Auricchio? Ci credo. L’incredibile storia di Calciopoli (14). Grazia Fazi, la donna che sapeva troppo

Protagonista di questa puntata è Maria Grazia Fazi, per tutti semplicemente Grazia; romana, 49 anni al momento dello scoppio dello scandalo, la Fazi è stata l’unica donna fra i venti accusati di associazione a delinquere nel processo Calciopoli, e in assoluto l’unica donna comparsa in questa storia tutta maschile.

Di lei si è detto tanto, soprattutto nei mesi in cui l’inchiesta impazzava sui giornali. La zarina, l’hanno chiamata. Era segretaria dei designatori Bergamo e Pairetto, che costituivano la Commissione Arbitrale Nazionale (CAN). Alla fine del campionato 2003-2004, però, era stata rimossa dal suo incarico, e parcheggiata in un ufficio a far nulla. Sin dall’inizio dello scandalo le accuse contro la donna non sono chiare. Leggendo gli atti dell’accusa e le conclusioni delle sentenze, che pure hanno assolto senza troppe discussioni la donna, ho avuto la netta sensazione che quella di Grazia Fazi sia una delle figure riguardo alle quali si è capito meno, in questa storia.

L’accusa aveva richiesto in primo grado la sua condanna a 1 anno e 6 mesi di reclusione, per associazione a delinquere. Il motivo: a seguito dell’allontanamento della donna dalla segreteria della CAN molti dei protagonisti dello scandalo, da Moggi al designatore Bergamo, all’arbitro De Santis, appaiono preoccupati di trovare una nuova, gratificante sistemazione alla donna, temendo che in caso contrario possa parlare e rovinare tutti. Per la procura la donna era a conoscenza dei segreti illeciti delle designazioni arbitrali.

Sia in primo grado che in appello, comunque, la donna è stata assolta per non aver commesso il fatto. E in effetti, anche ammettendo che conoscesse dei segreti scottanti e fosse per questo motivo temuta nell’ambiente, non si capisce in che modo questo avrebbe potuto configurare la partecipazione all’associazione.

Il capo d’imputazione è molto vago a proposito di Grazia Fazi. Non si capisce di preciso che cosa sapesse di così scottante. Non si capisce nemmeno perché la donna fu allontanata dalla CAN alla fine della stagione 2003-2004. Secondo il collegio di primo grado presieduto da Teresa Casoria la questione è indifferente rispetto al processo. L’allontanamento sarebbe comunque stato legato alla mentalità puritana della FIGC, dove non era vista di buon occhio la presenza di una donna insieme a tanti uomini durante i raduni arbitrali. La sentenza d’appello, pur assolvendo nuovamente la Fazi, insiste sul fatto che probabilmente la donna conosceva i rapporti criminosi fra Bergamo e gli altri esponenti del sodalizio, e questo spiega l’impegno di Moggi e degli altri esponenti dell’associazione perché la donna fosse ricollocata nel suo ruolo.

Quanto c’è di vero in tutto ciò? Come ho scritto, ho l’impressione che sia gli investigatori che i giudici abbiano capito ben poco del personaggio Grazia Fazi e delle vicende in cui si trovò coinvolta (così come hanno capito ben poco di molti altri aspetti di questa incredibile storia). Qui cerco di ricostruire la storia come è possibile farlo attraverso le intercettazioni. Ovviamente non sono in discussione le responsabilità penali, perché la donna è stata giustamente assolta, anzi risulta incomprensibile la sua stessa imputazione per associazione a delinquere; mio unico interesse è lo sviluppo storico della vicenda.

L’intercettazione Bergamo – De Santis (11 gennaio 2005)

L’11 gennaio 2005 il designatore Bergamo parla al telefono con l’arbitro De Santis (prog. 17245; la telefonata è riportata nell’informativa di aprile 2005 a partire da p. 425).

L'ex designatore Paolo Bergamo
L’ex designatore Paolo Bergamo

L’arbitro riferisce al designatore di avere conversato con Luciano Moggi e Antonio Giraudo, che erano andati a salutarlo negli spogliatoi alla fine della partita Parma – Juventus del 6 gennaio. In questa occasione De Santis aveva rimproverato a Moggi una promessa non mantenuta. Malgrado gli accordi, infatti, il figlio di Grazia Fazi era stato assunto dalla FIGC soltanto con un contratto di tre mesi. La Fazi, avrebbe detto De Santis al dirigente juventino, si è messa da parte zitta e buona, e deve essere sistemata come merita. Il minimo è fare al figlio un contratto di sei mesi; e poi trovare da fare alla stessa donna, perché, è il timore di Bergamo, se questa esplode poi si paga tutti. Addirittura Bergamo ipotizza che, nel caso, come si dice in giro, Moggi prenda attraverso il figlio il controllo della Roma, si potrebbe sistemare la donna assumendola nella squadra giallorossa.

Tuttavia la parte più interessante della telefonata viene subito dopo, quando i due interlocutori ci offrono alcune informazioni relative ai motivi per i quali la Fazi era caduta in disgrazia. Il designatore, in particolare, riconosce che è necessario intervenire per ripagare la donna, perché in qualche modo era stata allontanata dal suo lavoro per causa loro. Per De Santis si è trattato di una situazione che è sfuggita di mano a tutti. A questo punto Bergamo parla di rapporti con la Roma:

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Nel 2003-2004 Capello era l’allenatore della Roma, mentre adesso era passato alla Juve, e poteva anche spiegare a Moggi la reale natura ed entità dei contatti che c’erano stati fra la Roma e il mondo arbitrale l’anno precedente. Dalle parole di Bergamo si evince infatti che Moggi avesse contestato contatti impropri fra la Roma e il mondo arbitrale; erroneamente, però, perché in realtà c’era stato soltanto il tentativo di “mantenere un equilibrio e non aver problemi nella gestione del campionato” (qualunque cosa queste parole di Bergamo vogliano dire).

Subito dopo, lo stesso Bergamo è ancora più esplicito a proposito dei motivi che avevano condotto alle polemiche e all’allontanamento della Fazi:

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Lo scenario è ancora quello del campionato 2003-2004, vinto dal Milan perché era più forte, secondo Bergamo, con la Roma di Capello seconda e la Juve di Moggi terza. Era capitato che la Fazi facesse delle telefonate al milanista Meani, addetto agli arbitri, tenendo i contatti fra la squadra e i designatori, e consentendo loro una gestione che non creasse turbamenti all’andamento del campionato. Sembra, insomma, che il designatore si sentisse in colpa: la donna non aveva colpe sue, ma aveva fatto da parafulmine per gli equilibrismi dei designatori. Ancora un altro stralcio estremamente significativo della conversazione:

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Parlando di Meani, De Santis ammette che con l’addetto agli arbitri milanista ci parla anche lui; il loro era un mondo dove per forza di cose si era portati a “sentire la gente”. Bergamo riferisce quindi le accuse di Antonio Giraudo, secondo cui la Fazi aveva acquisito troppa forza nei confronti dei designatori, ma Bergamo ribatte che questa forza erano stati loro stessi a concederla alla donna.

A questo punto De Santis osserva che “la situazione si è creata a seguito di arbitri che erano scontenti”, e che “l’errore grosso” è stato il contatto che lui, Luciano, “ha cominciato ad avere con gli arbitri”. Non è chiaro a cosa si riferisca De Santis, visto che stiamo parlando di un periodo, il 2003-2004, in cui non c’è alcuna traccia della famosa rete di schede svizzere contestata dall’accusa a Moggi (di cui abbiamo parlato più volte su questo blog; si veda qui, qui, qui e qui). Comunque sia, questa è una delle più pesanti testimonianze su contatti diretti Moggi – arbitri. È però estremamente interessante, a mio parere, che questi contatti siano visti in termini negativi. In genere, è stata anche l’equazione della procura di Napoli, si è portati a identificare i contatti dirigenti – arbitri con favori, aiuti, sudditanza psicologica. Invece qui apprendiamo che a seguito di questi non meglio definiti contatti gli arbitri erano scontenti; e lo stesso arbitro considerato il più influente della cupola osserva che si è trattato di un “errore grosso”.

Torniamo comunque alla Fazi. Ancora, Bergamo e De Santis rievocano un episodio ben preciso del campionato precedente, che aveva avuto come protagonisti la donna insieme all’arbitro Nicola Ayroldi:

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I due parlano della partita Roma – Sampdoria, disputata il 18 gennaio 2004 e terminata 3-1. Le cronache segnalano in effetti un rigore non concesso alla Sampdoria per un netto fallo di Dellas su Diana (si veda ad esempio la diretta di Repubblica.it, minuto 36).

La dinamica non è chiara. La Fazi fu colpevolizzata a causa dell’errore di Ayroldi, per il fatto che in quello stesso periodo la donna aveva acquistato presso Ayroldi dei materiali (l’arbitro risulta titolare di una Boutique della Ceramica nella sua città, Molfetta). I due designatori non punirono l’arbitro per il rigore non concesso, perché l’errore era dell’assistente; questa cosa sarebbe stata rivelata in anticipo dalla Fazi all’arbitro, che andò a dirlo ingenuamente in giro. In questo modo, pare, Ayroldi passò per un protetto della donna, e il suo errore fu collegato in qualche modo all’influenza della donna stessa, un’influenza interpretata come pro-Roma. Sorsero così delle polemiche, che è difficile valutare quanto fondate, e si arrivò alla criminalizzazione della donna.

