Alle origini di Calciopoli (2)

Abbiamo visto nella scorsa puntata come, in qualche modo, i pm napoletani riescono a mettere le mani su una discussa partita delle serie B 2003-2004, Messina – Venezia, disputata a Bari il 17 aprile 2004. Sulla base delle voci riferite loro dal dirigente del Venezia Dal Cin, condivise da altri presidenti di serie B, e riecheggiate anche in alcune intercettazioni telefoniche, gli inquirenti iscrivono nel registro degli indagati due arbitri, Palanca e Gabriele, che avrebbero aiutato il Messina nel corso di quel campionato, in nome della comune vicinanza alla GEA dei Moggi. Il nome di Massimo De Santis non figura nel registro degli indagati, ma i giornali che riferiscono le dichiarazioni di Dal Cin mettono il suo nome accanto a quello di Palanca e Gabriele, come elemento di spicco della “combriccola romana”.

Gli arbitri nell’inchiesta scommesse

In questa fase – siamo a luglio 2004 – dal punto di vista investigativo le cose si ingarbugliano. Abbiamo due arbitri indagati nell’inchiesta sul calcio scommesse; ed entrambi vengono immediatamente sospesi dall’AIA. Questa inchiesta è ormai pubblica, svelata nei suoi dettagli sui giornali. E però, i pm napoletani sanno bene che la storia delle voci su GEA-Messina-arbitri non c’entra nulla con il calcio-scommesse di Ambrosino e company su cui loro stanno indagando. Si decide, perciò, che il filone d’indagine venga esplorato con una nuova inchiesta apposita e ovviamente, in questa fase, segreta, quella affidata ai carabinieri di Roma e ad Attilio Auricchio. Ha la competenza territoriale, la procura di Napoli, per indagare su GEA-Messina-arbitri, oppure avrebbe dovuto, invece, inviare le eventuali notizie di reato a un’altra procura competente? Non lo so, giro la domanda agli amici giuristi. L’idea che mi sono fatto è che, se una procura ha voglia di indagare su qualcuno, il modo lo trova.

Iniziata l’inchiesta di Auricchio, Palanca e Gabriele continuano comunque ad essere indagati anche nell’inchiesta scommesse, tanto che nel mese di ottobre (lo apprendiamo dalle intercettazioni) si recano a Napoli per farsi interrogare.

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Luca Palanca

Si arriva poi a dicembre 2004, e a parte le dichiarazioni di Dal Cin note dall’estate non ci sono nuovi sviluppi; i designatori hanno bisogno di due arbitri in più, si comincia a far notare che nessuno può essere sospeso a tempo indeterminato per un semplice avviso di garanzia, e così i due fischietti vengono reintegrati dal presidente AIA Lanese, e ricominciano ad arbitrare.

Soltanto più di un anno dopo, a gennaio 2006, si viene a sapere che la loro posizione, nell’ambito dell’inchiesta scommesse, è stata archiviata. Non che si sia venuto a sapere qualcosa di nuovo. Semplicemente, anche se non tutti lo sanno, un’indagine non può durare all’infinito, e la legge prevede dei tempi ben precisi. Le indagini preliminari possono durare al massimo sei mesi e si possono chiedere al massimo due proroghe per un tempo complessivo di un anno e mezzo (art. 407 c.p.p.). Essendo Palanca e Gabriele indagati da luglio 2004, a gennaio 2006 scade il limite massimo di durata delle indagini preliminari nei loro confronti, e gli inquirenti devono “arrendersi” chiedendo l’archiviazione. Hanno mai avuto un collegamento con il calcio scommesse, Palanca e Gabriele? Sembrerebbe di no. E allora, perché un anno e mezzo di indagine su di loro con due proroghe concesse dal GIP? Difficile saperlo, difficile capirlo. Registrare però quali inchieste ci sono in corso, e chi sa dell’esistenza di queste inchieste, è importante per questa storia; e queste date relative a Palanca e Gabriele (e indirettamente, di riflesso, pure a De Santis) sono dunque un punto fermo importante, su cui potremo tornare in futuro.

