Alle origini di Calciopoli (4)

Abbiamo appurato, dunque, che il Messina era effettivamente una società vicina a Moggi e alla Juventus, senza che della cosa si facesse mistero (link). E abbiamo anche visto che in quella stagione i peloritani sono effettivamente abbastanza fortunati con le decisioni arbitrali, cosa che suscita le ire delle altre concorrenti per la promozione. Del resto, il saldo delle decisioni arbitrali nel campionato di B 2003-2004 è decisamente favorevole al Messina non solo con gli arbitri della presunta “combriccola romana” denunciata da alcuni presidenti avversari, ma anche con altri fischietti (link). Se dunque le voci e i sospetti si concentrarono su Palanca e Gabriele, e non, per esempio, su Tombolini (4 rigori concessi in 4 partite con il Messina) doveva esserci qualche altro motivo, legato non solo a quanto accadeva sul campo. Tanto più che un testimone come Carletto Ancelotti, interrogato dall’Ufficio Indagini della FIGC l’8 giugno 2006, ha affermato che tra Moggi e Tombolini c’era, a suo dire, un rapporto molto confidenziale, analogo a quello tra Moggi e De Santis. moggiNel 1999 Tombolini e De Santis furono avversari nella corsa a un posto da internazionale; il primo, raccontano le cronache dell’epoca, sostenuto da Bergamo, il secondo, che ebbe la meglio, da Pairetto. Ad ogni modo Tombolini è marchigiano, e non è mai stato sfiorato dall’inchiesta di Calciopoli; noi invece, dobbiamo provare a rispondere alla terza domanda che avevamo posto nella seconda puntata della serie.

3) Esisteva davvero una “combriccola romana” di arbitri?

Una premessa metodologica indispensabile, prima di tutto: le intercettazioni in nostro possesso sono tutte posteriori all’uscita sui giornali delle dichiarazioni di Dal Cin sulla combriccola romana. Tutti i protagonisti della nostra storia le conoscono, e probabilmente le hanno in mente quando discutono determinate questioni. Detto questo, cominciamo a rispondere alla domanda.

De Santis nasce a Tivoli nel 1962. Gabriele è più giovane di due anni, è infatti nato a Sora (Frosinone) nel 1964. Il più giovane di tutti è Palanca, romano, classe 1970. De Santis debutta in serie A nel 1995, Gabriele raggiunge la massima serie solo nel 2000, Palanca ottiene lo stesso risultato nel 2002. Provenendo dalla stessa area geografica, Palanca e Gabriele vedono senz’altro nel più esperto e carismatico Massimo De Santis un punto di riferimento. De Santis era un punto di riferimento solo per loro? No. In effetti, a giudicare da un buon numero di intercettazioni, esisteva un vero e proprio gruppo intorno a De Santis, composto anche da alcuni guardalinee; nelle informative dei carabinieri si fanno i nomi di Cennicola, Ricci, Alessandroni. Piccola curiosità: Cennicola oggi è passato dall’altra parte della barricata e fa il dg di una squadra di calcio. Indovinate quale? Nella storia di Calciopoli tutte le strade portano a Messina. Ma non ci disperdiamo.

Il gruppo individuato dagli investigatori è completato da arbitri delle serie minori. Cosa fanno questi fischietti a Roma? Si allenano insieme, giocano a calcetto insieme; niente di strano a prima vista, tantomeno illecito. Dico subito che su questo non ho nessun appunto da muovere agli investigatori: il gruppo esiste; cercare di capire chi decide di chiamare questo gruppo “combriccola” (io penso che siano più probabilmente i detrattori, a coniare una definizione del genere; ma è una semplice impressione personale), e quando ciò accade, è quasi irrilevante.

Fin qui, comunque, abbiamo solo cominciato a rispondere alla domanda che ci siamo posti. Appurato che esiste un gruppo, l’esistenza di questo gruppo diventa interessante soltanto se nelle azioni e nelle parole dei suoi componenti troviamo qualcosa di losco; o quantomeno, di sospetto. Cominciamo a passare in rassegna qualche intercettazione. Il 12 novembre 2004 il presidente messinese dell’AIA Tullio Lanese parla al telefono con un guardalinee messinese, un certo Carmelo Battaglia (prog. 4342). Durante la telefonata, questo Battaglia racconta a Lanese che una volta è stato a giocare al Forum (il centro sportivo dove la “combriccola” giocava a calcetto), poi per due volte ha dovuto declinare l’invito, e da allora non è più stato invitato. E Battaglia sembra da un lato contento della possibilità di stare per i fatti suoi, dall’altro stranamente preoccupato del mancato invito, e parla così del suo duplice rifiuto: «Io due volte mi sono esentato da sta tassa, hai capito?». Ma perché giocare a calcio al Forum è una tassa? Segue questo scambio di battute:

battaglia

Vai a capire cos’è che inquieta il guardalinee Battaglia, che “non ha mai trovato gente così”; è una semplice questione di incompatibilità caratteriale tra lui e i romani o c’è di più? In siciliano con “U capo è iddu” (il capo è lui) Battaglia si riferisce evidentemente a De Santis, e quello che va con lui a Lecce è Cennicola (Ricuccio, vezzeggiativo di Enrico); entrambi erano stati designati per Lecce – Juventus, che si gioca due giorni dopo questa telefonata. Viene citato anche Ricci, che come sappiamo fa parte del gruppo anche lui.

Probabilmente l’inquietudine di Battaglia per essere rimasto fuori dal giro si spiega con il fatto che far parte della “combriccola” poteva portare dei vantaggi per la carriera. Il gruppo è solidale, e ci si aiuta come possibile. In particolare alcune telefonate dimostrano come De Santis, più famoso e carismatico degli altri, si spendesse a favore dei colleghi meno noti. Come? Telefonando a Moggi? Telefonando a Fabiani? Telefonando ai designatori? No, telefonando agli osservatori arbitrali.

