Calciopoli: la storia di Nucini (4)

Leggi le prime tre puntate qui, qui e qui.

L’intervento della magistratura

Dopo l’incontro con Facchetti della seconda metà di ottobre 2003, in cui viene rievocato l’incontro di Torino con Moggi e Fabiani avvenuto, a dire di Nucini, qualche settimana prima (vedi terza puntata), l’arbitro considera esaurito il suo ruolo di “cavallo di Troia”, e rompe i suoi rapporti con i vari personaggi ai quali si è avvicinato nell’ultimo anno (Fabiani, De Santis).

Danilo Nucini
Danilo Nucini

È questo, credo, il momento in cui l’Inter cerca di sollecitare un intervento della magistratura, contando ovviamente su Nucini come testimone-chiave. Nello stesso tempo, Facchetti appare preoccupato del fatto che l’arbitro, esponendosi con le sue denunce, possa perdere il suo posto nella squadra arbitrale (a parte che l’avrebbe perso presto comunque, per la mediocrità dei suoi arbitraggi e l’età elevata). Poiché Nucini aveva lasciato il lavoro per dedicarsi a tempo pieno alla professione di arbitro, il dirigente interista si offre di procurargli alcuni colloqui di lavoro presso istituti bancari: la Banca Popolare di Milano (dove Nucini incontra Paolillo, futuro dirigente interista), l’Unicredit, la Private Banking di Milano. Nucini, che pure si reca ad alcuni colloqui, dice di avere alla fine rifiutato egli stesso questa possibilità.

Verso la fine del 2003, a quanto si può ipotizzare, l’Inter riesce effettivamente, non si sa di preciso in che modo, a sollecitare l’azione del pm milanese Ilda Bocassini. Il Corriere della Sera, in un trafiletto non firmato (forse riconducibile a Monti, l’amico di Facchetti?) del 10 maggio 2006 (leggi qui) scrive che Nucini si presentò alla Procura di Milano “su segnalazione della Guardia di Finanza”; ma non si capisce per quale motivo i finanzieri avrebbero dovuto interessarsi alla storia di Nucini. Luca Fazzo di Repubblica, che come abbiamo visto nella terza puntata, poteva godere probabilmente di fonti particolarmente autorevoli su questa storia, scrive (leggi qui) che “dall’Inter in qualche modo l’input arriva alla Procura della Repubblica di Milano” (e forse dietro il pudico “in qualche modo” si nasconde l’intervento dell’amico di Fazzo, Tavaroli).

Dell’inchiesta della Bocassini, ad ogni modo, non si sa nulla; né le date precise, né i contenuti. Il fascicolo è stato archiviato con la formula del “modello 45”, utilizzata per “notizie di reato manifestamente infondate”. Dopo l’archiviazione il fascicolo è stato secretato, e non è mai stato concesso a nessuno di visionarlo, malgrado le ripetute richieste. Tutto quello che è possibile ricostruire è che Facchetti, probabilmente spaventato dall’idea di coinvolgere l’Inter (che in teoria avrebbe dovuto denunciare tutto agli organi della giustizia sportiva), si defila. Nucini si sente abbandonato, e davanti alla Bocassini si rimangia tutti i suoi racconti; a suo dire, parla semplicemente di calcio con il magistrato. Secondo il racconto dell’ex arbitro, il colloquio sarebbe partito dalle denunce pubbliche dell’ex designatore Paolo Casarin (suo vecchio nemico, peraltro, come abbiamo visto nella prima puntata) a proposito di un caso in cui alcune ammonizioni sarebbero state evitate su richiesta dei designatori. La denuncia di Casarin non era circostanziata, ma le ipotesi, sia detto per inciso, indicavano come gara incriminata una partita dell’Inter contro il Brescia (leggi ad esempio qui da Il Tempo). Visto che la denuncia di Casarin avviene a febbraio 2004, è possibile che l’audizione di Nucini presso la Bocassini sia avvenuta dopo quella data; altrimenti, si tratta dell’ennesimo dettaglio inaffidabile del racconto dell’ex arbitro.