Le “dimenticanze” dell’altra inchiesta      

Palanca, Gabriele e De Santis sanno dunque sin dall’estate 2004 che qualcosa bolle in pentola a Napoli. Non sanno però che nella stessa estate 2004 è partita anche l’altra indagine, quella di Auricchio. Il 15 luglio 2004 la procura di Napoli conferisce ai carabinieri di Roma una delega d’indagine, cito dallo stesso Auricchio (informativa aprile 2005, p. 4) “relativa alla verifica dei rapporti intercorrenti fra due arbitri… Palanca Luca e Gabriele Marco… e la società di calcio del Messina, nonché tra i predetti e la società operante nel settore della gestione dei calciatori denominata GEA World”. Insomma, formalmente la procura di Napoli chiede ad Auricchio di investigare su quelle voci relative ad aiuti arbitrali al Messina che correvano tra vari presidenti nella parte finale del campionato di B 2003-2004.

Il nostro problema, qui, è che Auricchio, in realtà, fa una cosa completamente diversa; fa Calciopoli. E c’è, in questo, anche una motivazione tecnica ben precisa. Il suo metodo d’indagine si basa infatti, in pratica, esclusivamente sulle intercettazioni telefoniche; ma con questo strumento non si può fare un’indagine su un campionato, quello 2003-2004, che è già concluso da qualche mese. Con le intercettazioni, infatti, non si può scoprire nulla sul passato; ma ci si può mettere in ascolto con la speranza di scovare qualche altra cosa interessante in atto nel momento in cui si ascolta. Le intercettazioni servono a scoprire reati che si prevede potrebbero accadere in futuro; anche se detta così sembra una cosa un po’ inquietante, alla Minority report. Ad ogni modo, nella storia che stiamo raccontando il caso Messina – Venezia e le stesse voci sul Messina e la GEA diventano a questo punto semplicemente il pretesto per cominciare ad ascoltare certe persone, e inseguire quindi nuove ipotesi investigative, dimenticando completamente quelle originarie.

Le intercettazioni di Auricchio cominciano l’11 ottobre 2004: tra gli ascoltati ci sono gli arbitri invischiati nell’inchiesta scommesse, Palanca, Gabriele e De Santis, c’è Luciano Moggi, ci sono i procuratori della GEA praticamente al completo, ma non c’è alcun dirigente del Messina. Notevole, visto che bisognava indagare su Messina-GEA e Messina-arbitri. Già ad ottobre 2004, dunque, del Messina e dei presunti errori arbitrali a suo favore, che pure sarebbero l’oggetto principale dell’inchiesta secondo la delega conferita dalla procura di Napoli, sembra non interessarsi più nessuno. Quando la Juve verrà mandata in B a seguito dello scandalo nel 2006, al suo posto verrà ripescato in A, ironia della sorte, proprio il Messina. E soltanto qualche anno dopo, quando si ricostruiranno i tabulati delle famose sim svizzere di Moggi, si rivelerà il ruolo del ds messinese Fabiani al fianco di Lucianone.

L’inchiesta Calciopoli è partita dalle voci sul Messina 2003-2004, e sui presunti interventi arbitrali a suo favore; ma proprio su queste voci nessuno ha mai fatto chiarezza, nessuno, si può dire, ha mai indagato seriamente. Incalzato in tribunale dagli avvocati difensori, Auricchio dice una serie di cose buffe, come “l’ipotesi di frode sportiva non era inizialmente configurata nei confronti del Messina” (Come no??? E di chi allora??? Ma la delega investigativa della procura di Napoli l’ha mai letta???) per ammettere infine di non avere nessuna idea chiara sulla “combriccola romana” di arbitri, limitandosi ad affermare che “non è la combriccola di Moggi” (udienza del 23-3-2010). Un’affermazione che demolisce proprio l’assunto di partenza di tutta l’indagine, ossia che la combriccola romana fosse il gruppo di arbitri legati alla GEA, e quindi a Moggi, ma lascia comunque una serie di quesiti irrisolti. Possiamo provare a fare un po’ di chiarezza noi?

I quesiti cui è necessario trovare una risposta sono essenzialmente questi:

1) Il Messina era veramente vicino alla GEA e a Moggi?

2) Il Messina è stato davvero aiutato da alcuni arbitri nel corso della stagione 2003-2004?

3) Esisteva davvero una “combriccola romana” di arbitri?

4) Se sì, questa combriccola era davvero vicina alla GEA e a Moggi?

