Quelli che il Leicester

Viva Ranieri! Forza Leicester! È tutto un fiorire di complimenti alla squadra neo-campione d’Inghilterra. Anche da parte dei tanti italiani che si farebbero tagliare la lingua pur di non congratularsi con quelli che invece sono campioni d’Italia. Per carità, nessuno discute dell’imprevedibilità del successo della squadra di Ranieri, anche se forse c’è qualche confusione di troppo sulle cause e le dimensioni della cosa. Casomai si potrebbe discutere sul fatto che una vittoria imprevedibile sia automaticamente bella, indimenticabile, storica. Per dire, io non sono di quelli che gioirono per la Grecia campione d’Europa; anzi, mi capita di ripensare alla cosa con un certo orrore. E certo, storie come quella del Leicester ti ricordano che il calcio è uno sport bellissimo; a me, però, sembra uno sport bellissimo anche quando  vincono sempre i soliti.

E arriviamo all’Italia, così lontana, così vicina vista da Leicester, dove tanti italiani hanno chiesto e ottenuto asilo (fino a qualche settimana fa non sapevano nemmeno dove fosse; molti probabilmente non lo sanno nemmeno adesso). Ovviamente tra i neo-tifosi del Leicester (non l’ho ripetuto ancora abbastanza? Leicester, Leicester, Leicester) ci stanno tutti i commentatori, i conduttori, gli opinionisti, i giornalisti; primi fra tutti, quelli che si farebbero tagliare la lingua pur di non congratularsi con quelli che invece sono campioni d’Italia. Per loro l’impresa del Leicester ha dimostrato che il calcio è uno sport bellissimo, in Inghilterra; in Italia, invece, non è affatto uno sport bellissimo. Indovinate perché?

Prendiamo Roberto Saviano. Uno che ha scritto un libro magnifico, Gomorra, ma che è spesso infelice nelle sue uscite da “tuttologo”. Ecco come Saviano ha espresso la sua imprescindibile opinione sul Leicester:

saviano

“Una gara che si fonda ancora sul talento. Un miracolo, se pensiamo a quanto il calcio ormai abbia smesso di essere uno sport e sia sempre più il luogo dell’ingiustizia, dove a vincere sono sempre gli stessi monopoli”. Chissà a chi si riferisce, eh? Ma soprattutto, la logica interna del messaggio di Saviano è tutta da scoprire. Intanto non si capisce in che modo la vittoria di Ranieri e di Vardy costituisca automatica dimostrazione del fatto che la Premier League è una gara che si fonda ancora sul talento. Perché, Roberto? Se avesse vinto il Tottenham non l’avremmo potuta considerare una gara fondata sul talento? Chissà. Ma ancora più assurda, dal punto di vista della logica, è l’affermazione finale. Il calcio è diventato il luogo dell’ingiustizia, perché a vincere sono sempre gli stessi. Ora, Roberto, ti spiego una cosa: il calcio è uno sport; nello sport vince, in genere, chi si dimostra più bravo; se anno dopo anno sono sempre gli stessi a dimostrarsi più bravi, allora è giusto che vincano sempre gli stessi. Mica gli scudetti si assegnano col manuale Cencelli, uno a te, uno a me, uno a quegli altri, e contenti tutti… anzi, questo sarebbe l’esatto contrario della giustizia.

Ma c’è poco da fare, Saviano esprime il pensiero di tanti. Forza Leicester, il Leicester è una favola, viva Ranieri, in Inghilterra il calcio è bellissimo, invece in Italia ci sono quelli. Può verificarsi in Italia una favola come quella del Leicester? Ovviamente no, perché in Italia ci sono quelli. Questo sondaggio è stato proposto veramente dal profilo Facebook di Raisport:

saviano

“Iscrivere la Juve in un campionato estero”. L’hanno scritto davvero dei giornalisti Rai, eh, giuro che non c’è trucco né Photoshop. Inutile far notare che una cosa del genere, più o meno, è stata fatta dieci anni fa, e non mi risulta che negli anni post-2006 ci siano state favole come quella del Leicester. E se anche adesso, per festeggiare il decennale, si rifacesse qualcosa del genere, non ci sarebbe nessuna favola come quella del Leicester. Semplicemente, le altre contendenti rimaste in questi anni a bocca asciutta potrebbero spartirsi qualche scudetto in attesa del ritorno di quelli. Sperando che abbiano almeno il buongusto di spartirsi solo quelli futuri, e non anche quelli passati.

