Che gusto c’è a fare l’arbitro?

che gusto c'è a fare l'arbitro«Divertitevi!»: è l’invito che l‘arbitro Nicola Rizzoli rivolge alla sua squadra (guardalinee, quarto uomo, addizionali quando ci sono) prima che la partita cominci. Devo dire che risulta difficile, per un estraneo, immaginare che possa essere il divertimento la motivazione e lo stimolo principale dell’essere arbitro (non era falsare i campionati?). E in effetti, che gusto c’è a fare l’arbitro, se il vero divertimento è giocare, o al limite, per i meno talentuosi, guardare? Questa è la domanda-ritornello intorno alla quale l’arbitro dell’ultima finale mondiale ha articolato la sua autobiografia. La risposta alla domanda del titolo la si trova solo se si comprende che fare l’arbitro è semplicemente un gran bel modo, anche se un po’ atipico, per vivere il calcio. Il gusto per l’arbitraggio, a quanto pare, non lo si può trovare se non vivendo, a proprio modo, la dimensione agonistica; e dentro l’animo di Nicola Rizzoli vive ancora il calciatore che sognava di diventare da giovane. Da calciatore, però, difficilmente sarebbe arrivato a giocarsi una finale mondiale; da arbitro c’è riuscito.

Da questa autobiografia emerge dunque, mi sembra, una inedita rappresentazione dell’arbitro, che non è un giudice altero e distante, ma un atleta fra gli atleti, impegnato comunque a “giocare” al calcio, in una competizione tutta personale che ha come obiettivo condurre in porto la partita senza intoppi o polemiche. In questo senso l’arbitro si pone allo stesso livello dei calciatori, non a un livello superiore. Significativo, inoltre, che ad alto livello anche l’arbitro abbia dei tifosi tutti per sé, parenti e amici che assistono alle partite tifando per lui e le sue decisioni piuttosto che per una delle due squadre. E ovviamente ogni arbitro tifa prima di tutto per i colleghi, piuttosto che per una delle squadre in campo. Così, per la finale dei Mondiali 2002, Rizzoli tifa Collina.

Quello proposto da Rizzoli con l’aiuto di Francesco Ceniti è un viaggio attraverso una carriera esemplare (in positivo) all’interno di una categoria tanto chiacchierata quanto incompresa. Perché, come spiega lo stesso Rizzoli in un’autocitazione posta come epigrafe all’inizio del volume, «Quasi tutti quelli che parlano di calcio hanno giocato a calcio almeno una volta nella vita. Quasi tutti quelli che parlano di arbitri non hanno mai arbitrato una partita nella loro vita». In questo avvertimento iniziale c’è una punta di polemica che però non viene sviluppata, se non di rado, nel testo. Più spesso Rizzoli si sforza di dimostrare che in realtà non c’è nulla di strano, nel fare l’arbitro. E l’autobiografia somiglia, nel suo complesso, all’autobiografia di un qualsiasi atleta di successo: la vocazione, la gavetta, le difficoltà, la voglia di mollare, lo spirito competitivo che spinge ad andare avanti, i sacrifici rispetto alla vita “normale”, la corsa verso nuovi traguardi, i risultati più importanti.

Lo svolgimento della carriera di Rizzoli, trionfale, pur con qualche momento di difficoltà, è inutile sintetizzarlo qui. Chi è curioso, potrà conoscerlo acquistando il libro. Personalmente, questa lettura mi ha permesso di imparare diverse cose sul mestiere dell’arbitro. Difficilmente avrei immaginato, per esempio, quanta cura e quanto impegno vengono dedicati alla preparazione delle partite. La conoscenza del regolamento è un qualcosa che viene dato per scontato; il grosso sta nello studiare con attenzione le squadre, il loro modo di giocare, le caratteristiche dei giocatori, le loro movenze tipiche, i loro atteggiamenti; in pratica tutto ciò che può essere d’aiuto nel comprendere e interpretare quanto accade in campo. Per decidere qualcosa in tempo brevissimo bisogna essere già preparati da prima, ridurre al minimo l’elemento imprevedibile. Perciò si legge di tutto, si osservano con attenzione le statistiche, si analizzano ore e ore di filmati. Ne possiamo dedurre, credo, che gli arbitri sono tra le persone più competenti di calcio che ci siano al mondo, anche se non possono comunicare pubblicamente il loro sapere.