Fin qui le rivelazioni della telefonata fra Bergamo e De Santis. Il quadro che ne viene fuori mi sembra molto distante da quello disegnato dagli inquirenti. Lungi dall’essere particolarmente preoccupato per le sorti della donna, Moggi non le ha nemmeno risposto quando lei ha provato a chiamarlo per gli auguri di Natale; e il figlio di lei è stata assunto in FIGC con un contratto di durata minima. Ma c’è di più; sembrerebbe infatti che siano stati proprio i dirigenti della Juventus a sollecitare l’allontanamento della Fazi dalla CAN, e non certo per puritanesimo. La vicenda era collegata a sospetti di favoritismi al Milan (le telefonate a Meani) e Roma (i contatti che Capello avrebbe dovuto spiegare, il presunto caso Ayroldi), le due società che nel 2003-2004 erano finite davanti alla Juventus di Moggi; favoritismi che evidentemente i dirigenti juventini collegavano a un eccessivo potere della donna all’interno della CAN. Ad essere preoccupati per le sorti di Grazia Fazi sono De Santis, che sollecita Moggi sul punto, e Bergamo. Sono loro che si sentono in colpa, perché sentono che la donna ha pagato errori che sono della classe arbitrale e non suoi; e si adoperano per una compensazione, consapevoli del fatto che la donna potrebbe anche pensare di vendicarsi.

Quando Bergamo e De Santis dicono “noi”, gli inquirenti, che leggono ogni cosa in chiave iper-colpevolista, pensano “noi dell’associazione a delinquere di Moggi”. Invece i due, come è ovvio, intendono “noi esponenti del mondo arbitrale”. Che ci crediate o meno, nel mondo arbitrale esistevano tante cose che andavano al di là di Moggi.

L’incontro fra Moggi e la Fazi (8 febbraio 2005)

Parlando al telefono con Bergamo l’8 febbraio 2005 Grazia Fazi rievoca l’incontro che aveva avuto con Luciano Moggi nel corso della stessa giornata. La telefonata è in realtà un lungo monologo in cui la donna ripercorre quasi parola per parola la discussione (la telefonata è integralmente riportata nell’informativa di aprile 2005, a partire da p. 280).

Luciano Moggi
Luciano Moggi

Il Moggi che emerge da questo incontro con la Fazi è molto lontano dal potentissimo dominatore del calcio italiano che è stato descritto. Lucianone appare preoccupato; la Federazione è completamente allo sbando; c’è un vuoto di potere. C’è un lungo elenco di persone con cui Moggi dice di essere “incazzato”: il designatore Pairetto, gli arbitri De Santis, Rodomonti, Cassarà, Rosetti. Curiosità: poche ore dopo, nella notte tra 8 e 9 febbraio, Moggi fa con Bergamo la famosa telefonata della grigliata (su cui si veda qui), e alla fine indovinate chi va ad arbitrare la successiva partita della Juventus? Proprio Rodomonti, uno di quelli nella “lista nera” di Moggi.

Rimaniamo tuttavia ancorati al caso Fazi. La donna si preoccupa di spiegare al dirigente che non è vero – come gli aveva fatto credere qualcuno – che lei avesse chissà quale potere. Il che conferma che proprio i sospetti di Moggi a proposito dell’eccessivo potere della donna erano stati decisivi per le sue sventure. Il potere della donna, per come lo dipinge lei stessa, consisteva esclusivamente nel suo essere dedita a gestire e placare le numerose turbolenze della realtà arbitrale; che adesso, senza di lei, era ridotta a un porto di mare. Gustoso il passaggio sulla riconferma dei due designatori per il 2005-2006. Moggi la considera scontata; la donna gli fa presente che in FIGC persino i portinai ormai sanno benissimo che il destino dei due è segnato. Che figura, Lucianone! Ma non eri tu a manovrare tutto?

Ma restiamo alla Fazi, che nel corso della discussione fa riferimento ai vari problemi che aveva dovuto affrontare alla CAN, a cominciare dalla grana del calcio-scommesse (l’inchiesta napoletana da cui si originò Calciopoli, e che inizialmente aveva tirato in ballo gli arbitri Gabriele e Palanca). Uno dei passaggi più inquietanti della donna è questo:

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Qual è questa situazione che era brutta prima, e a febbraio 2005 era persino peggiorata, di cui parla la Fazi al silente Moggi? La storia del ricatto della Fazi, informata dei segreti del sorteggio, storia che si trova in tutti i capi d’accusa e persino nelle sentenze, emerge qui in una luce completamente diversa: Bergamo aveva provato a fare i conti con una situazione difficile all’interno del mondo arbitrale, ed era stato delegittimato con l’accusa di essere ricattato e manovrato dalla donna. La cosa più significativa, in tutto ciò, è il silenzio di Moggi. Un anno prima si era convinto che Grazia Fazi avesse un eccessivo potere in CAN, e che questo potere danneggiasse lui e la Juventus. La donna si difende davanti a lui con grande enfasi, facendogli notare che nel mondo arbitrale c’erano problemi ben peggiori, di cui lei aveva finito per essere il capro espiatorio; e lui rimane muto, senza argomenti e senza parole.

La donna dipinge in modo accorato la sua situazione attuale; privata del lavoro di una vita, e vittima di calunnie di ogni tipo. Davanti a Moggi, almeno lei, non soffre di alcuna sudditanza psicologica. Ecco come sintetizza un passaggio della conversazione:

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L’immagine di Moggi che chiacchiera mentre la Fazi non capisce nulla, e si riposa mentalmente fingendo di ascoltarlo è una delle più belle e significative di tutta questa storia. Subito dopo, però, viene un passaggio particolarmente interessante e inquietante; a mio avviso uno dei passaggi più inquietanti dell’intera mole di intercettazioni di Calciopoli. I due interlocutori (che sono sempre Moggi e la Fazi, nel racconto della Fazi stessa a Bergamo) cominciano a parlare di Massimo De Santis:

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Veniamo qui a conoscenza di un’altra azione che alla Fazi potrebbe essere costata cara: sarebbe stata la donna, infatti, a riferire ai due designatori che “al polo di Roma succedeva di tutto e di più”. “Vuoi che ti racconti quello che succedeva al polo di Roma?” chiede la donna a Moggi, che evidentemente non ne è consapevole. Cosa succedeva al polo di Roma è difficile saperlo, perché gli investigatori pensavano soltanto a Moggi, e non sono stati incuriositi dalle rivelazioni di questa telefonata, che pure è riportata nelle loro informative. La frase più inquietante è “loro non si devono dividere le partite e pensarle e dirle prima quando ci sta qualcun altro”. Che vuol dire? Chi sono loro?

Ora, non voglio trarre conclusioni affrettate da una telefonata; può anche darsi che la donna, nell’ansia di difendersi davanti a Moggi, e magari con la speranza di ottenere qualcosa da lui, esageri e presenti la situazione con enfasi eccessiva. Tuttavia si tratta di affermazioni che quantomeno un approfondimento l’avrebbero meritato. E mi dispiace notare che invece non se n’è preoccupato nessuno; né gli inquirenti, e nemmeno i brillanti giornalisti d’inchiesta di casa nostra, troppo impegnati a fare diligentemente copia-incolla dalle informative dei carabinieri.

Appena due giorni dopo questa conversazione, Paolo Bergamo parla del suo possibile allontanamento della CAN in questi termini (10 febbraio 2005, prog. 26618 Bergamo – Mazzini, riportata integralmente nell’informativa di aprile 2005, da p. 305):

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A cosa si riferisce Bergamo quando dice “l’altro anno ho fatto le porcate con Grazia Fazi”? A vicende del mondo arbitrale? Oppure a questioni private che non c’entrano nulla? Difficile saperlo, ancora una volta.

Una sensazione, però, mi sento di esprimerla. Il mondo arbitrale era un mondo estremamente complesso. Molto più complesso di come ci è stato dipinto dall’inchiesta, che troppo spesso ha rinunciato a farsi domande per inseguire il proprio teorema di partenza. Luciano Moggi è uno dei tanti attori che gravitano intorno a questo mondo. Non è l’unico, forse nemmeno il più potente. Chi viveva nel mondo arbitrale, Bergamo, De Santis, la Fazi, era consapevole del fatto che in certe aree succedeva di tutto e di più, che c’erano situazioni gravi, sospetti, intrighi. Il mondo arbitrale appare come un grande buco nero; e lo stesso Moggi sembra scarsamente consapevole, poco informato di molte delle dinamiche.

L’impressione è che gli inquirenti si siano fermati alle soglie di questo mondo così oscuro, senza avere molta voglia di entrare in profondità. Chissà cosa si sarebbe scoperto, con un’indagine più seria e meticolosa. Calciopoli poteva essere l’occasione per garantire piena trasparenza al funzionamento del mondo arbitrale a tutti i livelli. Mi sembra che sia stata in gran parte un’occasione sprecata.

(continua)

La tredicesima puntata della serie: Bertini di Arezzo

Le prime dodici puntate della serie sul blog La vita e le opinioni di Francesco Toscano, gentiluomo

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38 pensieri riguardo “Auricchio? Ci credo. L’incredibile storia di Calciopoli (14). Grazia Fazi, la donna che sapeva troppo

  1. L’articolo è interessantissimo e merita di essere riletto e approfondito ma, a prescindere, emerge un teorema che hanno cercato comunque di approfondire anche gli inquirenti. La Fazi sicuramente sapeva molte cose e una imputazione poteva essere utile a farla parlare.

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  2. Concordo con Rug sul fatto che merita di essere letto con calma e approfondito
    ma é anche evidente che l’imputazione non ha prodotto i risultati sperati visto che la Fazi non ha mai (da quello che ne so io) confessato o ammesso cose compromettenti o che davano supporto alle tesi accusatorie di Auricchio;
    già questo dovrebbe far riflettere
    lei assolta da tutto ed essendo al centro di tutta la storia non ha mai prodotto o raccontato fatti che potevano incastrare Moggi ,e l’associazione senza ma e senza se
    Se era a conoscenza di cose compromettenti perché non le ha raccontate agli inquirenti?? cosa aveva da perdere ?? al piu’ aveva solo da guadagnarci
    un bel articoletto o programma televisivo su calciopoli pieno di mezze ammissioni ben pagato
    poteva farlo e non l’ha fatto

    ripeto aricolo che fa riflettere, lo rileggero’ con calma

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  3. @Rug la domanda che potevo farti era proprio questa: che senso ha questo capo d’imputazione? Come è possibile che sia passato al vaglio dell’udienza preliminare? Io posso anche capire che sotto la minaccia di un’imputazione la Fazi potesse anche rivelare qualche segreto relativo al mondo arbitrale, ma perchè poi portare fino in fondo questa imputazione? Qualcuno poteva seriamente pensare che portasse a una condanna?