Parliamoci chiaro. Negli ultimi venticinque campionati di serie A soltanto due volte non ha vinto una delle tre big storiche, e a trionfare in queste occasioni sono state comunque le squadre della capitale, mica Ancona, Lecce o Crotone. Anche in Inghilterra, però, non è che la situazione sia molto diversa: da quando esiste la Premier League il Manchester United ha vinto 13 campionati su 24. Fino al 2003-2004 il ruolo di alternativa spettava all’Arsenal (3 titoli) con l’unica intromissione del Blackburn 1994-1995 a spezzare lo squilibrato duopolio. Poi è successo che un riccone russo si è comprato il Chelsea, e da allora i londinesi hanno vinto 4 titoli; ed è successo che dei ricconi arabi si siano comprati il Manchester City, che da allora ha vinto 2 titoli. Prima di quest’anno, insomma, solo cinque squadre si erano spartite i 23 campionati di Premier League disputati (ma una ne ha vinto uno solo, e un’altra soltanto due), così come in Italia solo cinque squadre si sono spartite i campionati disputati nello stesso periodo, e due di queste ne hanno vinto uno solo. Se non ci fossero stati gli interventi esterni che hanno pompato fiumi di denaro in società fino ad allora poco blasonate probabilmente l’albo d’oro della Premier sarebbe stato a quest’ora ancora più monotono di quello della serie A. Un luogo dell’ingiustizia dove a vincere sono sempre gli stessi monopoli, per dirla con Saviano.

Poi arriva Ranieri. Poi succede che il Chelsea, 87 punti lo scorso anno, quest’anno sia fermo a 48 (-39); che il Manchester City, 79 lo scorso anno, sia fermo a 64 (-15); che anche Arsenal e Manchester United si manterranno decisamente al di sotto della quota raggiunta lo scorso anno. Ecco, se il prossimo anno le prime quattro della classifica italiana dovessero tutte avere un calo dai dieci punti in su, e le milanesi dovessero restare intrappolate nella mediocrità attuale, allora sarebbe possibile avere anche in Italia una favola come quella del Leicester. Forse. Forse, invece, se il Leicester fosse stato una squadra italiana, avrebbe fatto verso gennaio-febbraio quello che fanno normalmente le medio-piccole italiane che hanno disputato una prima parte di campionato al di sopra delle attese: tirare indecorosamente i remi in barca una volta raggiunto l’obiettivo della salvezza (Ve lo ricordate il magnifico Bologna di Donadoni? Ne ha vinta soltanto una nelle ultime dieci).

In Inghilterra il Leicester dopo essere arrivato quattordicesimo lo scorso anno ha investito cinquanta milioni sul mercato, guadagnandone soltanto dieci dalle cessioni. Per fare qualche esempio italiano, il Chievo ha speso soltanto 7,5 milioni per rafforzarsi, guadagnandone 13,5 dalle cessioni; il Palermo di Zamparini ha fatto cassa in maniera ancora più spudorata, investendo solo 12,5 milioni sul mercato malgrado ne abbia incassati ben 41 dalle cessioni; cifre simili per il Genoa di Preziosi, solo 8,7 milioni investiti a fronte di 36,8 milioni di guadagni. Cosa pensate che farebbero presidenti così se una nuova distribuzione dei diritti tv dovesse premiare le loro squadre? Li investirebbero per cercare di vivere una favola come quella del Leicester? Lecito dubitarne.

Del resto il Leicester quest’estate non ha investito cinquanta milioni sul mercato perché voleva vivere una favola come quella del Leicester. Li ha investiti perché, per dirne una, il Sunderland arrivato ultimo prima delle tre retrocesse ne ha investiti 66, incassandone soltanto dieci dalle cessioni. Insomma, in Inghilterra anche le squadre medio-piccole sono ricche, investono pesantemente sul mercato, e si attiva così un meccanismo competitivo virtuoso: tutte le squadre sono costrette a rafforzarsi se vogliono rimanere competitive, nessuno può permettersi di fare cassa e vivacchiare perché tanto ci sono solo tre retrocessioni e qualcuno più scarso di te lo trovi sempre. In Inghilterra, così, può anche succedere che una squadra “minore” azzecchi la stagione superiore alle attese, e possa essere in grado di approfittare della crisi contemporanea di tutte le big storiche e delle più recenti dominatrici; può succedere, anche se è il frutto di una serie di coincidenze che difficilmente si ripeteranno spesso in futuro. In Italia, invece, anche se dovesse verificarsi una crisi contemporanea di tutte le big, le piccole nemmeno se ne accorgerebbero, perché sarebbero troppo impegnate ad accontentarsi della salvezza e a fare cassa cedendo i pezzi migliori (anche a campionato in corso, perché no). Di che ci meravigliamo, del resto, se la nostra stampa ha esaltato per anni come modello calcistico l’Udinese dei Pozzo, che oggi, guarda caso, investono sul mercato per il Watford e fanno cassa con la squadra friulana?

