Calciopoli: la storia di Nucini (3)

Leggi qui la prima puntata e qui la seconda puntata.

L’incontro con Moggi

Siamo arrivati alla data del 25 settembre 2003, data cruciale nella storia di Nucini. Il racconto dell’ex arbitro, a questo punto, deve essere seguito passo passo, perché contiene alcuni elementi poco comprensibili e addirittura surreali. Il primo passo è l’appuntamento con Mariano Fabiani, sull’autostrada Torino – Milano, all’uscita di Greggio. Qui Nucini scende dalla sua macchina, sale su quella di Fabiani, e i due si dirigono al primo centro abitato. Fabiani si ferma al bancomat, e Nucini va a fare una ricarica telefonica. Però le ricariche da grattare non sono in vendita; allora scende dall’auto Fabiani e fa lui la ricarica; di quale numero non si capisce. Quindi i due tornano all’uscita di Greggio, e Nucini torna sulla sua macchina. Il significato di questa prima parte del racconto appare del tutto oscuro. Ma andiamo avanti.

Danilo Nucini
Danilo Nucini

A questo punto Nucini e Fabiani, ognuno con la propria auto, si recano a Torino. L’appuntamento è all’Hotel Concord, in via Lagrange. Qui i due entrano in una camera, e dopo un po’ li raggiunge Luciano Moggi, che davanti a Nucini telefona ai due designatori, proponendo loro di valorizzarlo. Quindi Moggi se ne va, e Fabiani consegna a Nucini una scheda telefonica del gestore TIM. Questa la testimonianza dell’ex arbitro al processo di Napoli:

nucini 7La raccomandazione di non usare questa scheda per telefonate diverse da quelle con Fabiani è perfettamente comprensibile. In effetti, l’aspetto più curioso della rete di sim successivamente ricostruita dai carabinieri (le famose svizzere, sulle quali potete consultare una serie di articoli sul nostro blog, qui, qui, qui e qui) sta proprio nel fatto che gli utilizzatori chiamano spesso parenti e amici, rendendo di fatto del tutto inutile l’utilizzo di sim riservate.

Invito però a prestare attenzione alle parole che Nucini riferisce subito dopo, in relazione alle cellule. Non si capisce bene cosa voglia dire l’ex arbitro. Forse si riferisce alle celle telefoniche che sono agganciate da tutti i telefoni cellulari sul territorio. E però, che genere di precauzione può essere, quella proposta da Fabiani? Nessuno può decidere a quale cella agganciarsi, perché dipende dal luogo in cui si trova di volta in volta il telefono. I carabinieri ricostruiscono la rete delle schede svizzere proprio attraverso le celle agganciate dalle varie schede; ma soltanto tra il 2006 e il 2007. Fabiani non è un profeta, e non poteva certo immaginare anni prima questo sviluppo investigativo. Credo che le parole di Nucini sulle cellule abbiano perciò una sola spiegazione: parlando al processo nel 2009, Nucini conosce il lavoro di ricostruzione dei carabinieri basato sulle celle, e per questo motivo, del tutto anacronisticamente, si immagina un Fabiani preoccupato delle celle già nel 2003. È una nostra ipotesi, ovviamente; e invitiamo i lettori a proporne altre alternative per spiegare le parole di Nucini. Se la nostra ipotesi, però, è valida, essa implicherebbe una cosa molto grave, ossia che Nucini avrebbe “arricchito” i suoi ricordi con notizie dell’inchiesta Calciopoli emerse molto tempo dopo i fatti che sta narrando.

È un rischio che si è corso costantemente, nel processo Calciopoli. Sembra difficile che la memoria di testimoni sentiti tra il 2009 e il 2011 non sia stata influenzata, anche inconsciamente, da tutte le notizie emerse sui giornali a partire dal maggio 2006, destinate a mescolarsi inestricabilmente ai ricordi “veri”, o magari solo a rideterminarne il significato e l’interpretazione. Nucini è stato interrogato per la prima volta dall’Ufficio Indagini della FIGC il 12 ottobre 2006, dopo mesi di campagna di stampa su Calciopoli (oltre che dopo i processi sportivi dell’estate); e dai carabinieri solo il 23 settembre 2007. Peraltro i due verbali di questi interrogatori, che purtroppo non sono disponibili sul web, sono in gran parte identici; cosa che è stata evidenziata come molto curiosa dall’avvocato di Moggi Prioreschi. Va anche aggiunto che Nucini afferma di essersi preparato alla testimonianza processuale leggendo un file di 250 pagine di appunti preparati ad hoc; una sorta di diario, a quanto pare.

