Trittico Paparesta (2). Paparesta uno e due

Per quasi un anno, da maggio 2006 ad aprile 2007, Gianluca Paparesta rimane al centro della storia di Calciopoli per la famosa storia della chiusura nello stanzino di Reggio Calabria da parte di Moggi. Gli si contesta di non avere scritto nulla nel referto; ma si vocifera anche di una sua telefonata “di scuse” al dg juventino, il giorno dopo il fattaccio. In più, c’è la storia del dossier consegnato ai dirigenti del Milan, che abbiamo illustrato nella scorsa puntata. Passata, in apparenza, la bufera, il 26 novembre 2006 il fischietto barese torna comunque ad arbitrare in serie A (Lazio – Ascoli), e il 14 dicembre 2006 torna ad essere designato per una partita internazionale (Bayer Leverkusen – Besiktas di Coppa Uefa). È la sua ultima stagione da arbitro, e lo si vede tornare in campo ancora per altre nove partite di serie A, e altre due partite internazionali.

paparestaIl 12 aprile 2007, la clamorosa sorpresa. La procura di Napoli emette gli avvisi di conclusione dell’indagine svelata un anno prima dalla fuga di notizie. Paparesta, adesso, non è più la vittima di Moggi, ma è passato a tutti gli effetti sul banco degli imputati. Gli viene contestata, infatti, l’appartenenza all’associazione a delinquere dell’ex dg juventino, e in più la frode sportiva legata all’alterazione di tre partite della serie A 2004-2005: Messina-Fiorentina del 28 novembre 2004 (favori al Messina); Brescia-Bologna del 6 gennaio 2005 (favori al Messina tramite l’ammonizione dei diffidati del Brescia Guana e Mannini); Sampdoria-Siena del 30 gennaio 2005 (favori alla Juventus tramite l’ammonizione del diffidato doriano S. Inzaghi).

Cosa è successo? Semplice; a partire da giugno 2006 i carabinieri sviluppano i tabulati della famose schede svizzere di Moggi, e attribuiscono l’uso delle schede a diversi personaggi appartenenti al mondo arbitrale. Due sim, quella con finale 185 e quella con finale 168, sono attribuite a Gianluca Paparesta, e i contatti telefonici con Moggi e con il ds messinese Fabiani a ridosso delle partite producono i capi d’imputazione elencati.

Ora, va detto che l’attribuzione delle due sim a Paparesta, sulla base dei dati forniti al processo dal maresciallo Michele Di Laroni (deposizione dell’1 ottobre 2011), appare difficilmente contestabile (in generale sul metodo di attribuzione delle sim si veda questo pezzo). Entrambe le sim agganciano celle telefoniche ubicate prevalentemente a Bari, città di residenza di Paparesta. Però quando Paparesta sta a Coverciano per il raduno arbitrale, la sim in uso in quel momento (sono utilizzate in periodi diversi, la 185 da ottobre 2004 ad aprile 2005, la 168 da febbraio ad agosto 2005) sta a Coverciano; e inoltre aggancia anche le celle di città diverse, proprio nel momento in cui Paparesta vi si trova per arbitrare (Siena, Brescia, Lecce). Le sim, ancora, oltre a contattare le sim svizzere attribuite a Moggi e Fabiani, contattano diversi altri numeri telefonici italiani, e tra questi ci sono quelli intestati a familiari e parenti dello stesso Paparesta (per dati più completi rimando a quest’analisi sul blog Gente della Juve).

C’è però un ulteriore elemento che permette di definire praticamente certa l’attribuzione della sim con finale 185 a Paparesta. Il 7 novembre 2004, il giorno dopo i fatti fin troppo celebri di Reggio Calabria, questa sim contatta quella con finale 194 attribuita a Moggi. Questa telefonata non è stata ovviamente intercettata; però possiamo in parte ascoltarla, perché Moggi, mentre la riceve, è al telefono con un’altra persona, la lascia in attesa, e risponde. Tecnicamente si dice che la telefonata è stata intercettata “di rimbalzo” (si veda questo pezzo per maggiori dettagli). Quanto dice Moggi permette di identificare in Paparesta l’interlocutore. Si tratta di quella conversazione che è stata definita sui giornali “telefonata di scuse”. Ora, è noto che quando i nostri giornalisti emettono una sentenza, essa è inappellabile. Non cambieranno mai idea, nemmeno di fronte all’evidenza. Della telefonata conosciamo soltanto le parole di Moggi; e per quello che possiamo capire Paparesta non fa nemmeno in tempo ad aprire bocca, travolto dalla rabbia di Lucianone che gli chiude praticamente il telefono in faccia. Come facciamo, dunque, ad essere sicuri che Paparesta avesse intenzione di scusarsi, e non, magari, di lamentarsi delle critiche troppo violente? Non si sa. Però quella telefonata è ormai passata alla storia come “telefonata di scuse” (si veda ad esempio qui, Repubblica 22 maggio 2006); e chi non la pensa così è un revisionista.

Andiamo avanti. Se l’attribuzione delle due sim a Paparesta appare indiscutibile (e in effetti, come vedremo, non è mai stata discussa) ci sarebbe qualcosa da dire sul modo in cui queste sim e i loro tabulati sono stati utilizzati per produrre dei capi d’imputazione nel processo. I carabinieri hanno predisposto alcuni schemini illustrativi, che accostano contatti su sim svizzere e partite di campionato. A questo link, da ju29ro, è possibile leggere quello dedicato a Paparesta. A parte il problema che in questi schemini si considerano allo stesso modo contatti telefonici avvenuti prima delle partite e contatti avvenuti dopo, come se fosse la stessa cosa (idea, a dire il vero, bizzarra), è facile osservare che ci sono contatti fra Paparesta e Moggi / Fabiani non solo a ridosso delle tre partite che vengono contestate come frode sportiva a Paparesta (Messina-Fiorentina, Brescia-Bologna, Sampdoria-Siena), ma anche a ridosso di molte altre partite mai considerate frode sportiva. Sono undici, tra ottobre 2004 e febbraio 2005. Vi risparmio l’elenco, vi dico solo che tra queste c’è anche la mitica Reggina – Juventus arbitrata nel modo che sappiamo dal buon Gianluca.

