Una sentenza della Corte Costituzionale poteva cambiare la storia di Calciopoli?

Calciopoli, malgrado l’opinione di tanti, non è mai finita. Che sia materia ancora viva e scottante lo dimostrano i messaggi di incoraggiamento e ringraziamento che riceviamo su questo blog e sui social tutte le volte che proviamo a spiegare e indagare uno dei tanti pezzi di questa contorta storia. Ma si tratta di una storia che non è finita, malgrado quello che molti pensano, nemmeno al livello giudiziario. Mentre solo di recente la Cassazione ha concluso il suo sforzo di motivare le decisioni prese in relazione al ramo principale del processo, una causa per diffamazione che vede di fronte Luciano Moggi e Gianfelice Facchetti sta certificando, piaccia o non piaccia, che una parte della storia va riscritta (ve ne abbiamo parlato qui). E l’autunno ormai alle porte ci consegnerà un’altra novità, il processo per falsa testimonianza contro Teodosio De Cillis, testimone chiave sul tema delle schede svizzere (del caso abbiamo parlato ampiamente su questo blog; si veda qui, qui, qui e qui).

In tutto questo, durante il periodo del riposo estivo, sono stato contattato dal mio amico Ruggiero Distaso. Con Ruggiero, in questi anni, mi è capitato molto spesso di discutere di Calciopoli. Partiamo, in genere, da posizioni distanti – io storico del mondo antico, lui laureato in giurisprudenza; io juventino, lui antico simpatizzante interista – ma ci siamo accorti ben presto, con una certa sorpresa, che è facile trovare dei punti d’incontro, se si approfondiscono le questioni con serietà, e non ci si nasconde dietro i propri pregiudizi. Dunque, Ruggiero mi ha contattato, e mi ha detto: perché non dai un’occhiata a questa sentenza della Corte Costituzionale? Potrebbe interessarti.

Immagine tratta da www.cortecostituzionale.it
Immagine tratta da http://www.cortecostituzionale.it

La sentenza è la numero 364 del 23-24 marzo 1988. La Suprema Corte interviene a proposito della legittimità dell’art. 5 del codice penale, giudicandolo parzialmente incostituzionale. La questione è, in effetti, piuttosto interessante, e cerco di sintetizzarla per i non giuristi come me, prima di spiegare per quale motivo, forse, avrebbe potuto cambiare la storia di Calciopoli (per chi fosse interessato, è possibile leggere integralmente il testo della sentenza a questo link).

L’art. 5 del codice penale (che poi è ancora il codice Rocco, approvato ai tempi del regime mussoliniano, e mai riformato) è intitolato Ignoranza della legge penale, e recita:

Nessuno può invocare a propria scusa l’ignoranza della legge penale.

In pratica la norma esclude che possa avere qualsiasi rilievo in giudizio la mancata consapevolezza di stare compiendo un reato da parte dell’imputato. Esistono dei casi in cui invece tale mancata consapevolezza può essere scusabile? Secondo la Suprema Corte sì.

Ammettono i giudici che:

in tempi in cui le norme penali erano circoscritte a ben precisi illeciti, ridotti nel numero e, per lo più, costituenti violazione anche di norme sociali universalmente riconosciute, era dato sostenere la regolare conoscenza, da parte dei cittadini, dell’illiceità dei fatti violatori delle leggi penali; ma, oggi, tenuto conto del notevole aumento delle sanzioni penali, sarebbe quasi impossibile dimostrare che lo Stato sia effettivamente sorretto da una “coscienza comune” tutte le volte che “aggiunge” sanzioni a violazioni di particolari, spesso “imprevedibili”, valori relativi a campi, come quelli previdenziale, edilizio, fiscale ecc., che nulla hanno a che vedere con i delitti, c.d. naturali, di comune “riconoscimento” sociale.

I giudici, in sostanza, distinguono due grandi categorie in cui collocare i vari reati: quelli che costituiscono la violazione di “norme sociali universalmente riconosciute”, e riguardo ai quali è dunque impossibile che esista ignoranza della legge (esempi ovvi il furto e l’omicidio), e quelli che invece costituiscono la violazione di valori particolari che non godono di comune riconoscimento sociale (l’esempio addotto è quello di violazioni nel campo fiscale o edilizio, perché da questioni di questo genere sorse, nel 1988, la necessità dell’intervento della suprema corte).

Per questo secondo genere di violazioni la suprema corte ammette la possibilità che esista ignoranza scusabile della legge penale. Lo stato è vincolato a particolari doveri: «lo Stato assicura i cittadini», è scritto, «che non li punirà senza preventivamente informarli su ciò che è vietato o comandato»; e il diritto penale deve essere costituito «da norme non numerose, eccessive rispetto ai fini di tutela, chiaramente formulate, dirette alla tutela di valori almeno di “rilievo costituzionale” e tali da esser percepite anche in funzione di norme “extrapenali”, di civiltà, effettivamente vigenti nell’ambiente sociale nel quale le norme penali sono destinate ad operare». E ancora: «È stato osservato e ribadito, esattamente, che un precetto penale ha valore, come regolatore della condotta, non per quello che è ma per quel che appare ai consociati. E la conformità dell’apparenza all’effettivo contenuto della norma penale deve essere assicurata dallo Stato che è tenuto a favorire, al massimo, la riconoscibilità sociale dell’effettivo contenuto precettivo delle norme».

