La Calciopoli di Guido Rossi ovvero: Calciopoli è interista?

Calciopoli sanguina ancora, dice qualcuno; ed è difficile negare che sia davvero così. Anche su questo piccolo blog, articoli di approfondimento scritti due o tre anni fa continuano a essere letti decine di volte ogni mese, grazie alle ricerche su google di chi ancora è interessato ad approfondire questo o quel capo di imputazione, questo o quel personaggio. La cosa, poi, diventa evidente quando un evento qualsiasi risveglia la memoria, l’attenzione e le discussioni.

È accaduto, nel corso dell’anno che sta per concludersi, ormai undici anni dopo la tempesta di Calciopoli, con la notizia della scomparsa di Guido Rossi.

rossi
Guido Rossi, scomparso il 21 agosto 2017

Un personaggio che nella vita ha fatto tante cose che non abbiamo la competenza per giudicare; ma che soprattutto, venendo a ciò che ci riguarda, grazie al ruolo di commissario della FIGC nell’estate 2006 è diventato in qualche modo un simbolo di Calciopoli. Vergin di servo encomio e di codardo oltraggio, dopo aver taciuto nell’immediatezza dell’evento, anche la voce di questo blog vorrebbe adesso provare, come è nel suo stile, a dire qualcosa in modo pacato e approfondito. Anche perché la valutazione del ruolo rivestito da Guido Rossi nell’ambito dei fatti del 2006 può essere l’occasione per approfondire uno dei nodi cruciali della storia di Calciopoli, e in particolare della sua narrazione e interpretazione: Calciopoli è interista?

Due volte l’Inter ha perso lo scudetto lottando fino alla fine con la Juventus di Moggi: nel 1998 e nel 2002. Se nel primo caso ci si accontentò del siluramento del designatore Baldas, a seguito del secondo (anch’esso, secondo la narrazione nerazzurra, dovuto principalmente ad episodi arbitrali) la dirigenza interista tentò effettivamente di imbastire una Calciopoli. Lo fece con la partecipazione di un arbitro di serie A, Danilo Nucini, che si sentiva osteggiato dal “sistema” e scelse di confidarsi segretamente con il suo concittadino Giacinto Facchetti. Da qui l’attività di indagine privata e illecita della security di Telecom, che produsse il famigerato Dossier Ladroni, ma anche il tentativo di un’inchiesta seria e autentica. Su sollecitazione interista, infatti, la faccenda approdò alla procura di Milano, nelle mani di Ilda Bocassini. Il tentativo, tuttavia, abortì rapidamente: Nucini davanti al magistrato si rimangiò tutti i suoi racconti e le sue accuse, lo stesso Facchetti non se la sentì di esporsi con una denuncia in prima persona, e così non rimase che la via dell’archiviazione. La Calciopoli interista non è altro che un aborto (per chi volesse una più dettagliata analisi di questi fatti, si raccomanda la lettura della serie di articoli che comincia da qui).

La Calciopoli vera, quella che ha portato ai processi e alle condanne, si sviluppa negli anni successivi in un contesto completamente diverso; nasce e cresce tra Roma e Napoli, e si alimenta di un humus culturale essenzialmente giallorosso: le polemiche di Zeman, le battaglie di Franco Sensi contro il “vento del nord”, l’orgogliosa resistenza del ds Baldini allo strapotere di Moggi sul mercato. A esasperare il tutto, l’incendiaria campagna di mercato dell’estate 2004 con gli scippi di Capello, Zebina, Emerson. Del resto la fuga di notizie che scatenò Calciopoli nel maggio 2006 non partì dalla grande stampa sportiva o d’inchiesta, ma da un quotidiano interamente dedicato alla tifoseria giallorossa: Il Romanista (il suo fondatore Riccardo Luna vanta ancora oggi nelle sue note biografiche di essere stato il primo a svelare gli intrighi di Calciopoli).

Calciopoli nasce “romanista”; anche se la cosa può risultare sorprendente, perché normalmente viene percepita, invece, come una cosa interista.