Dunque gli inquirenti si trovano davanti quattordici partite a ridosso delle quali una delle sim di Paparesta contatta Moggi o Fabiani; cercano le partite della Juventus o del Messina, e vi fanno un capo d’imputazione (a dire il vero non lo fanno con Reggina – Juventus, perché la cosa avrebbe fatto ridere; anche se a rigor di logica avrebbero dovuto farlo); cercano quelle in cui ammonizioni possono avere prodotto squalifiche a favore di Juventus e Messina, e vi fanno un capo d’imputazione; di tutte le altre non sanno che farsene, e le lasciano perdere, evitando di rispondere alla domanda delle domande: perché mai Moggi avrebbe dovuto chiamare Paparesta impegnato in una partita di nessun interesse per la Juve o le società amiche? E questo, sia chiaro, non succede solo con le sim di Paparesta, ma anche con tutte le altre. La maggior parte dei contatti non ha trovato una spiegazione da parte degli inquirenti.

Ma limitiamoci a Paparesta. A luglio 2007, il nuovo colpo di scena. Entra nella storia un nuovo personaggio; anche lui è un arbitro (o meglio, ex), anche lui è barese, e anche lui si chiama Paparesta. Romeo Paparesta, per la precisione. È il padre di Gianluca, e a questo punto le cose si complicano; il padre si sovrappone al figlio, e in questa storia si rischia di non capirci più niente.

A luglio 2007, dunque, viene fuori Romeo Paparesta, e dice che è stato lui a ricevere le schede svizzere da Moggi, e lui ad utilizzarle; il figlio Gianluca non c’entra nulla. Per rendere più credibile la sua confessione, Romeo ammette di avere utilizzato altre due schede avute da Moggi, e mai scoperte dai carabinieri; né del resto può aiutarli a scoprirle Romeo, perché, come prevede la prassi dei “pentiti” di questa pazza storia, ha provveduto a disfarsi di ogni cosa a tempo debito (vedi Nucini di cui abbiamo parlato qui). Quattro schede sim estere, dunque, che Romeo Paparesta avrebbe ricevuto da Moggi tra il settembre 2004 e i primi mesi del 2006. Ma perché?

Luciano Moggi
Luciano Moggi

La motivazione è la più banale e prosaica che ci possa essere. Romeo Paparesta è il dominus dell’AIA pugliese, ma non gli basta. Vuole far carriera, magari con un ruolo da designatore per le serie minori. Ha bisogno di qualcuno che lo raccomandi; e chi meglio di Moggi? Consigliato dall’amico presidente AIA Lanese Romeo inizia a inseguire Lucianone verso il finire della stagione 2003-2004. Moggi inizialmente non sembra interessarsi particolarmente a lui; ma poi, a settembre 2004, decide che forse Romeo può essergli utile. Egli sospetta, infatti, che le squadre rivali della Juventus, e in particolare le milanesi, possano avere dei favori arbitrali. La cosa può far sghignazzare quelli che “la Juve ruba” sempre e comunque, ma che Moggi fosse davvero intimorito da questa prospettiva, e dalla debolezza della propria posizione dopo la morte di Umberto Agnelli, lo dimostrano anche alcune telefonate (ad agosto 2004, ad esempio, Giraudo e Moggi parlano del campionato che sta per iniziare, e dicono di sapere che si prevede una lotta Milan – Inter, mentre loro saranno fatti fuori dalla proprietà Juve; alcuni passaggi della telefonata si possono sentire all’inizio di questo video). Insomma, per farla breve, Moggi decide di prendere lo scocciatore Paparesta sr, e usarlo come un suo osservatore arbitrale privato; l’ex fischietto dovrebbe vedere un po’ di partite con il suo occhio esperto, e poi telefonare a Moggi per informarlo di eventuali anomalie. Cosa che Romeo avrebbe effettivamente fatto a lungo, ma solo per spiegare a Moggi le decisioni arbitrali, e fargli capire che non c’era nessun complotto dei fischietti contro di lui.

Tutte le telefonate che abbiamo visto attribuite a Gianluca Paparesta sarebbero dunque telefonate effettuate in realtà dal padre Romeo. Questa spiegazione ha fatto effettivamente cadere tutte le accuse nei confronti di Gianluca Paparesta; la sua posizione viene stralciata nel momento in cui tutti i principali imputati vengono rinviati a giudizio, e infine, a febbraio 2008, archiviata, anche se questo non basta a salvare la sua carriera arbitrale.

Va detto subito che la testimonianza di Romeo Paparesta non è, come si potrebbe pensare banalmente, un maldestro tentativo di salvare il figlio. Il racconto di Romeo e Gianluca è lungo, dettagliato, coerente con le date e i contesti delle varie vicende, in grado di spiegare (quasi) tutto ciò che è emerso dall’analisi dei tabulati. Non siamo davanti a un Nucini, insomma. Ovviamente i parenti di Gianluca contattati dalle sim sono parenti anche di Romeo; e Bari è la città in cui vivono entrambi. I problemi, però, non mancano. Come abbiamo visto, secondo il maresciallo Di Laroni la sim è presente a Coverciano durante alcuni raduni arbitrali, e segue Paparesta jr quando questi va ad arbitrare. Cosa dobbiamo pensare? Che Di Laroni ha sbagliato? Oppure che Romeo accompagnava il figlio in giro per l’Italia? Anche ai raduni arbitrali? Oppure, ancora, che i Paparesta non hanno detto tutta la verità?

Qualche piccola contraddizione, nel racconto di Romeo in tribunale (19 maggio 2009; qui la trascrizione da ju29ro) c’è; ma niente di preoccupante. Prima dice che, avendo ricevuto da Moggi un telefono con dentro una scheda, non poteva sapere che questa fosse di un gestore estero; e di avere appreso di questo particolare soltanto dalle indagini. Passano però pochi minuti, e Romeo ricorda invece che su quel telefono riceveva messaggi in lingua straniera, e dopo un po’ aveva capito il perché. Ma insomma, mi pare una piccola contraddizione in cui chiunque può cadere, niente di grave.

