Massimo De Santis: il condannato di Calciopoli (2)

de santisAbbiamo visto nella prima puntata di questa serie che Massimo De Santis, arbitro in ascesa, il 7 maggio 2000 si trova al centro di furiose polemiche per l’annullamento del gol di Cannavaro nel corso della partita Juventus – Parma. Di questa partita si parla ancora in telefonate intercettate durante l’inchiesta Calciopoli, cinque anni dopo. Il controverso episodio costringerà da quel momento in poi Massimo De Santis a convivere con l’etichetta di arbitro “juventino”; e proprio nel corso del campionato 1999-2000 Carlo Ancelotti, allenatore della Juventus, sviluppa la propria sensazione relativa all’esistenza di rapporti confidenziali fra Massimo De Santis e Luciano Moggi.

A maggior ragione i sospetti vengono condivisi da quella che è la regina delle recriminazioni arbitrali nell’ultimo ventennio di calcio italiano: l’Inter di Massimo Moratti. Nel 2002 i nerazzurri, guidati da Hector Cuper, dopo anni di rincorse hanno finalmente lo scudetto in pugno, ma lo perdono all’ultima giornata, facendosi assurdamente sconfiggere dalla Lazio dopo essere passati per due volte in vantaggio. È il famoso 5 maggio. L’arbitro della partita è Gianluca Paparesta, ma lo cito a puro titolo di cronaca, perché non si ricordano episodi controversi legati a questo match. Nella mitologia interista, comunque, il vero motivo del mancato scudetto 2002 non è l’inspiegabile crollo finale contro la Lazio, ma un episodio avvenuto alcune settimane prima, e avente come protagonista il nostro Massimo De Santis.

Il 21 aprile 2002 si gioca la partita Chievo – Inter, e ad arbitrarla è De Santis. Indovinate un po’ cosa lamenta l’Inter? Ebbene sì, anche questa volta si tratta di un rigore non dato a Ronaldo. Lascio la parola direttamente a Javier Zanetti, dal libro Giocare da uomo pubblicato nel 2013:

giocaredauomo

Certo, uno scettico, o uno juventino, potrebbe obiettare che l’episodio avviene nel primo tempo sullo 0-0, poi la partita vive di parecchi altri episodi, e finisce 2-2. Tra l’altro l’Inter passa comunque in vantaggio, ma si fa raggiungere all’ultimo minuto da un gol, regolare, del futuro centravanti della nazionale padana Federico Cossato. Ma si sa, quando si tratta di creare mitologie arbitrali l’interista segue una logica ferrea: la partita è finita 2-2, quindi con il rigore sarebbe finita 2-3. Ovvio, no?

Ad ogni modo, nei pensieri dei giocatori interisti De Santis diventa il colpevole dello scudetto perso in extremis. Le perplessità sull’arbitro, già sorte nel 2000 in seguito a Juventus – Parma, aumentano. E la dirigenza nerazzurra decide di non restare con le mani in mano.

Il “dossier Ladroni”

Sin dall’inizio dell’era Moratti l’Inter è sponsorizzata dalla Pirelli, nota azienda attiva soprattutto nella produzione di pneumatici. Nel 1996 gli ottimi rapporti fra Moratti e l’ad di Pirelli Marco Tronchetti Provera portano all’ingresso diretto della Pirelli nell’Inter, con l’acquisto di una quota superiore al 10% del capitale sociale. Alcuni anni più tardi, nel 2001, la Pirelli diventa azionista di riferimento del gruppo Telecom Italia, e Marco Tronchetti Provera diviene il nuovo presidente della società.

Questo intreccio è alla base della storia che stiamo per raccontare. Nei primi anni dello scorso decennio la struttura interna di Telecom incaricata della sicurezza ha lavorato alla realizzazione di decine di dossier contenenti informazioni acquisite illecitamente, ottenute spiando in vari modi migliaia di persone. La vicenda è stata portata alla luce da un’inchiesta della procura di Milano, esplosa fragorosamente, le bizzarrie del caso, esattamente nella stessa tarda primavera del 2006 in cui esplode anche Calciopoli (ad accomunare i due scandali c’è, tra l’altro, il personaggio del prof. Guido Rossi, che nello stesso 2006 diventa prima commissario FIGC, al posto del dimissionario Carraro, e poi presidente di Telecom, al posto del dimissionario Tronchetti Provera). Il caso Telecom è troppo grande e complesso perché lo si possa sintetizzare qui; rimando comunque i curiosi alla pagina ad esso dedicata su Wikipedia; a questo link, invece, si trova la sintesi dello svolgimento del processo, con la trascrizione di tutte le udienze. Vengo dunque rapidamente a trattare gli aspetti che interessano direttamente la nostra storia.

Anche l’Inter di Moratti, che faceva parte del grande gruppo legato a Pirelli e Telecom, ha sfruttato in alcuni casi l’attività di intelligence condotta dalla security Telecom e coordinata dal suo capo, Giuliano Tavaroli. È noto, infatti, il caso relativo all’attività di investigazione a danno di Christian Vieri, per il quale nel 2012 Inter e Telecom sono state condannate a risarcire il calciatore con un milione di euro (vedi qui).

L’attività che qui ci interessa è però quella che prende il via alla fine del 2002, quando Giuliano Tavaroli, come ha raccontato egli stesso, viene convocato presso gli uffici della Saras (la società petrolifera dei Moratti) di Milano, per incontrare Massimo Moratti e Giacinto Facchetti. Questo incontro costituisce l’atto di nascita dell’”Operazione Ladroni”. Così si esprime Tavaroli, interrogato il 6/6/2012 durante il processo Telecom:

tavaroli1

Al centro dell’indagine denominata Operazione Ladroni c’è proprio il protagonista della nostra storia, Massimo De Santis. Le indagini illecite si svolgono nei primi mesi del 2003. I compiti investigativi vengono divisi: l’analisi dei tabulati telefonici viene effettuata, come è ovvio, direttamente all’interno delle strutture di Telecom. Di verifiche di altro genere, effettuate attraverso pedinamenti e accessi abusivi al sistema telematico dell’anagrafe tributaria, finalizzati a verificare composizione dei redditi, compravendite, dati catastali e numerosi altri dati ancora era incaricata un’agenzia di investigazione esterna, la Polis d’Istinto di Emanuele Cipriani.