Insomma, se in Italia è improbabile una favola come quella del Leicester, non è perché ci sono le big e la Juventus cattiva, ma perché il livello delle nostre medio-piccole (livello non solo dei giocatori, ma anche e soprattutto delle società) è mediocre, in alcuni casi indecoroso. Ed è inutile far finta di non vedere che è anche questo il motivo dei continui record di vittorie dei bianconeri. Capiterà mai che possa vincere lo scudetto una squadra totalmente nuova, che non l’ha vinto mai? Tra il 1984 e il 1991 è successo per ben tre volte, con Verona, Napoli e Sampdoria. Ma era un altro mondo, un altro calcio, un’altra Italia. Oggi vincono sempre gli stessi; e vi confesso che non mi dispiace. Gli altri, possono sempre tifare Leicester.

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15 pensieri riguardo “Quelli che il Leicester

  1. Condivido in pieno il tutto, aggiungerei che al sondaggio di RaiSport io ho commentato semplicemente dicendo che se avete prove denunciate altrimenti finitela. Appoggio in pieno il discorso sulle piccole italiane che rappresentano la rovina stessa del calcio italiano, vedi ad esempio l’Udinese che con il suo fare è anche andata in Europa più volte giusto per farci perdere altri punti nel ranking UEFA, ma, soprattutto, condivido la tua osservazione sulle piccole che, una volta raggiunta la salvezza, tirano i remi in barca perché hanno come unico scopo quello di vendere i giocatori ai migliori offerenti. Poi si meravigliano che le persone allo stadio non ci vanno più dato che i presidenti tutto hanno voglia tranne che di coltivare i sogni dei loro tifosi. Il Bari ne è un esempio lampante. P.S. Ho scritto un articolo sui vari ricorsi al TAR per calciopoli, per correttezza nei tuoi confronti lo pubblicherò domani.

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  2. Condivido anch’io….sul sondaggio di Raisport oltre che scandalizzare l’opzione della Juventus in un’altro campionato estero ricordo pure che vinse…..sull’Udinese direi che i Pozzo hanno creato un modello unico peche’ sono stati i primi a monitorare centinaia di campionati in giro per il mondo per scovare campioni….ma ora lo fanno anche altri….diciamo che l’Udinese e’ da parecchi anni la societa’ che riesce a trarne il massimo da questo modello,creando una montagna di plusvalenze….ne sappiamo qualcosa noi juventini visto che Pozzo negli ultimi 10 anni ci avra’ ciullato almeno 150milioni di euro (e mi tengo basso)….comunque il Leicester ha vinto semplicemente perche’ nell’ultima Premier League e’ stata la piu’ forte.

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  3. Vabbè il Calais nella Coppa nazionale, è tutta un’altra cosa rispetto a un campionato; in realtà, a dirla tutta, in nessuno dei grandi campionati c’è una reale competizione tra tutte le squadre partecipanti, ma all’inizio si sa già che il titolo lo vincerà una di quelle 2-3 squadre più attrezzate. Le ragioni per cui si è accresciuto il divario tra le big e le altre sono numerose. Magari ne affronteremo qualcuna in altri articoli di approfondimento.
    Sull’Udinese rispondo a Massimo semplicemente che i Pozzo hanno creato un modello unico per scovare talenti e rivenderli facendo plusvalenze, ma appunto questo non c’entra nulla con lo sport, le plusvalenze non c’entrano nulla con lo sport, l’Udinese è un modello di business e non un modello di calcio. Come fai a tifare per una squadra che non gioca per vincere ma gioca per fare plusvalenze? Per questo dico che è assurdo che l’Udinese sia stata elogiata per anni.
    In questo momento in Italia c’è solo una medio-piccola che ha un progetto societario e sportivo serio, ed è il Sassuolo. Cresce costantemente da quando è arrivato in serie A, non lavora solo per vendere i giocatori, anzi è una delle poche squadre che investono. Perché poi alla fine è questo che conta: negli anni ’80 c’erano presidenti ambiziosi, disposti a investire e anche a rimetterci in proprio nel calcio. Oggi sono sempre di meno.

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  4. Sono d’accordo su tutto tranne che sul “rimetterci nel calcio”, se hai uno stadio grande, magari di proprietà, se non compri brocchi parastatali pagandoli a peso d’oro come ha fatto Moratti per anni, se puoi contare comunque su una grande città, e su una grande dal punto di vista numerico tifoseria, nel calcio non ci rimetti mai. Il problema è che la maggior parte dei presidenti preferiscono invece trasformare le società di calcio in supermercati di calciatori per le grandi.

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  5. Ah, ma io non dico che sia giusto rimetterci, dico che la storia delle intromissioni di altri club nella serie di vittorie delle big storiche è anche connessa a presidente appassionati che ci hanno rimesso di tasca loro… Sensi è l’esempio più recente che mi viene in mente.