Più significative, semmai, altre incongruenze. Romeo si dice sicuro di non avere mai parlato dei suoi contatti con Moggi, e delle schede ricevute, con il figlio Gianluca. Poi però riconosce che a novembre 2004, ossia poco più di un mese dopo averlo ricevuto, presta il suo telefono “svizzero” al figlio perché faccia a Moggi la telefonata “di scuse” di cui si è già parlato. Non solo; Romeo insiste perché, fallito il primo tentativo per la rabbia eccessiva di Moggi, il figlio provi a richiamare; e Gianluca Paparesta si porta così dietro il telefono del padre a Bagno di Romagna, dove doveva ritirare un premio; e in questa circostanza contatta Fabiani, e poi nuovamente Moggi, per una telefonata, pare, più distesa della precedente. Incongruenze, dicevo; perché si fa un po’ fatica ad accettare che Gianluca Paparesta possa ricevere dal padre, e utilizzare, portandoselo pure in viaggio, un telefono “speciale” che ha in rubrica solo i numeri di Moggi e Fabiani, senza fare e farsi nessuna domanda. Va bene che il padre e il figlio si mostrano più volte in questa storia ingenui, ma forse così è davvero troppo. Non dimentichiamo, comunque, che Gianluca Paparesta ha provato fino all’ultimo a salvare la propria carriera arbitrale; e questo può spiegare alcune reticenze.

Altre incongruenze, che non stanno tanto nelle dichiarazioni dei Paparesta, quanto nei loro comportamenti e nelle spiegazioni che forniscono, le illustreremo nella prossima puntata. Rimaniamo, adesso, ancorati al tema del possesso e dell’utilizzo delle schede, per constatare, dunque, che qualche piccolo dubbio rimane. Non tanto sul fatto che a ricevere le schede sia stato Romeo, quanto sul loro utilizzo. Quanto spesso le usa il padre, e quanto il figlio? Il dubbio non viene solo a noi osservatori, ma deve essere rimasto in testa anche ad alcuni dei giudici che pure hanno decretato l’archiviazione per Gianluca, di fatto certificando la credibilità del testimone Romeo. Sono testimonianza di questi dubbi alcune formulazioni quantomeno stravaganti che si trovano nelle sentenze. Questo stralcio, ad esempio, viene dalla sentenza Stanziola (appello in rito abbreviato), a p. 16:

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«I Paparesta riferirono di averle avute da Moggi che spiegò loro… i due diedero conto delle ragioni dei loro contatti con il ds juventino (l’uno aveva interesse ad essere integrato nel sistema eventualmente quale designatore… l’altro ad ottenere incarichi arbitrali prestigiosi ai fini della carriera)…». Il povero Stanziola non capisce più cosa fa il padre e cosa fa il figlio, e allora usa una strategia geniale: crea una nuova entità, denominata “i Paparesta”, che è formata dalla somma del padre e del figlio, come se fossero un’unica persona. A poco vale spiegare che a riferire di avere avuto le schede da Moggi non sono “i Paparesta”, ma solo Romeo; e solo a Romeo, non a “i Paparesta”, Moggi ha spiegato i suoi timori; e che ancora Romeo ha ammesso che i suoi contatti con Moggi avevano il fine della ricerca di un posto da designatore, ma Gianluca non ha assolutamente mai detto di avere contattato Moggi per “ottenere incarichi arbitrali prestigiosi ai fini della carriera”. Ma non basta, perché Stanziola, sempre a p. 16, insiste ancora:

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Qualcuno vuole spiegargli che a Moggi, su indicazione di Lanese, non si affidarono affatto “i due Paparesta”, ma solo Romeo? Anche perché, se davvero Gianluca, arbitro in attività, si fosse affidato a Moggi “per vedere realizzate le proprie aspirazioni di carriera”, come qui si lascia intendere, allora perché mai è stata archiviata la sua posizione?

Vi ho proposto questi stralci perché possiate farvi un’idea di quante cose bizzarre ci siano scritte nelle motivazioni delle sentenze, che pure, secondo certi soloni, andrebbero accettate senza fiatare come fossero vangelo. Del resto nel trappolone dei Paparesta non ci è caduto mica solo Stanziola; guardate cosa c’è scritto nelle sentenze di Cassazione (p. 19 rito abbreviato; p. 41 rito ordinario):

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Moggi ha distribuito schede all’arbitro Paparesta Gianluca? E allora perché non è stato processato come tutti gli altri nella stessa situazione, ma la sua posizione è stata archiviata? E se le schede, invece, sono state distribuite soltanto a Romeo, perché tirare dentro in questo passaggio, in maniera del tutto gratuita, anche Gianluca?

Creatività e approssimazione regnano sovrane nella stesura delle motivazioni delle sentenze. Per esempio, ancora, nella sentenza recente di Cassazione sul ramo principale, è scritto (p. 5):

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Quando ha deposto al processo, il 19 maggio 2009, Romeo Paparesta ha risposto a precisa domanda del pm di non essere mai stato arbitro internazionale. E anche del suo presunto incarico come designatore della CAN D, a dire il vero, non trovo traccia da nessuna parte; semmai, Romeo è stato presidente della Commissione Nazionale di Reclutamento dell’AIA, che è una cosa diversa. Ma di imprecisioni come queste le sentenze sono piene.

Più problematico il fatto che, malgrado l’archiviazione per Gianluca Paparesta, si continui a insinuare che le sim svizzere siano state consegnate non solo al padre, ma anche a lui stesso, e che lui stesso le abbia utilizzate. Il dubbio è legittimo. Volendo, però, si poteva fare chiarezza definitiva; si potevano analizzare i tabulati completi, vedere gli spostamenti delle sim uno per uno, analizzare gli spostamenti dei due Paparesta, magari attraverso i tabulati dei loro telefoni “italiani”, verificare uno per uno i numeri chiamati (queste sim contattano numerosi numeri italiani; ci sarà stato qualcuno che era in contatto solo con il padre, o solo con il figlio, no?), giungere quanto meno a un buon grado di certezza su chi usa che cosa. Anzi, oserei dire che sarebbe stata la cosa normale da fare, non solo per le sim dei Paparesta ma anche per tutte le altre. E chissà come sarebbe andata a finire questa storia se la pubblica accusa avesse deciso di scavare fino in fondo sulla questione svizzere, sin dalla loro scoperta, invece di accontentarsi delle deduzioni e delle ipotesi di Di Laroni.