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La presentazione di Ibrahimovic all’Inter (10 agosto 2006)

Ciò accade perché è stata l’Inter, e non la Roma, a guadagnare uno scudetto da Calciopoli, e a fondare su Calciopoli un ciclo vincente; anche grazie al fatto che l’Inter è stata più pronta, dall’acquisto di Ibrahimovic in poi, ad approfittare degli eventi, mentre la Roma non ha saputo farlo in maniera altrettanto dinamica, bloccata com’era nelle mani di Franco Sensi, anziano, malato e indebitato. La tifoseria romanista è passata così da una fase storica in cui si lamentava dello strapotere juventino a una fase in cui si lamentava dello strapotere interista; il “ribaltone” auspicato e in qualche modo realizzato da Baldini non ha fruttato nemmeno uno scudetto, e l’ultimo trionfo giallorosso in serie A risale tuttora agli anni di Bergamo e Pairetto, di Carraro e dell’arbitro De Santis. Al contrario la tifoseria interista (da Massimo Moratti in giù, fino all’ultimo dei simpatizzanti) ha “adottato” culturalmente Calciopoli, facendone una parte essenziale della propria identità. Ancora oggi non esiste quasi discorso o intervista di un interista dell’era Moratti che non contenga la formula magica “erano gli anni di Calciopoli”, il paravento dietro cui nascondere anni di risultati deludenti e operazioni di mercato discutibili. Se vi imbattete sul web in una discussione, più facilmente una lite, su Calciopoli, salvo rare eccezioni troverete sempre uno juventino che contesta inchieste e processi, e un interista che invece ne difende a spada tratta la correttezza.

Ho affrontato sin qui questo discorso perché l’appropriazione di Calciopoli da parte interista ha inizio in un momento ben preciso: 16 maggio 2006, nomina di Guido Rossi a commissario della FIGC. La Gazzetta dello Sport celebra l’evento con un articolo di Nicola Cecere che è tutto un programma sin dal titolo: “Al potere un vero tifoso interista che evita il caffè al bar bianconero”. Attacco del pezzo: “Un interista al potere: proprio vero che il calcio italiano intende voltare pagina…”. Tra il 1995 e il 1999 Rossi è stato consigliere d’amministrazione dell’Inter; nell’estate 1998 ha assistito la squadra nerazzurra nelle vesti di avvocato d’affari nell’ambito della contesa seguita allo “scippo” di Ronaldo al Barcellona. Scrive la Gazzetta che Rossi “ha sempre seguito con costanza le vicende della squadra e quelle della società (se sollecitato a dare pareri al riguardo) anche quando non ha più avuto una veste ufficiale. Soffrendo in tutti questi anni come Moratti e gli altri milioni di tifosi, al punto da cancellare dalle sue abitudini il caffè in quel tale locale sotto la sua abitazione perche stufo, si racconta, di essere preso in giro dal barista di fede juventina”.

Rileggere oggi queste righe fa un certo effetto. Il calcio italiano non voltava pagina cercando giustizia e verità su quanto era accaduto negli anni precedenti, ma sistemando un interista al potere al posto di quelli di prima. Almeno, così raccontava e interpretava gli eventi la Gazzetta dello Sport. Sulla stampa impazzavano le intercettazioni, e si anticipavano le sentenze prima ancora di capire con certezza quali fossero le accuse. Era come nei giorni immediatamente successivi a una rivoluzione, alla caduta rovinosa di un tiranno; si abbattono le statue, ci si abbandona a violenze tanto liberatorie quanto insensate. “Il momento in cui si lavora a rovesciare un sistema, non è il più adattato a farne imparzialmente la storia” scrisse Alessandro Manzoni nella Storia della colonna infame. Figuriamoci se è il più adatto a fare giustizia. La radice dell’eterna, insanabile questione di Calciopoli è tutta qui, nel suo essere non momento di giustizia autorevole e riconosciuta come tale dalle vittime e dai colpevoli, ma putsch, rivolta, colpo di stato, con vincitori e vinti. È il risultato del clima che si creò in quelle settimane nei media e nel paese. Ma è anche, sarebbe miope negarlo, il risultato della gestione di Guido Rossi, “vero tifoso interista”. Moratti ha dichiarato che durante tutto quel periodo non sentì mai l’amico, e io gli credo senz’altro. Non ce n’era alcun bisogno, perché con Rossi era come se al vertice della FIGC ci fosse Moratti in persona. Nell’ebbrezza della rivoluzione, questo non era un problema per nessuno. Ma forse, provando oggi a riscrivere sine ira et studio la storia di Calciopoli, bisogna cominciare ad ammettere che un problema lo fu. A partire dalla questione simbolicamente più importante: la colonna infame di Calciopoli, lo scudetto 2006 assegnato all’Inter.

