Il capo V: Lazio – Parma

Il capo V delle imputazioni del processo penale napoletano riguarda la partita tra la Lazio e il Parma, disputata il 27 febbraio 2005, terminata con il punteggio di 2-0 per la Lazio (qui i dettagli del match). Siamo alla 26° giornata di Serie A del campionato 2004/05 ed è la partita successiva alla già discussa Chievo – Lazio (capo U). Si tratta, dunque, della seconda imputazione formulata nei confronti del presidente laziale Claudio Lotito, che avrebbe cercato di influenzare, tramite Mazzini e Carraro, la sensibilità dei designatori Bergamo e Pairetto che, a loro volta, avrebbero dovuto condizionare il direttore di gara, Domenico Messina.

L’accusa contesta, specificamente, atti fraudolenti consistiti nell’alterazione della corretta e genuina procedura di individuazione delle griglie arbitrali e del successivo sorteggio dell’arbitro. L’arbitro della partita, Messina (futuro designatore alla CAN A dal 2014 al 2017), si sarebbe adoperato, nell’ipotesi accusatoria, nell’agevolare un risultato favorevole alla Lazio.

La richiesta di rinvio a giudizio riguarda quindi sei persone: Lotito, Carraro, Mazzini, Bergamo, Pairetto, Messina (quest’ultimo, come Rocchi nel capo precedente, ha scelto il rito abbreviato). Il GUP De Gregorio, all’udienza preliminare, proscioglie Carraro e dispone il giudizio per gli altri indagati.

Gli highlights:

I fatti: intercettazioni e deposizioni

Nella requisitoria, il pm Capuano richiama soltanto due intercettazioni in ordine a questo capo di accusa. La prima avviene il giorno dopo la vittoria della Lazio a Verona. Si tratta del prog. 2338 del 21 febbraio 2005. Gli interlocutori sono Lotito e Mazzini.

Lotito: Oh
Mazzini: Però bisogna salvarsi in tutti i modi, eh
Lotito: Oh, domenica ho il Parma che è importante, eh
Mazzini: Eh, certo
Lotito: Eh, ma no, ma guarda, io sto… io ho due sfide che sono fondamentali, Parma e Messina
Mazzini: Uhm
Lotito: Capito? Ma guarda che la squadra c’era, l’hai vista, non è che…
Mazzini: No
Lotito: Con il rientro di Zauri è nato… si è ristabilizzato, tanto è vero, quattro mesi che ci mancava, in difesa, hai visto, la squadra è perfetta, non si muove più adesso
Mazzini: Bene, bene, bene
Lotito: Capito, Innoce’? Ieri sono stato…
Mazzini: Comunque, stai sempre addosso ai giocatori e all’allenamento
Lotito: Eh, sì, sono stato, sono stato, come si chiama, sono stato con Cosimo (Ferri, ndr) venerdì, a cena, – inc. –
Mazzini: Eh
Lotito: Capito? No però, ecco, mi raccomando, tu… ho capito, tu fai il lavoro tuo ed io faccio il lavoro mio
Mazzini: (ride)

La seconda intercettazione a sostegno dell’accusa è il prog. 3286 del 27 febbraio 2005 (intercorsa poco dopo la vittoria della Lazio contro il Parma). Gli interlocutori sono sempre Lotito e Mazzini.

Mazzini: Ti arrestano!
Lotito: Eh?
Mazzini: Ti arrestano!
Lotito: Perché?
Mazzini: (ride)
Lotito: Grande Innocenzo!
Mazzini: Tutto a posto!
Lotito: Oh, perché mi devono arrestare?
Mazzini: Chiedilo a quelli del Parma
Lotito: Eh?
Mazzini: Chiediglielo a quelli del Parma!
Lotito: Ah!
Mazzini: Sei sempre più forte… siamo a un buon punto mi sembra ora, eh?!
Lotito: Eh, ma dobbiamo… camminare bene, dobbiamo continuare a camminare su questo trend… che questo è un trend buono, no?
Mazzini: L’importante è che tu non faccia parlare nessuno di quei cretini
Lotito: No, ma tu hai visto, eh! Hai visto tutto? Stiamo andando… ma poi comunque, certo che ci stavano… abbiamo preso una traversa