Difficile, con gli strumenti di un piccolo blog, supplire alle carenze di un’indagine dei carabinieri. Per quanto possibile, però, noi ci proviamo; se non altro, provando a mettere assieme tutti i dati a nostra disposizione. Andiamo un po’ con ordine.

1) Il Messina era veramente vicino alla GEA e a Moggi?

Il quesito proposto per primo è quello a cui è più facile rispondere. E la risposta è sì, senza dubbio.

Non c’era nemmeno bisogno di un’inchiesta, o di intercettazioni, per rispondere. La collaborazione tra Moggi e il Messina era condotta alla luce del sole, e fu testimoniata in modo spettacolare dalla presenza di Lucianone al fianco del presidente Franza il giorno della festa per la promozione in serie A.

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Pietro Franza

Ci parla in modo dettagliato della collaborazione fra la Juve moggiana e il Messina la Gazzetta dello Sport del 6 giugno 2004 (link): “il Messina è andato a bussare alla porta di Luciano Moggi per proporre una collaborazione”, “alla Juventus fa sempre comodo una grande piazza dove far crescere i suoi giocatori”. Insomma Moggi aveva sistemato a Messina cinque giocatori cresciuti nel vivaio bianconero, e bisognosi di fare esperienza: il portiere francese Bonnefoi, il difensore Aronica, i centrocampisti Lavecchia e Gentile, l’attaccante uruguaiano Guzman. Moggi commentò così la promozione del Messina in serie A: «Messina ha vissuto un’annata straordinaria, culminata con questa serata di grande festa. Sono contento per il presidente Franza, un dirigente giovane ma molto bravo che si è saputo inserire in fretta. Sono contento per i giocatori che la Juventus ha in comproprietà con il Messina e per coloro che sono venuti in riva allo Stretto in prestito, ma debbo generalizzare e fare i complimenti a tutti quanti per un risultato straordinario ottenuto quando in pochi se lo aspettavano. Adesso ci misureremo anche con il Messina in serie A. E credo anche che proseguiremo nella collaborazione».

In pochi sanno che, quando nel 2008 la giustizia sportiva celebra il cosiddetto processo Calciopoli bis, Moggi non viene deferito solo per le sim svizzere, ma anche per aver svolto, fino al 2005-2006, “in costanza di tesseramento con la Juventus, funzioni di fatto di dirigente della società Messina”. Che poi, sono cose che tutti sapevano bene anche all’epoca, ma in cui la procura federale va a ficcare il naso, ad abundantiam, solo quando Moggi è ormai in disgrazia. Per essersi avvalsi della collaborazione di Moggi tesserato per un’altra squadra il presidente messinese Franza e il dirigente Mario Bonsignore patteggiarono nell’estate 2008 una squalifica di sei mesi.

I nomi di Franza e Bonsignore tornano insistentemente nel capitolo dell’informativa di aprile 2005 dei carabinieri di Auricchio dedicato alla “gestione societaria del Messina” (da p. 680). Secondo gli inquirenti «la costante azione svolta da Luciano Moggi sulla gestione societaria viene svolta innanzitutto attraverso le determinazioni tecnico-strategiche impartite a Mario Bonsignore» (p. 680). La cosa comincia ad essere sorprendente, perché tutti ci aspetteremmo che i rapporti Moggi – Messina passino principalmente attraverso la figura di Angelo Mariano Fabiani, che del Messina è ds dal 2003 al 2005. E invece «Fabiani è un po’ lontano», come ripete più volte Franza a Moggi il 13 dicembre 2004.

La telefonata più interessante, però, è del 18 gennaio 2005, ed ha come interlocutori Moggi e Bonsignore. Quest’ultimo chiede a Moggi di richiamare Fabiani, che lamenta, a suo dire senza motivo, di non sentire la fiducia del presidente Franza. Moggi si chiede: “Ma che c’ha nella testa?”. E ancora, poco dopo:

moggi-bonsignore1

Ancora una rivelazione interessante poco dopo:

moggi-bonsignore2

Il presidente Franza (curiosamente Presidente sempre con iniziale maiuscola nelle trascrizioni dei carabinieri) pende dalle labbra di Moggi, ed è stato Fabiani, invece, a imporre un allenatore, Patania, contro il parere di Luciano. Alla fine Moggi:

