Calciopoli: la storia di Nucini (1)

Abbiamo cominciato a raccontare, nelle scorse settimane, la storia di Massimo De Santis (qui la prima puntata; qui la seconda puntata); e abbiamo ricordato come, tra la fine del 2002 e i primi mesi del 2003, l’arbitro di Tivoli fu vittima, insieme ad altri personaggi che saranno più tardi coinvolti nell’inchiesta Calciopoli, Moggi in primis, delle attenzioni inopportune e illecite di quelli che sono passati alla storia come gli “spioni” di Telecom. Consigliamo al lettore di tenere ben presente quel racconto, perché si intreccia inestricabilmente con la storia che narreremo oggi.

Perché l’Inter suggerisce a Giuliano Tavaroli di indagare su De Santis, e più in generale sul mondo del calcio? Come abbiamo visto, Tavaroli delega una parte dell’indagine a un’agenzia di investigazione privata, la Polis d’Istinto di Emanuele Cipriani. Partiamo, dunque, proprio dalla testimonianza resa da Cipriani durante il processo Telecom (udienza del 26 settembre 2012, controinterrogatorio dell’imputato condotto dall’avvocato Paolo Gallinelli; qui la trascrizione dell’intera udienza):

nucini 4

Il personaggio protagonista di una “situazione incasinata” con Giacinto Facchetti si chiama Danilo Nucini, e quella che vi raccontiamo oggi è la sua storia.

nucini
Danilo Nucini

Va fatta una premessa: i giudici di Napoli non si sono fidati della testimonianza di Nucini, ritenendolo inconsistente e inattendibile (cfr. sentenza di primo grado, pp. 426 e 461-462). È un giudizio di cui tenere conto. E però, in questo blog abbiamo contestato più volte vari aspetti delle sentenze; non sarebbe onesto, dunque, decidere di accettare a scatola chiusa il responso dei giudici in questo caso. Più interessante affrontare passo dopo passo la storia di Nucini, e valutarne la credibilità sulla base della logica, e degli incastri con tutti gli altri pezzi della vicenda.

“Un rigore contro la Juve è stato la mia rovina”

La storia di Nucini, arbitro di A e B tra il 1996 e il 2005, viene fuori l’11 maggio del 2006, quando sta per scatenarsi la sarabanda mediatica di Calciopoli e vengono a galla tante presunte “vittime del sistema”. Quel giorno Nucini concede un’intervista a Marco Mensurati di Repubblica (si può leggere integralmente qui), e in questa occasione parla per la prima volta dei suoi rapporti con l’allora presidente dell’Inter:

nucini 1

In pratica l’11 maggio 2006 un arbitro ammette di essere stato in confidenza, e addirittura amico, per anni con un importante dirigente calcistico, che nel gennaio 2004 era diventato presidente dell’Inter. Ma nessuno ci fa caso, né qualcuno ci trova nulla di scandaloso. Nucini data con precisione l’inizio del suo rapporto con Facchetti: è il 25 febbraio 2001, data della partita Inter – Udinese e della mancata ammonizione a Di Biagio di cui si parla nell’intervista. Del resto Nucini e Facchetti hanno un importante caratteristica in comune, sono entrambi bergamaschi; e interrogato al processo di Napoli l’ex arbitro ha riconosciuto che anche in passato gli era capitato di imbattersi nel futuro presidente interista, magari al bar.

Mettiamo comunque per il momento da parte questo aspetto dei rapporti con Facchetti, e concentriamoci sull’altro “tema caldo” dell’intervista di Nucini a Repubblica, tema che determina anche il titolo: “Un rigore contro la Juve è stato la mia rovina”. Il 14 gennaio 2001 Nucini arbitra la partita Juventus – Bologna, e a pochi minuti dalla fine, sul risultato di 1-0, concede un rigore dubbio ai felsinei (sbagliato da Cruz). Secondo Nucini questa decisione gli costa una dura punizione, come se avesse fatto la cosa più grave del mondo. In questa occasione Nucini capisce come funziona il gioco, e comprende i meccanismi del “sistema”, che ti stritola se non sei amico, né amico degli amici.

