Auricchio? Ci credo. L’incredibile storia di Calciopoli (13). Bertini di Arezzo

La verità è che non si può dire la verità, perché se si potesse dire la verità qualcuno ci lascerebbe le penne.
Luciano Moggi ad Aldo Biscardi, 21 dicembre 2004

La serie di articoli dedicata alla storia di Calciopoli si era arrestata al tema dei rapporti fra Moggi e i designatori. Continuerò in futuro riprendendo da dove ero arrivato, e parlando delle cene che costituiscono uno degli elementi più importanti del capo di imputazione di associazione a delinquere.

Oggi, però, è il gran giorno della Cassazione, ed è giusto dedicarsi all’attualità. Una delle prime notizie della mattinata è stata quella relativa alla richiesta del procuratore generale della Cassazione di annullare senza rinvio le condanne in appello degli ex arbitri Bertini e Dattilo. L’annullamento senza rinvio in Cassazione per i due arbitri, che avevano rinunciato formalmente alla prescrizione, equivarrebbe a un’assoluzione per non avere commesso il fatto.

La storia di Dattilo l’ho già raccontata in passato, ed è la più semplice. Anche i più furiosi odiatori di Moggi concordano nel ritenere la sua condanna in appello assurda, e credo siano tutti contenti nel saperlo fuori da questa storia (ma si è dovuta aspettare la Cassazione!). Il discorso relativo a Bertini è più complesso, e merita perciò di essere spiegato con un approfondimento ad hoc.

bertini
Paolo Bertini

L’arbitro aretino è stato chiamato in causa nel processo di Napoli per sei capi d’imputazione: l’associazione a delinquere (capo a), e le frodi sportive di Siena – Juventus (capo c), Juventus – Milan (capo m), Messina – Parma (capo p), Siena – Messina (capo r), e Inter – Fiorentina (capo a/2). Alla fine dell’appello, però, Bertini è risultato condannato soltanto per associazione a delinquere e per la frode sportiva di Juventus – Milan (capo m), mentre per tutti gli altri capi d’imputazione è stato assolto. Per questo motivo è soprattutto sul capo m che si concentra l’analisi di questo articolo.

La partita Juventus – Milan, finita 0-0, si è disputata 18 dicembre 2004. Sono stati accusati di averne turbato il risultato Luciano Moggi, Bertini e l’ex direttore sportivo del Messina e “delfino” di Moggi Mariano Fabiani, che comunque è già stato assolto nel processo napoletano. La stessa sentenza napoletana di primo grado che condanna Moggi e Bertini riconosce la genericità dell’imputazione: non si precisano i termini dell’istigazione da parte di Fabiani e Moggi, né in cosa sia consistito il comportamento fraudolento dell’arbitro. Ma questo, per i giudici, non è un problema.

La condanna si basa sostanzialmente sul fatto che sono stati rilevati contatti telefonici nei giorni a ridosso della partita fra una scheda svizzera attribuita a Bertini, una attribuita a Moggi, e una attribuita a Fabiani. Ma il contatto su scheda svizzera (per cui vi rimando alla serie di articoli di Felix Arpino su questo stesso blog) non basta da solo a far pervenire alla condanna, perché queste schede non sono mai state intercettate, e non si conosce il contenuto delle conversazioni. Questo ha salvato Fabiani, per il quale il contatto su svizzera è l’unico elemento d’imputazione.

Moggi e Bertini sono stati invece condannati sulla base di altre telefonate che sono state intercettate. La prima è una telefonata del 20 dicembre 2004 alle ore 23.08 tra Moggi e una certa Elisabetta, che fa la segretaria di redazione per il Processo di Biscardi, trasmissione che in quel momento è in corso di svolgimento su La7. Elisabetta avverte Moggi che le mail degli spettatori sono dure nei confronti dell’arbitraggio di Bertini, e lo invita a darsi da fare per riequilibrare la situazione, visto che sarebbe stato impossibile alla fine truccare il televoto.

La seconda telefonata è dell’indomani, alle ore 12.21; Moggi e Biscardi in persona commentano la trasmissione della sera prima. Moggi rinfaccia a Biscardi di avere fatto due ore di trasmissione sulla Juve e sugli errori arbitrali, e di avere fatto tutto quello che si poteva per “dare in culo” alla Juventus, anche se “con eleganza”. Biscardi si difende come può. I due discutono dell’episodio del rigore reclamato dal milanista Crespo; rigore che per Moggi, ovviamente, non c’era.