A proposito di problemi di memoria, è assolutamente necessario affrontare un problema che tanto ha fatto discutere (si veda ad esempio questo interessante articolo da www.ju29ro.com). Parlando in TV (qui la trasmissione completa), Giuliano Tavaroli ha affermato che a fine 2002, quando gli commissionarono il dossier Ladroni, Facchetti e Moratti gli parlarono anche dell’incontro fra Nucini e Moggi. Ma come è possibile, se l’incontro è datato dall’arbitro soltanto a settembre 2003?

C’è per forza qualcuno che inventa, o quantomeno fa confusione. Mi sento di escludere che Nucini abbia fatto semplicemente confusione con le date. Il suo racconto è in sé coerente, collegato a partite arbitrate sia prima che dopo, e non c’è a mio parere alcuna possibilità di retrodatare semplicemente di un anno gli eventi. Non so se Nucini ha mai incontrato Moggi, ma se davvero l’ha incontrato può averlo incontrato solo quando dice lui, ossia a settembre 2003.

A mio parere è possibile che Tavaroli abbia fatto un po’ di confusione con le date. Forse nel 2002 Moratti e Facchetti gli parlano soltanto in modo generico delle confidenze di Nucini, del memoriale sul 2000-2001 e del legame appena stretto dal “cavallo di Troia” con De Santis. Poi, visto che effettivamente l’attività “investigativa” della dirigenza interista non si arresta con la redazione del dossier Ladroni, è possibile che Tavaroli, in un nuovo incontro a fine 2003, abbia ascoltato il racconto dell’incontro Nucini – Moggi da Facchetti o da Moratti.

La versione di Facchetti non l’abbiamo ed è veramente un peccato, perché avrebbe potuto chiarire tante cose. Massimo Moratti ha cercato di minimizzare in tutti i modi il suo rapporto con Tavaroli, cui avrebbe chiesto soltanto “una consulenza generica”. Tavaroli, invece, pur senza grande precisione cronologica, ha parlato di due aspetti della sua collaborazione con l’Inter per quanto riguarda il problema – arbitri: l’inchiesta commissionata ad Adamo Bove e alla Polis d’Istinto di Cipriani (Operazione Ladroni), attività che come abbiamo ripetuto più volte si svolge tra gennaio e marzo 2003; e poi i consigli forniti a Facchetti sulle possibili opzioni per attivare un’inchiesta della magistratura. Tavaroli, infatti, avrebbe proposto a Facchetti due opzioni: presentarsi in procura, oppure collaborare come confidente delle forze dell’ordine senza esporsi subito.

Ora, mi sembra lecito pensare che questi due momenti della collaborazione Tavaroli – Inter non siano contemporanei. Che senso avrebbe commissionare un’inchiesta illecita se si ha l’intenzione di sollecitarne una lecita? Non è logico fare insieme entrambe le cose. Ha senso, invece, promuovere un’inchiesta segreta e riservatissima quando si hanno in mano soltanto sospetti generici, non sufficienti per l’apertura di un’inchiesta seria (e questa mi sembra la situazione a fine 2002); e poi sollecitarne in qualche modo una ufficiale della magistratura quando si è convinti di avere in mano qualche prova e qualche testimonianza più pesante; e questo è possibile soltanto dopo il presunto incontro Moggi – Nucini, ossia a fine 2003. Non posso credere, infatti, che i dirigenti interisti abbiano scomodato la Bocassini per farle ascoltare le frustrazioni di Nucini per la sua carriera mancata; se si rivolgono alla Procura di Milano, è perché sono convinti di avere in mano qualcosa di più.

