Auricchio? Ci credo. L’incredibile storia di Calciopoli (15). La grigliata delle beffe

Luciano Moggi
Luciano Moggi

Come ormai è noto a tutti quelli che hanno approfondito la storia di Calciopoli, nella notte tra l’8 e il 9 febbraio 2005 il designatore Paolo Bergamo telefona, dal numero fisso della sua casa di Collesalvetti in provincia di Livorno, al numero di una sim svizzera; risponde Luciano Moggi, e i due si intrattengono in una lunga telefonata, che comprende anche uno scambio di battute sulla composizione delle griglie per il sorteggio degli arbitri per la successiva giornata di campionato; si tratta della conversazione passata alla storia come “grigliata” (per il testo della conversazione, con i commenti  relativi, si veda la settima puntata di questa serie, a questo link).

Le nuove intercettazioni portate alla luce nel corso degli anni dalla difesa di Moggi hanno dimostrato che discussioni di questo genere sulle griglie non erano inusuali, e questo fatto viene riconosciuto dalla recente sentenza di Cassazione sulla parte in rito abbreviato del processo Calciopoli: a p. 20 è scritto che:

«il sistema di predisposizione delle griglie arbitrali, almeno con riferimento alla stagione 2004-2005, era piuttosto diffuso ed in proposito sono state evidenziate dal giudice distrettuale alcune intercettazioni intervenute tra il designatore arbitrale Bergamo e il dirigente dell’Inter, Facchetti Giacinto (telefonata del 26 novembre 2004) e sempre tra il detto designatore ed il dirigente del Milan Meani (telefonata del 28 aprile 2005) i cui sviluppi non sono stati approfonditi dalle indagini di P.G.».

Mi sembra estremamente importante che la Cassazione abbia in qualche modo messo nero su bianco (seppur con estremo garbo) il fatto che sono state le omissioni degli investigatori a salvare da conseguenze penali chi si era reso protagonista di “grigliate” paragonabili a quella di Moggi. Questa considerazione, ovviamente, non assolve però Moggi e la sua telefonata. Anzi, le griglie diventano per la Cassazione le vere protagoniste del processo, venendo menzionate in continuazione, almeno nelle motivazioni relative al rito abbreviato.

Non sono sicuro che tutti i giudici che hanno avuto a che fare con i fatti di Calciopoli abbiano capito di preciso cosa fossero queste griglie, e le modalità con cui venivano elaborate; addirittura a un certo punto della sentenza di Cassazione sul rito abbreviato (p. 19) si parla della «partecipazione del Giraudo alla cerimonia della predisposizione delle cd. “griglie arbitrali”», facendo forse un po’ di confusione con il sorteggio, che, quello sì, veniva svolto nelle forme di una cerimonia ufficiale, con tanto di notaio e pubblico in sala. Le griglie su cui il sorteggio si basava, invece, venivano elaborate privatamente dai designatori Bergamo e Pairetto.

Non c’è dubbio che la telefonata già menzionata della “grigliata” può essere considerata una intromissione impropria di un dirigente di club in una materia non di sua pertinenza. Ed è possibile senz’altro che sia siano verificate altre conversazioni dello stesso genere, su telefoni non intercettati. I giudici, però, vanno addirittura oltre: secondo loro tutte le volte che i designatori parlano al telefono con Moggi o si incontrano di persona con lui, si parla (anzi, si decide) invariabilmente delle griglie. In pratica il contenuto di una parte di una sola telefonata viene utilizzato per “riempire” di contenuti tutti i contatti muti avvenuti in altre occasioni.

Questa operazione mi sembra un po’ spregiudicata, e introduce nella sentenza una sgradevole mistificazione della realtà, suggerendo l’immagine di due designatori continuamente intenti a fare le griglie con Moggi (e Giraudo). Ma sarebbe comunque lecita, l’operazione compiuta dai giudici, se la conversazione su cui si basa tutta la ricostruzione, quella della grigliata, presentasse le caratteristiche di una conversazione abituale, e se tutti gli interlocutori vi apparissero perfettamente sinceri, e in nessun modo intenti ad esagerazioni, inganni, provocazioni; in quest’ultimo caso si dovrebbe dubitare che tutto quanto vi viene detto sia veritiero al 100%, e si dovrebbe dunque evitare di utilizzare quest’unica telefonata come chiave di lettura per l’interpretazione dei rapporti fra Moggi, Giraudo e i designatori.

Ora, è assolutamente possibile che di griglie Moggi abbia parlato anche in altre occasioni. E però l’occasione della “grigliata”, tra l’8 e il 9 febbraio, non è assolutamente un’occasione qualsiasi. Siamo infatti nei giorni in cui si sta finalmente decidendo la sfida per il vertice della FIGC, con l’accordo tra i due candidati, Carraro e Abete, per una staffetta; nella mattinata dell’8 febbraio Moggi ha incontrato a Roma Grazia Fazi, ex segretaria della CAN silurata per ragioni poco chiare alla fine della stagione precedente (sul personaggio si veda la puntata precedente della serie, a questo link); e nella sera dello stesso 8 febbraio avrebbe incontrato, insieme a Giraudo, a Torino, il designatore Pairetto. Sono giorni di particolare fermento, per ovvi motivi; l’accordo Carraro – Abete avrebbe determinato anche il destino futuro degli stessi Bergamo e Pairetto (Abete aveva nel suo programma elettorale il passaggio al designatore unico), ma il momento era importante per chiunque aspirasse a un ruolo nella nuova FIGC, compresa la Fazi, che era rimasta impiegata della Federazione, ma era a caccia di prospettive migliori dopo la cacciata dalla CAN. Insomma, la telefonata fra Moggi e Bergamo avviene in un momento particolarissimo, e già per questo motivo non possiamo pensare che le cose si svolgessero sempre così durante tutto il resto dell’anno.

