Il capo F: Juventus – Lazio e tutte le incongruenze

Il quinto capo d’accusa per frode sportiva formulato dalla pubblica accusa nei confronti di Luciano Moggi, nell’ambito del processo penale Calciopoli, riguarda la partita tra la Juventus e la Lazio del 5 dicembre 2004, diretta da Dondarini, terminata 2-1.

Si riporta il capo di imputazione formulato dalla procura di Napoli:

Luciano MOGGI Antonio GIRAUDO (per il quale si procede separatamente) – Paolo BERGAMO Pier Luigi PAIRETTO Paolo DONDARINI Duccio BAGLIONI (per gli ultimi due si procede separatamente)
f) del delitto p. e p. dagli artt. 110, 112 c.p. e art. 1 co. 1° e 3° legge 13-12-1989 n. 401 perché, in concorso tra loro ed in esecuzione del programma criminale della associazione per delinquere descritta sub a), al fine di raggiungere un risultato diverso da quello conseguente al corretto e leale svolgimento della competizione, compivano atti fraudolenti che, alterando la corretta e genuina procedura di sorteggio del direttore di gara valida per il campionato di calcio di serie A 2004/05 e quella per la designazione degli assistenti del direttore di gara erano finalizzati a predeterminare il risultato dell’incontro di calcio Juventus – Lazio 2-1, risultato perseguito anche mediante la designazione fraudolenta di una terna arbitrale (Dondarini direttore di gara, Baglioni e Alvino assistenti) adoperandosi Dondarini e Baglioni per il raggiungimento di un risultato comunque favorevole alla squadra di cui MOGGI e GIRAUDO erano i massimi dirigenti.

Come si evince dall’imputazione, dei sei imputati di questo episodio di frode sportiva, tre hanno optato per il rito abbreviato. Il processo ha quindi dato vita a due filoni separati che, in parallelo, si sono occupati delle stesse vicende basandosi, però, su un materiale probatorio leggermente diverso. Iniziamo, quindi, ad analizzare il procedimento più rapido, per trattare più avanti il rito ordinario.

Per quanto riguarda la posizione dell’arbitro Dondarini, la sua vicinanza al gruppo moggiano (pur non essendogli contestata l’appartenenza all’associazione per delinquere) – secondo il GUP – si fonda su una conversazione telefonica tra l’arbitro e il designatore Pairetto del 21 settembre 2004, in prossimità della partita Sampdoria – Juventus. La vicinanza di Dondarini al gruppo di Moggi avrebbe, quindi, nella prospettazione accusatoria (condivisa dal GUP), contribuito in maniera determinante a mettere in pericolo la regolarità della partita oggetto del capo F.

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Paolo Dondarini

Il giudice di appello corregge la valutazione del magistrato di primo grado – che aveva ritenuto Dondarini colpevole del delitto di frode sportiva – contestualizzando la telefonata, che è legata alla promozione di Dondarini ad arbitro internazionale. Inoltre, due giorni dopo la partita tra la Samp e la Juve, si registra un’altra telefonata tra Dondarini e Pairetto in cui i due riflettono sulla partita e dal tenore del dialogo emerge con evidenza che Dondarini concedeva il rigore alla Juventus in buona fede convinto che il rigore ci fosse (come ritenuto dal PM di Torino che stava procedendo per la presunta frode sportiva relativa alla partita Sampdoria – Juventus, in relazione alla quale, poi, richiedeva l’archiviazione).

Altro dato probatorio a carico di Dondarini è costituito dalla conversazione tra Pairetto e l’osservatore De Marchi, avvenuta sempre dopo Sampdoria – Juventus, in cui il designatore sollecitava l’interlocutore a dare a Dondarini un punteggio più alto per il suo arbitraggio e, nel corso della quale, De Marchi avrebbe riferito che, a fine partita, Moggi si sarebbe intrattenuto nello spogliatoio con Dondarini garantendogli che arbitrerà altre partite della Juve in trasferta: siccome in trasferta facciamo sempre tre a zero quando ci sei tu, adesso avvertirò a Pierluigi di mandarti sempreMa, come chiarito da De Marchi all’autorità giudiziaria di Milano (il cui verbale è stato acquisito a Napoli) fu lui stesso ad intrattenersi con Moggi, che gli riferì che avrebbe avvertito Pairetto di mandarlo a vedere le partite della Juve quando la squadra fosse impegnata in trasferta; infatti, fino ad allora, Dondarini aveva arbitrato solo una volta la Juventus (proprio a Genova contro la Samp) mentre De Marchi era stato presente anche alla prima partita di campionato della Juventus che vinse, a Brescia, proprio per 3-0.

La Corte d’appello ricorda, poi, la configurabilità del reato di frode sportiva nei confronti del direttore di gara (pag. 71 della sentenza Stanziola): laddove non vi sia prova che l’arbitro (o l’assistente) sia stato indotto, prima o dopo la designazione, a prendere decisioni volutamente sbagliate, è indispensabile accertare una condotta fraudolenta effettiva e univoca nella direzione della gara.