Cominciamo da quest’ultima attività. Il 12 maggio 2006 un articolo del Corriere della Sera a firma di Fiorenza Sarzanini (si può leggere qui) parla di un dvd trovato nel corso delle perquisizioni degli uffici di Cipriani, che contiene gli atti relativi alle indagini “riservate” (il cosiddetto archivio zeta). Il dvd è stato sequestrato nel maggio 2005, ma soltanto all’inizio del 2006 Cipriani ha scelto di rivelare agli investigatori la password che proteggeva l’accesso ai dati. All’interno del dvd era contenuto, a quanto pare, anche il Dossier Ladroni, di cui la giornalista riporta l’intestazione, datata febbraio 2003:

“Con il presente report siamo a riportare quanto emerso dall’attività di intelligence attualmente in corso a carico del De Santis Massimo e della di lui coniuge, sviluppata al fine di individuare eventuali ‘‘incongruità’’ in particolare dal punto di vista finanziario e patrimoniale a carico del soggetto di interesse, oltre a collegamenti con tali Pavarese Luigi e Fabiani Mariano”.

Il 26 settembre 2006 Fulvio Bianchi, su Repubblica (il pezzo si può leggere qui) fornisce alcuni dettagli più precisi relativi ai risultati degli accertamenti compiuti su De Santis; la fonte, probabilmente, è lo stesso dossier già visto dalla Sarzanini. Scrive Bianchi, con citazioni testuali che sembrano provenire dal dossier stesso:

“L’indagine stabilì che non esistevano «collegamenti palesi con i nominativi indicatici (Pavarese-Fabiani)» e non furono notate «incongruità evidenti con il tenore di vita» dell’arbitro e di sua moglie, anch’essa pedinata. Foto di casa, indagini patrimoniali (quattro stagioni, dal 1998 al 2001), accertamenti immobiliari, automezzi (modello, targa e data immatricolazione), protesti, cariche societarie, partecipazioni, varie. Anche controlli «strettamente riservati e confidenziali», oltre che illegali, sul casellario giudiziario: «Negativo», ovviamente, non avendo De Santis precedenti penali. Fra le “varie”, indagini pure negli alberghi dove l’ arbitro soggiornava in occasione della partite: Martina Franca, Rende, Monfalcone, Cagliari”.

Andiamo con ordine. Il mandato conferito agli investigatori riguardava a quanto pare in primis il personaggio De Santis, il suo tenore di vita, i suoi affari, le sue frequentazioni; in particolare si chiedeva di verificare i rapporti dell’arbitro con due personaggi, Angelo Mariano Fabiani e Luigi Pavarese. Si tratta di due direttori sportivi, che all’epoca di queste investigazioni operavano l’uno per la Triestina, l’altro per l’Avellino. Ciò che conta, però, è che si tratta di due personaggi strettamente legati a Luciano Moggi. Fabiani, “delfino” di Moggi, è ben noto a chi ha seguito l’inchiesta Calciopoli, in quanto, passato al Messina, sarà al centro della presunta rete di schede svizzere che costituisce una parte estremamente importante dell’inchiesta. Pavarese, invece, è un antico collaboratore di Moggi. Legato a Lucianone dai tempi di Napoli, Pavarese condivise con lui l’esperienza al Torino all’inizio degli anni Novanta, e insieme a lui venne coinvolto nello scandalo relativo al presunto illecito in alcune partite di Coppa Uefa della squadra granata. A differenza di quello di Fabiani, e di gran parte degli altri nomi che emergono a proposito del Dossier Ladroni, il nome di Pavarese non compare nella successiva inchiesta Calciopoli.

Interrogato nel corso del processo, durante l’udienza del 29/9/2012, Cipriani ha inoltre precisato che gli era stato chiesto di verificare gli eventuali contatti di De Santis con il presidente di una squadra di calcio calabrese (Cipriani non ricorda bene; probabilmente la Reggina). Cipriani ricorda anche che era particolarmente pressato per avere informazioni su questa indagine, e c’erano riunioni di aggiornamento settimanali. Durante queste riunioni a Cipriani venivano forniti ulteriori nominativi di persone o società su cui indagare. Per quanto lo stesso investigatore poteva intuire, pur senza avere la prova, si trattava di informazioni acquisite attraverso l’analisi del traffico telefonico.

Insomma, l’investigatore privato Cipriani indagava su De Santis e sui personaggi che si presumeva fossero a lui collegati, ma nello stesso tempo riceveva direttamente dalle strutture Telecom che gli avevano affidato l’inchiesta ulteriori “dritte”. In effetti, mentre la Polis d’Istinto effettuava i pedinamenti e le indagini patrimoniali, la security di Telecom si occupava di accertamenti relativi al traffico telefonico. Di questa branca dell’Operazione Ladroni ha parlato Caterina Plateo, la dipendente che materialmente se ne occupò, incaricata a questo scopo da Adamo Bove, il responsabile della Security TIM suicidatosi nell’estate del 2006, nel pieno dello scandalo.

A essere utili alla nostra ricostruzione sono in questo caso le notizie relative agli interrogatori cui la donna fu sottoposta nel 2006, oltre che la sua deposizione testimoniale al processo nel 2011. A quanto pare le indagini svolte in Telecom in relazione ai personaggi coinvolti nell’Operazione Ladroni vennero denominate in codice “Pratica Como”. Secondo la Plateo si trattava di una denominazione nota esclusivamente a Bove, e da lui ideata; mi sembra lecito ipotizzare che la stessa indagine fu denominata Operazione Ladroni dalla Polis d’Istinto, e invece Pratica Como negli uffici della security Telecom; e infatti la Plateo conosce la pratica Como, ma non ha mai sentito parlare dell’Operazione Ladroni (Udienza del 2/11/2011, controesame da parte dell’avv. Gallinelli) e invece l’investigatore privato Cipriani, che ha realizzato il Dossier Ladroni, non ha mai sentito parlare della Pratica Como (Udienza del 26/9/2012, controesame da parte dell’avv. Gallinelli).

