Alle origini di Calciopoli (1)

Da più di un anno penso a come proseguire la serie di articoli su Massimo De Santis, il condannato di Calciopoli, iniziata con i pezzi che hanno rievocato la sua antica fama di arbitro juventino (link qui), e lo spionaggio condotto ai suoi danni (e non solo ai suoi danni) da Telecom (link qui). Quella serie si riprometteva di andare oltre le analisi dei singoli capi d’imputazione dei processi, penali o sportivi che fossero, nella convinzione che per capire davvero il De Santis 2004-2005, compresi i fatti che sono stati oggetto di specifica imputazione, non ci si può limitare a quello, ma bisogna raccontare una storia molto più ampia e complessa.

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Massimo De Santis

In particolare, mi sono reso conto ben presto che nella terza puntata della De Santis story avrei dovuto soffermarmi sul 2003-2004, un anno non preso in considerazione dalle indagini, ma in cui accadono tante cose importanti e ricche di conseguenze. Parlare del 2003-2004 mi ha portato inevitabilmente a parlare della genesi di Calciopoli. E questo racconto delle origini di Calciopoli, in origine pensato come una puntata della serie su De Santis, ha acquisito col tempo, e con le domande, tante, che si porta dietro, uno spessore tale da meritarsi, a sua volta, uno spazio tutto suo, che si inaugura con questo pezzo. Andando avanti, si capirà facilmente perché non si può capire il De Santis 2004-2005 senza tornare a raccontare, prima, questa storia.

Mi si potrebbe obiettare che, da quando scrivo di Calciopoli, ho aperto tanti filoni, e non sono mai arrivato a un punto fermo da nessuna parte. Rispondo che questa storia mi piace proprio perché è così, intricata, piena di sfaccettature, piena di lati in ombra ancora tutti da esplorare, sorgente praticamente inesauribile di inchieste, domande, racconti. Basta con le chiacchiere, dunque, e andiamo a raccontare.

Il caso Messina – Venezia

Il campionato di serie B 2003-2004 è stato eccezionale per molti versi. Innanzitutto per il numero di partecipanti: ben 24 squadre presero parte al torneo più affollato della storia del calcio italiano; un record che, per fortuna, sarà difficilmente battuto in futuro, e che fu determinato dall’esito del caso-Catania. Inedito anche il numero di promozioni: le prime cinque classificate promosse direttamente in A, mentre la sesta si sarebbe giocata un posto nella massima serie in uno spareggio contro la quartultima di A. Per chi aspirava al salto nella massima serie, un’occasione da non perdere. E in quella B c’erano parecchie squadre ambiziose: il Palermo di Zamparini, il Cagliari di Cellino, il Livorno di Spinelli, ma anche la Fiorentina dei Della Valle in risalita post-fallimento.

In quel campionato di B c’è anche il Messina del presidente Franza e del ds Mariano Fabiani. I peloritani, con in panchina Vincenzo Patania, partono male; dall’ottava giornata, però, con l’esonero di Patania e l’approdo in panchina di Bortolo Mutti, cambiano decisamente passo, e risalgono la classifica fino a portarsi in zona promozione. La scalata messinese non è ben vista dalle avversarie per la promozione, che accusano la squadra dello stretto di ricevere favori arbitrali. Uno dei match più discussi è Messina – Livorno del 30 gennaio 2004, finito 2-1 con i toscani che contestano pesantemente l’arbitraggio di Racalbuto, e Spinelli che minaccia di lasciare il calcio.

Il 21 marzo si gioca Messina – Atalanta, partita che i peloritani vincono 3-0. Prima della partita, però, un sasso lanciato da un tifoso messinese colpisce il pullman della squadra bergamasca, evento che porta alla squalifica del campo del Messina per un turno. Tutto è pronto per la tempesta perfetta, che esplode il 17 aprile 2004, a Bari, il campo neutro scelto dal Messina a seguito della squalifica del “Celeste” per giocare il match interno contro il Venezia. La partita è arbitrata dal romano Luca Palanca, alla sua terza stagione nella CAN di A e B, fischietto considerato in ascesa.

Il caos scoppia quando il Venezia, già in 10, sull’1-1 si vede assegnato un rigore contro che le cronache definiscono dubbio (in questo video si possono vedere gli eventi cruciali della partita). A perdere le staffe sono il paraguaiano Maldonado e il portiere Soviero, che vengono espulsi per proteste e danno vita a reazioni violente che frutteranno loro lunghe squalifiche. Il Messina vince 2-1 e i nemici dei peloritani sono pronti a scatenarsi.

