Tutte le barzellette su Totti

tottiTotti e Del Piero stanno facendo un compito. Dopo aver consegnato, Totti chiede a Del Piero: “Come è andato il compito?”. Del Piero risponde: “Male, l’ho consegnato in bianco!”. E Totti: “Pure io! Ora pensano che abbiamo copiato!”.

In attesa di eventi più importanti su cui sono già proiettato con la mente e con il cuore, difficile restare indifferente, da appassionato, davanti alle immagini del saluto romanista a Francesco Totti. Un tema che comunque, anche se della Roma non sono, mi stimola una serie di riflessioni che possono opportunamente interrompere il silenzio di questo blog, e spezzare il mio personale “silenzio stampa” di opinioni juventine.

Comincio subito dicendo che sono allergico alla retorica sulle bandiere rimaste sempre nella stessa squadra; anche perché parliamo in genere (e questo caso non fa eccezione) di giocatori rimasti sempre nella stessa squadra con contratti milionari, e una grande attenzione nel curare i propri interessi al momento di rinnovarli. E poi, la bandiera corre sempre il rischio di considerarsi più importante della squadra, e questo è sempre un problema, nel calcio. Non credo che avere una bandiera sia qualcosa di esclusivamente positivo, per intenderci. Anzi, a essere sincero mi mette a disagio, come quegli altri elementi che avvicinano il calcio al mondo militare: l’onore della maglia, la difesa della città, l’offesa per il tradimento. Viva i calciatori che cambiano squadra, allora, a ricordarci che stiamo parlando pur sempre di un gioco, non di una guerra tra bande.

C’è un’altra retorica che trovo insopportabile e che dilaga in questo momento, ed è quella che porta a proclamare la fine del calcio, la fine dei sentimenti, la fine della poesia, della fantasia, ogni volta che si ritira un giocatore importante. Il calcio di una volta non tornerà più. Ma una volta quando, di preciso? Sono antinostalgico, del resto, lo sapete. Il calcio non finisce mai, fatevene una ragione. Cambia, come tutto cambia, ma nello stesso tempo resta sempre uguale, come tutto resta sempre uguale. Il futuro ci riserva nuovi sentimenti, nuova poesia, nuova fantasia; ce li propone già il presente.

Partendo da queste basi, come commentare l’addio di Totti da non romanista, restando immune dal “servo encomio” di chi ne ha fatto un re, e dal “codardo oltraggio” di chi vorrebbe limitare il ricordo della sua carriera a gesti censurabili come sputi e fallacci?

Le stesse scelte di vita e di carriera di Totti l’hanno portato ad essere tutto per i romanisti, e poco per tutti gli altri. Per me, questo poco (poco, rispetto a quello che è Totti per i romanisti, non in assoluto) è legato soprattutto a due calci di rigore tirati e segnati con la maglia della Nazionale. Uno, folle e geniale, con l’Olanda a Euro 2000, a nobilitare una delle sfangate più clamorose della storia del calcio.

L’altro, freddo e spietato, con l’Australia al Mondiale 2006, al servizio di una squadra più solida che fantasiosa, in cui Totti era solo uno dei tanti, e gli uomini simbolo dell’impresa furono casomai Buffon e il Pallone d’Oro Cannavaro.

Il resto sono tanti gol e tante giocate sopraffine al servizio della Roma, che ho potuto ammirare restando distante, mentre i tifosi romanisti si emozionavano. Le ho ammirate, ci mancherebbe; anche se ormai devo fare uno sforzo di memoria per ricordare i momenti più spettacolari, e la sensazione è che il calcio sia già passato avanti, rispetto all’epoca di Totti, senza aspettare le scelte di vita del “Capitano”.

Le classifiche individuali dei calciatori più forti, del tipo era meglio Baggio, era meglio Del Piero, era meglio Totti, non hanno nessun senso, e sono esposte, come è giusto che sia, al predominio della soggettività. L’unico criterio veramente oggettivo, l’unico che conosco, sono le vittorie. Ma sarebbe crudele, e anche ingiusto, misurare la carriera di Totti sulla base dei trofei vinti. È stato forte, è stato uno dei campioni di cui ho potuto ammirare le gesta da appassionato di calcio, e questo basti. È stato amato, e anche questo basta a definirne la carriera e la storia. Non posso condividere tutti i sentimenti dei tifosi romanisti, ma li capisco e non mi permetto di ironizzare su di loro; pure io mi ricordo dov’ero e tutto quello che ho fatto il giorno dell’addio di Del Piero, che pure è stato per gli juventini una cosa ben diversa rispetto a quello che è stato Totti per i romanisti.

Piuttosto, qualcosa vorrei dire sul lato più ironico e spettacolare di Totti. Quello degli spot, degli sfottò, delle barzellette. Quello me lo ha fatto trovare istintivamente simpatico. E però, ancora una volta, da esterno. Mi è piaciuto proprio perché si trattava del giocatore di un’altra squadra, e probabilmente sarei inorridito se fosse stato uno juventino a pubblicare la raccolta delle barzellette su sé stesso. Oltretutto quelle barzellette, quasi tutte incentrate sulla “simpatica” ignoranza di Totti, hanno contribuito a diffondere quella visione totalmente deleteria dell’ignoranza come cosa genuina e quindi positiva che oggi domina, ahimè, la rappresentazione del calcio nell’era dei social. L’autoironia è un bene; e in questo senso gli spot in cui gioca, in sostanza, sulla centralità del calcio nella sua vita, sono davvero riusciti.

Non mi dispiacerebbe vederlo vivere nuove sfide nel mondo dello spettacolo. Ma spero si ricordi sempre che è stato un uomo di talento in un particolare ambito delle attività umane, non un ignorante di successo.

Perché alla fine la bandiera, il calcio che non c’è più, l’ottavo re di Roma, vi ho purgato ancora, sono tutte barzellette più o meno divertenti, destinate all’oblio. La qualità e il talento sono la cosa più preziosa che Totti ha donato al calcio, tutto il calcio. Sono queste le cose che devono restare; e queste le cose per cui, da avversari, lo si omaggia.

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2 pensieri riguardo “Tutte le barzellette su Totti

  1. a me totti é simpatico
    e non capisco chi lo dileggia anche se juventino
    speriamo che resti nel mondo del Calcio é una figura che puo’ solo portare un sorriso in un mondo esasperato come il Calcio di oggi

    Mi piace

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