Per chiarezza, ricapitoliamo: Tavaroli riceve l’incarico da Moratti e Facchetti, quindi delega pedinamenti e indagini patrimoniali alla Polis d’Istinto di Cipriani (Operazione Ladroni), e nello stesso tempo delega al suo sottoposto Adamo Bove indagini sui tabulati telefonici dei personaggi che gli sono stati indicati da Facchetti (ciò che Bove stesso denomina Pratica Como). In alcune occasioni i risultati dell’analisi sui tabulati vengono utilizzati per suggerire a Cipriani nuovi personaggi su cui indagare.

Il racconto della Plateo, che su incarico di Bove effettua materialmente gli accessi ai database per la verifica dei tabulati, permette di ricostruire altri nomi di personaggi oggetto dell’indagine, oltre a quelli di De Santis, Fabiani e Pavarese, già menzionati. La Plateo ha infatti affermato di avere monitorato utenze intestate alla FIGC (forse le utenze utilizzate dai designatori arbitrali), alla GEA, alla Football Management (la società di Moggi jr e Zavaglia da cui la GEA era nata) e ancora al guardalinee Enrico Cennicola.

Tavaroli ha aggiunto che furono effettuate indagini sul traffico telefonico di Luciano Moggi (udienza del 13/6/2012):

tavaroli1

Lo stesso Tavaroli ha anche confermato che le utenze telefoniche su cui effettuare i controlli gli vennero indicate direttamente da Giacinto Facchetti:

tavaroli2

Le informazioni fin qui riferite sono confermate dall’Avviso di Conclusione delle Indagini pubblicato nel 2008 dalla procura di Milano. Il documento contiene anche l’elenco delle utenze telefoniche su cui furono disposti accertamenti per iniziativa della Security Telecom. Vi si trovano i nomi di Enrico Cennicola, di Luciano Moggi, di Luigi Pavarese, della GEA, della Football Management, e anche di un altro personaggio di cui i vari testimoni non hanno parlato, ossia l’arbitro Salvatore Racalbuto. Perché fu controllato anche lui, purtroppo nessuno lo ha mai chiesto, e nessuno ha fornito dunque una risposta.

Lo stesso Avviso di Conclusione delle Indagini contiene anche l’elenco di tutti i personaggi su cui furono ricercate illegalmente informazioni di vario tipo da parte della Polis d’Istinto. Ci sono ancora i nomi di Massimo De Santis e della moglie, di Enrico Cennicola e di Mariano Fabiani. Si aggiunge a questi un altro nome che ancora non è emerso, quello di Nestore Rueca. Questo personaggio misterioso non è altri che il marito di Maria Grazia Fazi, la “zarina” della CAN (su cui si veda qui). Anche in questo caso, non sappiamo perché le indagini connesse all’Operazione Ladroni, che evidentemente si allargarono via via rispetto al mandato iniziale, si estesero anche in questa direzione.

Menzionato, a titolo di curiosità, il fatto che fra i nomi degli spiati compare anche quello di Franco Carraro, presidente FIGC (spionaggio che però non è collegato al dossier Ladroni) bisogna soffermarsi su un ultimo nome, quello di Alberto Pairetto. Si tratta del figlio dell’allora designatore arbitrale Pierluigi. Alberto Pairetto è stato recentemente chiacchierato, negli infiniti meandri del web, perché dal suo profilo Linkedin risulta un suo impiego al servizio della Juventus (cosa che ovviamente dimostrerebbe che ecc. ecc.). Difficile capire perché suscitò l’attenzione degli spioni di Telecom nel 2003, quando aveva solo 24 anni, e non è chiaro nemmeno se fu coinvolto nelle indagini relative all’Operazione Ladroni o in qualche altra attività investigativa (forse era intestatario di utenze utilizzate dal padre?).

Del Dossier Ladroni, prodotto dell’attività di Tavaroli e Cipriani e dei loro sottoposti, conosciamo, come abbiamo visto, le modalità di realizzazione, e conosciamo le persone che furono coinvolte nelle indagini illecite; non conosciamo, ovviamente, i contenuti, se non in modo molto generico. Cosa c’era scritto in questo dossier che toccava temi e personaggi successivamente coinvolti nell’inchiesta Calciopoli? Già dalle informazioni riportate sopra, e tratte dall’articolo di Fulvio Bianchi da Repubblica, apprendiamo che in realtà i risultati dell’indagine furono negativi. Lo conferma in effetti lo stesso investigatore Cipriani, interrogato dall’avvocato Gallinelli il 26/9/2012. Non sono emersi contatti particolari fra l’arbitro De Santis e gli altri personaggi oggetto dell’indagine, né è emerso un tenore di vita dell’arbitro superiore alle sue possibilità. Nulla di sospetto, insomma.

È sempre così, e l’abbiamo già visto nella prima puntata della storia di De Santis, oltre che in innumerevoli altri aspetti della vicenda Calciopoli. Tanti sospetti, tante chiacchiere, tanti personaggi del mondo del calcio che si formano delle convinzioni e se le comunicano fra loro; ma poi, al dunque, quando si tratta di trovare dei fatti concreti in grado di avvalorare e confermare le accuse, il fumo si dirada e non resta praticamente nulla.