Lotito: Domenica c’abbiamo il Messina… andiamo a Messina… Messina, capito? Perché ridi?
Mazzini: (ride) Perché tu sai che giro è, eh?
Lotito: E certo che lo so, è tutto di Luciano
Mazzini: E allora tu dici a Luciano che si comporti bene
Lotito: Ma cosa gliene frega poi a Luciano… io lo ammazzo (ridono) (audio)

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Il pm Stefano Capuano

Queste, quindi, le uniche due telefonate che l’accusa ha portato a supporto dell’imputazione. In requisitoria non viene però detto nulla su quale sarebbe stato il contributo dei designatori, pur essendo gli stessi imputati per la frode. Il pm Capuano richiama, infine, la relazione dell’osservatore arbitrale Nicchi – in cui si evidenzia la mancata concessione di un calcio di rigore a favore del Parma – e, ad colorandum, i tabulati svizzeri dai quali si ricava che, in prossimità della partita, ci sono stati dei contatti tra la scheda 751, attribuita a Fabiani (ds del Messina), e la 196, attribuita all’arbitro Cassarà (quarto uomo della partita). Ma né Fabiani né Cassarà risultano imputati per la frode.

Si riportano anche alcuni stralci di deposizione di testimoni, sentiti nel dibattimento del processo di primo grado.

Il teste Carmignani Pietro (allenatore del Parma): l’arbitro Messina non dette il rigore, la Lazio fece il secondo gol a fine partita all’ultimo minuto… non c’è mai niente di certo… per noi era rigore, per l’arbitro no e per i giocatori della Lazio neanche… non ci fu niente di particolare.

Il teste Baraldi Luca (vicepresidente e consigliere d’amministrazione del Parma): il Parma perse due a zero, mi lasciò molto perplesso la conduzione arbitrale per due episodi durante la partita, e uno nel fine partita… alcuni giocatori mi riferirono che l’arbitro disse ai giocatori della Lazio di stare attenti, perché se avessero commesso falli, avrebbe dovuto fischiare rigore.

Il teste Ferri Cosimo (dirigente federale): no, non ho intrattenuto delle valutazioni, dei discorsi con Mazzini o con Lotito su Lazio-Parma.

Il teste e consulente delle parti civili Cornieti Walter: al 37’40’’ del primo tempo il Parma reclama un rigore per un fallo volontario di mano di Zauri della Lazio nella propria area di rigore… l’arbitro è vicino, non solo non concede il rigore, ma ammonisce Cardone del Parma perché protestava per la mancata concessione della massima punizione… a 44’17’’ del primo tempo c’è una mancata espulsione di Liverani, della Lazio, che sotto gli occhi di Messina rifila gomitata ad Oliva, al quale esce sangue dal naso… a 19’25’’ del secondo tempo rigore non assegnato al Parma per due trattenute in contemporanea nell’area di rigore della Lazio su due giocatori del Parma, Gilardino e Pisano, con seguito di proteste sia nel campo che nella panchina degli ospiti. Nicchi ha sbagliato a dare 8,40… sì, anche Nicchi, pur non essendo l’ultimo arrivato, ha sbagliato.

Il teste Frey Sebastian (portiere del Parma): penso di averla giocata… sinceramente non ricordo neanche il risultato.

Il teste Russo Raffaele (assistente arbitrale): sì, sono stato assistente… ci fu il secondo gol, mi pare, contestato, e però le immagini televisive poi mi diedero ragione, nel senso che avevo preso la decisione giusta… che io sappia non ci furono strascichi, e neppure polemiche di stampa, anche perché poi le immagini parlarono della bontà della decisione… per il fallo di Zauri il calcio di rigore eventuale era compito dell’arbitro… sinceramente non mi ricordo di altri falli… sì, Carmignani fu espulso nel corso della partita per protesta verso il direttore di gara.