Insomma, i singoli cittadini, per operare le proprie libere scelte comportamentali, devono sapere cosa è vietato e cosa non lo è; questo non implica solo un dovere per i cittadini stessi, quello di essere informati sulla norma penale, ma anche un dovere per lo stato: quello di garantire norme chiaramente formulate, e riconoscibili nel contesto in cui sono chiamate ad agire come effettivamente valide in quanto norme di civiltà. Una norma non ha valore in sé, ma per quello che appare ai cittadini; e garantire che questa apparenza coincida con l’effettivo contenuto della norma è un dovere dello stato. E non finisce qui: perché, anche posto che lo stato abbia tenuto in giusta considerazione questo dovere, «la più certa delle leggi ha bisogno di “letture” ed interpretazioni sistematiche che (dato il rapidissimo succedersi di “entrate in vigore” di nuove leggi e di abrogazioni, espresse o tacite, di antiche disposizioni) rinviano, attraverso la mediazione dei c.d. destinatari della legge, ad ulteriori “seconde” mediazioni». Tra le cause di una ignoranza scusabile della legge può rientrare quindi anche il fatto che la legge può subire, col tempo, nuove letture, interpretazioni e mediazioni nella sua applicazione; tutti passaggi che possono complicare il processo conoscitivo della norma da parte del cittadino.

Dunque l’art. 5 del codice penale è incostituzionale, perché fa ricadere interamente sul cittadino la colpa per l’ignoranza della legge penale, ed è invece possibile che una parte della colpa sia dello stato: «ben è, invece, almeno possibile, come s’è già sottolineato, che lo Stato non abbia reso obiettivamente riconoscibili (o “prevedibili”) alcune leggi». In particolare: «l’errore sul precetto è inevitabile nei casi d’impossibilità di conoscenza della legge penale da parte d’ogni consociato. Tali casi attengono, per lo più, alla (oggettiva) mancanza di riconoscibilità della disposizione normativa (ad es. assoluta oscurità del testo legislativo) oppure ad un gravemente caotico (la misura di tale gravità va apprezzata anche in relazione ai diversi tipi di reato) atteggiamento interpretativo degli organi giudiziari ecc.». Ancora, possono concorrere all’ignoranza del precetto normativo, ad esempio, «“assicurazioni erronee” di persone istituzionalmente destinate a giudicare sui fatti da realizzare».

In conclusione, la norma dell’art. 5 è riformulata, alla luce della parziale dichiarazione di incostituzionalità, in tal modo:

L’ignoranza della legge penale non scusa tranne che si tratti d’ignoranza inevitabile.

Fin qui la sentenza emessa nel 1988 dalla suprema corte. Si tratta di una pronuncia che potrebbe riguardare anche il processo Calciopoli? Vediamo un po’.

Come chi ha seguito questa storia ormai ha imparato, tutto ruota intorno all’interpretazione della legge 401 del 1989 (un anno dopo, dunque, la sentenza appena esaminata), che istituisce il reato di frode sportiva. Il testo della legge è il seguente:

  1. Chiunque offre o promette denaro o altra utilità o vantaggio a taluno dei partecipanti ad una competizione sportiva organizzata dalle federazioni riconosciute dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), dall’Unione italiana per l’incremento delle razze equine (UNIRE) o da altri enti sportivi riconosciuti dallo Stato e dalle associazioni ad essi aderenti, al fine di raggiungere un risultato diverso da quello conseguente al corretto e leale svolgimento della competizione, ovvero compie altri atti fraudolenti volti al medesimo scopo, è punito con la reclusione da un mese ad un anno e con la multa da lire cinquecentomila a lire due milioni. Nei casi di lieve entità si applica la sola pena della multa.
  2. Le stesse pene si applicano al partecipante alla competizione che accetta il denaro o altra utilità o vantaggio, o ne accoglie la promessa.
  3. Se il risultato della competizione è influente ai fini dello svolgimento di concorsi pronostici e scommesse regolarmente esercitati, i fatti di cui ai commi 1 e 2 sono puniti con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da lire cinque milioni a lire cinquanta milioni.

La norma sanziona dunque:

1) chi offre o promette denaro o altra utilità o vantaggio a uno dei partecipanti ad una competizione sportiva al fine di raggiungere un risultato diverso da quello conseguente al corretto e leale svolgimento della competizione; e specularmente, il partecipante alla competizione che accetta il denaro o altra utilità o vantaggio, o ne accoglie la promessa;

2) chi compie atti fraudolenti diversi da quelli esemplificati nella prima parte della norma, al fine di raggiungere un risultato diverso da quello conseguente al corretto e leale svolgimento della competizione.

Sulla prima parte della norma credo che non ci sia nulla da dire. È chiara, sanziona un comportamento comunemente ed indiscutibilmente riconosciuto come illecito anche su un piano puramente valoriale ed extra-penale, e per di più corrisponde perfettamente a ciò che è la frode sportiva per il comune cittadino: vendere/comprare una partita. E però, questa prima parte della norma chiama in causa in modo preciso i partecipanti a una competizione sportiva, e dunque, mi pare, non può essere applicata agli arbitri.

Forse sarebbe stato opportuno prevedere qualche disposizione specifica relativa agli arbitri, che alla competizione non partecipano, ma la regolano. Invece il tema, assai sentito (anche troppo) al livello del tifoso medio, del rapporto tra i partecipanti alla competizione sportiva e gli arbitri della stessa competizione è affidato alla seconda parte della norma, quella relativa a tutti gli altri atti fraudolenti diversi rispetto a quello precisato nella prima parte. In linguaggio giuridico si tratta di una “norma di chiusura”, destinata a punire tutti gli atti fraudolenti non anticipatamente prevedibili dal legislatore.