L'ex designatore Paolo Bergamo
L’ex designatore Paolo Bergamo

Come accennavo prima, però, il vero punto rimasto in ombra finora è quello della sincerità e della lealtà fra i due interlocutori Moggi e Bergamo. Tutti i giudici hanno sempre dato per scontati questi requisiti, immaginando il capo della cupola che detta il suo volere e il sodale che, umile ed obbediente, lo ascolta. Moggi come terzo designatore. Ma le cose andavano davvero così?

In realtà numerose telefonate intercettate negli stessi giorni permettono di vedere le cose in maniera ben diversa. Paolo Bergamo aveva una relazione personale molto intensa con la sua ex segretaria Grazia Fazi; le conversazioni fra la donna e il designatore tornano spesso in quei giorni sull’argomento Moggi, e le parole dei due costituiscono un controcanto in grado di smontare, a mio parere, l’interpretazione della “grigliata” che è stata finora data per scontata.

Mi sembra utile cominciare da una telefonata della sera del 7 febbraio, in cui la Fazi comunica all’amico Bergamo che l’indomani vedrà Moggi. È la telefonata prog. n. 354, e ve ne riproduco qui una parte (da qui in avanti F = Fazi e B = Bergamo):

F: Io domani ho il pranzo del… voi state alla cena della beffe, io ho il pranzo delle beffe
B: Hai il?
F: Il pranzo delle beffe
B: Con chi?
F: E con chi secondo te?
B: Ghirelli?
F: No, no, per carità di Dio, preferirei una flebo
B: E come faccio a…
F: Il numero due
B: Ah
F: Hai capito?
B: Ah, (ride), beata te
F: Ma tu non lo devi sapere, eh
B: Beata te

Da questo scambio di battute, in cui ci si riferisce a Moggi come “il numero due” (definizione piuttosto curiosa per quello che è stato dipinto come “il capo dei capi”), si parla dell’appuntamento dell’indomani in maniera piuttosto scanzonata; per la Fazi è “il pranzo delle beffe”. Soprattutto, i due si accordano per mentire a Moggi; ufficialmente Bergamo non deve sapere dell’incontro dell’amica con il dg juventino. E in effetti Bergamo, più tardi, farà finta di non sapere nulla. Diciamo che il capo dell’associazione non suscitava particolare riverenza nei suoi sodali.

Ma questo era solo un antipasto. La conversazione che a mio parere può cambiare l’interpretazione della “grigliata” avviene la mattina successiva rispetto alla conversazione Moggi – Bergamo, che, come detto, si colloca nella notte fra l’8 e il 9 febbraio. L’indomani mattina il designatore chiama la Fazi, e commenta così la discussione avuta con il dirigente juventino (telefonata prog. n. 510).