In chiusura, va affrontata ancora una questione. Data la coincidenza dei temi dell’indagine e dei personaggi coinvolti, in molti hanno ipotizzato che i carabinieri di Roma coordinati da Auricchio potrebbero in qualche modo avere beneficiato del lavoro della security Telecom, attingendo ai materiali del Dossier Ladroni e della connessa Pratica Como. È noto, in particolare, che un computer sequestrato a Tavaroli nel maggio 2005, nelle fasi preliminari dell’indagine milanese, fu spedito da Milano a Roma e ispezionato il 15 maggio 2005 nella seconda sezione del Nucleo Operativo dei Carabinieri di Roma, ossia proprio quella in cui si svolgevano le indagini su Calciopoli (cfr. qui fra gli altri). Impossibile, ovviamente, sapere con precisione perché il computer viaggiò da Milano a Roma, e cosa contenesse. È possibile che dentro ci fosse anche materiale relativo alle indagini compiute due anni prima dalla security Telecom sul mondo del calcio? Fu trovato materiale di questo genere, e poi utilizzato nell’inchiesta Calciopoli? È difficile stabilirlo. Personalmente ritengo improbabile che Giuliano Tavaroli, potentissimo capo di una struttura con diverse decine di dipendenti, archiviasse su un suo pc personale i risultati dei dossier illeciti; tanto più se si trattava di indagini vecchie e non di suo personale interesse. Ovviamente finché non vengono rivelate le ragioni dell’invio del pc a Roma, e i risultati dell’ispezione, tutte le speculazioni sono possibili. Come abbiamo visto, una copia del dossier si trovava in un dvd sequestrato a Cipriani nel maggio 2005, ma per quanto se ne sa solo a gennaio 2006 l’investigatore avrebbe rivelato agli inquirenti la password che proteggeva i dati. Il 13/6/2012 Tavaroli afferma che alla fine dell’indagine una copia del report fu trasmessa a Facchetti; degli usi e del destino di questa copia è ovviamente impossibile capire di più.

Va notato, comunque, che la prima informativa “pesante” relativa all’indagine su Calciopoli viene licenziata dai carabinieri di Roma ad aprile 2005, ossia anteriormente al sequestro e all’esame del pc di Tavaroli. Potrebbe essere interessante analizzare la successiva grande informativa dei carabinieri, quella di novembre 2005, per vedere se ci sono evoluzioni significative rispetto alla precedente informativa, e confrontare queste evoluzioni con quanto sappiamo del dossier Ladroni. Ovviamente si tratta di un’indagine che è difficile compiere con le piccole forze di questo blog, ma che ci sentiamo di suggerire agli uomini di buona volontà.

Ci siamo dilungati fin troppo, ed è il caso di concludere qui questa seconda puntata relativa alla controversa storia dell’arbitro De Santis. Abbiamo visto, dunque, che già nel 2002-2003 la sua attività viene passata ai raggi x, e, malgrado i sospetti, non sembra venir fuori nulla di illecito. Intanto il calcio italiano vive l’anomalia di un’indagine illecita e riservatissima commissionata da una delle squadre protagoniste della competizione. Per scansare le accuse di omissione, precisiamo subito che è per una precisa scelta narrativa che non è stato finora menzionato il personaggio che avrebbe dato il là all’inchiesta sollecitata dall’Inter, ossia l’arbitro Danilo Nucini. Ne parleremo, ne parleremo. Nella prossima puntata.

(continua)

Atti del Processo Telecom (link a www.penalecontemporaneo.it)

Deposizione di Agata Caterina Plateo (2/11/2011) 

Esame del teste Giuliano Tavaroli, imputato in reato connesso (udienza del 6/6/2012 – udienza del 13/6/2012)

Esame dell’imputato Emanuele Cipriani (udienza del 18/7/2012udienza del 26/9/2012 – udienza del 10/10/2012)

Informazione di garanzia e sul diritto di difesa – Avviso di conclusione delle indagini (da repubblica.it)

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28 pensieri riguardo “Massimo De Santis: il condannato di Calciopoli (2)

  1. È una vergogna quello che ha fatto la Telecom. Ho motivo di credere che ci siano forti collegamenti tra l’inchiesta illecita di Tavaroli e Cipriani e quella svolta a Napoli dalla Procura…

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  2. Ciao Francesco, i complimenti te li ho già fatti altrove, quindi qui mi astengo.
    Solo una nota di colore ed una riflessione più (semi)seria.

    Il famigerato gol annullato a Cannavaro nasce da un calcio d’angolo che non c’era, assegnato erroneamente dal guardalinee (potete verificare nei filmati). De Santis fischia il classico “fallo di confusione” prima ancora che la palla arrivi in area; mi vien da pensare che avesse deciso per la classica compensazione. Ma il diavolo ci ha messo lo zampino. E va beh, ormai è andata. Mi pare il classico episodio “sliding doors”, che ha cambiato al sua vita.

    Dossier “CoMo” se non ricordo male sta per “COmbriccola MOggi”.

    Le cose “serie”.

    Parallelismi calciopoli-Telecom. Come tu ben sai, i punti di contatto sono veramente molti. C’è una singolare incidenza tra indagati e sorvegliati da Telecom, tanto per iniziare. Alcuni minori veramente insignificanti, tipo Cennicola e la Fazi, o Fabiani e Foti, su cui le indagini non avevano trovato veramente nulla.

    Poi sappiamo che parteciparono alle indagini altri personaggi, diciamo così, “esterni”.
    “Non ricorda niente altro di particolare. Non necessariamente di anomalo. Magari anche solo di curioso?
    «Mi hanno raccontato di alcune cenette: Auricchio, Arcangioli, Narducci, anche altri personaggi che hanno segnato quel periodo di Calciopoli. In qualche caso, mi sono chiesto che importanza poteva avere andare a mangiare con Narducci. Sono andati a cena a Napoli, di fronte al Vesuvio, a Castel dell’Ovo… da Zi’ Teresa. E non c’erano solo gli investigatori».”

    Tavaroli è un ex carabiniere e, vista la carriera, doveva avere molti contatti all’interno dell’arma.

    Sappiamo per certo che all’indagine parteciparono Galdi e Piccioni, della Gazzetta dello Sport. Giornale che poi fu in prima linea nel dare fiato allo scandalo.

    Sappiamo per certo che Moratti, Narducci, Auricchio e Piccioni si conoscevano e si sono fatti pescare tutti insieme alla presentazione di un libro, di cui Narducci ha scritto la prefazione.

    Sappiamo anche che Baldini (farò il ribaltone) e Mancini sapevano dell’inchiesta ben prima che questa uscisse sui giornali.