Proprio questa norma, tuttavia, può creare qualche problema. Infatti è fatalmente generica; parla semplicemente di “atti fraudolenti” compiuti “al fine di raggiungere un risultato diverso da quello conseguente al corretto e leale svolgimento della competizione”. Ma di che si tratta di preciso? Se il cittadino che si muove nel mondo dello sport sa benissimo che non può offrire denaro o qualsiasi altra utilità a uno dei partecipanti a una competizione, sia perché ciò è contrario ai valori universalmente riconosciuti dello sport, sia perché esiste una norma penale che lo sanziona espressamente, e quindi chi dovesse macchiarsi di un tale comportamento non potrebbe in alcun modo spiegarlo con l’ignoranza della legge, come fa il cittadino a identificare correttamente quali sono questi generici “atti fraudolenti” che deve stare attento a non commettere? Lo stato, in questa circostanza, adempie al suo dovere di spiegare chiaramente al cittadino cosa è lecito e cosa no, in modo da permettergli di mettere in atto le proprie libere scelte comportamentali?

Sinceramente, qualche dubbio l’avrei. Anche perché, a fronte della genericità della norma, non esiste nemmeno un numero significativo di sentenze che facciano giurisprudenza sul punto, aiutando il cittadino ad identificare con maggiore precisione gli atti fraudolenti sanzionati. In effetti la legge sulla frode sportiva ha prodotto, dal 1989 ad oggi, pochissimi processi. In che modo, dunque, risolvere il problema della mancanza di esemplificazione precisa dei comportamenti da considerare delittuosi nell’ambito dei rapporti fra arbitri e partecipanti alla competizione sportiva?

Il testo della legge, mi pare, consente una soluzione molto semplice, forse l’unica: l’esemplificazione utile è quella contenuta nella prima parte della legge. Se essa afferma infatti che costituisce frode sportiva offrire o promettere denaro o altra utilità a uno dei partecipanti alla competizione, la seconda parte afferma che sono possibili anche altri atti fraudolenti in grado di impedire un corretto e leale svolgimento della competizione, e in particolare, applicando questa norma generica al problema dei rapporti con gli arbitri della competizione, uno di questi comportamenti può essere costituito dall’offerta o promessa di denaro o altra utilità a uno degli arbitri della competizione. Si tratta di un comportamento delittuoso che, pur non espressamente menzionato nel testo di legge, è facilmente deducibile da questo stesso testo, e che, per di più, viola un valore universalmente riconosciuto, ossia quello della terzietà dell’arbitro. Nessuno può pensare di offrire del denaro o un altro vantaggio a un arbitro e invocare a sua discolpa l’ignoranza della legge. Ci tengo a precisare che, se fosse esistita una prova di offerta di denaro o altra utilità o vantaggio a un arbitro, credo che nessuno juventino sano di mente si sarebbe sognato di contestare le sentenze di Calciopoli. Il problema è che questa prova non c’è.

Quali comportamenti sono stati considerati “atti fraudolenti” finalizzati al raggiungimento di un risultato diverso da quello derivante da un corretto e leale svolgimento della competizione nei processi Calciopoli? Al netto di tante cose inutili e insignificanti ripetute sentenza dopo sentenza, i comportamenti sanzionati rientrano in due grandi categorie: colloqui telefonici o incontri personali tra dirigenti di club e “designatori arbitrali” (metto tra virgolette perché in realtà Bergamo e Pairetto non designavano, ma gestivano il sorteggio componendo le griglie di arbitri e partite da accoppiare); colloqui telefonici con arbitri.

Luciano Moggi
Luciano Moggi

Applicando alle relazioni con gli arbitri e più in generale con il “mondo arbitrale” la norma sulla frode sportiva, i giudici napoletani non hanno dunque considerato delittuosi soltanto comportamenti analoghi a quelli esemplificati dalla prima parte della legge, e collegati all’offerta di denaro o altra utilità; ma, approfittando della genericità della norma di chiusura che completa il testo di legge, hanno operato uno spettacolare quanto spaventoso allargamento del campo di comportamenti oggetto della norma, allargamento difficilmente prevedibile sulla base della prima, più dettagliata parte del testo di legge. Se infatti questa prima parte sanziona l’offerta o la premessa di denaro a uno dei partecipanti alla competizione, la seconda parte, adattata dal tribunale di Napoli al tema dei rapporti arbitri – partecipanti alla competizione, è diventata una norma molto più rigorosa, per cui una conversazione telefonica con un arbitro costituisce già atto fraudolento, ed equivale, in pratica, alla promessa/offerta di denaro. Non c’è bisogno di tentativi corruttivi, perché bastano già le telefonate per ledere la terzietà del mondo arbitrale. La situazione diventa ancora più estrema se si passa al punto relativo alle conversazioni telefoniche (o agli incontri personali, che poi è la stessa cosa) con i designatori arbitrali, che, a differenza degli arbitri, non scendono direttamente in campo, e dunque non possono incidere sullo svolgimento della competizione se non in maniera molto indiretta.

Il tribunale di Napoli ha dunque prodotto un’evoluzione giurisprudenziale estremamente importante, applicando, al momento dell’identificazione degli atti fraudolenti nell’ambito dei rapporti fra arbitri e partecipanti alla competizione, non già la norma suggerita dalla stessa legge 401/89, ossia il divieto della proposta o promessa corruttiva, ma una norma molto più stringente, che vieta addirittura qualsiasi contatto di qualsiasi tipo con esponenti del mondo arbitrale. Un’evoluzione, peraltro, assolutamente decisiva per salvare almeno parzialmente il quadro accusatorio di Calciopoli.