F: Ma adesso stai andando al lavoro?
B: Sì
F: Come mai così tardi?
B: No, perché stanotte ho fatto le due
F. Come mai?
B: Eh, mi son messo lì a fare le griglie e poi volevo provocare ancora l’amico, eh
F: Hai fatto bene
B: Eh
F: Uhm
B: Mi sono lamentato
F: Bravo, ah, ci hai parlato?
B: E sì, eh
F: Ha detto niente, Paolo?
B: No, assolutamente
F: Hai visto? Dai
B: Però mi sono lamentato
F: Eh, eh
B: Gli ho detto: io sono qui, sostanzialmente sono stato un giorno isolato, perché… anzi un giorno e mezzo, perché son partito nel primo pomeriggio da Zurigo
F: Bravo
B: Eh, ho detto: però son qui che vedo… come le giro le giro, è inutile che io faccio, parlo, perdo tempo, poi naturalmente lui che si è accreditato con gli arbitri ormai… che tanto un altro anno c’è lui e io no, è chiaro che con gli arbitri ha più peso lui di me
F: Bravo, mamma mia, bravo, bravo, bravo, non t’ha detto niente, eh?
B: No
F: Però la cosa l’ha accusata
B: Eh
F: Se non t’ha detto niente, Paolo, l’ha accusata, eh
B: Eh, no, beh, lui mi dice: no, perché ci siamo noi
F: No, non t’ha detto niente che ieri m’ha incontrato?
B: No, no, no, no
F: Ah
B: Io gli ho detto: scusami, Luciano, ma io non voglio parlare di giugno, ma te pensi che io abbia la testa a giugno? Ho detto: io ho la testa a oggi
F: Bravo
B: Ho detto: oggi la situazione è… per come è cominciato il campionato, il campionato è cominciato con Massimo e Gigi che hanno fatto capire in giro che sono loro i padroni del vapore
F: Bravo
B: E ho detto: ma che devo fare io? Che devo fare?
F: Bravo
B: Ho detto: se io parlo con Dondarini e poi Dondarini parla con lui, lui ha più peso di me
F: Bravo
B: Ho detto: con Roby… ma che vuoi fare? Se non è espulsione quella
F: Uhm
B: Eh, ho detto: io non c’ero; dice: ma come è stata commentata? Ho detto: non penserai mica che la “Gazzetta” faccia fare il commento a lui, io non l’ho vista e quando ho dettato le mie cose alla “Gazzetta” che avevo visto ho detto chiamate Pairetto per questo caso; io ho detto: andate da Pairetto; te pensi che lui abbia risposto? Eh, sai
F: Mamma mia, quando ci vuole ci vuole, eh, ora fa: ti do un calcio nei “coglioni”, me li hai proprio rotti
B: Dice: ma no, no, la cosa si deve fare; ho detto: allora, guarda, fai una cosa; sai, – inc. –
F: Gli devi mettere un po’ di paura che questo campionato non è ancora finito, lo vincono, eh, perché lo vincono, il “Milan” è morto, Paolo, non puoi sempre vincere al novantaquattresimo
B: Sì, va beh, ma sai, oramai è avvenuto
F: Eh, però un po’ di tremarella gli fa bene
B: Ho detto: le difficoltà… che siamo nel “casino” gliel’ho detto
F: Eh, dai
B: Ho detto: scusami, ma cosa si deve fare? Ho detto… naturalmente mi ero preparato, eh…
F: Eh
B: A fare un po’ la “puttana”…
F: Uhm
B: Allora ho detto: scusa, prendiamo la griglia di domenica e poi domani mattina io ti richiamo; verso le nove e mezza lo devo chiamare
F: Eh, e pure io
B: Ho detto: e parlane con lui della griglia che vuol fare lui, vediamo cosa vuol fare lui e quello che voglio fare io; vedrai che non siamo sulla stessa lunghezza d’onda, perché ero quasi tentato… mi prudevano le dita per mettere Marco in prima fascia
F: Sì
B: Però, sai, ha fatto tre partite solo, metti caso che poi va a fare una partita e la fa male
F: Ma lo fai uscire domenica?
B: Ah, io ce l’ho messo
F: Bravo, bravo, – inc. -, bravo, bravo, e questa ti serve dopo, Paolo, eh
B: Eh, e poi… dice: allora chi ci metteresti in griglia? Ho detto: ci metterei Bertini, Racalbuto…
F: Uhm, uhm
B: Trefolo…, eh, cara mia
F: E lo so, e lo so
B: Eh, eh, voglio vedere, eh, voglio vedere se ce lo mette, a parte che Racalbuto l’ultima partita dell’Inter l’ha fatta bene, eh, quindi, sai, non c’è nemmeno da dire…
F: L’ha fatta bene?
B: Sì, sì
F: Ah, sì, Rodomonti – inc. -, sì, sì, è vero
B: E ho messo anche Rodomonti, perché lui voleva mettere… ho detto: no, Tombolini no
F: No, eh, Paolo, eh, – inc. – prima di giugno
B: Eh, ho detto: c’è Rodomonti; dice: sì, sì, Rodomonti va bene
F: Hai visto? Invece a me ha detto: è proprio il più stronzo dei quaranta
B: Ah, sì, eh?
F: Eh, eh
B: Ah, non c’è male
F: Sì, sì, m’ha detto: Rodomon…; eh, Rodomonti… aspetta, specificamente su Rosetti – inc. – alla Juve, perché gli faceva comodo, figurati che me ne frega a me di Rosetti, Rodomonti me ne ha parlato lui, Massimo io, lui non ha aperto bocca
B: Uhm
F: Ha solo detto: ma mi sono “incazzato“
B: Uhm
F: Ecco, su Massimo, non ha aperto bocca, ora glielo ridice, affanculo pure lui
B: Uhm
F: Eh, ma io sono sicura che glielo dice, guarda, sono sicura, Paolo, l’ho visto, non trema, ma lui la “cacarella” ce l’ha
B: Uhm
F: Quella lì, quella che in due giorni passa, eh
B: Ormai Rodomonti… ma, sai, perché Rodomonti sta con tutti, quindi…
F: Uhm, non lo so, non lo so, guarda che strano, ero curiosa di sapere quando te lo diceva e come te lo diceva
B: Uhm
F: Invece non t’ha detto niente
B: No
F: – Inc. –
B: Ma, sai, l’ho chiamato all’una, eh, mi son detto se lui provoca me, poi io provoco lui
F: Hai fatto proprio bene, una volta tanto
B: Eh, ho detto: vedi, io sono qui che lavoro, sono… sono distrutto, perché ho avuto una giornata impegnativa in agenzia, però le cose so che devo farle, magari son qui che… che ore sono? Dice: è l’una; ho detto: e sono qui che sono due ore che giro questi fogli
F: Uhm
[…]
F: Lascia stare, eh, che ti volevo dire? Coso non t’ha detto niente di… di Carraro?
B: Sì, sì, sì, ha parlato
F: Uhm
B: M’ha detto che Carraro… m’ha detto: ma, guarda, tutto il mondo sa che l’accordo tra Carraro e Abete prevede che il doppio designatore è finito
F: Uhm
B: Ho detto: Luciano, quando gli arbitri non hanno più un padrone è una cosa…
F: Madonna, le stesse cose abbiamo detto
B: Eh, ho detto: diventano un gruppo pericoloso, perché s’agguantano a chiunque gli promette qualcosa
F: Bene
B: Eh, dice: sì, io gli ho detto oggi a Carraro che la deve smettere di rompere..
[…]
F: Eh, capito? Quindi… ah, di Carraro te l’ha detto
B: Sì, sì, no, ma io gli ho detto: ma Carraro… Luciano; ha detto: no, ma le chiacchiere… ho detto: le chiacchiere? Ma Innocenzo Mazzini m’ha detto che non è una chiacchiera, Innocenzo Mazzini è uno che partecipa alle… alle cose, parla con lui, te lo dirà anche lui qual è l’accordo tra Carraro e Abete, tu pensi che gli arbitri non lo sappiano? Gli arbitri sanno tutto cinque minuti dopo che lo sai te
F: Bravo, bravo
B: Eh, ho detto: e quindi… e quindi in un clima così, diciamo, di… di… di mancata guida ognuno… sai com’è pericoloso quando va ognuno al pascolo per conto suo?
F: Poi adesso, quando ti capita, non so come, ma te la devi pure cercare questa, devi dare pure un’altra martellata a Sciascia, a Lanese, eh, inventati qualcosa
B: Beh, a Lanese gliel’ho già data, ho detto: scusa, e Lanese… insomma, scusami, ma Lanese, la chiacchiera di Lanese s’è sparsa dopo che è stato a Torino, eh
F: Uhm
B: Ho detto: ma bisogna sempre parlare delle stesse cose, Lucia’? Io t’ho detto comunque che non voglio parlare di giugno, di giugno non me ne frega niente, per me il problema è oggi, perché oggi noi siamo nelle condizioni che il campionato a casa non ce lo portiamo più
F: Bravo
B: Eh
F: Mamma mia, hai fatto proprio bene, guarda, hai fatto per una volta tanto, ti devo dire, proprio bene
B: Lui… lui non ci ha dormito, te lo dico io
F: Eh, e no
B: Poi si è svegliato… l’ho svegliato all’una, domani si mette il calzino in testa
F: Te l’ho detto, io la “cacarella“ ieri gliel’ho vista, nonostante il dimagrimento, ci voleva quella, ti ripeto, e tra due giorni passa, ma se Dio m’aiuta e domenica qualche altra stronzata… con chi giocano domenica?
B: Con l’Udinese“, no, l’Udinese…
F: Mamma mia, che bello! Ah, se Dio volesse, perché ora – inc. – un attimo che la squadra è stanca, è solo quello, sai, perché se no non c’è niente da fare, il “Milan”… ma dove “cazzo” va il “Milan”? Le altre squadre…
B: Sì, se giocano al completo…, e poi comunque è una squadra di giocatori che probabilmente recuperano con difficoltà, quando inizia la “Coppa dei Campioni” sarà un “casino”, te lo dico io
F: Eh, infatti
B: Uhm, perché ricambi ce ne ha pochi, loro hanno due, tre giocatori che non li puoi cambiare, tipo Emerson, coso lì, il ceco, Nedved
F: Uhm
B: E con chi li sostituisci?
F: Uhm, uhm, sì, sì
B: Eh

