La cultura degli “anti” – Prima parte

Qual’è la molla che spinge il tifo “contro“? A che punto siamo arrivati? Ecco come ci ho sbattuto il grugno un po’ di tempo fa e due riflessioni…

Prologo: il peccato originale

Estate 1982: la riviera romagnola pullulava di turisti di tutte le razze ed età. A fare bella mostra di sé troneggiavano decine e decine di bandiere tricolore che ricordavano l’appartenenza ad un paese meraviglioso e la recente vittoria dei Mondiali di Spagna da parte della truppa di Bearzot. Si respirava aria di festa che, mista alla consueta ospitalità della gente di romagna, dava l’idea di un momento di felicità assoluta. Con mamma e papà frequentavo quelle spiagge e una piccola pensioncina a conduzione familiare: ero il cocco della cuoca, che era anche la titolare, cameriera, tuttofare, guida turistica etc. C’era sempre un dolcino in più, una porzione più grande, un assaggio di qualcosa di nuovo. Voleva farsi perdonare (all’inizio, ma poi era solo gentilezza e savoir faire) di essersi rivolta a me in tedesco, sviata dal caschetto biondo e dalla pelle chiara. E poi succedeva spesso: era capitato alla gelataia, ai bambini che vendevano Topolino davanti alle spiagge e ad un tipo baffuto che frequentava la stessa pensione. Era un fiorentino sulla quarantina, in vacanza con moglie e figlio; la signora era una donna premurosissima e un po’ sovrappeso, il bambino aveva quell’esuberanza tipica di chi sa che è più grosso dei coetanei e sfrutta la cosa come scorciatoia per ottenere ciò che vuole. Quello che non capivo era il padre: mentre mi stavo facendo i fatti miei sul dondolo nel giardino della pensione mi si era avvicinato e dalla sua bocca, al riparo di due baffetti appena accennati, erano uscite queste parole “Mangiatore di cristiani!!”. Non ci avevo fatto molto caso inizialmente ma dovetti cedere alla certezza che si rivolgeva a me visto che continuava con la stessa tiritera ed ero l’unico nel raggio di una decina di metri. Aveva proseguito citando crimini di chissà quale guerra e si era allontanato in fretta al sopraggiungere di altre persone. Il fatto che io lo guardassi stranito e senza replicare aveva evidentemente rinforzato in lui la convinzione di rivolgersi ad un bambino tedesco: nei giorni successivi più volte sentii le stesse parole, pronunciate al riparo da altri orecchi e sempre più incattivite e minacciose. Finché un giorno lo vidi a parlottare del più e del meno con i miei genitori: quando mio padre mi chiamò, l’equivoco fu per lui palese e ce la cavammo entrambi con un convenientissimo silenzio. Non ebbi notizie del “baffo” fino all’ultimo giorno di vacanza, mentre del figlio ricordo un livido sulla mia spalla: quello era il marchio che spettava a chi lo batteva in una qualsiasi cosa ed io avevo osato vincere contro di lui qualche figurina dell’album del Mundial 82. Ed è proprio parlando di calcio che avvenne il fattaccio: il mio raccogliere con maniacale cura le figurine degli juventini in azzurro (andavo particolarmente orgoglioso dell’Italia 82 ed in particolare di quei “pochi” juventini che la componevano) fece scattare in piedi il baffo dalla cui bocca troppo spesso inutilmente aperta tuonò una domanda “Un tu sarai mica gobbo?” “E gliè gobbo sì…” fece il distributore di lividi; e suo padre partì con uno sproloquio sugli Agnelli, arbitri con le FIAT, gli americani, furti di non si sa cosa a non si sa chi, racconti di ingiustizie patite, complotti e altre cose incomprensibili. L’unica cosa che avevo capito era che, a 9 anni, avevo rubato qualcosa ad un signore coi baffi che nemmeno conoscevo. Fin troppo razionalmente giudicai con ottimismo il passaggio da pluriomicida mangiatore di cristiani a volgare e semplice ladro: era quello che oggi definirei alleggerimento del quadro accusatorio. 03-Gaetano SCIREA Panini Italie 1982Il problema è che le figurine che avevo vinto “sul campo” a muretto, se le era riprese con la forza il figlio del baffo. Unica prova del gesto rimaneva un livido anche sull’altra spalla. Con un po’ di fatica decisi di non cedere alle lacrime anche perchè la gustosa scenetta era avvenuta sotto gli occhi di altre persone: evidentemente si trattava di cose giuste per tutti, pertanto la “lamentatio” non aveva bisogno di avvenire al riparo da occhi indiscreti. Questo per lo meno doveva essere il pensiero del baffo. Tornato nella mia camera presi i Topolino che avevo comprato qualche giorno prima e stesi un asciugamano davanti alla spiaggia per venderli. Con il ricavato mi comprai un gelato (rispondendo “Danke” alla gelataia bionda, non volevo darle un dispiacere al mio ultimo giorno di permanenza) e 2 pacchetti di figurine. Nel primo trovai Gaetano Scirea e trattenni a stento la gioia con un piccolo saltello. Nel secondo, ahimè, nessun azzurro, solo un francese dal nome italiano, tale Platini Michel. Col senno di poi non mi era andata per niente male. E, ripensando alle farneticazioni del baffo, ero sicuro di non aver mai visto in vita mia né lui né il figlio (per fortuna..) perciò dovevano avermi scambiato per qualcun’altro o semplicemente le cose che reclamavano come di loro proprietà erano state perse giocando a muretto con altri bambini. Feci un po’ spallucce e voltai pagina, come si fa con un racconto che non ti è piaciuto, mentre tornavo dai miei con la figurina di Scirea nella taschino della tshirt. Il gelato stava soccombendo al sole cocente e con la fantasia ero già a casa ad attaccare le figurine mancanti e con un Platini ancora tutto da scoprire.