Tale evoluzione, però, mi pare rientrare pienamente fra quelle evoluzioni legislative non prevedibili, che dovrebbero condurre a una assoluzione dell’imputato per ignoranza scusabile della norma. Di fatto il processo Calciopoli si è concluso con l’applicazione di una norma che non è espressa chiaramente nel testo di legge, né era mai stata applicata in precedenza; dunque non era prevedibile dal cittadino né con la semplice lettura del testo di legge, né attraverso la conoscenza di precedenti giuridici in grado di sostenere l’interpretazione del testo normativo. Se si decide oggi di approvare una legge che vieta qualsiasi contatto di qualsiasi tipo tra partecipanti a una competizione e arbitri della stessa competizione, nessun problema; ma può una norma del genere essere desunta da una che vieta genericamente “atti fraudolenti”, e poi applicata retroattivamente?

Oltretutto, chi ha approfondito la storia di Calciopoli sa che numerosi dirigenti, di diverse squadre, erano soliti conversare telefonicamente con i designatori arbitrali, e che anche i contatti telefonici con gli arbitri non erano infrequenti. Insomma, questo tipo di comportamento non era percepito come delittuoso, ma anzi ritenuto normale, nell’ambiente in cui la norma legislativa è intervenuta, quello del mondo del calcio. Tutti sapevano che corrompere un arbitro è comportamento gravissimo; ma nessuno pensava che anche solo parlarci fosse già un reato, e quindi lo facevano in molti. Come abbiamo visto, la Corte Costituzionale ha scritto che «un precetto penale ha valore, come regolatore della condotta, non per quello che è ma per quel che appare ai consociati». Ai frequentatori del mondo del calcio nel corso del campionato 2004-2005, noto dalle inchieste, la norma sulla frode sportiva appariva in tutta evidenza come un divieto relativo alle proposte corruttive, ma non certo estendibile a qualsiasi tipo di contatto non solo con gli arbitri, ma anche con i loro dirigenti. Ancora, la stessa Corte Costituzionale ha citato fra le cause di ignoranza scusabile della legge le «“assicurazioni erronee” di persone istituzionalmente destinate a giudicare sui fatti da realizzare»; e sappiamo bene che i contatti fra club e mondo arbitrale erano non solo noti alle più importanti istituzioni del mondo del calcio (presidenza FIGC, presidenza della Lega Calcio, AIA), ma persino da esse incoraggiati, come strumento per limitare le continue polemiche legate agli arbitraggi.

Concludo. Non sono un giurista. Ma la sensazione che le sentenze Calciopoli contenessero una forzatura del diritto la avevo da tempo; anche se non avevo la competenza per potere esprimere pienamente questa idea. Adesso la lettura della sentenza numero 364/1988 della Corte Costituzionale sembra avermi chiarito meglio la questione, spiegandomi con precisione in cosa è consistita la forzatura. La possibilità di applicazione degli effetti della sentenza al caso del processo Calciopoli mi sembra che possa poggiare su diversi elementi; la questione merita, dunque, almeno una riflessione. Non sono un giurista, però. E va detto che nessuno degli avvocati delle difese, a quanto mi risulta, ha prodotto questa argomentazione. Io non condanno né assolvo nessuno; spero soltanto di stimolare la discussione e lanciare utili provocazioni. Il discorso condotto in questo pezzo ha un senso? O si tratta solo dell’ennesima farneticazione di chi non vuole rassegnarsi ad accettare le sentenze? Il dibattito è aperto.

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31 pensieri riguardo “Una sentenza della Corte Costituzionale poteva cambiare la storia di Calciopoli?

  1. Francesco, anch’io ho avuto questa sensazione. E leggendo le sentenze della Cassazione, la sento benissimo la forzatura applicata. Moggi farà ricorso in Europa da quello che ho capito riguardo la sentenza della Cassazione.

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  2. Magari sia Prioreschi che Penta ci avranno anche pensato….ma non credo per come hanno poi deciso di preparare la difesa puntando sulle telefonate ritenute “non importanti” dai pm

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  3. La legge 401/89 soffre del fatto che fu creata in seguito allo scandalo calcioscommesse degli anni 80 e quindi indirizzata prevalentemente a quel tipo di “atto fraudolento”. Già nel cosiddetto processo doping alla Juventus ci fu una discussione tra le parti sull’utilizzabilità della legge dal risultato scontato (non ce n’erano altre sul doping…). Concordo con Francesco in merito alla forzatura nel diritto che, assieme all’esclusione (decisa a priori) di alcune persone, produce una vera e propria distorsione della realtà dei fatti. Ora la questione del “poteva non sapere di commettere reati” secondo me è difficilmente sostenibile. L’interpretazione della Corte d’Appello è chiara: la lealtà della competizione sportiva è tutelata come bene supremo (tipo l’incolumità pubblica) e quindi facente parte di quelle “norme sociali universalmente riconosciute” e della “coscienza comune” citata nell’articolo. Però il mio mestiere è l’informatica perciò…. 🙂

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  4. La legge ha sicuramente delle falle… esistono in realtà due precedenti storici di indagini relative a rapporti con il mondo arbitrale fatte utilizzando la legge 401/89, entrambe a Torino ed in entrambe c’è di mezzo Moggi. La prima è quella relativa ad “accompagnatrici” per arbitri di tre partite di Coppa Uefa del Torino 1991-1992; in questo caso l’offerta di vantaggio o altra utilità è chiara, non c’è molto da discutere; si accorsero però che la legge menziona espressamente le competizioni organizzate dalle federazioni collegate al CONI, e quindi non può applicarsi a gare organizzate dall’UEFA. La seconda la conosciamo bene, è l’inchiesta archiviata da Maddalena contemporaneamente a quella napoletana di Calciopoli. In quel caso archiviano proprio perché non rintracciano l’elemento corruttivo, e a differenza di quanto faranno a Napoli evitano di allargare i confini del reato.
    Ora, la lealtà sportiva è un bene da tutelare, e questo non ci piove. Ma il problema è individuare gli atti precisi che la ledono. Qui sta il punto cruciale. Le telefonate la ledono oppure no?