Il giudice, quindi, prende atto dell’inesistenza di censure tecniche al suo operato di arbitro (basandosi sui referti arbitrali e non sulle lamentele della Lazio come invece fatto dall’investigatore Auricchio): difatti, i referti degli osservatori arbitrali, con riferimento ad entrambe le gare incriminate (si parla anche di Chievo – Fiorentina, ndr) evidenziano la bontà tecnica della direzione degli incontri e aggiunge che nella specie non vi sono riscontri in merito al consapevole arbitraggio in mala fede da parte di Dondarini o alla disponibilità di quest’ultimo ad avvantaggiare una squadra anziché un’altra.

Per approfondire la posizione di Dondarini si rimanda a questo indirizzo del blog lavitaeleopinioni di Francesco Toscano.

Quanto alla posizione del guardalinee Baglioni, è direttamente il GUP ad assolverlo affermando che, seppure vi sia qualche elemento per sostenere la sua vicinanza al gruppo di Moggi tramite il legame con l’imputato De Santis, non se ne riscontra la piena congruità per affermare la responsabilità sia in relazione alle frodi sportive contestate che al delitto associativo (pag. 135 della sentenza De Gregorio).

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Antonio Giraudo

Passando, invece, alla posizione dell’imputato più importante del processo celebrato con rito abbreviato, Antonio Giraudo, in primo grado si afferma la sua partecipazione alla riunione del 2 dicembre in cui, secondo l’ipotesi accusatoria, si formarono gli accordi fraudolenti circa la composizione delle griglie e le assegnazioni delle terne arbitrali.

Il GUP, per dimostrare che l’incontro è effettivamente avvenuto, richiama una serie di telefonate tra Bergamo e la Fazi nonché tra Moggi e la moglie da cui si desume che oltre allo scambio di auguri e panettoni vi fossero altri argomenti da discutere. Si riporta, anche, l’intercettazione tra Moggi e la segretaria della Juventus, tale Alessia, dalla quale emerge che Moggi sapeva della designazione di Dondarini e dei nomi degli assistenti (le telefonate saranno richiamate in seguito). Si afferma, inoltre, che a riprova dell’avvenuto incontro ci sono anche i cellulari intercettati che agganciano le celle di Rivoli.

In relazione alla telefonata Moggi – Alessia, la sentenza di appello dichiara che il particolare non presenta particolare rilevanza atteso che dagli esiti complessivi dell’indagine è emerso che a quell’ora il sorteggio era già avvenuto ed erano noti gli accoppiamenti fra gare ed arbitri per la giornata di campionato.

La Corte d’appello non reputa che tali indizi provino l’alterazione delle griglie, condotta contestata a Giraudo, sebbene la concomitanza temporale della serata precedente incrociata con l’imminente sorteggio del 3 dicembre desti sospetti in tal senso. Ma le frasi (vaghe ed equivoche) di cui alle conversazioni intercettate non consentono di ricostruire l’ipotesi delittuosa nei termini prospettati dall’accusa… nessun concreto elemento vi è, infatti, che provi l’assunto dell’inserimento fraudolento del nominativo del Dondarini nella griglia, né di un sorteggio pilotato.

Il ricorso in Cassazione presentato dalla Procura generale di Napoli contro le assoluzioni di Giraudo e Dondarini, maturate in appello, è stato dichiarato inammissibile. I giudici romani hanno, quindi, ritenuto ben motivata la decisione della Corte distrettuale di Napoli e confermano, in questo modo, il fatto che non sia stata raggiunta la prova che, durante la cena, siano state composte le griglie arbitrali (in tal caso ci sarebbe stata una condanna, come avvenuto per il capo Q).

Passiamo, invece, ad analizzare le decisioni prese nel corso del processo celebrato con rito ordinario. In primo grado il Tribunale stima di poter affermare che siano stati acquisti elementi probatori sufficienti per condannare gli imputati Moggi, Bergamo e Pairetto poiché dal contenuto delle conversazioni telefoniche si ricava che i designatori fecero accedere Dondarini al sorteggio per quella griglia inserendo il gradimento di non legittimato a manifestarlo, Moggi, circostanza che sembra possa ricadere nella previsione della norma penale, potendosi decifrare la sia pur marginale potenzialità a incidere sulla partita. Gli imputati sono quindi stati ritenuti colpevoli sulla base della provata cena del 2 dicembre in cui – a differenza di quanto stabilito nel rito abbreviato – ci sarebbe la prova che si sia discusso di griglie arbitrali.