A questo punto si rende necessaria una digressione, per spiegare chi sono e cosa fanno gli osservatori arbitrali. Chi segue la storia di Calciopoli, infatti, potrebbe pensare sul serio che gli arbitri facessero carriera sulla base dei giudizi di Baldas e della sua Supermoviola. Dovete sapere, invece, che gli arbitri vengono valutati, partita per partita, da un osservatore arbitrale che fa parte anche lui dell’AIA, e che spesso è un ex arbitro o guardalinee. Questo osservatore segue l’arbitro allo stadio, vede di persona la partita, e poi assegna all’arbitro un voto che diventa determinante per il suo futuro. Malgrado l’importanza di questi personaggi per le carriere degli arbitri, in Calciopoli se ne è parlato pochissimo. Uno dei pochi a essere finito al centro dell’attenzione è Pietro Ingargiola, testimone dei “tragici” fatti dello spogliatoio di Reggio Calabria proprio in quanto osservatore presente sul posto per giudicare l’operato di Paparesta. In tutta la storia di Calciopoli non esiste una sola telefonata tra Moggi e un osservatore arbitrale.

De Santis, invece, si interessa spesso degli osservatori e dei loro giudizi, e i carabinieri hanno raccolto una serie di telefonate in cui interviene a sostegno di un certo Sergio De Santis, arbitro della CAN C, non so se parente o semplicemente omonimo; un altro arbitro di C di cui De Santis si interessa è Ciampi, che anni più tardi è arrivato anche a fare qualche partita di A. Giusto, sbagliato? Lecito, illecito? A noi qui interessa poco, e a dire il vero è difficile anche capire perché i carabinieri abbiano dedicato tanto spazio nelle informative a queste faccende. Noi registriamo che queste cose accadevano, e andiamo avanti.

La faccenda si fa decisamente più intrigante quando osserviamo che De Santis parlava spesso al telefono di osservatori arbitrali con Manfredi Martino. Martino era il segretario della CAN, ossia di Bergamo e Pairetto, e l’abbiamo conosciuto nella storia di Calciopoli come pseudo-testimone-chiave a proposito del sorteggio arbitrale “truccato” (link). La vicinanza tra Martino e gli uomini della “combriccola romana” sembra testimoniata, oltre che dalle telefonate confidenziali con De Santis, anche dal fatto che a volte egli partecipava alle partite di calcetto del gruppo romano.

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Luca Palanca

Su questo argomento c’è una conversazione interessante tra Martino e Palanca il 15 ottobre 2004, ossia nel periodo in cui l’arbitro è sospeso dall’AIA per l’inchiesta scommesse (prog. 416). Palanca sostiene che sarebbe meglio evitare di giocare a calcetto il martedì successivo, “perché sicuramente se esce fori famo solo casino, de sti tempi è meglio di no, dai!”. In particolare il timore è che Bergamo e Pairetto possano venire a sapere del fatto che Martino gioca con quelli della “combriccola”, e Palanca insiste sul fatto che “è meglio che non vieni con noi a giocare a calcetto la sera, per come la vedo io”, perché la cosa potrebbe “tornare indietro come un boomerang”. Insomma, alla fine i due decidono di avvertire Cennicola perché disdica la prenotazione del campo.

Martino, da segretario della CAN, aveva un ruolo tutt’altro che insignificante. A giudicare dalla telefonata prog. 2254 del 3 dicembre 2004 tra lui e De Santis, sembrerebbe che fosse egli stesso a scegliere gli osservatori da accoppiare ai vari arbitri, e fosse anche in grado di “orientare” i voti degli stessi osservatori. Né Martino né De Santis potevano nulla, però, quando l’osservatore riceveva indicazioni precise direttamente da Bergamo e Pairetto (prog. 1222 del 20 novembre 2004, “gliel’ha detto Paolo de daglie 8 e 40, gliel’ha detto sia Paolo che Gigi”).

Il gruppo romano, insomma, sembra avere nel segretario CAN un valido amico e alleato; anche se era meglio che di questa amicizia non si parlasse troppo in giro, e che di questa cosa i designatori non fossero al corrente. Un rapporto di stretta vicinanza, ma decisamente più oscuro e ambiguo, sembra esserci tra gli uomini del gruppo romano e l’altra segretaria CAN, Grazia Fazi, che era stata rimossa dal suo incarico nell’estate 2004, ma a livello informale aveva conservato una grande influenza nell’ambiente arbitrale. Il 6 gennaio 2005 De Santis arbitra Parma – Juventus, e dopo la partita (lo racconta lui a Bergamo alcuni giorni dopo, l’11 gennaio, prog. 17245), quando Moggi e Giraudo vanno a salutarlo, rinfaccia a Moggi il fatto che il figlio di Grazia Fazi, Fabrizio, era stato assunto in FIGC soltanto con un contratto di tre mesi; e inoltre Moggi non aveva nemmeno risposto alla donna, che aveva provato a chiamarlo per gli auguri di Natale. Per la verità De Santis davanti a Borrelli (interrogatorio del 7 giugno 2006) dice di essersi inventato di sana pianta questo colloquio con Moggi, per rassicurare Bergamo sul fatto che stesse facendo qualcosa per aiutare la Fazi; ma mi sembra una spiegazione deboluccia, sinceramente. Interessante che De Santis, dovendo presentare delle lamentele a Moggi, aspetti di incontrarlo al termine di una partita; non poteva telefonargli? Ancora più interessante il fatto che De Santis si metta a perorare la causa della riparazione spettante alla Fazi, che “si è messa da parte zitta e buona”, e viene tenuta in un ufficio senza far niente.

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Grazia Fazi

Ho scritto in passato che proprio l’ostilità di Moggi potrebbe essere stata una delle cause dell’allontanamento della Fazi dalla CAN; le si rinfacciavano contatti con Milan e Roma nella stagione precedente (link). Secondo gli investigatori la Fazi andava accontentata nelle sue richieste di compensazione perché avrebbe potuto rivelare dei segreti scottanti. Ma quali? Quelli del presunto “sistema Moggi”? O quelli del gruppo romano di De Santis? Oltre a quanto scritto finora, sono le parole della stessa donna a far propendere per la seconda ipotesi.