Haters ovvero “che tu perda è l’unica cosa che conta”

Chiariamo subito che la molla che scatena il tifo “anti” è l’odio. Chiamatelo odio sportivo se volete (ammesso che esista un odio “sportivo”) ma di questo si tratta. Non ha niente a che vedere con il tornaconto personale (se la tua squadra perde a me viene un vantaggio in classifica quindi sono felice): è così a prescindere dalle posizioni di classifica e dalle competizioni. Quindi se la squadra che odio perde in una competizione in cui la mia nemmeno partecipa beh, sono felice lo stesso. Chiaro che si tratta di felicità che scaturisce da altra felicità che non puoi sfogare (non vinci quindi devi gioire delle sconfitte di chi vince). O c’è dell’altro? Dove sta il confine tra gufare e odiare? 6 giugno 2015: a 100 metri da casa mia qualche buontempone sta sparando fuochi d’artificio inneggiando a Messi e Neymar. L’accento inconfondibile ed il modo di offendere giocatori e supporters della Juve mi dice che è meglio starsene in terrazza e godersi lo spettacolo. Ma mi chiedo: è veramente un buon modo di spendere i propri soldi? Festeggiare la sconfitta della rivale in maniera così evidente e fragorosa non nasconde una profonda insoddisfazione? Sarò troppo legato alla ferrea logica binaria ma a me non passerebbe nemmeno per l’anticamera del cervello di uscire per festeggiare una sconfitta di Milan, Inter, Roma o fate voi chi. Nell’occasione del 6 giugno dissi grazie alla squadra e legai una sciarpa bianconera alle ringhiere del terrazzo: siamo tutti bravi quando si vince, è quando le cose vanno male che si dimostra l’appartenenza e il supporto. Lo scenario del tifo calcistico italiano è desolante. Se la Juventus è la squadra che conta più simpatizzanti, quella che gioca contro la Juventus è la seconda in questa speciale classifica. Di volta in volta si riuniscono sotto diverse bandiere i tifosi di tante squadre che hanno una sola cosa in comune: l’odio per il bianconero. Ma dove nasce questa tendenza? Per quanto riguarda noi toscani l’unica risposta certa è che nasce con la Toscana stessa. E’ quella voglia ribelle di non conformarsi alla massa, di opporsi al più forte. Non nasce col calcio ma nel calcio trova lo sfogo più naturale. La Fiorentina ebbe luce nel 1926 e al suo primo scudetto, datato 1956, interruppe l’egemonia del nord (Inter, Milan, Juventus) che durava dal 1950 e andrà avanti fino al 1963. Eppure quel Presidente, il pratese Befani che tentava di farsi amici gli Agnelli, era non un imprenditore lungimirante ma un “venditore di stracci” e la Juventus non una società con cui trattare per avere giocatori ma una “squadra di metalmeccanici”; “ecco che calano i contadini” diceva la Firenze bene alla vista dei sostenitori di Madama che arrivavano in città da tutta la Toscana per sostenere la Juventus. Il no di Firenze è un no a prescindere, senza mezzi termini. Firenze è viola non ci sono alternative. Per di più, parole di Mario Cognigni su Radio Sportiva il 4 marzo scorso, a Firenze “si insegna a tifare viola e contro la Juve”. Da sempre. Nelle parole dello scrittore Carlo Laurenzi, livornese ma tifoso viola, qualche dettaglio in più “Ho subito odiato la Juve ancor prima di capire di calcio. I motivi c’ erano: Togliatti era per la Juve, i missini erano per la Juve e così i romagnoli. Tutti schierati dalla parte del più forte perchè come diceva Flaiano l’ italiano è sempre il primo a soccorrere i vincitori” Ancor prima di capire il calcio. E non lo dice, mi sia permesso, uno che in vita sua legge solo i volantini dei centri commerciali ma uno scrittore di saggi, romanzi, un giornalista che ha collaborato, tra gli altri, con Indro Montanelli. Quindi il tifo “anti” riesce a infischiarsene di classi sociali, livello culturale, geografia, età e sesso. Non è la fiera opposizione di Zeffirelli, più da talk show che da fenomeno sociale, perchè in Firenze nessuno si può prendere il diritto di essere portavoce; è un modo di essere, una cosa di cui si è gelosi, a cui ognuno vuole dare il proprio contributo. Una specie di class action dell’astio anti juventino. Chiaro che ciò si oppone ad un po’ di malcelato opportunismo; se da una parte ha ragione Flaiano nell’evidenziare che l’italiano è il primo a correre in soccorso ai vincitori (meglio stare dalla parte di chi vince più spesso) dall’altra tutto il minestrone di gente che gioisce quando perde la Juve ricorda quel “volgo disperso che nome non hadi manzoniana memoria, ovvero quel popolo senza vessillo che ha, come unica speranza, che uno straniero più forte scacci l’oppressore in patria. Trascinati dalle rimembranze del Liceo siamo andati un po’ indietro, a breve ci affacceremo a dare un’occhiata al “meraviglioso” mondo dei social e dell’informazione sportiva italiana.

PS per gli appassionati di storia e/o teatro qui una chicca assoluta

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