La conclusione della carriera di Nucini

Intanto, sul campo, c’è da registrare che nemmeno la vicinanza con Fabiani e il presunto incontro con Moggi all’inizio del campionato 2003-2004 riescono a fruttare a Nucini il ritorno in serie A. Il teorema enunciatogli da De Santis a seguito della famosa cena natalizia (vedi seconda puntata) sembra crollare miseramente. Per tutta la stagione, infatti, Nucini vede solo la serie B; e non gli capita più, dopo la partita con l’Avellino (vedi terza puntata), nemmeno di incrociare il Messina di Fabiani.

A fine stagione Nucini è tra i candidati a lasciare la squadra arbitrale (lo è stato anche nelle stagioni precedenti, a dire il vero). Poi, però, in previsione della A allargata a venti squadre, si decide di non licenziare nessuno, e così Nucini si guadagna ancora un anno di arbitraggi. Sul Corriere della Sera trova da ridire Fabio Monti, amico di Facchetti e futuro collega di Nucini come testimone dell’accusa nel processo Calciopoli: Monti scrive che nel sistema arbitrale ci sono alcune anomalie inspiegabili, come il fatto che un arbitro oggettivamente mediocre come Nucini continui a restare nel giro senza essere dismesso (leggi qui). Già l’anno precedente, del resto, Monti aveva ipotizzato, sempre sulle pagine del Corriere, che Nucini rimanesse in squadra soltanto perché aveva lasciato il lavoro per l’arbitraggio, e si temeva una causa in caso di dismissione anticipata (leggi qui).

Tagliati in apparenza i ponti con gli antichi amici del “sistema”, e forse (non si capisce bene come proseguano i rapporti) pure con Facchetti, nella A allargata del 2004-2005 Nucini riesce pure ad arbitrare quattro partite, portando il suo totale complessivo nella massima serie a 24 incontri. Durante Livorno – Bologna del 24 ottobre 2004 si segnala un clamoroso rigore negato ai toscani; il 26 gennaio 2005 Nucini arbitra Roma – Fiorentina di Coppa Italia, e il suo arbitraggio viene giudicato pessimo (leggi qui, dal Corriere); ma a meritare un approfondimento è soprattutto l’ultima partita arbitrata da Nucini nella sua carriera nella massima serie, Fiorentina – Messina del 20 aprile 2005.

A Nucini non era mai più capitato di incrociare la squadra di Fabiani, nel frattempo promossa in serie A, dai tempi della contestata partita di Avellino, quella dell’sms di Zeman (vedi terza puntata). Fiorentina – Messina finisce 1-1. I viola, impelagati nella lotta per non retrocedere, conducono l’incontro fino al 90°, ma poi l’arbitro assegna ben sei minuti di recupero, viene espulso il viola Maggio (a dire il vero, anche il messinese Zoro) e “Re Artù” Di Napoli trova il pari per il Messina all’ultimo respiro.