Ma chiarezza non è stata fatta, e così sia. Piuttosto, bisogna riconoscere che al racconto di Romeo Paparesta, forse, i giudici napoletani non hanno mai creduto fino in fondo; ma quando ne hanno avuto bisogno, hanno saputo sfruttarlo nel migliore dei modi. Vi siete mai chiesti perché questo processo si è svolto a Napoli? Ne parliamo nella prossima puntata.

2. continua

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101 pensieri riguardo “Trittico Paparesta (2). Paparesta uno e due

  1. Mah …… cominciamo col dire che più che una telefonata di scuse voleva essere una telefonata di chiarimenti. A parte questo, se vogliamo credere che effettivamente la Sim l’ha avuta il padre, mettere i contatti in relazione con le partite non ha alcun senso, certo sembra strano che il padre segua il figlio ovunque. Sul fatto che Romeo dica di aver capito che la sim fosse estera perché ricorda al processo pensandoci di aver ricevuto dei messaggi dal gestore in straniero è una cosa abbastanza plausibile, Romeo è un uomo di 70 anni e non è molto avvezzo alla tecnologia moderna, certo è strano che Gianluca non dica al padre:”scusa come te lo ritrovi questo cell con il numero di Moggi?”. A questo punto sorge quindi il dubbio che Stanziola sia pur in maniera aprioristica ci abbia anche azzeccato e a Gianluca in fin dei conti facesse comodo che il padre avesse rapporti diretti con Moggi. Di certo il fatto che Lanese dica a Romeo di rivolgersi a Moggi è la riprova del fatto che Moggi potesse avere un potere che andasse al di la di quello che gli dava il fatto di essere DS della Juventus o almeno così millantava lo stesso Moggi. Certo è chiaro almeno a me e non solo a me ma pure a Romeo che lo disse anche al processo di aver avuto poi l’impressione che Moggi, tramite lo stesso Romeo, volesse raggiungere e aggraziarsi Gianluca.

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  2. Guarda, tra padre e figlio il dubbio rimane pure a me. Può anche darsi che Romeo andasse a vedersi allo stadio qualche partita arbitrata dal figlio, ma Coverciano? E che è, un bambino di dieci anni Paparesta, che lo deve accompagnare il padre ovunque? Quello che mi ha sorpreso è che i giudici comunque abbiano deciso di non approfondire e di tenersi il dubbio, utilizzando frasi ambigue nelle sentenze. Viene da pensare che a giudizio per falsa testimonianza in questo paese ci possa finire solo un poveraccio senza santi in paradiso come De Cillis.
    Comunque, se mio padre mi consegnasse un telefono diverso dal suo normale, e con in rubrica i nomi di Moggi e Fabiani, io qualche domanda gliela farei. Gianluca non so, si vede che non è tanto curioso.
    Sull’ultima questione che poni interverrò nell’ultima puntata. Comunque Romeo non ha mai ottenuto l’incarico cui aspirava, anche in questo caso la potenza di Moggi (ammesso che Moggi lo abbia mai realmente appoggiato) è più pretesa che reale.

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  3. Ma, De Cillis o i Romeo non mi risulta che abbiano santi in paradiso, la differenza fra De Cillis e Romeo è che la sua testimonianza schiaccia i piedi a molti e qualcuno gli ha fatto causa, quella di Romeo praticamente a nessuno.

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  4. 🙂 🙂
    ho dovuto fare il paraculo é romperti i marroni per scaldarti un po’
    e a quanto pare ci sono riuscito eri un po distante ultimamente
    ma quando ti scaldi le conversazioni diventano interessanti perché piene di contraddittorio
    suonarcela e cantarcela tra di noi non interessa a nessuno
    ed ora é un piacere leggere questo Blog

    la sentenza della cassazione é non solo giusta ma é perfetta meglio non si poteva scrivere
    che che tu ne dica é la conclusione del delitto perfetto
    che probabilmente quando la juve dovrà risarcire i 200mil e spero che succeda
    in modo da dare una lezioncina a Elkan e Montezzemolo ed ad altri suoi pari
    che per mettere fuori M&G inveve di pagarli per quanto dovuto
    hanno rinunciato a difendersi e cavalcare l’onda del sentimento popolare e si sono dati la zappa sui piedi

    Per De Cillis dispiace poco c’entra con Calciopoli
    ma resta interessante capire perché (se ha mentito)lo ha fatto

    Leggendovi salta all’occhio un fenomeno
    I paparesta usano sto telefonino conosciuto agli inquirenti lo tengono sotto osservazione per molto tempo , stranamente non lo sequestrano nel momento in cui secondo la ricostruzione degli inquirenti paparesta figlio lo usa (coverciano o parite , Insomma gli inquirenti danno l’ipressione é che non avevano alcun interesse a trovare pistola fumante

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  5. No, no, Paolo, forse c’è stato un equivoco… le sim svizzere di Paparesta vengono scoperte dopo, come tutte le altre sim svizzere tranne le prime tre. Quindi al momento in cui erano utilizzate i carabinieri non lo sapevano. Poi salta fuori De Cillis quasi dal nulla a giugno 2006, tira fuori i suoi famosi quaderni, e allora comincia tutta la storia delle svizzere. Ma a quel tempo Romeo Paparesta aveva già buttato via tutti i telefoni avuti da Moggi, perché dice di averlo fatto appena lo scandalo scoppiò sui giornali (ossia maggio 2006).