Ad aprire le danze è il dirigente del Venezia Franco Dal Cin, che il giorno dopo la partita interviene in diretta tv e racconta: «Un sacco di gente mi aveva detto che con Palanca avremmo avuto dei problemi. E io l’ho riferito ai due designatori, che però mi hanno rassicurato». Qualche informazione in più, sui fatti cui allude Dal Cin, ce la fornisce proprio il presidente messinese Franza, nella sua avvelenata replica all’agenzia Adn-Kronos: “Quattro presidenti non ci vogliono in serie A. Finalmente ho capito cosa è successo sabato sera a Bari ed i motivi della tensione e della violenza che hanno caratterizzato il match. Ho parlato con l’amministratore unico del Venezia, Franco Dal Cin. Mi ha confermato che Cellino e Spinelli, presidenti di Cagliari e Livorno, lo hanno chiamato dopo che per l’incontro di sabato era stato designato l’arbitro Luca Palanca. ‘Avrai problemi’, gli hanno detto. Dal Cin mi ha rivelato che è stato contattato anche da altri 2 presidenti”. “Il Messina ha qualità, però lo stanno aiutando» rincara la dose intanto il presidente del Palermo Zamparini. Cellino, Spinelli, Zamparini: gli avversari del Messina di Franza in una lotta per la promozione più che avvelenata.

Cosa c’è dietro i veleni su Messina e arbitri? Beh, intanto il presidente dell’AIA, Tullio Lanese, è messinese. E poi c’è un’altra storia che gira nel mondo del calcio. La troviamo riportata brevemente in un pezzo di Repubblica del 19 aprile 2004, due giorni dopo la partita: “Il Messina viene accreditato di ottimi rapporti con la Juve, la Gea e la classe arbitrale. Com’è noto, la Gea è quella società riconducibile in parte alla famiglia Moggi, che ha sotto contratto centinaia di giocatori e anche qualche allenatore”. Secondo l’autore del pezzo si tratta di “un discorso da bar, che molti presidenti, informalmente, fanno” (qui il testo integrale del pezzo).

Della cosa, inevitabilmente, deve interessarsi la giustizia sportiva. Il 20 aprile vengono sentiti Dal Cin, Maldonado, Soviero; nei giorni successivi tocca ai presidenti accusatori, Cellino, Zamparini, Spinelli, e infine all’arbitro Palanca. La cosa, però, nelle settimane successive si sgonfia. Anche perché alla fine in serie A c’è posto per tutti: per il Palermo, per il Cagliari, per il Livorno, per la Fiorentina (che batte nello spareggio il Perugia quartultimo in A) e anche per il Messina di Franza.

I sussurri sui problemi che Palanca avrebbe creato al Venezia impegnato contro il Messina avrebbero potuto generare, tra le mani di un pm particolarmente scrupoloso (un Guariniello, per dire), un’inchiesta penale per frode sportiva; ma la procura di Bari, città in cui la partita si giocò, non sembra aver mai fatto alcun passo in questo senso. A far sì che questa storia possa essere l’innesco per lo scoppio di una bomba atomica nel calcio italiano è un’altra circostanza, assolutamente casuale.

Il calcio-scommesse 2004

Mentre il campionato di serie B 2003-2004 vive il suo infuocato finale, un’inchiesta napoletana avviata nel 2002, relativa a personaggi e fatti legati alla camorra, finisce per occuparsi, senza che il percorso investigativo sia troppo chiaro, di calciatori e scommesse. L’inchiesta vive sostanzialmente di una serie di intercettazioni telefoniche effettuate nella primavera del 2004, e viene alla luce proprio all’inizio del mese di maggio dello stesso anno, determinando lo scoppio di uno dei tanti scandali sul calcio-scommesse che hanno caratterizzato la storia recente del calcio italiano.