Questa partita è particolarmente importante. Siamo infatti nel 2004-2005, il campionato dell’inchiesta Calciopoli; e secondo il teorema accusatorio proprio a seguito dell’arbitraggio di questa partita la Fiorentina si decide a chinare la testa e a rivolgersi al “sistema” per ottenere la salvezza. Il giorno dopo la partita, il 21 aprile, il presidente viola Andrea Della Valle telefona a Innocenzo Mazzini, fiorentino, vice-presidente della FIGC (prog. 10435, telefonata citata nell’informativa di novembre 2005, da p. 248). Della Valle lamenta l’accanimento degli arbitri contro la Fiorentina, e definisce gli ultimi fischietti incrociati dai viola “killer professionali”; al centro delle recriminazioni viola ci sono, in particolare, i sei minuti di recupero concessi al termine di Fiorentina – Messina. Lo stesso giorno Mazzini riceve anche la telefonata di Sandro Mencucci, dirigente viola (prog. 10438, telefonata citata nell’informativa di novembre 2005, da p. 250); questi pronuncia la seguente frase: «venite a fare in casa una cosa del genere per dare il punticino al Messina e coso, mi mandate il killer», e Mazzini risponde «Che cosa ti avevo detto io di Nucini?»; e Mencucci: «Esattamente quello che si è verificato». Mencucci rincara ancora la dose, alludendo a Nucini come “vero killer”, perché “ammazza senza farsi accorgere che ha ammazzato”; e aggiunge che i giocatori del Messina sapevano che doveva succedere qualcosa, e hanno giocato alla morte anche oltre il novantesimo; malgrado fossero già salvi. Sorvolo su tutta la parte in cui i due parlano di “sollecitare” accordi in campo fra giocatori, e lamentano l’assenza nella rosa della Fiorentina di personaggi sufficientemente carismatici, in grado di potere ottenere questo genere di risultati. E sorvolo sul resto della storia, che vede i dirigenti viola chiedere maggiori attenzioni ai designatori Bergamo e Pairetto; quelle attenzioni costate loro la condanna in primo grado, poi prescritta, per frode sportiva.

Ora, sia chiaro, non voglio condannare Nucini soltanto perché i dirigenti della Fiorentina si sono lamentati, peraltro fornendo una lettura parziale della partita (ad esempio, secondo Repubblica – leggi qui –  Nucini risparmiò il rosso al viola Miccoli per doppia ammonizione, e non concesse un rigore al Messina). Però certo, in un campionato che è stato vivisezionato dall’inchiesta come quello 2004-2005 è piuttosto curioso che i pm abbiano dedicato scarsa attenzione a questo match; soprattutto se si considera che partite che presentano molti meno elementi sospetti sono poi diventate capi d’imputazione nel processo; e tanti arbitri si sono guadagnati capi d’imputazione per definizioni più tenere di quella di “killer”.

Soprattutto sembrano inquietanti le parole di Mazzini, che avrebbe in qualche modo preannunciato a Mencucci un arbitraggio ostile di Nucini. Impossibile non ripensare ad Avellino-Messina e all’sms di Zeman; per due volte Nucini incrocia il Messina di Fabiani, e per due volte qualcuno “avvisa” la squadra avversaria che deve aspettarsi un trattamento sfavorevole. Qui, però, siamo ad aprile 2005, e Nucini, a suo dire, aveva interrotto da tempo i suoi rapporti con Fabiani.

Non soltanto Mencucci e Mazzini avevano guardato con sospetto alla designazione di Nucini per Fiorentina – Messina. Qualche giorno prima della partita, il 18 aprile, l’addetto agli arbitri milanista Leonardo Meani parla con uno dei tanti guardalinee presenti nella sua rubrica telefonica, Stagnoli. Una telefonata di ben 22 minuti durante la quale, tra l’altro, Meani confida i suoi timori riguardo al match della Fiorentina: «Io infatti quella partita lì della Fiorentina di mercoledì me la voglio registrare eh? così per vedere…perchè adesso…adesso ormai è tutta politica». Nello stesso contesto Nucini viene definito “braccio armato”. La cosa curiosa è che Meani sembrerebbe temere favori pro-Fiorentina (così è interpretato il passaggio su www.ju29ro.com – leggi qui  alla voce 6.2) mentre Mencucci ha il timore opposto. Questa curiosa contraddizione rispecchia bene il clima dell’epoca, in cui tutti sospettano di tutti, e nessuno si fida di nessuno.

