La posizione processuale di Mariano Fabiani

Angelo Mariano Fabiani è uno dei molteplici imputati del processo penale di Calciopoli, svolto a partire dal 2009 nelle aule del Tribunale di Napoli. Nel 2004/05, stagione a cui si riferiscono le accuse, ricopre la carica di direttore sportivo del Messina, dove è arrivato nell’estate del 2003. Dopo aver ottenuto un ottimo settimo posto in Serie A nel 2004/05, con il neopromosso Messina, passa al Genoa, che nel frattempo è retrocesso in C1 a causa dell’illecito sportivo riguardante la partita Genoa – Venezia. Nell’estate del 2006, quando scoppia lo scandalo, il nome di Fabiani non compare sui giornali: si parlerà di lui, per la prima volta, più o meno un anno dopo. Fabiani è infatti coinvolto in questa storia a causa della scoperta e della ricostruzione dei tabulati delle schede svizzere attraverso le quali, insieme a Moggi, avrebbe colloquiato con diversi arbitri. Le sue utenze telefoniche italiane non sono state sottoposte a intercettazione telefonica da parte dei carabinieri, cosa che ci avrebbe permesso di conoscere molti più dettagli. La sua storia rimane, perciò, strettamente ancorata alle schede svizzere.

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Mariano Fabiani

Le accuse nei suoi confronti sono di associazione a delinquere (capo A) ma anche di frode sportiva. Per la precisone la pubblica accusa contesta ben sei ipotesi di frode che riguardano le seguenti partite del campionato di Serie A del 2004/05:

  • Siena – Juventus (capo C)
  • Juventus – Chievo (capo D)
  • Juventus – Milan (capo M)
  • Messina – Parma (capo P)
  • Siena – Messina (capo R)
  • Reggina – Messina (capo A1)

A processo – per dimostrare la sussistenza di queste specifiche sei frodi sportive – l’accusa ha portato come prova soltanto il dato dei contatti diretti tra Fabiani e i vari direttori di gara delle partite incriminate nei giorni precedenti i match. Si parla quindi di contati riservati con Bertini prima di Siena – Juve, Juve – Milan, Messina – Parma e Siena – Messina, di contatti riservati con Pieri, arbitro di Juve – Chievo, e di contatti riservati con il guardalinee Ambrosino prima di Reggina – Messina. Come ben sappiamo, purtroppo, i contenuti delle conversazioni avvenute sulla linea svizzera non sono stati captati dagli inquirenti e rimangono, quindi, ignoti.

Le schede attribuite dagli inquirenti a Fabiani, con ragionevole certezza, sono due: 751 e 584 i finali dei due numeri svizzeri a lui associati. Proponiamo una breve analisi della 751 che ha prodotto traffico dal 23 ottobre 2004 all’8 aprile 2005. Per attribuirla, gli inquirenti si sono basati in primo luogo sul dato delle celle telefoniche maggiormente agganciate dall’utenza, che in questo caso sono celle della città di Roma Primavalle e di Messina (che risultano essere città frequentate da Fabiani). Il 7 novembre 2004 la scheda aggancia una cella di Bologna e il Messina gioca proprio a Bologna; una settimana dopo il Messina gioca a Udine e la scheda aggancia una cella di Gorizia (a circa 50 km di distanza da Udine); quando il Messina gioca in casa risultano spesso agganciate celle di Messina e, inoltre, la scheda aggancia celle di Roma, Verona e Siena in prossimità delle trasferte del Messina in queste sedi. Con queste due schede Fabiani ha contattato altri telefoni svizzeri che sono stati attribuiti (seguendo sempre lo stesso metodo) a Moggi, Ambrosino, Paparesta, Dattilo, Bertini, Racalbuto, Pieri, Cassarà e Gabriele.