Cos’è questo calcio-scommesse 2004? Nella sua parte più specificamente sportiva e calcistica l’inchiesta ha portato alla luce (cito quando affermato dalla Commissione Disciplinare della Lega di Serie C nel suo verdetto del 5 settembre 2004) “l’esistenza di un gruppo di calciatori adusi a scommettere sui risultati delle partite di vari campionati nazionali di calcio attingendo tra di loro anche notizie utili alla migliore formulazione di pronostici, costituendo una fitta ed efficiente rete informativa”. In sostanza questo calcio-scommesse è tutto qui: aggiungiamoci che spesso queste notizie che girano tra gli scommettitori non sono attendibili, e si finisce per perdere i soldi; aggiungiamoci che qualche volta i giocatori del gruppo provano a combinare loro qualche risultato, ma senza troppa convinzione e senza troppo successo (la giustizia sportiva non ha individuato nemmeno una partita falsata, condannando per avere tentato di mettere in piedi un illecito soltanto il modenese Marasco; quella penale ha concluso la vicenda con l’assoluzione di tutti gli imputati), e in pratica abbiamo esaurito l’argomento.

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Salvatore Ambrosino con la maglia del Catanzaro

Resta da fare qualche nome. Il principale è quello di Salvatore Ambrosino, all’epoca calciatore del Grosseto in C2, “incallito scommettitore” e “frenetico procacciatore di attendibili notizie sullo stato di forma e di predisposizione agonistica delle squadre sulle quali aveva intenzione di scommettere” (cito sempre dalle pronunce della giustizia sportiva). In pratica il calcio-scommesse 2004, semplificando un po’, è tutto nelle telefonate intercettate di Ambrosino che cerca di qua e di là, tra le sue conoscenze nell’ambiente calcistico, voci, ipotesi, suggerimenti in grado di consentirgli di orientare al meglio le sue scommesse.

Ora, per i calciatori è vietato scommettere sul calcio, e sicuramente l’inchiesta ha portato alla luce numerose violazioni dell’art. 5 del Codice di Giustizia Sportiva (che vieta, appunto, le scommesse). Ma quale sia l’interesse delle telefonate di Ambrosino e company dal punto di vista penale, sinceramente, è difficile capirlo. Eppure i pm napoletani si prendono ben tre anni di tempo per chiudere l’inchiesta, a maggio 2007, con nove richieste di rinvio a giudizio. A sentenza si arriva soltanto a giugno 2013. I pm chiedono di dichiarare il tutto prescritto; la corte, invece, assolve tutti e nove gli imputati perché il fatto non sussiste. Mi sento in questo caso di spezzare una lancia in favore della giustizia sportiva, che ci ha messo solo pochi mesi per arrivare alle stesse conclusioni. Che dire? Evidentemente alla procura di Napoli avevano tanto tempo libero a disposizione. E si stavano appassionando al calcio.

L’uomo nero

Si diceva, dunque, di una circostanza assolutamente casuale. Abbiamo visto come nei giorni immediatamente successivi alla partita Messina – Venezia le polemiche divampino, e si alluda tra i presidenti a una storia che lega insieme alcuni arbitri, la GEA, il Messina. Ma nessuno apre un’inchiesta penale su questo tema.

Succede, però, che mentre gli investigatori napoletani ascoltano Salvatore Ambrosino, perennemente al telefono in cerca di notizie che gli consentano di effettuare qualche scommessa sicura, lo sentono parlare anche di Messina – Venezia. La sera prima della fatidica partita, infatti, Ambrosino parla con Luigi Saracino, titolare di un’agenzia di scommesse di Torre Annunziata e uomo chiave del giro di scommettitori, e ipotizza una vittoria del Messina perché “l’uomo nero è a posto con loro”.

Ora, faccio una premessa metodologica. Già c’è poco da fidarsi, ahimè, di stralci di intercettazioni contenuti nelle sentenze; figurarsi degli stralci di intercettazioni contenuti in articoli di giornale. Purtroppo, però, è impossibile recuperare sul web il testo integrale di questa e di altre telefonate. I giornali riportano di questa intercettazione su Messina – Venezia decisa dall’accordo tra il Messina e l’uomo nero, e noi dobbiamo fidarci.

Detto questo, chi è l’uomo nero? L’arbitro Palanca, ovviamente; anche se a dire il vero gli arbitri non si vestono più di nero da un sacco di tempo. Va premesso che, secondo gli inquirenti, in questo giro vorticoso di telefonate che costituisce il calcio-scommesse 2004 si impiegavano nomignoli per alludere riservatamente a certi personaggi. Il “parente”, ad esempio, sarebbe stato Marasco del Modena; il “bello” Stefano Bettarini, a quel tempo terzino della Sampdoria; l’”uomo nero” doveva essere l’arbitro. Almeno, questo abbiamo sempre letto in giro.

