Calciopoli: la storia di Nucini (2)

Hai perso la prima puntata? Leggila qui.

Il “cavallo di Troia”

Al termine della stagione 2001-2002, che per Nucini, come abbiamo visto, è fatta di arbitraggi mediocri e acquisita “consapevolezza” sui guasti del sistema, i rapporti fra l’arbitro e Facchetti, già avviati, come abbiamo visto, a seguito della partita Inter – Udinese del febbraio 2001, conoscono un salto di qualità. Se prima ci si limitava allo scambio di confidenze sull’andamento del calcio e del mondo arbitrale, adesso Nucini si reca nell’ufficio di Facchetti con i suoi appunti fra le mani; le “prove” delle interferenze del “sistema”.

Danilo Nucini
Danilo Nucini

Incalzato dall’avvocato Prioreschi nell’udienza del 26 maggio 2009 a proposito della sua frequentazione, da arbitro in attività, con il dirigente interista, Nucini risponde così:

nucini 5Un dirigente calcistico può avere rapporti con un arbitro, se tra i due c’è anche un rapporto di amicizia; questo sembra essere il bizzarro Nucini-pensiero. Va detto, a scanso di equivoci, che Nucini arbitra in tutta la carriera una sola partita ufficiale dell’Inter, la già menzionata Inter – Udinese del 2001. Difficile rintracciare le statistiche relative all’impiego di Nucini come quarto uomo; al processo è emerso che ricoprì questo ruolo durante Inter – Parma, nel settembre 2004, e forse durante altre partite della stessa stagione. Possiamo aggiungere anche l’arbitraggio di un paio di amichevoli: Inter – Watford del 31 luglio 2001 (Trofeo Pirelli) e Inter – Stoccarda del 29 luglio 2003 (Sud Tirol Cup). Ma comunque non è questo il punto. E poi, il tribunale di Napoli ci ha spiegato ampiamente che per aiutare una squadra non è necessario arbitrare le sue partite: ci sono le partite con i diffidati da ammonire o non ammonire, ci sono le squadre rivali, e così via. Il punto, comunque, non è il possibile aiuto fornito in una singola partita, ma la stessa esistenza di un rapporto consolidato tra un dirigente di club e un arbitro in attività, rapporto che Nucini definisce di confidenza e di amicizia; in mancanza dell’opinione di Giacinto Facchetti, dobbiamo però rilevare che l’esistenza di un rapporto quantomeno di frequentazione è confermata con varie sfumature da numerose testimonianze, a partire da quelle di Gianfelice Facchetti e Massimo Moratti. Tale rapporto, a mio parere, è reso ancora più inquietante dal fatto che, almeno in questa fase iniziale, Nucini non porta a Facchetti alcuna prova concreta dell’esistenza di un “sistema”, ma soltanto le sue elucubrazioni e le sue frustrazioni personali. Sospettando che qualche suo collega abbia amicizie illecite in qualche club, Nucini cerca insomma di rimediare mettendo in atto esattamente la stessa cosa che rimprovera agli altri.

Non conoscendo la versione di Giacinto Facchetti, non possiamo sapere di preciso come il futuro presidente interista giudicasse gli sfoghi di Nucini, e se si fidasse pienamente di lui. Secondo il giornalista Fabio Monti, amico personale di Facchetti, e anche lui testimone al processo di Napoli, il dirigente interista non riusciva a decifrare bene il personaggio. Secondo Gianfelice Facchetti, invece, Nucini aveva fatto parte del “sistema”, e si era presentato a suo padre perché desideroso di uscirne (ma Facchetti jr si riferisce a un periodo successivo, nel 2003).

Ad ogni modo, sembra plausibile che i rapporti tra Facchetti e Nucini possano avere conosciuto un salto di qualità proprio nell’estate 2002. L’Inter aveva appena perso uno scudetto in maniera rocambolesca, il famoso 5 maggio; e sappiamo quanto fosse difficile, da quelle parti, accettare il verdetto del campo. Nucini, da parte sua, aveva trascorso una stagione ai margini della CAN. Entrambi avevano proprio in questo momento voglia di rivalsa e interesse ad agire. Inoltre, alla fine del 2002 viene commissionato a Tavaroli lo spionaggio di alcuni soggetti legati al mondo arbitrale; e diverse testimonianze, come sappiamo, collegano l’avvio di questa indagine proprio alle confidenze fatte da Nucini a Facchetti.