Se è facile immaginare quanto sia importante fare squadra con gli assistenti e gli addizionali (una novità di cui Rizzoli è entusiasta), meno noto è il ruolo dell’osservatore arbitrale. Si tratta spesso di un ex arbitro, o comunque di un personaggio proveniente da quel mondo, che osserva la partita dalla tribuna e alla fine si confronta con l’arbitro sulle decisioni più importanti e discusse; all’osservatore spetta la valutazione dell’arbitraggio, e dunque, in fin dei conti, nelle sue mani c’è la carriera stessa dell’arbitro. Nel racconto di Rizzoli gli osservatori sono tutti onesti, sinceri, leali, dispensatori di utilissimi consigli per la crescita dell’arbitro e il prosieguo della sua carriera. Tutti tranne uno: quello che alla fine di una partita di serie B (Pistoiese-Modena) sbaglia tutti i giudizi, e rischia di inguaiare Rizzoli. Ma entra in scena a questo punto, come una sorta di deus ex machina, il designatore Bergamo, anche lui presente allo stadio; ha visto tutto, e approva l’arbitraggio. Un colpo di fortuna. Ma comunque Rizzoli accetta con serenità assoluta tutte le dinamiche interne al mondo arbitrale, compresi gli stop punitivi in caso di errori gravi.

Rizzoli non si dilunga molto nella descrizione dei personaggi con cui ha avuto a che fare, per cui emergono solo alcuni ritratti un po’ più interessanti. Penso a Maurizio Mattei, designatore di C, uomo di poche parole, schietto e burbero, che proietta Rizzoli dalla serie C alla serie A e B; oppure al collega e amico Luca Palanca, compagno di stanza di Rizzoli nei ritiri arbitrali, e gran timidone. collinaMa ovviamente il personaggio che esce meglio, da questo racconto, è Pierluigi Collina: sereno, luminoso, ieratico, come una sorta di divinità; ma anche allegro, tanto da lasciarsi coinvolgere in uno degli episodi più demenziali del racconto, quello dello scherzo a Tagliavento. Quando diventa designatore UEFA, Collina viene chiamato semplicemente Lui, con lettera maiuscola.

Solo su un paio di episodi della carriera di Rizzoli mi pare opportuno soffermarmi. Uno dei più interessanti è sicuramente l’arbitraggio del derby Messina – Catania in serie C, nel 2001. All’inizio del secondo tempo i tafferugli sugli spalti rendono impossibile la ripresa del gioco. Rizzoli, però, ha un’idea per potere terminare la partita; decide di trattare con il capo ultras del Messina, affidando a lui la responsabilità della ripresa del gioco. Alla fine tutto va bene; con l’ordine pubblico garantito dagli ultras la partita può terminare regolarmente. Un episodio molto simile a quello della finale di Coppa Italia 2014, quella di Genny ‘a Carogna, per intenderci, e delle mille polemiche suscitate dalla forza pubblica che tratta con gli ultras. Rizzoli, evidentemente, non ci trova nulla di male, anzi sembra suggerirla come una scelta di normale buonsenso, pur non rispettosa di tutte le procedure regolamentari.

Su Calciopoli Rizzoli, che all’epoca era arbitro in ascesa, sorvola abbastanza rapidamente, ma c’è almeno una frase abbastanza significativa: «Possibile che io, che sono dentro questo mondo, non mi sia mai accorto di nulla? È la domanda che mi perseguita. Al posto dei romanzi che di solito leggo per rilassarmi, passo l’estate a leggere libri a tema e giornali. Ma sinceramente non mi capacito della maggior parte delle cose riportate». Più in là si parla della sensazione che chiunque, fra gli arbitri, potesse correre il rischio di finire nel calderone. Curioso poi il racconto di come, dopo una partita al Bernabeu, il responsabile delle relazioni esterne del Real Madrid, il mitico Butragueño, si porti fuori a cena la squadra arbitrale; come un Moggi qualsiasi… fortuna che si tratta di un personaggio al di sopra di ogni sospetto, e che Madrid non rientra nella giurisdizione del tribunale di Napoli.