Immaginate perciò la mia sorpresa quando, leggendo le sentenze della giustizia sportiva, mi sono imbattuto in questo passaggio (tratto dal Comunicato Ufficiale n. 30 della Lega Nazionale Professionisti del 25 agosto 2004, contenente le decisioni della Commissione Disciplinare sulla parte del calcio-scommesse relativa a squadre e giocatori di A e B, pagina 102):

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Uno degli amici calciatori con cui Ambrosino è in costante contatto si chiama Gianni Califano; all’epoca gioca nel Chieti, ma anche lui proviene dalla Campania, in particolare da Pagani, in provincia di Salerno. Qui siamo al 24 aprile 2004, ossia soltanto una settimana dopo i fatti e le chiacchiere di Messina – Venezia, e troviamo una telefonata in cui Ambrosino usa l’espressione “uomo nero” con riferimento non ad un arbitro, ma appunto al calciatore Califano, l’”uomo nero di Pagani” (immagino che il riferimento sia alla sua carnagione scura). Il 16 aprile l’uomo nero è l’arbitro; il 24 aprile l’uomo nero è Califano. Ora, tutto è possibile, ma un sistema di nomi di copertura in cui l’espressione “uomo nero” significa una settimana una cosa, la settimana dopo un’altra completamente diversa io faccio fatica ad immaginarlo; anzi, una cosa del genere viola le regole più basilari di qualsiasi sistema comunicativo.

E però, purtroppo, non possiamo andare oltre, perché, come detto, non possiamo leggere integralmente le intercettazioni in cui si parla dell’uomo nero, per verificare se per caso c’è stato qualche, drammatico, fraintendimento (magari agevolato proprio dall’esito della partita e dalla rilevanza del ruolo dell’arbitro in essa).

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L’arbitro Luca Palanca

Del resto, se davvero l’”uomo nero” di cui parla Ambrosino è l’arbitro (e la cosa sarebbe stata confermata dallo stesso Ambrosino durante uno dei suoi numerosi interrogatori davanti ai pm di Napoli, sempre a fidarci delle notizie di stampa), non ci sarebbe comunque nulla di strano o eccezionale. Mentre quattro presidenti di serie B telefonano a Dal Cin, nei giorni precedenti la partita, per dirgli, sostanzialmente, che Palanca favorirà il Messina, non è improbabile che tale voce possa anche giungere all’orecchio di qualche calciatore, tanto più se quel calciatore è un vero e proprio “cacciatore” di voci di questo genere.

Dal punto di vista sostanziale, dunque, l’intercettazione di Ambrosino non aggiunge nulla alle nostre conoscenze: se davvero l’uomo nero è l’arbitro, è confermata semplicemente l’esistenza di voci di cui, del resto, si era già parlato ampiamente sui giornali nei giorni successivi al discusso match. Dal punto di vista formale… ora, io non lo so, forse se Ambrosino e Saracino, al telefono, avessero scambiato qualche idea sull’omicidio Kennedy, i pm napoletani avrebbero annesso anche i fatti di Dallas alla loro competenza investigativa… ad ogni modo il fatto che due dei loro indagati parlino al telefono di Messina – Venezia permette ai pm napoletani di mettere le mani su Messina – Venezia. E questo malgrado con il calcio-scommesse 2004 questa partita non abbia sostanzialmente nulla a che fare. Non è una partita che qualcuno sta truccando per farci i soldi con le scommesse; è una partita interessata da voci che giungono casualmente all’orecchio di alcuni scommettitori.

È questa la circostanza di cui parlavo. Le conseguenze, i cultori di questa materia le conoscono bene. Le parole di Dal Cin, le allusioni di Spinelli e Zamparini, i “discorsi da bar” che giravano informalmente fra i presidenti, tutte cose di cui, dopo il clamore dei giorni immediatamente successivi a Messina – Venezia, nessuno si ricordava più, diventano improvvisamente oggetto di un’inchiesta vera, un’inchiesta seria.