Le accuse alla Juventus riguardavano in realtà soltanto il campionato 2004-2005, revocato ai bianconeri dalla giustizia sportiva. Ma siccome i processi si sono svolti nell’estate 2006, le sentenze hanno riscritto la classifica del campionato appena concluso, il 2005-2006, anch’esso vinto dalla Juventus. Il 19 luglio 2006, quando ancora l’iter dei processi sportivi non si è nemmeno concluso, il commissario Rossi prende in mano la questione: una commissione di tre “saggi” (Gerhard Aigner, Massimo Coccia, Roberto Pardolesi) è infatti incaricata di pronunciarsi sull’”eventuale assegnazione dello scudetto in caso di modifica della classifica finale di campionato, a seguito di illecito disciplinare”.

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Gerhard Aigner, uno dei saggi scelti da Rossi, è stato segretario generale dell’UEFA dal 1989 al 2003

Sgombriamo subito il campo da un falso mito: in molti continuano a ripetere anche oggi che Rossi fu “costretto” ad assegnare lo scudetto all’Inter perché lo chiedeva l’UEFA. In realtà la lettura del parere dei saggi chiarisce bene che le cose non stanno affatto così: “l’assegnazione di un titolo di campione nazionale non rientra nella sfera di competenza della UEFA e della FIFA, trattandosi di questione che, sotto il profilo giuridico, attiene unicamente alla vita endoassociativa della federazione nazionale interessata”. Per quanto riguardava le partecipanti alla Champions League, del resto, la FIGC si limitava normalmente ad indicare le squadre aventi titolo, senza specificare quale fosse la squadra campione d’Italia, indicazione di nessun interesse per l’UEFA (oggi, visto che l’UEFA colloca nella prima fascia dei gironi di Champions League le squadre campioni nazionali, le cose vanno diversamente; ma allora le cose stavano così).

A Guido Rossi spetta dunque l’indicazione delle squadre partecipanti alle coppe europee per il 2006-2007, ma questo non ha alcuna implicazione per quanto riguarda l’assegnazione del titolo di campione d’Italia 2005-2006. A proposito di quest’ultimo i saggi scrivono che “in assenza di un’apposita deliberazione federale di non assegnazione, il titolo di campione d’Italia verrebbe acquisito automaticamente dalla squadra risultante in prima posizione nella classifica della serie A come modificata a seguito di sanzioni disciplinari”. Questa soluzione, però, non è obbligata, e non è l’unica possibile.

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Massimo Coccia, uno dei saggi scelti da Rossi, avvocato ed esperto di diritto sportivo

Scrivono infatti i saggi che il potere di assegnazione del titolo di campione d’Italia in mano alla FIGC include anche quello, di tipo negativo, di non assegnare il titolo in questione. Va in questo senso l’unico precedente storico, quello dello scudetto revocato al Torino nel 1927. I granata erano accusati di avere corrotto alcuni giocatori della Juventus in occasione del derby della Mole, e per questo motivo furono privati del titolo, che tuttavia non fu assegnato al Bologna, secondo in classifica, e in nessun modo coinvolto nello scandalo. Come disse l’allora presidente FIGC Leandro Arpinati “il risultato dell’inchiesta è tale che ho riportato l’impressione precisa che talune partite di campionato abbiano falsato l’esito del campionato stesso”. Proprio sulla base di questo precedente i saggi interpellati da Guido Rossi scrivono che “la FIGC ha certamente il potere discrezionale di deliberare la non assegnazione del titolo di campione d’Italia alla squadra divenuta prima in classifica a seguito della penalizzazione della squadra o delle squadre che la precedevano se, alla luce di criteri di ragionevolezza e di etica sportiva (ad es. quando ci si renda conto, ancorchè senza prove certe, che le irregolarità sono state di numero e portata tali da falsare l’intero campionato, ovvero che anche squadre non sanzionate hanno tenuto comportamenti poco limpidi), le circostanze relative al caso di specie rendono opportuna tale non assegnazione”.