Qui siamo però già un passo avanti, rispetto al punto in cui è arrivato il nostro racconto. Alla Bocassini ci arriveremo nella prossima puntata. Mi sembra comunque possibile che Tavaroli abbia compresso, senza volerlo, in un unico momento eventi che invece si sono svolti lungo un arco di tempo più ampio. Dapprima l’inchiesta “informale” della Polis d’Istinto e della Security Telecom, basata sulle prime confidenze di Nucini, e poi, circa un anno dopo, la possibilità di una denuncia alla magistratura, dopo che nel frattempo il “cavallo di Troia” Nucini ha raccolto delle prove più concrete in relazione al “sistema”; in poche parole, dopo che ha incontrato Moggi.

In questo modo, a mio parere, si appianano abbastanza facilmente i problemi di cronologia di questa storia. Va però considerata un’altra possibilità, anzi, l’unica altra possibilità che abbiamo in piedi. Forse Nucini si è inventato tutto, e non ha mai incontrato Moggi. Qualche elemento, a mio parere, esiste pure a sostegno di questa tesi. Perché Moggi doveva preoccuparsi di incontrare personalmente un arbitro mediocre, vicino alla fine della carriera, e che arbitrava sempre in serie B? E perché non in un luogo sicuro e riservato, ma in un albergo, per giunta lo stesso albergo in cui la Juve svolgeva i ritiri, e dunque un luogo ben noto a tifosi e appassionati? Va aggiunto che secondo Gianfelice Facchetti, che ha riferito i racconti del padre, all’incontro torinese sarebbero stati presenti non solo Moggi e Fabiani, ma anche Pairetto e De Santis. Questa versione mi sembra ancora più inverosimile di quella di Nucini, perché non si capisce proprio per quale motivo tutti questi personaggi avrebbero dovuto muoversi per un incontro del genere. E però l’esistenza di versioni diverse e inconciliabili sullo stesso incontro non è un bel segnale, per la credibilità dell’incontro stesso.

La sim segreta

Bisogna parlare anche della scheda sim (gestore TIM) che Fabiani avrebbe consegnato a Nucini. Anche in questo caso, Nucini ha tirato fuori il numero soltanto nel 2010, dopo che in precedenza aveva dichiarato di avere consegnato quel numero a Facchetti, ma di non averlo annotato per sé. La tempistica della rivelazione del numero è dunque sospetta. Nucini dice di non avere parlato subito per pudore, per onorare la memoria di Facchetti; del resto è difficile capire in che modo, comunicando il numero fornito da Fabiani, Nucini avrebbe disonorato l’antico amico. Sembra che il rispetto per la memoria di Facchetti sia piuttosto una carta jolly che l’ex arbitro si gioca quando non riesce a rispondere in maniera convincente. Forse Nucini, è una ipotesi, aspetta a rivelare il numero perché vuole essere sicuro che non sia più possibile ricostruire il tabulato (in genere le compagnie conservano i dati per cinque anni); chissà, il tabulato avrebbe potuto raccontare una verità diversa dalla sua. Della sim, intestata a un medico napoletano, Francesco Bresciani, che si è detto del tutto ignaro, si è comunque appurato che fu attivata il 23 maggio 2003, e che si disattivò l’11 novembre 2004. Non è ben chiaro cosa si intenda con “attivazione” della sim; Nucini ha raccontato di averla ricevuta ancora imballata a settembre. Per quanto riguarda la disattivazione, le sim della TIM si disattivano automaticamente 13 mesi dopo l’ultima ricarica. Dunque l’ultima ricarica di questa sim deve essere avvenuta il 10 ottobre 2003.

Cosa ci fa Nucini con la SIM? Intanto, l’arbitro precisa di avere ricevuto solo una sim, e non un telefono. Soltanto in alcune occasioni, avendo ricevuto una richiesta in tal senso da Fabiani sul suo numero personale, Nucini carica la scheda sul cellulare e la utilizza per ricevere le chiamate del “sodale”. Qualche giorno dopo la presunta consegna, il 1 ottobre 2003, Nucini arbitra la partita Reggina – Salernitana di Coppa Italia, e aggiunge al suo già problematico curriculum un’ulteriore perla. Gli capita infatti di fischiare la fine del primo tempo con due minuti di anticipo (a suo dire, era ancora frastornato dall’incontro con Moggi). Quando già i giocatori sono negli spogliatoi il quarto uomo gli fa notare il problema, e così rientrano tutti in campo per disputare il singolare “recupero”. La cosa, ovviamente, gli procura i violenti rimproveri dei designatori; ma Fabiani lo chiama sullo scheda segreta, e lo tranquillizza: ci pensa lui.