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Pierluigi Pairetto

Le prime intercettazioni menzionate in sentenza sono la già citata Pairetto – Dondarini (prog. 841 del 21 settembre 2004) relativa, come sappiamo, alla promozione dell’arbitro ad arbitro internazionale e la Pairetto – De Marchi, in cui l’osservatore afferma di aver dato il voto 8.425 a Dondarini e Pairetto insiste per un voto più alto (prog. 1045 del 20 settembre 2004). Ricordiamo che queste intercettazioni sono di due mesi antecedenti la partita oggetto del capo di imputazione…

Nel prog. 6014, tra Bergamo e la Fazi, si ha la prova dell’incombete incontro a casa Pairetto a Rivoli (insieme alle mogli). Dice Bergamo alla zarina: eh, domani vado all’altro “rendez vous”… a cena, a cena.

Nel prog. 5542, tra Moggi e la moglie, su domanda di quest’ultima se portare due panettoni alla cena, Moggi risponde: no, no (ride)… gli diamo altra roba, non ti preoccupare… loro più che panettoni… loro… e la moglie: ho capito, Luciano, non me lo dire, tanto più o meno lo so, eh.

Arriviamo finalmente al prog. 8781 (3 dicembre 2004, ore 11:53) tra Moggi e la segretaria Alessia, da cui emerge che a quell’ora Moggi conosceva già l’esito del sorteggio arbitrale e i guardalinee della partita Juventus – Lazio.

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Luciano Moggi

Alessia: Sì, allora, io ho gli arbitri di serie A e serie B.
Moggi: Non mi dica che noi… (ride)
Alessia: Dondarini! L’ha già saputo? E anche gli altri?
Moggi: Che Racalbuto sta a Reggio Calabria, che Pieri sta a Parma…
Alessia: Ah, già preso tutto? Allora io le comunico gli assistenti… più tardi?
Moggi: Se lei mi comunica Mitro e… da… mi comunica Baglioni, per esempio, ed Alvino
Alessia: Ma gli assistenti non sono usciti ancora
Moggi: Eh, ma io già glieli dico.

Il primo comunicato dell’ANSA sarebbe delle ore 12:04 (successivo alla telefonata incriminata) e, come si può verificare, è stato sicuramente ripreso da un forum di tifosi del Livorno alle 12:08. Inoltre, da diverse testimonianze, è stato accertato che il sorteggio iniziava alle 11:00 e durava circa 15-20 minuti ed erano presenti diversi giornalisti che in tempo reale informavano le redazioni degli esisti del sorteggio (motivazione che, come abbiamo visto, ha spinto il giudice d’appello del rito abbreviato a non dare peso a questa circostanza). Aggiungo (ma non l’ho potuto verificare) che l’avv. Prioreschi ha sostenuto, nel corso dell’arringa difensiva di primo grado, che la prima comunicazione dell’ANSA sull’esito del sorteggio fosse delle ore 11:21.

Segue il prog. 10159 (3 dicembre 2004, ore 16:12) tra Moggi e Baldas, in previsione del Processo del lunedì condotto da Aldo Biscardi.

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Fabio Baldas

Baldas: Senti, come mi devo comportare io, ci do dentro a Dondarini?
Moggi: Ti devi comportare… a Dondarini… no, no, no, di’ che ha fatto un buon arbitraggio… niente di particolare
Baldas: Va be’, poi sui rigori metteremo… diremo che, va be’, ci potevano anche stare però, insomma… che forse quello che c’era di più era quello su Ibrahimovic, l’altro mi sembrava un po’… no?
Moggi: E certo! Infatti tu metti che quello su Ibrahimovic era rigore e l’altro poca roba
Baldas: Certo, ecco, va bene; va bene, allora la faccio andare così; no, mi interessava… senti, a Tombolini gli do dentro un po’, no, sulla – inc. – non te ne frega niente?
Moggi: Sì, sì, no, discreto, discreto… no, non me ne frega niente

La Casoria conferma, quindi, che la cena a casa Pairetto è sicuramene avvenuta e sostiene, invece, che l’intercettazione al prog. 8781 del 3/12/2004 (Moggi – Alessia) è inequivocabilmente indicativa del fatto che a casa di Pairetto si sono comunque stabilite griglie e assistenti.

La sentenza d’appello del rito ordinario conferma, con motivazioni del tutto analoghe se non aggravate, la sentenza di primo grado e gli imputati Moggi e Pairetto presentano così ricorso in Cassazione (la posizione di Bergamo è invece stata stralciata in appello per una violazione processuale).

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La Cassazione accoglie il ricorso. Al punto 61, infatti, trattando la posizione di Pairetto, si legge:

Con riguardo alla imputazione sub F) la motivazione offerta dalla Corte di merito presenta vizi di manifesta illogicità che imporrebbero l’annullamento sul punto della sentenza impugnata con rinvio ad altra Sezione della Corte di Appello di Napoli per nuovo esame. Tuttavia la maturata prescrizione già rilevata dalla Corte territoriale osta a tale statuizione. Vanno, invece, annullate le statuizioni risarcitorie connesse al reato di cui al capo F).