Passando all’analisi delle frodi sportive contestate, i capi C, D, P, R e A1 sono stati ritenuti insussistenti già in primo grado: l’assoluzione è arrivata con la formula perché il fatto non sussiste. Per il capo M, invece, in primo grado l’assoluzione di Fabiani è arrivata con la formula per non aver commesso il fatto vedendo, invece, Moggi e Bertini condannati (ma poi definitivamente assolti in Cassazione). La logica che sta alla base delle assoluzioni, condivise in secondo luogo dalla Corte d’appello, è sempre la stessa: i soli contatti riservati tra il dirigente di una società e il direttore di gara in prossimità di una partita (unico elemento probatorio portato dall’accusa) non sono sufficienti per arrivare a sentenza di condanna in assenza di telefonate in chiaro che corroborino il quadro accusatorio. Il quadro indiziario, seppur faccia nascere forti sospetti e dubbi, non è sufficiente: non si può escludere che nell’occasione i contatti si limitarono ai convenevoli.

Per quanto riguarda l’accusa di associazione a delinquere (capo A), il Tribunale ha ritenuto che, in assenza di provate condotte fraudolente in relazione alle singole partite, venga meno anche la prova dell’effettivo contributo dell’imputato al sodalizio moggiano. Senza commessione di reati-fine non ci sarebbe, quindi, nemmeno la responsabilità in relazione al reato associativo: questa la tesi dei primi giudici.

Contro le assoluzioni di Fabiani i pm presentano appello e la sentenza di secondo grado conferma, come anticipato, tutte le assoluzioni relative alle frodi sportive. Cambia, invece, la valutazione relativa al capo A, per il quale l’appello della procura è stato accolto.

La Corte d’appello stabilisce la mera partecipazione di Fabiani nell’associazione a delinquere: la sentenza di primo grado avrebbe – infatti – sminuito il contributo offerto dall’imputato alla struttura associativa. Fabiani è definito come il factotum di Moggi, come colui che lo segue in quasi ogni attività tanto da avere addirittura un ufficio presso la sede della Juventus (nonostante fosse ds del Messina) ed è colui che ha accompagnato Moggi a Chiasso, presso il negozio di De Cillis, per acquistare le schede svizzere poi consegnate ad arbitri ed altri soggetti da coinvolgere nel cosiddetto sistema Moggi; inoltre, Fabiani è presente al famoso incontro con Paparesta padre a Napoli, occasione in cui viene consegnata a Paparesta una scheda riservata in cui gli unici numeri memorizzati in rubrica erano quelli svizzeri di Moggi e Fabiani (quest’ultimo da contattare nel caso il primo non fosse raggiungibile); Fabiani è, infine, colui che più di ogni altro ha utilizzato la tessera straniera e che contatta, al pari di Moggi, gli arbitri sopra menzionati. Da notare che a differenza del dg della Juve, Fabiani ha contatti solo con direttori di gara o guardalinee, ma non con i due designatori Bergamo e Pairetto.

A parere dei secondi giudici, non ha importanza che non siano provati coinvolgimenti di Fabiani in condotte di frode sportiva, dato che queste non erano l’unico fine del sodalizio. È ritenuto anomalo che Fabiani fosse presente in quasi tutte le occasioni significanti per l’associazione a causa del solo legame di amicizia con Moggi e che non abbia invece avuto un ruolo di supporto per il predetto e anche all’intera struttura associativa; va, infine, ricordato che il Moggi e il Fabiani condividevano anche interessi economici legati alla gestione di alcuni calciatori.

Il Fabiani non agiva senza l’apporto diretto del Moggi ed in ciò si distingue il suo ruolo, sicuramente meno rilevante, rispetto ai designatori ed al Mazzini: egli era ben consapevole sia della sussistenza del sodalizio (era in possesso di due schede) che del proprio apporto allo stesso ed in tale ottica consentiva di farsi contattare al posto del Moggi proprio sulle utenze riservate.

Accogliendo l’appello dei pm, è stata annullata l’assoluzione di primo grado realtiva al delitto associativo e la posizione di Fabiani è stata ritenuta prescritta (essendo passati più di 7 anni e mezzo dalla commissione del reato di associazione a delinquere). Fabiani non ha presentato ricorso in Cassazione.