L’8 febbraio 2005 la Fazi ottiene un incontro con Moggi, che poi ripercorre quasi parola per parola in una successiva telefonata con Bergamo (prog. 490). La donna riferisce di avere rivolto al dg juventino, tra l’altro, queste parole:

che cosa gli ho tolto (a De Santis, sembrerebbe) che ho riferito a Bergamo e Pairetto che al polo di Roma succedeva di tutto e di più? Vuoi che ti racconto quello che succedeva al polo di Roma? Perché a me se Massimo De Santis ci ha la fidanzata è un problema suo, a me non interessa, gli ho detto, credimi, come ce l’hanno tutti e 37, 40, adesso quanti sono. È che loro non si devono dividere le partite e pensarle e dirle prima quando ci sta qualcun altro”.

Secondo De Santis (mi riferisco sempre all’interrogatorio in FIGC del 7 giugno 2006) la Fazi avrebbe potuto rivelare alla moglie di De Santis delle cose imbarazzanti in vista del processo di divorzio in corso. Ma è evidente che non c’è solo questo, e la Fazi sembra conoscere altro, oltre alla questione della “fidanzata” dell’arbitro. Gli investigatori, però, non hanno mai approfondito, né Grazia Fazi ha mai rivelato cosa succedesse di così inquietante presso il polo arbitrale di Roma. Succedeva di tutto e di più, e sembrerebbe trattarsi di cose che non riguardano Moggi, visto che la Fazi gli dice “Vuoi che ti racconto quello che succedeva al polo di Roma?” come ci si rivolgerebbe a persona ignara e inconsapevole del problema. Abbiamo visto che Palanca e Martino auspicavano che certe cose Bergamo e Pairetto non le venissero a sapere. La Fazi, invece, aveva parlato, e poi si era dovuta fare da parte, travolta, forse, dalle sue stesse rivelazioni.

Ciò che succedeva al polo di Roma, e che la Fazi ha svelato a Bergamo e Pairetto (significativamente anche loro, come Moggi, in apparenza ignari e inconsapevoli), c’entra qualcosa con gli arbitraggi contestati che hanno portato Palanca e Gabriele ad essere indagati dalla procura di Napoli? E cosa vuol dire la frase: “loro non si devono dividere le partite e pensarle e dirle prima quando ci sta qualcun altro”? Intanto, non bisognava fare certi discorsi davanti a testimoni, persone non appartenenti al gruppo (“quando ci sta qualcun altro”). Ma che discorsi? “Dividere le partite e pensarle e dirle prima”. Provo a fornire un’interpretazione non troppo maliziosa: potrebbe significare che i membri del gruppo, che come abbiamo visto si sostenevano l’un l’altro per far carriera, facevano delle pressioni per scegliersi le partite da arbitrare (gli arbitri erano sorteggiati, ma i guardalinee no) e ostentavano anche davanti a persone esterne il loro potere nel dividersi le partite “prima”, ossia prima delle designazioni ufficiali. In effetti il guardalinee Rosario Coppola, in un interrogatorio davanti ai pm napoletani il 20 maggio 2006, avrebbe raccontato che De Santis era un arbitro “in grado di scegliersi gli assistenti di gradimento” (fonte Repubblica). La stessa cosa la conferma anche l’arbitro Bertini, interrogato in FIGC il 7 giugno 2006; e aggiunge inoltre che De Santis sembrava quasi esercitare un ruolo paritetico rispetto ai designatori. Oltre a queste testimonianze, anche l’amicizia fra De Santis e Manfredi Martino, influente segretario CAN, sembra spingere nella direzione del potere degli arbitri del gruppo romano di dividersi e scegliersi le partite “prima”.

Aggiungo, però, che la frase “dividere le partite e pensarle e dirle prima”, istintivamente, la collegherei ancora a uno scambio di battute proprio tra De Santis e Martino, in una telefonata già citata sopra per altri motivi, quella prog. 2254 del 3 dicembre 2004. Lo scambio di battute “incriminato” è questo:

D: Hai capito? Comunque, tutto sommato, come partita mi è capitata la migliore, hai visto perché?

M: Ammazza, uno spettacolo, oh!

D: No, ma poi hai capito pure perché? Perché, perché… in pratica…

M: Zitto, zitto.

D: Non mi possono… domenica posso fare tutto (ride)

M: Ecco!

D: Perché ho la doppia… (ride)… uhm, non possono dire no, perché poi domenica prossima… eh, capito?

M: Infatti.

D: Con la prima fascia… pensavo di averne beccata solo una che faceva da incrocio, invece tutte e due incrociano (ride).

M: Che spettacolo, eh!

De Santis era stato sorteggiato per la partita Fiorentina – Bologna del 5 dicembre. Piccolo inciso: De Santis con Martino parla serenamente del sorteggio come qualcosa di regolare, con battute inequivocabili: “come partita mi è capitata la migliore”, “pensavo di averne beccata solo una”. I due stanno commentando un sorteggio effettivamente affidato al caso, mi sembra che non possano esserci dubbi, su questo. Il resto, invece, è piuttosto vago, anche perché i due sono prudenti, e in questo senso l’invito di Martino, “zitto, zitto”, è piuttosto esplicito. Essendo figlio di un investigatore che per anni era stato al servizio dell’Ufficio inchieste della FIGC, ed era abituato, secondo la Gazzetta, a incastrare le sue vittime con un doppio registratore segreto, Martino doveva conoscere bene i rischi dell’eccessiva loquacità (sulla storia familiare di Martino vedi qui).