Appare evidente alla Cassazione il vizio di travisamento della prova in riferimento ai contenuti della già citata conversazione intercorsa tra Dondarini e Pairetto il 21 settembre 2004 (quella dei 50 occhi ben aperti). Il travisamento si basa, inoltre, su elementi inoppugnabili di natura temporale che rendono del tutto inverosimile il riferimento alla partita oggetto dell’imputazione. Inoltre, con riferimento alla ipotetica condotta fraudolenta relativa alla formazione delle griglie, leggiamo:

61.5 Anche l’interessamento del MOGGI, ritenuto dalla Corte di merito elemento sintomatico sia della condotta fraudolenta inerente alla designazione dell’arbitro, sia del coinvolgimento in tale operazione del PAIRETTO, necessita di un approfondimento onde dimostrare che l’arbitro definitivamente sorteggiato fosse stato contattato ovvero dimostrare che gli arbitri fatti inserire nella griglia fossero tutti coinvolti nella compagine associativa: ma una tale indagine di fatto è preclusa dalla prescrizione dichiarata dalla Corte distrettuale…

Lo stesso concetto è ripetuto anche successivamente:

86.3 Quanto all’altro dato riguardante l’interessamento del MOGGI alla composizione della griglia arbitrale, per dimostrarne la sussistenza sarebbe necessaria una rinnovata valutazione in fatto da parte del giudice del merito in modo da poter verificare se effettivamente l’arbitro definitivamente sorteggiato fosse stato contattato, ovvero se tutti gli arbitri fatti inserire nella griglia fossero coinvolti nella compagine associativa, posto che è incompatibile la designazione in termini di probabilità di un arbitro connivente in quanto “amico” con una operazione fraudolenta volta all’alterazione del risultato.

86.4 La conclusione logica sarebbe dunque quella di un annullamento con rinvio precluso, però, dalla intervenuta e dichiarata prescrizione che stavolta prevale sul proscioglimento nel merito non essendo evidente la prova della insussistenza del fatto in riferimento al MOGGI. Va, però disposto l’annullamento delle relative statuizioni civili.

Allora, dato che abbiamo tutti gli elementi per accertare quello che chiede la Cassazione, sostituiamoci per un attimo alla Corte d’appello. Per dimostrare la sussistenza dell’interessamento di Moggi, relativo alle griglie arbitrali, presso i designatori bisogna verificare se l’arbitro definitivamente sorteggiato (Dondarini) sia stato contattato oppure se tutti gli arbitri inseriti nella griglia della Juventus siano coinvolti nella compagine associativa. Sono due verifiche talmente banali che mi chiedo perché non l’abbiano potuto accertare direttamente i giudici di legittimità. In relazione alla prima domanda, non essendo mai stato contestato a Dondarini alcun contatto diretto di qualsiasi tipo con Moggi (nemmeno tramite scheda svizzera), la risposta non può che essere negativa. Ancora più banale è la seconda: quanti sono gli arbitri ritenuti responsabili del delitto associativo dalla stessa Cassazione? Soltanto due: De Santis e Racalbuto. Dato che la prima griglia, valida per la 14° giornata di campionato, era composta da cinque partite (e quindi da cinque arbitri) la risposta non può che essere nuovamente negativa (le partite erano Fiorentina – Bologna, Inter – Messina, Juventus – Lazio, Parma – Milan e Reggina – Brescia; gli arbitri, rispettivamente, De Santis, Collina, Dondarini, Pieri, Racalbuto).

Sorgono, però, spontanee – sempre basandosi sui punti sanciti dalla Cassazione richiamati sopra – altre valutazioni in relazione ad altri capi di imputazione, precisamente il capo Q e il capo G.

  • Se è vero che non c’è prova del fatto che il 2 dicembre, a casa Pairetto, si sia discusso di griglie arbitrali (altrimenti la Cassazione non avrebbe confermato l’assoluzione di Giraudo e non avrebbe annullato le condanne di Moggi e Pairetto) perché lo stesso Pairetto è stato ritenuto responsabile del capo G? La frode al capo G sarebbe consistita nell’aver inserito fraudolentemente De Santis nella griglia della partita Fiorentina – Bologna (ma si sta parlando sempre della 14° giornata!). Scrivono, infatti, i giudici di legittimità al punto 40.3 della sentenza: l’episodio di frode sportiva di cui al capo G) riguarda la gara FIORENTINA-BOLOGNA terminata con il punteggio di 1-0 per la squadra toscana e, più in particolare, la condotta tenuta dall’arbitro DE SANTIS designato per quella gara, costituente inequivoco elemento dimostrativo degli accordi pregressi tra i designatori (nella specie il PAIRETTO) e il MOGGI (Dirigente della JUVENTUS) per inserire nella griglia un arbitro filo-juventinoNon c’è un’evidente incongruenza?
  • Quindi, dato che la cena è la stessa, c’è o non c’è la prova che si sia discusso di griglie? E, se anche vi fosse, avrebbe davvero senso condannare Pairetto due volte per la medesima condotta (capo F e capo G) e cioè per aver accettato di discutere di griglie con Moggi?