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  6. Cerco di capire da quello che mi dici

    1)come ha fatto Di Laroni a dire la cellula di Moggi contatta quella di Paparesta nel giorno tot a l’ora tot ?? scusa ma é un passaggio che mi sfugge
    2) dopo che constati che questi telefonini si contattano molto frequentemente e a ridosso di coverciano o determinate partite non sei in stato di registrare almen una e dico una conversazione?? con tutti i mezzi dispiegati ??
    3)come con i Paparesta lo stesso fenomeno lo si ritrova con quasi tutte le altre supposizioni
    se ricordo bene la sola sim registrata é quella di rimbalzo da cui si sono accorti di queste sim
    vanno da De cillis fanno quello che fanno ma stranamente non ci sono piu’ conversazioni registrate delle sim neanche di rimbalzo

    probabilmente faccio confusione o mi sfugge qual cosa

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  7. Per rimanere sulle schede svizzere avrei una domanda per Ruggiero e cioe’ e’ possibile che il De Cillis nel rinvio a giudizio per falsa testimonianza possa trovarsi contestata l’accusa per calunnie?

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  8. Esatto, paolo, ti sfugge il fatto che tutta la ricostruzione di Di Laroni si basa sui tabulati telefonici: nel 2006 Di Laroni scopre da De Cillis i numeri delle schede, e allora si fa dare i tabulati, ossia tutti i movimenti e le chiamate di quelle sim negli anni precedenti. Per questo possono ricostruire i contatti fra Moggi e Paparesta, ma non nel momento stesso in cui avvengono, ma circa due anni dopo, quando ormai c’erano già stati i processi sportivi e ovviamente anche chi aveva le schede di Moggi le aveva buttate via come ha fatto Romeo. Spero che sia chiaro adesso. Con i tabulati si possono ricostruire i movimenti passati delle sim, e le compagnie telefoniche conservano questi dati per un certo numero di anni. Invece le intercettazioni, se non le fai nel momento stesso, non sono più ovviamente recuperabili. Per questo delle svizzere sappiamo l’esistenza dei contatti (che sono ricostruibili anche anni dopo) ma non potremo mai sapere cosa si sono detti.
    Aggiungo pure io una domanda per @Rug. Ma per essere incriminati per falsa testimonianza serve per forza la denuncia di un esterno? Non può procedere autonomamente la procura se ritiene che un teste abbia mentito?

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  9. aspetta un attimo, sai ne abbiamo parlato cosi’ tanto che le idee cominciano a ingarbugliarsi ,é una mia curiosità e vorrei capire
    le schede vengono scoperte per una intercettazione di rimbalzo quindi erano attive
    tra lo scoprire e avere i numeri da De cillis penso passi poco tempo
    il banco salta quando ,se non sbaglio, esce il dossier su panorama
    (correggimi se sbaglio) e qui tutti buttano le schede e telefonini
    non conosco i tempi ma avevano tutto il tempo di incastrare qualche arbitro e Moggi stesso

    no se la procura voleva agire contro chi ha mentito in aula sotto giuramento doveva cominciare da Auricchio stesso con il piaccia o non piaccia , o la manipolazione del video
    qui é stata sporta denuncia ma non c’é stato nessun seguito
    ed é alquanto evidente che c’é stata una volontà forte mooolto forte a non volere prendere in considerazione alcun elemento di discolpa per Moggi
    per tutti gli altri hanno fatto uno sforzo

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  10. Queste sono belle domande, allora, cominciamo col dire che la calunnia consiste nell’accusare qualcuno, tramite querela, di un reato che so che non ha commesso oppure simulare le tracce di un reato in maniera tale da far accusare qualcuno, non è il caso di De Cillis, lui ha detto semplicemente che Moggi ha acquistato delle schede svizzere da lui e acquistare delle schede svizzere di per se non è reato. La falsa testimonianza è un reato perseguibile d’officio ossia senza il bisogno della querela, in linea teorica avrebbe potuto procedere a riguardo anche la Casoria direttamente, non lo ha fatto, chiedeteglielo a lei perché non lo ha fatto.

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  11. Ok….il De Cillis si presume abbia fatto falsa testimonianza sapendo benissimo di mettere nei guai con le sue dichiarazioni in tribunale sia Moggi che tutti i possessori delle sim in questione…siccome le dichiarazioni sono state fatte in tribunale e sotto giuramento non sapevo se c’erano gli estremi anche della calunnia….ora so che serve anche la querela…..in dicembre vedremo che succede….mi aspetto un annullamento del procedimento dopo una perizia psichiatrica

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  12. No il De Cillis ha fatto eventualmente Falsa testimonianza, staremo a vedere e soprattutto vedremo su che cosa, se solo sulle cose già appurate in primo grado oppure anche su altre, la querela non servirebbe, sarebbe perseguibile anche direttamente (ex officio) dal giudice o dalla magistratura, dagli organi giudiziari in genere insomma, la calunnia è quando io vado dalla polizia e dico che tu mi hai alzato le mani quando invece so che non è vero oppure simulo un reato per farti accusare anche questo reato è perseguibile d’ufficio oltre che su querela di parte.

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  13. Ho capito, Rug. In teoria potevano procedere anche autonomamente, poi in pratica è diverso. Me lo chiedevo perché ho come la sensazione che quella di De Cillis non sia stata l’unica testimonianza passibile di una simile accusa. Ma questo non è argomento di questo articolo. Ma in generale che idea vi siete fatti di queste sim e del loro utilizzo? Le usava il padre, il figlio, tutti e due? Mi interessa il vostro contributo.

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  14. DI certo c’è una telefonata fra la sim dei “Paparesta” e quella di un altro arbitro che era amico di Gianluca e non certo di Romeo, adesso i dettagli non me li ricordo. Pare che comunque, stante il racconto di Romeo (che comunque non cade mai in contraddizione, oltretutto il suo racconto è anche compatibile con quello del figlio, e quindi il racconto a me sembra molto verosimile), Gianluca si porta insieme il cellulare di Moggi in un paio di circostanze. Da questo possiamo dedurre per certo che Gianluca fosse a conoscenza dei rapporti fra Moggi e il padre e il tutto probabilmente gli andava bene ovviamente non so per quali motivi.

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  15. Ho una domanda per Rug : il processo a De Cillis si baserà solo sul fatto contestato, per il quale è stato chiamato in causa, oppure prenderà in considerazione tutta la sua testimonianza, per valutarne l’attendibilità?