I saggi, dunque, non prendono posizione precisa a proposito dello scudetto 2006, ma si limitano a passare in rassegna tutte le possibilità. La decisione passa nelle mani del commissario Rossi, che non ha affatto le mani legate come si vuole far credere: poteva scegliere di assegnare il titolo alla squadra rimasta prima in classifica dopo le penalizzazioni, ma poteva anche decidere di non assegnarlo. Rossi sceglie la prima opzione, e il 26 luglio emana il comunicato che “assegna” lo scudetto all’Inter (qui il testo completo del comunicato).

Tuttavia, è assolutamente evidente che sarebbe stata più giusta e ragionevole la seconda opzione. E questo non è solo un giudizio a ragion veduta, dopo che negli anni successivi sono venute fuori anche le “telefonate dell’Inter”, ma una possibilità che già nell’estate 2006 doveva apparire come la più opportuna. Vero è che siamo nella paradossale situazione dell’intervento sulla classifica di un campionato che non è stato falsato da nessun illecito, e non può dunque che essere considerato, per quanto riguarda il suo risultato sul campo, perfettamente regolare; ma visto che la riscrittura della classifica del campionato 2005-2006 è determinata dalle valutazioni relative al campionato 2004-2005, va detto che questo campionato rientra perfettamente (almeno per chi crede in Calciopoli; io non tanto, ma Guido Rossi sì) nella casistica illustrata dai saggi: “le irregolarità sono state di numero e portata tali da falsare l’intero campionato”.

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Roberto Pardolesi, uno dei saggi scelti da Rossi, insegna diritto privato all’Università LUISS

Un campionato, il 2005-2006, che vede la penalizzazione della prima, della seconda, della quarta e della sesta in classifica come può non essere considerato interamente falsato? E che senso ha l’assegnazione dello scudetto in queste condizioni? Certo l’Inter, come altre squadre, non è stata penalizzata; ma i saggi scrivono che non c’è bisogno, per riconoscere il campionato come falsato, e quindi procedere alla non assegnazione del titolo, che tutte le squadre siano condannate; basta che “ci si renda conto, ancorché senza prove certe, che le irregolarità sono state di numero e portata tali da falsare l’intero campionato”.

Il passaggio seguente del parere dei saggi, poi, è quasi profetico, evocando la possibilità che “anche squadre non sanzionate” possano aver tenuto “comportamenti poco limpidi”. Siamo nel cuore della ferita di Calciopoli. Anni dopo i processi del 2006 la procura federale ha contestato all’Inter delle violazioni che, se i fatti fossero stati noti al momento dello scoppio dello scandalo, avrebbero costretto i nerazzurri ad affrontare il processo insieme alle altre squadre vittime dell’estate di Calciopoli; con conseguenze che oggi non sono prevedibili. Nelle carte trasmesse dalla procura di Napoli a maggio 2006 ed esaminate molto rapidamente dalla procura della FIGC nelle settimane successive delle telefonate dell’Inter non si parlava; per un’indagine culturalmente romanista un’omissione esiziale, e gli anni del post Calciopoli stanno lì a dimostrarlo. Il capo della procura napoletana Lepore ha dichiarato in anni recenti che il pool investigativo era sulle tracce dell’Inter, quando purtroppo la fuga di notizie del 2006 bloccò ogni attività. Ovviamente non è vero; se volevano, gli investigatori avevano in mano gli elementi per approfondire, quantomeno, la posizione dell’Inter molto prima che ci fosse la fuga di notizie. Basti pensare che già a novembre 2004 i carabinieri avevano intercettato Facchetti mentre parlava di arbitri con il designatore Bergamo. Chi ha letto le informative dei carabinieri e ha seguito lo sviluppo dell’inchiesta sin dalla sua origine sa benissimo che gli obiettivi sono sempre stati ben chiari nella mente di chi indagava; e tra questi obiettivi l’Inter non c’era.