Fiorentina – Messina, come abbiamo detto, conclude la carriera di Nucini in serie A. Ma prima della fine della sua ultima stagione arbitrale il fischietto bergamasco riesce a dirigere ancora una partita di B, Empoli – Vicenza del 7 maggio 2005. Dopo tutto quello che abbiamo raccontato finora, ci credete se vi diciamo che anche questo arbitraggio suscita polemiche furiose? I veneti conducono il match, ma nel secondo tempo Nucini li lascia in nove, e negli ultimi dieci minuti concede all’Empoli due rigori che permettono ai toscani una rimonta vittoriosa.

Nel maggio 2006 questa partita entra tra quelle connesse all’inchiesta Calciopoli, nel filone che viene definito “la Calciopoli delle Toscane”, legato a presunti favoritismi per Empoli ed Arezzo in serie B (leggi qui; alla fine, di questo filone d’inchiesta, è sopravvissuto nel processo il capo d’imputazione A/7 relativo alla partita Arezzo – Salernitana, che ha portato alla condanna prescritta per frode sportiva per il guardalinee Titomanlio). A insinuare alcuni sospetti anche sulla partita Empoli – Vicenza, che pure sparisce ben presto dall’orizzonte dell’inchiesta, sono un paio di telefonate fra il solito addetto agli arbitri milanista Meani e alcuni guardalinee.

Parlando con Titomanlio il 16 maggio 2005 (prog. 9556), nella stessa telefonata poi risultata decisiva per la condanna del guardalinee in relazione al capo A/7, Meani osserva che le squadre toscane sono particolarmente favorite, e oltre all’Arezzo egli cita anche l’Empoli, e il suo ricco bottino di rigori a favore. In un’altra telefonata di Meani dello stesso 16 maggio, questa volta con il guardalinee Puglisi (prog. 9599), si fa riferimento a pressioni dei vertici arbitrali per favorire l’Empoli, e si cita come fonte un altro guardalinee, Cuttica, che è uno degli assistenti di Nucini per Empoli – Vicenza, e che sarebbe stato “indottrinato” per favorire i toscani.

Nucini non lo menziona nessuno; ma l’epitafio sulla sua carriera arbitrale è rappresentato dalla telefonata in cui Bergamo e Pairetto (8 maggio 2005, ore 17.12, audio qui) commentano sghignazzando il suo arbitraggio: “Nucini è incredibile… fa paura… ha concesso due rigori”.

Va registrato, sempre a proposito di quel finale di campionato, che anche Nucini figura tra i numerosissimi contatti di Leonardo Meani all’interno del mondo arbitrale. I carabinieri riportano, nell’informativa di gennaio 2006, una telefonata del 7 aprile 2005 (prog. 4201). È Nucini a telefonare, e i due sembrano avere un rapporto confidenziale. Nucini si lamenta della sua ultima designazione, “una partitaccia”, Venezia – Catanzaro, ultima contro penultima di B; lui si sentirebbe in grado di fare la serie A, e si sente emarginato. I carabinieri definiscono questa telefonata “un bilancio della carriera arbitrale del Nucini”. Alla fine viene fuori che Nucini ha “disturbato” Meani per avere un biglietto per la partita di Champions (per un amico). È l’unica chiamata tra Nucini e Meani negli atti dell’inchiesta (nonché l’unica chiamata di Nucini in assoluto); ma ovviamente moltissime telefonate sono rimaste fuori da questi atti, e oltretutto Meani è stato intercettato per un periodo molto più breve, rispetto agli altri indagati di Calciopoli. Difficile trarre conclusioni definitive sui rapporti fra i due. Sorprende, più che altro, che gli avvocati non abbiano incalzato l’ex arbitro sul punto.

Alla fine del campionato 2004-2005 Nucini viene dismesso, con un anno di anticipo rispetto al raggiungimento del limite d’età di 45 anni. Confermando i suoi scarsi rapporti con il mondo arbitrale, appena dismesso Nucini lascia anche l’AIA.