Il 12 ottobre 2003 Nucini arbitra un’altra partita di serie B, tra l’Avellino e il Messina di Fabiani. Su questa partita si potrebbero dire tante cose. All’epoca, infatti, scoppia un piccolo caso, perché l’allenatore degli irpini Zeman rivela di avere ricevuto un sms prima dell’inizio dell’incontro, anonimo: «Voi quella partita la perderete». Durante l’incontro Nucini espelle due giocatori dell’Avellino, e concede due rigori al Messina. Le polemiche sono furibonde. Come avrete avuto modo di capire, questa è una costante di molte partite arbitrate da Nucini; anche se il commento della Gazzetta, in questo caso, sembra salvare parzialmente questo arbitraggio (si può leggere il testo integrale qui). Lo stesso arbitro ammette in tribunale che il suo errore più grave fu la mancata espulsione di un terzo giocatore campano. In questa occasione, però, va considerato il fatto che, a suo dire, Nucini era in contatto telefonico proprio con il dirigente del Messina Fabiani. Secondo Nucini, però, Fabiani gli telefona sulla sim riservata solo dopo la partita, per dirgli “ricordati chi sono gli amici” (telefonata che avrebbe un senso, eccome, prima della partita, mentre dopo ne ha poco; ma questo è solo un inciso). Peraltro, secondo la testimonianza di Gianfelice Facchetti, Nucini avrebbe confessato a suo padre di avere effettivamente arbitrato questa partita con l’intento di danneggiare l’Avellino; confessione, ovviamente, risolutamente negata da Nucini in aula.

In tutto questo, c’è da dire che Nucini, subito dopo avere ricevuto la sim, il 25 settembre, telefona a Facchetti, e promette di vederlo presto per raccontargli tutto. Però (malgrado i due siano entrambi bergamaschi!) questo incontro non si può svolgere se non in un momento imprecisato dopo il 12 ottobre. Nel momento in cui finalmente riesce ad incontrare Facchetti e a raccontargli tutto, Nucini butta via la sim che gli era stata consegnata da Fabiani, e sulla quale, almeno un paio di volte, aveva ricevuto delle chiamate. Come dicevamo prima, l’ultima ricarica della sim dovrebbe essere avvenuta il 10 ottobre 2003, ossia quando la sim è già da diversi giorni nelle mani di Nucini. Ma se l’arbitro dice di avere soltanto ricevuto un paio di telefonate su questo numero, perché viene effettuata una ricarica? E da chi?

E soprattutto, il punto che a giudizio di tutti è il più sconcertante, perché Nucini butta via la scheda? Dopo poco più di un anno da “cavallo di Troia”, egli aveva in mano non più soltanto i propri sospetti e le proprie frustrazioni, ma una vera prova decisiva. Per di più, c’era pure di mezzo una partita, Avellino – Messina, che Nucini era stato accusato di avere diretto in modo favorevole alla squadra di Fabiani; e analizzando la scheda si sarebbero potuti facilmente ricostruire i contatti telefonici con Fabiani a ridosso della partita. Insomma, Nucini aveva in mano gli elementi per incastrare facilmente quantomeno Fabiani; e chissà con quali altri sviluppi. E invece niente.

C’è un altro aspetto che appare parecchio inverosimile. Nucini dice che dopo aver gettato via la scheda non ha più alcun contatto con Fabiani. Ma come è possibile? Fabiani consegna a Nucini una scheda riservata, lui la getta via, e Fabiani non gliene chiede mai conto? Accetta che Nucini butti via la scheda senza nemmeno chiedergli perché? Su questo punto il racconto di Nucini è molto lacunoso, e mi sorprende che gli avvocati non l’abbiano incalzato a dovere.