Aldo Biscardi
Aldo Biscardi

Biscardi rivendica comunque di avere migliorato il voto dei telespettatori all’arbitro; e se la Telecom (proprietaria di La7) l’avesse scoperto lui era nei guai. Biscardi si vanta con Moggi di avere evitato di parlare del Lecce, che aveva accusato l’arbitro, ma Moggi gli risponde: «E mica ha sparato a zero contro di noi, ha sparato a zero contro gli arbitri, a me che c… me ne frega, scusa?». È un’affermazione molto interessante, perché Moggi è stato accusato di aver difeso presso Biscardi gli arbitri amici, mentre lui difendeva semplicemente la Juventus quando era accusata di “rubare” tramite gli arbitri. Una cosa in sé molto semplice, ma valla a spiegare a un tribunale…

E comunque Biscardi si vanta di non aver mai fatto attaccare la Juventus a morsi, «come fanno a Controcampo». Poi scopriamo anche che a leggere le mail dei telespettatori al Processo è Klaus Davi, che è amico di Lapo Elkann, quindi dovrebbe essere amico della Juve; e Moggi precisa che certi amici sarebbe meglio non tenerli. E insomma, una lunga telefonata che al massimo dimostra che era truccato il Processo di Biscardi, non certo che era truccata la partita Juventus – Milan. Ma tant’è. Secondo il tribunale le due telefonate, quella Moggi – Elisabetta e quella Moggi – Biscardi, sono sufficienti per far condannare Moggi e Bertini, a causa del tentativo di offrire in tribunale «una rappresentazione edulcorata di quanto accaduto sul campo».

La sentenza d’appello ha confermato quanto sostenuto in primo grado, rafforzandolo con l’affermazione secondo cui «l’incidenza del giudizio in tale trasmissione sportiva (rectius dei cd. opinionisti) era direttamente proporzionale ad un “camuffamento” anche in sede federale di un giudizio non lusinghiero nei confronti del singolo arbitro» (p. 161). A parte che la frase non ha alcun senso dal punto di vista della lingua italiana (l’incidenza del giudizio direttamente proporzionale al camuffamento, ma che vuol dire???), quello che i giudici di Napoli vorrebbero suggerire è ancora più assurdo: cioè, in Federazione nessuno si accorgeva degli errori di un arbitro se di questi errori non se ne parlava al processo di Biscardi. Ma ci rendiamo conto di quali assurdità hanno determinato le condanne?

La proposta di assoluzione di Bertini avanzata in Cassazione risulta alla luce di questa ricostruzione estremamente importante. Smonterebbe, infatti, l’assunto secondo cui presunti contatti su scheda svizzera con l’arbitro più difesa dell’arbitro in telefonate con Biscardi costituirebbe prova di frode sportiva; assunto su cui, che ci crediate o no, si regge la gran parte delle condanne per frode sportiva di Calciopoli.

Fin qui il discorso relativo al capo d’imputazione m per cui Bertini era stato condannato. Data la scarsezza dell’impianto accusatorio, lascio a voi immaginare quale fosse la situazione delle prove per gli altri capi, quelli per cui è stato assolto. E però un discorso su Bertini e Calciopoli non può essere chiuso senza parlare un po’ di Facchetti. Bisogna dire che Bertini con l’Inter aveva avuto in passato “qualche problemino”, come disse l’ex presidente interista a Bergamo, commentando la griglia per la partita Inter – Juventus del 28 novembre 2004 (telefonata del 26 novembre). Il riferimento era in particolare a un Perugia – Inter del campionato 2003-2004, partita finita 4-1 con un rigore inesistente per gli umbri e un gol di Vryzas viziato da un fallo di mano (cito Repubblica, non mi riguardo nemmeno le immagini). Bergamo promette che se per caso dovesse essere sorteggiato Bertini (cosa che poi non accadrà) ci penserà lui.

Il vero momento culminante delle relazioni fra Bertini e Facchetti si verifica però nel maggio 2005. L’Inter deve giocarsi contro il Cagliari la semifinale di Coppa Italia, torneo che poi vincerà in finale contro la Roma. La semifinale di andata si gioca il 12 maggio 2005, e la arbitra Bertini. Il giorno prima Facchetti chiama il designatore Bergamo, e gli rivela di avere scoperto che fino a quel momento l’Inter aveva ottenuto quattro vittorie, quattro pareggi e quattro sconfitte nelle partite arbitrate con Bertini. Bergamo rassicura Facchetti sul fatto che la voce relativa alle vittorie sarà modificata l’indomani: Bertini è un ragazzo intelligente e ha capito come si cammina.

La partita, in verità, finisce 1-1; segnano Zola (bei tempi quando giocava ancora…) e Oba Oba Martins. Per l’Inter è comunque un buon pareggio in trasferta. Dopo la partita Bertini racconta al designatore Bergamo che Facchetti si era recato negli spogliatoi degli arbitri prima del fischio d’inizio, per salutarlo e per fargli notare che finora il suo score con l’Inter non era granchè (il famoso 4-4-4). Secondo Bertini la cosa non era stata piacevole; anzi, presentarsi con una premessa del genere era imbarazzante. Comunque sia, il vulcanico Cellino commentò così l’arbitraggio di Bertini: «Si vede che devono far vincere qualcosa all’Inter. A questo punto non so se serva andare a San Siro la prossima settimana».