Per interpretare la telefonata della grigliata abbiamo dunque a disposizione una telefonata successiva in cui uno dei due interlocutori spiega per filo e per segno, a una persona amica, le sue intenzioni nelle varie fasi della conversazione. Si tratta di una telefonata che doveva assolutamente essere utilizzata, per evitare di fraintendere l’altra. A me sembra proprio l’ABC. Ma forse sono io, a non avere capito nulla. Infatti tutti gli atti dell’accusa, e tutte le sentenze, parlano della grigliata senza mai citare questa telefonata. In perfetta coerenza con un’inchiesta che non ha mai puntato a capire come stavano realmente le cose, ma soltanto a trovare il modo per incastrare alcune determinate persone.

Il discorso di Bergamo alla Fazi mi sembra piuttosto chiaro, e mi pare che metta inevitabilmente in crisi l’interpretazione tradizionale della grigliata. Frasi come: “mi son messo lì a fare le griglie e poi volevo provocare ancora l’amico”, “naturalmente mi ero preparato, eh… a fare un po’ la puttana. Allora ho detto: scusa, prendiamo la griglia di domenica”, “ma, sai, l’ho chiamato all’una, eh, mi son detto se lui provoca me, poi io provoco lui”, “lui non ci ha dormito, te lo dico io” mi sembra depongano chiaramente contro la tesi di Moggi che parla con Bergamo come un designatore aggiunto.