Un altro episodio importante, che vale assolutamente la pena menzionare, è quello dell’annullamento del gol di Higuain nell’ultima finale mondiale tra Germania e Argentina.higuain mondiale Il racconto di Rizzoli ci rivela una novità assoluta di cui non eravamo ancora a conoscenza, ossia che la moviola in campo esiste già, grazie alle immagini della partita trasmesse in tempo reale sui maxischermi (replay compresi). Vero, lo si era già intuito ai tempi dell’espulsione di Zidane in un’altra finale mondiale. Ma adesso abbiamo il racconto dell’arbitro della partita a certificarlo. Gli argentini protestano, il team arbitrale si consulta, alla fine tutti insieme guardano le immagini sul maxischermo, la giustezza della decisione viene confermata, e tutto è bene quel che finisce bene.

Questi sono gli episodi e le notizie più interessanti contenute in una narrazione che, come dicevo, è nel complesso decisamente convenzionale. Il ritratto del mondo arbitrale proposto da Rizzoli appare piuttosto edulcorato: gli arbitri sono tutti simpatici e cordiali; saggi consiglieri i più anziani, impagabili compagni di avventure i più giovani; i designatori magari burberi, ma sempre attenti e in ogni caso sempre pronti a premiare il merito; i calciatori tutti leali, e pronti anche loro a offrire preziose lezioni di “vita” al giovane arbitro; i presidenti tutti rispettosi e pieni di complimenti. Insomma, un mondo praticamente perfetto. Forse troppo, per potere essere vero. Ma del resto è inutile aspettarsi rivelazioni shock da una pubblicazione del genere.

C’è infine un passaggio, nel racconto di Rizzoli, che mi pare davvero ben riuscito anche dal punto di vista letterario, e mi sembra perciò opportuno citarlo in conclusione. Parlando della sua prima partita arbitrata al Bernabeu, un Real Madrid – Lione di Champions League, l’arbitro adopera la riuscita metafora della stazione ferroviaria per descrivere la sua posizione in campo, in balia di tanti campioni che sfrecciano di qua e di là: «è in quel momento che, con un semplice fischio, cambia tutto: come se mi avessero buttato nel bel mezzo dei binari della stazione di Bologna dove i treni, invece di fermarsi, sfrecciano a velocità impressionante in ogni direzione. Devo riconoscerli tutti, capire da dove vengono e dove devono andare facendo in modo che non si scontrino. Rumori, immagini, colori, tutto viaggia a velocità incredibile. Non hai un secondo di tempo per rilassarti, sono novanta minuti d’adrenalina e concentrazione massima. Non c’è spazio per l’emozione né per nient’altro: conta solo quello che succede qui e ora. I treni. Ecco il mio Bernabeu: la stazione più grande e affollata che abbia mai visto».

Nicola Rizzoli, Che gusto c’è a fare l’arbitro. Il calcio senza il pallone tra i piedi, a cura di Francesco Ceniti, Rizzoli, 2015, euro 17,50.

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10 pensieri riguardo “Che gusto c’è a fare l’arbitro?

  1. Bravo Francesco bell’ articolo

    Già Rizzoli arbitro in ascesa dentro un mondo descritto corrotto
    con la maggoi rparte degli arbitri asserviti al potere di Moggi e lui fa la carriera senza
    il baciamano al capo cupolaro “” che strano””

    Pensa che ha letto tutti gli incartamenti é

    Rizzoli mente sicuramente lui sicuramente verrà etichettato come seguace di Moggi e mente per coprirsi non c’é altra possibilità
    Non é possibile i giudici hanno sentenziato quindi lui mente (ironia)