Si può rimproverare a Guido Rossi e agli uomini da lui posti al vertice della procura FIGC la mancata conoscenza e considerazione delle telefonate interiste? Ovviamente no. Ma c’è un elemento che doveva senz’altro suggerire prudenza a Rossi e ai suoi uomini in quel luglio 2006, ed è il fatto che l’inchiesta napoletana era ancora in corso; l’avviso di conclusione delle indagini preliminari da parte della procura di Napoli porta la data del 6 aprile 2007, quasi un anno dopo lo scoppio dello scandalo sulla stampa, otto mesi dopo la conclusione dei processi sportivi e l’assegnazione dello scudetto all’Inter. Come poteva il commissario Rossi escludere che gli sviluppi della grande inchiesta sul calcio in corso a Napoli potessero coinvolgere anche squadre diverse da quelle finite nel mirino all’inizio? Basta pensare a questo per osservare quanto sia stato imprudente premiare affrettatamente una squadra che magari aveva avuto solo la fortuna di restare in quel momento ai margini dell’attenzione investigativa.

Non era nemmeno tanto difficile, prendere la decisione giusta, quella che, ne sono convinto, avrebbe reso più digeribile per tutti la vicenda. Ma poteva prenderla, questa decisione, un interista al potere? Il problema è tutto qui. Gli interisti, dal primo all’ultimo, appena scoppiata Calciopoli vi hanno visto la conferma di quello che avevano sempre pensato; la realizzazione di quello che avevano sempre sognato. Cos’era Calciopoli loro lo sapevano già. Non c’era mica bisogno di indagare, analizzare, processare, ponderare per bene le decisioni. E infatti, basta farsi un giro negli archivi online dei quotidiani, appena Guido Rossi diventa commissario della FIGC la parola d’ordine non è più fare giustizia (forse non lo è mai stata) ma è “fare in fretta”. Tanto tutti sanno quali sono i buoni e i cattivi, gli onesti e i disonesti. Bisogna castigare i disonesti e premiare gli onesti. Facile, no?

E invece la situazione era un po’ più complessa; lo si poteva intuire già allora, ma era compito troppo arduo per un interista al potere. L’assegnazione dello scudetto 2006 ha trasformato la giustizia di Calciopoli in una giustizia privata interista, e, paradossalmente, ha attirato sui nerazzurri anche la vendetta delle vittime, che volendo ribaltare il quadro sono andate a ripescare, in primis, proprio le telefonate interiste. È sempre calcio; e forse è assurdo pretendere che la questione potesse essere gestita, in Italia, come se si fosse in un paese sportivamente maturo. Certo che però, essendo Rossi fine giurista e inflessibile amante delle regole, come hanno detto gli elogi e i ricordi appassionati che abbiamo letto nel momento della sua scomparsa, ci si poteva aspettare qualcosa di meglio. Ma nessuno può dirsi immune dalla tentazione di ragionare, prima di tutto, da tifoso. Nemmeno Guido Rossi.

[Nell’estate del 1630 si svolse a Milano il processo contro Guglielmo Piazza e Gian Giacomo Mora, accusati di essere gli “untori” responsabili dell’epidemia di peste che colpiva in quel momento la città. I due furono condannati a morte e giustiziati, e nel luogo dove sorgeva la casa del Mora, che fu abbattuta, fu edificata a perenne monito una colonna detta infame. Nella Storia della colonna infame Alessandro Manzoni rievoca il processo evidenziando l’arbitrio e gli abusi della giustizia, che calpestò ogni buonsenso in nome di ipotesi e convinzioni del tutto infondate]. 

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61 pensieri riguardo “La Calciopoli di Guido Rossi ovvero: Calciopoli è interista?

  1. Cosa ha fatto Guido Rossi? francamente non me lo ricordo ma qualcosa l’avrà fatta altrimenti non lo avrebbero messo li, di sicuro ricordo che il campionato era a rischio;
    L’Inter ha vinto tre Coppe UEFA negli anni 90, all’epoca in champions ci andava solo la prima, qualcosa vorrà dire;
    All’epoca c’erano numerose polemiche arbitrali per fatti decisamente più seri rispetto a quello che è successo ieri in Coppa Italia;
    C’è qualcuno che dice che se si fossero portate tutte le intercettazioni la posizione di Moggi e la Juve si sarebbe affievolita, il problema è che, premettendo che non sono comunque d’accordo, per “tutte le intercettazioni” si intendono solo quelle che sono uscite dai processi e dalla Relazione Palazzi, il problema è che non è così, ce ne saranno sicuramente altre irrilevanti su Moggi che l’accusa non ha portato e che sicuramente non avrà portato neanche la difesa di Moggi che si è limitata a portare quelle irrilevanti degli altri e in particolar modo di Facchetti