Bergamo, in realtà, vuole provocare e spaventare Moggi; piano che ha l’appoggio incondizionato dell’amica Fazi. Moggi ha “la cacarella”, e i due arrivano a sperare che la Juve possa fare un passo falso sul campo che spaventi ancora di più il dirigente juventino, ora che la squadra è stanca. Come dice la Fazi “gli devi mettere un po’ di paura che questo campionato non è ancora finito… lo vincono, eh, perché lo vincono, il Milan è morto, Paolo, non puoi sempre vincere al novantaquattresimo… eh, però un po’ di tremarella gli fa bene”. Begli amici, bei sodali che aveva, l’associazione di Moggi. Interessante, peraltro, che la Fazi e Bergamo connettano la soluzione dello sprint scudetto fra Juventus e Milan a fattori esclusivamente sportivi, come la stanchezza delle squadre, la mancanza di ricambi, gli impegni europei, e mai al ruolo delle decisioni arbitrali. Quando dice “oggi noi siamo nelle condizioni che il campionato a casa non ce lo portiamo più” Bergamo non sta parlando della vittoria della Juventus in campionato, ma dell’auspicio che il campionato si concluda senza polemiche legate agli arbitraggi; che ai designatori interessasse poco l’esito dello sprint scudetto, del resto, lo dimostra una telefonata fra i due del successivo 6 marzo (si può ascoltare integralmente a questo link):

B: E quindi… Ma io ti dico la verità, io sento molta acredine nei confronti della Juventus, questo è… ma totale eh…
P: Sì sì sì, può darsi…
B: Chissà cosa c’è in… Boh. Sinceramente…boh… A noi, sai, poi ce ne può fregà di meno…
P: Appunto. A noi che cazzo ce ne frega?
B: Noi abbiamo fatto il nostro dovere… vinca l’uno o vinca l’altro…

Che vinca l’uno o l’altro, a Bergamo interessa che gli arbitri portino a casa il campionato senza intoppi. Tornando alla conversazione con Moggi ripercorsa la mattina successiva con la Fazi, è evidente che egli vuole lasciare trasparire un ostentato disinteresse per giugno, il momento in cui saranno effettivamente rinnovati gli incarichi.

In realtà, però, Bergamo vuol far pesare a Moggi la sua perdita di potere; “il campionato è cominciato con Massimo e Gigi che hanno fatto capire in giro che sono loro i padroni del vapore”, e si intende Massimo De Santis, arbitro esperto ed “autorevole”, e l’altro designatore Pierluigi “Gigi” Pairetto. L’accordo Carraro – Abete prevede la rinuncia al doppio designatore, e Bergamo sa di essere stato messo in un angolo. È il suo collega Pairetto, più giovane di lui, ad essere il favorito per sopravvivere nell’incarico. E siccome nell’ambiente le notizie girano rapidamente, e anche gli arbitri “sanno tutto cinque minuti dopo”, questo determina una immediata perdita di autorevolezza di Bergamo. Tutti sanno che l’anno prossimo non ci sarà più, e ovviamente chi è candidato a restare in carica anche l’anno successivo ha maggiore credibilità e forza nel suo ruolo: “se io parlo con Dondarini e poi Dondarini parla con lui, lui ha più peso di me”, riconosce amareggiato Bergamo.

Ma il punto cruciale dell’argomentazione del designatore livornese, quello con cui vuole spaventare e minacciare Moggi, è quello relativo alla debolezza di Pairetto; senza Bergamo, gli arbitri sono senza un padrone, e questa può diventare una situazione pericolosa: “Luciano, quando gli arbitri non hanno più un padrone è una cosa… diventano un gruppo pericoloso, perché s’agguantano a chiunque gli promette qualcosa”. E ancora: “in un clima di mancata guida ognuno… sai com’è pericoloso quando ognuno va al pascolo per conto suo?”. Bergamo ci tiene particolarmente a differenziarsi dal collega: “parlane con lui della griglia che vuol fare lui, vediamo cosa vuol fare lui e quello che voglio fare io; vedrai che non siamo sulla stessa lunghezza d’onda”. I due non sono sulla stessa lunghezza d’onda, e il messaggio subliminale che Bergamo sta cercando di trasmettere a Moggi sembra piuttosto chiaro: state sbagliando a scegliere lui e non me. Ostenta disinteresse per giugno, insomma, il designatore Bergamo; e però non sembra disposto a farsi da parte docilmente: “mi sono lamentato”. E poi, non c’è solo Pairetto tra gli obiettivi polemici di Bergamo; anche l’AIA di Tullio Lanese e del suo segretario Sciascia è vista come nemica; “devi dare pure un’altra martellata a Sciascia, a Lanese, eh, inventati qualcosa” è l’invito, piuttosto esplicito, della Fazi. Un Bergamo isolato, insomma, ma intenzionato a vendere cara la pelle, o quantomeno a togliersi qualche sassolino dalle scarpe in vista dell’inevitabile finale.