    Sicuramente la donna che rivendicava un ruolo di gestione delle tensioni interne al mondo arbitrale doveva sapere tante cose… io credo però che molte di queste cose non riguardassero Moggi direttamente, e nemmeno rapporti fra arbitri e altre squadre, ma soprattutto situazioni interne al mondo arbitrale: come fanno carriera questi arbitri? come vengono valutati? su questi aspetti sicuramente non tutto era trasparente al tempo di Calciopoli, ma anche adesso non credo che sia cambiato granchè.

    Le frasi sul polo di Roma sono particolarmente inquietanti. Vi anticipo che continueremo a sviluppare il tema parlando di De Santis e della combriccola romana (polo di Roma = combriccola romana?). Infatti proporremo presto un lavoro molto completo su De Santis, l’unico condannato di Calciopoli. Dalla combriccola romana parte l’inchiesta di Calciopoli, ma poi gli inquirenti se la perdono per strada… forse perché non era utile ad incastrare Moggi?

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  4. Lo storico sei tu ma io ricordo che l’inchiesta sulla combriccola romana è andata in archiviazione perché non ha prodotto risultati. Per quanto riguarda la tua osservazione, secondo me hai una visione distorta dell’udienza preliminare. Essa fa da filtro, serve solo al GUP per stabilire che ci siano elementi sufficienti per sostenere una accusa in giudizio non per stabilire anticipatamente se l’imputato sia colpevole oppure no.

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  5. 1) La prima inchiesta è sul calcio-scommesse, viene condotta dalla procura di Napoli, si imbatte per la prima volta nella combriccola romana, coinvolge due arbitri, Gabriele e Palanca, e alla fine non produce risultati. Dalle rivelazioni di Dal Cin sulla combriccola romana però nasce anche l’inchiesta Calciopoli, visto che il primo incarico che la procura di Napoli dà al team di Auricchio riguarda proprio questi arbitri e la loro presunta vicinanza alla GEA. Questa è l’ipotesi di partenza ma alla fine l’inchiesta non ha mai fatto chiarezza sulla combriccola romana, Auricchio si limiterà a dire in aula che “la combriccola romana non è la combriccola di Moggi”. Ma cos’era e cosa facesse, e perchè nell’ambiente arbitrale il “gruppo di Roma” fosse particolarmente temuto, non c’è stata chiarezza. Comunque metterò un altro po’ di materiale su questo argomento nel prossimo articolo su De Santis, questa era solo un’anteprima.

    2) Udienza preliminare, serve a decidere se ci sono elementi per sostenere l’accusa in giudizio o no. Proprio questo io chiedevo. Per quello che ho visto non ci sono mai stati elementi per sostenere che la Fazi potesse far parte dell’associazione. In udienza preliminare è stata fatta comunque una scrematura rispetto al quadro accusatorio iniziale, il capo a l’hanno tolto a Ghirelli, che era il segretario di Carraro in FIGC, forse avrebbero potuto fare lo stesso con la Fazi. Poi in udienza preliminare viene prosciolto anche Carraro, non per l’associazione che non gli è stata contestata ma per i capi u e v (Chievo – Lazio e Lazio – Parma); a me mi pare che volendo su Carraro c’è materiale decisamente più interessante di quello che è stato utilizzato per incriminare la Fazi. Comunque lei è stata assolta, nessun problema.

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  6. La figura della Fazi non è mai stata approfondita da nessuno e questo è certamente un ottimo inizio. Complimenti.
    Però l’immagine che ne esce di quel mondo è sempre la stessa: i dirigenti erano scontenti e diffidenti e i designatori facevano gli equilibristi per accontentare tutti, senza dar nulla a nessuno. Lo facevano per non inimicarsi i dirigenti delle grosse squadre, visto che serviva il loro voto per essere rieletti (e dovevano superare il veto ultimo di Galliani, non dimentichiamolo).
    Dall’altra parte, gli arbitri erano invidiosi e gelosi l’uno dell’altro, nonché sospettosi sulle modalità con cui alcuni colleghi facevano carriera.
    Collina ad esempio, sarà stato anche bravo, ma avere come sponsor privato la Opel, che era sponsor del Milan, il cui (vice)presidente era Galliani, che in qualità
    di Presidente di Lega poteva decidere i disegnatori, che a loro volta avevano potere illimitato sugli arbitri, credo abbia dato adito a più di una “riflessione”.
    Così gli arbitri si lamentavano tra loro, formando delle “combriccole”, e si lagnavano coi dirigenti, che li ascoltavano volentieri e promettevano di aiutarli, sperando a loro volta di ricevere in cambio un minimo di riconoscenza.
    “E’ un mondo dove ti porta per forza di cose a sentire la gente”.
    “E’ tutta una situazione che è venuta a seguito di arbitri che erano scontenti, e che secondo me l’errore grosso è stato il contatto”: ossia l’errore è stato raccogliere lo sfogo di questi arbitri.
    Lo stesso Nucini racconta bene queste cose e in maniera dettagliata: lui non è un incapace, è il sistema che lo danneggia. Individua in Moggi il suo vessatore e se ne lamenta con quel dirigente che pensa sia antagonista della Juve, suo conterraneo: Facchetti.
    Ovviamente Luciano ha sbagliato a tenere i contatti con questi arbitri, dice De Sanctis, e però “io Meani lo sento ci mancherebbe, senti questi senti là” ossia senti tutte le fazioni; ma se ci pensate, in questa frase c’è una verità semplice ma chiarificatrice di quelle relazioni: i suoi (di De Sanctis) sono contatti normali (secondo lui), perché “è il mondo arbitrale che ti porta a sentire la gente”, mentre quelli dei suoi colleghi sono sbagliati. E gli altri avranno detto e pensato le stesse cose dei propri contatti: i miei sono di semplice cortesia, ma chissà cosa si dicono gli altri. “Quello ha sbagliato e non è stato fermato; scommetto che c’è lo zampino di Moggi”. “Vedi? Ha sbagliato contro la Juve ed è stato sospeso: certamente Moggi ne ha parlato coi disegnatori”. E così via. “lo dico sempre: se i nostri giornalisti non li difendono e devo farlo solo io, poi cosa ci dobbiamo aspettare?” “Ne parlo io con Galliani, stai tranquillo, perché l’errore non è tuo” e così via.
    “Avete dato troppo potere alla Fazi e adesso lo usa contro di noi e a favore della Roma”. “Quell’arbitro non mettermelo in griglia perché ha fatto casino e lo devi punire e poi è fuori forma” “infatti non ce l’ho messo” e “con Bertini abbiamo avuto un sacco di problemi” “ma semmai ci parlo” etc etc etc. Ciascuno aveva la sua ossessione.
    Ripeto: a parte un paio di casi ben documentati, dove si è sconfinato nell’illecito, si tratta di un sacco di violazioni dei generali principi di correttezza e probità, che è bene siano cessati, ma che non giustificano minimamente lo scempio di Calciopoli nei confronti di una sola squadra e di un solo dirigente.

    PS Colgo l’occasione per scusarmi con tutti voi per la mia colpevole latitanza; purtroppo una serie di motivi hanno drasticamente ridotto il tempo che posso dedicare a questo svago. A breve spero proprio di potermi rimettere in opera (la fine del campionato ridurrà anche i miei impegni con TB: conto anche su questo :-)) A presto.

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  7. Non ti preoccupare, Stefano. Secondo me possiamo portare avanti diversi filoni di approfondimento contemporaneamente, e presto torneremo a parlare anche delle sim svizzere e di De Cillis.
    Intanto il quadro complessivo è quello che hai delineato tu, ed esce rafforzato dall’analisi di queste telefonate. Secondo me vanno distinti due ambiti.
    1) Arbitri e designatori nelle loro relazioni con dirigenti di club: i contatti sono abbastanza diffusi, e io credo che dal punto di vista dei club, l’ho ripetuto più volte, questi contatti fossero sempre pensati in chiave di auto-difesa. Meani temeva di essere fregato da arbitri amici di Moggi, e telefonava; Moggi temeva di essere fregato dal Milan e dalla Roma; e telefonava; Facchetti temeva di essere fregato da Moggi e dal Milan, e telefonava. I dirigenti non chiedevano tanto favori, ma esprimevano la paura che l’arbitro facesse un favore al nemico. A me questa dinamica sembra molto chiara, ormai invisibile solo a chi non vuole vedere.
    2) C’è però un altro ambito, che è quello su cui volevo sollecitare l’attenzione con questo pezzo, ed è quello interno alla realtà arbitrale. Su questo ambito c’è molta meno chiarezza. Per esempio, è vero che i designatori erano importanti, ma un ruolo assolutamente decisivo lo avevano anche i loro segretari, ossia la Fazi (fino a giugno 2004; ma anche dopo mantiene a livello informale relazioni molto significative) e Manfredi Martino. Questi due personaggi avevano relazioni molto dirette con gli arbitri, e certamente avevano i loro protetti e le loro antipatie all’interno del team arbitrale. Ma soprattutto erano loro che controllavano gli osservatori arbitrali, ossia quei personaggi che analizzavano ogni singola prestazione di un arbitro e davano un voto, voto che era assolutamente determinante per i successivi incarichi dell’arbitri, e per le sue eventuali promozioni. Questo meccanismo interno di valutazione degli arbitri secondo me è molto poco trasparente, e può essere manipolato in vari modi, infatti ci sono un sacco di telefonate di arbitri che si attivano per conoscere i loro osservatori e “contrattare” un buon voto. Su tutto questo meccanismo l’inchiesta ha sorvolato, e quando ci si è imbattuti in osservatori li è persino scambiati per il quarto uomo o qualche altro personaggio. Il fatto di essere immersi nella gestione di queste dinamiche, e inevitabilmente di venire a conoscenza di tutta una serie di cose imbarazzanti (che secondo me in gran parte non riguardano relazioni arbitri – club, ma dinamiche interne) dava a questi segretari un potere molto esteso, per cui in effetti il nomignolo di zarina per la Fazi non era tanto sbagliato.