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  5. Esattamente…..tra “griglie” e telefonate “sospette” hanno creato un mostro ad arte…con tutti i mass media che cercavano in tutti i modi questo,tra l’altro….l’unica cosa certa e’ che la pistola fumante non c’era….pero’ come dice spesso qualcuno suonargliele alla Juve e’ troppo fico….ora vediamo che succede nel rinvio a giudizio del De Cillis e se lo assolvono tocchera’ rassegnarsi…

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  6. “Ora, la lealtà sportiva è un bene da tutelare, e questo non ci piove. Ma il problema è individuare gli atti precisi che la ledono. Qui sta il punto cruciale. Le telefonate la ledono oppure no?”

    Secondo me si, la ledevano anche se non nel senso stretto dell’alterazione dei risultati. Il punto fondamentale per me è sempre stato un altro ossia l’uniformità di giudizio. Vuoi applicare la legge in modo restrittivo ? bene, allora che sia così per tutti. Invece si son fatti figli e figliastri gia nelle indagini. Un giudice con pelo sullo stomaco avrebbe rimandato tutto indietro una volta capito che s’era indagato col mirino già puntato. La sola storia del video del sorteggio, sparito e sostituito da foto molto casualmente messe in un ordine tale da far pensar male, era elemento sufficiente per capire il livello qualitativo delle prove raccolte.

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  7. aggiungeri una altro aspetto
    descritto dalla Casoria
    L’indagatore ha usato la legge a suo uso e consumo colpire una persona ed una persona sola il Moggi “correre dietro ai misfatti di Moggi”
    poco gli importava degli altri cadaveri incontrati per strada ha cercato solo il cadavere appartenente a Moggi e non trovandolo, con la complicità della procura di napoli e giudici
    gli hanno confezionato un vestito su misura con escamottage giuridici
    articolo interessante che riapre una porta su Calciopoli che sin dall’inizio é stata troppo velocemente richiusa “l’ostinazione nel volere colpire solo Moggi e Giraudo”
    dopo 9 anni di indagini e processi nessuno degli accusati ha mai confessato o ammesso di avere agito contro la legge (nessuno ne era veramente consapevole neanche i vertici fgc aia coni)
    si é molto criticato ” il cosi’ fan tutti” ma era una verità assodata, lo facevano tutti
    e questo conferma il fatto che per quei “tutti” nessuno era cosciente del fatto che stavano agendo contro legge
    infatti per quella sportiva sono ricorsi al : piu’articoli 6 fanno un articolo 1
    che al tempo non esisteva come delitto e lo hanno applicato retroattivamente
    Moratti continua a sostenere che lui e l’inter siano innocenti ed immacolati
    eppure i comportamenti erano gli stessi meno arroganti forse
    ma l’arroganza non é un reato che io sappia ma a Napoli per Moggi lo é

    Il relatore (giudice) della sentenza di cassazione(non ricordo il nome) é lo stesso del processo sportivo
    ci vedo un conflitto di interessi

    in quello sportivo pur di condannare hanno rimpiazzato i giudici ( e voi sapete con quali ) e modificato la legge annullando un grado di giudizio

    in quello penale
    ricusazioni della Casoria (giudice poco accondiscendente) con i voleri del procuratore di Napoli credo si chiami Lepore
    e già qui si capisce che dietro c’era altro, un volere ben preciso nel volere incanalre il processo in una sola direzione la distruzione dell’uomo Moggi
    una sequenza infinita di falsificazioni di prove
    accuse infondate o create su misura paparesta- media – ammonizioni-video scomparsi etc etc

    per chiudere credo che dobbiamo ringraziare Rug per aver convinto Francesco a scrivere questo articolo ma a che pro non l’ho capito
    ma gli do un consiglio offri i tuoi servizi a Prioreschi avrebbe di che riflettere sulla condotta difensiva usata fino
    E sono convinto che I giudici Di Napoli pur di condannare in un certo senso non avrebbero preso in considerazione gli argomenti citati nell’articolo

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  8. Senza contare che l’offerta / promessa di denaro o di altra utilità ad un arbitro è stata effettivamente perpetrata dai dirigenti delle squadre milanesi nei confronti di Nucini (colloqui per un posto di lavoro) e Paparesta (dossier Assobiodiesel)

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  9. Esatto! Benvenuto sul blog Antonello. La storia di Nucini l’abbiamo raccontata quest’estate in quattro puntate, e sì, nei rapporti con Nucini Facchetti ha sicuramente superato i limiti imposti dalla legge.

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  10. Francesco per te che sei uno storico ho una domanda da farti
    Puo’ la cassazione cambiare la realtà storica ??
    Cerco di spiegarmi
    In questi giorni i toni tra la fgc e la juventus per la richieta di risarcimenti per danno d’immagine
    sta salendo di gradi .