Più di un anno fa, su questo blog, occupandosi del capo d’imputazione g (link), Felix Arpino ha già osservato come nella giornata successiva a quella di cui si parla in questa telefonata Fiorentina e Bologna avrebbero giocato rispettivamente contro Milan e Juventus. Probabile che sia questo l’incrocio a cui si allude (“tutte e due che incrociano”); almeno, a me continuano a non venire in mente ipotesi alternative migliori. Nei commenti al post di Felix scrivevo allora che questa telefonata era necessario studiarsela per bene; ma “prima dovremmo anche capire bene chi è Martino, e quali sono i suoi rapporti con De Santis”. Quanto scritto in questo pezzo risponde, anche, a questo proposito. Ma un’interpretazione complessiva della telefonata rimane comunque difficile. La più ovvia e colpevolista: De Santis poteva fare tutto, ossia aiutare il Milan squalificando qualcuno della Fiorentina, e la Juve eliminando qualcuno del Bologna (in teoria, almeno; nella realtà la Fiorentina non mise in campo nemmeno un diffidato). Ma seriamente possiamo pensare che De Santis si esaltasse così tanto per la possibilità di squalificare qualche diffidato per favorire Milan e Juve in gare sulla carta non troppo impegnative? E perché “tutte e due che incrociano” e “posso fare tutto”? Così De Santis non sembra un sodale di Moggi, ma piuttosto un “freelance” che può scegliere di volta in volta verso quale potere rivolgersi. Qualsiasi cosa voglia dire, il “posso fare tutto” è iniziativa personale di De Santis, non risultato di input esterno.

Lo scambio di battute, però, presenta altri elementi poco chiari. Chi sono quelli che “non mi possono dire no, perché poi domenica prossima…”? E perché c’è anche un riferimento alla prima fascia? Cosa c’entra lo stare in prima fascia con la possibilità di arbitrare squadre che avrebbero incrociato le prime in classifica? A tutto questo va aggiunto che nella parte precedente della telefonata, che non ho riportato, i due interlocutori alludono a qualcosa che De Santis deve chiedere a Bergamo e Pairetto (“gli hai parlato del fatto tuo della settimana prossima?”), e alla necessità di trovare il momento opportuno per formulare la richiesta. Quindi quelli che non gli possono dire no sono i designatori; forse. Ad ogni modo, nella giornata successiva a quella di Fiorentina – Bologna De Santis non è nemmeno designato, e sta tra le riserve; finisce ad arbitrare Reggina – Cagliari (con polemiche di Cellino e annesso capo d’imputazione) solo a causa della defezione di Rosetti.

Possiamo scavare quanto vogliamo, ma alcune cose diventano difficili da capire senza spiegazioni da parte dei diretti interessati. Martino e De Santis parlano in termini “esoterici”; si potrebbe pensare che al centro dell’interesse ci siano anche in questo caso questioni connesse alla carriera arbitrale, alle future designazioni, a qualcosa che De Santis sperava di ottenere dai designatori; magari la possibilità di arbitrare Juventus – Milan, il big match in programma tra un paio di settimane (per questo poteva essere utile farsi amiche sia la Juve che il Milan?

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Massimo De Santis

Comunque De Santis sarà tra le riserve in quella giornata, e il sorteggio per la sfida si limiterà a Bertini, Paparesta e Collina, estratto il primo). Non voglio lasciar cadere, però, nemmeno il collegamento che ho sviluppato nel momento in cui ho introdotto la Martino – De Santis: qualunque cosa si siano detti esattamente l’arbitro e il segretario CAN, è possibile che costituisca proprio un esempio di ciò che Grazia Fazi definiva “dividere le partite e pensarle e dirle prima”.

Quello che è certo, comunque, è che le telefonate in cui si parla della combriccola romana riguardano spesso problemi legati alla carriera e alle designazioni arbitrali. Abbiamo già visto che il guardalinee Carmelo Battaglia è preoccupato di possibili conseguenze negative per la sua carriera quando si rende conto che il gruppo di Roma non lo invita più a giocare a calcetto. Durante la stagione 2004-2005, ossia dopo le denunce di Dal Cin e la sospensione di Palanca e Gabriele a causa dell’inchiesta napoletana, l’attenzione rispetto alle designazioni dei romani è alta. Grazia Fazi non è più segretaria CAN, ma è comunque informale “suggeritrice” del designatore Bergamo; il 7 novembre 2004 la donna chiama Bergamo (prog. 196) e gli chiede come mai, nelle designazioni per la giornata successiva, sia uscito tutto il polo di Roma, e invece Fornasin (un guardalinee di Ciampino) no; è una cosa capitata o voluta? Appena chiusa la conversazione Bergamo chiama il designatore dei guardalinee Mazzei, e gli rivolge queste parole: “siccome ci scoppia un po’ di casino sempre a Roma perché facciamo andà fuori tutti quelli del gruppo di De Santis e non Fornasin… devo trovargli una partita a Fornasin!”. Bergamo è preoccupato del fatto che potesse scoppiare un casino dovuto alla contemporanea designazione di tutti gli elementi legati a De Santis, con l’emarginazione di Fornasin (forse non abbastanza vicino al gruppo?). C’è da dire che Fornasin è stato sentito al processo di Napoli il 12 ottobre 2010, ma non ha raccontato nulla di particolare: si allenava insieme agli arbitri e agli assistenti del polo di Roma, De Santis metteva a disposizione la sua esperienza distribuendo consigli squisitamente tecnici ai colleghi più giovani, e insomma non succedeva proprio niente di strano.

Questa relativa a Fornasin non è comunque l’unica circostanza in cui i vertici arbitrali sembrano preoccupati dalla designazione dei romani. Una settimana dopo, come si è già accennato, De Santis è sorteggiato per Lecce – Juventus, e con lui ci sarà uno del suo gruppo, il guardalinee Cennicola. Il 12 novembre (prog. 254) così Bergamo commenta con lo stesso De Santis: “ti ritrovi un assistente di Roma che se lo sapevo te l’avrei tolto per evitare magari chiacchiere”; e ancora “sai com’è magari succede qualcosa poi collegano il fatto dei due romani, capito?”. Quindi, se “succede qualcosa”, ossia qualche errore a favore della Juve, si sarebbe potuto fare il collegamento con la combriccola romana, che secondo le accuse di Dal Cin era legata a Moggi e alla GEA. De Santis rassicura Bergamo: ti faremo fare una bella figura. Due le deduzioni importantissime che possiamo trarre da questo dialogo. La prima: se avesse potuto Bergamo avrebbe evitato di scegliere De Santis in una partita che vedeva già la designazione di Cennicola, guardalinee appartenente al suo gruppo; dunque è stato effettivamente, ancora una volta, un sorteggio casuale a mandare De Santis a Lecce. La seconda: De Santis va in campo con la preoccupazione, suggerita dallo stesso Bergamo, che la presenza contemporanea di lui e Cennicola possa scatenare polemiche e sospetti in caso di errore a favore della Juventus, alla luce delle accuse estive di Dal Cin e della stessa indagine in corso a carico di Palanca e Gabriele. È sostanzialmente la stessa preoccupazione per la quale, secondo Auricchio, De Santis si sarebbe sdoganato dall’associazione a delinquere di Moggi, ma è presente nella mente di De Santis già diverse settimane prima rispetto a quanto ipotizzato dall’investigatore. Su questo punto, importantissimo, ci torneremo.