    Ora, quello descritto qui è il quadro generale di questo mondo arbitrale. Però nel 2004-2005 ci sono due fattori che intervengono a sconvolgere in parte questo quadro, e che sono importantissimi per capire tante cose:
    1) l’inchiesta napoletana sul calcio-scommesse che ha coinvolto due arbitri del gruppo di Roma, Gabriele e Palanca, e che rischia di coinvolgere anche De Santis. Di questo ne parlerò prossimamente in dettaglio. E’ una cosa che spaventa l’ambiente arbitrale, e fa sì che vengano a galla una serie di rivalità e di vecchie storie.
    2) le elezioni in FIGC. I designatori non venivano eletti in realtà. Però quell’anno c’erano le elezioni in FIGC, e come ricorderete il gruppo di Carraro (con Moggi, Galliani e compagnia) era insidiato da quello di Abete. Ora, queste elezioni non si svolgono con una serena campagna elettorale e la formazione del libero convincimento dei votanti, ma prevedono una lunghissima fase di trattative sottobanco, che infatti porteranno alla fine a un accordo tra due schieramenti. Un pezzo di questi accordi riguardava anche la designazione degli arbitri, perchè uno dei punti più importanti del programma di Abete era proprio l’abolizione del sistema con doppio designatore. Per questo motivo durante questa stagione Bergamo e Pairetto fanno i conti non solo con le voci che li vorrebbero pronti all’addio, ma anche con tutti i maneggi di coloro che aspiravano al loro posto; tra questi c’erano Lanese, il presidente AIA, ma anche Collina. Questo intreccio di trattative è assolutamente fondamentale per capire quasi tutto di Calciopoli. Per esempio gli incontri che si svolgono fra Moggi, Pairetto e altri sono collegati a queste trattative piuttosto che a improbabili frodi sportive; e anche la famosa telefonata della grigliata, se la leggete tutta, vede una lunga discussione sulla politica federale e solo alla fine lo scambio di battute sulla griglia.

    Insomma, questo è il quadro storico che mi sento di ricostruire con una certa precisione, poi al suo interno si inseriscono tanti piccoli casi concreti che possono essere valutati separatamente. Ma il contesto è fondamentale, e secondo me uno dei grandi problemi di Calciopoli è quello di avere selezionato in maniera totalmente arbitraria una serie di fatti da sottoporre a processo senza tenere minimamente conto del contesto complessivo.

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  8. Qui il problema da porsi è perché gli arbitri fra di loro sospettavano l’uno degli altri e adesso cosa è cambiato? Ci sono gelosie? e se si come può un arbitro che è contro un altro aiutarlo a prendere la giusta decisione quando si trova a fare il giudice di porta?

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  9. Le gelosie tra gli arbitri esisteranno tutt’ora immagino, e sono del tutto normali in un sistema fortemente competitivo qual è il mondo arbitrale. Sono normali e nascono in tutti gli ambiti dove regna la competizione. Riconoscere il merito altrui in Italia non mi pare sia disciplina molto diffusa, figuriamoci in un campo dove la carriera di un collega avviene a mio discapito…

    Di diverso è cambiato che prima gli arbitri top guadagnavano il doppio (Collina, grazie allo sponsor Opel, addirittura il triplo) dei colleghi, e uscire o meno ad arbitrare faceva la differenza, anche monetaria; oggi, coi giudici di porta, escono tutti praticamente tutte le domeniche e l’alternanza è minima, ergo le provvigioni sono molto vicine. L’unica differenza è con quelli che hanno la qualifica di internazionale.

    Di diverso rispetto a prima c’è la designazione diretta e non la griglia. So che a te da fastidio sentirlo, però le griglie, le fasce (in prima fascia c’erano sempre Milan, Inter e Juve) e la ricusazione avevano come contraltare che se ti inimicavi anche una sola di queste tre squadre, finivi fuori dalla prima fascia e non ti inserivano in quella griglia, con tutto ciò che ne conseguiva a livello di prestigio e ricavi. E quindi se tu finivi fuori per un errore e un altro no, ecco che automaticamente sorgeva l’invidia e il sospetto. E ti lamentavi. Coi designatori, coi colleghi e coi dirigenti. In alternativa dovresti avere un gruppo di super uomini in grado di riconoscere i propri errori, ammetterli serenamente, riconoscere nel rivale qualità superiori e accettare il tutto serenamente. Questo nel Paese che meno di tutti premia il merito.

    Voglio dire, questa roba è in decine di telefonate: Nucini ne ha dato una rappresentazione perfetta e l’ha raccontata con dovizia di particolari. Bergamo non designava Nucini perché lo riteneva scarso; Nucini invece riteneva di essere un figo e di essere più bravo dei colleghi, quindi non gli viene neanche in mente che possa essere colpa sua: è colpa di qualcun altro. Chi? Moggi. A chi lo confida? Al conterraneo Facchetti. E’ tutto agli atti, talmente chiaro che è impossibile non vederlo (ciò che segue nella storia di Nucini, da questo punto in poi, è miserevole e stendo un velo pietoso).

    Ci sono decine di telefonate di arbitri e assistenti con Meani che raccontano proprio questo, e non mi sarei stupito di trovarne altrettante nelle conversazioni inascoltate di Moggi ed in quelle sparite degli indagati con la sede Inter (ricordiamo che ci sono i brogliacci delle telefonate ma casualmente non si trova l’audio. Casualmente sottolineo).

    Gli arbitri di porta sono una mezza farsa, lo dicono tutti gli addetti ai lavori (e con ragione): di solito si astengono e, a meno che l’arbitro centrale non sia un novellino, decide comunque l’arbitro centrale.
    E poi in quegli anni non c’erano, quindi nel discorso calciopoli non hanno rilevanza alcuna.

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  10. caro frantosc leggerti mette i brividi
    spero che un giorno tu scriva un bel libro al riguardo
    IL quadro da te descritto mi porta a un paio riflessioni
    1 che Auricchio e Giudici non ci hanno capito una mazza di come funzionava e tutt’ oggi funziona il calcio
    2 ma non spiega il perché di tanto accanimento contro la persona Moggi ,chi ha diretto Auricchio in quella direzione aveva un agenda nascosta e Auricchio non si é reso conto di essere stato manipolato (c’é sicuramente qualc uno che ancora oggi se la sta ridendo come un matto)

    lo spaccato da te descritto (secondo me) é il normale funzionamento di tutte le federazioni calcistiche e sportive o politiche del mondo ,

    in fondo con calciopoli e a distanza oramai di 9 anni
    quali modifiche sostanziali sono state portate al funzionamento della FGC e mondo arbitrale?
    poche o quasi niente
    e si Rug
    Calciopoli é la cronostoria di Arbitri finiti sotto processo per errori di giudici di linea
    e di contatti con dirigenti sportivi che frequentano da una vita
    (ma si addossa tutto a Moggi anche le beghe interne a l’AIA )

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  11. Ti ringrazio @paolobxl, il libro forse lo stiamo scrivendo tutti insieme, nel senso che le discussioni con voi mi stimolano a lavorare e a cercare di capire sempre di più, e senza le discussioni fatte con tutti voi su questo e altri blog molte cose sarebbero per me meno chiare.

    Il quadro del mondo arbitrale è quello che si sta delineando nei nostri commenti. Io rispetto a quanto ha scritto Stefano, che condivido, aggiungo un altro tassello, ossia che all’interno del team arbitrale ci sono come in tutti gli ambienti personaggi carismatici e personaggi che lo sono meno, personaggi di grande esperienza e giovani alle prime armi. All’interno di questo mondo in cui tendenzialmente si crea una competizione di tutti contro tutti ci sono dei sottogruppi che si possono formare intorno a un arbitro più esperto / carismatico di altri… e aggiungiamoci anche i guardalinee che sono strettamente collegati agli arbitri, anche se ricevono meno attenzione. I guardalinee possono indurre un arbitro in errore, oppure salvarlo da un errore. Credo che per esempio De Santis fosse un arbitro particolarmente autorevole nell’ambiente, e per questo motivo c’erano arbitri più giovani e provenienti dal suo stesso territorio che si erano legati a lui; e da qui nasce la storia della combriccola romana. E non c’è bisogno di dire che simili raggruppamenti potevano essere guardati con sospetto da chi stava fuori (e io penso che saranno stati soprattutto nemici quelli che etichettarono il gruppo di Roma come “combriccola”). Così allo stesso modo Collina aveva la sua influenza, e allo stesso modo anche Bergamo aveva gli arbitri che vedeva con più simpatia e quelli che considerava meno, e Pairetto idem (diversi da quelli di Bergamo in genere, perchè i due non avevano grande sintonia e se ne dicevano di tutti i colori alle spalle), e la Fazi idem, e Manfredi Martino (che sopravvive come segretario alla cacciata della Fazi, non escluderei che ebbe un ruolo anche lui nella cacciata, anzi) idem.
    Secondo me poi c’erano degli arbitri più deboli e figli di nessuno, che sono quelli che in genere pagavano gli errori con lunghe sospensioni. Per esempio secondo me Racalbuto è uno di questi, Dattilo idem.