Ora, sia chiaro. Facchetti è ingenuo, e non fa niente di particolarmente grave. Non trucca in nessun modo la partita. E però, possibile che da una parte ci si arrampica sugli specchi per condannare con le telefonate a Biscardi, dall’altra si chiudono gli occhi su visite imbarazzanti negli spogliatoi e ammiccamenti divertiti sugli score arbitrali da migliorare? E possibile che tante persone ancora non si rendono conto delle incredibili disparità di trattamento di Calciopoli?

(continua)

P. S. Le prime dodici puntate della serie sono state pubblicate sul blog La vita e le opinioni di Francesco Toscano, gentiluomo.

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19 pensieri riguardo “Auricchio? Ci credo. L’incredibile storia di Calciopoli (13). Bertini di Arezzo

  1. Sulla relazione Palazzi c’è comunque da dire che si evince in maniera chiara che per la partita Cagliari Inter, Bertini non sia stato informato in nessuna maniera da Bergamo di comportarsi in una certa maniera tanto è vero che lo stesso Bertini chiama Bergamo per informarlo della “battuta infelice”, rispetto invece agli altri capi di imputazione qui mancano i rapporti fra Moggi e Bergamo in chiaro (intercettazioni, cene, incontri) prima della partita, ci sono solo i contatti che possono essere stati anche tentativi di chiamata e poi la difesa di Moggi presso Biscardi che può essere comunque dovuta ad un arbitraggio infelice, le immagini stanno su You Tube, è inutile condividertele. Le avrai viste migliaia di volte.

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  2. de santis rischia grosso per non aver messo nel referto il moggi iperaggressivo negli spogliatoi….fosse stato Bertini…..a no, forse manco Bertini metteva tutto a referto…..eppure s’è lagnato col designatore per cui la cosa lo aveva infastidito.
    Comunque han tolto la condanna a Dattilo (dovrebbero darla a chi l’aveva proposta), è già un passo avanti

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  3. Beh, che dire, sono d’accordo su tutto. Bertini, se proprio vogliamo andare a vedere la moviola, ha compiuto qualche errore. C’erano due mezzi rigori per il Milan, che si possono dare o meno, e c’è un mancato vantaggio concesso a Kakà, oltre a due sbandierate sbagliate ai danni di Crespo e Shevchenko (colpa degli assistenti, mai indagati) e a un mani di Costacurta al limite dell’area non sanzionato. Sono cose che capitano spesso e sicuramente per condannare penalmente un arbitro serve qualcosa di più. Tra l’altro, come hai detto, l’accusa non specifica in cosa sia consistito l’atto fraudolento dell’arbitro in campo e il pg di Cassazione se ne rende conto e chiede giustamente l’assoluzione perché il fatto non sussiste. Insomma, il reato di pericolo è cambiato un po’ rispetto al primo grado (per fortuna!). Ha prevalso l’orientamento del giudice del rito abbreviato: o mi specifichi l’atto fraudolento dell’arbitro, o il fatto non sussiste.

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  4. Un dubbio, se ha prevalso l’interpretazione Stanziola ( l’appello dell’abbreviato ) , perche non sono stati assolti anche De Santis e Racalbuto ? (che a dire il vero non so se abbia fatto ricorso in Cassazione). Perche anche per loro, l’atto fraudolento in realta non esiste, viene smontato dalle testimonianze nel processo.
    Forse Pieri e Dattilo si salvano piu che altro perche nelle motivazioni ci sono errori grossolani (Per Dattilo la incredibile storia della scheda postuma e credo una cosa simile per Pieri )?

    Alla fine rimangono solo Racalbuto (segato per 9 giornate dopo avere sbagliato grazie ai guardalinee in Roma Juve) e De Santis, che ci ha sempre portato sfiga.

    Sul resto niente da dre, se e’ stato condannato Foti, allora non si poteva salvare nessun dirigente.