Mi sembra interessante svolgere qualche riflessione ancora sulla parte della conversazione dedicata espressamente alle griglie. Mi sembra evidente che la formula con cui Bergamo introduce il tema non allude a una discussione abituale; non dice alla Fazi “come facciamo di solito, abbiamo preso la griglia di domenica”, ma dice (parafrasi mia) “in questa circostanza in cui l’ho chiamato per provocarlo mi sono preparato a fare un po’ la puttana, e allora gli ho detto: prendiamo la griglia di domenica”. Mi vorrei soffermare ancora sulla frase “parlane con lui della griglia che vuol fare lui, vediamo cosa vuol fare lui e quello che voglio fare io; vedrai che non siamo sulla stessa lunghezza d’onda”. Questa frase significa due cose: in primis, che Bergamo ha presentato la sua bozza di griglia a Moggi non perché vuole discuterne con lui come se fosse un designatore aggiunto, ma perché vuole dimostrare plasticamente a Moggi che lui e Pairetto hanno idee diverse sulla composizione delle griglie.

Ma c’è un altro significato estremamente importante, legato alla tempistica di questa telefonata. Come detto, qualche ora prima Moggi aveva incontrato a Torino Pairetto; ma durante la notte Bergamo gli dice “parlane con lui della griglia che vuole fare lui… vedrai”. Insomma, ci sono solo due possibilità: 1) Bergamo è a conoscenza dell’incontro Moggi – Pairetto di qualche ora prima, e sa che Moggi e Pairetto non hanno parlato delle griglie; dunque invita Moggi a farlo in un momento successivo; oppure 2) Bergamo non è a conoscenza dell’incontro Moggi – Pairetto, e quindi non sa che i due hanno già parlato delle griglie, e per questo invita Moggi a farlo in un secondo momento. Entrambe queste opzioni hanno conseguenze molto importanti: se scegliamo la 1) salta il presupposto su cui si regge in pratica l’intera condanna di Giraudo, ossia il fatto che durante l’incontro dell’8 febbraio con Moggi e Pairetto si siano discusse le griglie; se scegliamo la 2) Bergamo ci fa una ben magra figura, visto che gli altri associati si radunano per discutere le griglie senza nemmeno dirlo a lui.

Un’ultima considerazione va fatta a proposito di Rodomonti, che è l’arbitro di Juventus – Udinese, la partita di campionato che sarebbe stata “inficiata” dalla grigliata. Come sa chi conosce la telefonata, in realtà Moggi avrebbe inserito nella sua ipotesi di griglia Tombolini, mentre Rodomonti è una contro-proposta di Bergamo. Il solo fatto di essere menzionato in questa telefonata è costato all’arbitro un capo d’imputazione; è vero che è stato assolto (ovviamente) in tutti i gradi di giudizio, ma viviamo in un paese in cui già un avviso di garanzia è un marchio d’infamia, figurarsi un rinvio a giudizio. E questo travaglio Rodomonti se lo sarebbe potuto risparmiare se si fosse considerato che Moggi lo considerava “il più stronzo dei quaranta” componenti della squadra arbitrale; almeno, così Lucianone dice alla Fazi.

Che senso ha, dunque, intercettare decine di migliaia di telefonate, e avere un quadro completo della situazione, se poi si giudica in modo frettoloso e approssimativo? Si sta giudicando di un’associazione a delinquere, e capire per bene quali sono i rapporti personali e lavorativi tra i vari  protagonisti, le invidie, i rancori, le ostilità, le amicizie, non mi sembra che sia qualcosa di trascurabile. Altrimenti si producono sentenze che non rispecchiano la realtà, e si pretende pure che vengano rispettate. C’è da sperare che quella di Calciopoli sia stata davvero una giustizia ad personam, o almeno ad squadram; se invece la giustizia funziona normalmente così, c’è da avere i brividi.

Chiudo in maniera divertente, con un’altra telefonata tra Bergamo e la Fazi che avviene nella serata dello stesso 9 febbraio. Ancora una volta i due parlano di Moggi e degli incontri con lui in maniera piuttosto scanzonata. Come anticipato in precedenza, Bergamo ha finto di non sapere dell’incontro Moggi – Fazi del giorno prima. Scherzosamente chiama Moggi “fidanzato” della Fazi. Nel finale, la donna racconta di avere rifiutato sdegnosamente l’invito a pranzo di Moggi. Battutaccia di Bergamo: “Rischiavi anche di dover pagare il conto”. Due presunti sodali, parlano così del grande capo (telefonata prog. n. 547).

B: Ho parlato con il tuo fidanzato
F: Davvero?
B: Sì, (ride)
F: Meno male
B: E mi ha detto: ma sai con chi ho parlato ieri? Con Grazia; e io ho fatto: con Grazia?
F: Chi è il mio “fidan…”, ah, Oddio mio, Paolo, ti prego, (ride)
B: (Ride)
F: No, ti prego, (ride), ti prego
B: Sì, sì, sì, sì, ormai s’è fidanzato con te
F: Sì, dai
[…]
B: Allora poi parlando dice: anzi perché… sai, poi ieri ho parlato con… con la signora; ho detto: con quale signora?
F: Eh
B: Dice: con Grazia
F: Con la bionda, (ride)
B: Con Grazia? Con Grazia chi?
F: Ammazza, (ride)
B: Eh, non potevo subito dirgli… eh, ha detto: con Grazia, la…; ho detto con Grazia? Eh, dice, sai, m’aveva chiamato
F: Eh, vedi?
B: E io zitto
[…]
F: Ma credimi, eh, ti faccio vedere io a te, eh, e poi tutta affranta non mi sono nemmeno fermata a pranzo, sono stata proprio intelligente, ma vaffanculo, mangia da solo, mangia con Silvanella tua, eh
B: Uhm
F: Eh, no, no, Lucia’ , ti ringrazio, proprio non è il caso, credimi, non me la sento; e me ne sono andata, e vai al diavolo, eh, giusto?
B: E sì
F: Vado a pranzo con lui
B: Uhm
F: Nella vita avrò qualche altra cosa da fare, guarda, vado a pranzo con lui
B: Rischiavi anche di dover pagare il conto, (ride)

E lo chiamano strapotere.