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  12. condivido le riflessioni che avete messo nei commenti. Non c’è possibilità di avere ambienti in cui rivalità e gelosie non creino sottogruppi che cercano di farsi valere rispetto ad altri o che comunque rischiano di creare posizioni dominanti. Succede in qualsiasi ambito. Quel che allora (ma non credo sia molto diverso ora) non doveva esserci è che l’ambiente poteva essere turbato se non condizionato dall’esterno e proprio da chi poi doveva essere “giudicato” dagli arbitri. All’atto pratico le influenze potevano finire per annullarsi le une con le altre ma questo è un discorso diverso. Il filtro dei designatori era un po’ al limite ma aveva almeno un senso. Il rapporto diretto con gli arbiti era fuori da ogni logica di correttezza e il fatto che fosse diffusissimo non depone bene per l’ambiente. Per la Fazi pare evidente che la sua figura sia stata letta come tutto il resto, ossia in funzione di una ricostruzione in cui i colpevoli erani già scritti e si cercavano elementi per incastrarli. Preoccupante il fatto che mi pare un modo assai diffuso di operare della giustizia ordinaria….si fa una lettura superficiale delle carte, si individua un colpevole e poi si legge tutto per far tornare i conti. In teoria si dovrebbe sviscerare tutto quel che viene alla luce e alla fine associare il colpevole ai fatti sviscerati ma evidentemente è più semplice operare al rovescio.

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  13. FRANTOSC condivido in toto il tuo ragionamento
    sono comportamenti e fenomeni comuni in tutte le aziende e associazioni
    fenomeni antipatici quando si vuole ma normalissimi
    Io come datore di lavoro tra il mio personale trovo normale avere piu’ gruppi e qualche conflitto fra di loro , e mi preoccuperi molto se questi fenomeni non ci fossero,
    l’uno controlla l’altro e riduce al minimo eventuali frodi contro l’azienda ,
    Non si puo’ fare una colpa a De Santis o Moggi perché persona di forte personalità
    c’é ne bisogno in tutte le aziende, ed automaticamente i piu’ deboli li ergono a leader
    IMPOSSIBILE avere tutti ugulai e tutti soldatini
    anche tra giudici e Pm c’é lo stesso fenomeno
    Ma in calciopoli di questo fenomeno se ne é fatto una colpa, un delitto , un associazione a delinquere
    E mi domanda con quale Arroganza I giudici si sono permessi di trasformare questi fenomeni in associazioni a delinquere , implicitamente si sono anche loro definiti un associazione a delinquere ,
    Il processo di Napoli insegna , con ben tre ricusazioni e certi giudici che erano dietro
    al procuratore ed altri come la Casoria ,che é un cane sciolto ,dall’altra parte .
    Per tornare alla Fazi , di cui so poco, ma da quello da te descritto si deduce che in fondo in fondo non sapeva un bel niente da formare una frode

    E questo é stato ben capito dai giudici di Torino che di penalmente rilevante c’era poco e non da quelli di Napoli e da quel testardo manipolato di Auricchio,

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  14. Senza polemizzare più di tanto che non ho proprio voglia stasera, la ricusazione Stefano, è una tua invenzione, all’epoca di calciopoli non c’era, era precedente a calciopoli ma all’epoca non c’era. Il punto di domanda mio è: arbitro Tizio e arbitro Caio sono in lotta per un posto ai mondiali. Partita X, Tizio arbitro e Caio giudice di porta, Caio vede un rigore, che fa, lo segnala a Tizio?

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  15. Vi ho letto con attenzione e condivido in gran parte quello che è venuto fuori.
    @Stefano, nella parte finale del tuo primo commento hai riassunto molto bene quella che è la mia opinione su Calciopoli in generale: comportamenti scorretti, violazioni della probità che andavano puniti. Ma siete d’accordo nel dire che non esistono illeciti sportivi provati oltre ogni ragionevole dubbio (SIM rappresentano, IMHO, un forte indizio, in assenza di audio non una prova) tali da produrre le sanzioni irrogate a Moggi e Giraudo. E c’è un grave doppiopesismo (indice del fatto che chi ha indagato l’ha fatto con uno scopo, vai a sapere perché).
    Però il Presidente di Lega che potere aveva sui designatori? Al massimo Carraro poteva averlo (tant’è vero che fa pressioni pro Lazio e pro Viola) e tu mi dirai che allora indirettamente ce l’aveva Galliani. Sì, Galliani faceva parte del gruppo Carraro, così come Lotito e Moggi e Giraudo era consigliere federale.
    Collina ha avuto lo stesso sponsor del Milan, la FIGC era sponsorizzata da Tim, l’AIA dalla Fiat. Quindi? Incontro segreto Meani-Collina-Galliani a mezzanotte nel ristorante chiuso (A CAMPIONATO FINITO), chissà cosa si sono detti. Mah, probabilmente era politica federale (Collina sarebbe forse diventato il nuovo designatore) come quella di Moggi e Giraudo con Bergamo, Lanese, Mazzini e Pairetto (ce ne sono 5-6 documentate in sentenza).
    Poi si parlava di griglie (inopportuno, ma lo facevano tutti e tutto sommato non è gravissimo) e magari ci scappava il nome di qualche assistente. Bergamo a Fazi: “È ripartito il discorso di Carraro … ho detto, Luciano … pensiamoci a giugno … se non si ripara ora si rischia di mandare all’aria il campionato [me la spiegate?] … Ho detto: chi vuoi assistenti domenica? Dice: voglio Ambrosino e Foschetti … ho detto: no, ti mando Ricci e Gemignani, insomma, sai, se non è zuppa è pan bagnato, però tanto per non dirgli quello che vuole lui”. Fazi: “Certo, no, no, Ricci è suo, Gemignani va bene, quindi…”. È verosimile pensare che in altre occasioni abbiamo concordato/designato gli assistenti? Beh, concordiamo sul fatto che quello non era compito di Moggi? Mi ricordo che Meani faceva pressioni per un guardalinee, che poi dopo Siena – Milan è stato mandato a fare Milan – Chievo e annullò un gol probabilmente regolare a Crespo [sic] ma il Milan vinse ugualmente. Quindi, vabbè.
    Comunque tornando a Collina: ma perché non fischiò il rigore a San Siro in Milan – Juve decisiva per il titolo? Era dubbio? Sì, magari non è nettissimo, diciamo che si può dare o no? Beh, nel dubbio, se sei mio amico e abbiamo lo stesso sponsor, dammelo. Comunque per quel che può importare vi segnalo – visto che si dà giustamente importanza alla Collina – Pairetto dopo Inter – Juve (rosso di Toldo) – che c’è un’intercettazione tra De Santis e Racalbuto dopo Milan – Juve in cui “godono” (e ritorniamo alla competitività e ai gruppetti di cui parlavate) per l’errore di Collina: loro lo consideravano rigore. Opinioni. Forse Pieri in Bologna – Juve l’avrebbe fischiato. Dai, si scherza.

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  16. Sì, ok, l’argomento era stato già affrontato, in anni precedenti esisteva una ricusazione arbitrale vera e propria, nel 2004-2005 non era una cosa formalizzata, poi è ovvio che alcuni dirigenti facevano presente che avevano qualche problema con determinati arbitri. Comunque la sostanza non cambia di molto, quindi non mi sembra che ci sia motivo di polemizzare.

    @bjh la questione che poni tu è giusta. I rapporti che i designatori e il loro staff avevano con gli arbitri, per quanto potevano assumere forme improprie e criticabili, rimangono comunque all’interno della normalità, mentre i contatti con esterni e in particolar modo con dirigenti di club sono inopportuni. Questo è vero. Se ho scritto questo pezzo e ho delineato un quadro d’ambiente del mondo arbitrale nei commenti precedenti è perché ho l’impressione che nell’analisi delle prove condotta finora sia stata sopravvalutata l’importanza dei contatti con dirigenti esterni, e sottovalutata invece l’incidenza di dinamiche interne al mondo arbitrale. Ti faccio un esempio, anzi due: De Santis, al di là di quali fossero i loro rapporti precedenti, entra violentemente in urto con Moggi nel 2005, eppure stava per andare come arbitro italiano ai Mondiali 2006, massimo onore per un arbitro, e gli fu impedito solo dallo scoppio dello scandalo; Paparesta era un altro arbitro non gradito a Moggi che gli rimproverava una serie di arbitraggi sfavorevoli tra cui Reggina – Juventus, eppure questo non ebbe grande incidenza negativa sulla carriera di Paparesta. E Moggi era comunque un dirigente influente, figurati gli altri. Secondo me a incidere sulle carriere degli arbitri erano molto più le dinamiche interne che i contatti con l’esterno. Per questo motivo, per bilanciare il quadro, sto insistendo sulle dinamiche interne.
    Aggiungo: si tratta in molti casi di dinamiche fisiologiche di qualunque ambiente lavorativo, ed è molto impegnativo ricostruire il quadro con precisione, perché ci sono di mezzo simpatie, antipatie, sentimenti umani che sono ovviamente anche mutevoli. Però se io voglio contestare a Bergamo e Pairetto e a Bertini a De Santis a Pieri e agli altri il reato di associazione a delinquere queste cose le devo prendere in considerazione, perché devo ricostruire un quadro completo del modo in cui vivevano la professione arbitrale. Altrimenti si arriva a conclusioni molto approssimative, ed è il caso del processo di Napoli.

    @Rug la questione che hai posto è interessante. Ti rispondo che ad un occhio competente è subito chiaro se la svista è responsabilità di un arbitro o di un giudice di linea o di un guardalinee, perché si possono valutare le rispettive posizioni, i rispettivi campi visivi, eccetera. Quindi se un giudice di linea fa finta di non vedere la colpa rischia di ricadere su di lui, piuttosto che sull’arbitro.