Un rigore contro la Juve è stato la rovina della carriera di Nucini, almeno secondo la narrazione dello stesso ex arbitro. E noi, prima di passare all’analisi più dettagliata dei suoi rapporti con Facchetti, alla base del dossier Ladroni, dobbiamo partire proprio da qui, da questo autoritratto di Nucini vittima del sistema. Ci serve a inquadrare il personaggio, a conoscerlo meglio.

È dunque davvero una vittima del sistema, l’arbitro Nucini, oppure gli piace semplicemente rappresentarsi così? Bisogna partire dalle origini. Danilo Nucini nasce a Ravenna il 22 agosto 1960, e debutta come arbitro di serie A il 10 maggio 1998, arbitrando la partita Sampdoria – Lecce. Un debutto all’età di 37 anni e 8 mesi va considerato un debutto piuttosto tardivo, come è possibile osservare facilmente, confrontando l’età al debutto in A di altri arbitri attivi nello stesso periodo (Paparesta 28 e 11 mesi; Rizzoli 30 e 6 mesi; Racalbuto 31 e 5 mesi; Tombolini 32 e 6 mesi; De Santis 33; Trefoloni 30 e 4 mesi, e si potrebbe andare avanti ancora a lungo).

Cosa significa un debutto così tardivo? Essenzialmente due cose: guardando al futuro, che difficilmente, in ogni caso, Nucini poteva ambire ai massimi livelli del mondo arbitrale; guardando al passato, che la sua carriera arbitrale ha cominciato ad incontrare dei problemi ben prima del fatidico rigore fischiato contro la Juve. E in effetti lo stesso Nucini ha ammesso di avere avuto rapporti pessimi con tutti i designatori arbitrali incontrati sulla sua strada: da Paolo Casarin (fino al 1997) a Fabio Baldas (1997-1998) per finire al duo Bergamo – Pairetto (a dire il vero Paolo Bergamo è l’unico che un po’ si salva, nel racconto di Nucini).

Già durante il primo anno nella CAN di A e B Nucini si fa sospendere per un mese dal designatore Casarin, tra novembre e dicembre 1996, per avere concesso un’intervista non autorizzata. Una sospensione che, ovviamente, Nucini reputa ingiusta (si sarebbe trattato soltanto di una pubblicità per il corso per arbitri organizzato dalla sua sezione; a Nucini venivano però rimproverate anche critiche allo stesso presidente della sezione). È solo un episodio; ma i rapporti dell’arbitro bergamasco con i designatori e i colleghi si mantengono costantemente tesi e difficili, anche prima del rigore assegnato al Bologna al Delle Alpi. E questo trova preciso riscontro in una carriera di scarso livello. Dopo il già ricordato debutto in A, Nucini arbitra solo in B per tutta la stagione 1998-1999, mentre nella stagione 1999-2000 arbitra soltanto 5 partite di A.

La fatidica Juventus – Bologna del 14 gennaio 2001 è soltanto la sua undicesima presenza nella massima serie; magro bottino a quasi tre anni dall’esordio, e dopo quattro stagioni e mezza nella CAN di A e B. Non c’è dubbio, comunque, che il suo arbitraggio quel giorno gli costò parecchie critiche. Del trattamento estremamente duro riservato a Nucini dai designatori dopo questa partita parla già il 17 dicembre 2003 l’ex arbitro Bonfrisco, intervistato da Repubblica (testo integrale qui ). Le critiche a Nucini, forse, non sono nemmeno tanto immotivate. Il Corriere della Sera, parlando della partita, lo definisce “il peggiore in campo”, peraltro accusandolo di essere stato casalingo prima della compensazione del rigore concesso al Bologna (testo integrale qui). Ma qui non ci interessa tanto entrare nel merito delle decisioni arbitrali. Più importanti sono le conseguenze di questa partita.