Infine, una breve parentesi sul processo sportivo celebrato nell’estate del 2006. I giudici dei vari gradi del processo sportivo ritennero provata l’ingerenza di Moggi sulla griglia prima della partita Juventus – Lazio, basandosi sulla cena del 2 dicembre e sulla telefonata con la segretaria Alessia, ma ritennero integrata solo la violazione dell’art. 1 (cioè la slealtà sportiva) del Codice di giustizia sportiva e non l’art. 6 (illecito sportivo).

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37 pensieri riguardo “Il capo F: Juventus – Lazio e tutte le incongruenze

  1. @Rug Grazie per il consiglio. È normale che chi si appresta a leggere queste cose per la prima volta faccia un po’ di fatica, ma non si può partire da zero in ogni articolo, altrimenti diventerebbe tre volte più lungo. Quanto ai due filoni l’ho specificato all’inizio: “Come si evince dall’imputazione, dei sei imputati per questo episodi di frode sportiva, tre hanno optato per il rito abbreviato. Iniziamo, quindi, ad analizzare il procedimento più rapido, per trattare più avanti il rito ordinario”. In ogni caso tu non dovresti avere problemi a capire quando scritto.

    Qualcosa da dire, invece, nel merito delle evidenti incongruenze della sentenza se paragonati ad altri capi di accusa? Non solo ci sono discrepanze tra i criteri scelti dai giudici delle due sentenze di cassazione (stessa sezione, tra l’altro…), ma ci sono pesanti incongruità anche all’interno della stessa sentenza di terzo grado di Moggi: la motivazione non è nemmeno coerente in sé, e stiamo parlando di una sentenza penale definitiva, non di un articoletto su un blog.

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  2. @Rug hai colto un punto, in effetti stiamo proponendo ormai degli articoli molto tecnici, che sono destinati a un pubblico di “specialisti”, ossia di gente che già conosce i punti-base della storia. Secondo me questo è necessario per potere ottenere qualche risultato con questi articoli, e intendo il risultato di capire cose che non sono state ancora capite (mi pare che ci siamo riusciti qualche volta); questo non potremmo farlo con articoli di divulgazione su cose ormai risapute. Personalmente preferisco questo tipo di qualità piuttosto che puntare sulla quantità di visite.

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  3. Vabbè allora intervengo sul merito io. Le incongruenze sono evidenti, se nemmeno Rug prova a difendere i giudici, ma gira al largo dal merito, direi che la questione è chiara.
    Io aggiungerei ancora un’altra cosa sul mitico incontro conviviale del 2 dicembre, e sulla possibilità che si sia parlato di griglie. Quando venivano elaborate le griglie? Il sorteggio si svolge il 3 mattina, quindi io reputo del tutto improbabile che ancora il 2 sera ci sia in ballo la composizione delle griglie. Non so se agli arbitri venisse comunicato in anticipo in che griglia sarebbero andati, prima del sorteggio, cosa che non mi sorprenderebbe; ma in ogni caso, possiamo utilizzare alcune telefonate per capire quando si svolge la riflessione sulle griglie da parte dei designatori.
    Abbiamo discusso di recente della grigliata Bergamo – Meani prima di Juventus – Milan del 18 dicembre 2004; il sorteggio per quella giornata si svolge il 17, e Bergamo e Meani concordano la griglia il 9 dicembre, otto giorni prima del sorteggio. Questo è un caso eclatante.
    Grigliata famosa tra Moggi e Bergamo, notte tra l’8 e il 9 febbraio 2005, il sorteggio si svolge l’11 febbraio.
    Secondo me è assurdo pensare che le griglie le stabilissero la sera prima.

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  4. In un processo dove si dovrebbe condannare solo se uno è colpevole al di là di ogni ragionevole dubbio ci sono incongruenze macroscopiche. Non oso pensare cosa potrebbe accadere nel civile. Tirando la moneta nel più classico dei testa e croce avremmo pari probabilità di correttezza del verdetto.

    “…e stiamo parlando di una sentenza penale definitiva, non di un articoletto su un blog.”
    Amen.

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  5. Ma….. premettendo che, come più volte sostenuto, il processo sportivo è stato meglio di quello penale sotto molteplici aspetti, forse anche i nostri articoletti frutto di riflessioni oramai decennali sono meglio delle sentenze, non crediate che i giudici abbiano analizzato solo calciopoli come noi, la Casoria, per fare un esempio, aveva più udienze nello stesso giorno e forse ha avuto anche altre date in cui non ha presieduto al processo calciopoli ma ad altri processi mentre era in corso il processo Calciopoli

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  6. Anche noi abbiamo altro da fare, e credo più della Casoria e compagnia bella. In ogni caso prima di emettere una sentenza bisognerebbe almeno controllare 1) che sia coerente 2) che eventuali condanne o assoluzioni per determinati capi di imputazione reggano anche quando li si inserisce nel contesto generale della vicenda 3)che non si siano scritte fesserie evidenti.