I giudizi: rito ordinario

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Il collegio di primo grado, presieduto dalla dott. Casoria

Partendo dal rito ordinario, in primo grado il Tribunale, presieduto dalla dott. Casoria, ha rilevato condotte penalmente rilevanti soltanto per Lotito e Mazzinicomplottanti per deviare la sorte della partita a proprio profitto, dell’uno materiale, dell’altro morale, di mera gratificazione della persona – mentre la prova della responsabilità dei designatori è stata giudicata insufficiente. Bergamo e Pairetto vengono quindi assolti per non aver commesso il fatto, mancando, per loro, i contatti telefonici nel periodo antecedente e strettamente successivo la partita. Aggiunge la motivazione – e non si capisce bene quale sia l’attinenza con il caso in esame – che va ripetuto che l’opinione del tribunale è nel senso che sull’andamento della partita, sia pur marginalmente, comunque può incidere, in maniera idonea a concretare il reato di tentativo, la procurata presenza sul campo di gioco di un arbitro piuttosto che un altro (ma non c’è prova che Mazzini o Lotito siano intervenuti nel meccanismo di designazione… quindi cosa c’entra?, ndr). Inutile dire che anche in questo caso non è stata individuata prova di un sorteggio pilotato.

Il Tribunale richiama anche gli stralci di deposizione dei testimoni sopra riportati sottolineando, però, lo scarso contributo probatorio degli stessi.

La Corte di appello (sempre del rito ordinario) è chiamata a valutare l’appello dell’accusa (che chiede la dichiarazione di responsabilità anche dei due designatori arbitrali) e gli appelli delle difese di Lotito e Mazzini (richiedenti, ovviamente, l’assoluzione).

Ma i giudici d’appello non spostano di una virgola, nel merito, la decisione di primo grado, confermando quindi l’assoluzione derivante dal debole quadro probatorio a carico di Pairetto (Bergamo, per una violazione processuale, non viene giudicato) e tramutando le condanne di Lotito e Mazzini in proscioglimenti soltanto perché nel frattempo era intervenuta la prescrizione. Viene però dato rilievo alle due intercettazioni già riportate da cui si deduce, a parere dei giudici di secondo grado, una comunione di intenti già citata nel precedente capo di imputazione ed in cui vi è l’esplicita indicazione proprio da parte del Mazzini che l’obiettivo è la salvezza della Lazio.

Infine, i giudici conferiscono una certa rilevanza alle deposizioni di Baraldi (ad Parma) e di Russo (guardalinee) che, come visto, hanno evidenziato alcuni errori arbitrali di Messina (su tutti la mancata concessione di un rigore rilevata anche dall’osservatore Nicchi).

Contro la sentenza di appello i legali di Lotito e di Mazzini presentano ricorso in Cassazione adducendo una serie di contestazioni di legittimità quali l’incompetenza territoriale, l’indebita utilizzazione delle telefonate di Lotito che, a parere della difesa, non sarebbero utilizzabili non essendo prevista la loro disposizione per il reato di frode sportiva (e non essendo Lotito imputato per il delitto associativo) e l’inosservanza dell’art. 521 c.p.p. in quanto Lotito sarebbe stato condannato per fatti in realtà non contestatigli nel capo di imputazione ma la cui illiceità è emersa in dibattimento (nel capo di accusa si contestava infatti specificamente la manomissione di griglie e del sorteggio). Tali contestazioni vengono rigettate.

La Cassazione condivide il ragionamento della Corte d’appello e stabilisce che pur non esistendo elementi indicativi della effettiva alterazione dei risultati sportivi riguardanti le due gare sopra descritte (Chievo – Lazio e Lazio – Parma, ndr), vi sono ampie prove di un generale e fattivo interessamento del LOTITO (e del MAZZINI) per la ricerca di soluzioni agevolatrici delle ragioni della Lazio… in un contesto di lotte intestine per la nomina a Presidente della Figc tra l’uscente Franco Carraro e l’aspirante emergente Giancarlo Abete… tali manovre valgono a qualificare le condotte in esame come manifestazione esteriore dell’atto fraudolento volto allo scopo di alterare i risultati agonistici non attraverso la tradizionale offerta di vantaggi economici ai soggetti di volta in volta da interessare per il buon esito delle operazioni, ma attraverso un meccanismo ben più sofisticato e perverso che, spacciando gli interessi del LOTITO per mere manovre elettorali, in realtà mirava ad alterare gli equilibri del campionato (punto 46.12).

