Trittico Paparesta (2). Paparesta uno e due

Per quasi un anno, da maggio 2006 ad aprile 2007, Gianluca Paparesta rimane al centro della storia di Calciopoli per la famosa storia della chiusura nello stanzino di Reggio Calabria da parte di Moggi. Gli si contesta di non avere scritto nulla nel referto; ma si vocifera anche di una sua telefonata “di scuse” al dg juventino, il giorno dopo il fattaccio. In più, c’è la storia del dossier consegnato ai dirigenti del Milan, che abbiamo illustrato nella scorsa puntata. Passata, in apparenza, la bufera, il 26 novembre 2006 il fischietto barese torna comunque ad arbitrare in serie A (Lazio – Ascoli), e il 14 dicembre 2006 torna ad essere designato per una partita internazionale (Bayer Leverkusen – Besiktas di Coppa Uefa). È la sua ultima stagione da arbitro, e lo si vede tornare in campo ancora per altre nove partite di serie A, e altre due partite internazionali.

paparestaIl 12 aprile 2007, la clamorosa sorpresa. La procura di Napoli emette gli avvisi di conclusione dell’indagine svelata un anno prima dalla fuga di notizie. Paparesta, adesso, non è più la vittima di Moggi, ma è passato a tutti gli effetti sul banco degli imputati. Continua a leggere “Trittico Paparesta (2). Paparesta uno e due”

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Trittico Paparesta (1). Il dossier biodiesel

Quella di Gianluca Paparesta, arbitro barese, commercialista, attuale presidente del Bari, è una delle vicende più bizzarre e incoerenti dell’incredibile storia di Calciopoli. Paparesta entra in questa storia in tanti modi, e in forme diverse. La cosa curiosa è che tutti conoscono un episodio che lo riguarda, e che però non è mai accaduto, e invece nessuno conosce le cose che sono accadute davvero. Cerchiamo di rimediare qui. Continua a leggere “Trittico Paparesta (1). Il dossier biodiesel”

I tre capisaldi del calcio che fu (che è e che sarà…)

Terzo: i frisi ‘un contano

Abbiamo visto come sia importante prima di tutto non prenderle, perchè per vincere una partita basta un gol non importa siano dieci; abbiamo rafforzato il tutto con l’obiettivo unico, la vittoria, da ricercare sempre e comunque ogni volta che si scende in campo (o che si fa qualcosa, vale anche nella vita). Terzo ed ultimo (?) capitolo con un ricordo di parecchi anni fa ed una verità che riporta a galla la crudeltà e l’estrema praticità di questo gioco.

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La Renault 4 di Don Marco era poco più scassata di lui; le curve e le stradine di campagna di quella parte del Chianti senese non aiutavano. Il mio mal d’auto mi costringeva a fissare un punto della carreggiata e sembravo più assente di quanto non fossi in realtà. Gli altri bambini (è incredibile in quanti si può stare su una R4) si esibivano in urla e schiamazzi, espressioni della felicità figlia della fine della scuola e dell’estate giocosa e spensierata. “Schuster, stai bene?” mi fece il prete. “Per ora sì…” gli dissi con un filo di voce. Alla chiesa del paese mancavano 3-4 tornanti; ci arrivammo poco dopo e scendere da quell’auto affollata fu in realtà una liberazione. I giri con Don Marco erano così: c’era da portare questo a quello, aiutare tizio a fare qualcosa, andare nel paesino vicino per rifornirlo di ostie o per dire la messa a 4 anime. Ma ci guadagnavamo dolci, succhi di frutta, “ciaccino” e qualche bicchiere di vino che i più grandicelli bevevano di nascosto. Io, figlio astemio di quelle terre così generose d’uva, avevo imparato a rifiutare gentilmente ed a chiedere invece una Coca Cola d’annata. Anche Don Marco era astemio, anche se c’era chi, tra le anziane del paese, giurava di averlo visto trangugiare qualcosa tutti gli anni durante la processione pasquale. Ma in quel caso ci si alzava alle 5 di mattina e si facevano 7-8 Km nel bosco fino ad un piccolo santuario, cantando e portando la croce. Era possibile che il parroco si volesse scaldare ma altrettanto possibile era che più di un sorso lo bevesse la comare pettegola, magari cominciando a vedere anche cose di fantasia e a diffonderle come Vangelo. Continua a leggere “I tre capisaldi del calcio che fu (che è e che sarà…)”

Ve lo ricordate Conte? Il punto sulla Nazionale

Chi se ne va che male fa. La canzone, volutamente, non precisava a chi esattamente fa male, chi se ne va. Così, il dubbio che chi se ne va faccia male soprattutto a sé stesso viene. Ci pensavo durante la diretta di una delle partite dell’ultima giornata di campionato, quando le telecamere inquadravano spesso, in tribuna, un signore dal viso tirato, apparentemente imbronciato, comunque serissimo, che stava seduto accanto ad Oriali. E io non riuscivo a capacitarmi del fatto che quel signore, incapace oggi di trasmettermi qualsiasi emozione, è stato fino a non molto tempo fa il protagonista di una delle più belle storie d’amore sportivo che mi è toccato di vivere. Era proprio lui, Antonio Conte. Ve lo ricordate Conte? I tre scudetti consecutivi, la Juve che veniva da due settimi posti, il ritorno inebriante ai fasti di un tempo, il record di punti in campionato?

conte orialiOggi che il quarto scudetto consecutivo vinto dalla Juve con Allegri ha fatto un po’ dimenticare le incredibili dimissioni improvvise da tecnico juventino presentate da Conte a luglio di un anno fa, si può forse parlare in maniera più razionale e spassionata della sua avventura in azzurro. Continua a leggere “Ve lo ricordate Conte? Il punto sulla Nazionale”