La combriccola romana

Il 5 giugno 2004 i pm napoletani ascoltano Dal Cin, che va sostanzialmente a riferire loro, con maggiori dettagli, di quelle voci che giravano fra i presidenti di B, di cui aveva già parlato in tv senza suscitare particolare attenzione nella magistratura. Il 12 luglio esplode la bomba: due arbitri indagati, sulla base proprio delle dichiarazioni di Dal Cin. Cosa ha detto Dal Cin? Ha spiegato che secondo l’opinione sua e di altri suoi colleghi (e sappiamo ormai, più o meno, di chi si tratta) il Messina era stato aiutato nel corso di quel campionato da alcuni arbitri appartenenti a una “combriccola romana”, di cui facevano parte Palanca, Gabriele e Massimo De Santis, arbitri legati a loro volta alla GEA, riconducibile alla famiglia Moggi.

Ed ecco apparire, finalmente, il nome di Massimo De Santis, da cui sono partito con la mia introduzione. Va detto, comunque, che in questa fase lui non è indagato, a differenza degli altri due colleghi. Palanca è l’uomo nero di Messina – Venezia, e anche Gabriele sarebbe oggetto di alcune allusioni nelle intercettazioni telefoniche napoletane. E si sa, una voce contenuta in un’intercettazione telefonica è più suggestiva, più efficace, in qualche modo più credibile, rispetto a una voce “normale”.

(1. continua)

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22 pensieri riguardo “Alle origini di Calciopoli (1)

  1. L’importante è non eludere la domanda di fondo di questa prima puntata: la procura di Napoli aveva la competenza per indagare su Messina – Venezia, oppure avrebbe dovuto trasmettere gli atti (quali atti poi? qualche intercettazione su cosa che erano già risapute?) alla procura competente?

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  2. Quindi la procura di Napoli indaga sulla camorra e sui rapporti camorra-calcio, intercettano Salvatore Ambrosino e sentono parlare dell’uomo nero, individuato a torto o a ragione nell’arbitro Palanca. A questo si aggiungono le dichiarazioni di Dal Cin che racconta del fatto che, a detta di alcuni presidenti, avrebbe avuto problemi nella partita contro il Messina proprio perché l’arbitro del match era Palanca… (comunque vedendo le immagini non mi sembra così scandaloso l’arbitraggio). Inoltre Dal Cin parla della combriccola romana che avrebbe aiutato il Messina in quella stagione (sempre a detta sua e degli altri presidenti). Ma quello che non capisco è: per quale motivo questi arbitri della combriccola romana sarebbero vicini alla GEA e quindi a Moggi? Che cosa lo dimostra?

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  3. Non c’è nient’altro, è tutto qui. Nel 2003-2004 alcuni presidenti di B (Spinelli, Cellino, Zamparini) osservano la scalata del Messina in classifica, e la attribuiscono a favori arbitrali dovuti al fatto che la squadra è politicamente alleata della Juve di Moggi (cosa che è di dominio pubblico). Prima di Messina – Venezia viene sorteggiato Palanca, questi presidenti di B telefonano a Dal Cin non si sa bene per quale motivo per dirgli che secondo loro Palanca favorirà il Messina, addirittura Dal Cin fa presente la cosa ai designatori, quindi c’è tutto un intreccio di telefonate, alla fine c’è la partita che il Venezia finisce in 8 perchè alcuni giocatori sbroccano completamente in campo, probabilmente già prevenuti verso l’arbitro a causa delle voci delle vigilia (dai presidenti la voce si sparge certamente anche tra i giocatori, e per questa via arriva anche alle orecchie di Ambrosino). Dal Cin il giorno dopo su una tv credo locale riferisce delle telefonate dei presidenti ricevute alla vigilia del match; la cosa poi si ferma lì, rimane una delle mille polemiche calcistico-arbitrali che ci sono in Italia. Ci va a mettere il naso la procura di Napoli perché ha sentito Ambrosino alludere a questa partita, allora convoca Dal Cin e quello gli racconta della combriccola romana di arbitri legata alla GEA e a Moggi. E’ una fantasia dei presidenti di B, o c’è qualcosa di reale? Non lo sapremo mai, perché Auricchio riceve la delega per indagare su questo, ma in realtà fa tutt’altro… cioè fa Calciopoli. Nelle prossime puntate cerco proprio di rispondere ad alcune domande rimaste in sospeso.