Viene poi ricordato che la fattispecie in esame (la frode sportiva) contempla una vasta variegabilità delle condotte illecite finalizzate all’alterazione delle gare (essendo un reato di attentato a forma libera), la cui caratteristica essenziale è quella di porre in essere azioni in grado di alterare i risultati agonistici. Se poi tali azioni non riescono nello scopo, non importa, perché il pericolo si è comunque, in una certa misura, manifestato. Quelli che la difesa (ma anche Sandulli nella sentenza sportiva) ha definito come meri atti preparatori, non penalmente rilevanti costituiscono invece, secondo gli ermellini, il primo atto manifesto finalizzato all’alterazione della gara, non rilevando affatto che il risultato sia poi stato alterato attraverso direzioni di gara di favore, in quanto il momento consumativo del reato si è perfezionato proprio attraverso quelle sollecitazioni, raccomandazioni e pressioni ripetutamente attivate dal LOTITO, con l’avallo di autorevoli dirigenti federali, per assicurare il vantaggio della squadra laziale.

Sulla base di queste considerazioni vengono ribadite anche in sede di legittimità le responsabilità di Lotito e di Mazzini in ordine alle due frodi contestate mentre l’assoluzione di Pairetto è passata in giudicato dopo la sentenza di appello.

I giudizi: rito abbreviato

Fermo restando il proscioglimento di Carraro – per il quale, come per i designatori, in questa imputazione non sembra emergere niente di nuovo rispetto alla situazione di Chievo – Lazio – resta da analizzare la posizione processuale dell’arbitro Messina.

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Il presidente federale Franco Carraro

Il GUP – che oltre a rinviare a giudizio (e prosciogliere) diventa anche giudice di primo grado per chi, eventualmente, sceglie il giudizio abbreviato – richiama le informazioni assunte in sede di indagini dall’ad del Parma, Baraldi, che disse: è stata una gara a senso unico… con un arbitraggio prevalentemente a favore laziale… lo affermo solo per l’andamento della partita senza altri dati oggettivi o soggettivi… l’arbitro Messina prima di un calcio d’angolo chiamò i giocatori della Lazio e disse che se continuavano in certe scorrettezze era costretto a fischiare un rigore contro la squadra… circostanza riferitami dai giocatori.

Lotito, nel suo interrogatorio, riferì che voleva solo evitare che si creassero situazioni ambientali o fatti esterni che influissero sulla regolare conduzione della gara, anche a causa della situazione di tensione che esisteva sia in Lega Calcio che sul territorio romano. Messina, invece, non rese interrogatorio.

Il GUP richiama anche un’intercettazione tra Lotito e Mazzini del 6 aprile 2005 (successiva di poco più di un mese all’incontro incriminato) in cui il presidente laziale valuta negativamente l’eventualità che l’arbitro designato per Lazio – Livorno potesse essere proprio Messina (come poi fu) ricevendo risposta da Mazzini: non è che ti produce volontariamente del male.

Scrive, in conclusione, De Gregorio: i suddetti dati di accusa in nulla sorreggono la tesi di un legame tra Messina ed i coimputati, di spessore tale da far ritenere condizionabile la direzione di gara oggetto di addebito in favore della Lazio, poiché quelli provenienti dalle conversazioni captate sono scarni e di poco spessore e quelli acquisiti tramite informazioni poco chiari, oltre che riferibili a decisioni tecniche, sulle quali – è bene ripeterlo – non si fonda la valutazione di responsabilità. Inoltre tali elementi sono contraddetti con nettezza dall’interlocuzione da ultimo citata tra il presidente della Lazio e Mazzini, che risulta logicamente incompatibile con un precedente arbitraggio a favore. L’imputato va, pertanto assolto per non aver commesso il fatto.