    Se Butraguegno lo fa o Facchetti lo fa non é la stessa cosa se lo fa Moggi
    Moggi quando parla o cena con arbitri o designatori corrompe e pregiudica la terziatà degli arbitri
    già dimenticavo “la cosumazione anticipata” la formula magica per far quadrare il cerchio a tutte le scemenze dette su calciopoli dove si altera risultati senza la collaborazione degli arbitri

    ha no scordavo De Santis il capo arbitri quello della combriccola romana
    dove dopo mesi di pedinamenti intercettazioni controlli bancari a lui e i familiari si scopre che tutto é in ordine

    a che sbadato dimenticavo la Gea anche qui tutto in ordine

    non aggiungo il resto lo conoscete già

    ucci ucci puzza tanto di ARCELLEMENT

    alla faccia di quelli che dicono che non c’é complotto contro una determinata persona
    si é inventato di tutto e di piu’ pur farlo fuori

    Io arbitro spesso é posso confermarti
    che é normale parlare e avere rapporti con rappresentati di squadre e molte volte si beve una birra insieme
    o se ci si incontra per strada ci si scambia i saluti si stringe la mano
    te l’immagini un foto in quel momento quali sottititoli ci scriveranno
    “ecco la prova dell’accordo ” e hai voglia a dire che non é vero tanto non ti crederanno

    e riuscire ad arbitrare senza essere contestati di qual cosa é quasi impossibile
    o l’uno o l’altro ha semre da recriminare
    i giocatori durante una partita fanno tanto di quelle cappelle che a me vien quasi da ridere
    ma si finisce il mondo se un cappellla la fa l’arbitro lui non ha mai il diritto a l’errore

    in Italia i piu’ furbi si mettono a sbraitare davanti i goirnalisti contro l’arbitro di turno (per assicurarsi il turno seguente qualche favore )
    accusandolo di nefandezze e i giornalisti ci vanno a nozze e scrivono titoloni .
    qui si notano due fenomeni:

    1) manipolazione della stampa che mette sotto pressione l’arbitro che verrà e lo stesso arbitro quando lo reincontrerà,
    ma qui non mettono in pericolo la terzietà ?? (o come cavolo si dice)

    2) non lo fanno mai davanti una telecamera lo stesso personaggio che sbraita davanti alla carta stampata quando si trova in LIVE sembra una pecorella o sorvola

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  2. si vivo in Belgio
    a dir vero ho allenato le giovanili di un piccolo club per una 15a d’anni
    ora part time arbitro partite daglI u21 alle prime squadre

    comunque avevo scordato di dire una cosa importante
    “che gusto c’é a fare l’arbitro??”
    a me piace essere in mezzo con i ragazzi a dare loro la possibilità di giocare lo sport che amano di piu’
    cerco sempre di insegnare loro il rispetto e il fair play ,fermo restando che il calcio maschio mi piace se c’é rispetto
    sono fiero di me quando sono riuscito a portare a termine un match combattuto senza aver dato cartellini e vederli strigersi la mano tra di loro e vederli venire da me per ringraziarmi e sentirli dire che ho fatto un buon match (non sempre é possibile)
    anche qui in Belgio é diventato difficile trovare giovani che vogliono fare l’arbitro
    ne mancano tantissimi e la ragione principale é che piu’ nessuno é disposto a sacrificare il sabato e la domenica per andare a farsi insultare , minacciare , e quant altro
    io questo fenomeno non lo soffro per la semplice ragione che dove io arbitro i ragazzi e il publico mi conoscono e sanno che io meno se mi fanno girare le palle quindi incuto un certo timore sin dall’inizio ;

    quando allenavo ho sempre insegnato ai ragazzi ad aiutare e rispettare l’arbitro,
    non si perde quasi mai a causa dell arbitro ma per demeriti propri e meriti dell’avversario
    e nei pochi casi dove l’arbitro ci trovava poco simpatici e si perdeva voleva dire che noi non eravamo stati forti abbastanza per battere anche l’arbitro (ci vuole intelligenza in questi casi )

    molti anzi troppi scordano che “SENZA ARBITRO NON C’E’ PARTITA” e che l’errore dell’arbitro fa parte del gioco non si puo’ pretendere che sul terreno di calcio l’unico che non ha diritto a l’errore e quello vestito di nero

    a livello di serie A é oramai un impresa impossibile arbitrare senza paura
    telecamere che vivisezionano ogni decisione presa, moviolisti come sciacalli a cercare il pelo nell’uovo ,i millimetri i secondi.
    in Italia tutti contro a prescindere qui molto molto meno si considera l’errore dell’arbitro come parte del gioco