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  16. Per me le usavano entrambi, che Moggi le avesse date all’uno o all’altro cambia poco. Sull’uso non saprei, era comunque un uso che non avrebbe dovuto esserci (da parte dell’arbitro) anche se l’uguaglianza giudice ordinario = arbitro verrà sancita molto tempo dopo. A quei tempi in molti chiamavano gli arbitri in modo improprio. Comunque solo un fesso poteva pensare che una distribuzione di massa di schede estere non sarebbe venuta a galla a lungo andare. Ancor più se uno sapeva d’esser spiato.

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  17. In questa storia manca un pezzo determinante. La storia delle schede svizzere, avrebbe dato una ben più chiara valutazione sui fatti. Così si resta a metà del guado….

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  18. Esatto, Amos. Ho avuto la sensazione che nessuno (nè accusa nè difesa) abbia voluto andare fino in fondo sul tema. Più comprensibile il punto di vista della difesa, se davvero, come credo, le schede c’erano, loro non avevano nessun interesse ad approfondire. Il punto di vista dell’accusa invece fatico a capirlo; forse temevano che il campo d’indagine potesse estendersi a dismisura (quante altre schede c’erano in giro, e a chi?).
    Per quanto riguarda i Paparesta, non è tanto indifferente chi riceve la scheda. Se Moggi dà un telefono a Romeo Paparesta, che per giunta è andato lui a cercarlo, non il contrario, e si preoccupa lui stesso (racconto sempre di Romeo) che Gianluca non venga a sapere di questa cosa, io non ci vedo niente di male. Poi se Romeo invece alla prima occasione usa questo telefono per mettere in contatto Moggi e il figlio, è un problema suo. Romeo è molto incoerente; va lui a cercare Moggi per chiedergli una raccomandazione, poi accetta di vedere le partite per conto di Moggi e riceve il suo telefonino, e poi si spaventa che Moggi possa approfittarsene per avvicinarsi a Paparesta. Romeo, gliel’hai offerta tu la possibilità su un piatto d’argento! Lui non ti ha mai cercato. Romeo non si rende conto che nel momento stesso in cui va a chiedere la raccomandazione di Moggi è lui stesso a mettere gravemente in pericolo la terzietà del figlio!
    E bisogna anche dire che Moggi, una volta data la scheda a Romeo, non cerca mai di utilizzarla per mettersi in contatto con Gianluca, almeno per quanto ne sappiamo. Sono sempre Romeo e Gianluca a cercare lui. Leggetevi bene le testimonianze.
    Rug, hai ragione, l’arbitro è Bertini. Non ne ho parlato in questo pezzo perchè non volevo infierire. Secondo Di Laroni la sim dei Paparesta chiama quella di Bertini. Bertini è amico di Paparesta jr. Romeo dice di non averlo chiamato. Gianluca nemmeno. Ovviamente se Gianluca avesse confermato la chiamata, avrebbe automaticamente confermato anche l’attribuzione della sim all’amico Bertini; attribuzione che Bertini ha sempre negato. Insomma, io non voglio dire niente, le conclusioni le lascio tirare a voi. Però se i giudici sono convinti dell’esattezza del metodo Di Laroni, qui c’erano gli estremi per la falsa testimonianza, o no?

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  19. Rispondo giusto ad Amos (per il resto lascio a voi ogni libera interpretazione), dicendogli semplicemente che gli faranno delle domande e poi vaglieranno le risposte, non ha molta importanza il capo di imputazione iniziale perché esso può anche essere variato durante il processo. Per quanto riguarda il resto dico semplicemente ciò che ho sempre detto, il discorso delle schede non viene approfondito dalla difesa per coda di paglia e dall’accusa perché già così basta e avanza a parer loro.

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  20. Bastava e avanzava grazie alla meravigliosa deposizione di De Cillis…..oppure al metodo Di Laroni che affibbiava telefonate a Dattilo un mese prima di entrare in possesso della scheda….la difesa (questa e’ una mia ipotesi ovviamente) non ha voluto richiedere i tabulati svizzeri per evitare di creare ancora piu’ confusione….io almeno se avessi difeso Moggi avrei fatto la stessa cosa che hanno poi fatto i suoi legali…..l’accusa dal canto suo voleva inchiodare solo un imputato e questo e’ bastato per accusarlo di associazione a delinquere visto che le schede le possedevano i designatori…..se De Cillis magari si degnasse di dire qualcosa in piu’ delle boiate che ha raccontato magari si riuscirebbe a capire almeno alcune cose….

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  21. Correggo: credo che ad attribuire erroneamente le chiamate a Dattilo siano stati i giudici di primo e secondo grado, ma non Di Laroni (anzi le date che lui ha fornito ci permettono di smascherare la menzogna dei giudici). Per il resto sono d’accordo con te, alla fine a tutti interessava incastrare Moggi e basta, per gli altri finisse come finisse. Lo pensa inconsciamente anche Rug, quando scrive che bastava così e altre indagini doveva richiederle semmai la difesa: anche per lui importa che sia stato condannato Moggi e tutti gli altri è come se non esistessero.
    De Cillis, non credo proprio che parlerà. Credo che si avvarrà della facoltà di non rispondere e aspetterà pazientemente la prescrizione del reato.

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  22. Non è che hanno fatto bene o male, l’accusa riteneva che il lavoro di Di Laroni era ottimo e non c’era bisogno ne di un sistema computerizzato e ne tanto meno di una richiesta di una rogatoria internazionale per avere i tabulati precisi dalla svizzera. Tabulati che oltretutto a cosa sarebbero mai serviti? a sapere di preciso quando si sono chiamati e parlati? francamente non so cosa sarebbe cambiato, ad ogni modo, ripeto per l’ennesima volta, la richiesta di rogatoria la poteva fare anche la difesa, se non lo fa un motivo ci sarà. Che poi i giudici hanno deciso che se non si sa cosa si siano detti non si può condannare credo che non sia dovuto al metodo artigianale di Di Laroni ma al fatto che le schede non siano state intercettate perché scoperte tardi.