    Però lo sviluppo di quest’indagine sul calcioscommesse è curioso. A che pro convocano Dal Cin a Napoli? La partita non c’entra nulla con il calcio-scommesse su cui stanno indagando, e poi non credo che convocassero tutti i dirigenti le cui partite sono oggetto di chiacchiere da parte di Ambrosino e company. Loro convocano Dal Cin e lui solo. Sapevano cosa avrebbe potuto raccontare? O cosa pensavano che raccontasse?
    E poi, una cosa strana, l’inchiesta sulle scommesse diventa di dominio pubblico nel 2004; in estate si fanno i processi sportivi, invece l’inchiesta penale viene chiusa con le richieste di rinvio a giudizio dopo ben tre anni, nella primavera 2007. Cosa hanno fatto in tutto questo tempo? In realtà il quadro accusatorio non si è modificato per nulla, ossia i rinvii a giudizio sono per le stesse cose note sin dal 2004. Mi chiedo se c’era qualche motivo per cui dovessero aspettare la chiusura dell’indagine su Calciopoli, che avviene proprio nella primavera 2007.

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  4. e questa cosa è strana, era da tempo che l’avevo notata pure io, solo che non l’avevo mai approfondita ma con i tempi legali non ci siamo proprio, le indagini preliminari possono durare al massimo sei mesi e si possono chiedere al massimo due proroghe per un tempo complessivo di un anno e mezzo (fanno eccezione le indagini per i reati di particolare allarme sociale di cui all’art. 407 comma 2 lettera a del c.p.p. per cui le indagini possono durare un anno con una ulteriore proroga per un tempo totale di due anni) dopodichè o si giunge ad una archiviazione o si giunge ad una imputazione, quindi non ci troviamo, a meno che, dopo l’archiviazione, non sopraggiungano nuove prove per cui si possono riaprire le indagini ed in tal caso ripartono i termini

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  5. Ok, per Palanca e Gabriele in realtà i conti tornano, nel senso che sono indagati a giugno 2004 dopo le dichiarazioni di Dal Cin e archiviati (si intende, nell’inchiesta scommesse) a gennaio 2006, quindi passa un anno e mezzo preciso… casomai ci si può chiedere perchè ottengono due proroghe quando i due arbitri con il giro di scommettitori di Ambrosino apparentemente non c’entrano nulla… ma immagino che queste proroghe venissero concesse con una certa generosità. Per quanto riguarda gli altri imputati, per i quali sicuramente si va oltre il limite di un anno e mezzo, posso solo immaginare che li abbiano inseriti all’interno di un’indagine sulla camorra in modo da potere avere maggiori facilitazioni e tempi più lunghi. Penso sia l’unica spiegazione. Preciso che ovviamente io ho letto le sentenze sportive che sono le uniche cose che si possono trovare su internet su questo calcioscommesse, e quale sia il legame tra questa storia e la camorra non sono riuscito a capirlo.
    E’ strana questa cosa di Palanca e Gabriele perchè nell’estate 2004 nasce l’inchiesta di Auricchio e dovrebbe chiarire proprio i rapporti fra arbitri e Moggi a partire dalle dichiarazioni di Dal Cin, quindi è normale che i due siano inizialmente tra gli indagati di questa inchiesta; ma allora perché tenerli anche sotto inchiesta nel calcioscommesse con due proroghe temporali addirittura? Praticamente per la stessa cosa sono indagati in due inchieste diverse. Ma probabilmente ci sono tecnicismi vari che noi fatichiamo a capire.

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  6. Nessun tecnicismo particolare, le indagini per camorra possono durare al massimo 2 anni, le proroghe si danno con facilità, praticamente in automatico, se ci sono nuove prove e nuovi sviluppi di indagine per altri reati riprendono a decorrere i termini dall’inizio

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  7. Ma Palanca e Gabriele vengono sospesi dopo le dichiarazioni di Dal Cin che portano ad indagare su di loro? Per cosa vengono insistiti nel registro degli indagati? Per quale reato? E poi, nel gennaio 2005, tornano ad arbitrare… (erano stati sospesi dall’AIA perché indagati) perché la loro posizione, in merito al calcioscommesse, viene archiviata? Poi tornano indagati nella Calciopoli vera per le SIM svizzere, giusto?