(continua)

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18 pensieri riguardo “Auricchio? Ci credo. L’incredibile storia di Calciopoli (15). La grigliata delle beffe

  1. Interessantissimo sapere che nel magico mondo di Calciopoli manca sempre qualche pezzo determinante . In questo modo si fa confusione e si arriva distanti dalla realtà. Avessero avuto a disposizione questa telefonata, non so se Giraudo poteva essere tirato dentro.

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  2. Caro Amos 95 il problema non è l’avere a disposizione questa telefonata intercettata perché molto probabilmente l’hanno avuta. Il problema è che è stata ed è tuttora una farsa e quindi le intercettazioni che scagionavano Moggi o che potevano dare una spiegazione chiara nelle varie situazioni non sono mai state prese in considerazione.

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  3. Francesco continua e non ti fermare
    sto leggendo le motivazioni e commenti della sentenza Moggi (cassazione )
    e mi pongo un paio di domandine
    o non ci capiamo niente noi o i giudici leggono altro materiale che noi non conosciamo
    comunque salta all’occhio come la cassazione si sia arrampicata sui muri pur di scrivere una sentenza che non lasci appigli alla juve
    la frase “lo strapotere di Moggi”
    come se i Berlusconi Galliani Meani
    Moratti Facchetti e Tronchetti Provera
    I Sensi Baldini
    i lotito
    per citarne i piu’ famosi , erano dei principianti del potere
    ma un giudice quando scrive queste cose vive in un altro pianeta??
    la caprbietà con cui si sono accaniti a voler descrivere Moggi come il padrone assoluto fa tenerezza e fa perdere ogni credibilità alla sentenza
    oramai mi viene solo da sorridere
    ma come?
    Giudice mi descrivi il mostro il male assoluto e non riesci a mandarlo in galera??
    tutto finisce in prescrizioe ?? con prove cosi’ schiaccianti cosi’ evidenti con reati cosi’ gravi che minava l’esistenza del calcio stesso e tutto finisce a tarallucci e vino

    il libro che stai scrivendo la prima copia la devi mandare al giudice di cassazione
    e al direttore della gazzetta dello sport

    attenzione dalle poche cose trapelate dalla sentenza
    si puo’ dedurre che hanno ben riflettuto su cosa scrivere per non dare appigli alla revisone del processo sportivo

    a pensar male …………………………….

    ma la tua teoria descrtta sopra te la smontano con
    siccome sapevano di eesere intercettati cercavano di sdoganarsi
    come la giri giri hanno voluto vedere solo quello che volevano vedere
    hai voglia a mettergli sotto il naso le contro prove ti risponderanno
    “a noi non intresssa” interesa solo la juve”

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  4. sei stranamente molto taciturno
    é vero che lo sapevamo già che andava a finire cosi’ era già scritto sin dal’inizio
    pero’ non dirmi che non trovi strano quello descritto da Francesco e interpretato al contrario dai giudici
    tu sei ancora convinto che Moggi era il padrone assoluto del calcio Italiano??

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  5. “Che senso ha, dunque, intercettare decine di migliaia di telefonate, e avere un quadro completo della situazione, se poi si giudica in modo frettoloso e approssimativo? Si sta giudicando di un’associazione a delinquere, e capire per bene quali sono i rapporti personali e lavorativi tra i vari protagonisti, le invidie, i rancori, le ostilità, le amicizie, non mi sembra che sia qualcosa di trascurabile. Altrimenti si producono sentenze che non rispecchiano la realtà, e si pretende pure che vengano rispettate. C’è da sperare che quella di Calciopoli sia stata davvero una giustizia ad personam, o almeno ad squadram; se invece la giustizia funziona normalmente così, c’è da avere i brividi.”

    Non si è giudicato in modo frettoloso ed approssimativo a mio parere. Si è scelto in anticipo il bersaglio già nella fase di indagine e tutto il resto ha seguito lo stesso andazzo. Non è mai interessato capire bene i rapporti interni all’ambiente calcio e non ha mai interessato a nessuno produrre sentenze aderenti alla realtà.
    Io credo che questo sia l’andazzo generale della giustizia o meglio che tal modo di operare sia un caso tutt’altro che isolato. Brividi, è la parola esatta.
    Calciopoli rispecchia molto il nostro paese. Rapporti come minimo distorti tra attori di uno stesso circo messi sotto indagine in modo altrettanto distorto e giudicati in modo da salvare la sgangherata baracca della giustizia ordinaria, La condanna di moggi non mi ha mai sconvolto ….è tutto il resto che è della serie “ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare”.