moggi-bonsignore3

Registriamo dunque che la collaborazione Moggi – Messina passava soprattutto attraverso Franza e Bonsignore, mentre Fabiani era una variabile imprevedibile, aveva rapporti piuttosto turbolenti con il resto della dirigenza peloritana, presidente in primis, e anche i suoi rapporti con Moggi sembrano meno semplici e sereni di quanto abbiamo sempre pensato sulla base di deposizioni come quella di Romeo Paparesta (19 maggio 2009):

paparesta

Fabiani, malgrado sia il ds del Messina nell’incriminato campionato 2003-2004, e anche nel successivo, non viene mai in nessuna fase dell’inchiesta intercettato dai carabinieri; omissione esiziale, visto che una simile misura avrebbe potuto, nel bene e nel male, chiarire molte cose. Nel 2008, comunque, la giustizia sportiva condanna Fabiani a 4 anni di squalifica a seguito della ricostruzione dei tabulati delle sim svizzere (la cosiddetta Calciopoli bis). Uscito tutto sommato indenne dal processo penale, la sua carriera prosegue ancora oggi, alla Salernitana di Lotito (proprio lui!) e Mezzaroma.

Il 2003-2004 è il primo anno di Fabiani a Messina. Con i peloritani Fabiani fa anche un anno di A, il 2004-2005, quello dello storico settimo posto finale, con le vittorie contro Roma e Inter, e quella epica a San Siro contro il Milan. Nel 2005-2006 invece Fabiani passa al Genoa, che era stato retrocesso in C1 a seguito dello scandalo Genoa-Venezia.

Prima di approdare sullo stretto, Fabiani si era messo in luce con la Triestina. La squadra friulana era passata in due anni dalla C2 alla B con una doppia promozione; e Fabiani è il ds del primo campionato nella serie cadetta, il 2002-2003, quando la squadra arriva a sfiorare la promozione in A. L’esperienza di Trieste si chiude però con la lite fra il presidente Berti e Fabiani, emarginato nel finale di stagione, e con il sogno della serie A che sfuma. Nel 2006 Berti racconta così la storia al sito www.affaritaliani.it: «Ero amico della Juve, avevo dei giovani del loro vivaio e per qualcuno potevo sembrare nella loro orbita. Stavo in ottimi rapporti con loro […] Poi mi allontanai da loro, a dicembre litigai con il mio direttore sportivo, Mariano Fabiani, per alcuni aspetti contrattuali marginali, e a fine anno lasciò. Prima mi andava tutto bene e poi diventai sfortunato» (link all’intervista completa). Una delle partite che fa più scalpore, nella parte finale della stagione, è Napoli – Triestina, del 10 maggio 2003; la partita finisce 2-1 per il Napoli grazie a due contestatissimi rigori concessi ai partenopei dall’arbitro Danilo Nucini. In Friuli etichettano Nucini come il “nuovo Moreno”. E la cosa interessante è che, secondo il racconto (ricordiamolo sempre, considerato inaffidabile dalle stesse sentenze) dell’arbitro, tra lui e Fabiani si stava proprio in quei mesi stabilendo un contatto (ne avevamo parlato proprio raccontando la storia controversa del fischietto bergamasco).

Sulla carriera di Fabiani prima di approdare a Trieste è difficile fare molta chiarezza; sappiamo che è stato anche al Grosseto, e poi alla Ternana, e qualche altra cosa potremo aggiungerla in futuro. Difficile anche sapere quando esattamente Fabiani diventa amico di Moggi. Certo che prima della scoperta delle sim svizzere, e sulla base solo delle intercettazioni su sim italiane, era difficile attribuirgli un ruolo particolarmente rilevante. È uno dei tanti dirigenti sportivi che sono legati da amicizia a Moggi, e lavora in squadre che sono legate, indipendentemente dal ruolo di Fabiani, da rapporti di alleanza alla Juve di Moggi. Prima di Fabiani ds del Messina era Luigi Pavarese, personaggio già al fianco di Moggi a Napoli e poi al Torino, quando viene coinvolto insieme al più celebre Lucianone nello scandalo delle squillo per gli arbitri in occasione delle partite europee dei granata. Nell’estate 2003 le poltrone si scambiano: Fabiani, che come detto ha rotto col presidente Berti, si sposta da Trieste a Messina, e Pavarese fa il percorso inverso.