    In sentenza per evitare che la juve possa fare ricorso al tar per il megarisarcimento si affrettano a precisare che la juve e i suoi manager hanno arrecato un danno d’immagine alla FGC la quale puo’ costituirsi parte civile

    se non erro era un processo sulla stagione calcistica 2004/2005

    storicamente parlando l’italia calcistica negli anni 2004/2005 e 2006
    era al suo apice juve milan roma (e Inter dopo) erano considerate tra le piu’ forti d’europa se non del mondo al pari di Real, Barcellona, Manchester, Bayern ,
    vincendo Europa ligue et champions ligue con una finale tutta italiana tra milan e juve
    e dulcis un fundo vice Campioni d’europa e Campioni del mondo
    il campionato Italiano era considerato il piu’ bello e difficile del mondo
    si puo’ considerare questo verità storica o sognavo ad occhi aperti in quel periodo??
    se come io penso é una realtà storica come puo’ un giudice
    trasformare un metodo di management vincente come pochi altri in Europa e comune alla squadre piu’ blasonate e supportate dalla federazione stessa
    in
    associazione a delinquere che minava le fondamenta del calcio stesso

    cioé la descrizione fatta dalla cassazione che descrive un mondo allo sbando e in balia del grande malvagio e sull orlo del baratro e diventata realtà storica???

    o Stavamo tutti sognando e Auricchio il solo sveglio ci ha bruscamente svegliato dicendoci che era tutto falso

    a seguire……………………..

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  11. Caro Paolo, ovviamente la verità storica è ben diversa dalla verità giudiziaria. Quest’ultima è limitata da una serie di elementi, tra cui la mediocrità degli investigatori, limiti temporali (prescrizione), necessità di garantire una serie di passaggi formali nel processo, ecc. Ovviamente lo storico può essere anche lui mediocre, ma può lavorare senza tutti questi vincoli. Poi lo storico non è interessato nemmeno a distinguere tra reati e non reati, lui ricostruisce un quadro completo della realtà.
    Detto questo, però, ai fini di un risarcimento e di una causa civile conta, ahimè, quello che ha scritto la Cassazione, qualsiasi cosa abbia scritto e anche se a noi pare molto distante dalla realtà storica.
    Per quanto riguarda la realtà pre-Calciopoli, indubbiamente il calcio italiano viveva un periodo di grande salute, anche se ho l’impressione che la vittoria mondiale del 2006 abbia un po’ mascherato una crisi di cui già si intravedevano comunque le basi. Il modo in cui è stata gestita Calciopoli è sicuramente una delle cause del declino, insieme alla legge sui diritti tv che è stata fatta nello stesso periodo. Paradossalmente la FIGC potrebbe chiedere i danni più che altro a Rossi e company per la giustizia sommaria di quel periodo, per avere consegnato agli albi d’oro uno scudetto 2006 che è indiscutibilmente una farsa (non è un danno d’immagine quello?) ecc.

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  12. Grazie per la cortese risposta
    come ben tu dici paradossalmente di quale danno d’immagine possono accusare
    una società ed un manager che hanno contribuito al successo del movimento clacistico Italiano ?
    tutti i giornali ,tutte le federazioni,Il ranking uefa, i risultati internazionali, hanno scritto pagine e pagine sullla forza e capacità della federazione Italiana calcio che a quei tempi ne ha beneficiato,
    ripercorrendo gli ultimi anni dopo la caduta della juve e dei suoi manager
    non é che il movimento calcistico ci habbia guadagnato anzi i risultati, la considerazione sul nostro campionato, la fuga dei campioni, e il ranking uefa, descrive un declino che pare essersi fermato solo grazie alla juve che é ritornata quasi e dico solo quasi ai livelli ante calciopoli ,
    non concordo quando scrivi che già all’epoca si intravvedeva il declino ,
    il declino é cominciato a partire da quel momento
    e visto che quello che é stato scritto dalla cassazione va esattamento contro la realtà dei fatti vissuti a quel periodo fatti certificati dalla stampa internazionale e dai ripeto risultati sul campo
    non é che possono accusare il management e la juve di aver corrotto goirnalisti e arbitri internazionali, e di avere estorto con la forza di seduzione di Moggi quegli articoli ,recensioni, ranking ;palloni d’oro e tutti gli altri riconoscimenti
    il Giudice Magi non é un bambino era già adulto in quel periodo
    come puo’ disconoscere la realtà storica di quel periodo?
    lo descrive esattamente al contrario
    quali interessi trasversali ha spinto la procura e tribunale di Napoli e i suoi attori a farlo?
    perché a parte il tribunale di Napoli in tutte le altre sedi sia i manager che laJuve sono stati assolti
    non ci sono gli estremi per la juve di alzare il tiro ed come ha fatto Moggi rivolgersi alla corte europea per fare una verifica sul come mai?
    (certo,, so che Elkan lo impedirebbe )

    hanno creato l’ antijuventinismo ,
    L ‘ANTI un concetto che ha danneggiato la juve spa
    ti risulta che esista l’antiinterismo l’antinapolitanismo l ‘antiromanismo
    NO non credo ( e per fortuna che Moggi aveva la stampa nelle sue mani altrimenti chissà cosa sarebbe successo)
    hanno creato Moggiopoli ,il moggismo , i Moggiani ,
    Io da juventino no mi sono mai sentito antiinter o anti poco importa quale altra squadra
    Hanno accusato quel disgraziato di Moggi di tutto e paradossalmente di niente
    tra quello descritto in cassazione e la realtà c’é una bella discrepanza

    a seguire,,,,,,,,,,

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  13. Antijuventinismo credo abbia radici più antiche rispetto a calciopoli e il fatto che la juce sia in mano aglia Agnelli credo non abbia acuito il problema. Calciopoli s’ è servita dell’antijuventinità per imboscare il fatto che si facevano verità parziali. Sul danno d’immagine pare che la figc citerà la juve. Ci sta che nel gioco delle parti juve e Figc giochino a chi ce l’ha più duro. Trovo però comico che a capo di chi vorrebbe citare la juve per danno d’immagine ci sia un signore con più di una condanna sul groppone (lì evidentemente il danno di immagine non conta) che pochi mesi fa con la sua dialettica disarmante s’è fatto ridicolizzare a livello europeo tanto da farsi “bannare” per 6 mesi dall’uefa. Magari scriverà un libro da vendere poi in modo trasparente come suo costume.