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  6. per una volta sono completamente d’accordo con Rug
    aggiungo solo supermercati di calciatori STRANIERI per le grandi
    Ieri nel giorno del addio al calcio giocato di Toni ha detto un cosa che fa riflettere
    in tutto il campionato italiano non c’é un Attaccante italiano con 20 goals o quasi
    anche la Juve sta facendo lo stesso errore
    Un giorno si parla Di Cavani un altro di Gomez e via discorrendo
    A Napoli quando si parla di aquisti sempre di calciatori esteri si tratta
    Sianmo diventati cosi’ scarsi ?????
    possibile che i nostri viavai siano cosi’ poveri di talenti nostrani??
    possibile che non ci sia un Dybala tra i nostri giovani o
    i nomi nostrani sono meno sexi ??
    Il mecenatismo di Moratti non é piu’ possibile una società calcistica deve
    sostenersi con i propri mezzi
    ed effettivamente lo stadio di proprietà e una spartizione dei diritti tv piu’ equa é oramai una neccessità
    altrimenti il calcio nostrano cumulerà sempre piu’ ritardi nei confronti delle altre federazioni

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  7. Paolo mi offri l’occasione per citare un’intervista molto interessante di qualche giorno fa del ds della Roma Sabatini:
    Insomma, i sogni sono solo stranieri. Ma gli italiani?
    “Guardi, proprio oggi ho chiesto ai miei scout di trovarmi italiani validi dalla D alla A. Li abbiamo esaminati: un disastro. Non ce ne sono, alla Roma sarebbero comprimari. Poi dicono che si compra solo all’estero perché si prendono le mazzette. Tutti luoghi comuni. Chi sono gli italiani giovani validi? Bernardeschi, forse Romagnoli, ma magari Galliani non sarebbe d’accordo…”.
    Qui l’intervista completa http://www.gazzetta.it/Calciomercato/05-05-2016/roma-sabatini-se-mi-riesce-mossa-tengo-pjanic-nainggolan-150498619102.shtml
    Insomma non possiamo dare per scontato che italiani validi ci siano e nessuno li compri, evidentemente al di là della moda dell’esterofilia non ci sono talenti soddisfacenti in giro al momento. Ovviamente non dipende da fattori naturali, ma probabilmente dall’organizzazione delle scuole calcio, dal fatto che i giovani non giocano più al pallone per strada, ecc.

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  8. “Guardi, proprio oggi ho chiesto ai miei scout di trovarmi italiani validi dalla D alla A. Li abbiamo esaminati: un disastro. ”

    ?????
    in un giorno ha chiesto di scovarglieli e li ha esaminati tutti?

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  9. E vabbè dai, penso che sia una semplificazione di chi ha scritto l’intervista… comunque mi sembra una posizione interessante, lui voleva dire a chi lamenta l’assenza di giovani italiani forti (che è una cosa oggettiva, guardate come è ridotta la nazionale) che se ci fossero stati veramente questi italiani forti le società non se li sarebbero lasciati sfuggire. A me sembra una cosa plausibile.
    Poi ci aggiungo un’altra cosa di oggi, a proposito della qualità delle società medio-piccole in Italia:
    http://www.gazzetta.it/Calcio/Serie-B/10-05-2016/cesena-frode-fiscale-sequestrati-beni-11-milioni-150567768951.shtml
    Avete letto questa storia? Praticamente si usava la società come un bancomat… io a occhio direi che non è un caso limitato alla città di Cesena.

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  10. bella questa non ci avevo fatto caso
    se sono riusciti a esaminarli tutti in giorno l’italia é messa proprio male 😉
    ma di frasi strane ne ha dette anche altre
    “Crede ancora al secondo posto?
    “Certo, dieci anni fa sono state tolte tutte le malefatte nel calcio”””
    se é come dice lui come mai non perdono occasione per rilanciare il ritornello che la juve quando vince lo fa grazie al favore degli arbitri??

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  11. Un virgolettato ho sempre pensato non potesse essere interpretato, in ogni caso credo che la verità stia un po’ nel mezzo. In Italia non ci sono fuoriclasse ma non è che gli stranieri che comprano sia tutti sti gran fenomeni. Eppure li prendono. Forse all’estero lì utilizzano di più, mentre da noi gli fan fare molta più gavetta e non riescono a mettersi in mostra? Di certo non fa bene al nostro calcio questa situazione. Se non ricostruiamo il movimento dal basso non andremo molto lontano.

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  12. E’ una questione complessa…certo l’intervistatore avrebbe potuto domandargli se pure Gyomber o Emerson Palmieri sono migliori dei giovani italiani che si trovano in giro…

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  13. Cerco una squadra sono un ragazzo di 19 anni gioco in exelllenza sto cercando un squadra oppure un procuratore che riesce a trovarmi seria b oppure lega pro o primavera

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