Ripensando ai sussurri di alcuni presidenti di B usciti fuori nel post Messina-Venezia: che il Messina fosse vicino a Moggi non era certo un mistero, e non poteva essere ignoto a chiunque vivesse e lavorasse all’interno del mondo del calcio. La malignità non sta, dunque, nel sottolineare la collaborazione fra i peloritani e la Juventus; del resto il fenomeno delle squadre-satellite in prima fila nell’assicurarsi i talenti del vivaio delle big non è inedito, e vive anzi ancora oggi; la malignità sta nell’equazione vicinanza alla Juve – favori arbitrali.

(2. continua)

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19 pensieri riguardo “Alle origini di Calciopoli (2)

  1. Complimenti per la chicca dell’art. 407 C.p.p., chi te l’ha suggerita? 😉
    Scherzi a parte, vuoi sapere qualcosa di più sulla competenza territoriale? gli articoli del Codice di Procedura penale che ti devi studiare sono i seguenti:
    Art. 8.
    Regole generali.

    1. La competenza per territorio è determinata dal luogo in cui il reato è stato consumato.

    2. Se si tratta di fatto dal quale è derivata la morte di una o più persone, è competente il giudice del luogo in cui è avvenuta l’azione o l’omissione.

    3. Se si tratta di reato permanente, è competente il giudice del luogo in cui ha avuto inizio la consumazione, anche se dal fatto è derivata la morte di una o più persone.

    4. Se si tratta di delitto tentato, è competente il giudice del luogo in cui è stato compiuto l’ultimo atto diretto a commettere il delitto.

    Art. 9.
    Regole suppletive.

    1. Se la competenza non può essere determinata a norma dell’articolo 8, è competente il giudice dell’ultimo luogo in cui è avvenuta una parte dell’azione o dell’omissione.

    2. Se non è noto il luogo indicato nel comma 1, la competenza appartiene successivamente al giudice della residenza, della dimora o del domicilio dell’imputato.

    3. Se nemmeno in tale modo è possibile determinare la competenza, questa appartiene al giudice del luogo in cui ha sede l’ufficio del pubblico ministero che ha provveduto per primo a iscrivere la notizia di reato nel registro previsto dall’articolo 335.

    Art. 12.
    Casi di connessione.

    1. Si ha connessione di procedimenti:

    a) se il reato per cui si procede è stato commesso da più persone in concorso o cooperazione fra loro, o se più persone con condotte indipendenti hanno determinato l’evento;

    b) se una persona è imputata di più reati commessi con una sola azione od omissione ovvero con più azioni od omissioni esecutive di un medesimo disegno criminoso;

    c) se dei reati per cui si procede gli uni sono stati commessi per eseguire o per occultare gli altri.

    Art. 16.
    Competenza per territorio determinata dalla connessione.

    1. La competenza per territorio per i procedimenti connessi rispetto ai quali più giudici sono ugualmente competenti per materia appartiene al giudice competente per il reato più grave e, in caso di pari gravità, al giudice competente per il primo reato.

    2. Nel caso previsto dall’articolo 12 comma 1 lettera a) se le azioni od omissioni sono state commesse in luoghi diversi e se dal fatto è derivata la morte di una persona, è competente il giudice del luogo in cui si è verificato l’evento.

    3. I delitti si considerano più gravi delle contravvenzioni. Fra delitti o fra contravvenzioni si considera più grave il reato per il quale è prevista la pena più elevata nel massimo ovvero, in caso di parità dei massimi, la pena più elevata nel minimo; se sono previste pene detentive e pene pecuniarie, di queste si tiene conto solo in caso di parità delle pene detentive.

    Buono studio, sempre a disposizione per eventuali chiarimenti, per quanto riguarda il resto l’articolo è interessantissimo. Per quanto riguarda l’evoluzione delle indagini giustamente tu mi domanderai “è possibile nel corso delle indagini cambiare radicalmente il soggetto delle indagini stesse o comunque indagare su altri fatti?” la risposta è si, se il GIP è d’accordo non vedo dove sia il problema poi se colui che fa le indagini ha come amico un certo Baldini che sostanzialmente è il suo grande suggeritore/ispiratore la risposta a tante domande viene spontanea. Bisognerebbe un po’ approfondire storicamente come è nata l’amicizia fra Baldini ed Auricchio, spiegami tu invece una cosa: chi è che disse la storica frase “a noi l’Inter non interessa” per quanto riguarda la storia dei baffi verdi, gialli o rossi? Auricchio, Narducci o qualcun’altro?