Nel 2008 si è svolto un procedimento sportivo nei confronti di Moggi, Fabiani e gli arbitri in possesso di scheda straniera: l’accusa era di aver violato l’art. 1 (ossia i doveri di lealtà, probità e correttezza) del Codice di giustizia sportiva. La violazione di Fabiani sarebbe consistita nell’aver costituito, insieme a Moggi, un sistema di comunicazione riservato per interloquire con alcuni fischietti (Racalbuto, Pieri, De Santis…). La Commissione nazionale disciplinare determina una sanzione di 4 anni di inibizione nei confronti di Fabiani (decisione confermata dalla Corte di giustizia federale pochi mesi dopo).

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8 pensieri riguardo “La posizione processuale di Mariano Fabiani

  1. Da questo si evince che il mero contatto in sede sportiva è solo violazione dell’art. 1, per farlo diventare articolo 6 bisogna sentire quello che si dicono, in sede penale invece è interessante la posizione per cui, se stava sempre insieme a Moggi e contattava gli arbitri per lui, qualcosa la doveva fare pure lui anche se di preciso non si sa bene cosa per cui comunque c’è la partecipazione al sodalizio anche se non si sa quali reati fine abbia commesso atteso che ne abbia commesso qualcuno.

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  2. Ecco, lo scrivo qui prima che mi dimentichi, questa cosa mi è venuta in mente leggendo e non mi ricordo se abbiamo mai affrontato la questione:
    1) Quante e quali telefonate in chiaro ci sono tra Moggi e Fabiani?
    2) Ci sono telefonate svizzere tra Moggi e Fabiani?

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  3. 1) Telefonate in chiaro non ne avevi evidenziate tu una in un articolo sulle origini di Calciopoli? Comunque mi sembra di ricordare che ce ne siano ma non sono mai state troppo attenzione.
    2) Sì, con le schede svizzere si parlano. Dopo la partita di Reggio arbitrata da Paparesta inizialmente Moggi riceve la telefonata da Paparesta e poi, credo, subito dopo da Fabiani e dice: “tu adesso parla almeno con Paolo e poi tieni i rapporti te”. Potrebbe anche essere Giraudo…

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  4. No, no, Giraudo no. Almeno stando agli atti processuali Giraudo non era in possesso di scheda svizzera. In quella telefonata ho il dubbio se Moggi parlasse con Giraudo o con Fabiani. Perché supponendo che fosse Giraudo la telefonata sarà avvenuta su linea italiana e dovrebbe esserci l’audio completo dell’intercettazione ma quando dice “parla con Paolo e poi tieni i rapporti te”… boh, io non so se Giraudo tenesse rapporti con Bergamo e Paparesta… forse avrebbe più senso pensare che Moggi stesse parlando con Fabiani (che terrebbe i rapporti con Gianluca Paparesta come risulta da scheda svizzera)… ma “parla con Paolo”? Fabiani, l’ho scritto nell’articolo, non contatta mai designatori ma solo arbitri… non saprei bene se era Giraudo o Fabiani… avessimo i tabulati…

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  5. In effetti non è facile capire con chi stesse parlando Moggi quando dice quella frase, non saprei.
    La domanda l’avevo fatta perché noi diamo per scontato che Fabiani fosse il factotum di Moggi, e tutto quello che faceva lo faceva in nome e per conto di Moggi. Ma siamo sicuri? Io infatti l’idea che mi sono fatto di Moggi è che fosse uno che si impicciava personalmente di tutto, non uno che delegava. Per cui questa cosa che lui delega i rapporti con gli arbitri a Fabiani non l’ho mai capita. E poi, la cosa ha senso come la fanno Galliani – Meani; il secondo e solo lui ha rapporti diretti con arbitri, e poi quando serve riferisce al primo. Ma se gli arbitri potevano parlare direttamente con Moggi, a che serviva che parlassero pure con Fabiani? Per cui spesso ho coltivato l’idea che Fabiani potesse avere anche dei giri e degli affari suoi, indipendenti da Moggi. Certo, l’avessero intercettato ne sapremmo di più. Di sicuro se fosse esistita anche una sola intercettazione in chiaro sospetta tra Moggi e Fabiani, avrebbero cominciato a intercettare anche lui, se non l’hanno intercettato mai vuol dire che in chiaro non c’è nulla di sospetto su di lui.

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