A chiudere il discorso relativo alla sim, c’è un altro aspetto curioso da notare. Questo è un passaggio della testimonianza di Gianfelice Facchetti al processo di Napoli:

nucini 8Facchetti jr riferisce le cose che gli diceva suo padre, che le aveva ascoltate da Nucini. Ma se quest’ultimo racconta di avere ricevuto una sola scheda sim, e di averla ben presto gettata via, da dove trae Facchetti la notizia secondo cui Fabiani ogni tanto sostituiva le schede telefoniche ritirando le vecchie?  A mio parere, ci sono solo due possibilità. La prima è che Nucini abbia fornito a Facchetti una versione diversa, molto diversa da quella poi fornita al processo; una versione che lo vedeva coinvolto in maniera ben più ampia nel “sistema”. La seconda è che anche a Gianfelice la memoria possa avere tirato qualche brutto scherzo; per esempio, egli può essere venuto a conoscenza di testimonianze come quella di Romeo Paparesta, che ha parlato effettivamente di schede svizzere periodicamente sostituite, e avere sovrapposto (anche in questo caso, sia chiaro, involontariamente) questa informazione acquisita soltanto al tempo del processo Calciopoli ai suoi ricordi personali.

Un cd misterioso

A proposito dell’incontro di Nucini con Facchetti nella seconda metà di ottobre 2003, incontro durante il quale l’arbitro riferisce al dirigente interista dell’incontro con Moggi a Torino, va discusso ancora un ulteriore problema, relativo a uno dei tanti misteri di questa storia. Quando viene fuori la vicenda di Nucini, nel maggio 2006, si parla di un cd-rom in cui Facchetti avrebbe registrato, pare all’insaputa dell’arbitro, uno degli incontri. Secondo Luca Fazzo, che ne parla su Repubblica l’11 maggio 2006 (lo stesso giorno dell’intervista di Mensurati a Nucini citata nella prima puntata di questa storia; il testo dell’articolo di Fazzo si può leggere qui) questo cd non è mai stato consegnato alla giustizia sportiva né alla magistratura ordinaria, e non si sa che fine abbia fatto. Il giornalista di Repubblica, comunque, conosce alcune indiscrezioni relative al contenuto della conversazione registrata: “secondo quanto risulta a Repubblica” vi si parlerebbe della sudditanza del mondo arbitrale nei confronti dei poteri forti e della GEA, ma anche dei contatti fra Nucini, De Santis e Fabiani, dell’incontro con Moggi a Torino, e della consegna della scheda. La registrazione, data questa elencazione di argomenti, deve essere datata proprio a ottobre 2003, se non in un momento ancora successivo.

Già l’11 maggio 2006, dunque, il giornalista Luca Fazzo conosce nelle sue linee generali tutto il racconto di Nucini, che lo stesso arbitro comincerà a rivelare pubblicamente soltanto alcuni mesi dopo, a partire dall’interrogatorio davanti agli organi della giustizia sportiva del 12 ottobre 2006 (nell’intervista concessa a Mensurati non c’è alcun accenno a Moggi o Fabiani). Non solo, ma lo stesso giornalista fa sapere che è da almeno un anno, che è informato su questa storia; scrive infatti che “un anno fa, Repubblica interpella sulla vicenda Giacinto Facchetti, che rifiuta qualunque dichiarazione”. Come fa Luca Fazzo ad essere così informato sui dettagli del caso Nucini? A confronto, si può citare il fatto che il Corriere anticipa il nome di Nucini già il 10 maggio, ma in un breve trafiletto che non contiene nessuno dei dettagli noti a Repubblica, né tantomeno la storia del cd (il testo si può leggere qui).

Su questo punto gli amici di www.ju29ro.com hanno realizzato un vero e proprio scoop, rivelando che il giornalista Fazzo era nientemeno che un amico personale di Giuliano Tavaroli (l’articolo si può leggere qui). Sembra dunque fin troppo facile fare due più due. Nucini ha raccontato a Facchetti nel 2003 la storia che solo a partire da ottobre 2006 comincerà a raccontare agli inquirenti (mentre tra il 2003 e il 2004 si rifiuta di riferirla alla Bocassini, pur appositamente convocato, come vedremo). Facchetti, a sua volta, rivela i dettagli di quel racconto a Tavaroli, che agisce da consigliere e probabilmente, attraverso i propri contatti ad alto livello, sollecita l’azione della procura di Milano. Successivamente, nel 2005, o forse anche prima, lo stesso Tavaroli spiffera la storia di Nucini all’amico giornalista, che la tiene da parte in attesa di tirarla fuori al momento giusto. Ma il cd? Esiste o no? E perché Tavaroli, se davvero è lui la fonte di questa notizia, non ne ha mai parlato dopo il 2006 (ne avrebbe parlato in un interrogatorio dell’ottobre 2006 secondo quanto riferito sempre da Mensurati su Repubblica il 21 dicembre 2006, articolo consultabile qui)?