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  2. Baldini ed Auricchio si conoscono più o meno ad Agosto 03 quando i CC indagano sulla vicenda delle false fideiussioni. Rilasciano dichiarazioni contrastanti sul loro rapporto (al processo GEA e al processo di Napoli) ma è abbastanza semplice ricostruire la storia delle date. Baldini procura ad Auricchio alcuni “contatti” che possono avere il dente avvelenato con Moggi. In particolare fa il nome di Stefano Antonelli, procuratore di Blasi, E’ proprio Antonelli a datare la telefonata di Baldini(che in sostanza gli dice che sarà chiamato da Auricchio) nell’ottobre-novembre 04 (processo GEA). Attenzione che in quel periodo l’indagine era ancora segreta. Particolarmente “simpatica” una chiamata del 17/10/04 di Antonelli a Moggi (Alessandro) nella quale in sostanza Antonelli dice di non “voler andare sui giornali…” e di “non voler fare la guerra..”. La frase “A noi l’inter non interessa” l’avrebbe detta (prendo dal verbale di Coppola..) “il capo dei carabinieri”. Ma fa riferimento alle pressioni ricevute dallo stesso Coppola per cambiare un referto.

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  3. Beh, sì, Baldini per ragioni sue che non capisco bene vorrebbe postdatare la sua collaborazione con Auricchio a dopo le sue dimissioni dalla Roma (marzo 2005), mentre è evidente che lui dà il suo contributo proprio nella fase iniziale dell’inchiesta, ossia tra la delega conferita ad Auricchio a luglio 2004 e l’inizio delle intercettazioni a ottobre 2004. In quella fase l’inchiesta sul Messina si trasforma in inchiesta su Moggi e ci si dimentica praticamente del Messina. Semmai la domanda vera a questo punto potrebbe essere: è un caso che la procura di Napoli affidi la delega d’indagine proprio a uno che conosce già, per altre vie, Baldini? Oppure è proprio uno dei motivi della scelta di Auricchio per questo incarico? Risposta che sarebbe molto interessante. Tu che dici, Claudio @laposofri?
    Ovviamente la tua precisazione è buona: ho detto che l’inchiesta di Auricchio è segreta, ma ovviamente non è segreta per alcuni personaggi del mondo del calcio: Baldini e altri suoi amici o conoscenti (probabilmente anche giornalisti).

    Questione competenze territoriale. Palanca e Gabriele sono accusati di frode sportiva e associazione a delinquere secondo le notizie di stampa di luglio 2004. Per la competenza se ho ben capito vale il reato più grave, quindi l’associazione. Ma di chi sono considerati associati Palanca e Gabriele in questa fase? Perché la cosa più interessante, forse ancor più della questione della competenza, è quella che sta alla base: qual è l’ipotesi di reato iniziale? Esiste un’ipotesi di reato iniziale? La delega d’indagine secondo Auricchio parla di “verifica dei rapporti intercorrenti fra due arbitri sottoposti a indagine nell’ambito dell’inchiesta su ipotesi di scommesse… e la società di calcio del Messina, nonchè tra i predetti arbitri e la Gea World”. Qual è l’ipotesi di reato in tutto ciò? Si può fare un’indagine semplicemente per “verificare i rapporti intercorrenti”? Che ipotesi di reato è?
    Alla fine è un’ipotesi di reato talmente inconsistente che è impossibile trovare un luogo in cui il “reato” si sia svolto, e l’unica possibilità è quella dell’art. 9 comma 3 (che infatti è anche l’escamotage trovato dalla Cassazione su problema analogo per quanto riguarda il coinvolgimento di Lotito e altri).