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  23. L’accusa ha sempre ritenuto ottimo tutto….persino il filmato del sorteggio….quando hanno capito che era un impiccio che rischiava di far pendere la bilancia dalla parte della difesa decisero di farlo sparire sostituendolo con le foto….perche’ di questo si e’ trattato….e’ inutile girarci attorno….i rapporti con i vertici arbitrali erano esclusivi (“piaccia o non piaccia”) tranne poi venire clamorosamente smentiti 3 anni dopo con intercettazioni ritenute inutili ma con 3 baffetti rossi….alla fine andavano radiati Moggi e Giraudo e ora ci ritroviamo tra i piedi delle mummie come Carraro che sotto la sua presidenza si e’ visto passare sotto ogni genere di nefandezze….dallo scandalo passaporti alla contabilita’ creativa dello scandalo delle plusvalenze….e mettiamoci anche calciopoli….tanto poi anche qui ci saranno sempre vari punti di vista….in quanto al De Cillis se veramente aspettera’ la prescrizione poi vedremo cosa scriveranno i giudici nelle motivazioni….sempre se verra’ condannato

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  24. Beh Rug, allora ti faccio una domanda semplice semplice. Se per la procura il lavoro di Di Laroni è ottimo, perché non hanno incriminato Paparesta per falsa testimonianza? Se quel lavoro è ottimo allora lui ha sicuramente mentito per aiutare l’amico Bertini, non si discute. Se non l’hanno incriminato (a parte il discorso dei “santi in paradiso”) è perché loro non possono essere sicuri al 100% del fatto che quella scheda l’avesse effettivamente Bertini, e non possono affrontare il rischio di un processo basato su questo. E’ qui torniamo alla domanda: sicuri che fosse perfetto? Cioè, gli investigatori rinunciano a tutto un pezzo dell’inchiesta (che poteva anche allargarsi ulteriormente, ci sono schede mai attribuite a nessuno, ecc.) perché si accontentano? Bah. Secondo Di Laroni la scheda dei Paparesta sta a Coverciano, nessuno dei due Paparesta ha mai spiegato come possa essere stata a Coverciano, eppure loro non sentono nessun bisogno di approfondire? Allora cosa devo dedurre, che il lavoro di Di Laroni non è poi tanto ottimo, e che loro stessi non se ne fidano al 100%.

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  25. no si trincerano dietro alla percentuale del 60-70% di correttezza del sistema Di Laroni
    ed a quanto pare questo basta
    sul lavoro di Di Laroni sono stati trovati piu’ errori ed a volte anche grossolani
    ma questo non ha scolpito di un millimetro la “”bontà del lavoro di gomiti del suddetto”

    Francesco fai attenzione ai tempi come ti ho fatto notare sopra

    le schede svizzere non sono state scoperte a fine inchiesta ma durante l’inchiesta

    i tempi non coincidono
    secondo la mia modesta opinione se volevano avevano tutto il tempo di incastrare un arbitro e Moggi con tanto di registrazione e misfatto senza ricorrere all’alone di mistero che circonda le schede cosi’dette “”MUTE””
    faceva piu’ comodo averle mute lasciavano aperto tutti gli scenari comodi all’indagatore
    d’altronde era muto anche il video degli incontri di Della Valle con i designatori
    faceva piu’ comodo cosi’ visto che probabilmente dalle conversazioni non potevano trarne alcun vantaggio

    faccio notare che si vocifera che al di fuori del processo un Carabiniere ha ammesso di averle ascoltate ma che non producevano traffico se non sbaglio erano schede attribuite al Moggi
    (si lo so é uno juventino che si fa passare per carabiniere )

    un video muto che porta a Canossa

    Della Valle non ha mai collaborato in questo senso
    mai ammesso di essere salvata
    gli conveniva collaborare ne avrebbe tratto molti piu’ vantaggi e togliersi qualche sassoliino dalla scarpa
    ma stranamente non lo ha fatto ed oggi si ritrova a dover pagare i danni al Bologna

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  26. Paolo, sono state intercettate solo le prime tre schede svizzere scoperte (quella di Moggi, Bergamo e Pairetto). Ma da quando sono state intercettate non producevano più traffico. Verosimilmente Moggi, sapendo che Bergamo l’aveva chiamato da un telefono italiano non sicuro, decide di sostituirle. Tutte le altre schede straniere non sono state mai intercettate perché gli inquirenti le scoprono quando De Cillis porta il documento a maggio/giugno 2006.

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  27. si lo so che 60 70 é una tua deduzione e credo che tu non sia il solo
    ed il fatto che per loro é perfetto anche quando in moltissimi casi é stato dimostrato che non lo era é da capire perché

    Felix quello che dici non quadra
    1) troppo facile ogni volta che qual cosa non va nel senso dell’indagatore si trova una teoria alternativa se Moggi era cosi’ mefistofele e super intelligente da sostituire le schede perché
    uno dei due designatori lo chiama sul telefono fisso é da dargli un premio nobel
    2)con tutte quelle schede che secondo l’accusa avrebbe distribuito a destra e a manca
    dandola anche allo sconosciuto Nucini (altra teoria esplosa in mano all’indagatore)
    come faceva a controllal’uso fatto da chi la possedeva??
    ti ringrazio Felix il tuo ragionamento ha acceso la luce
    3) é chiaro ora perché la storia delle schede e degli incotnri di DV é un film muto
    perché in tutti i tentativi di intercettazioni che hanno fatto sulle schede non hanno mai trovato nulla
    4) non avevano bisogno di DC avevano già 170000 intercettazioni nazionali
    dove dopo una minuziosa scrematura sono riusciti a trovare solo una conversazione
    quella della grigliata che poteva servire allo scopo ma dovevano fare attenzione che tutte le altre sparissero
    5) 1700000 intercettazioni 1 compromettente + una serie di film muti da loro stessi sottotitolati con quello che serviva allo scopo + zeman-baldini+Moratti +un paio di articoli della Gazzetta + un fantomatico sequestro che una altra magistratura dice che non é mai successo quindi cambio di rotta trasformandolo in capo d’accusa per l’arbitro che nn ha messo a referto qualche strillo di Moggi + Lepore
    ed il gioco é fatto voilà calciopoli
    ed il grande burrattinaio che ha messo in pericolo l’esistenza del calcio stesso
    ma quando un giudice scrive delle scemenze del genere perché lo fa??