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  5. Racalbuto era già prescritto in appello e a differenza di Bertini e Dattilo non ha rinunciato alla prescrizione, quindi la Cassazione non ha nemmeno esaminato le due frodi sportive che lo riguardavano (entrambe simili a quelle di Bertini e Pieri, assolti) perché già passate in giudicato. L’atto fraudolento di De Santis invece era specificato: in Fiorentina – Bologna avrebbe ammonito dolosamente due calciatori del Bologna. Per l’altra frode, Lecce – Parma, non saprei…

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  6. Cioe’ e’ bastato scriverlo nel capo di imputazione? Durante il processo e’ venuto fuori che i tre giocatori Petruzzi Gamberini e Nastase furono ammoniti giustamente ( e non erano nemmeno diffidati o almeno due non lo erano ). Altrimenti diciamo che vale tutto e amen

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  7. Il Bologna era partito con sette diffidati tra cui Petruzzi e Nastase che vengono effettivamente ammoniti, non so se giustamente o meno. Gamberini invece non era diffidato, checché ne dica Damascelli a Moggi al telefono, parlando di delitto perfetto… e questo fa capire come sono state fatte le indagini: un giornalista dice una stronzata al telefono e si fa il capo d’imputazione. Non ci sono contatti tra Moggi e De Santis prima della partita. C’è però una telefonata di rimbalzo in cui Moggi dice a Racalbuto che gli serve Fiorentina – Bologna, in modo particolare…

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  8. @Felix le polemiche su Juventus – Milan me le ricordo, perché furono polemiche molto violente, poi gli episodi erano i classici rigori che se ne danno e se ne negano a decine in ogni campionato. Quindi c’erano molte polemiche anche al Processo di Biscardi, ma Moggi si adopera non perchè gli interessi qualcosa di salvare Bertini, ma perchè non voleva che in tv si accusasse la Juve di essere stata aiutata. Questo mi sembra molto importante che sia stato sancito dalla Cassazione, decidendo che questa frode è inconsistente.
    @Paolo su Fiorentina – Bologna è difficile giudicare… cioè l’impianto accusatorio è molto simile a quello delle altre frodi, ossia molto scarso. Forse davvero la condanna è determinata da quella battuta di Moggi nella telefonata di rimbalzo, come dice @Felix, altrimenti non so.
    Non trovo immagini di Fiorentina – Bologna, difficile rivedere i falli di Petruzzi e Nastase.
    Per quanto riguarda il rumeno Nastase, nelle prime quattordici giornate di quel campionato (la quattordicesima è appunto Fiorentina – Bologna) vanta 8 presenze, e nell’arco di queste partite prende i 4 gialli che gli costano la squalifica contro la Juve. Dopo la squalifica fa soltanto altre 8 presenze fino a fine stagione (ma prende un solo giallo, deve essersi calmato). Petruzzi invece le aveva giocate tutte fino al momento della squalifica, e dopo invece non ne gioca quasi più nessuna (solo tre presenze dalla sedicesima in poi). Nessuno dei due sarà ricordato come un grande difensore, la loro ammonizione in quella partita è probabilmente del tutto casuale, ma tant’è, per i giudici è l’atto fraudolento.

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  9. Leggo solo ora la tua risposta. Se hanno condannato un cristiano senza comunicazioni SIM, siamo proprio lla frutta. Su Ju29ro c’e’ anche la trascrizione della testimonianza di Gamberini; egli dichiaro’ che Nastase e Petruzzi erano soliti protestare molto e fersi spesso ammonire per questo.

    Lo ripetero’ all’infinito, una giustizia che fa due volte lo stesso errore (la telefonata a Dattilo avvenuta mesi dopo la partita) non puo’avere il mio rispetto.

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  10. Da ex arbitro il vantaggio non concesso a Kaka puzza di disonestà lontano un Km. Il fischio di Bertini non è nemmeno immediato, ma arriva dopo, quando Kakà stava ripartendo. Un arbitro di serie A (ma anche uno di seconda categoria) non fa un errore del genere in buona fede.

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  11. Siamo in attesa delle motivazioni dell’assoluzione di Bertini per il capo m; sinceramente è l’aspetto che mi incuriosisce di più fra le decisioni della Cassazione. Comunque benvenuto sul blog!

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  12. L’errore grossolano può certamente portare a pensar male e non è detto che non ci fosse del marcio in senso stretto. Bisogna capire però, che essendoci un canale sotterraneo di comunicazione tra arbitri e uomini legati alle squadre e uno tra designatori e squadre può essere che le pressioni sugli arbitri fossero sostenibili solo dai migliori. Per dire, se Moggi alla vigilia avesse parlato con l’arbitro ricordandogli un errore passato ai danni della juve che aveva inciso in classifica, questo avrebbe portato pressione sull’arbitro e non tutti sono dei collina. Così come un errore del genere può poi condizionare un arbitraggio successivo del medesimo arbitro che si trovi ad arbitrare la squadra precedentemente danneggiata specialmente se rimarcato dai diretti interessati o dai designatori alla vigilia della partita.

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  13. Questo é poi l’atteggiamento tenuto dai giocatori in campo: appena hanno conferma dalle panchine che l’arbitro ha sbagliato vanno subito gentilmente a ricordarglielo, magari ci guadagnano un fischio che nell’incertezza va a loro favore. Purtroppo l’arbitro é il “dominus” in campo solo nelle sentenze.

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