Continuiamo dunque a seguire il racconto di Nucini. A partire da questo incontro dell’estate 2002 l’arbitro decide, incoraggiato da Facchetti, di avvicinarsi agli uomini che considera parte del “sistema”, per stringere amicizia con loro. Deve agire, è la definizione che conia egli stesso, come un “cavallo di Troia” all’interno del mondo arbitrale; e riferire costantemente a Facchetti. Si tratta, ovviamente, di un’operazione molto riservata; e non mi sorprende, dunque, che Facchetti possa avere evitato di spiegare i dettagli della sua relazione con Nucini all’amico giornalista Monti e al figlio Gianfelice. Secondo Monti, Facchetti parlava di Nucini molto poco, e in maniera sfumata.

Nella prima parte della stagione 2002-2003 Nucini arbitra una sola volta in serie A (Piacenza – Empoli), ma a suo dire riesce a stringere un legame abbastanza ravvicinato con Massimo De Santis. Lo ritiene un uomo che gode di protezioni importanti presso i designatori; per questo motivo l’arbitro di Tivoli sarebbe riuscito a sopravvivere alla bufera post Juve – Parma del 2000.

Si arriva presto a uno degli episodi cruciali del racconto di Nucini. È la cena di Natale 2002; un incontro cui partecipano sia gli arbitri che i dirigenti dei vari club di A e B. Facchetti chiede a Nucini di indicargli chi è Mariano Fabiani. Soltanto che Nucini non sa letteralmente chi sia; quando lo domanda agli arbitri suoi vicini di tavolo, riceve reazioni stupite; Racalbuto risponde nervosamente. Il giorno dopo De Santis si trova in macchina con lui, e gli spiega (così almeno ricorda Nucini) che effettivamente Fabiani, che è il direttore sportivo della Triestina, è un suo amico, che avevano condiviso alcune esperienze lavorative come agenti della polizia penitenziaria, e che per arbitrare in serie A bisognava passare attraverso la raccomandazione sua e di Moggi.

Difficile ricostruire con precisione in che giorno si sia svolta questa cena natalizia. Ma va registrato che alla fine del 2002, secondo Tavaroli, viene commissionato il dossier su De Santis, Fabiani e Moggi. Potrebbe dunque esserci un collegamento fra le due cose; le rivelazioni del cavallo di Troia Nucini vengono utilizzate come base di partenza per l’indagine. Tutto sembrerebbe combaciare, almeno fino a questo punto. Però c’è una cosa strana: il primo a fare il nome di Fabiani, in questa storia, non è Nucini, ma Facchetti, che chiede improvvisamente all’arbitro di indicarglielo. Oltretutto il mandato assegnato alla Polis d’Istinto, come abbiamo visto (vedi il pezzo qui), contiene il nome di un altro dirigente vicino a Moggi, Luigi Pavarese, che non viene mai nominato da Nucini, almeno nelle sue deposizioni processuali (l’informatissimo Galdi scrive sulla Gazzetta, nel settembre 2006, che Nucini aveva fatto anche il nome di Pavarese; ma forse lo deduce proprio dal contenuto del dossier di Cipriani; qui il testo del pezzo di Galdi). Sembra, comunque, che Nucini sia uno strumento dell’inchiesta di Facchetti sul mondo arbitrale, ma non l’unico; e il futuro presidente interista sembra in grado di attingere informazioni anche da altre fonti.

A proposito del Dossier Ladroni commissionato a Tavaroli, rimane da dire ancora qualcosa, a partire dalla versione fornita da Massimo Moratti. L’ex presidente interista ha dichiarato di avere contattato Tavaroli per proteggere Facchetti da una eventuale trappola tesa contro di lui. Non si capisce bene quali fossero le paure di Moratti. Ma soprattutto c’è un dettaglio, in questa storia, che rende questa spiegazione improbabile. Tra i nomi degli spiati da Telecom e dalla Polis d’Istinto non compare, infatti, proprio il primo nome che ci si sarebbe aspettati, ossia quello di Danilo Nucini. Se c’è un arbitro che fa delle strane rivelazioni, e si vuole appurare se si tratta di una trappola, e si decide di realizzare un dossier e controllare alcuni personaggi, il primo da controllare è proprio Nucini; per vedere se è credibile, e se le sue dichiarazioni sono affidabili. Altrimenti, vuol dire che in Nucini, al momento dell’inizio dell’Operazione Ladroni, c’è piena fiducia.