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  17. Si, Francesco, concordo. Le dinamiche interne certamente sono essenziali ma non portavano acqua nella direzione voluta per cui non conveniva cercare di capirle o comunque è stata considerata cosa inutile. Per la questione posta da Rug….dipende da come ragiona il designatore o chi poi valuta l’arbitro. Per farmi capire…io al lavoro se vedo una cosa che non funziona o che può essere migliorata la segnalo….se vedo che chi sta sopra di me fa il finto tonto o peggio si prende il merito è ovvio che mi guardo bene da togliergli le castagne dal fuoco una seconda volta. Se caio sa che la sua segnalazione verrà considerata positivamente, probabilmente la farà…..se sa che i meriti andranno a tizio nel senso che si valuterà positivamente la direzione della partita ma questo porterà beneficio solo a Tizio credo che non segnalerà nulla se non altro perchè il gioco non varrebbe la candela. In caso d’errore verrebbe sputtanato mentre in caso di giusta decisione finirebbe tutto nel dimenticatoio. Dal punto di vista etico è sbagliato, ma rischiare il fondoschiena per far belli gli altri non piace a nessuno. Chiaramente si parla di casi dubbi….casi clamorosi probabilmente convincerebbero caio a fare la segnalazione perchè almeno non rischierebbe caziatoni per possibile decisione errata. Credo che anche a questo poteva servire sapere chi dava la valutazione agli arbitri….sapendo come ragiona chi ti valuta probabilemnte cerchi di adeguarti per migliorare la tua valutazione.

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  18. Il problema è che è l’arbitro alla fine il responsabile di tutti gli errori e quindi il giudice di linea che è anch’esso arbitro si guarda bene da aiutarlo, per questo sono inutili e lo saranno sino a quando non saranno una categoria a parte come i guardalinee

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  19. Esatto, @bjh, questo è stato l’atteggiamento degli inquirenti, e questo atteggiamento a me mi lascia sbigottito. Qui si distribuiscono imputazioni per associazione a delinquere così, come se fosse un gioco. Imputano la Fazi ma senza nemmeno chiedersi di chi è amica e di chi è nemica, perché è stata cacciata dalla CAN, perché Bergamo mantiene delle relazioni così strette con lei, perché Moggi la incontra. Cioè, non capiscono nulla, ma intanto mettono l’imputazione. Questo modo di gestire la giustizia sinceramente mi mette i brividi.

    Comportamento dell’arbitro e del giudice di porta – che non c’era ai tempi di Calciopoli, ma ragioniamo in astratto sulla situazione attuale. Come dicevo prima, un occhio esperto capisce benissimo a chi va attribuita una determinata svista. Vi faccio l’esempio del caso di Ayroldi in Roma – Sampdoria discusso nell’articolo. Si tratta dell’assegnazione di un rigore, ossia una decisione che spetta indiscutibilmente all’arbitro. E tuttavia sia Bergamo che De Santis in questo caso riconoscono che la svista è da attribuire al guardalinee Farina, e non ad Ayroldi. E’ stato Farina a sbagliare, e infatti Ayroldi non viene punito dai designatori. Certo, questo meccanismo non è sempre lineare (per esempio anche in Roma – Juventus sono i guardalinee a fare sbagliare Racalbuto, ma in questo caso l’arbitro viene ampiamente punito) e per questo infatti io lamento nel finale dell’articolo che tuttora non esiste alcuna trasparenza a proposito del funzionamento della classe arbitrale. Sicuramente il sistema del giudice di porta mette potenzialmente due arbitri in competizione, e questo è un rischio insito nel sistema.

    Vedo adesso il commento di @felixarp. Di Collina avevo parlato quando ancora scrivevo su lavitaeleopinioni, qui il link https://lavitaeleopinioni.wordpress.com/2014/07/26/auricchio-ci-credo-lincredibile-storia-di-calciopoli-parte-sesta/
    Anche Collina sbagliava come gli altri (magari anche meno) ma si facevano meno polemiche perchè era il migliore al mondo per giudizio di tutti. Io credo che fosse realmente abbastanza equidistante, anche se nemmeno lui evitava contatti impropri (era un ambiente che portava a sentire la gente, l’abbiamo detto; purtroppo l’arbitro assolutamente equidistante esiste solo nella mente dei giudici di Napoli). Non c’è dubbio comunque che il famoso incontro con Galliani fosse legato a un suo possibile ruolo da designatore in futuro, così come Pairetto e Lanese a Torino da Moggi ci vanno per lo stesso motivo (l’idea era quella di tagliare fuori Bergamo), più che per macchinare improbabili frodi sportive. Per questo scrivevo prima che tantissime cose di Calciopoli non si capiscono se non si tiene conto che oltre alla lotta scudetto fra Juve e Milan c’erano le elezioni fra Carraro e Abete (con Juve e Milan dalla stessa parte politica) che si portavano con sè anche la corsa al riposizionamento di tutti quelli che ambivano a posti di potere con il nuovo assetto della FIGC, compresi quindi i due designatori (che in vista di un probabile passaggio al designatore unico speravano di farsi fuori l’un l’altro, ma nello stesso tempo rischiavano anche di andar via entrambi davanti ad altri candidati come Lanese o lo stesso Collina).

    Il discorso guardalinee l’abbiamo toccato poco finora. Anche i guardalinee ovviamente avevano degli arbitri cui erano più legati, e i dirigenti di club avevano i loro guardalinee preferiti come i loro arbitri preferiti. Per le designazioni di Milan – Chievo è l’unico capo d’imputazione che è valso la condanna poi prescritta di Meani, perché lui stesso si vanta al telefono di avere fatto cambiare la coppia già designata. Meani era un ex guardalinee quindi era molto addentro all’ambiente, infatti ci sono tante telefonate fra lui e vari guardalinee (cercate l’informativa di gennaio 2006 per avere un’idea). Non è che in queste telefonate ci siano accordi particolari, ma si parla e sparla in generale di situazioni e personaggi dell’ambiente; secondo me queste telefonate sono un buon modello per immaginare quello che si dicevano Moggi e gli arbitri “svizzeri”. La designazione dei guardalinee spettava a Mazzei che era il vice di Bergamo e Pairetto; ma l’idea che mi sono fatto è che lui fosse piuttosto debole, e spesso poi gli stessi designatori finivano per prendere loro tutte le decisioni. Ci saranno state pressioni? Penso di sì, oltretutto i guardalinee venivano designati, e non sorteggiati. Prima o poi approfondiremo anche queste vicende dei guardalinee, il materiale è tantissimo. Ci sono tante intercettazioni interessanti, si potrebbe fare una puntata la settimana.

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  20. Scusate se rispondo solo a Felix, ma perché ci sono questioni tecniche da chiarire.

    Distinguiamo tra Presidente di Lega (Beretta/Galliani), di Federazione (Tavecchio/Carraro), dell’AIA (Nicchi/Lanese) e Designatore Arbitrale (Messina/Bergamo-Pairetto).
    Le prime tre sono cariche elettive, il quarto viene scelto dal Presidente dell’AIA.
    Ai tempi di calciopoli però c’era un ulteriore passaggio: il Presidente di Lega (Galliani) aveva il potere di veto sulla nomina del designatore, ossia formalmente non poteva sceglierlo ma poteva dire “quello no, proponetene un altro”; quindi di fatto la nomina doveva essere concordata con lui. Questo ingenerò notevoli dissapori e sospetti (per ovvi motivi), soprattutto da parte delle squadre romane e dell’Inter, che spinsero per avere il doppio designatore. Bergamo fu scelto dalle romane+Inter, la Juve simpatizzava per Pairetto.
    Il Milan non è dato sapere per chi avesse preferenze; ma tanto Galliani non aveva bisogno di niente, visto che anno per anno poteva bloccarne la ri-nomina.

    La questione Collina in verità è un rafforzativo di quello che sostengo da sempre. Collina non concede il rigore per il fallo su Zambrotta, e quindi possiamo supporre 3 cose:
    1) non l’ha visto
    2) siccome non era netto, ha preferito non darlo (ed è normale, visto che i rigori non dati sono 10 volte tanti quelli dati ingiustamente)
    3) l’ha fatto apposta
    La terza la escludo, visto che parliamo di Collina-pro-Moggi.
    Rimangono le altre due. Come dicevo, è del tutto normale che non l’abbia dato, e però si si sente in dovere di telefonare a Meani, Ancelotti e Galliani per spiegargli che è stata solo sfortuna, e che lui, se l’avesse visto, il rigore l’avrebbe dato (magari l’ha visto e non l’ha ritenuto rigore? Ossia: si è fatto i ca…i suoi, perché gli arbitri sono gente di grande orgoglio e forte personalità?), e Galliani lo rassicura, che non è successo nulla, che sono ancora amici.
    Quindi:
    Collina ha arbitrato come voleva
    Nessuno gli ha fatto pressioni o rimproveri
    Chiama Meani per spiegarsi
    Galliani vuole parlare con Collina per rassicurarlo che è tutto ok.
    Un sacco di contatti “irregolari” ma nessun illecito, come era nella maggioranza dei casi.