Credo che si siano fatti dei buoni passi avanti, con l’analisi fin qui condotta. Abbiamo chiarito che un gruppo arbitrale romano cementato intorno a De Santis esisteva, indipendentemente da come lo si denominava. Abbiamo visto inoltre che tipo di attività venissero svolte da parte dei membri del gruppo, quali fossero le relazioni con il resto della sfera arbitrale, e quali potessero essere le polemiche e i sospetti che giravano nell’ambiente; il tutto, cercando di sfruttare al massimo grado le informazioni contenute nelle telefonate intercettate. Siamo rimasti, però, esclusivamente all’interno della sfera arbitrale, e abbiamo trovato tracce di polemiche legate, probabilmente, all’evoluzione della carriera degli arbitri, a chi viene designato più spesso e a chi viene emarginato, a chi avanza nelle gerarchie perché fa parte di una cordata, e a chi resta invece isolato e senza “padrini”. Difficile trovare indizi inequivocabili su presunte frodi sportive. Per chiarire anche quest’ultimo punto, dobbiamo capire se la combriccola aveva contatti anche all’esterno del mondo arbitrale; e di che tipo. Lo faremo nella prossima puntata.

4. (continua)

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35 pensieri riguardo “Alle origini di Calciopoli (4)

  1. Allora. Articolo molto molto interessante. Proviamo a continuare lo sviluppo dell’ipotesi di cui parlavamo in chat. Si discuteva della telefonata tra De Santis e Manfredi, intercettazione menzionata nelle sentenze penali in relazione al capo G. Dai giudici è stata interpretata come espressione del fatto che De Santis fosse giunto a conoscenza (o conoscesse magari per accordi pregressi) i “desiderata” di Moggi riguardanti le ammonizioni preventive: “domenica posso fare tutto”, “perché ho la doppia…” (poi risultano proprio due giocatori diffidati ammoniti, ma secondo me non c’entra niente). Se quello che dice Francesco è vero e cioè che De Santis fosse un arbitro privilegiato che a volte poteva “scegliersi le partite” (direi scegliere la fascia in cui essere inserito, dato che c’era il sorteggio), è possibile che a lui interessasse dirigere la famosa Juventus – Milan del 18 dicembre 2004 (sembrerebbe anche dalla telefonata che De Santis avesse intenzione di “saltare” il turno successivo, forse per evitare di arbitrare una tra Juve e Milan la giornata precedente lo scontro diretto, cosa che gli sarebbe costata la preclusione?). Se lo scopo di De Santis era arbitrare Juve – Milan, gli va di lusso, meglio non poteva andargli. Siamo alla 14esima giornata e gli capita quella che lui definisce “la migliore, uno spettacolo”: Fiorentina – Bologna. Perché la migliore? Perché arbitrando Fiorentina – Bologna, il turno successivo De Santis sarebbe stato precluso per queste due squadre. E quindi di fatto precluso anche per le avversarie di queste squadre: rispettivamente Milan e Juventus. Quindi non avrebbe nemmeno rischiato di arbitrare Juve e Milan. Sarebbe potuto andare ad arbitrare tranquillamente ed essere comunque inserito la domenica successiva per Juve – Milan perché, una volta sorteggiato per Fiorentina – Bologna, era per lui IMPOSSIBILE essere precluso per Juve – Milan per i motivi spiegati. Quindi, il suo entusiasmo, più che per ammonire diffidati, potrebbe essere dovuto a questo. Potrebbe, non sappiamo se sia effettivamente così, però avrebbe senso.

    15a giornata: Milan – Fiorentina a Rodomonti, Bologna – Juve a Pieri. De Santis va a fare Reggina – Cagliari.

    16a giornata:

    GRIGLIA A:

    BOLOGNA – REGGINA
    INTER – BRESCIA
    JUVENTUS – MILAN (precluso Rosetti)
    SIENA – LIVORNO ARBITRI:

    ARBITRI:

    BERTINI – COLLINA – PAPARESTA – ROSETTI

    De Santis, però, non viene inserito nella griglia di Juve – Milan perché, si scoprirà, non era gradito al Milan ed emerge chiaramente da questa intercettazione: https://youtu.be/odWD3GPOgMA.

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  2. Stiamo parlando del nulla, non sappiamo neanche per quale motivo è stato effettivamente estromesso dalle partite di calcetto Battaglia, niente ci impedisce di pensare che fosse semplicemente scarso, generalmente è per questo motivo che le persone vengono estromesse dalle partite di calcetto, si è allontanato un paio di volte è stato messo fuori da De Santis che magari era l’organizzatore delle partitelle. Martino giocava a calcetto con loro e francamente non mi sembra una cosa strana, neanche mi sembrerebbe strano se Pairetto o Bergamo facessero gli arbitri per queste partite. Sul fatto che nei referti intervenissero spesso anche i designatori per cambiarli c’è una telefonata illuminante fra Bergamo e Galliani. Non ci vedo niente di strano sul fatto che gli arbitri avessero voce in capitolo sulla scelta degli assistenti, credo che una terna arbitrale debba essere affiatata e quindi un designatore dovrebbe tener conto dei rapporti fra arbitri e guardalinee, soprattutto per evitare per esempio che qualche guardalinee faccia appositamente sbagliare un arbitro per favorirne un altro che gli è più simpatico alla corsa per diventare internazionale o per andare ai mondiali. Sul discorso di Cennicola va aperto un discorso a parte, nella partita Lecce Juve le sbaglia tutte contro il Lecce e a fine partita chiede a Moggi se potrà ancora arbitrare la Juventus ricevendo risposta affermativa da Moggi (a riguardo si senta arringa Prioreschi al processo di primo grado). A prescindere dal fatto che non arbitrerà più la Juventus a me è sembrato l’arbitraggio (non so se è il termine adatto per un guardalinee) di Cennicola una sorta di biglietto da visita per cercare di entrare nelle grazie del sistema Moggi.