Ovviamente per l’episodio della cena natalizia e per i suoi dettagli non abbiamo alcun riscontro; la domanda di Facchetti, la reazione di Racalbuto, la chiacchierata con De Santis sono tutti elementi del racconto di Nucini che possiamo solo registrare e valutare sulla base della verosimiglianza. Per esempio, personalmente mi lascia perplesso l’idea che De Santis potesse parlare con tanta disinvoltura dei suoi rapporti con Fabiani; se davvero lo fece, dovremmo ammettere che Nucini fu particolarmente efficace nel recitare il ruolo di cavallo di Troia.

I primi incontri con Mariano Fabiani

Lo stesso discorso relativo alla mancanza di riscontri vale anche per il successivo episodio del racconto di Nucini, quello del suo primo incontro con Mariano Fabiani. Il 16 marzo 2003 Nucini arbitra la partita Cosenza – Triestina, e Fabiani, come abbiamo detto, era all’epoca direttore sportivo dei friulani. Dopo la partita, secondo il racconto dell’ex arbitro, i due si incrociano all’aeroporto di Lamezia. Curioso che si debbano incontrare proprio a Lamezia, visto che poco tempo prima, il 24 febbraio, Nucini era stato proprio a Trieste per Triestina – Livorno. Comunque, Fabiani gli si presenta spontaneamente, gli promette la sua amicizia, e l’impegno per fargli ottenere un buon voto (malgrado la Triestina avesse pure perso la partita). In più, Fabiani comunica a Nucini tre numeri di telefono, sui quali l’arbitro poteva contattarlo in caso di necessità.

L’avvocato di Fabiani, Silvia Morescanti, ha prodotto al processo i documenti di viaggio della trasferta della Triestina a Cosenza, dai quali risulterebbe che Fabiani non volò in Calabria. Va aggiunto che Nucini, pur molto tardi, e dopo averli tenuti per sé per anni, ha indicato agli inquirenti, nel 2010, i numeri telefonici che gli sarebbero stati comunicati da Fabiani in questa occasione. L’analisi dei dati relativi a questi numeri ha rivelato che uno dei tre (quello con finale 583) era, nel 2003, un numero inesistente, essendo stato disattivato nel maggio 2002 e successivamente riattivato soltanto nel dicembre 2004 (qui la deposizione del maresciallo Ziino relativa a questi numeri; si veda in particolare la parte del controesame condotta dagli avvocati della difesa). O Fabiani è un tipo particolarmente distratto, oppure dobbiamo ammettere che su questo punto il racconto di Nucini scricchiola pericolosamente.

Mentre si introduce, a suo dire, nei meandri del sistema, Nucini continua comunque a segnalarsi in negativo sui campi di serie B. Nell’ottobre 2002 viene contestato duramente dal Napoli dopo la partita con il Verona: un’espulsione, un rigore contro molto contestato, un fuorigioco inesistente fischiato. Va menzionato, però, soprattutto l’arbitraggio di Messina – Genoa del 21 marzo 2003, per le reazioni furibonde dei genoani: due rigori concessi al Messina, l’espulsione ingiusta del genoano Mihalcea, 33 falli fischiati a favore dei siciliani, solo 9 a favore del Genoa. Questa la pagella dedicata a Nucini sulle pagine genovesi di Repubblica:

nucini 6Ancora, nell’articolo di commento, intitolato “All’inferno, spinti da Nucini” (testo integrale qui): «l’arbitraggio di Nucini è stato ottusamente contrario, persecutorio. E si fa fatica a credere che si sia trattato solo di una cattiva serata». Va notato che ds del Messina, a quell’epoca, era Luigi Pavarese, vecchio sodale di Moggi ai tempi di Napoli e Torino, che, come abbiamo visto, era controllato proprio in quei giorni da Telecom e Polis d’Istinto nell’ambito della redazione del Dossier Ladroni.