    Chiudo col discorso illeciti (le sim le lascio per quando avremo finito l’altro discorso).
    Per me gli illeciti sono questi:
    1) Meani che fa cambiare i guardalinee DOPO la designazione, e lo fa non perché ne vuole due più bravi ma perché ne vuole due che tutelino il Milan. E infatti l’hanno sanzionato come illecito.
    2) Bergamo che chiama Racalbuto e gli dice:”pensa a chi sta dietro, che ne va della tua carriera” e quello gli dice “ok”
    3) Facchetti che dice a Bertini: “vedi di migliorare il tuo score con l’Inter”, e lo fa con toni “imbarazzanti”
    4) (su cui ho dei dubbi) Lecce-Parma 3-3, che avrebbe salvato la Fiorentina (ed anche qui, abbiamo condanna)

    Qui vi lascio sbizzarrire sulla responsabilità diretta o indiretta delle squadre e sulla gravità delle condotte; l’unico illecito che per me è perfetto, conclamato e da responsabilità direttissima è quello di Nucini: promettere un posto di lavoro (soldi) ad un arbitro ancora in attività e incaricarlo di un compito di delazione nei confronti dei colleghi è una cosa che se l’avesse fatta Moggi, oggi il “titolo sportivo Juventus” non esisterebbe più.

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  21. @franctosc Formalmente era Mazzei il designatore dei guardalinee ma di fatto – e lo dice qualcuno in qualche intercettazione, forse proprio la Fazi, non ricordo – era compito di Bergamo.
    Un altro tema da approfondire è Mattei, designatore del 2006. In lotta erano Bergamo e Pairetto (ma Carraro li voleva fuori, come da intercettazione post Roma – Juve: “non potete mica pensare di fare i designatori a vita”), Lanese e Collina (che se non sbaglio andò in Inghilterra). Però alla fine lo fa Mattei, di cui io non so nulla, non so voi e sarebbe interessante approfondire come andarono le cose. Peccato che le intercettazioni finiscono a maggio. Tra l’altro un testimone a Napoli (scusate la vaghezza ma non ricordo esattamente tutto…) dirà che il rapporto della Juventus con Mattei era migliore rispetto a quello dell’anno precedente con il duo Bergamo e Pairetto.

    @Stefano Del veto non ero assolutamente a conoscenza. Quoto ciò che hai detto su Collina.

    1) Quindi i guardalinee erano già stati decisi e ufficializzati e poi c’è stata una rettifica? Io sapevo che Meani aveva “imposto” la designazione prima dell’ufficializzazione. Non vedo grosse inferenze con questo: https://twitter.com/felixarpino/status/596664819257843712 (alla fine comunque andranno uno tra Ambrosino e Foschetti è uno tra Ricci e Gemignani, un misto insomma…

    2) Sì, ma era Rodomonti. E ci buttereste dentro anche Carraro?

    3) Secondo me no: battuta infelice (come ha detto Bertini a Milano). Comunque molto interpretabile.

    4) Credo di sì, ma è da approfondire.

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  22. Si può promettere tutto ad un arbitro purche non lo si faccia su sim estera :-))
    per il punto 2) si io metterei in mezzo anche carraro…..nell’ordine, carraro, bergamo , rodomonti. Più in alto stai più devi pesare le parole e più pesano una volta dette.

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  23. 1) Che i guardalinee fossero spesso “concordati” col dirigente di turno era la prassi; si cercava di evitare attriti inutili, quindi si chiedeva preventivamente l’ok. Ci sono decine di casi: i più famosi Ricci-Gemignani in questione, Ivaldi-Pisacreta (e il nr uno degli arbitri) e la lunga consulta con Meani (ma non dubito ci sia stata pari pari con Moggi) per i guardalinee di Milan-Juve. Qui il caso è diverso: Meani impone un cambio di nomi dopo che erano già stati designati e c’è un’intercettazione Collina-Meani che la definisce “una porcata” e aggiunge: “quando sarò designatore non provarti a fare una cosa del genere con me”. Questo cambio viene preteso da Meani dopo la gara col Chievo, in cui era stato annullato un gol valido al Milan e scoppia la polemica, ed è finalizzato ad avere un’occhio di riguardo “le cose che vedono tutti ok, ma nel dubbio stai giù” è l’imbeccata che Meani dà ad uno dei due malcapitati. E direi che così è un po’ troppo esplicita.

    2) Carraro no. Lui dice “non voglio casini, che faccia la gara corretta ma non ci devono essere strascichi”. E’ Bergamo che passa un messaggio forte a Rodomonti, minacciandolo di stroncargli la carriera e suggerendogli di “pensare a chi sta dietro”.

    3) Uhm, la battuta la fa a Bergamo, e infatti quello ride. Bertini invece non ride per nulla e se ne lamenta col designatore. Il fatto che non sia una bella pensata è provata dal fatto che Bergamo si guarda bene dal chiamare Bertini per suggerirgli di migliorare lo score con l’Inter. Facchetti invece è convinto che Bergamo abbia indottrinato a dovere l’arbitro e non si fa scrupoli a ribadirgli il concetto appena prima della gara.
    “BERTINI – Eh, me ne so’ accorto. È stata una remata dal primo minuto, poi, eh? Non capisco, non capisco perché. Tra l’altro c’è stato Facchetti a inizio partita, è venuto dentro lo spogliatoio a salutare con quel fare di sempre. “Ah, sa questa è la tredicesima partita, eh? Per ora siamo in perfetta parità: quattro perse, quattro vinte e quattro pareggiate. Eh, sa, per l’Inter non è che sia un grande score”, ha detto. Quindi l’abbiamo preparata in questo modo la partita.
    BERGAMO- Mh, mh.
    BERTINI- Eh, non è stato piacevole, non è stato piacevole.
    BERGAMO – E bisogna che ci parli, sì. (incomprensibile) più tranquillo in campo. C’avevo già parlato, gliel’avevo già detto, ma questo non capisce un cazzo.
    BERTINI – No, ma ho l’impressione. non so nemmeno l’interlocuzione più giusta quale possa essere perché questa veramente… A volte è imbarazzante. Una premessa del genere. Ci siamo guardati tutti, ci siamo guardati tutti prima della partita.”
    Da queste frasi non puoi desumere che Facchetti sia entrato facendo una battuta scherzosa, tanto per ridere. Anzi, tutto il contrario. Probabilmente Facchetti l’avrà fatto ingenuamente e maldestramente, e però l’ha fatto. Perdonami, ma non vai nello spogliatoio dell’arbitro a dirgli: “vedi di farci vincere” prima dell’inizio della gara: è un esplicito tentativo di mettere pressione all’arbitro. Poi mi puoi dire che l’illecito non si è consumato e quindi è solo “un maldestro tentativo” (come dicevo, su responsabilità e gravità non ci metto becco), però sei ben “oltre” il limite della violazione dei generici principi di correttezza.

    4) In un eccesso di garantismo puoi assolvere, però qualche riscontro c’è. Poi magari è stata tutta una smargiassata di De Sanctis e non c’è nulla, e però peggio per lui. VD sopra: certe cose non si dicono neanche per scherzo e se addirittura te ne vanti, cavoli tuoi.

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  24. Su Gennaro Mazzei designatore dei guardalinee c’è un passaggio estremamente significativo in una delle tante telefonate Bergamo – Fazi, la 510 del 9 febbraio 2005. Questa telefonata magari ve la riporto prossimamente, ma intanto vi anticipo questo passaggio (con P si intende Bergamo, con D la Fazi):

    P. \ Poi infatti si son fatte le due, eh, perché, sai, poi naturalmente mi son dovuto a mettere a guardare che cosa mi combina Gennaro, veramente…
    D. \ Mamma mia
    P. \ Questo siamo a livello di ”mongoloidi“, credimi
    D. \ Oltre al mongolismo ha qualche altra cosa, Paolo, non farmi insistere, non farmi fare quella che ce l’ha sempre con tutto il mondo, non è così, credimi, anche se tu non sei d’accordo io ce l’ho con quelle tre persone, Gennaro non me ne può fregare di meno, ma non è solo mongolismo, credimi, non è così
    P. \ Ma sì, ma è roba da pazzi
    D. \ E’ stupido, quindi le fa male le cose
    P. \ Eh
    D. \ Eh, gli hai detto niente delle designazioni? No, gliele hai fatte rifare
    P. \ No, – inc. – parlare per telefono non lo so se…
    D. \ Sì, sì, no, è vero
    P. \ Tanto le rifaccio – inc. – e gli dico: guarda, non me le fare più nemmeno
    D. \ Va bene
    P. \ Ma glielo dico però… glielo dico in presenza di…
    D. \ Paolo, aspetta, perché se no esce sul giornale che bene o male le designazioni le ha fatte lui, lascia perdere, Paolo, non glielo dire
    P. \ No
    D. \ Te lo ricordi due anni fa? Te lo ricordi?
    P. \ Quando?
    D. \ Quando ci fu un periodo che tu non gliele hai fatte fare e subito è uscito sul giornale? Lascia stare, non ti fa comodo, prendilo in giro come fa lui, gli fai fare il compitino e poi glielo annulli completamente, è un’altra fatica? Ma tanto la fai lo stesso, non è che non la fai
    P. \ Boh, si va beh, tanto per avere l’elenco di quelli che ha…
    D. \ Bravo, bravo, tanto quello lo deve fare, faglielo fare, fagli fare il compitino degli scemi e poi tanto comunque le devi fare, o gli fai fare una pianta o le cambi non cambia nulla
    P. \ E sì, magari è meglio fargliele fare e cambiarle piuttosto che non fargliele fare
    D. \ Bravo
    P. \ Perché gli do l’alibi che non gliele faccio fare
    D. \ Bravo, hai capito? E invece poi lo prendi “per il culo” come fa lui, e non ti serve adesso, questi quattro mesi, di non le fare più per mettere un altro bastone tra le ruote di quegli stupidi oltretutto? Di quegli stupidi, togliamoli, quegli stupidi togliamoli, togliteli
    P. \ Uhm
    D. \ Eh, giusto?
    P. \ Uhm
    D. \ Non è… non è una cosa intelligente, sarebbe da farlo, ma siccome, ti ripeto, son quattro mesi, non sono quattro anni, lasciamo stare
    P. \ Uhm

    Per quanto riguarda il quasi omonimo Maurizio Mattei, era il designatore di C, e nella stagione 2005-2006 diventa designatore di A al posto di Bergamo – Pairetto (con abolizione del sorteggio e ritorno alla designazione diretta degli arbitri). E’ interessante notare che in tutte le trattative che possiamo seguire attraverso le intercettazioni questo nome non viene mai fuori. Sinceramente non ho mai approfondito le circostanza che portarono proprio lui al ruolo di designatore; prima o poi faremo anche questo.

