbitrali Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto, il vice-designatore Gennaro Mazzei, la segretaria Maria Grazia Fazi, il presidente dell’Associazione Italiana Arbitri Tullio Lanese, gli arbitri Massimo De Santis, Salvatore Racalbuto, Stefano Cassarà, Antonio Dattilo, Paolo Bertini, Marco Gabriele e Tiziano Pieri, i guardalinee Duccio Baglioni e Marcello Ambrosino, e infine il giornalista RAI Ignazio Scardina. Continua a leggere “Calciopoli: cosa resta dopo la Cassazione”

Il mistero di Calciopoli: le schede svizzere (parte seconda)

Il metodo di attribuzione

L’analisi svolta dagli inquirenti, passata alla storia come metodo Di Laroni, è consistita nel cercare di associare ad ogni singola scheda svizzera emersa un probabile utilizzatore. La procedura è stata la seguente: in primo luogo è stata fatta un’analisi delle ubicazioni delle celle telefoniche agganciate in chiamata dalla SIM, al fine di individuare i luoghi maggiormente frequentati dalla stessa e conseguentemente dal suo utilizzatore: questo dato permette di fare un confronto con le residenze e con il luogo di lavoro degli imputati. Il secondo passo è stato quello di verificare la corrispondenza tra la cella accesa dalla scheda telefonica straniera e il luogo in cui si aveva la certezza si trovasse l’utilizzatore inizialmente ipotizzato in relazione a degli eventi specifici, quali potevano essere i raduni di Coverciano o le partite arbitrate per i direttori di gara e le trasferte della Juventus per Moggi. L’abbinamento, per essere certo, doveva essere ripetuto più volte. Altro indizio di una certa valenza è dato dal fatto che alcune di queste schede avevano dei contatti con numeri di gestori italiani (esempi: la scheda attribuita a Dattilo chiama la moglie, quella attribuita a De Santis chiama vari familiari e parenti). Infine è stata fatta, quando possibile, un’interpolazione dei dati delle celle agganciate dai telefoni italiani intercettati (Moggi, Bergamo, Pairetto, De Santis) con quelli svizzeri (non intercettati): in molti casi è risultato che le celle agganciate dai due numeri (italiano e svizzero) erano le stesse, più o meno nello stesso arco temporale: questo significa che in quel periodo le due schede si trovavano nello stesso luogo. Continua a leggere “Il mistero di Calciopoli: le schede svizzere (parte seconda)”

Auricchio? Ci credo. L’incredibile storia di Calciopoli (13). Bertini di Arezzo

La verità è che non si può dire la verità, perché se si potesse dire la verità qualcuno ci lascerebbe le penne.
Luciano Moggi ad Aldo Biscardi, 21 dicembre 2004

La serie di articoli dedicata alla storia di Calciopoli si era arrestata al tema dei rapporti fra Moggi e i designatori. Continuerò in futuro riprendendo da dove ero arrivato, e parlando delle cene che costituiscono uno degli elementi più importanti del capo di imputazione di associazione a delinquere.

Oggi, però, è il gran giorno della Cassazione, ed è giusto dedicarsi all’attualità. Una delle prime notizie della mattinata è stata quella relativa alla richiesta del procuratore generale della Cassazione di annullare senza rinvio le condanne in appello degli ex arbitri Bertini e Dattilo. L’annullamento senza rinvio in Cassazione per i due arbitri, che avevano rinunciato formalmente alla prescrizione, equivarrebbe a un’assoluzione per non avere commesso il fatto. Continua a leggere “Auricchio? Ci credo. L’incredibile storia di Calciopoli (13). Bertini di Arezzo”

Il campionato a parte

La riflessione sullo stato attuale della Serie A non può prescindere da due considerazioni: la prima è che la Juve sta effettivamente facendo un campionato a parte; la seconda è che la Roma si è persa dentro se stessa. Le provocazioni di Totti dopo la partita di Torino (quella della “tripletta di Rocchi” tanto per capirci) si sono trasformate in realtà non tanto per lo strapotere juventino, quanto per la pochezza degli inseguitori. Dalla tabella seguente si apprende che la media punti della Roma, seconda in campionato, è la peggiore dei 5 maggiori tornei continentali.

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Il mistero di Calciopoli: le schede svizzere (parte prima)

La difesa di Moggi è riuscita a smontare una grandissima parte del castello accusatorio (unicità di rapporti con i designatori, sorteggio truccato, sequestro Paparesta) e ha avuto il merito di far emergere un modo improprio di indagare, per correre dietro soltanto ai misfatti di Moggi, trascurando o proteggendo dirigenti di altre società che, nel corso di alcune telefonate intercettate, avevano dei comportamenti criticabili. Il pool difensivo di Moggi ha quindi portato alla luce la strana modalità di selezione delle telefonate e non mi riferisco solo all’occultamento delle telefonate riguardanti altre squadre ma anche a quelle che erano a discolpa degli imputati. Quelle in cui, ad esempio, Pieri (secondo l’accusa un associato) si dispiaceva al telefono con Pairetto (ritenuto promotore dell’associazione) per gli errori commessi in Bologna – Juventus. Oppure la telefonata tra Bertini e Bergamo in cui il primo si disperava per il mancato vantaggio concesso a Kakà. Oppure Bergamo che, parlando con Pairetto, sperava in un pareggio tra Juventus e Milan e mostrava l’assoluta indifferenza verso chi avrebbe vinto il tricolore: non proprio il comportamento che ci si aspetterebbe da due associati che avevano come obiettivo far vincere lo scudetto alla Juventus. Ma ce ne sono altre di intercettazioni incredibilmente scartate dall’accusa che, in generale, ha omesso di segnalare tutto ciò che andava in senso opposto a quello che si intendeva dimostrare. Quindi, se non fosse stato per il grande lavoro della difesa di Moggi, che si è potuto permettere di fare una controinchiesta, non avremmo mai conosciuto questi fatti. Soprattutto non avremmo mai saputo che chiamare i designatori era pratica diffusa in quasi tutte le società di Serie A: lo facevano Spalletti per l’Udinese, Meani per il Milan, Facchetti per l’Inter, Campedelli per il Chievo, Capello quando allenava la Roma (dice Bergamo), Zamparini e Foschi per il Palermo, Cellino per il Cagliari e sicuramente ne ho dimenticato qualcuno.

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