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  7. Quello che voglio dire, Rug, è che se si applicano i criteri stabiliti per questo capo di imputazione cadono anche Fiorentina – Bologna e Juventus – Udinese… e resta ben poco di Calciopoli.

    Sarei curioso di sapere, però, se i comunicati che uscivano dopo il sorteggio o se durante il sorteggio venivano comunicati anche gli assistenti, che Moggi dimostra conoscere quando parla con Alessia. E, pur condividendo l’intervento di Francesco, non escluderei che il duo abbia comunicato a Moggi i guardalinee la sera prima (e non ci vedo niente di male, anche Facchetti sapeva di Ivaldi e Pisacreta con anticipo, se invece ne hanno discusso è peggio).

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  8. Infatti io non ho ben capito dove c’è stato il passaggio tra la certezza che ci sia stata la cena (parlando anche di arbitri) e l’assunto che in quella cena Moggi/giraudo abbiano fatto specifiche richieste e queste siano state in buona sostanza accettate come si converrebbe tra associati.

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  9. I sodali si ritrovano per fare le loro porcate e lasciano tutti a casa il calendario delle partite? Pare abbastanza forzata come cosa. Tra l’altro preparare griglie a lungo termine aveva poco senso. Si sarà certamente discusso e magari Moggi avrà pure espresso preferenze ma se non siamo certi che i designatori abbiano soddisfatto le richieste non c’è frode, almeno non secondo l’interpretazione che hai dato tu della frode nel penale.

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  10. @Rug Pairetto chiamò il figlio per chiedere le partite durante la cena del 21 settembre, non c’entra niente con questa cena.

    @Bjh

    Secondo l’appello di Giraudo c’è prova della cena, ma non che si sia discusso di arbitri; “il particolare (Moggi che sapeva già le designazioni) non presenta rilevanza perché a quell’ora gli esiti erano già noti”. Per questo, essendoci una spiegazione alternativa, il giudice assolve Giraudo.

    Secondo l’appello di Moggi, c’è stata la cena e hanno parlato di griglie, e si basano sempre sulla Moggi – Alessia per dirlo.

    La Cassazione conferma la decisione su Giraudo dicendo che non c’è prova che si sia discusso di griglie.

    La stessa Cassazione, lo stesso giorno, annulla la condanna prescritta di Moggi e Pairetto in appello e aggiunge che per frodare devi mettere in griglia tutti associati (cosa impossibile perché gli arbitri associati sono solo due e la griglia è minimo di tre) perché “è incompatibile la designazione in termini di probabilità di un arbitro connivente in quanto “amico” con una operazione fraudolenta volta all’alterazione del risultato”. E quest’ultima affermazione smentisce categoricamente la condanna per la grigliata Moggi – Bergamo.

    Che ci siano state richieste da parte di Moggi durante la cena non si può dire, secondo me. Non c’è nemmeno un indizio. Al massimo si può dire che Bergamo e Pairetto comunicano a Moggi la griglia e gli assistenti con anticipo, ma una diretta influenza di Moggi sui designatori a me sembra indimostrabile (e lo confermano le sentenze). Mi sembra scontato che date queste premesse, in caso di appello-bis Moggi e Pairetto sarebbero stati assolti.

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  11. Inoltre non mi pare che nemmeno nella famosa grigliata di cui al capo Q ci siano state “richieste” di Moggi, ma un semplice confronto di griglie. Tanto è vero che Bergamo dice “e Rodomonti al posto di Tombolini?” e Moggi dice che va bene. Indebita ingerenza sì, condotta fraudolenta no. Mi sembra peggio Meani che impone Puglisi a Mazzei. Moggi e Bergamo, oggettivamente, fanno una cosa da punire sportivamente perché c’è giustamente la questione etica… ma Moggi non impone niente a nessuno, anzi, accetta serenamente Rodomonti al posto di Tombolini.

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  12. @felixarp distingui giustamente guardalinee e arbitri. Gli arbitri venivano sorteggiati, al massimo Moggi il 2 sera secondo me poteva sapere in anticipo quale sarebbe stata la composizione della griglia decisa dai designatori; ma comunque, sinceramente non so bene come funzionasse, però non penso che fosse un segreto, cioè non penso che si arrivasse alla mattina del sorteggio con le griglie segrete nella mente di Bergamo e Pairetto, e ignote a tutti gli altri, io penso che i diretti interessati lo sapessero, così come i dirigenti delle squadre che chiamavano i designatori ne venivano informati (mi ricordo pure una Bergamo – Facchetti, “abbiamo fatto una griglia di tutti internazionali”, ecc.).
    Per quanto riguarda i guardalinee invece il discorso cambia, perché non venivano sorteggiati, ma designati, e soprattutto venivano accoppiati alle partite prima che si svolgesse il sorteggio; anche qui, mi ricordo che nella Mazzei – Facchetti su Collina e la griglia da modificare per farlo sorteggiare più facilmente Mazzei gli dice già quali sarebbero stati i guardalinee della partita; anche Bergamo a De Santis quando capita accoppiato con Cennicola “se avessi saputo che sorteggiavano te non l’avrei mandato a Lecce”, ecc., quindi i guardalinee erano già decisi prima del sorteggio arbitrale, al massimo dopo il sorteggio facevano qualche ritocco, non so. Che Moggi sapesse i guardalinee perciò, se la sera prima aveva visto i designatori, non è strano, sicuramente gliel’avranno detto in quell’occasione. Che l’abbiano decisi insieme? Può anche essere, come può anche non essere, non abbiamo nessun elemento per dirlo. Quindi credo che una sentenza, in mancanza di prove, si dovrebbe concludere che non li hanno decisi insieme.
    Io ripeto quello che ho detto più volte, ossia che queste cene non avevano come argomento principale le griglie e gli arbitraggi, ma la politica federale, il dibattito elettorale in corso, e il futuro destino degli stessi designatori; poi che si finisse pure per parlare di arbitri penso sia inevitabile, ma pensare che dovessero organizzare una cena tutti insieme per fare la griglia di un Juventus – Lazio fa un po’ ridere, come cosa.