    Che Bergamo e Pairetto cercavano di intrattenere rapporti diplomatici con presidenti e dirigenti sportivi per smorzare le polemiche esagerate ad ogni piccolo errore
    la trovo ancora oggi una buona idea
    e sai perché ?? perché sono loro la causa principale delle tensioni esagerate
    quando un presidente o altro dirigente famoso si mette ad sbraitare davanti a telecamere e giornalisti lanciando accuse
    sull arbitro lo fa per nascondere i prorpi errori
    Ma scorda che sta indirettamente parlando a milioni di telspettatori e lettori
    esacerbandone gli animi, i suoi tifosi e quelli avversari quando entrano allo stadio si portano dietro questo messaggio di odio e di violenza e gli stadi si trasformano in polveriere
    e sai molto bene che una bugia se viene ripetuta tantissime volte alla fine si traforma in verità assodate
    La juve per i tifosi avversari é e resterà la RuBBENTUS per sempre nessuna sua vittoria
    verrà celebrata e riconosciuta come leggittima
    questo grazie alla piu’ grande mensogna messa in piedi da un investigatore che per motivazioni personali doveva distruggere un uomo e un uomo solo
    e poco gli fregava che per fare questo rovinava la vita di tante persone innocenti
    e distruggeva quel poco di buono che ancora animava il calcio Italiano
    che guarda caso a quei tempi era rispettato e invidiato da tutto il mondo quindi non era cosi’ marcio come si é voluto far credere
    Dopo Calciopoli é stato solo una discesa agli inferi e mi domando quale scusa si inventerànno per giustificare che eliminato Moggi ( il male assoluto) le cose sono solo peggiorate e non migliorate
    Palazzi come me lo spieghi??
    La juve é tronata ad essere quella che era (una società organizzata)
    il calcio italiano assolutamente NO anzi l’esatto contrario di quello che ci hanno propagandato negli ultimi 10 anni

    Ripeto fare l’arbitro comporta molte responsabilità e molte vessazioni ma vedere quei ragazzi
    battersi sul campo e tu sei li per accompiere ad una missione compensa tutto il male di cui é circondato questo mestiere

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  3. Paolo, adesso sono io a ringraziare te per la testimonianza di vita che ci hai offerto, e che completa bene il significato di questo articolo. Condivido quello che hai scritto, la cosa che mi sorprende di più è che spesso a massacrare gli arbitri con la moviola sono proprio ex arbitri, che dovrebbero capire bene cosa si prova.
    Io completerei l’aforisma di Rizzoli: chi giudica un arbitraggio quasi sempre non ha mai arbitrato una partita, ma anche chi ha giudicato nei processi gli arbitri non ha capito minimamente cosa voglia dire essere arbitro.

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  4. certo hanno il sacrosanto diritto di difendersi da accuse molte volte senza fondamento
    faccio un esempio
    l’arbitro si trova in mezzo ed ha un altra visione di quello che succede
    visto dagli spalti o da telecamere piazzate da per tutto
    basta che un calciatore si metta tra l’azione e l’arbitro e per lui la percezione del fatto cambia
    non scrdiamoci che il tutto avviene a velocità molto elevata
    e non ci sarebbe niente di male se l’arbitro dopo aver rivisto l’azione dica “beh si rivedendo l’azione al rallentatore ammetto di aver fatto un errore”
    ma se si fa la conta degli errori in una partita il risultato sarà sempre a vantaggio del arbitro di 100 a 1

    no Francesco chi ha giudicato ci ha capito pochissmo
    sia sugli arbitri sia sulle dinamiche di come funzionano le società calcistiche
    in base alla condanna di M&G se si applica quel metodo a tutti non si salva neanche un dirigente
    con quel metodo li neanche RUG si salva da qualche condanna

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  5. Anche io sono d’accordo, secondo me libri come questo di Rizzoli rispondono proprio a questa esigenza di spiegarsi e farsi capire che gli arbitri sicuramente avvertono con forza. Non a caso, anche se qui non lo menzionato, Rizzoli dedica molto spazio a spiegare una mancata espulsione di Totti, che lo aveva mandato a quel paese, episodio che allora fu molto chiacchierato. Si sente che ancora a distanza di anni lui sente il bisogno di spiegare il suo punto di vista.

