Il caso Tevez: istruzioni per l’uso

   Due anni di Carlos Tevez in maglia bianconera hanno messo a tacere le perplessità iniziali, e permesso all’attaccante argentino di entrare nel cuore, esigente, dei tifosi juventini. Già l’anno scorso lo scudetto dei record, un atteggiamento da leader e da guerriero indomabile, e, ovviamente, i tanti gol avevano scacciato le pretestuose polemiche sull’eredità della maglia numero 10. Il brillante cammino in Champions in questa stagione, insieme al nuovo scudetto, hanno fatto il resto.

tevez   E però, è anche vero che gli ultimi mesi di Tevez in bianconero sono stati tutto sommato deludenti. Dopo la sfolgorante prestazione di Dortmund, che ha costituito forse il momento culminante del Tevez juventino, abbiamo assistito a un calo graduale ma inesorabile. A partire dai quarti di Champions è stato il giovane Morata a trascinare la Juve con i suoi gol fino a sfiorare il sogno europeo, mentre il compagno d’attacco argentino non ha più trovato il gol su azione. In campionato, poi, Tevez, a lungo in vetta alla classifica cannonieri, ha finito per subire, anche a causa del frequente turnover, il doppio sorpasso di Toni e Icardi, fornendo una prestazione senza acuti pure nella finale di Coppa Italia contro la Lazio, decisa dalla riserva Matri.

   Nessun problema, ovviamente. È mancata la consacrazione definitiva, ma il bilancio dei due anni juventini di Tevez (39 gol in serie A, 3 in Supercoppa, 7 in Champions e 1 in Europa League) resta largamente positivo. Eppure va registrato che Tevez, proprio mentre il livello delle sue prestazioni cominciava a declinare, si preparava a trasformarsi in tormentone di mercato; trasformazione che ha raggiunto l’apice dopo la finale di Berlino, e la partenza dell’argentino per il Cile, dove si sta disputando la Coppa America. Si susseguono infatti voci e indizi su un Tevez partente e sulle sue possibili future destinazioni: non solo l’amato Boca Juniors, ma anche altri club europei come Atletico Madrid e PSG.

   Per cercare di comprendere meglio la situazione che si è creata partiamo dalle basi. Tevez è nato il 5 febbraio 1984; ha dunque compiuto 31 anni. Il contratto che lega Tevez alla Juventus è un triennale, siglato nel luglio 2013 e destinato a concludere i suoi effetti il 30 giugno 2016, quando il calciatore avrà 32 anni e 4 mesi. In questa situazione ci sono tre possibilità: (1) un altro club acquista durante questa sessione di mercato dalla Juventus il cartellino di Tevez; (2) Tevez gioca un’altra stagione con la Juventus e successivamente si libera gratis alla scadenza del contratto (3) Tevez decide di prolungare il suo contratto con la Juventus oltre la scadenza del 2016.

   L’ultima ipotesi appare come la più improbabile. Arrivare all’ultimo anno di contratto senza un accordo chiaro con un calciatore è sempre un rischio per le società, che rischiano di perderlo a costo zero. Tevez, pur ultratrentenne, non ha ancora un’età tale da potersi considerare a fine carriera; e la Juventus gli ha perciò proposto con grande anticipo di rinnovare l’accordo per altre due stagioni, fino a giugno 2018. La proposta di rinnovo è stata però rifiutata da Tevez, che più volte ha dichiarato di voler rispettare il suo contratto con la Juve, ma di non avere intenzione di prolungarlo, desiderando chiudere la carriera in patria. Questa sembrava la situazione fino a qualche mese fa; ma oggi tutto sembra molto meno chiaro, e comunque in grande evoluzione. Un addio di Tevez già adesso non sembra più improbabile, e inevitabilmente lascerebbe con l’amaro in bocca i tanti tifosi bianconeri che hanno imparato ad amare l’Apache. Soprattutto se l’addio dovesse finire per assomigliare a una fuga, e dovesse condurre l’argentino non verso la patria, cui è legato da motivi sentimentali comprensibili, ma verso altri club europei.

   A prima vista sembra una questione abbastanza semplice, di gol, soldi e sentimenti. Eppure la carriera da calciatore di Carlos Tevez non è stata per niente semplice, e forse guardare alle evoluzioni del passato è un buon modo per intravedere qualcosa del futuro. Sulla carriera di Tevez ci sarebbero tante cose da dire e spiegare: le ragioni del singolare passaggio al West Ham, all’ultimo giorno di mercato dell’estate 2006; il rapporto con l’anglo-iraniano Kia Joorabchian, che sulla stampa italiana figura comunemente come l’agente di Tevez, ma che in realtà non è mai stato davvero un agente di calciatori; la situazione relativa alla proprietà del suo cartellino, che fa di Tevez un pioniere dell’era delle TPO (Third Party Ownership). Per tutte queste cose, tuttavia, rimando agli scritti di Pippo Russo, e in particolare alle pagine del libro Gol di rapina (di cui spero di offrirvi presto una recensione completa su questo blog).