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  2. @bjh @Rug

    Sinceramente, il fatto che l’Inter abbia vinto 3 Coppe UEFA negli anni ’90 non vedo cosa possa c’entrare con il 2006. Spero che, almeno, siamo tutti d’accordo sul fatto che sul campo e sulla carta Milan e Juve (sto parlando dal 2003 al 2006) erano nettamente le squadre italiane più forti e lo dimostravano proprio sul campo internazionale: il Milan faceva finale di Champions un anno sì e un anno no (e quando non la faceva, come nel 2004 contro il Deportivo, era spesso un suicidio, però vinse meritatamente il campionato), la Juve fa la finale nel 2003 e porta 10 calciatori in finale mondiale nel 2006. L’Inter era obiettivamente di livello inferiore, poi magari sarebbe bastato un allenatore come Capello per rendervi più competitivi, non so, ma nel complesso secondo me l’Inter era la terza forza del campionato, Moggi o non Moggi.

    Su Facchetti, ripeto e ripeterò sempre, per me quello che fa è irrilevante, ma lo sono anche il 90% delle frodi accertate a Napoli, per un motivo o per l’altro, eppure c’è stata condanna. Questo, come sappiamo, significa che la soglia è stata anticipata parecchio. Quindi è abbastanza ovvio e intuibile che un paio di condanne se le sarebbe prese anche Facchetti (tentativo di manomissione di sorteggio e chiacchierata sulle griglie e 4-4-4 a Bertini). Ovviamente sportivamente le violazioni sono molto più numerose.

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  3. la persidenza telecom?? dopo calciopoli??
    certo che fa impressione vederlo scritto
    prima ha premiato l’inter e dopo é stato premiato lui
    si era assicurato anche il futuro dopo Telecom
    la sedia alla corte di Elkan era già pronta
    quindi questo conferma che é stato messo li con una missione ben precisa
    fare poco male agli altri e tanto male ad alcuni
    a pensar male delle volte …………..

    @Claudio (testo sarcastico)
    secondo la tua opinione era uno dei pochi distanti da Torino
    ma moolto vicino a Milano forse un po’ troppo
    la curiosità che mi resta é ma chi lo ha messo li??
    in base a quali criteri é stato scelto
    sicuramente il criterio di non avere conflitti di interesse a lui non era richiesto anzi
    essendone un esperto ha capito subito e ha condannato gli altri per questo reato
    infatti a Napoli si condanna Moggi per aver agito per inetressi personali
    lasciando la juve fuori dal quadro
    ho sbaglio??

    aveva ragione Agnelli quando defini’ Moggi lo stalliere che conosceva tutti i ladri di Cavalli
    evidentemento non li conosceva tutti

    Persona sbagliata al momento sbagliato con misssione sbagliata
    ha partorito un bel casino

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  4. Felix concordo che non ci siano dubbi sulle gerarchie tra le squadre a quei tempi ma dato che spesso si sente tirar fuori la presunta forza dell’inter in europa meglio far vedere che anche lì juve e milan non erano dietro l’inter.

    @rug
    “L’Inter ha vinto tre Coppe UEFA negli anni 90, all’epoca in champions ci andava solo la prima, qualcosa vorrà dire;”

    basta guardare l’albo d’oro per capire che in quegli anni il calcio italiano era ben messo, l’inter ha fatto il suo ma nulla di stratosferico. Juve e milan non erano certo da meno.
    https://it.wikipedia.org/wiki/Albo_d%27oro_della_UEFA_Europa_League
    https://it.wikipedia.org/wiki/Albo_d%27oro_della_UEFA_Champions_League

    Per le intercettazioni io non so se la posizione di Moggi possa trovare giovamento dal sentire tutte le 167000 telefonate ma di sicuro quella di Facchetti no. Uno era coinvolto fino al midollo ed era normale cercasse di dimostrare di non essere il solo a far certe cose. Condivisibile o meno la strategia non ha pagato perché è stato radiato. L’altro era fuori da tutto e faceva dichiarazioni tipo questa http://www.gazzetta.it/Calcio/Squadre/Inter/Primo_Piano/2006/07_Luglio/26/scuinter.shtml?refresh_ce-cp
    L’unica posizione compatibile con simili dichiarazioni è ormai compromessa senza possibilità di ritorno. Spiace che Facchetti sia morto perché a mio parere avrebbe riconosciuto i propri errori .
    Oddio, a dire il vero spiace che sia morto senza condizioni, poi come spiacere aggiuntivo c’è pure quello soprascritto.