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  3. @felixarp ottima idea che dovremo sviluppare sicuramente. L’obiezione più forte è: perché De Santis non l’ha detto? Però sicuramente è più logica di: “sono contento perchè posso squalificare i diffidati di Fiorentina e Bologna”. Credo che abbiamo fatto un bel passo avanti nella comprensione di questo pezzettino di storia, e quindi questo pezzo così difficile e tecnico sia servito a qualcosa.
    @Rug secondo me non stiamo parlando del nulla: stiamo parlando di cos’era la combriccola romana, ossia cosa faceva il gruppo romano che stava intorno a De Santis, e per fare questo ho preso tutte le intercettazioni da cui possiamo trarre qualche informazione. Se poi non facevano nulla di penalmente rilevante, meglio così, direi. Meglio se tutte le intercettazioni sono riconducibili a carriera arbitrale, lotta per le designazioni, eccetera, piuttosto che a frodi sportive. Boh, Martino non ti sembrerà strano che giocava con loro, ma immagina un arbitro del nord, avrebbe potuto pensare che verso i romani c’era un occhio di riguardo, avevano gli osservatori più benevoli, eccetera. Io penso che le voci sulla combriccola romana siano potute nascere così, con le lamentele di altri arbitri o guardalinee che li ritenevano in qualche modo privilegiati.
    Su Cennicola a Lecce non saprei sinceramente, dove hai letto che sbagliò tutto contro il Lecce? Oltretutto era arrivato l’invito di Bergamo: se ci sono errori a favore della juve guardate che collegano tutto al fatto dei due romani. Sostanzialmente le stesse motivazioni che indurranno De Santis a “sdoganarsi” agiscono già nella prima parte del campionato 2004-2005, come è ovvio, visto che le dichiarazioni di Dal Cin sono dell’estate 2004.

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  4. Allora, ovviamente lasciando perdere la contabilità degli episodi che fa Cerqueti, che lascia il tempo che trova come il parere di qualsiasi moviolista; in questi casi o trovi una confessione telefonica come quella di Titomanlio oppure devi prendere in considerazione anche l’ipotesi che sia scarso (per esempio sull’episodio di Ibra si vede che è posizionato decisamente troppo avanti rispetto alla linea difensiva del Lecce, probabilmente sbaglia per quello)… comunque questo video mi ha fatto pensare che avevo sentito una dichiarazione spontanea di Cennicola al processo (https://www.radioradicale.it/scheda/318852/processo-a-luciano-moggi-ed-altri-calciopoli) in cui diceva che dopo Lecce – Juventus non aveva più arbitrato in serie A per due mesi, e comunque non l’avevano più mandato a fare partite importanti. Probabilmente quindi questa è stata la punizione per questi errori; segno che comunque quando sbagliavi, anche se sbagliavi a favore della Juve, venivi punito, amico di Moggi o no (vedi anche Racalbuto post-Juve-Roma).

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  5. Stiamo parlando del nulla, sia chiaro, ma l’opzione “ho sbagliato volutamente per entrare nelle grazie di Moggi e del suo sistema” non è da scartare anche se Cennicola sbaglia le modalità e i tempi e finisce in serie B. Per quanto riguarda poi le punizioni di Bergamo qui va messo in chiaro un concetto di fondo se no non non ci troviamo più. Bergamo non era in combutta con Moggi nel favorire la Juve, Bergamo lasciava in maniera irresponsabile che Moggi si intrufolasse nel processo di formazione delle griglie e accoglieva i suoi desiderata sia per gli arbitri che per (probabilmente) i guardalinee, non ricordo però nomi di guardalinee inseriti volutamente da Moggi, mi sa che ce ne sono due ma non ricordo chi, poi vedo. Il 416 ci sta perché in tre commettevano il reato di frode sportiva con l’intrusione di Moggi. Poi c’è un altro 416 in cui Bergamo e Pairetto non centrano niente a parte per la storia della Fiorentina, ed il 416 (che comunque non c’è) fra l’arbitro, che poi è uno solo a questo punto, Racalbuto e Moggi per la partita Cagliari Juve. Dando per buona la soluzione dei giudici, in quella partita Racalbuto si accorda con Moggi e basta, manca la terza persona quindi forse il 416 non c’è anche se, a dirla tutta lui sa del 416 fra Moggi e i designatori e quindi il 416 c’è anche per lui (perchè ci sia il 416 basta che ognuno sappia dell’esistenza dell’accordo illecito continuato con altre due persone). Ad ogni modo Bergamo non sapeva dell’accordo illecito con i vari arbitri, non sapeva della diffusione delle svizzere e pensava di essere fra i soli tre che comunicassero fra loro con questo sistema nel mondo del calcio, quindi non mi mettere in mezzo le decisioni dei designatori dopo le partite che non contano per sminuire l’operato di Moggi. Soprattutto è inutile che mi si metta in mezzo anche le telefonate in chiaro fra arbitri e designatori e fra gli stessi arbitri. Bergamo non sapeva degli accordi e delle comunicazioni su svizzera fra Moggi e gli arbitri e gli arbitri non sapevano dei contatti in svizzera fra Moggi e i designatori. Anche gli arbitri erano all’oscuro dell’esistenza di altre svizzere nel mondo del calcio e pensavano di essere gli unici a comunicare con Moggi con svizzera, infatti non ci sono contatti in assoluto fra Bergamo e i designatori (Bergamo Pieri parlano su italiana nonostante avessero entrambe la svizzera dopo la partita Bologna Juve) e non ci sono contatti fra arbitri su svizzera (Racalbuto De Santis avviene anch’essa su italiana nonostante entrambi avessero la svizzera dopo o nell’intervallo, non ricordo, di Roma Juve) fatta eccezione per un contatto fra Paparestra e un arbitro ma non ricordo quale. Non è un 416 di quelli classici, è un 416 a sottogruppi