   In questo articolo invece intendo concentrarmi sull’esperienza di Tevez a Manchester. Nell’estate 2007, dopo una sola stagione al West Ham, Carlitos approda al Manchester United di sir Alex Ferguson, Rooney e Cristiano Ronaldo. Durante il primo anno arriva la doppietta Premier – Champions League, e Tevez, malgrado non sia un titolare fisso, dà un contributo importante. Il secondo anno è quello del bis scudetto, ma anche della finale di Champions persa contro il Barcellona. A questo punto, dopo il secondo scudetto consecutivo con la stessa maglia e la finale europea persa contro i catalani (circostanze che dovrebbero inquietare i tifosi juventini) Tevez prende la decisione più incomprensibile della sua carriera. Malgrado gli insistenti tentativi di Ferguson, intenzionato a trattenerlo, malgrado una ricca proposta economica, e malgrado i tifosi lo amino e lo invitino a restare, Carlitos decide di rompere con i Red Devils; e subito dopo, quel che è peggio, decide di accordarsi proprio con i rivali cittadini del Manchester City.

   Tevez è forte, e i primi due anni al City non vanno per niente male. Tuttavia già nella seconda parte della seconda stagione comincia ad emergere la voglia di Carlitos di cambiare aria, con il ritornello, rimasto da allora una costante, dell’auspicata conclusione di carriera con la maglia del Boca. Trattenuto al City Tevez, che alla fine della seconda stagione aveva comunque totalizzato 20 gol in campionato (anche questa circostanza dovrebbe inquietare i tifosi juventini), vive una terza stagione disastrosa. Rifiuta l’ingresso in campo durante una partita di Champions, e rompe totalmente con l’allenatore Mancini; fugge in Argentina e finisce fuori rosa. Per cinque mesi non vede mai il campo, e a fine stagione avrà totalizzato soltanto 15 presenze complessive e 4 gol. Il resto della storia lo conosciamo.

   I due anni di Tevez in bianconero hanno smentito la sua fama di piantagrane, che adesso però sembra tornata prepotentemente d’attualità. Tevez è un campione sul campo, ma fuori dal campo non è nuovo a scelte sorprendenti e sconcertanti. Credo che i dirigenti juventini, acquistandolo due anni fa, fossero perfettamente consapevoli di stare acquistando tutto il “pacchetto Tevez”, compresi i lati negativi. Anche i tifosi, credo, dovrebbero comprendere appieno il personaggio, e non illudersi o amareggiarsi troppo per le possibili evoluzioni della vicenda. Guardiamo a quanto di buono ha fatto Tevez, ringraziamolo per questo, e accontentiamoci.

   Personalmente, infatti, credo che andrà via; e che sarebbe persino controproducente trattenerlo, se davvero non è convinto al 100% di rimanere (e la sensazione è chiaramente questa, bisogna ammetterlo; altrimenti basterebbe poco per metter fine al balletto di questi giorni). Non sarà una catastrofe, come non è stata una catastrofe l’addio di Conte lo scorso anno. Del resto nessuno dei top club europei (ossia il contesto in cui la Juve deve collocarsi e misurarsi) ha un ultratrentenne come attaccante più rappresentativo. E l’investimento su Dybala ha portato già in casa Juve un giocatore che ha tutte le caratteristiche per sostituire Tevez, con margini di miglioramento ancora notevoli; sinceramente, non vedo l’ora di vedere l’ex palermitano al fianco di Morata.

   Come ho scritto tempo fa, non sono più un tifoso sentimentale dai tempi dell’addio di Zidane; vada via chi vuole, vada dove vuole, la Juve resta la Juve e la vita continua. Io sono già pronto a godermi la nuova stagione, e sono sicuro che sarà magnifica.

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3 pensieri riguardo “Il caso Tevez: istruzioni per l’uso

  1. Tutto molto condivisibile. Resto un po’ perplesso sulla coppia Morata-Dybala. Visto che quest’ultimo ha dato il meglio da prima punta più che da seconda. Ma può funzionare per carità…

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  2. Credo anch’io che Tevez abbia già preso un’altra strada ma sinceramente la Juventus ha le spalle abbastanza larghe per far fronte alla sua assenza. Dybala – Morata è una coppia che può far giocar bene la squadra (un destro e un mancino, molto tecnici e rapidi) e secondo me Morata ha ancora tanto da mostrare, Devono migliorare sotto porta e a questo punto non sarei così convinto della cessione di Llorente. Assolutamente d’accordo con Francesco: quando Tevez andrà via, voltare pagina e dire grazie.

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  3. Llorente ha fatto due buone stagioni, tutto sommato; credo che andrà via soprattutto per ragioni economiche, perché permette una buona plusvalenza visto che ha mercato, e ha una stipendio notevole che può essere sicuramente alleggerito. Dovrebbe arrivare Zaza al suo posto, l’unico rischio è un ringiovanimento un po’ brusco, ma del resto è necessario…
    Ovviamente la convivenza Dybala – Morata, come sempre, deve essere testata sul campo, è vero che i due sono simili in certe cose, ma credo che sono entrambi giovani ed entrambi di talento, lavorando insieme possono sicuramente trovare l’intesa

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