    Sappiamo che Tavaroli (lo dice lui stesso in una deposizione), quando relazionò Moratti e Facchetti sull’esito dello spionaggio, consigliò loro di rivolgersi alla magistratura ordinaria per far proseguire le indagini. Inizialmente spedirono Nucini dalla Bocassini, la quale decise di non procedere. Poi che fecero? Mollarono il colpo o fu Moratti (che nel frattempo aveva lasciato la presidenza dell’Inter) a far valere i suoi contatti?

    Chiudo col pc. L’unica cosa che penso possano aver trovato sul quel pc sono la rete di contatti delle sim svizzere, fino a quel momento sconosciute. La differenza più grossa tra la prima informativa e le altre sono proprio le sim svizzere. Nella prima vengono citate le 4 “mute”; poi si sviluppa tutto il resto. Ad indagine finita. E questo spiega perché non le intercettarono.

    Ovviamente sono solo supposizioni e illazioni che non posso provare; però mi pare che se fosse un puzzle, bisogna riconoscere che tutti i pezzi si incastrano alla perfezione.

    PS Saluti a tutti. Prima o poi riprendiamo l’altra cosa (se avete voglia). Prometto.

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  3. @Stefano Ma Tavaroli ha indagato anche nel 2004/05? Perché le svizzere si attivano nell’ottobre del 2004… mentre la Pratica Como non era finita nel 2003?

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  4. posso solo fare i complimenti
    e poco da aggiungere
    il Mistero della condanna di DS diventa sempre piu’ intrigante
    o gli avvocati non hanno fatto bene il loro mestiere
    o i giudicanti avevano deciso a priori di non sputtanare Auricchio e company o
    mi sfugge qual cosa
    sulle 1000 accuse portategli ci sono 1500 riscontri a suo favore
    pensa tu che lo hanno pedinato per due anni
    indagini sui conti suoi e quelli della famiglia
    tutto lo scagiona
    intercettazioni che lo incastrano non c’é ne sono
    ma per che c°°°°°°lo lo hanno condanntao???
    AIUTO RUG solo tu puoi fare luce sul perché e percome
    che cosa vedono i giudici che noi non vediamo o forse ci rifiutiamo di vedere ?????????????

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  5. Grazie Stefano. Ovviamente quando ti va di riprendere il discorso De Cillis fatti sentire; comunque abbiamo tutto il tempo che vogliamo, in attesa del processo.
    CoMo come Combriccola Moggi non l’avevo mai sentito, ma è plausibile. Oltretutto dal punto di vista lessicale, come sai, c’è una interessante coincidenza, perché anche altri testimoni parleranno, nel seguito della nostra storia, del gruppo intorno a De Santis come di una combriccola.
    Che Tavaroli sia un ex carabiniere che, per quanto uscito da tempo dall’arma, manteneva comunque contatti ad alto livello (e non era l’unico, anche Bove idem) è una lacuna del mio pezzo che hai fatto bene a notare. In effetti io credo che su questa pista dei contatti fra strutture di Security private e strutture di sicurezza pubbliche, sulle forme di conoscenza e collaborazione anche in forme non ufficiali, sarebbe interessante indagare. Mi pare di avere letto negli atti del processo Telecom anche di dati telefonici forniti da strutture Telecom ad investigatori in forme diverse da quelle “ufficiali”; adesso non ricordo bene, ma sicuramente rapporti di amicizia e conoscenza potevano determinare qualche forzatura procedurale.

    Il problema del pc è complesso, e secondo me c’è un problema di plausibilità e uno cronologico, che è quello su cui ha appuntato la sua attenzione @felixarp.
    Intanto, che cos’è questo computer? Il pc personale di Tavaroli? Quello dell’ufficio? Quello della segretaria? E’ una questione non di poco conto, per cercare di capire cosa potesse contenere. Ricordiamo che Tavaroli è il potente capo di una grande struttura, è uno che coordina, non è uno che si mette in prima persona a fare i controlli nei database, o cose del genere. Queste cose venivano affidate a dipendenti come la Plateo.
    Comunque per sostenere la teoria “dati delle svizzere nel pc di Tavaroli” dovremmo sostenere alcuni presupposti:
    1) le indagini telefoniche relative alla pratica Como, cominciate nel 2003, vanno avanti anche nel 2004-2005. Questo non è del tutto impossibile. Purtroppo Adamo Bove con la sua morte (al di là del fatto che questa morte possa essere direttamente collegata a Calciopoli o meno) ci ha privato di una testimonianza fondamentale (e anche la morte di Facchetti ci ha privato comunque di un tassello importante ai fini della ricostruzione). Il dossier Cipriani (Dossier Ladroni) viene liquidato nel 2003, ma non è detto che le indagini telefoniche siano cessate esattamente in contemporanea.
    2) Tavaroli aveva sul suo pc che gli viene sequestrato il 3 maggio 2005 dati relativi a indagini telefoniche sul calcio, e in particolare collegati alle svizzere. Questa mi sembra già una cosa meno plausibile. Ancora meno plausibile mi sembra l’idea che questi dati, ammesso che ci fossero, non fossero protetti da alcuna password, e fossero quindi facilmente consultabili dai sequestranti pochi giorni dopo il sequestro. Dovremmo quindi ammettere che i cc di Milano sequestrano il pc, aprono i dati, capiscono subito che si tratta di dati relativi a indagini sul calcio, sanno anche che i cc di Roma stanno indagando sul calcio, spediscono subito il pc a Roma. Tutta questa trafila mi sembra un po’ complicata, anche perché c’erano anche modi meno dispendiosi per fare arrivare eventuali “dritte”.
    Anche io penso che Di Laroni abbia avuto qualche “aiutino” non dichiarato, ma questa ipotesi del pc di Tavaroli, per quanto affascinante, mi lascia perplesso.
    Per quanto riguarda Nucini e la denuncia Inter al tribunale di Milano, ci arriveremo alla prossima puntata. Come sai il racconto di Nucini è confuso su molti punti, in primis sulla cronologia dei fatti. Per questo motivo ho voluto mettere intanto dei punti fermi, in modo tale che poi sulla base di questi punti fermi possiamo valutare meglio Nucini e i suoi racconti.