Qualche giorno dopo questa partita Nucini sostiene di avere ricevuto una telefonata dal suo nuovo “amico” Fabiani. Ricevuto, si intende, sul suo cellulare personale; una delle cose più curiose emerse dall’esame dell’arbitro bergamasco al processo di Napoli è proprio l’esistenza di un foglio, che veniva consegnato a inizio stagione ai dirigenti sportivi, e che conteneva gli indirizzi e i numeri di cellulare di tutti gli arbitri. Contattare un arbitro, per un dirigente calcistico, era la cosa più semplice del mondo, e avveniva molto più spesso di quanto si pensi.

Ad ogni modo, tornando al racconto di Nucini, lui e Fabiani prendono un appuntamento per un incontro a Bergamo, il 25 marzo 2003. In questa occasione Nucini avrebbe fatto nuovi passi avanti nella sua conoscenza del “sistema”, e parlato addirittura al telefono con Moggi. Secondo Nucini dopo questo incontro gli fanno arbitrare una partita di serie A, per dargli un segno di benevolenza; e cita Piacenza – Como, che però è del 2 marzo, prima pure dell’incontro all’aeroporto di Lamezia. Allora? Possibile che Nucini si sia confuso con Como – Perugia, che arbitra il 12 aprile. Ad ogni modo, anche per questo incontro vale il discorso fatto per l’incontro all’aeroporto; si tratta di un racconto privo di riscontri, e abbiamo solo la parola di un testimone che è stato giudicato inattendibile dal tribunale.

La cosa che mi pare strana, più che altro, è che Fabiani potesse incontrare Nucini, ma senza chiedergli mai nulla di specifico. Eppure Nucini arbitrava spesso in B, e la Triestina inseguiva il sogno della promozione in serie A. Nucini incrocia di nuovo Fabiani il 10 maggio 2003, per la partita Napoli – Triestina, ma i risultati sono disastrosi: l’arbitro fischia due rigori per il Napoli, che si garantisce una vittoria determinante per la corsa salvezza. Sul Messaggero del Veneto titolano così:

nucini 6

All’ultima giornata a Nucini tocca arbitrare in casa del Genoa, che l’aveva in passato, come abbiamo accennato, pesantemente contestato. I tifosi lo offendono, lui scrive tutto nel referto e fa multare la società. Preziosi commenta: è la piccola vendetta di un piccolo uomo.

Lui, intanto, è ancora convinto che sia quel vecchio rigore assegnato contro la Juve a frenare la sua carriera, incurante delle continue polemiche scatenate dai suoi arbitraggi. E c’è da dire che dal presunto avvicinamento a De Santis, e poi dai presunti contatti con Fabiani, Nucini non sembra trarre alcun  giovamento, e la stagione 2002-2003 si conclude con 3 sole partite di serie A arbitrate. Non si era detto che bisognava essere amici di Fabiani per arbitrare in serie A? Va detto, almeno, che Fabiani non sembra prendersela più di tanto, per i rigori che affondano la Triestina a Napoli; e i rapporti con Nucini continuano.

Anche la stagione 2003-2004 di Nucini comincia però dalla serie B; l’amicizia con Fabiani, ammesso che sia vera, continua a non produrre alcun effetto. L’8 settembre 2003 l’arbitro viene designato per Livorno – Messina; e in quest’ultima squadra, nel frattempo, è approdato Fabiani come ds, scambiandosi la poltrona con l’altro dirigente “moggiano” Pavarese. Comunque, si sa già che la partita non si giocherà, perché le squadre di B sono intenzionate a protestare contro l’allargamento del torneo deciso in seguito al “caso Catania”. All’ultimo momento, però, il Messina decide di presentarsi, scatenando l’ira dei tifosi livornesi. Nucini, a suo dire, subisce pressioni sia dai designatori che da Fabiani per fare l’appello delle squadre, registrando la presenza del Messina (che sarebbe valsa, in caso di mancata presentazione del Livorno, la vittoria a tavolino; più tardi però l’intera giornata sarà annullata); per ragioni di ordine pubblico, irritualmente, Nucini fa l’appello lontano dallo stadio, presso lo spiazzo antistante un santuario. Va detto, però, che il Messina aveva tutto il diritto di presentarsi, anche all’ultimo momento, e che a guidare le mosse di Nucini sono le forze dell’ordine e le ragioni di ordine pubblico. Questa sarebbe stata, comunque, l’unica occasione in cui Nucini avrebbe ricevuto pressioni in favore di Fabiani. Peraltro, le cronache riportano anche una versione alternativa degli eventi, fornita dall’allora presidente del Messina Franza: secondo questa ulteriore versione sarebbe stato il Livorno la prima squadra a presentarsi e a farsi riconoscere dall’arbitro Nucini; e successivamente sarebbe stato lo stesso arbitro a convocare la squadra del Messina per l’appello (qui il testo di Repubblica).