A Mensurati Nucini racconta di essere stato “squalificato” per quattro domeniche. Parlando al processo, precisa: quaranta giorni di stop totale. Facciamo qualche calcolo. Juventus – Bologna, come detto, si gioca il 14 gennaio 2001. Nucini torna ad arbitrare l’11 febbraio, in serie B (Salernitana – Monza). Dunque lo stop totale non è di quaranta giorni, ma di poco meno di un mese. Forse Nucini si è dimenticato di questa partita arbitrata in serie B, e fa riferimento al ritorno in serie A: in effetti dopo circa quaranta giorni Nucini torna in A, il 25 febbraio, per arbitrare la partita Inter – Udinese cui si è già fatto riferimento nel corso di questo articolo (e durante la quale, comunque, si mostrerà a detta delle cronache dell’epoca “mediocre” e “tremebondo”; si veda ad esempio il pezzo di Repubblica sulla partita disponibile integralmente qui).

Ora, per valutare correttamente la portata di una sospensione, bisogna anche valutare la frequenza di una determinata attività prima della sospensione stessa. Se un arbitro è tutte le domeniche in serie A, un allontanamento di quaranta giorni costituisce in effetti una punizione di portata rilevante. Ma, come abbiamo visto, Nucini non arbitrava spesso in serie A. Il 1 novembre 2000 arbitra Lecce – Napoli, e poi deve aspettare venticinque giorni per tornare nella massima serie, con Juventus – Verona del 26 novembre. Il 10 dicembre dirige Roma – Udinese, e successivamente, dopo un mese e quattro giorni, la fatidica Juve – Bologna (ma c’è in mezzo la pausa natalizia).

Insomma, uno stop c’è, e del resto segue commenti giornalistici non certo positivi a proposito dell’arbitraggio; ma niente di clamoroso. Tanto più che il rientro di Nucini in serie A avviene non in uno scontro mediocre di bassa classifica ma, come abbiamo visto, con la partita Inter – Udinese. Vabbè, era l’Inter di Tardelli, appena buttata fuori dall’UEFA ad opera dell’Alaves. Ma San Siro è pur sempre San Siro.

Ancora più eclatante è la successiva designazione di Nucini in serie A. L’11 marzo 2001 gli tocca tornare al Delle Alpi per Juventus – Reggina. Cioè, un arbitro che assegnando un rigore contro la Juve si è guadagnato un lungo stop e l’odio del “sistema” viene mandato dopo nemmeno due mesi ad arbitrare nuovamente una partita della Juventus. Molto strano, davvero. Forse Nucini, nella sua ricostruzione, ha un po’ esagerato l’importanza di quel rigore concesso al Bologna. Non è stato quell’episodio a stoppare la sua carriera; se ebbe un ruolo, si accompagnò comunque a numerosissime concause.

Una carriera in tono minore

In effetti, è soltanto dopo la partita Juventus – Reggina che la carriera di Nucini conosce forse il definitivo salto di qualità in negativo. Leggiamo ancora la cronaca del Corriere: Giancarlo Padovan scrive che la Reggina avrebbe di che lamentarsi dell’arbitraggio di Nucini, “buon amico di tutte le grandi”; la sua direzione, come in Juve – Bologna, è stata marcatamente casalinga, con troppi falli fischiati ai calabresi (testo integrale qui). Repubblica aggiunge che la Reggina poteva reclamare per alcune decisioni arbitrali; ma che, nello stesso tempo, era solo per la benevolenza dell’arbitro che i calabresi avevano finito in 11 (testo integrale qui). Anche secondo la Gazzetta Nucini “sbaglia molto” (testo integrale qui).

In quella stagione gli toccano soltanto altre due partite di A, però su campi decisamente meno affascinanti di quelli calcati fino a quel momento (Bari – Perugia e Brescia – Vicenza). Durante la stagione successiva (2001-2002) Nucini vede la A soltanto due volte. È a questo punto che l’arbitro bergamasco si convince definitivamente di essere un emarginato, una vittima del sistema. Il rigore contro la Juve gli è costato l’oblio. Eppure, come abbiamo visto, i suoi arbitraggi erano spesso contestati, ma casomai per l’eccessivo “rispetto” per le grandi, e la tendenza a una gestione casalinga. Nelle tre partite della Juventus arbitrate da Nucini i bianconeri ottengono tre vittorie; più che un nemico da emarginare, avrebbero dovuto considerarlo un portafortuna.