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Domenico Messina

L’assoluzione di Messina in primo grado viene confermata dalla Corte d’appello, presieduta dal dott. Stanziola, che sancisce: come correttamente motivato dal GUP gli elementi accusatori non sono sufficienti per esprimere un giudizio di colpevolezza, non essendovi prova di un contatto diretto con l’arbitro e tenuto conto che le censure di natura tecnica non possono fondare una valutazione di responsabilità.

La procura non presenta ricorso in Cassazione: l’assoluzione di Messina, maturata in appello, diventa definitiva.

Confronto tra la giustizia sportiva e la giustizia ordinaria

È innegabile che la qualificazione giuridica e la prova richiesta per la sussistenza dell’illecito disciplinare sportivo (art. 6 C.G.S.) – che in linea teorica dovrebbe costituire l’analogo della frode in competizione sportiva nell’ordinamento statale – è risultata essere, invece, diversa e nettamente più difficile da dimostrare rispetto alla frode sportiva, protagonista del processo penale. Basti pensare, appunto, ai casi di Chievo – Lazio e Lazio – Parma, oggetto di valutazione sia in sede sportiva che in sede penale. Come visto nel primo articolo dedicato al filone laziale, nel processo sportivo le condotte degli incolpati in relazione alle due gare citate non sono state ritenute degne di illecito sportivo ma soltanto di violazione dell’art. 1 C.G.S. mentre, nei giudizi penali di Napoli, le condotte di Lotito e Mazzini sono state ritenute fraudolente in tutti i gradi di giudizio.

 

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17 pensieri riguardo “Il capo V: Lazio – Parma

  1. ma non è questione di piacere o non piacere il mio no comment, il discorso è un altro, visto che stiamo mettendo sullo stesso piano e stiamo facendo dei paragoni fra Facchetti e gli altri imputati di calciopoli, perché paragonarlo a Moggi è impossibile, tu mi devi spiegare quando Facchetti abbia chiesto così spudoratamente aiuti arbitrali e come poi se ne sia compiaciuto dopo la partita con uno dei designatori, qui c’è tutto, l’accordo fraudolento, la partita arbitrata in favore della Lazio, le risate a fine partita, manca giusto la prova del contatto fra Mazzini e Messina ed è per questo motivo che quest’ultimo è stato assolto, ma se ci fosse stato il contatto che magari c’è stato solo che è avvenuto a voce, non abbiamo le prove, il quadro sarebbe perfetto.

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  2. No, non ci siamo. Tu qui mi dovresti spiegare – visto che per Facchetti è il tuo cavallo di battaglia – dove è l’atto idoneo, non essendoci contatti né con i designatori né con l’arbitro. Ci sono due soggetti che se la cantano e non fanno niente di concreto. A questo punto tanto vale dare frode sportiva non appena qualcuno pensa al fatto di poter frodare, come aveva detto Capuano in requisitoria. Il contatto con Messina non ho idea di dove tu l’abbia letto. Esiste una cosa che si chiama millanteria, in cui Mazzini era molto bravo, e tu stesso lo hai detto per la partita Chievo – Lazio. Un processo deve accertare se un fatto è stato compiuto o no, se la partita è stata messa in pericolo o no, non si deve limitare a stigmatizzare conversazioni sgradevoli tra due persone (a questa cosa ci pensa già l’art. 1 del CGS) perché un conto sono le parole e un conto sono i fatti. Le parole adoperate saranno anche sleali, ma non fraudolente. Per essere fraudolente serve qualcosa in più, quantomeno che la richiesta giunga a chi di dovere, cosa che non avviene. Gli errori arbitrali non possono essere considerati atti fraudolenti.