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  4. Domanda per Rug: visto che si può fare un’indagine anche verso persone non conosciute, è possibile che si iscriva nel registro delle notizie di reato un’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva nei confronti di Palanca, Gabriele e altri non precisamente identificati? Cioè, non devono per forza sapere sin dall’inizio i componenti dell’associazione (si vede che sto studiando?). Ovviamente sarebbe stato più semplice cominciare semplicemente un’inchiesta per frode sportiva partendo dalla notizia di reato Messina – Venezia… ma penso che l’inchiesta per associazione permetta maggiori strumenti agli investigatori… e poi un’eventuale inchiesta per frode sportiva su Messina – Venezia avrebbe dovuto farla la procura di Bari per competenza territoriale.

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  5. @franctosc Mi sembra che se il reato ipotizzato è la frode sportiva non si possono fare intercettazioni, ad esempio…

    Per quanto riguarda il resto, è chiaro che Moggi (e quindi la dirgenza Juve) fosse vicina al Messina e non ci trovo niente di male, penso che anche il Barcellona e il Bayern Monaco abbiano “squadre satellite” usate per far crescere i proprio giocatori… ciò non significa che poi queste squadre si “scansino” (visto che va di moda) quando incontrano la Juve… anche la Reggina era vista come una società del giro Moggi però sappiamo tutti che la Juve perse con la Reggina… e nel 2004/05 la Juve non fa nemmeno bottino pieno con il Messina… (situazione analoga alla media punti con arbitri svizzeri e non… cosa che fa pensare che tutta questa associazione a delinquere alla fine non abbia generato niente di positivo per la Juve).

    Per quanto riguarda gli aiuti al Messina nel 2003/04 sarebbe interessante vedere qualche filmato ma penso sia difficile trovarli, però possiamo agganciarci alla deposizione di Facchetti che disse, a Napoli, che Nucini aveva detto a suo padre che aveva arbitrato in modo sospetto Messina – Avellino (mi sembra). Quindi non lo so, di certo la scoperta della rete svizzera con cui anche Fabiani parlava con diversi arbitri nel 2004/05 fa sospettare che si sentissero anche prima…

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  6. Vero, però bisogna considerare 1) che Nucini non parla mai di telefoni esteri ma sempre di telefoni italiani 2) che Nucini dice di avere cercato lui il contatto con Fabiani e non il contrario, se ricordi, quando voleva fare il cavallo di Troia e scoprire i segreti del “sistema”. Per cui la cosa è singolare, non è che Fabiani ha contattato Nucini, è stato Nucini a cercarlo e a mettersi a sua disposizione. Difficile trovare i filmati sul 2003-2004, ma i numeri ci sono, e nella terza puntata vi metterò a disposizione tutti (ma proprio tutti) i numeri sul Messina e sulla B 2003-2004.

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  7. penso che sia ovvio che l’ipotesi di reato sia associaciazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva. Per fare una associazione er delinquere bastano tre persone, 2 ci sono, la terza si inventa, si mette un sospettato a caso, un nome come un altro, Moggi, per esempio e il 416 già c’è

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  8. Quando descrivi i meccanismi della giustizia sei sempre molto confortante Rug 😀
    Si parte da questa presunta associazione a delinquere che ci vuole sinceramente una grossa fantasia per definire “notizia di reato” tale da avviarci un’indagine; a maggior ragione è impossibile definire quale potrebbe essere la competenza territoriale per una cosa così vaga. Di fatto l’unica cosa sicura è che si comincia ad indagare su alcune persone quasi a scatola chiusa, sperando che qualcosa possa venire fuori.
    A questo punto ti faccio una domanda: se Napoli apre un’inchiesta, e per esempio Messina non apre nessuna inchiesta, o Bari dove si gioca Messina – Venezia non apre nessuna inchiesta, allora o qualcuno ha aperto un’inchiesta di troppo, oppure qualcuno ha violato l’art. 112 della Costituzione e il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale, no? Ok, tu mi dirai, lo fanno tutti sempre, lo so, lo chiedo giusto per avere conferma. Il problema che fa sì che in effetti non tutti i cittadini siano uguali davanti alla legge è proprio la grande libertà lasciata agli inquirenti nel definire cosa è una “notizia di reato”. Per questo parlare con i designatori a Torino non conta nulla, a Napoli è reato, così come invece a Torino è reato dare certi farmaci ai calciatori mentre in tanti altri posti d’Italia gli stessi farmaci non sono reato. Praticamente avere a che fare con la giustizia è come giocare alla roulette.
    Ma non vorrei allontanarmi troppo e fare troppa filosofia. Che idea vi state facendo del personaggio Fabiani?