Nella stagione 2001-2002, dunque, Nucini arbitra soltanto due partite di serie A, e non certo di altissimo livello (Parma – Lecce e Verona – Fiorentina). In compenso si segnala, ancora una volta in negativo, in serie B. In Napoli – Ancona nega un rigore netto ai partenopei, e viene definito “modesto” (qui la cronaca da Repubblica). In Salernitana – Ancona non vede un gol malgrado il pallone fosse nettamente entrato, e compensa successivamente concedendo un rigore generoso. In Napoli – Bari sono i pugliesi a lamentarsi, per l’espulsione di Neqrouz e il rigore decisivo concesso ai partenopei. Nucini, però, è ancora convinto che siano l’ostilità del “sistema”, e quel vecchio rigore assegnato contro la Juve, a negargli palcoscenici più importanti. Tanto più che durante la già citata Napoli – Ancona Nucini si era ritrovato negli spogliatoi nientemeno che Luciano Moggi, venuto a salutarlo; e lui aveva segnalato questa presenza inopportuna, in maniera informale, ai designatori.

Durante questa stagione ai margini Nucini formula una sua personale teoria sull’andamento delle carriere degli arbitri: chi sbaglia a favore della Juventus arbitra in serie A, chi sbaglia contro la Juventus arbitra in serie B. Conta poco che lui stesso, l’anno precedente, abbia invalidato la teoria, sbagliando contro la Juventus e rimanendo ad arbitrare in serie A, anzi, tornando ad arbitrare la stessa Juventus. Nucini è convintissimo, e annota scrupolosamente tutti gli errori a favore della Juve che sono valutati positivamente dai designatori, e tutti gli episodi contrari alla Juve che segnano negativamente le carriere arbitrali. Questo memoriale, del resto, lascia il tempo che trova, visto che si basa su valutazioni del tutto soggettive dello stesso Nucini, e che per di più lo stesso ex arbitro ha ammesso di avere selezionato solo gli episodi che rafforzavano la sua teoria, trascurando tutto il resto.

Ci sarebbe da sorridere, se non fosse che altri ben più titolati, in questa storia, si sono serviti esattamente dello stesso “metodo investigativo”. Un metodo che, ci si permetta una parentesi, è assolutamente geniale, e garantisce risultati sicuri. Se ci mettessimo ad annotare scrupolosamente tutti gli errori arbitrali a vantaggio del Chievo, oscurando qualsiasi altro episodio del campionato, potremmo persino dimostrare che il Chievo è favorito dal “palazzo”.

1. continua

Link: seconda puntata della storia!

Annunci

8 pensieri riguardo “Calciopoli: la storia di Nucini (1)

  1. Mi sembra molto chiara la fede calcistica di chi ha scritto questo articolo. La parte su Facchetti del tutto inutile e scritta solo per mettere pepe e dubbi ai lettori, poiché in pratica parla del nulla, in quanto le origini di due persone non ne determinano per forza un’amicizia ne tantomeno si evincono strani rapporti tra l’arbitro e Facchetti. La dimostrazione sta nel fatto che non vi sono presenti dati che dimostrano favoreggiamento da parte dell’arbitro all’inter. Non mi dilungo, mettere in discussione la bravura di un arbitro è lecito, ma far passare un testimone di giustizia, per una sentenza che gli ha poi dato ragione, per un incompetente e a questo punto bugiardo, mi sembra alquanto ingiusto.

    Mi piace

  2. Ciao Anonimo, ma hai letto tutte e quattro le parti di questa storia? Se le leggi, capirai che è impossibile parlare di Nucini senza parlare dei suoi rapporti con Facchetti, perché è proprio questo rapporto con Facchetti a spingerlo a diventare un “testimone di giustizia” come dici tu. Se Nucini fa interviste in cui dichiara di avere avuto rapporti di lunga data con Facchetti, è lui a mettere pepe e dubbi ai lettori.
    Su un punto devo correggerti: in realtà le sentenze non danno affatto ragione a Nucini, anzi lo hanno considerato tutte un testimone inattendibile (in questo stesso articolo trovi anche l’indicazione delle pagine della sentenza in cui si dice questo).

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...