Il campionato a parte

La riflessione sullo stato attuale della Serie A non può prescindere da due considerazioni: la prima è che la Juve sta effettivamente facendo un campionato a parte; la seconda è che la Roma si è persa dentro se stessa. Le provocazioni di Totti dopo la partita di Torino (quella della “tripletta di Rocchi” tanto per capirci) si sono trasformate in realtà non tanto per lo strapotere juventino, quanto per la pochezza degli inseguitori. Dalla tabella seguente si apprende che la media punti della Roma, seconda in campionato, è la peggiore dei 5 maggiori tornei continentali.

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Se la Juventus ha mantenuto un cammino simile alle big europee

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è dietro la Juventus che è successo di tutto:  della Roma vedremo a breve, la Lazio è partita tardi, il Napoli ha la continuità di un anno bisestile, l’Inter galleggia tra debiti e rifondazioni, il Milan appare come il Paese (tanti bei ricordi e vecchie rovine, ma presente zero), la Fiorentina non è costruita per arrivare prima e la Samp appare un bellissimo momento di gloria destinato a puntare al terzo posto (e se non ci riesce applausi lo stesso). Chi contenderà il titolo alla Juventus? Vedremo, nell’attesa occupiamoci della Roma e della sua più che evidente involuzione.

garcia

Questo era Garcia al 17 ottobre 2014. Da allora è successo qualcosa che ha allontanato la Roma dalla vetta e ultimamente anche dai suoi tifosi. Che cosa ci dicono i numeri? Non c’è bisogno di tabella: in serie A 13 vittorie, 11 pareggi e 3 sconfitte con solo 21 gol subiti (seconda miglior difesa dietro a quella della Juve) ma la pochezza di 38 gol fatti (sesto miglior attacco con Palermo e Milan che non puntano allo scudetto però). Il capocannoniere nella Roma è Adem Ljajic, con 9 reti in stagione (Tevez è a quota 23, tanto per capirci). Ma il problema maggiore è che Ljajic non è uno che segna molto per ruolo, caratteristiche e fisico. Questo dice la sua storia se è vero che il suo massimo è 12 reti della stagione 2012/2013 con la maglia della Fiorentina. 12 reti costituiscono un ottimo bottino per un centrocampista offensivo o un buon bottino per un secondo attaccante, non per l’uomo più prolifico della squadra. Ci sono state circostanze in cui chi ha vinto lo scudetto lo ha fatto non solo con le reti di un grande attaccante (si veda la prima Juve di Conte e l’apporto in zona gol di Marchisio e Vidal, o anche il Milan di Allegri nello stesso anno con il buon numero di segnature di Nocerino e Boateng ma c’era un certo Ibrahimovic a fare gol e assist) ma la storia dice che avere chi la butta e dentro e chi la butta fuori (leggasi un centravanti e un portiere) è già più di metà squadra. E alla Roma il grande attaccante manca; perché Totti non è un centravanti ed ha 38 anni, perché Gervinho è fermo a quota 2 gol, perché Destro è finito al Milan dopo aver segnato 5 gol pur avendo giocato meno di Totti (e con la migliore media della squadra, di 1 gol ogni 163 minuti). La scarsa prolificità della Roma è spiegabile anche con l’apporto pressoché nullo dei centrocampisti, tra i quali si distinguono Pjanic e Nainggolan con 3 reti ciascuno. Stesso discorso può essere fatto per il reparto difensivo, con pochi gol all’attivo (1 a testa per Maicon, Astori, Holebas e Torosidis). Non pervenuti Iturbe e De Rossi, 1 gol a testa e vere e proprie delusioni stagionali. Una squadra che non segna e non crea occasioni è una preoccupazione, e la Roma è stata questo per un bel pezzo. Escludiamo la partita casalinga con la Sampdoria (pur persa 0-2) perché qui le occasioni sono state molte e clamorose, vanificate dal portiere avversario in stato di grazia o per imprecisione alla mira. Ma il 2015 della Roma è da dimenticare: dopo la vittoria di Udine nel giorno della Befana, 4 pareggi consecutivi (nel periodo senza coppe europee) poi la vittoria di Cagliari e altri 4 pareggi prima della citata sconfitta casalinga con la Sampdoria. In queste 11 partite del 2015 la Roma ha realizzato 9 reti e ne ha subite altrettante. In tutto ciò Garcia non ha cambiato modulo o modo di giocare. Evidentemente non lo ritiene un problema tattico ed escludiamo a priori che si tratti di un problema atletico o di preparazione: i periodi di “gambe pesanti” dovuti al richiamo di preparazione durano molto meno e portano più benefici di quanti danni facciano. Dato un peso abbastanza alto al fattore infortuni che ha privato la Roma di pedine importanti (Castan, Maicon, Strootman, Iturbe solo per citarne alcuni) e ricordata la Coppa d’Africa, vero e proprio fardello per gli allenatori (Keita e Gervinho via per un mese e mezzo + strascichi di scarsa forma) rimane la “testa”, il fattore X, quell’arma in più che hanno le grandi squadre. E a proposito di “testa” un qualcosina da dire ci sarebbe. La strategia del tecnico francese è stata, fin dall’inizio, quella di dichiarare apertamente di voler vincere lo scudetto e di essere perfettamente in grado di farlo, anzi di essere più forte degli altri. Il che può anche andare se ce lo diciamo nel chiuso dello spogliatoio, ma crea aspettative e attesa nell’ambiente che probabilmente qualche giocatore non ha gradito. A ciò si aggiunga la pesante scoppola rimediata dal Bayern Monaco in Champions che ha repentinamente riportato sulla terra una truppa non ancora attrezzata a competere con i grandi d’Europa, perché prima di fare ciò si deve passare necessariamente dal vincere in Italia. Infine una tenuta più che buona della Juventus di Allegri che non ha risentito più di tanto dell’addio di Conte, avendone assimilato fino in fondo il credo e la combattività. Se da una parte vincere è difficile ma ripetersi lo è di più, lo stesso è valso per la Roma, il cui 4-3-3 ad oggi garantisce il 62% di possesso in media (top nella Serie A) ma produce solo 14 tiri a partita, dietro Juve, Fiorentina, Napoli, Inter e Lazio. Quanto alla società non cambia il giudizio: il mercato di gennaio è stato fallimentare (incomprensibile l’acquisto da infortunato di Ibarbo, o forse il suo utilizzo subito; Doumbia palesemente fuori condizione). Ancora meno comprensibile la cessione di Destro: al giocatore che vuole andare a giocare si promette l’uscita a fine stagione, se lo si ritiene utile alla causa, altrimenti lo si cede prima di gennaio. Non nascondo un certo dispiacere nel vedere un bel progetto di squadra che si è auto eliminata dalla corsa all’obiettivo più importante e che ha perso buona parte del gioco aggressivo e veloce che era caratteristica primaria ed irrinunciabile. Forse ha ragione Conte, il campionato italiano non è allenante ma questo è un altro capitolo.

