Conosciamoli meglio: Geoffrey Kondogbia

Cominciamo con un po’ di numeri per inquadrare l’affare Kondogbia. Il ragazzo è nato in Francia nel febbraio del 1993, ha un fisico potente (1.88 metri per circa 80Kg) e viene impiegato principalmente come centrocampista centrale. Gioca tra i professionisti dal 2010 ed è un mancino naturale. La squadra che lo ha lanciato nel grande calcio è il Lens, nel quale ha militato fin da giovanissimo, nel 2004, per poi finire al Siviglia per la stagione 2012/2013. Trasferimento importante anche nelle cifre (4 milioni di euro) se pensiamo che il Lens militava il Ligue 2. Nel Siviglia fa la conoscenza di uno degli allenatori più in voga degli ultimi tempi, Unai Emery, e gioca al fianco di gente come Rakitic, Medel e Jesus Navas totalizzando 33 presenze ed un gol nell’arco della stagione. E’ a questo punto (agosto 2013) che il Monaco, evidentemente molto ben impressionato, paga i 20 milioni della clausola rescissoria e si assicura il giovane Kondogbia. Il resto è storia recente: nelle 2 stagioni nel Principato Kondogbia disputa 64 partite, segnando 3 gol. Nell’ultima stagione ha collezionato 8 presenze in Champions League segnando anche un gol. All’Inter è costato 30 milioni di euro più 6 di eventuali bonus legati ad obiettivi sportivi da raggiungere. E’ una cifra piuttosto alta che unita alla spesa per l’ingaggio (circa 4 milioni l’anno fino al 2020) rappresenta un rischio per il club ed un peso per il ragazzo; il quale ha delle qualità che fanno intravedere un futuro più che roseo. L’esborso, pur importante, è giustificato dall’agguerrita concorrenza e fa percepire chiaramente che è stata fatta una scelta: quella di puntarci forte. Di fronte alla prospettiva di perderlo per 4-5 milioni, appoggio sinceramente la scelta fatta dalla dirigenza nerazzurra, in un momento storico nel quale la decisione peggiore sarebbe stata quella di non decidere. L’Inter dopo una stagione travagliata ha la necessità impellente di tornare competitiva, di affacciarsi all’Europa dalla porta principale, di recuperare l’entusiasmo dei tifosi (e magari vendere loro le maglie n.7). In quest’ottica un “botto” da 35 milioni è la medicina migliore. Il resto è compito di Mancini, ma la base (nel caso di Geoffrey Kondogbia) c’è tutta. Il francese ha un gran fisico, cosa che gli da un indubbio vantaggio nel tackle con gli avversari. A ciò abbina una capacità niente male nella gestione della palla divenendo quindi un centrocampista difensivo completo. Non è un regista (come non lo era Marchisio a 22 anni), uno che detta i tempi alla squadra. La sua collocazione ideale è come centrocampista di sinistra nel 4-2-3-1 o come interno sinistro nel centrocampo a 3. Passa con naturalezza e velocità dalla fase difensiva a quella offensiva, grazie al fisico e al sinistro “gentile”, pur non avendo grande dimestichezza con la porta avversaria. Nel Monaco di Jardim ha spesso coperto le scorribande offensive di Moutinho, formando con Toulalan una diga di centrocampo piuttosto granitica. Nelle immagini seguenti le heatmap relative alle presenza sul campo di Kondogbia e Moutinho nella gara esterna di Champions con l’Arsenal, terminata 3-1 per i monegaschi.

Moutinho
Moutinho
Kondogbia
Kondogbia

Kondogbia presidia la zona di centro sinistra, mentre il portoghese svaria un po’ per tutto il campo, anche per non dare punti di riferimento agli avversari. Si parla molto di affinità con un altro calciatore francese del 1993, cioè Paul Pogba. Lo juventino è però un giocatore diverso, più portato ad offendere e con un tiro che pochi possono vantare al mondo. I tempi d’inserimento e la pericolosità sotto porta sono infatti i punti in cui Geoffrey è chiamato a migliorarsi se vuole raggiungere il livello del suo coetaneo accasato alla Juventus. Una curiosità: i due hanno costituito una coppia formidabile nella nazionale francese under 20 che ha vinto il titolo mondiale nel 2013. Anche per questo Kondogbia può già vantare una certa esperienza internazionale: ha giocato la Champions, è un nazionale, ha vissuto una stagione importante nella Liga con il Siviglia. Potrebbe essere l’uomo adatto per contribuire alla crescita del talento di Kovacic, recuperando palloni e facendo a sportellate per lui. Questo sembra essere per il momento il lavoro principale del francese: recuperare palla e distribuirla con passaggi brevi e precisi. I 3.4 tackles di media per partita (Vidal 3.3) confermano quanto già detto, mentre le 2.3 palle rubate (stesso score di Marchisio) ci dicono di un giocatore abile a leggere la partita e la sua posizione in campo. La percentuale di successo nel tackle (quasi 70%) è più che buona se pensiamo anche al numero molto basso di cartellini (5 gialli, nessun rosso) della stagione passata. Con il pallone tra i piedi Geoffrey predilige il fraseggio corto: 52.5 di media a partita per i passaggi corti, solo 2.2 per i lanci o passaggi lunghi; la percentuale di completamento dei passaggi raggiunge quasi 86%. Altro tratto distintivo di questo ragazzo è la grande attenzione al posizionamento in campo: raramente si avventura nei 16 metri avversari, pur avendone le capacità atletiche e tecniche. Ne risente il conto delle occasioni create per la propria squadra (solo 9 nella passata stagione) contro le 49 di Claudio Marchisio. Viene fuori il ritratto di un gran bel giocatore, ancora acerbo in alcune fasi della prestazione in campo ma con grandi mezzi e una testa che sembra essere ben piantata sulle spalle. Abbiamo visto bene cosa può dare e cosa deve migliorare: alla corte di un allenatore come si deve può diventare uno dei centrocampisti difensivi più forti in circolazione. Diamo un’occhiata, infine, ad alcuni contributi interessanti:

Dal minuto 1.25 qualche esempio di capacità difensive: tackle, recupero palla, posizionamento. In seguito è evidente l’uso quasi esclusivo del piede sinistro, piccola pecca che per ora Kondogbia nasconde con l’uso del corpo a protezione della palla e una buona velocità, soprattutto in allungo, a dispetto della mole non indifferente. Si nota la predilezione per il passaggio semplice, quasi scolastico, e il tentativo, portato spesso, di leggere l’azione in anticipo (min. 6.15), dote dei grandi difensori. Evidenziamo invece qua sotto la posizione in campo (alla partenza di Monaco – Juventus, gara di ritorno dei quarti di Champions) di Kondogbia, nel circoletto rosso: interno sinistro, a fianco di Toulalan, con gli esterni larghi e pronti ad attaccare (è il Monaco che batte il calcio d’inizio). Dall’altra parte il classico 3-5-2 migrato da Conte ad Allegri.

In campo contro la Juve
In campo contro la Juve

Altro video che raccoglie le giocate della partita d’andata dei quarti di Champions, altre indicazioni: cerca spesso (troppo) di andare via a sinistra, ovvio visto il destro poco usato, risultando un po’ prevedibile in fase di uno contro uno. Supplisce con la forza fisica, è veramente difficile strappargli la palla senza commettere fallo o senza il raddoppio.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...