Il successivo arbitraggio di Nucini, Palermo – Cagliari sempre in B, è ancora una volta contestato, sia dall’osservatore che dai designatori. Fabiani, però, telefona a Nucini e lo incoraggia: niente paura, ci pensa lui. A seguito di questo evento Nucini accetta di compiere l’ultimo passo, quello finale, del suo viaggio al centro del “sistema”: l’incontro con Moggi.

2. continua

Link: terza puntata della storia!

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9 pensieri riguardo “Calciopoli: la storia di Nucini (2)

  1. e la classica storia del toro che dice cornuto all’asino
    personaggio ambizioso ma senza le qualità per sfondare
    fa le stesse cose ed anche peggio ma il male é solo negli stessi attegiamenti degli altri
    Un vero interista nell’animo e nel pensiero
    se perdo non é mai colpa mia sicuramente hanno barato gli altri
    e questo é il classico attegiamento dei perdenti che non sanno assumersi le proprie responsabilità e cercano di scaricarle dul groppone di un altro

    1)I fatti da te raccontati dimostrano che la pseudo amicizia con Moggi e affigliati che garantiva
    la carriera era una favoletta metropolitana
    2)l’inchiesta richiesta da Moratti e Facchetti sulla combriccola romana gli si é ritorta contro
    perché ha solo dimostrato che non c’era niente di penalmente rilevante anzi hanno scagionato il De Santis ma stranamente a Napoli questo fatto non lo hanno preso in considerazione
    3)dal racconto si deduce che erano un sacco di chiacchiere ma di concreto il cavallo di TROIA
    non porta niente a parte illazioni e sensazioni
    4) la cosa strana é che a Napoli gli hanno creduto in toto
    anche se i fatti dimostrano il contrario

    sono riusciti a dimostrare che la cupola era composta da 4 persone al Massimo e che erano riusciti ad “INQUINARE” (chissà che cavolo vuol dire,)

    Francesco stai esaminando pezzo per pezzo tutti i fatti di Calciopoli ed arrivi sempre alle stesse conclusioni
    che tra il dire ( illazioni -sensazioni-sentimento popolare) e il fare ( i fatti riscontrati che smontano ogni qual volta il dire) c’é di mezzo il mare
    o non ci hai capito niente tu (e noi) e vedi le cose da tifoso (come me)
    o non ci hanno capito o non voluto capire una mazza a Napoli

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  2. Paolo hai ragione, preciso soltanto che a Napoli non hanno creduto a Nucini, lo avevo precisato nella scorsa puntata.
    Se ho deciso di analizzare la storia di Nucini è perchè dimostra comunque quanti veleni attraversassero il calcio italiano nei primi anni 2000; sono gli stessi veleni e gli stessi sospetti che hanno prodotto Calciopoli.
    A Napoli e in Cassazione hanno utilizzato termini generici come “inquinamento”, “sistema”, “atmosfera torbida” perchè sono generici, e loro non avevano alla fine nessun fatto concreto, anzi solo due: la telefonata della griglia di Moggi e l’utilizzo delle schede svizzere. Costruiscono tutto il loro castello basandosi su questi due fatti soltanto. Ma questo lo vedremo meglio con @felixarp che lunedì ci propone la sua lettura delle motivazioni della Cassazione su Giraudo.