Conclusione

Per un anno di Nucini nessuno sente più parlare. Nel maggio 2006, quando prende il via la slavina mediatica di Calciopoli, il suo nome torna a galla, dapprima con una indiscrezione sul Corriere giorno 10 (leggi qui), e poi, l’indomani, in maniera ben più ampia, su Repubblica, con il già menzionato articolo di Fazzo (leggi qui) e con l’intervista concessa a Mensurati (leggi qui). Tuttavia, malgrado queste indiscrezioni siano persino precedenti alla pubblicazione del grosso dei materiali investigativi sulla stampa, per tutta l’estate dei processi sportivi nessuno si interessa a Nucini, che, come abbiamo visto, viene sentito soltanto a ottobre 2006 dalla giustizia sportiva, e addirittura soltanto un anno dopo, a settembre 2007, dai pm di Napoli.

Il 21 maggio 2006 Nucini avrebbe ricevuto un sms dal vecchio amico Facchetti: visto che era ormai uscito tutto, Nucini avrebbe potuto concedere un’intervista al Corriere della Sera, e uscirne “da uomo vero”. Forse Facchetti non considerava sufficiente l’intervista a Repubblica dell’11 maggio, in cui in effetti non c’era alcun riferimento all’incontro con Moggi e all’attività dell’arbitro come “cavallo di Troia”. Facchetti voleva che Nucini parlasse di più, che tirasse fuori tutto quanto aveva negato di fronte alla Bocassini.

In quei giorni a Facchetti era già stato diagnosticato il male che ne avrebbe causato la morte ai primi di settembre. Non potremo mai sapere in che modo egli avrebbe giudicato le successive mosse di Nucini, e le sue testimonianze processuali. È riuscito a uscirne da uomo vero? Nucini, con il suo racconto, non ha inciso in alcun modo sulla vicenda processuale di Calciopoli; un po’ perché le notizie da lui riferite riguardano un periodo precedente a quello toccato dall’inchiesta; un po’ perché nessuno è sembrato credere fino in fondo a tutti gli elementi del suo racconto, nemmeno i pm; un po’ perché con il suo atteggiamento in aula, i cambi di versione, le incertezze, e soprattutto il clamoroso voltafaccia sul numero della sim segreta, prima negato e poi magicamente riapparso, Nucini si è, per dirla con la Casoria, “squalificato come teste”.

Che fare, dunque, del racconto di Nucini, in una storia di Calciopoli? Se giustamente esso è stato giudicato non abbastanza affidabile perché vi si potessero basare delle condanne penali, come dobbiamo giudicarlo dal punto di vista storico? La cosa che più mi colpisce, in questa vicenda, è l’isolamento di Nucini. Nessuno degli arbitri attivi in quegli anni, né quelli coinvolti nell’inchiesta, né tantomeno quelli rimasti fuori, ha mai confermato il quadro così fosco del mondo arbitrale che viene fuori dal suo racconto. Tutti perfettamente integrati nel “sistema”, tranne lui? Risalta, per contrasto, il quadro quasi idilliaco che viene fuori dalla recente autobiografia di Nicola Rizzoli, Che gusto c’è a fare l’arbitro (ve ne parleremo nelle prossime settimane). Dove sta la verità? Probabilmente, come al solito, nel mezzo.

Nessuno potrà mai verificare la veridicità dei dettagli del racconto di Nucini, perché il cd registrato da Facchetti, ammesso che esista, non salterà mai fuori, e il fascicolo archiviato dalla Bocassini rimarrà secretato per sempre. Né Fabiani né Moggi, ovviamente, ammetteranno mai di averlo incontrato, ammesso che ciò sia mai accaduto. Lo stesso Nucini non è stato di grande aiuto a sé stesso; oscillando tra il ruolo di vittima del sistema e quello di appartenente pentito allo stesso sistema, non è riuscito a risultare pienamente credibile in nessuno dei due ruoli. E allora? Allora rimane un racconto sospeso tra verità e menzogna, ma che costituisce comunque un pezzo non irrilevante di questa storia così complessa chiamata Calciopoli. Una delle tante tessere di un mosaico ampio e variegato che sarà difficile ricomporre per intero. Nel nostro piccolo, continueremo comunque a provarci.