    Vi aggiungo ancora una postilla per precisare meglio la tempistica del dossier Ladroni, e chiarire meglio il metodo di lavoro. Gli uomini della Polis d’Istinto svolgono i primi atti connessi al dossier Ladroni tra il 18 e il 20 gennaio 2003 (perfettamente in linea con quanto dichiarato da Tavaroli su un incarico affidato a fine 2002). In questi giorni però vengono controllati nello specifico soltanto De Santis e la moglie. Le incursioni nei database informatici (parliamo sempre di dati patrimoniali controllati dalla Polis d’Istinto) per gli altri personaggi (Rueca, Cennicola, Fabiani) vengono effettuate invece ai primi di marzo 2003. La Plateo ha affermato che l’incarico di Bove relativo al dossier Como le venne affidato l’11 febbraio 2003 (la Plateo ha conservato e consegnato ai carabinieri un sacco di documentazione, compresi i “pizzini” di Bove). Questo incrocio di date mi fa pensare che in effetti l’ipotesi iniziale (indagare su De Santis) sia stata arricchita a marzo in base a quanto appreso in febbraio sulla base dell’analisi del traffico telefonico; in effetti sia Cennicola che la Fazi sono legati a De Santis e al gruppo romano, è probabile che ci fossero in effetti molti contatti telefonici fra questi personaggi.
    Le indagini interne a Telecom e quelle esterne venivano integrate in questa maniera, senza passare direttamente i tabulati a Cipriani, ma indicandogli personaggi la cui importanza poteva essere desunta dai tabulati.

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  6. @paolobxl Il motivo della condanna per associazione non la conosco… ma credo che tutti noi non-giuristi facciamo un po’ fatica a comprendere bene il significato di associazione a delinquere. Per dirne una: Stanziola assolve praticamente tutti nella sua sentenza del rito abbreviato, però la sentenza inizia con un “sull’esistenza dell’associazione non vi è alcun dubbio” (probabilmente per lui l’avrebbero composta Moggi, Giraudo i due designatori, Mazzini, Fabiani e credo De Santis, cioè un solo arbitro). Un associazione “finalizzata a comporre griglie e salvare la viola”… Penso quindi che sia un concetto giuridico molto variegato e poco chiaro, almeno a me è poco chiaro.
    Sulle frodi sportive: (1) Lecce – Parma non la conosco; (2) per Fiorentina – Bologna c’è una telefonata di De Santis in cui dice a un amico “domenica posso fare tutto… ho la doppia…” preceduta dalla “quello che mi serve è Fiorentina – Bologna in modo particolare” di Moggi a Racalbuto tramite svizzera e a cui segue la Moggi-Damascelli in cui sbagliano il numero di squalificati… e, per dirla tutta, è una mia sensazione, per carità, ma Moggi dimostra di essere uno straordinario bugiardo facendo finta di non sapere i diffidati del Bologna. Ma è una personalissima percezione.

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  7. Felix é una mia personale percezione che
    hanno voluto vedere solo quello che volevano vedere
    come già detto in altri post precedenti,
    a fine processo
    “sull’esistenza dell’associazione non vi è alcun dubbio” (probabilmente per lui l’avrebbero composta Moggi, Giraudo i due designatori, Mazzini, Fabiani e credo De Santis
    non regge piu’ (molto é stato scoperto dopo aver scritto quella frase)
    visto che sono stati constati comportamenti analoghi tra DS E i due designatori con quasi tutti gli altri personaggi del mondo del calcio
    quindi il famoso ” esclusività dei rapporti” viene a cadere e di associazioni se ne potrebbero comporre a piacimento sempre con gli stessi personaggi
    quello che lascia perplessi é la caparbietà del non volerlo vedere
    e mi domando perché
    Quello che scrive Frantosc non sono opinioni sue ma fatti raccontati correttamente e supportati da prove inconfutabili
    Ma se un indagine Illegale con come quella pepetrata per un lungo periodo nei confronti di DS
    ha solo dimostrato che tra le chiacchiere e la realtà non c’era alcun fondamento
    come fanno i Giudici a prendere per oro colato solo quellea fatta da Auricchio e company in malomodo piena di figure barbine (video sorteggi pilotati) e senza uno stralcio di prova concreta a favore
    e che cosa ci avrebbe guadagnato il DS da questa associazione tolto il fatto di essere sempre sotto attacco se malauguratamente sbagliava a 1 volta a favore della Juve e 10 contro

    che si conoscevano parlavano intrattenevano relazioni mi sembra un fenomeno normale
    anche tra i giudici Pm avvocati essendo giornalmente in contatto si intrattengono relazioni

    Mah lascia preplessi come dice la Casoria che l’aveva ben capito ma non poteva decidere altrimenti ” la caparbietà di Auricchio a voler rincorrere solo i misfatti di Moggi”
    DS ne paga lo scotto perché senza di lui l’associazione non regge
    una caparbietà che in fin dei conti ha dimostrato pochissimo

    cosa c’é veramente dietro questa caparbietà ??????

    Ps chiariscimi un punto tra le cose estrapolate al telefono su Fiorentina – Bologna e i fatti accaduti in campo Cosa ha fatto Racalbuto di grave??? non mi é chiaro

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  8. Infatti io la penso come te sull’associazione, però tutti i giudici no! E sono cinque ormai, non uno. E credo fossero tutti a conoscenza del materiale probatorio emerso, anche se non so se nel rito abbreviato (nel secondo grado) sia stato portato tutto il materiale emerso nel rito ordinario. Probabilmente, come dici, se avessero intercettato Galliani e Meani potevano costruirgli intorno un associazione. Io non ne ho idea, aspettiamo la Cassazione per cercare di capire. Però è evidente che il fatto di parlare con altri non preclude l’esistenza di una associazione. L’esclusività dei rapporti è una cosa che ha la sua influenza nel processo sportivo (se non sbaglio era il presupposto base su cui si reggeva la condanna dei dirigenti juventini) ma si vede che in quello penale non è una cosa rilevante. Aspettiamo.
    Su Racalbuto fai una bella domanda, perché Racalbuto non c’entra nulla con Fiorentina – Bologna. Racalbuto arbitrò “la peggiore” di quel turno: Reggina – Brescia ma Moggi comunica a lui i suoi auspici o desideri o richieste, tra cui quella del “quello che mi serve in modo particolare è Fiorentina – Bologna”. Ma ad arbitrare la Fiorentina fu De Santis, che è direttamente coinvolto in una intercettazione che però è molto interpretabile e come al solito, poco chiara. La puoi leggere a pag. 141 e seguenti della sentenza Casoria.