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  13. Curiosità. Mi sto rilassando un momento in biblioteca leggendo Il pallone lo porto io, libro di memorie di Moggi uscito nel 2014. Riferimenti a Calciopoli ce ne sono pochi e abbastanza vaghi. A p. 66 però sta scritto: “riunioni, definite segrete, con il capo degli arbitri e i due designatori: tanto segrete che erano presenti le mogli e, addirittura, un fantomatico mago”. Un mago? Mai sentita prima questa cosa.

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  14. Alle riunioni partecipavano Moggi, Giraudo, Bergamo, Pairetto, Lanese e Mazzini (e eventuali mogli), no? Mai sentito parlare del mago… Herrera?! 😀

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  15. In realtà non partecipavano sempre tutti a tutte le riunioni, perché secondo me non erano degli appuntamenti fissi. A quello sotto Natale per esempio non c’è Bergamo, e credo che la cosa fu fatta alle sue spalle, tanto che lui teme che Pairetto e Lanese vogliano tagliarlo fuori dal posto di designatore. La cosa del mago mi ha incuriosito. Non sarebbe la prima volta che Moggi racconta delle cose un po’ a casaccio; però chissà.

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  16. 21 settembre 2004: Giraudo, Moggi, Bergamo, Pairetto
    2 dicembre 2004: Giraudo, Moggi, Bergamo, Pairetto (e mogli)
    21 dicembre 2004: Giraudo, Moggi, Pairetto, Lanese
    8 febbraio 2005: Giraudo, Moggi, Pairetto, Lanese
    17 febbraio 2005: Giraudo, Moggi, Pairetto, Lanese, Mazzini
    23 marzo 2005: Moggi, Lanese, Pairetto
    30 aprile 2005: Giraudo, Moggi, Pairetto, Lanese
    14 maggio 2005: fratelli Della Valle, Mencucci, Bergamo, Mazzini (Villa La Massa)
    21 maggio 2005: Giraudo, Moggi, Bergamo, Mazzini

    Non sono mai presenti tutti insieme e quando è presente Mazzini direi che si parla sicuramente di politica federale (elezioni di Galliani e Carraro) o di “salvataggio della Fiorentina”. Ho più dubbi su quelle di settembre, dicembre, marzo e aprile.

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  17. Ovviamente Pairetto vive a Torino, come Giraudo e Moggi, quindi è ovvio che per vicinanza geografica si potessero vedere abbastanza facilmente. Casomai la cosa veramente interessante è che Lanese, messinese, andasse abbastanza spesso a Torino per le cene con Moggi, Pairetto e Giraudo.
    Bergamo – Mazzini del 10 febbraio (prog. 26618):
    Bergamo: se Lanese viene a Torino a parlà con voi e Massimo De Santis sparge la voce che Lanese è andato a Torino perché l’anno prossimo farà il commissario perché vedrà Abete, e quindi noi… anzi farà il commissario con Pairetto… e noi andiamo in difficoltà, ma non è che andiamo noi in difficoltà, vado in difficoltà io perché è chiaro che sono io il trombato!
    Altrettanto chiaro mi pare che gli intrighi riguardassero la distribuzione dei posti di potere per l’anno (gli anni) successivo, e non fare le griglie.
    Più che altro non capisco bene che gioco faccia Moggi: vede Lanese e Pairetto, però poi coltiva anche il rapporto con Bergamo. Solo due volte sono presenti Bergamo e Pairetto insieme alle cene. I due non si amavano granchè in realtà. Però a quella del 2 dicembre, per tornare all’argomento specifico di questo pezzo, ci sono entrambi; e non c’è Lanese.

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  18. Se dovevano far le griglie bastava il telefono.
    Certo che pure loro non è che abbiano fatto molto per salvare le apparenze èh? Pairetto faceva prima a trasferirsi a casa Moggi o viceversa.