Gianfelice Facchetti, nel 2010, ha tirato fuori il cosiddetto “memoriale”, ossia alcuni fogli scritti a mano dal padre (ma non firmati, dettaglio tecnico che ha impedito che fossero acquisiti dal tribunale di Napoli) e relativi alla sua esperienza da presidente interista. C’era anche un foglio di appunti legati ai racconti di Nucini; ma delle registrazioni nessuna traccia. E lo stesso Gianfelice ha affermato di non sapere nulla di tali registrazioni. Se esistono, potrebbero confermare in qualche modo la genuinità del racconto di Nucini. Oppure potrebbero rivelare una versione diversa di alcuni degli eventi; quantomeno risolvere alcuni problemi originati dal contrasto fra la testimonianza di Facchetti jr e quella dell’ex arbitro. Cosa ha detto veramente Nucini a Facchetti? Non lo sappiamo, e non sappiamo nemmeno se queste registrazioni siano mai esistite. Tutto quanto precede il 2006 (inchiesta archiviata della Bocassini, racconti a Facchetti) sembra destinato a rimanere nell’oscurità. Va registrato, comunque, che né l’Inter né Facchetti (che all’epoca era ancora vivo) dicono nulla a proposito delle indiscrezioni riferite da Repubblica l’11 maggio 2006, e non smentiscono la storia dei rapporti tra Nucini e il presidente nerazzurro, e nemmeno il particolare del cd.

3. continua

Link: la quarta e ultima puntata della storia!

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13 pensieri riguardo “Calciopoli: la storia di Nucini (3)

  1. Nucini:…”le cellule, mi raccomando questo telefono deve essere usato solo per telefonarci tra me e te” Io sono uscito , ho preso la mia macchina, in autostrada ho chiamato giacinto,

    mi pare un buon motivo per considerare il teste non credibile…altrimenti qui ce n’è abbastanza per passare guai seri.

    ps quando ho scritto che il processo Bergamo non si farà intendevo dire che in realtà lo si è volutamente messo da parte. Ho l’impressione che Bergamo abbia qualche asso da giocarsi del tipo ” se vado a fondo io, non ci vado da solo” altrimenti il fatto che non si sia più fatto nulla ha del pazzesco.

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  2. In realtà va precisato che Nucini chiama a Facchetti dal suo telefono personale; la scheda che gli ha consegnato Fabiani (una scheda sim soltanto, non un telefono) la inserisce all’interno del suo telefono solo in alcune circostanze. Questo, almeno, è il racconto di Nucini.
    Per quanto riguarda Bergamo, la questione che ha portato all’annullamento del suo processo riguarda, a quanto ho capito, una mancata concessione di legittimo impedimento al suo avvocato che ha avuto una gravidanza difficile… vero, o solo un escamotage per tirarlo fuori, non lo so. Ma a questo punto conta poco.

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  3. Nucini chiama Facchetti (che non è designatore) mostrando un rapporto assai confidenziale, più di altri sanzionati.
    Quello di Bergamo è sicuramente un escamotage però mi puzza molto il fatto che il processo per lui non sia più ripartito. Sarò malfidente io :-)))

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  4. Innanzitutto mi complimento con il lavoro svolto fin ora, devo ancora leggere la 4° parte, l’impressione è che Nucini sia attendibile quanto Ferruccio Mazzola e alterni cose vere a fatti inventati. Ad ogni modo per lui, per la partita Avellino Messina, ci sarebbero tutti gli estremi per una condanna ma lui nega e fa bene. Per il momento si può dire che Nucini abbia cercato di infiltrarsi nel sistema per farsi difendere dai suoi arbitraggi scarsi in cambio di difesa mediatica e non solo, il che non è poco. Atri, con arbitraggi più decenti, hanno fatto, aiutati dal sistema, una bella carriera, vedi De Santis e Trefoloni.