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  9. a parte le intercettazioni che si possono interpretare
    Ma di quale misfatto si é macchiato DS durante la partita cioe’ cosa ha fatto di concreto sul campo (scusa ma poco tempo per rileggere in questo momento)
    sai dalle nostre parti si dice
    li chiacchiere si li port lu vent e li maccarune armbisce la panza

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  10. a proposito dei giudici (tu dici 5)
    si ha sempre l’impressione che non hanno mai letto approfonditamente
    troppi gli errori evidenti di valutazione e errori grossolani scritte in sentenza
    esempio la favoletta dello spogliatoio che l’hanno protratta fino in cassazione cosa che é evindentissima che non é mai avvenuta come il caso Dattilo
    e che cavolo hanno letto?? il poveretto si é salvato solo alla fine quando era evidente che fin dall’inizio l ‘accusa non reggeva
    e secondo me dovuto al fatto che sapevano già che andava a finire in prescrizione e Qualc uno aveva dato istruzioni precise di cosa leggere e non leggere
    altrimenti non si capisce il perché delle tre ricusazioni ed il fato di voler tenere il processo a Napoli

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  11. Qui si continua ad ignorare la totale insussistenza del quadro accusatorio e la pochezza di questo presunto grande scandalo. Corruzione zero, partite truccate nemmeno l ombra, l associazione non esiste nei fatti visto e considerato che i presunti sodali ogni volta si comportano il contrario di quello che dovrebbe fare un sodalizio criminoso. Sorteggi mai truccati, ammonizioni preventive ecc è una grande assurdità suggerita da qualcuno della gazzetta dello sport. Per quanto riguarda le frodi sportive nemmeno scherziamo : non esiste un solo elemento concreto che possa far ipotizzare dei comportamenti idonei ad alterare il regolare svolgimento delle partite. Ci sono mille interpretazioni attorno ad ALCUNE telefonate nelle quali mai nessuno parla di premi in denaro o di ricevere dei benefici per la carriera. Sono state completamente omesse le telefonate dove Bergamo e parlano Pairetto nel pre e post gara con gli arbitri . Andando a vederle, si sarebbe tranquillamente capito che stiamo parlando di persone che cercano di fare il loro lavoro in buona fede …. sequestro Paparesta altra burla clamorosa. Arriviamo alle famose schede svizzere: non sappiamo nulla di quello che si sono o si sarebbero detti quindi mi chiedo come si possa ritenere valido in un tribunale, fino a prova contraria garantista, una prova che non esiste. Di sicuro sarebbe stato interessante e un tassello importante sapere cosa c era in questi tabulati su schede straniere.

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  12. Tavaroli era un ex carabiniere quindi è molto probabile che , nella famosa ispezione del suo pc, ci sia stato la volontà di far pervenire certe informazioni. E a questo punto, è probabile che Tavaroli potesse conoscere Auricchio o qualcuno interno all’indagine.

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  13. Altri elementi inquietanti : il presunto buon rapporto tra Baldini e Auricchio e la collaborazione molto forte di qualche giornalista accusatore di un certo giornale.

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  14. Ciao @paolobxl ovviamente di Fiorentina – Bologna ne parliamo nelle prossime puntate di questa serie su De Santis, ti prometto che faremo il punto completo su quella partita in modo che potremo valutare al meglio.
    @Amos95 tutti i punti oscuri dell’inchiesta e gli elementi discutibili delle condanne gli conosciamo bene, e ne abbiamo parlato tante volte, quindi spero che quando dici “qui si continua a ignorare” non ti riferisci a questo blog 😉
    Per quanto riguarda Tavaroli, è vero, è un ex carabiniere, anche se si è congedato nel 1988, quindi dubito che abbia avuto la possibilità di conoscere direttamente qualcuno degli Auricchio boys. Contatti con l’arma però ne aveva mantenuti di sicuro, quindi è possibile che attraverso contatti informali tra carabinieri e security siano passate alcune delle informazioni di Calciopoli. Però qui stiamo parlando di un computer sequestrato a Tavaroli. Se Tavaroli voleva passare delle informazioni aveva tanti modi per farlo, ma certo non poteva elaborare un piano che prevedeva il sequestro del suo computer. Questo è un punto che non mi torna.

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  15. a proposito di computer Tavaroli
    Mi domando ma cosa potevano trovare se per ammissione stessa di Tavaroli dopo anni di pedinamenti e intercettazioni erano arrivati alla conclusione che I comportamenti sia a livello finanziario che conversazioni del DS non avevano dato alcun risultato anomalo
    e probabolmente anche su Moggi c’era poco di penalmente rilevante
    La visita telcomandata di Nucini alla Boccassini ne é la prova
    non avevano niente di penalmente rilevante anche su Moggi
    e con il senno del poi ci si rende conto che il famigerato calciopoli é stata una caccia alle streghe da parte di Auricchio e company per stessa ammissione della Casoria
    la sola cosa che hanno constatato é che differenti fazioni in concorrenza tra loro
    avevano assunto comportamenti poco etici
    ma l’assunto che solo quella di Moggi era la sola associazione a delinquere
    checché ne dicano é una grandissima balla se lo era quello di Moggi lo era anche quealla degli altri
    Amos95 dice bene quando descrive il tutto come comportamenti in fin dei conti normali
    visto la forte concorrenza sia a livello politico che calcistico

    se i comportamenti di Moggi a proposito delle elezioni di Carraro erano illeciti
    quello che é successo con l’elezione di Tavecchio e Lotito cosa sono???
    dov’é la differenza
    se il lobbismo é illecito é illecito per tutti non solo per Moggi