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  9. Un sospettato a caso? Stai scherzando? Pensavo che se uno dicesse una cosa del genere all’esame di procedura penale verrebbe bocciato senza se e senza ma. Invece tu stai dicendo che è normale farlo? Rassicurante.

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  10. Non sapevo che Danilo Nucini arbitro’ la partita Napoli-Messina e decreto’ due rigori definiti “molto discutibili” al Napoli…..e’ interessante perche’ all’interno della dirigenza del Messina ci sono gia’ delle scintille e sembra che secondo il pensiero del presidente Franza il Messina non goda piu’ delle attenzioni del Palazzo……in piu’ abbiamo un Danilo Nucini che gia’ da parecchio tempo lavora in incognito per l’inter e che conosce benissimo la situazione del Messina riguardo la vicinanza del club a Moggi e alla Juventus….dando due rigori inesistenti al Napoli di proposito per fare un dispetto a Moggi e alla combriccola romana non crea una frode sportiva? ….ovviamente un reato difficile da dimostrare……

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  11. Mi sono sbagliato…..era la Triestina e non il Messina….ma il senso cambia poco…..Nucini collabora di nascosto con l’inter e la Triestina ha alcuni giocatori del vivaio juventino e questo Nucini lo sa benissimo…..

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  12. Buon anno a te Massimo e a tutti i visitatori di questo blog.
    Sicuramente in quella Triestina 2002-2003 c’era Dino Fava, il bomber, vice-capocannoniere di quel campionato, che era controllato dalla GEA (Zavaglia), e con lui pure Maietta era della GEA. Poi sempre in quella Triestina c’era Marco Rigoni, che era un giovane della Juve e da giovane veniva considerato il nuovo Del Piero (l’abbiamo visto molto tempo dopo in A con il Novara). Un paio di giocatori nel 2003-2004 passano da Trieste a Messina insieme a Fabiani, sono Parisi e Gentile, che è menzionato in questo articolo come giovane della Juve in prestito a Messina. In questo senso non c’è grande differenza tra Triestina e Messina, sono due società che beneficiano di calciatori della GEA e di calciatori in prestito dalla Juventus.
    Secondo te Nucini danneggia la Triestina per fare un dispetto alla Juve alleata? Tutto è possibile, anche se ovviamente la mia idea è che Nucini fosse semplicemente un arbitro molto scarso, la sua carriera è piena di arbitraggi contestatissimi. Per giunta in questa fase lui stava cercando – almeno dice lui – di stabilire un contatto con Fabiani; del resto sappiamo anche che in questo momento, maggio 2003, Berti aveva già da tempo litigato con Fabiani, che avrebbe lasciato Trieste a fine campionato, ma di fatto era già fuori dalla società. Ho scovato un blog in cui si afferma che proprio la lite Berti – Fabiani è la causa delle fine della rincorsa alla serie A e degli arbitraggi sfavorevoli (https://panecalcioekren.wordpress.com/2015/06/08/meglio-perdere-che-rubare-la-storia-di-amilcare-berti/) anche questa è una possibilità, per quanto il post sia piuttosto vago e intriso di luoghi comuni calciopolari; oltretutto è un blog che non viene aggiornato da tempo e quando ho provato a chiedere qualche dettaglio in più rispetto a quel post nessuno mi ha risposto.
    Va precisato a scanso di equivoci che ovviamente avere tanti giocatori della GEA non è un reato.

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  13. Buon anno anche a te Francesco……per quello che riguarda all’arbitro Danilo Nucini ho solo voluto chiarire il fatto che era un personaggio che consapevole o no alterava le partite e siccome sappiamo benissimo tutti che lui gia’ era un sodale della Moratti-Facchetti-Tronchetti Provera da almeno un anno,usando i teoremi della procura di Napoli queste sono frodi sportive…..ovviamente alla procura di Napoli e di Torino certamente non interessava queste ma interessava incolpare precisamente Moggi e i designatori…..se prendiamo per esempio in esame la partita Napoli-Triestina con i metodi usati dall’accusa nel processo di Napoli capiamo tutti che questa e’ frode sportiva mentre tutte quelle che finirono nel calderone qualche tempo dopo sono assolutamente insussistenti a confronto……ovviamente ho solamente fatto un paragone….

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