#copamerica15 – primo turno

Dal Brasile Simone Seminara ci invia il suo diario dedicato alla Coppa America in corso di svolgimento in Cile. Dedicato a tutti i tifosi europei malati di pallone e con crisi d’astinenza negli anni dispari.

copaamerica

Appena conclusa la prima giornata della Copa. Tra le favorite vincono solo Cile, Uruguay e Brasile, si fa rimontare l’Argentina, cade la Colombia. Spettacolo fin qui non pervenuto (se si esclude il fatto che posso guardare le partite senza fare nottata).

GRUPPO A. Il Cile padrone di casa e alla ricerca del primo successo continentale gioca malissimo con l’Ecuador e sblocca il risultato con un rigore per così dire “casalingo” (guarda caso trovato e trasformato dallo juventino Vidal).

Messico-Bolivia 0-0: durante questa partita mi sono chiesto, più volte, per quale assurda ragione circa 27 anni fa decisi di appassionarmi a questo sport.

GRUPPO B. Come il vino di merda l’Uruguay del “maestro” Tabarez peggiora di anno in anno, ma vince 1 a 0 contro la selezione africana della Jamaica (Cf. E. Cavani (conferenza stampa prepartita) “La Geografia Creativa”).

L’Argentina chiude il primo tempo sul 2 a 0 col modestissimo Paraguay e giustifica la nomea di squadra europea del continente. Infatti nel secondo tempo sbaglia una sessantina di gol (cosa del resto perfettamente comprensibile per una selezione che si permette il lusso di tenere Tevez e Higuain per 80 minuti buoni in panchina e di non convocare nemmeno il capocannoniere della Serie A) e si fa riprendere al 90′ con bestemmie annesse del bizzarro capitano catalano (vedi mai gli sfugga l’ennesimo trofeo personale nel suo continente di provenienza il prossimo Dicembre).

GRUPPO C. La Colombia ammirata al mondiale scorso era probabilmente effetto di certi cartelli (come del resto questa considerazione lo è dei miei luoghi comuni). La scuola “Maturana”, riproposta dal generale Peckermann, (doppio 5, doppio 10, doppio 9) viene ridicolizzata dal bolivarismo dei compagni venezuelani che vincono 1a0 con il gol del puttaniere russofono Rondon.

Il Brasile batte allo scadere un meritevole Perù e cerca di nascondere, pietosamente, una sorta di colonizzazione di ritorno. Come il Portogallo, infatti, a fronte di 260 trequartisti convocati o convocabili, schiera come 9 il carneade Diego Tardelli (che così, a sensazione, non passerà alla storia per urla mondiali). Ma c’è Neymar, l’unico amato dai tassisti (gli unici con cui parlo di pallone qui) che sembra il più in palla del circo e che dà l’impressione di poter vincere questa Copa da solo.

Beijos

Simone Seminara

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