    Comunque, visto che ci basiamo sulle decisioni definitive (giustamente), non si può negare che quando Facchetti interferisce presso Mazzei (chiedendogli di inserire in griglia arbitri preclusi e quindi compatibili per far arbitrare la partita a Collina) e quando si rivolge a Bertini chiedendo, seppur scherzosamente, di vincere la partita (pensa se l’avesse detto Moggi, cosa diresti) commette frode sportiva e, quantomeno, violazione dell’art. 1 del CGS.

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  3. Dai @Rug io qua sinceramente vedo proprio il nulla assoluto. Lotito e Mazzini che chiacchierano fra di loro, fanno battute e ridono. Non ci sono nemmeno battute che alludono ad aiuti arbitrali, a contatti arbitrali o cose del genere, è solo la mente di chi ascolta queste telefonate inserendole nel contesto di Calciopoli che ci porta a pensare agli arbitri. Qui non c’è contatto nemmeno con Bergamo e Pairetto, che non si capisce per quale motivo sono stati imputati. Per trovare qualcosa da dire i pm si appigliano a un contatto svizzero di Fabiani, che con la storia della salvezza della Lazio non c’entra nulla, e il quarto uomo della partita.

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  4. Allora, innanzitutto Facchetti fa la grigliata con Mazzei, la poteva fare con me, è la stessa cosa, Mazzei non è un designatore arbitrale, per quanto riguarda lo scherzosamente con Bertini, scherzosamente un corno, Facchetti è convinto. Fatte queste premesse, ti faccio una domanda, possibile che a te, a prescindere dal mancato contatto fra Messina e Mazzini il tutto non ti insospettisca un po’? possibile che il dubbio, vedendo l’arbitraggio, che forse il contatto sia semplicemente sfuggito, neanche minimamente ti viene? e il contatto su svizzera fra Fabiani e Cassarà come lo spieghi? Poi che rapporto c’è fra queste telefonate e quelle di Facchetti, quando Facchetti chiede di condizionare l’arbitro e poi a fine partita se la ride pure con l’altra parte?!?!

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  5. Ti rispondo punto per punto ribadendo una considerazione iniziale: secondo me non è né frode sportiva quella di Lotito e nemmeno quella di Facchetti (questo non significa, ovviamente, che entrambe non siano gravi condotte antisportive, sleali e scorrette che devono essere punite in sede sportiva). Detto questo, dato che la Casoria, i giudici di appello e la Cassazione, anticipano per Lotito e Mazzini la soglia di punibilità al momento del compimento di quelli che solitamente sono “atti preparatori”, dobbiamo per forza applicare, se vogliamo essere coerenti e credibili, lo stesso metro di giudizio anche a Facchetti.

    1) Facchetti fa la griglia con Mazzei che non è designatore arbitrale (è teoricamente designatore degli assistenti, ma è emerso che alla fine, di fatto, erano B&P a decidere anche gli assistenti arbitrali) e questo renderebbe secondo te inapplicabile la frode sportiva. D’accordo. Supponiamo che tu abbia ragione. Se tu hai ragione la stessa cosa deve valere anche per Lotito che parla con Mazzini (che è vicepresidente federale, nettamente più lontano da Mazzei per quanto riguarda la possibilità di incidere sulle griglie, almeno formalmente). Quindi già per questo motivo dovrebbe cadere l’imputazione. Peccato che i giudici siano dell’idea che appena si interferisce in un modo scorretto presso qualcuno della FIGC si commette reato. Perché potenzialmente Mazzini avrebbe potuto parlare con Bergamo che a sua volta avrebbe potuto indottrinare l’arbitro. Quindi, stando su questa linea, io posso anche capire la condanna (prescritta) di Lotito (che a differenza di altri imputati) sembra, forse, ricercare arbitraggi leggermente di favore e non meramente imparziali. Ma quella di Mazzini assolutamente no. Non c’è alcuna prova – e, come ben sai, in un processo penale è vero ciò che è provato – che Mazzini abbia continuato la catena su imbeccata di Lotito, parlando con Bergamo, Pairetto o Messina.

