Come nasce una notizia: il fair play di Pellegrini

«Very few things happen at the right time, and the rest do not happen at all; the conscientious historian will correct these defects», scrisse una volta il caustico Mark Twain, nell’introduzione a una delle sue opere meno note, A Horse’s Tale (nota in Italia come Autobiografia del cavallo di Buffalo Bill). Quanto scrisse Twain si applica perfettamente, oltre che al lavoro degli storici, anche a quello dei giornalisti. Anch’essi, infatti, sembrano confondere un po’ troppo spesso ciò che accade con ciò che desiderano che accada. Tanto più nell’ambito del giornalismo sportivo, dove le spinte di due forze contrapposte, il tifo e la retorica politically correct, rischiano di confondere e annebbiare ogni cosa.

Questa introduzione mi serve per affrontare un caso esemplare, legato a una delle notizie calcistiche più belle e apprezzabili della settimana: mi riferisco all’intervista al tecnico del Manchester City, il cileno Pellegrini, che avrebbe ammesso che il gol della sua squadra contro la Juve era da annullare, dimostrando straordinario fair play (con annesso coro di “invece in Italia…”). La notizia è stata data dall’ANSA (link), dalla Gazzetta dello Sport (link), da La Repubblica (link), dal Corriere della Sera (link), dal Corriere dello Sport (link), da Tuttosport (link), e mi fermo qui, perché testata dopo testata l’elenco sarebbe davvero troppo lungo.

Ma come nasce la notizia del fair play di Pellegrini? Tutto ha origine martedì sera, durante la diretta di Mediaset Premium (che, come forse avrete avuto modo di sapere, quest’anno trasmette la Champions in esclusiva). A un certo Pellegrini si presenta al microfono dell’inviata di Mediaset Irma D’Alessandro, per la classica intervista del dopo-partita. Come è italico costume, si parte subito dalle cose veramente importanti, ossia gli episodi da moviola. Tanto più che l’ex arbitro Graziano Cesari, poco prima, aveva mostrato e spiegato proprio le immagini relative agli episodi contestati.

Vediamo insieme il filmato dell’intervista, e in particolare i primi, decisivi secondi, a questo link.

pellegrini

La giornalista precisa subito che Pellegrini capisce l’italiano, e poi domanda: “era da annullare quel gol, ha visto le immagini?”, e Pellegrini risponde in due tempi: inizialmente dà una risposta affermativa generica, e successivamente aggiunge delle parole. La giornalista, però, non fa molto caso a questa seconda parte della risposta, perché è già entusiasticamente dedita a illustrare agli spettatori il grande esempio di fair play di cui è stata testimone. E però, c’è un problema. A me (e non solo a me) sembra proprio che in questa seconda parte della risposta Pellegrini dica “it was a clear offside”. E allora? Che c’entra l’offside con la spinta di Kompany?

In Manchester – Juve non c’è stato soltanto l’episodio del gol del vantaggio del City. Nel primo tempo era stato annullato alla Juve un gol di Pogba, viziato da un chiaro fuorigioco di Morata, che partecipa all’azione. Chiaro fuorigioco; vi ricorda qualcosa? In effetti Graziano Cesari, subito prima dell’intervista a Pellegrini, aveva illustrato alla moviola due episodi: quello dell’autorete di Chiellini e, appunto, quello del gol annullato a Pogba. Va bene che Pellegrini capisce l’italiano, ma avrà capito anche a cosa si riferiva la D’Alessandro nel domandargli se “quel gol” era da annullare? Temo proprio di no. Avrà pensato all’unico gol che era stato effettivamente annullato durante la partita, e risposto su quello; probabilmente un po’ sorpreso dall’entusiasmo dell’intervistatrice e dello studio per una risposta così ovvia – il gol di Pogba era evidentemente da annullare per un chiaro fuorigioco.

E insomma, forse in questa occasione Pellegrini non è stato quello zuccheroso campione di fair play che ci è stato raccontato dai media italiani – ovviamente in generale sarà un grande campione di fair play, senza dubbio. Si tratta comunque di una quisquilia, non cambia nulla. Il problema non è Pellegrini, e nemmeno la povera D’Alessandro. Il problema sono tutte quelle testate giornalistiche importanti che riprendono una notizia copincollandola da un posto all’altro senza minimamente preoccuparsi di verificarne la veridicità. È un problema serio, dal mio punto di vista, perché ci sono ancora tante persone che si fidano di quello che scrivono i quotidiani, pensando in perfetta buona fede che giornalisti pagati per fare questo mestiere siano più affidabili di blogger dilettanti. Io, piaccia o non piaccia a Umberto Eco, su questo punto ho più di un dubbio.

Non voglio esagerare, comunque, la portata di questa, in fondo simpatica, commedia degli equivoci. Per una volta, del resto, i giornalisti non hanno inventato notizie scandalistiche e sensazionalistiche di segno negativo, ma, in assoluta buona fede, una bella storia. Non sempre le cose vanno per il verso giusto, ed è compito del cronista coscienzioso rimetterle a posto. Che bello sarebbe stato, se la notizia fosse stata vera! Anche se poi, a pensarci bene, nel mio mondo ideale non ci sono allenatori che ammettono che il loro gol era da annullare. Ci sono, piuttosto, giornalisti che non si preoccupano minimamente di domandarlo loro. Perché, in fondo, a chi importa?

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