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  19. Sette cene nel corso di una stagione sono tante o poche? Non so. Certo sarebbe stato meglio evitarle, ci mancherebbe. Il bello poi è che al momento della scelta dei due designatori Bergamo era stato quello voluto da Juve e Milan (con l’Inter sempre al guinzaglio), mentre Pairetto era stato preteso da Sensi insieme alle altre delle “sette sorelle”. Quindi manco l’aveva voluto, Moggi, come designatore. Perchè la Roma e le altre squadre del sud non seppero trovare altro che un torinese per rappresentarle, io non lo so.
    Mi ricordo che venne fuori al processo che c’era già un rapporto di amicizia tra Moggi e il padre di Pairetto, Antonio, cui è pure dedicata la sezione arbitrale di Nichelino, era uno storico aderente dell’AIA anche se credo facesse soprattutto l’osservatore arbitrale. Morì proprio all’inizio del 2005, mi ricordo che ci sono telefonate in cui si dice che Pairetto era scosso per la morte del padre. Moggi praticamente era dagli anni ’60 che girava l’Italia per il calcio, quindi avrà avuto degli amici e dei nemici, ma difficilmente persone che stavano nel calcio e che non erano mai venute a contatto in qualche modo con lui.

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  20. Non credo che altri dirigenti di altre società abbiano incontrato i designatore così spesso. Ricordo solo la questione Della Valle (due-tre incontri) e Facchetti con Bergamo (una volta). Sicuramente è inappropriato, però che abbiano sicuramente commesso dei reati non lo penso. Tra deontologicamente scorretto e condotta fraudolenta c’è un bel margine di azione. Però mi sembra ovvio che possano anche aver parlato di arbitri e griglie, a volte.

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  21. Bergamo mi pare abbia dichiarato che a casa sua il dirigente che c’era stato di più fosse Facchetti (presumo durante le trasferte dell’inter da quelle parti) e non credo avesse alcun interesse a mentire. Penso fosse candidamente ritenuto normale andare a cena/pranzo con un designatore anche perchè i due designatori ce li avevano messi le squadre in tale ruolo ed erano considerati un po’ valvole di sfogo. Visto l’ambiente calcio credo che l’equivoco fosse inevitabile e probabilmente nel 99% dei casi non c’è stato alcun intento fraudolento. Cosa assai diversa erano i rapporti diretti con arbitri e guardalinee. Quelli non avevano alcuna ragion d’essere e non possono trovare alcun tipo di giustificazione
    Per gli incontri “eccessivi” intendevo dire che è strano che uno che abbia messo su una rete segreta di comunicazione poi non faccia nulla per nascondere incontri così regolari. D’altro canto sapendo che la juve è sempre sotto i riflettori, Giraudo e Moggi avrebbero dovuto evitare ste riunioni ancor più che se fossero stati dirigente di altre squadre. Invece sono al primo posto in questa classifica.

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  22. Allora, aggiungo qualche postilla perché sono in Biblioteca Nazionale e impiego qualche scampolo di tempo per leggere il libro che Moggi pubblicò nel 2007, Un calcio nel cuore.
    Sulla telefonata con Alessia e i sorteggi (p. 40):
    “Il nome dell’arbitro era già stato sorteggiato e io lo sapevo, conoscevo già anche i nomi degli assistenti che venivano decisi in genere tra le 11.30 e le 11.35. Uno dei segretari AIA mi aveva già comunicato su mia richiesta telefonica i nomi. Ho tenuto in sospeso la segretaria soltanto per divertirmi”.
    Interessante e non improbabile. Non so bene chi fossero i segretari AIA (Martino era segretario CAN che è diverso), mi ricordo solo il nome di un certo Sciascia che viene menzionato qua e là.

    Su Bergamo (p. 33):
    «Tra me e Bergamo, poi, c’era un rapporto trentennale di confidenza e di amicizia. Lo conoscevo da quando lui arbitrava in serie C e io andavo sui campi di periferia a scovare i giovani talenti. Lui è di Livorno, io della provincia di Siena: maledetti o benedetti toscani. Siamo cresciuti assieme nel calcio, l’amicizia si è allargata anche alle famiglie. Per il palio di Siena, ogni anno, Bergamo veniva a casa mia».
    Riunioni conviviali anche in occasione del palio di Siena. Parlavano di griglie? 😉

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  23. Però questa telefonata non è saltata fuori… ma resta il fatto che anche se l’avesse saputo con anticipo da Bergamo e Pairetto non ci sarebbe frode, come non c’è per Facchetti che sa in anticipo di Ivaldi e Pisacreta in Inter – Juventus… il problema sarebbe se l’hanno concordato o se Moggi l’ha imposto, cosa di cui non possiamo essere certi.

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  24. Già, ci avevo pensato pure io: strano che se c’è questa comunicazione telefonica non sia saltata fuori, anzi non ci sono proprio telefonate di Moggi con un segretario dell’AIA nell’inchiesta… strano a meno che non avesse una svizzera, ce ne sono tante non attribuite.

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