    2) Io pensavo che l’unica difesa seria che si potesse fare nei confronti del colloquio Facchetti – Bertini fosse che Facchetti avesse fatto una battuta senza intento criminale. Ma ne parleremo quando affronterai specificamente il tema.

    3) Il tutto, invece, mi insospettisce. Ma io cerco di fare analisi coerenti in primo luogo e, poi, che rispecchino il principio di prova. È possibile che Mazzini abbia parlato con Messina dicendogli di arbitrare a favore della Lazio (e quindi in malafede) e se ci fosse questa prova la condanna sarebbe giustissima. Ma le prove non possiamo inventarcele. L’altra alternativa è che, come hanno riferito tutti i testimoni, Mazzini abbia millantato perché fa parte del suo carattere: si diverte nel dire cazzate, come i troll. In sentenza viene definito dalla Casoria come uno che parla da “buffone”.

    4) Tu prima hai affermato che il messaggio gli è arrivato. Come fai a saperlo con certezza?

    5) I contatti su scheda svizzera tra Fabiani e Cassarà non vedo che rilevanza abbiano. Cassarà era quarto uomo della partita: in nessun modo poteva incidere sull’arbitraggio effettivo. L’unica cosa che mi viene in mente è che la partita dopo ci sarebbe stata Messina – Lazio, quindi forse Fabiani è interessato a quello. Ma, ripeto, Cassarà è quarto uomo.

    6) Facchetti non se la ride perché non ha il carattere di alcuni imputati (Moggi, Mazzini, Lotito, De Santis) ed è persona, da quel punto di vista, più seria.

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  6. io non ho nessuna certezza, anzi, non ci sono prove a riguardo, ma il dubbio che il messaggio sia comunque arrivato anche se non sai come non ti viene? forse tramite Fabiani e Cassarà e soprattutto, il fatto che Mazzini dica:”li è roba di Moggi” riferendosi alla prossima partita col Messina, non ti scandalizza neanche un po’?

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  7. Io il dubbio lo posso anche avere, chi non ce l’ha è il GUP De Gregorio che assolve Messina addirittura con il primo comma.

    Mi sembra che stiamo facendo un po’ di confusione. Cosa c’entra Fabiani con la Lazio? Doveva essere Mazzini a parlare con la terna. E Cassarà in ogni caso cosa poteva fare di concreto? Il tuo mi sembra un salto logico pericoloso. Tu sai che io ho molti sospetti sulle svizzere ma così mi sembra esagerato.

    Vorrei invece sapere da te dov’è l’atto idoneo che mette in pericolo la regolarità della partita. E vorrei che mi spiegassi perche questa teoria vale solo per Facchetti e non per Lotito.

    Questa condanna è una condanna etica. Per comminare condanne etiche c’è già la giustizia disciplinare. Il penale deve condannare comportamenti frodatori, non sgradevoli parole al telefono.

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  8. E soprattutto… i primi a credere che Fabiani e Cassarà non abbiano fatto niente in relazione alla frode della Lazio sono i pm che nemmeno ne chiedono il rinvio a giudizio.

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  9. @Paolobxl Penso che condividerai anche tu che non è proprio fuori da ogni sospetto il fatto che un direttore generale di una squadra importante intrattenga costantemente dei colloqui telefonici con alcuni arbitri su una linea telefonica riservata.

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  10. Si sono d accordo che non ë normale
    Come non ë normale che una concorrente metta in atto tutto un sistema di intercettazioni e pedinamenti
    Che ê la vera causa delle schede
    I contatti con arbitri ce li avevano un pô tutti
    O meflio dire che gli arbitri intrattenevano rapporti un po con tutti
    Il problema era la cultura del sospetto e la non accettazione del risultato sportivo

    Mio modesto parere
    Trovo molto più sospetto il massacro mediatico perpetrato contro la juve e gli arbitri
    Quest si che ha messo in pericolo la serenità degli arbitri che si ritrovavano ad arbitrare la juve
    E Moggi goffamente e stpidamente ha cercato di proteggersi da questo fenomeno sconfinando nel illecito
    Avrebbe fatto meglio a denunciare publicamente

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