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  3. Secondo il mio modesto parere gli hanno creduto eccome
    ed hanno anche creduto alla storiella di Zeman lo leggerai nelle motivazioni
    Sto seguendo un po’ qui e un po’ la la sentenza Giraudo
    dal poco che si é visto fino ad ora é la fotocopia di quanto hai scritto su Nucini
    un ammasso di parole per dire non c’é niente di concreto ma quel poco che c’é basta
    ed é dall’inizio che dico che essere dirigente di una grande società in Italia é mestiere molto ma molto rischioso basta che un concorrente metta in giro un paio di favolette
    e ti ritrovi dentro un processo di 10 anni e anche se dimostri che era una favoletta
    ti condannano lo stesso
    comunque sulla sentenza Giraudo attendo le analisi di Felix e ne discuteremo piu’ approfonditamente

    Su nucini mi sorprende solo il fatto che
    sotto giuramento ammette di avere rapporti con dirigenti del calcio a piu’ livelli
    riceve offerte di lavoro, va in sede, telefona, insomma fa tutto di quello di cui si accusa Moggi
    ma non lo fa per la procura ma lo fa per un concorrente e tutto questo a Napoli lo trovano normale nessuna denuncia, nessun capo di accusa,
    lui non non lede alla terzietà degli arbitri (o come cavolo si dice )
    francamente piu’ cercano di dare delle spiegazioni piu’ ci si rende conto che si é trattato di
    una trappola ben organizzata
    e che Auricchio non venga a dirmi che lo ha fatto per il bene del calcio
    lo ha fatto per il bene di qualc uno a discapito di altri

    in fondo oggi si puo’ dire quello che si vuole sulla juve offendere, mistificare, mentire,
    intercettare(inter) e chi piu’ ne he piu’ ne metta , tanto che se la juve prova a difendersi
    rischia di essere accusata di qual cosa (storia Conte il solo allenatore che non poteva non sapere) Juve-Roma dove a lettere cubitali si accusa l’arbitro e la juve di combine
    e la FGC trova tutto normale
    mah oramai bisogna ammettere che é una guerra persa per quanto riguarda il teorico
    ma di sberle sul campo negli ultimi anni ne hanno preso a sufficienaza e non é finita,
    quanto deve far male dover constatare che i fatti sul campo stanno smentendo totalmente le loro teorie accusatorie , e non hanno neanche piu’ il capro espiatorio moggi per le loro sconfitte
    con chi se la pigliano adesso?????con Marotta e paratici ???

    Piace a 1 persona

  4. In un certo senso hai ragione, Paolo, perchè ufficialmente non hanno creduto alla testimonianza di Nucini, però i sospetti che hanno portato all’inchiesta “privata” di Nucini sono gli stessi che hanno portato a Calciopoli… in pratica sono sempre gli stessi sospetti che girano, girano, finchè non arrivano alla procura di Napoli e finalmente producono frutto.
    Nella quarta puntata di questa serie vedremo che ci sono almeno un paio di partite arbitrate da Nucini che potevano anche diventare capi d’imputazione, ma come sappiamo gli inquirenti hanno seguito un solo teorema e non hanno tenuto conto di tutto ciò che andava fuori dai loro schemi; oltretutto ho l’impressione che abbiano risparmiato capi d’imputazione a quelli che hanno fatto i testimoni d’accusa (penso anche a Manfredi Martino, un altro che secondo me non l’ha contata giusta).

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  5. già come mai hanno seguito un solo teorema ??
    é le domanda che vorrei fare a Auricchio
    e un altra domanda la vorrei fare ai giudici,
    di sentenza in sentenza riscrivono sempre gli stessi teoremi
    che ai riscontri si sa non sono mai realmente accaduti
    lo spogliatoio
    le ammonizioni
    i sorteggi
    e le schede che potevano intercettare ma non lo hanno fatto
    per arrivare alla conclusione che il calcio era inquinato
    e per questo ci volevano 10 anni di processo fino ad arrivare a prescrizione ???

    Cosa hanno voluto dimostrare con tutta sta farsa che solo la juve “rubba”
    che le vittorie erano tutte rubbate??
    Che i titoli conquistati programmando e investendo sono titoli macchiati di un alone
    di sporco
    a che pro e a chi ha giovato ??

    Ma il silenzio assordante del Milan in questa vicenda é la cosa che piu’ stona
    almeno all’inter bisogna riconoscergli (anche se ha detto tantissime caxxate)
    che nel bene o nel male la faccia c’é la messa

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