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  16. @paolobxl per quanto riguarda l’ultimo punto (attività elettorale intesa come associazione a delinquere) mi trovi perfettamente d’accordo, di questo ne ho già parlato qua https://lavitaeleopinioni.wordpress.com/2015/01/31/auricchio-ci-credo-lincredibile-storia-di-calciopoli-parte-dodicesima/

    Cosa ci poteva essere nel pc di Tavaroli? Hai colto un punto giusto. Nel dossier realizzato nel 2003 dall’investigatore Cipriani, il Dossier Ladroni (Dossier che poi arrivò a Facchetti tramite Tavaroli) non c’era niente di che contro De Santis e contro Moggi. Se hanno trovato questo dossier nel pc di Tavaroli (cosa che però reputo improbabile per i motivi che ho già spiegato nell’articolo e nei commenti) al massimo i cc di Auricchio possono avere tratto da lì qualche informazione per arricchire la loro inchiesta. Ma il vero punto cruciale sono le indagini telefoniche: di queste sappiamo meno, anche perché il personaggio che le ha coordinate (Bove) è morto nel 2006, e la sua testimonianza manca. Il sospetto è che le utenze connesse ai personaggi del mondo del calcio sorvegliati da Telecom siano state monitorate più a lungo di quanto emerso, e che in qualche modo da Telecom sia arrivato un aiuto alla ricostruzione delle svizzere di Di Laroni. Però c’è da dire che questo per il momento è solo un sospetto, e le uniche indagini certe sono quelle svolte nel 2003, e quindi prima che si cominciassero a usare le svizzere.
    Non ci resta che continuare a scavare, per cercare di aggiungere sempre nuovi tasselli alla nostra storia.

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  17. Tavaroli non è stato solo un semplice carabiniere. All’epoca di Calciopoli, era il responsabile del CNAG: centro nazionale autorità giudiziaria…. ebbene da questo centro vengono fatte le intercettazioni oggetto di Calciopoli….

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  18. La Procura di Napoli commissiona delle intercettazioni, l’ordine viene trasmesso al Cnag il quale si preoccupa della loro organizzazione ed esecuzione. Il Cnag è diretto da Tavaroli il quale si trova in strettissima relazione con l azienda Telecom ed è alle dipendenze di Tronchetti Provera … questo è un fatto , non un sospetto

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  19. non é un dettaglio da poco
    ma gli avvocati queste cose non le sapevano???

    tavaroli + tronchetti provera a giudizio in un altro processo per intercettazioni illegali + Auricchio che risultato da???

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  20. Galinelli, avv di De Santis, sicuramente lo sapeva. Auricchio in altre indagini fu accusato di manipolazione di intercettazioni. E dopo Calciopoli, è stato trasferito ad altro incarico…. da carabiniere a vigile urbano.

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  21. Ciao ragazzi, rispondo alle vostre sollecitazioni. Certo che gli avvocati le conoscono, queste cose, non solo Gallinelli… ovviamente il processo Telecom è pubblico e ha fatto molto rumore. Del resto la parte dello scandalo che riguarda il calcio è una parte minore, lo scandalo è stato molto più grosso, ma legato ad altre cose. Per questo durante il processo Telecom si è parlato poco dei dossier sul calcio, perché si tratta di una questione tutto sommato marginale in quel contesto. Diventa importante se accostata a Calciopoli e alle indagini di Roma / Napoli.

    Per quanto riguarda Tavaroli, bisogna fare chiarezza. Vero che è stato carabiniere, ma negli anni ’80, e lascia l’arma nel 1988 entrando nel settore della sicurezza privata. Nel 1996 diventa capo della Security della Pirelli, e nel 2003, quando il suo capo Tronchetti Provera diventa presidente di Telecom, diventa capo della Security Telecom. In questa veste sovrintende anche al CNAG, ossia la struttura che risponde alle richieste della magistratura per fornire il servizio dell’intercettazione telefonica. Come funzionasse questa struttura non lo so bene, perché nel processo Telecom se ne è parlato poco. Infatti nel processo Telecom non sono emerse intercettazioni telefoniche illegali, questo è un aspetto su cui bisogna stare molto attenti! Lo scandalo, nella sua parte telefonica, riguarda l’illecito controllo sui tabulati telefonici, ossia sui dati delle varie chiamate ma senza ascolto delle chiamate stesse. Al vertice del CNAG Tavaroli non poteva fare intercettazioni illegali. Al massimo è possibile (possibile, ma non vuol dire che sia successo davvero; nel processo non è emerso) che qualcuno in Telecom potesse conoscere cosa stava intercettando la magistratura, sfruttando alcune vulnerabilità dei sistemi informatici.

    Per quanto riguarda Auricchio, vero che c’è una vecchia storia che lo aveva coinvolto riguardo ad intercettazioni manipolate; ma non la conosco, so che ne hanno parlato alcuni avvocati al processo. Dopo Calciopoli è stato spostato ad altro incarico, poi è diventato capo di gabinetto del sindaco De Magistris a Napoli, e in seguito anche capo della polizia municipale.

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  22. C è la storia dei baffi rossi, gialli e verdi che farebbe pensare ad una selezione scientifica delle intercettazioni. E quindi ciò dimostrerebbe che Tavaroli non c entra nulla nelle scelte di Auricchio.

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  23. Tavaroli in persona penso che non c’entri nulla, aveva ben altro di cui occuparsi, l’unica cosa che fa in relazione al calcio è raccogliere il mandato interista per quanto riguarda De Santis e delegare lo spionaggio ai suoi sottoposti in Telecom e alla Polis d’Istinto. Ma questo accade tra il 2002 e il 2003, mentre l’indagine di Auricchio comincia alla fine del 2004.
    La selezione delle telefonate in primis è responsabilità di Auricchio, poi direi anche dei pm napoletani, che non potevano non accorgersi di certi buchi e certe omissioni. Ma le telefonate sono state intercettate tutte, questo la difesa di Moggi l’ha dimostrato. La selezione avviene tra i carabinieri che le ascoltano, e la Telecom non c’entra.

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