Il settimo non si riposò

Sette scudetti di fila sono una cosa che non avrei mai immaginato di vedere. Se il 19 maggio 2007 qualcuno mi avesse detto che 11 anni dopo la Juventus avrebbe festeggiato il suo settimo scudetto consecutivo, lo avrei preso per pazzo. Quel giorno i bianconeri raggiungevano la matematica promozione in Serie A dopo la retrocessione dell’estate precedente per i noti fatti di Calciopoli. Un brutto sogno i cui effetti sarebbero durati ancora per qualche anno. Ma come si è giunti al settimo sigillo? Un lungo cammino, proviamo a ricordarlo in breve:

2011/2012Invictus – Antonio Conte torna alla Juventus e la porta al titolo da imbattuta. 23 vittorie e 15 pareggi sono lo score della Signora che scavalca un Milan ormai in disarmo. Ibrahimovic con 28 reti è capocannoniere, la Juve come da copione ha la miglior difesa.  E’ il campionato in cui Galliani cambia lo sfondo del cellulare, sostituendo il precedente con la foto di una parata di Buffon su Muntari. Vallo a capire. Partite da ricordare: l’esordio allo Stadium e i 4 gol al Parma, tra cui uno bellissimo su asse Pirlo – Marchisio. (min. 3.33)

I 2-0 casalinghi a Milan ed Inter, simbolo di rinascita avvenuta. L’Italia nel frattempo scopre un cileno niente male, Arturo Vidal, e saluta un campione che ha appassionato 3 generazioni di sportivi: Alessandro Del Piero gioca la sua ultima partita con la Juventus il 13 maggio del 2012.

2012/2013Repetita iuvant – La Juve vince davanti al Napoli. Campionato realmente mai in dubbio: il 1 marzo 2013 si gioca Napoli – Juve (1-1) e alla giornata successiva la Juventus batte in extremis il Catania allo Stadium, staccando i partenopei di 9 punti.

In estate era arrivato un certo Pogba a parametro zero. Edinson Cavani è capocannoniere davanti a Di Natale. Si comincia a parlare della BBC. Partite celebri: la prima sconfitta dentro le mura amiche è per merito dell’Inter. I nerazzurri vincono 3 – 1 nonostante il vantaggio iniziale della Juventus palesemente irregolare per un fuorigioco. L’imbattibilità della squadra di Conte si ferma a 49 partite ma alla fine sarà comunque festa.

2013/2014Altrimenti ci arrabbiamo – Campionato MOSTRUOSO della Juve: 102 punti, frutto di 33 vittorie, 3 pareggi e 2 sole sconfitte. La Roma che parte con 10 vittorie consecutive viene avvicinata, affiancata, superata e staccata. Carlos Tevez e Fernando Llorente arrivano a 35 gol in due, la BBC è ormai una certezza e la Juve subisce solo 23 reti. Da ricordare: le 4 reti subite dalla Juventus a Firenze che danno il via al cammino trionfale di Conte e soci; i 57 punti conseguiti nelle gare casalinghe che diviso 3 fanno 19: la Juve vince tutte le gare disputate allo Stadium. Opere d’arte: la traiettoria disegnata dal Maestro Pirlo da calcio di punizione che porterà 3 punti nella trasferta col Genoa.

Il Napoli intanto in estate aveva ingaggiato l’attaccante del Real Madrid, Gonzalo Higuain.

2014/2015Orfani – In un caldo giorno di luglio il condottiero Conte annuncia che se ne andrà. La società sceglie Allegri: una scelta su cui non avrei scommesso 10 euro ne frutta alla fine diversi milioni. Ad ognuno il suo posto, il mio è sul divano. Nel prato verde è ancora Juve con +17 (diciassette, lo scrivo a lettere che si capisce meglio) sulla Roma. Totti, che aveva invitato la Juventus a fare un campionato a parte, viene gentilmente accontentato. In estate erano arrivati due ragazzi niente male: Kingsley Coman e Alvaro Morata. Vincono il titolo di capocannoniere Luca Toni e Mauro Icardi, entrambi con 22 segnature. Indimenticabile: il gol di Pirlo a 3 secondi dalla fine del derby d’andata, che regala la vittoria ad una Juventus in inferiorità numerica.