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  5. Per quanto riguarda Bergamo, penso che non ci siano complotti per l’annullamento del suo processo ma che sia tutto in regola, ad ogni modo mi ha stupito il fatto che, questo lo hai raccontato tu nei precedenti articoli, tutti i direttori sportivi avevano i foglietti con i numeri telefonici degli arbitri, il che significa che la Federazione permetteva, anche se il tutto sarebbe contro legge, che si interloquisse con gli arbitri privatamente. Questo rende ancora meno grave il rapporto con le schede svizzere e fa si che Moggi, se Prioreschi avesse mai fatto presente quella sentenza che ti ho inviato privatamente, poteva anche essere assolto.

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  6. Bene, @Rug, sono d’accordo con te, probabilmente Nucini alterna cose vere a cose “aggiustate” con un po’ di fantasia, io volevo proprio esplorare il confine fra verità e menzogna in questa storia. Non sottovalutare però la sua vicinanza con Facchetti, perché è praticamente l’unico dato certo di questa storia, essendo confermato da numerosi testimoni (Gianfelice F., Moratti, Tavaroli, Cipriani), mentre invece sui suoi contatti con Moggi e Fabiani abbiamo solo la sua parola. Il sistema gli ha garantito una difesa mediatica? Non lo so, non credo… lui arbitrava quasi sempre in serie B e pensava di meritare la A, quindi si aggrappa a qualsiasi possibile aiuto, si appoggia al suo concittadino Facchetti, poi forse si avvicina a Moggi, fatto sta che in A continua ad andarci pochissimo ugualmente.
    Su una cosa, però, vorrei che tu fossi attento: se davvero Facchetti fosse stato il santo che ci viene presentato, appena veniva avvicinato da Nucini doveva andare a denunciare la cosa; lui invece gli dà corda, gli dà credito, e addirittura avvia un’inchiesta che segue vie illegali sulla base delle sue dichiarazioni (e tutto questo quando ancora Nucini non aveva mai incontrato nè Moggi nè Fabiani, ammesso che li abbia mai incontrati, quindi senza alcuna denuncia circostanziata e credibile da parte dell’arbitro); questo è un aspetto molto importante della storia, che secondo me merita assoluta evidenza.
    Per quanto riguarda il foglio con i numeri di telefono degli arbitri, che dirti? L’ho scritto qui perché la cosa è emersa proprio durante uno degli interrogatori di Nucini. Quando l’ho letto sono rimasto a bocca aperta. Sottolinea ancora di più la distanza siderale fra la realtà di quegli anni e le idee sulla base delle quali i giudici di Napoli hanno sentenziato.

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  7. meno male che si rivacizza la conversazione 😉

    he si salta all’occhio che i giudici certe cose proprio non le hanno volute sentire
    con escamottage di parole a capriole hanno trovato il modo di far quadrare il cerchio
    quello che per quasi tutti diveniva sempre piu’ evidente “il macostume generalizzato”
    la cui causa era la federazione stessa é stato messo sul groppone di Moggi e Giraudo

    Attenzione Rug che sin dai tempi di TSN
    io contesto il modo di utilizzzo della giustizia per i comodi di qualc uno e mali di qualc un altro
    ami creduto e non lo credo ancora oggi
    che Moggi potesse mettere sotto per cosi’ lungo tempo un bussines migliardario con dentro personaggi come Moratti Berlusconi Sensi e altri

    la cosa che fa sorridere é leggere in sentenza
    che Moggi manovrava la stampa ma il giudice che scrive questa frase deve essere il cugino di Auricchio che non sapeva che il proprietario di mediaset era Berlusconi

    Nucini in principio sia nel bene che nel male é la prova che Il Duo malefico proprio non contava granché visto il seguito della sua carriera , che prova in fin dei conti che il duo non avevano il potere che lui pensava.e ci deve essere rimasto molto moto male

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