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3 pensieri riguardo “Il campionato a parte

  1. La Roma lo scorso anno ha reso al 110% ,cosa difficilmente ripetibile (deve filare tutto liscio) e ha “costretto” anche la juve ad un rendimnento folle che è costato a mio parere l’europa league o almeno l’accesso alla finale. Questo superendimento ha creato aspettative infrantesi specialmente nella scoppola presa con Bayern che non è stata presa come partita storta ma come metro di giudizio della propria forza.
    Quest’anno rende all’85 e sembra un disastro. La Roma vera sta probabilmente nel mezzo.

    ps per il campionato non allenante presumo intendessi citare Capello ….Conte aveva quasi perso il parrucchino arrabbiandosi col collega per tale dichiarazione.

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  2. Beh certo che a far perdere il “parrucchino” a Conte non poteva che essere uno chiamato Capello 🙂 Scherzi a parte, il campionato quindi sarebbe stato un po’ più usurante con Conte che non con Allegri. Può darsi, eppure c’è qualcosa di diverso anche nella gestione della rosa. Oltre al cambio di modulo ci sono stati parecchi infortuni di medio-lungo periodo (Caceres 2 volte, Pirlo, Asamoah, Vidal….) e Dio conservi Tevez in forma fino alla fine. L’impressione è che Conte abbia fatto un ottimo lavoro (la storia dei 2 settimi posti prima di lui non è una favoletta) e che abbia incarnato il TOP per la rinascita in Italia (uomo stra-amato da tutti, forte identità bianconera, cultura del lavoro etc) ma che si sia un po’ esaurito lì il suo compito. Per carità, Allegri deve farne ancora tanta di strada ma una cosa giusta l’ha già detta: gli allenatori (e i giocatori) passano, la Juventus resta.
    ps mi piacerebbe vederli contro, Allegri e Conte, con Conte in una big europea (che magari ha più di 10 euro per il ristorante…)

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  3. Conte ha il merito d’aver ridato fiducia e concretezza all’ambiente reduce da due settimi posti….se non erro s’è speso anche parecchio per dargli una rosa più competitiva. Allegri è vero che ha trovato tanta pappa pronta ma ha trovato anche gente logorata da tre annate a mille e soprattutto entrare dopo tre scudetti è sempre più un rischio che un guadagno (per lui meno visto che era a piedi e non aveva nulla da perdere) e comporta aver a disposizione un unico risultato almeno in italia….vincere. Questa juve usa più la tecnica di quella di Conte ma ogni tanto pare concedersi qualche distrazione di troppo. Quest’anno gli infortuni sono un po’ troppi e lì si dovrà lavorare altrimenti è difficile far bene fino alla fine.
    Non so se il tuo ps si realizzerà mai ma credo che Conte non tiferà juve nelle prossime partite di champions.

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