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  8. @felixarpino farò chiarezza su questo nelle prossime puntate, ma te lo anticipo. Palanca e Gabriele dopo le dichiarazioni di Dal Cin vengono inseriti nel registro degli indagati, per i reati di associazione a delinquere (con chi? con Ambrosino e Califano? con qualcun altro? non è dato sapere; sicuramente non con De Santis o Moggi che in questa fase non sono indagati) e per frode sportiva. Siamo a luglio 2004. Ti allego questo pezzo a proposito: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2004/07/13/scommesse-arbitri-indagati.html
    Quindi Palanca e Gabriele sono sospesi dall’AIA perchè sono indagati. Però i processi sportivi sul calcioscommesse si fanno in quella stessa estate, mentre la posizione dei due arbitri viene stralciata, perchè sostanzialmente non si sa nemmeno per cosa di preciso bisognerebbe processarli. Passa qualche mese, si arriva a dicembre 2004, si fa notare da più parti che due arbitri in meno costituiscono una grave difficoltà per i designatori, si fa notare anche che non si può essere sospesi a tempo indeterminato solo per un avviso di garanzia, oltretutto da Napoli non giungono notizie su sviluppi dell’indagine; quindi l’AIA decide con cautela, senza affidare loro sfide particolarmente difficili, di riammetterli ad arbitrare, anche se sono ancora sotto inchiesta. La notizia di stampa della loro archiviazione nell’ambito del calcioscommesse arriva solo più di un anno dopo, a gennaio 2006 (più o meno un anno e mezzo tra l’iscrizione nel registro degli indagati e l’archiviazione). Ti ricorderai che Bergamo chiede il permesso a Inter e Milan per designargli i due arbitri riammessi in Coppa Italia, a gennaio 2005, proprio perchè si trattava di una situazione particolare.
    Nel frattempo Palanca e Gabriele vengono intercettati anche da Auricchio almeno nelle prime fasi delle sue intercettazioni, però poi in Calciopoli hanno un ruolo assolutamente marginale (anche perchè, appunto, per gran parte del periodo in cui si fa l’inchiesta loro sono sospesi e non arbitrano, oppure comunque arbitrano poco quando tornano).
    Ultima curiosità: la sim svizzera di Gabriele si attiva il 30 ottobre 2004, ossia quando l’arbitro è sospeso e non arbitra.

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  9. E’ una possibilità, tra l’altro se ricordi Lanese telefona a Moggi per dirgli che ha riammesso all’arbitraggio Gabriele e Palanca e lui è contento.
    Però la questione va posta in maniera più precisa. Gabriele era sotto inchiesta proprio per presunti rapporti con la GEA e con Moggi, sulla base delle dichiarazioni di Dal Cin. Quindi, al di là del fatto che in precedenza possa o meno avere avuto rapporti con la GEA e con Moggi, sicuramente il momento in cui è sotto indagine è il momento in cui deve tenersi alla larga il più possibile da Moggi. Almeno questo vorrebbe la logica.
    Per capire la storia però bisognerebbe sapere se davvero Palanca e Gabriele erano legati a Moggi prima dell’inchiesta, o meno… era esattamente la cosa su cui era stato chiesto ad Auricchio di indagare, ed esattamente la cosa su cui lui non ha indagato affatto (anche perchè con le intercettazioni non puoi indagare sul passato; puoi indagare solo sul futuro).

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  10. Lui era già in rapporti con Moggi allora e continua ad averne da quel momento con la scheda svizzera perché entrambi lo ritengono un buon metodo per continuare ad avere contatti senza essere scoperti ed hanno ragione

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  11. Sai che leggendo questo tuo commento sono andato a rivedere al volo una cosa, e mi sono accorto di un altro elemento MOLTO interessante: con la sua sim svizzera Gabriele parla sempre e solo con Fabiani, mai nemmeno una volta con Moggi (almeno, così nello specchietto dei CC).

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  12. Dove l’hai trovato questo dato? Perché ho controllato anch’io e a pagina 38 della prima deposizione di Di Laroni, il maresciallo dice che la 207 (Gabriele) ha 10 contatti in uscita e 6 in entrata con la 194 (Moggi) e diversi contatti anche con Fabiani.

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  13. Lo specchietto dei carabinieri rileva solo i contatti in prossimità (una settimana) di una partita… se vedi riguardando inizio dicembre 2004 e gennaio 2005, quindi i contatti di novembre non vengono menzionati nello specchietto perché a novembre Gabriele non arbitra e non fa nemmeno il quarto uomo di nessuna partita.

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