    Ps purtoppo per la juve le sconfitte nelle finali di champions contano doppio. Primo perchè una sconfitta è una cosa negativa di per se e poi perchè i furbacchioni s’attaccano alle non vittorie in europa per dire che in italia la juve ha solo rubato. Chiaro che qui si sfrutta il fatto che il cervello del tifono medio fa concorrenza stretta a quello di una gallina. Il bello è che pure persone brillanti si trasformano in dementi quando l’argomento di discussione diventa il calcio.

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  14. Hai perfettamente ragione @bjh; in realtà la Juve è stata accusata di rubare prima di Moggi, durante Moggi e dopo Moggi… non è stata accusata di rubare soltanto durante quelle piccole parentesi durante le quali non vinceva nulla. E’ il nostro destino, amen.
    Io credo che un personaggio come Tavecchio non abbia assolutamente la credibilità e l’autorevolezza per lanciarsi in una guerra contro il club più titolato del suo paese. Poi vedremo…

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  15. Verissimo, ma la posta è alta e non credo sarà Tavecchio il vero burattinaio.Potrebbe essere tutto un bluff quello di Tavecchio e della Figc ma si deve essere consapevoli che,se così non fosse, la juve ne uscirebbe perdente con probabilità prossima al 100%.

    In soldoni..la juve chiede 443 milioni e se ( e sottolineo SE) vincesse glie ne darebbero si e no un ventesimo e non certo per innocenza ma al limite per essere stata eccessivamente sanzionata in rapporto agli altri. La Fgic vincerebbe certamente ( sottolineo Certamente ) per i danni d’immagine e avrebbe più di quanto incassato dalla juve. Bilancio finale negativo sia economicamente sia moralmente. Il gioco non vale la candela a mio parere.

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  16. si ma quale danno d’immagine puo’ accampare la fgc
    se nel periodo incriminato la fgc ha giovato dei risultati della juve , Milan e Inter in campo internazionale
    per non parlare della nazionale campione del mondo con ben 11 giocatori in campo della juve piu’ allenatore e questi sono fatti storici non inventati dalla difesa di Moggi
    volendo si puo’ usare lo stesso metodo di Calciopoli si ricorre all’archivio del piu’ grande accusatore (la gazzetta) si estrae solo gli articoli che venrano sia la juve che Moggi e la nazionale e il processo e bello che vinto

    c’é molta incoerenza tra i fatti realmente accaduti e la descrizione fatta dalla cassazione
    la quale é abbastanza lampante che é stata scritta con toni e frasi per far si che la juve non possa impugnarla a suo favore

    (evito di mettere nomi mi ci confondo troppo spesso e Francesco me lo ricorda con ragione)
    uno dei giudici della cassazione era anche un giudice del processo sportivo
    un lampante esempio di conflitto di interessi
    non posso dire che quello che ho deciso nel 2006 era sbagliato
    Ripeto che le condanne vengono solo ed esclusivamente da Napoli
    in tutti gli altri processi tenuti altrove sono stati assolti

    Rischia molto la FGC ad attaccare la juve perché in un nuovo processo tenuto non a Napoli
    avrebbe da spiegare troppe cose strane che sono accadute nel 2006
    sarebbe un bel assist per Andrea e probabilmente anche Moggi e Giraudo

    tenendo conto che FGC- AIA -CONI sono organi di controllo
    la juve potrebbe domandare all fgc come sia stato possibile che a un suo manager e affiliato alla federazione,
    (il quale non é stato denunciato mai da nessuno,) si sia potuto macchiare di tali nefandezze e per cosi’ lungo tempo e cosi’ gravi da mettere in pericolo l’esistenza stessa della juve spa
    senza che nessuno si sia mai accorto di niente
    scusa scordavo solo il sentimento popolare se ne era accorto

    alla reponsabilità oggettiva deve rispondere solo la juve, ??

    ps : certo che leggere che Moggi manipolava la stampa e goirnalisti fa proprio venire da ridere
    stampa contro
    gazzetta
    corriere dello sport
    corriere della sera
    reti mediaset
    rai
    e tutte le altre testate tifose della Roma Napoli Fiorentina etc etc

    stampa pro
    tutto sport
    processo di biscardi

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  17. Sul fatto dello strapotere mediatico mi sembra evidente che alla Cassazione sia un po’ scappata la frizione, per così dire… hanno voluto strafare, e anche a me sembra evidente che questa sentenza è stata scritta con il preciso obiettivo di mettere una pietra tombale sulle recriminazioni juventine.
    Anche io penso che la FIGC – temerario o no il ricorso di Agnelli – farebbe qualsiasi cosa per evitare che le sentenze del 2006 possano essere revisionate da qualcuno, che sia un TAR o chiunque altro. Per questo non so nemmeno quanto convenga alla FIGC andare lei davanti a un giudice, io credo che una cosa sia annunciarlo a mo’ di minaccia, una cosa farlo davvero.