4. fine

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6 pensieri riguardo “Calciopoli: la storia di Nucini (4)

  1. Poi ti risponderà Francesco al suo rientro la prossima settimana, intanto posso dirti che la storia di Nucini si intreccia con tante altre ed é difficilmente digeribile tutta d’un fiato. Poi ognuno ci vede ciò che vuole, come teste é certo poco attendibile ci sarebbe da capire perché lo é.

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  2. é attandibile perché fa commodo a chi ha indagato
    tutta calciopoli é una storia piena di ” questo mi fa commodo ce lo metto ” “questo non mi fa comodo non ce lo metto”
    cosa che non é legale da parte di chi indaga
    la domanda che vorrei fare a Auricchio é
    ma come;;; ti professi paladino della giustizia,
    accusi M&G di manovrare nell’ ombra per i propri interessi ,(cupolari)
    e oggi si scopre che tu hai fatto di peggio per raggiungere i tuoi scopi???
    sia la Casoria che il giudice di cassazione lo hanno fatto presente
    sia l’incaponirsi contro Moggi sia il fenomeno che “”era alquanto diffuso””

    a che pro chi dovevi accontentare ???

    Ma puo’ un PM usare la giustizia come gli pare arrecando danni enormi alla vita di tantissima gente risultata innocente
    e farla franca???

    é evidente che in Italia si puo’

    spero che la juve quet’anno non vinca niente altrimenti l’anno prossimo uscirà un altra calciopoli
    par chi non si riesce ad ottenere sul campo i risultati sperati ci pensa l’Auricchio -Rossi -Palazzi di turno
    a dargli una mano

    L’altra cupola che si spartiscono favori nell’ombra

    il duo (BELkan – stronzzettemolo) – Stronchetti- Boratti -Merlusconi (dirigenza)
    SpAuricchio – -Tacchetti- Mbaldini- (manovalanza)
    StRossi – Spalazzi- e i tre porcellini saggi (esecutori)

    e alla faccia di quanto scritto in sentenza “manovravano nell’ombra”

    chi manovrava nell’ombra ???

    e ci si meraviglia che gli investitori stranieri “quelli seri” evitano l’Italia come la peste

    se Elkan voleva licenziare Moggi non aveva che pagarlo e licenziarlo e non mettere in mezzo gente che non c’entravano niente
    avrebbero tutti fatto piu’ bella figura

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  3. Ciao @paolobxl, mi sono preso una vacanza durante la quale ho staccato da tutto, ma adesso eccomi qua. L’esigenza di scrivere su Nucini è nata approfondendo la storia di De Santis e dello spionaggio ai suoi danni (e non solo suoi) da parte di Telecom; ne parlavo infatti nella seconda puntata della serie su De Santis ancora da completare (vedi qui https://ilcalcioeugualepertutti.wordpress.com/2015/06/30/massimo-de-santis-il-condannato-di-calciopoli-2/).
    Ora, ti devo correggere su un punto. Nucini non è stato considerato attendibile dal tribunale. La sentenza Casoria lo spiega abbastanza chiaramente. Non è dal punto di vista processuale che la sua storia è importante, ma dal punto di vista più globale degli eventi che hanno portato a Calciopoli. Infatti le idee di Nucini sono le idee di tante altre persone che abbiamo visto in azione nel momento della nascita di Calciopoli (penso a Baldini, a Dal Cin, a Zeman, ad altri); e in più sono proprio le parole di Nucini ad avere attivato l’azione di Telecom al servizio dell’Inter. Questi sono i punti cruciali per cui questa storia è importante, e le ho dedicato un lungo lavoro spezzettato in quattro parti per facilitare la lettura. Diciamo che stiamo facendo “archeologia di Calciopoli”, scaviamo sulle radici.

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