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  6. Quando Rocchi ha detto la sua s’è cercato di storpiare il senso della sua intervista esattamente come s’è fatto per il suo operato in campo. Io non credo che i tempi siano maturi o meglio credo che 20 anni fa sarebbe stato più semplice far parlare gli arbitri di quanto lo sia ora. Per i dirigenti che parlano a vanvera ci sarebbe un modo semplice di farli smettere. Legnate disciplinari e legnate economiche. Ma chi ha il coraggio e/o la forza di percorrere tale strada? Comunque rimango dell’idea che i tifosi non siano messi meglio degli addetti ai lavori. La percentuale di malafede o di pirlaggine è talmente rilevante da nascondere la consistente parte sana del tifo. Se non si riesce a cambiare rotta nel tifo temo che non si andrà da nessuna parte. Presidenti e i dirigenti non hanno molto interesse a calmare le acque perchè all’occorrenza possono nascondere i loro errori con depistaggi mediatici. Tralascio la parte dei media che non solo non ha interesse a calmare le acque ma che rema nella direzione opposta sfruttando la suddetta pirlaggine e malamede dei “tifosi”.
    La passione che sostiene un arbitro rischia di morire schaicchiata da tutto questo e oltretutto non mi pare che vista l’importanza del loro operato siano preparati a dovere e pagati di conseguenza.

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  7. Ah, su questo sono assolutamente d’accordo, i tempi non sono maturi nel mondo dei media in primis. Tv e giornali cercano audience sollecitando gli istinti peggiori dei tifosi. Nell’anno di Calciopoli Bergamo e Pairetto avevano una rubrica sulla Gazzetta per cercare di spiegare le decisioni degli arbitri, ma furono costretti a interromperla presto per le troppe polemiche. Forse però se non si comincia seriamente non ci si abituerà mai a certe cose.

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  8. che i tempi non siano maturi é vero
    ma se ci fate caso pur di far polemica non va bene mai niente
    non andava bene prima di Bergamo e Pairetto
    per rintuzzare le polemiche le 5 sorelle inventarono i 2 designatori
    i quali su loro mandato provarono di tutto per normalizzare i rapporti tra arbitri e stampa
    e il tutto é sfociato in calciopoli
    dopo di loro non é andata bene viste le polemiche che sono continuate sempre accusando il loro bersaglio preferito che é la Juve
    la stagione passata il povero Rocchi dopo Juve Roma si é ritrovato in prima pagina
    a grandi titoloni su tutti i giornali
    la Fortuna ha voluto che la passata stagione pochi favori pro juve
    visto che tutte le dicisioni arbitrali a favore di altre squadre se ne é sentito parlare poco e niente
    questo fenomeno apre a una riflessione
    é effettivamente esistita calciopoli o é stato il tutto amplificato dalla stampa per creare il famoso sentimento popolare per vendere i giornali che erano privi di argomenti causa la forte supremazia della juve

    infatti di scommessopoli sui giornali si é letto pochissimo
    il binomio Juve-Arbitri non era aplicabile quindi poco interesse mediatico

    si é scritto mille pagine sulla storia di Conte(il solo allenatore che non poteva non sapere) solo perché era alla juve

    in Calciopoli quando si é scoperto che gli arbitri in fin dei conti non si erano prestati al cosi’ detto mogiopolismo non se ne parla piu’
    in scommessopoli gli arbitri non sono implicati e non se ne parla

    Ma possibile che nessuno si accorga di questo fenomeno oramai sotto gli occhi di tutti ???

    Mi posso immaginare con quale stato d’animo possa essere un arbitro quando incrocia la Juve
    nel dubbio meglio contro altrimenti mi massacrano

    durante La B della Juve e i 2 7imiposti tutto andava bene con gli arbitri ma andava malissimo a Conte
    la juve ricomincia a vincere et voilà che ricominciano le polemiche sugli arbitri

    di questo se ne erano accorti anche M&G e di li é successo il macello

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