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  6. Ricordo che Moggi usava sim diverse per contattare designatori (e solo designatori) e arbitri (e solo arbitri). Probabilmente corretta l’interpretazione della longa manus di Moggi che tutto vuole controllare ma più che un 416 a sottogruppi a me sembra, passatemi sta bruttura, a compartimenti stagni: Moggi non si fidava. Di nessuno. Sapeva benissimo che c’erano altre strade convenienti per chi voleva fare carriera. La più rapida era (oltre ad essere in gamba) quella di non avere problemi con la stampa. I designatori (ricordate Carraro?) erano molto sensibili alle polemiche dei media e sospendevano più per questo che per la gravità degli errori. Da qui le tentate difese di Moggi coi mezzi d’informazione, almeno quelli in cui riusciva in qualche modo a entrare.

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  7. Racalbuto sa del 416 tra Moggi e i designatori ma non sa che comunicano tramite svizzera? Se gli arbitri non sanno dei contatti impropri tra Moggi e i designatori perché fanno parte del 416?

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  8. O forse seguendo il tuo ragionamento potremmo dire che Racalbuto è associato con Moggi e Fabiani (anche se quest’ultimo è stato assolto per tutte le frodi).

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  9. Senti la posizione di Fabiani neanche me la ricordo ma l’importante è che l’associazione persegua dei reati fine a prescindere poi dall’apporto che ognuno degli associati da. Il reato di cui al 416 esattamente come il 110 serve per condannare a prescindere dall’apporto che di per se può anche essere lecito. Esempio: io ti procuro un furgone per fare il contrabbando, magari lo compro in maniera onestissima e lo metto a disposizione dell’associazione finalizzata al contrabbando, io di per se non commetto nessun reato ma comunque partecipo all’associazione e quindi mi prendo il 416

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  10. Sì, ho capito. La posizione precisa di Fabiani ce la studieremo, ma quello che dico è che non serve nemmeno che Racalbuto sapesse dei contatti di Moggi con i designatori per condannarlo per il 416 dato che lui comunica tramite svizzera sia con Moggi che con Fabiani. Sempre che si possa effettivamente parlare di associazione a delinquere che spesso non è altro che un trucco delle procure per intercettare. Giuridicamente è stata dimostrata e ne prendiamo atto, ricordandoci sempre però che due collegi giudicanti hanno condannato Dattilo e che anche in Cassazione sono rimaste delle frodi molto discutibili, come i capi G, I e Z. Quindi le sentenze si possono non condividere e discutere e a proposito mi viene in mente una dichiarazione della Casoria al CSM: “Non tutto quello che dice la Cassazione è Vangelo”.

    Tra l’altro, Rug, cosa ne pensi dell’interpretazione che abbiamo sviluppato della telefonata tra De Santis e Manfredi Martino, usata proprio (inspiegabilmente) dai vari giudici come fonte di prova per il capo G?

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  11. Moggi + Fabiani + Racalbuto = 3 = 416. Sul capo G ne abbiamo già parlato e la mia l’ho già detta https://www.facebook.com/572120712937074/photos/a.572498079566004.1073741828.572120712937074/719675578181586/?type=3&theater

    Per quel che mi riguarda la telefonata Racalbuto Moggi è violazione dell’art. 1 e basta come hanno sancito i giudici sportivi mentre la telefonata Martino De Santis è il nulla astrale, lui dice che qualunque cosa farà per forza di cose avvantaggierà il Milan o la Juve quindi un po’ se ne fotte

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  12. Rug, forse non hai capito l’interpretazione che stiamo proponendo della telefonata. Noi diciamo che non avvantaggerà (senza la i) nè la Juve nè il Milan, ma stanno proprio parlando di altro, ossia delle preclusioni ad incrocio che lo liberano del rischio di incontrare Juve o Milan nella giornata successiva, spianandogli la strada (pensava lui) per arbitrare il big match Juve – Milan… poi Bergamo fa approvare la griglia sia a Galliani – Meani che immagino anche a Moggi e De Santis non viene inserito per il veto Milan. Comunque secondo quello che stiamo dicendo De Santis non pensava affatto ai diffidati in quella telefonata.
    Tra l’altro è curioso che nelle informative dei carabinieri quella parte di telefonata non è nemmeno trascritta, nel processo almeno in primo grado non se ne parla mai, nè nell’interrogatorio del testimone Martino nè nelle requisitorie pm, e la tira fuori la Casoria al momento della sentenza.

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  13. Io cosa dovrei dire fammi capire, già il fatto che c’è stato un veto e non ci poteva essere c’è intrusione nella formazione della griglia ecc. ecc. poi su De Santis col tempo mi sto facendo una idea mia per cui lui nel periodo sotto indagine era sicuramente sdoganato e le prove del suo sdoganamento sono presenti nella Relazione Palazzi, ho provato a dare una occhiata al campionato precedente, arbitra poco la Juve e dai tabellini non risultano rigori o espulsioni a favore dellla Juve, andrebbe fatta una ricerca seria che adesso non ho tempo di fare. De Santis entra seriamente in questa storia giusto per la partita Lecce Parma e per il Bologna paga, a mio parere, il fatto che Pieri invece non può essere condannato ma quella partita è l’unica seriamente alterata del periodo sotto indagine, assolutamente irrilevanti sono le telefonate Pieri Bergamo su italiana dato che Pieri e Bergamo non erano associati fra loro ma erano associati con fini diversi con Moggi e ciò all’oscuro l’uno dell’altro. Poi lui voleva arbitrare Milan Juve? Per questioni di prestigio o di guadagni? che differenza di guadagno c’è fra arbitrare Milan Juve e arbitrare un’altra partita di prima fascia? non so che dire, di fatto quella partita l’ha arbitrata Bertini se non ricordo male poi non posso sapere con quali intenzioni avrebbe potuto o voluto arbitrarla lui.