2015/2016Revolution – A Vinovo arrivano Khedira, Alex Sandro, Mandzukic, Cuadrado e Paulo Dybala. Di contro niente più Pirlo, Vidal, Tevez e Llorente. Inizia malissimo la Juve perdendo le prime due; si riprende dopo qualche tempo infilando una serie di quindici (15 che siete stanchi da prima) vittorie consecutive e si ritrova in testa. Finirà a 91 punti, +9 sul Napoli. Indimenticabile: il cappotto di Allegri che in una fredda giornata di dicembre svolazza a bordo campo a seguito di una sfuriata del tecnico. La squadra, preoccupata che si ammali, riprende subito la retta via.

Vince il titolo di capocannoniere un argentino di cui abbiamo già detto, Gonzalo Higuain, con la cifra monstre di 36 reti. I tifosi del Napoli sperano nel Pipita e nella squadra che intorno a lui può essere costruita. Peccato perché la Juve in estate paga la clausola e porta Higuain a Torino

2016/2017One hand is not enough – Arrivano anche Pjanic dalla Roma, Benatia dal Bayern Monaco e Dani Alves dal Barcellona. Salutano Pogba e Morata. Sono ancora 91 i punti della Juve, davanti a Roma e Napoli. Il giallorosso Dzeko vince la classifica dei cannonieri con 29 reti, Higuain ne fa “solo” 24. E’ l’anno dell’invenzione allegriana del 4-2-3-1 o, se preferite, della formazione in cui ogni reparto è “un numero a caso+Mandzukic”. Resiste la BBC, il campionato scivola via abbastanza liscio per i bianconeri; l’Atalanta di Gasperini compie un mezzo miracolo sportivo arrivando al quarto posto. Top class: i gol di Gonzalo Higuain che valgono 9 punti contro Fiorentina, Napoli e Roma.

2017/2018La cometa di Halley, cioè l’evento “once in a lifetime”. Tutti naso in su a vedere una cosa che non capiterà di nuovo prima del 2062 (o almeno così dicono). Questo è il valore dell’impresa realizzata in questi anni: 7 Scudetti, 4 Coppe Italia, 2 finali di Champions che non sono trofei purtroppo ma testimoniano il livello raggiunto (e fanno vendere un po’ di maglie degli avversari europei della Juve). Il settimo Scudetto, il più difficile, combattuto, pazzo campionato che si sia visto negli ultimi anni. Onore al Napoli che ha tenuto un ritmo spaventoso, cercando sempre  il dominio del campo attraverso il possesso palla e realizzando ben 91 punti. Lo confesso: al minuto 85 di Inter – Juventus non ci credevo più; poi è successo quello che tutti sappiamo. E, di colpo, stanchezza e scoramento erano solo un ricordo. Una stagione che segnerà un cambiamento profondo, l’ennesimo per Allegri, perché il nemico della Juventus quest’anno è stato principalmente la stessa Juventus con i suoi cali di attenzione, la sua innata propensione a gestire le partite e quelle scosse che arrivano quando si prendono gli schiaffi dagli avversari. Eppure nessuno è più adatto del mister livornese a gestire un’altra inevitabile trasformazione da squadra cinica e quadrata ad una in grado di far pesare più scientificamente e coraggiosamente un tasso tecnico così elevato ed una rosa obiettivamente più attrezzata delle avversarie. Il miracolo mancato a Madrid ha rovesciato le sensazioni post Cardiff: si è passati dal “siamo ancora lontani” al “ce la possiamo giocare”. Non ingannino le polemiche (fin troppe) sul rigore dato ai blancos: contestare gli arbitri non serve a niente e non deve allontanare dal problema reale, cioè la gestione della fase difensiva che è mancata in quella maledetta (questo si può dire) azione a Madrid come nel calcio da fermo che ha portato al gol di Koulibaly a Torino. Se si può capire, a caldo, qualche protesta un po’ sguaiata e perfino qualche gesto inopportuno, finita la partita si deve tornare a ragionare come sempre, accettando il giudizio del rettangolo verde. Ricordiamoci di Andrea Agnelli nel giorno di inaugurazione dello Stadium, quando definiva la “Gente della Juve”: “…siamo gente che si riconosce quando si guarda negli occhi, occhi che sanno accettare i risultati conseguiti sul campo….perché il campo dice sempre la verità”. Eccola l’unica cosa che conta. 

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