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  6. una riflessione
    ma é davvero un reato essere considerato da altri un uomo potente?
    e come ha scritto ravezzani
    come fanno a negare l’evidenza sulla stampa asservita a Moggi
    veramente un giudice non sa che mediaset appartiene al milan
    la gazzetta sempre contro
    corriere dello sport neanche a parlarne
    come si puo’ scrivere che il processo di Biscardi rappresenta la stampa tutta ?,

    un altro passaggio strano
    la storia Paparesta é stata giudicata da un altro giudice che afferma in sentenza il fatto non sussiste ,durante il processo al primo grado e anche il secondo é stato provato che era una butade
    Francamente puo’ la Cassaziione negare l’evidenza?? e a che pro ?,

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  7. Perdonate la mia assenza dal dibattito, ma una questione lavorativa mi ha tenuto lontano dal blog. Sono d’accordo con quanto scritto da tutti voi, in particolare con l’intervento di @bjh. Lo sappiamo bene che si è partiti già con il quadro accusatorio in testa, ce l’avevano ben chiaro anche prima di iniziare le intercettazioni. Questo però immagino che accade in molte indagini. Quello che è accaduto qui però è che, malgrado abbiano scoperto con le indagini che la situazione era molto più complessa di quello che pensavano, sono ugualmente restati aggrappati all’idea iniziale ignorando tutto il resto. Le intercettazioni che continuamente invochiamo per ricostruire la storia di Calciopoli LE HANNO INTERCETTATE LORO, non le abbiamo intercettate noi o Penta, o i legali di Moggi. Questa è la cosa più sconvolgente.

    Per quanto riguarda l’intervento di @Rug dell’ 11 settembre 2015 alle 21:46, ne abbiamo parlato altre volte, rispondimi da giurista, qual è la differenza tra associazione in cui gli associati hanno rapporti non idilliaci e non esistenza dell’associazione? Ci deve essere un confine da qualche parte tra le due situazioni. A me sembra che l’inesistenza dell’associazione sia una cosa palmare, talmente evidente che non ci sarebbe nemmeno da discutere. Ci sono tante persone che vivono all’interno del calcio che vengono a contatto e perseguono ognuno il proprio interesse.
    Personalmente anche se la Cassazione vuole sostenere che 2-2=5 (citazione orwelliana) noi continueremo a far notare tutte le incongruenze, i capitoli di questa ancora da scrivere sono tanti.

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  8. Hai fatto una bella domanda a cui non ho una risposta degna di tal nome, posso comunque dirti che in una associazione c’è “l’affectio societatis” ossia la consapevolezza di far parte di una associazione a delinquere che persegue scopi illeciti. Sino a quando c’è l’affectio societatis, i membri, che non è detto che si conoscano tutti fra di loro, fanno parte di questa associazione anche se poi perseguono secondi fini non necessariamente in sintonia con l’associazione stessa.

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  9. Bergamo e Pairetto erano consapevoli di far parte di una associazione a delinquere capeggiata da Moggi? Moggi era consapevole che Bergamo e Pairetto erano membri della sua associazione a delinquere? Io direi di no…
    A me questa cosa ricorda come quando gli americani predispongono l’eliminazione dei capi di Al Qaeda o dei Talebani: loro sganciano un missile e il capo lo eliminano; poi, certo, magari nel frattempo ci restano secchi anche un po’ di civili che stavano da quelle parti, ma l’importante è che l’obiettivo primario sia stato raggiunto. Ecco, Bergamo e Pairetto mi ricordano un po’ queste vittime “collaterali”.

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  10. e qui si torna al vecchio discorso che ti ho sempre fatto che l’associazione secondo me non c’è e che però serviva metterla perché con la sola imputazione della frode sportiva non si possono disporre le intercettazioni o almeno non si potevano all’epoca dei fatti, ora non so.

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  11. E io ti rispondo come sempre, che ok, hanno trovato uno stratagemma per potere fare le intercettazioni, e se hanno voglia di farle un’associazione se la inventano anche dove non c’è… ma questo non impone loro di portare fino alla Cassazione questa ipotesi investigativa… nè tantomeno impone alla Cassazione di tenerla in piedi per forza

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  12. Negli articoli che usciranno verso novembre- dicembre, non prima per motivi che poi ti spiegherò, io cercherò di spiegare cos’è il 416 e come si esplica, poi ognuno si potrà fare l’idea che vuole.

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  13. abbastanza grave sentirti dire che secondo te l’associazione non c’é
    ma lo usano come stratagemma
    il quale ha rovinato la vita ad un sacco di gente che c’entrava poco o niente
    le intercettazioni sono state :
    estorte con uno stratagemma
    nascoste a favore di
    selezionate a discapito di
    e quelle delle sim senza alcunché di rilevante misteriosamente scomparse
    e dulcis in fundo i Giudici non ci hanno capito granché viste le svariate sviste in sentenza
    e quando moggi e De Santis sporgono denuncia il tutto viene insabiato

    boh!!! accusano moggi di associazione a delinquere
    e quello che é stato fatto a sua discapito come lo si deve chiamare ,???

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