La diez

diezOrfani della dieci a parlare della dieci. Perché è un simbolo, un’icona. E perché le abbiamo detto addio. Addio ad un talento rustico e mai domo come quello di Carlos Tevez, che accompagna l’addio a Pirlo, dal talento più compassato e coniugato col genio. Un talento fragoroso ed invadente quello di Tevez, sublime, nella sua capacità di far cantare il silenzio, quello di Pirlo. Pirlo non è un “diez”, troppi fari addosso. Tevez i fari se li carica sulle spalle fino alla fermata successiva, autobus compreso. Il ringraziamento che si deve ad entrambi non lascia l’amaro in bocca: è iniziata la ricerca dell’uomo adatto a vestire la “diez”. Il talentino Dybala, il “signor Juventus” Claudio Marchisio, il “nobile” ma incostante re Artù Vidal più chissà quali altri nomi che potrebbero venir fuori dal calciomercato. La “diez” ha visto evoluzioni e parabole più o meno cicliche: da “Le Roi” Michel Platini a “Talento Puro” Robi Baggio, fino ad Alessandro “Standing Ovation” Del Piero che se l’è cucita addosso con coraggio, costanza e una certa testardaggine visto che ha sempre dovuto dimostrare di non essere un 9 e mezzo. Sempre in vista, oltre al talento, la personalità di chi indossa quella maglia: sorniona ed infingarda con il genio francese di Michel, quello che fumava le sigarette perché c’era chi doveva correre per lui; sotto il peso delle responsabilità si vedeva appena quella del “Divin Codino” per poi esplodere in tutta la sua infinita ars pedatoria e mettere tutti a sedere, bocca aperta, semi paresi alla mascella prima che uscisse il più falso dei “Lo sapevo che era il più forte di tutti”; per gli aficionados di lungo corso è arrivato poi Alessandro da San Vendemiano, con quell’aria gentile e quei gol da fuoriclasse, quell’insistenza tipica di chi sa di avere comunque e sempre ragione. Nel giorno del suo addio, la scomparsa della “diez” vedeva la nascita della nuova creatura di Conte, tutta coralità, possesso e pressing. E il diez era lui, Antonio Conte. Il condottiero è il simbolo della rinascita, l’uomo del “non ci lasceremo mai”. Quando va via (a proposito faccio ancora ammenda giornalmente con un fioretto a San Massimiliano) il tifoso si aggrappa di nuovo alla “diez” dell’argentino dal buon gioco e viso cattivo. E ha ragione. Ora la “diez” attende, attende il tifoso, attende il rivale con opposte aspettative. La “diez” fa paura. La Juve fa paura. Questa è la costante: che ci sia sempre una dieci che i giocatori di maggior talento vogliono indossare. Ed è per questo che il mio “diez” personale fa di nome Andrea ed ha un cognome amato-odiato come la maglia che difende.

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