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  5. scusate comunicazione tecnica. Come già accaduto in un’altra occasione un mio commento (con link ) che era in attesa di moderazione non è più tale ma non è neanche nei commenti già moderati. Non so se è un normale passaggio prima della pubblicazione o se, come l’altra volta, si tratta di un problema tecnico.

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  6. Approvato.
    Visto che le discussioni, come sempre quando si tocca il filo spinato della diatriba Juve – Inter, sono state tante, spero di rispondere su alcune questioni mettendo in cantiere qualche articolo che rivisiti quanto accaduto nell’estate 2006, in particolare (ma non solo) ad opera di Guido Rossi.

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  7. Vorrei, in ritardo di qualche annetto (non conoscevo questo stupendo Blog dove finalmente si ragiona e non ci si insulta) parlare, col senno di poi le vere conseguenze di Calciopoli.
    In talia putroppo passiamo dall omerta al giustizialismo come bipolari.. i veri beneficiari di tutto questo sono stati La Liga e la Premier che erano rispetto all italia considerati campionati meno competitivi e che hanno, bravi loro, approfittato della melma tirata sul calcio italiano,per vendere oggi il proprio prodoto a cifre a cui il nostro campionato nemmeno per scherzo si avvicina.
    Calcolando il tutto , alla fine della fiera, il calcio italiano , inclusa l inter che ne fa parte, ci ha rimesso come introiti,come appeal nel lungo periodo.
    I grandi si vedono nella strategia,non nelle vittorie di Pirro, e ne G rossi ne nessun altro ha considerato che, nel lungo periodo il sistema , o il supposto sistema , a seconda se siete o meno complotttisti, ha rimesso a sfavore di tutti,, e forse una decisione come quella auspicata dal blog avrebbe evitato la pauperizzazione del brand Serie A.
    Io non vorrei mai essere giudicato da una persona che dichiaratamente potrebbe avere implicazioni od un passato che renderebbero il giudizio dato comunque non super partes. non ho. e non abbiamo prove di questo.
    Nota a margine, non so come funzioni negli atri paesi ma a me sembra quantomeno discutibile che il sistema giudiziario sportivo possa prendere decisioni che creano danni economici senza la certezza della colpevolezza e senza poi tenere conto dei processi penali.
    Eravamo, siamo e putroppo saremo un paese da operetta, detto con tutta la stima per il genere musicale piacevolissimo altrimenti, dove la giustizia serve il volere popolare o impopolare nel caso specifico . Vi saluto
    PS complimenti . questo blog anche tecnicamente funziona meglio di tuttosport, gazzetta e corsport. Bravi

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  8. Grazie mille dei complimenti!
    Ci sono indubbiamente tante tematiche dentro questa storia, abbiamo cercato di tenere presente un po’ tutto. Sicuramente la fretta con cui si sono svolti i processi sportivi ha costituito un problema, e da questo credo che un po’ si sia imparato, perché ad esempio sul tema del calcioscommesse si è agito in modo molto meno frettoloso e più ponderato, più in linea con il progresso dell’inchiesta penale. Per Calciopoli invece non si è aspettato non dico il processo (cosa che sarebbe stata impossibile, non si poteva continuare a giocare come se niente fosse con tutto quel materiale) ma nemmeno la conclusione dell’inchiesta napoletana, anche a causa della fuga di notizie, che è un altro tema da esplorare. Quindi ci si è basati sui materiali parziali di un’inchiesta che non era nemmeno conclusa. Sicuramente poi il calcio italiano ha fatto i conti con il materiale investigativo e le intercettazioni portandosi dietro dei rancori che risalivano alla conclusione del campionato 1998 almeno, e questo non ha aiutato a mantenere la lucidità nel prendere le decisioni.
    Speriamo di averti con noi a dialogare altre volte!

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