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  28. concordo 170000 intercattazioni sono un mare in cui ci nuotavano tanti pesciolini
    e da questo mare ne hanno pescate solo (se ricordo bene) un centinaio
    di cui una Ottantina solo di Moggi (il pesce grosso)e le altre come contorno ( ipesci piccolini)per non saltare troppo nell’occhio
    devi ammettere che la pesca e la scrematura fatta la si puo’ definire ,,,, hmmmm
    diabolicamente efficace ,siguarda nel secchio e cosa si vede solo quello piu’ grosso

    mai detto che Moggi era un santo e probabilmente poteva essere punito e fermato molto prima per i suoi eccessi
    perché la FGC non lo ha fatto?? visto che la cassazione lo descrive come il male assoluto
    ed i fatti cosi’ gravi che non poteva passare inosservato e per cosi’ lungo tempo

    ma tra il non essere santo e farlo passare per l’ armagedon del calcio da alla sentenza
    uno strano odore di bruciato

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  29. Stendiamo poi un velo pietoso sulle tue statistiche. Una ottantina? io non le ho mai contate e le restanti sono dell’Inter? Paolo, certe cose valle a dire sulle pagine fogna, qui cerchiamo di essere un po’ più obiettivi

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  30. Rug se fossi cattivo ti chiederei di fare l’elenco, di questo mare di telefonate compromettenti di Moggi 🙂 Ma per carità, qui stiamo parlando di Paparesta, quindi lasciamo perdere.
    Paolo però non è che tutte le volte in tutti gli articoli possiamo riaprire una discussione generale su “Calciopoli è giusta / Calciopoli è ingiusta” perché poi alla lunga diventa anche noioso. Tanto lo sappiamo che Rug ha le sue idee, tu hai le tue, inutile sfidarsi in continuazione. Qua cerchiamo di aggiungere qualche piccolo tassello alla ricostruzione della realtà, per cui mi piacerebbe che ci si attenesse nella discussione agli argomenti trattati. Solo andando più nel dettaglio e cercando di capire le cose, infatti, questa discussione diventa utile per tutti, e magari si riesce a tirare fuori anche qualcosa di nuovo, come già successo in passato.

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  31. non é una statistica é semplicemente un esempio, le statistiche le lascio a chi le sa fare
    e mai parlato dell’inter non capisco dove lo hai letto da parte mia io facchetti l’ho sempre difeso non mettermi in bocca cose che non ho detto

    confermo non sono riuscito a trovare la sentenza ho solo trovato quello che i giornali hanno estrapolato
    esempio la gazzetta dello sport (ed é solo un esempio)
    “”mondo sommerso — Il reato di associazione a delinquere contestato al dirigente è caduto in prescrizione ma la Suprema Corte, nelle motivazioni contenute nella sentenza 36350 della Terza sezione penale, ha scritto parole pesanti a proposito su Calciopoli: “Un vero e proprio mondo sommerso la cui carica intrinseca di offensività degli interessi ‘ultra individuali’ è stata particolarmente intensa e tale da sconvolgere l’assetto del sistema calcio, fino a “”””screditarlo in modo inimmaginabile e minarlo nelle sue fondamenta”””””””””””””””, con ovvie pesantissime ricadute economiche””

    e tu mi parli di obiettività

    se vai su Google e scrivi sentenza cassazione calciopoli trovi solo questo tipo di articoli
    il solo che fa un po’ eccezione é tutto sport giornale di parte

    come vedi io che sono un semplice mortale che cerca informazioni al riguardo
    trovo solo questo tipo di informazioni

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  32. Francesco non c’é nessun duello a me rug piace
    non la prendere male ma a volte vi appiattite nella discussione
    e lancio qualche provocazione per poter ravvivare la discussione

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  33. Comunque si Paolo, torni sempre sugli stessi discorsi, sul presume che, si deduce che, ecc. ecc. ti ho già risposto 100.000 vote a queste cose, se non ti sta bene è inutile continuare. Poi sulla telefonata Bertini Paparesta io ne so quanto voi, o Paparesta figlio mente oppure il metodo Di Laroni toppa di brutto in questo punto. Terza opzione Paparesta figlio non ricorda di aver chiamato con la sim svizzera Bertini e quindi non ricorda che sapeva che anche Bertini aveva una sim svizzera anch’essa data da Moggi, poco credibile per la verità.

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  34. Oppure c’è la possibilità che Bertini abbia dato questo secondo numero a Gianluca il quale guarda caso ha usato il cell del padre per chiamarlo senza che nessuno si rendesse conto dell’importanza e soprattutto della peculiarità di questo secondo canale di comunicazione.

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  35. oltretutto, se non ricordo male, c’è pure una telefonata registrata fra il cell svizzero di Bertini e il suo cell italiano, quale modo migliore per saper che numero di telefono hai e per poterlo dare come secondo numero agli amici.

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  36. E Rug, però, ti danno una sim segreta, e tu dai il numero come secondo numero agli amici? Così è una farsa per davvero. Non stiamo parlando di bambini, qua, ma di professionisti di altissimo livello. Io sinceramente propendo per Paparesta che mente per aiutare l’amico, però devo dire che correre un simile rischio in tribunale sotto giuramento è una cosa estremamente audace, forse troppo. Per cui l’ipotesi che ci troviamo davanti a una falla grave nella ricostruzione di Di Laroni non deve essere scartata. E forse proprio questo ha aiutato Bertini ad ottenere l’assoluzione in Cassazione.

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  37. Ma il punto è questo, non so sino a che punto Moggi possa aver dato una sim ad un arbitro dicendogli una frase più o meno di questo tenore:”questa sim è segreta, serve per suggellare la nostra associazione, usala solo per parlare con me”. Non lo dice a Nucini, stando alla sua testimonianza, quando riceve la sim che oltretutto non è svizzera ma italiana e intestata a non mi ricordo chi e non lo dice a Romeo stando alla sua testimonianza.

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  38. Boh, non lo so, rimarremo con la curiosità di comprendere meglio come si è sviluppato questo meccanismo. Comunque questa cosa che hai scritto mi torna utile per quello che devo dire nella puntata 3.

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