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  14. Ma che sia scorretto che Meani e Galliani indichino le proprie preferenze, dal punto di vista sportivo, lo capisco e lo condivido. Ma non stiamo parlando di quello. Qui stiamo cercando di capire se la condanna di De Santis, avvallata anche dal pg di Cassazione e dalla Cassazione stessa, che si basa su una telefonata ambigua (di cui forse solo noi abbiamo colto il vero significato e che non c’entra nulla con le ammonizioni preventive), abbia senso o no.

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  15. “su De Santis col tempo mi sto facendo una idea mia per cui lui nel periodo sotto indagine era sicuramente sdoganato” quindi ti riferisci a tutto il campionato 2004-2005? se è così, siamo d’accordo almeno su questo… Auricchio e Narducci devono “accorciare” lo sdoganamento di De Santis perché vogliono condannarlo per qualcosa, e alla fine è uscito Fiorentina – Bologna… ma a questo punto tanto valeva tirare a sorte una partita su cui condannarlo

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  16. Guarda, sul fatto che De Santis volesse arbitrare Juve – Milan non credo possano esserci dubbi. La testimonianza diretta l’abbiamo nella telefonata Meani – Bergamo, in cui Meani dice “De Santis meglio di no”, segno che nella prima bozza sottoposta alle squadre De Santis c’era. Era ovviamente il big match, una partita prestigiosa, un arbitro che si sentiva il migliore (e tale era De Santis) doveva senz’altro aspirare a farla.
    Ti dirò che paradossalmente su De Santis è più facile giudicare perché abbiamo tante telefonate in chiaro che ci aiutano a capire meglio il personaggio. Su Pieri invece abbiamo pochissimo materiale per farci un’idea. Per cui giudicare su Bologna – Juventus è più difficile.

    Ad ogni modo, secondo me tu cadi in una profonda contraddizione. Dici che l’associazione è a compartimenti stagni, quindi che l’associazione Moggi – designatori e quella Moggi -singolo arbitro siano ben distinte, i designatori non sanno che Moggi parla con gli arbitri e viceversa. Tanto è vero che quando parli della Pieri – Bergamo dici che entrambi sono ignari dei rispettivi rapporti con Moggi. Ma poi dici pure che quello degli arbitri è un 416 perché sanno del 416 tra Moggi e i designatori. Solo io ci vedo una grossa contraddizione qui?

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  17. Cioè, se Pieri sa del 416 tra Moggi e i designatori, perché non gli confessa tranquillamente di aver arbitrato Bologna – Juve in quel modo per compiacere Moggi?

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  18. Racalbuto sa, tanto è vero che nell’ambientale della svizzera è Moggi che gli dice di aver fatto togliere Morganti dalla prima fascia, Pieri sicuramente sa qualcosa come tutti gli arbitri anche se non sa delle svizzere fra Moggi e i designtori. Non si spiegherebbe altrimenti per quale motivo tanti arbitri si affidino a Moggi per fare carriera ed è lo stesso Lanese che indirizza Paparestra padre a Moggi per cercare di rientrare nel mondo del calcio. Tutti probabilmente, esattamente come Paparestra padre, ricevono la svizzera con segnati solo i numeri che Moggi vuole che usi.

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  19. Quindi, Rug, se per te non valgono nulla le telefonate tra Pieri e i designatori, in cui i due si incazzano con l’arbitro per gli errori (quindi non erano interessati nell’agevolare il cammino della Juve in campionato?) e lui sembra dispiaciuto (“per quello che è successo non lo fischierei più”), significa che non condividi la sentenza di appello di Giraudo sul punto che assolve Pieri proprio per questo motivo. E dovresti, quindi, condividere la condanna di Racalbuto per Roma – Juve. Chissene frega che Racalbuto chiama De Santis nell’intervallo, o che parla con Meani dopo la partita dicendo “se avevo il minimo dubbio non davo il rigore”. È la stessa situazione di Pieri, no?

    Pieri è stato assolto perché non è possibile che due organizzatori dell’associazione a delinquere non conoscessero i partecipanti del sodalizio. Stanziola: “Dalle conversazioni citate emerge che il Pieri veniva rimproverato dai designatori e lui stesso si pentiva per la valutazione del fallo, si evince, altresì, che di lì a poco l’arbitro sarebbe stato punito. Difatti risulta chiaramente che il Pieri per quell’anno non arbitrò più la Juventus e fu impiegato con discontinuità in partite di minor prestigio. Non ricevette, invero, gratificazioni o premi per aver agevolato la Juventus nella partita del 12.12.04 e, sebbene fosse in attesa di ricevere la nomina ad arbitro internazionale, all’esito di tale partita tale nomina non arrivò più”.

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  20. Ho già espresso la mia opinione su Pieri in tante altre circostanze, vatti a rileggere il mio primo articolo del mio nuovo blog, Pieri è stato giustamente condannato in primo grado e giustamente assolto in appello, l’ho scritto li

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  21. “Racalbuto sa, tanto è vero che nell’ambientale della svizzera è Moggi che gli dice di aver fatto togliere Morganti dalla prima fascia, Pieri sicuramente sa qualcosa come tutti gli arbitri anche se non sa delle svizzere fra Moggi e i designtori”.

    Scusami Rug, ma le svizzere sono solo uno strumento, non mi puoi dire sa che fa togliere qualcuno dalla prima fascia, ma non sa tutto perché non sa le svizzere. Se sa che ha fatto togliere qualcuno dalla prima fascia sa già tutto quello che deve sapere, che poi questa cosa avvenisse tramite le telefonate su svizzera o su italiana diventa assolutamente indifferente.

    Ovviamente il caso di Paparesta senior non c’entra nulla, Lanese lo indirizza da Moggi perché voleva ricevere un incarico che la FIGC deve assegnare, quindi gli serviva qualcuno potente in FIGC; quindi questo non dimostra nulla sul potere che poteva avere Moggi sul mondo arbitrale.

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  22. e infatti quello non sapevano, nessuno sapeva dell’esistenza di altre svizzere, la modalità è quella usata con Paparestra, gli da un cellulare con memorizzati 4 numeri, due di Moggi e due di Fabiani.
    P.S. io impazzirei a portarmi appresso dio solo sa quanti cellulari

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