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  25. Carraro : Mi raccomando, che non aiuti la Juventus per carità di Dio eh? Che è una partita delicatissima, in un momento delicatissimo, della Lega, ……. Per carità di Dio, che non aiuti la Juventus. E faccia la partita onesta, per carità, ma che non faccia errori a favore della Juventus, per carità eh…”

    Ora, uno può leggerla come la leggono gli juventini più “duri” o come la leggono gli “interisti ad oltranza” ma quando Carraro parla di momento delicatissimo sta pensando al suo fondoschiena e non certo al bene del calcio. Il bene protetto è messo sotto i tacchi. Un arbitro in bilico che si sentisse dire una minchiata simile cosa deciderebbe in caso di contatto dubbio in area interista?

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  26. Sul caso Inter – Juve avevo già scritto ai tempi de lavitaeleopinioni quindi vi rimando a quanto avevo scritto allora (è la seconda parte dell’articolo) https://lavitaeleopinioni.wordpress.com/2014/09/27/auricchio-ci-credo-lincredibile-storia-di-calciopoli-parte-ottava/

    Il caso Milan – Chievo con Meani che si tira praticamente addosso la condanna per avere chiesto e ottenuto il cambio dei guardalinee già designati è fotografata da un’intercettazione di cui possiamo anche sentire l’audio https://www.youtube.com/watch?v=NIh4svhLaFQ. Rispetto alle consuete grigliate in questo caso la novità è costituita proprio dall’intervento per modificare una situazione già fissata.

    Facchetti è goffo, anche qui bisogna vedere cosa intendiamo di preciso per frode sportiva, visto che è un concetto molto ballerino. Sicuramente si tratta di una situazione al limite, penso che a Moggi una cosa del genere non sarebbe stata perdonata.

    Lecce – Parma… ve la proporrò a breve all’interno del dossier De Santis, quindi vi chiedo di pazientare.

    Al vostro lotto di frodi sportive più o meno fondate io ci aggiungerei Fiorentina – Milan, con Meani che chiama De Santis, arbitro di quella partita, per chiedergli di non ammonire Nesta che era diffidato per la Juve. Telefonata incredibilmente saltata nelle informative, malgrado ce ne siano tante (anche meno interessanti) di Meani in quella di gennaio 2006. Questa a me sembra una chiara frode sportiva, anche se significativamente Meani si esprime sempre nella forma del timore di subire un torto (ossia un’ammonizione arbitraria di Nesta da parte di De Santis) piuttosto che nella forma della richiesta di un favore.

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  27. Le parole di Meani a De Santis non sono belle. Cerco solo di contestualizzarle: Meani era convinto che la teoria della ammonizioni mirate fosse realtà (io non dico che lo fosse sempre, ma c’è comunque una condanna in Cassazione per De Santis sull’argomento, aspettiamo di leggere le motivazioni e giudicheremo se sono convincenti o no). Quindi, come ha detto @franctosc, Meani cerca di difendersi da quello che lui pensa essere un pericolo concreto e cioè un’ammonizione inventata a Nesta che avrebbe saltato Milan – Juve, e cerca di influenzarlo e ad un certo punto gli dice, e secondo me è la sintesi: “non inventare un cazzo”. #LOL

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  28. Sì, esattamente quello che avevo detto io. La forma in cui Meani esprime il suo pensiero è “siccome ho paura che tu faccia un torto nei miei confronti, ti chiedo di non farlo”. Il meccanismo è esattamente lo stesso del Carraro di “mi raccomando, che non sbagli a favore della Juve”. Questo ovviamente non toglie che in entrambe le telefonate ci sarebbero stati gli estremi della frode sportiva, in quanto contengono esattamente quello che ci manca per Moggi, ossia l’esatta richiesta dal dirigente all’arbitro a proposito del comportamento da tenere in partita. Ed è curioso che in un’inchiesta fatta contro la Juve le frodi meglio provate sarebbero state in realtà quelle fatte contro la Juve…

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  29. Già, purtroppo il quadro però non è completo. Vista la confidenza che Moggi aveva con Racalbuto io sono portato a pensare che anche lui abbia dato indicazioni a certi arbitri per certe partite. Cioè, ne sono abbastanza certo, però ovviamente in assenza dell’audio dei canali svizzeri non si può condannare per frode sportiva per congettura ogni volta che c’è stato un contatto diretto.

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  30. chi chiamava chi??
    leggendovi mi salta all’occhio che quando si parla di telefontate
    che Moggi non ha mai chiamato é sempre stato chiamato
    se non sbaglio anche con ste famigerate SIM SVIZZERE i famigerati contatti erano sempre in entrata per Moggi o sbaglio??
    per gli altri dirigenti erano sempre in in uscita

    e non sono tanto d’accordo sul fatto che voi classificate come frodi chiacchierate fatte al telefono
    Con lo stesso principio si puo’ considerare frodi tutti gli articoli di giornale che massacravano un arbitro a lettere cubitali accusandolo di tutto e di piu’
    anche questo é un chiaro tentativo di condizionare un arbitro

    Ad oggi arbitro uguale giudice
    cosa succede se un Giornalista si prende la libertà di attaccare un giudice a lettere cubitali su una testata giornalistica o tv di primo piano
    su Calciopoli mai letto sulla GazzettaTitoloni contro La Casoria o altro giudice
    per gli evidenti errori di valutazioni fatte

    e nonostane anche la Casoria ha rischiato ben tre ricusazioni
    perché ritenuta non simpatizzante juve ma troppo imparziale, loro avevano bisogno di un giudice palesemente contro altrimenti non mi spiego le ricusazioni
    Su questo punto bisognerebbe approfondire il comportamento del tribunale e procura di Napoli

    le ritengo chiacchiere da Bar ma:
    Un mio amico di Napoli con un famigliare che lavora al tribunale di Napoli mi ha fatto presente che nei corridoi del tribunale
    si vociferava da subito che nesssuno avrebbe potuto salvare Moggi perché il tutto era stato gia’ deciso molto molto in alto

    a quei tempi tutti avevano paura di arbitrare la juve un errore a favore poteva costare la cariera e il massacro mediatico alla faccia di quanto é stato detto a Napoli dove si é cercato di trovare in tutti i modi che gli arbitri erano al servizio di Moggi e che da questo traevano vantaggi
    l’unica cosa che sono riusciti a dimostrare é l’esatto contrario
    cioé che gli arbitri
    1)non ci hanno mai guadagnato una lira
    2)tutti avevano paura di arbitrare la Juve
    3) Visto che in caso di errore a favore si ritrovavano massacrati dalle piu’ grandi testate goirnalistiche e le tv piu’ importanti
    4) a Napoli sono solo riusciti a provare che ogni arbitro che ha favorito la juve l’ha pagato molto caro a livello di carriera e di finanze visto che ad ogni errore a favore venivano puniti
    e non favoreggiati

    un condizionamento in atto ancora oggi guardate cosa si sono permessi di scrivere e dire Su Rocchi in Juve Roma di quest’anno
    ma Rocchi non é Un giudice?? questo non si chiama oltraggio alla corte???

    sono solo diventati furbi ora non lo fanno piu’ al telefono ma direttamente su giornali e tv
    Garcia – Benitez – De Lamentis -Lotito-Galliani- etc etc
    ad ogni loro lamentela ne é seguito che alla partita seguente stranamente gli errori erano tutti a favore secondo il vostro metodo di classificare le frodi queste come le classificate??

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  31. @felixarp ovvio quello che dici, come dicevo penso che le chiamate in chiaro di Meani e altri dirigenti ci forniscano una chiave per immaginare anche le conversazioni Moggi – arbitri su svizzera, non penso che si dicessero cose tanto diverse, e anche le chiamate di rimbalzo lasciano immaginare una situazione del genere. Ovviamente se gli fosse capitato di ascoltare da parte di Moggi una telefonata come quella di Meani non credo che i cc l’avrebbero omessa dalle informative, il nocciolo della vicenda è tutto lì. Cioè, nell’informativa di gennaio 2006 ci sono telefonate di Meani molto meno significative di questa, e omettono proprio questa. Penso che neanche una puntata di Voyager riuscirebbe a spiegare quello che hanno combinato in quest’inchiesta 😉

    @paolobxl bisogna distinguere caso per caso, non è che Moggi ricevesse soltanto e gli altri invece chiamassero loro.
    Le altre obiezioni che hai posto le ho posto io più volte al nostro amico Rug. Chiaramente il fatto che il reato di frode sportiva sia vago lascia aperta la porta a tante possibili interpretazioni. Sicuramente l’equiparazione arbitro – giudice non viene applicata a proposito delle critiche all’arbitraggio, e devo dire che per molti fautori della legalità accettare le sentenze dell’arbitro è stranamente molto difficile, vero @Rug? Comunque questa cosa di rispettare le sentenze è una burla, diciamolo una volta per tutte; quando non piacciono le sentenze vengono criticate anche violentemente, e potrei fare mille esempi. Solo quando piacciono vengono rispettate.

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  32. @franctosc Quoto tutto. È evidente che, come abbiamo detto e ripetuto più volte, è stata un’inchiesta “leggermente” pilotata. Diciamo orientata sulla Juve e non sul calcio a 360°.

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  33. dimenticavo….su Pogba non era rigore? non tanto per il rigore, ma avremmo evitato di prendere il secondo goal ….e non so come va a finire se non pigliamo quel goal

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