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  18. Se uno degli esponenti di spicco di un movimento sportivo viene coinvolto in una vicenda sporca tutto il movimento ne risente nell’immagine anche se non è detto che i risultati decadano per forza. Se da noi qualcuno s’è dato da fare per cercare una verità allargata e più realistica, all’estero questa seconda parte presumo sia passata quasi inosservata. Non è necessario che il danno abbia avuto riflessi sui risultati, è sufficiente che potenzialmente abbia messo a rischio il movimento. Il danno sarebbe in questo caso appioppato un po’ “a consumazione anticipata”. (nuova evoluzione legislativa). Io credo che la Figc arriverà sul serio al muro contro muro solo se avrà le spalle ben coperte altrimenti mollerà il colpo. Il punto è, la juve può rischiare di arrivare a girare le carte sul tavolo? io credo di no, dovesse perdere sarebbero guai seri.

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  19. la juve non andrà fino in fondo non per paura di guai seri
    Elkan lo impedirà con tutte le sue forze altrimenti si scoprirà
    l’intesa tra lui ed altri altolocati per l’eliminazione del management senza scucire un quatrino
    e si scoprirebbe la vera associazione a delinquere

    Bhj quando dici che ha messo a rischio il movimento suona molto strano
    da l’impressione che Moggi habbia fatto tutto da solo
    un colpo di stato
    si é autoproclamato dio assoluto del calcio Italiano
    ma chi cavolo gli ha dato tutto quel potere spropositato (che in realtà era piu’ millanteria che reale nei riscontri da noi fatti)
    La fgc e i suoi vertici fanno le vittime innocenti loro non sapevano niente solo Auricchio-Baldini e Zeman avevano capito
    3 Campioni di risultati sportivi
    questi si che hanno fatto un danno d’immagine alla federazione
    il dopo Moggi prova che le accuse mosse da Zeman sulla carriera era una paranoia sua e solo sua cercando di nascondere i propri fallimenti accusando il mostro
    il quale aveva molti nemici e concorrenti , i quali si son ben visti a non prenderlo come allenatore chissà perché
    Di Baldini la carriera parla per se ovunque sia andato ha fatto flop e anche lui ha cercato di nascondere i prori flop accusando il mostro e il ribaltone da li voluto gli si é ribaltato contro con fuga all’estero

    Comunque la Stategia di Andrea Agnelli oramai é Chiara
    per evitare figuracce al cugino (il bos )
    prima mossa entrare nel board accanto a Rumenigge aquisendo potere a livello FIFA
    dopo Tavecchio cercherà la presidenza fgc e lascerà la juve
    con tacito accordo niente tar e richiesta di risarcimento in cambio della revisione del processo sportivo
    e da quelle posizioni senza far scoperchiare il vaso di Pandora metterà pace e fine a calciopoli

    ma il danno d’immagine fatto alla juve quel alone di rubberie (che 9 anni di processo non sono riusciti a dimostrare) che accompagna tutte le sue vittorie resterà in eterno anche i tuoi pronipoti ne saranno afflitti

    e nel vocabolario fra non molto troveremo la parola rubbentus sinonimo di aprropriarsi di cose senza averne diritto

    per la parola Moggismo lascio a voi la descrizione

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  20. Paolo, evidentemente mi sono espresso in modo non chiaro. ” Non è necessario che il danno abbia avuto riflessi sui risultati, è sufficiente che potenzialmente abbia messo a rischio il movimento. ”
    Intendevo dire che in una eventuale battaglia legale questo sarà ciò che contesteranno alla juve ossia che il danno di immagine creatosi a causa della vicenda ha messo a rischio il movimento. Mettere a rischio il movimento è un termine assai vago e difficile da tradurre in soldoni ma temo che i soldoni che appiopperebbero alla juve sarebbero assai più di quelli che con molta fortuna quest’ultima potrebbe prendere dal ricorso al tar.
    Che Moggi fosse il solo ed unico l’imperatore del male del calcio non è certo mia opinione ma in tribunale lui hanno portato e lui hanno condannato e in tribunale la verità storica conta come il due di picche con briscola coppe.

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  21. Sono molto contento che avete a cuore le sorti della vita privata del Signor Moggi. Come sono sicuro che prendereste a cuore le sorti di un qualunque povero disgraziato. Non vorrei però che finisse come la sentenza del processo penale, per girarla in versione sportiva, cioè che dice che in campionato risulta regolare.
    Perché mi sa che questi articoli siano scritti seguendo un ragionamento penale, cercando poi di applicare la migliore variante, nella versione sportiva. Una soluzione casareccia diciamo…..

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  22. Buongiorno Sorrentino, sono contento che tu abbia riscoperto questo articolo pubblicato tempo fa. Come sicuramente avrai avuto modo di leggere nel pezzo, è stato scritto su suggerimento e ispirazione del nostro comune amico Ruggiero. Lui credo che non sia sospettabile dell’intenzione di difendere gli scudetti Juve, che dici?

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  23. Non ho mai voluto la galera per nessuno, per i fatti di calciopoli. Nulla toglie però che ogni pensiero nel commentare i processi di calciopoli, finiscono con interpretazioni delle sentenze penali, applicabili anche in ambito sportivo. Mentre tutti sappiamo che la juve ha patteggiato due volte. Nel 2006, e per le schede Svizzere. Nel processo penale è stato concesso pure la possibilità di portare agli atti che INFONDO SÌ SCHERZAVA, CHE ERA TUTTA UNA BURLA….

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