Per una storia “laica” di Calciopoli: Marco Bellinazzo in La fine del calcio italiano

Oltre tre anni fa, il 30 marzo 2015, ho avuto l’occasione di uno scambio di tweet con Paolo Condò, nome nobile del giornalismo sportivo italiano, e all’epoca firma prestigiosa della Gazzetta dello Sport (oggi è passato a Sky Sport). L’occasione mi fu data da una sua dichiarazione d’intenti: non ho intenzione di pronunciarmi su Calciopoli perché “è un tema che non ha soluzioni condivise possibili”. È senz’altro vero, e io obiettai però che l’unico modo per avere soluzioni condivise possibili sarebbe quello di redigere intanto una storia condivisa della vicenda, impresa che però sembra troppo scivolosa per le grandi firme del giornalismo italiano. Condò mi rispose infatti che “tutto è ancora troppo fresco” per provare a mettere insieme una ricostruzione storica condivisibile da tutti.

condò

Erano passati quasi nove anni dall’estate 2006. Oggi ne sono passati ormai dodici, e la situazione non sembra molto cambiata. I fatti di Calciopoli scontano ancora, a mio parere, una sorta di paradosso mediatico. I media “ufficiali” hanno presentato la vicenda in modo totalmente appiattito sulle posizioni accusatorie, rilanciando gli argomenti delle difese soltanto quando li si riconosceva in grado di suscitare clamore mediatico (le telefonate dell’Inter); ma siccome sono i media “ufficiali”, quanto da loro riportato viene ancora oggi percepito come una versione imparziale ed equidistante dei fatti. Il web e il mondo dei blog hanno prodotto delle ricostruzioni decisamente più complete ed equilibrate della vicenda; ma siccome si tratta di siti e blog dichiaratamente di parte, le loro ricostruzioni sono percepite come faziose e parziali. Come fare a uscire dal tunnel?

In questa situazione, mi sono imbattuto nei giorni scorsi, leggendo La fine del calcio italiano di Marco Bellinazzo (Feltrinelli, 2018), in ben ventiquattro pagine dedicate al tentativo di mettere insieme una storia che definirei “laica”, ossia equidistante e distaccata dagli eventi, dei fatti di Calciopoli. bellinazzoIl tutto inserito nel contesto di una disamina spietata dei mali del calcio italiano, scandalo dopo scandalo, illecito dopo illecito, imbroglio dopo imbroglio, che nell’insieme fa davvero impressione, e porta a pensare come sia già un miracolo che il calcio italiano sia ancora in piedi, dopo tutto ciò.

Senza proporre una recensione complessiva del volume, dunque, mi dedicherò in questa sede ad analizzare la storia di Calciopoli proposta da Bellinazzo, nell’ottica appunto di una valutazione del cammino del giornalismo italiano verso una storia condivisa dello scandalo del 2006. Del resto, siamo o no in questo blog tra i massimi specialisti esistenti sul tema?

L’analisi di Bellinazzo si articola in sette paragrafi: uno introduttivo e uno conclusivo, uno dedicato alla genesi, uno all’inchiesta, e poi ancora il processo sportivo, il processo penale, e la mancata Calciopoli-bis.

Sin dall’inizio, l’autore mira a sottolineare la propria equidistanza: “se non si può certamente affermare che Calciopoli sia un falso storico, appare altrettanto inconfutabile che la vulgata per cui Luciano Moggi è l’orco che ha gettato nello scompiglio il football italiano non corrisponde alla realtà” (p. 124). Si cerca, dunque, una via intermedia tra una narrazione aderente totalmente alla prospettiva accusatoria e una opposta, negazionista. Del resto, è impossibile ormai non rilevare, in una prospettiva storica, che “espulso Moggi, la serie A non ha affatto recuperato terreno, né a livello sportivo, né tanto meno a livello industriale” (sempre p. 124).

Si passa, quindi, al paragrafo sulla genesi, che forse è quello che mi lascia maggiormente perplesso. Per ragioni che mi sfuggono, infatti, Bellinazzo affida il suo giudizio sui designatori Bergamo e Pairetto a un passaggio del libro di memorie Mai dopo le ventitré di Franco Carraro, che però è evidentemente auto-assolutorio e inattendibile.

franco-carraro
Franco Carraro

Scrive Bellinazzo citando Carraro che Bergamo e Pairetto sono mantenuti in carica per la stagione 2004-2005 solo obtorto collo, a causa del rifiuto di Collina di prendere il loro posto, e che apprendendo comunque di essere “licenziati in contumacia” i designatori “cercano protezioni e consolidano il rapporto con Moggi, che già avevano, ma che fino a quel momento era stato corretto. Sanno di non avere più la fiducia del presidente federale e si mettono nelle sue mani”. E poi ancora “le telefonate dimostrano che le irregolarità partono dal settembre del 2004, proprio quando io intuisco che è ora di cambiare i due designatori. Bergamo e Pairetto si sentono defenestrati e deviano” (tutto ciò a p. 125).

Insomma, il buon Carraro aveva capito tutto, e se solo avesse potuto fare ciò che aveva in mente di fare non ci sarebbe stato alcun illecito. Che peccato! Ovviamente questa ricostruzione fa acqua da tutte le parti. Non è vero che le telefonate dimostrano che le irregolarità partono dal settembre del 2004: sono le intercettazioni che partono dal settembre del 2004, e per questo motivo solo a partire da quel momento si possono scovare delle irregolarità. Se le intercettazioni fossero cominciate un anno prima, si sarebbero con ogni probabilità sentite cose analoghe, se non peggiori. Basti pensare che le indagini sulla “combriccola romana” (sulla quale si veda questo pezzo) che danno il là allo scandalo non riguardano affatto il campionato 2004-2005, ma quello precedente, e che le telefonate intercettate sono piene di allusioni, spesso difficilmente comprensibili, a oscuri intrighi e scontri di potere avvenuti in passato.

Quanto a Bergamo e Pairetto, erano stati messi lì dalle big della serie A, e l’idea che mi sono fatto dalla lettura di atti e telefonate è che mirassero semplicemente a rispettare il mandato implicito che era stato loro affidato: tutelare le big ed evitare che potessero dirsi danneggiate dal settore arbitrale, coltivando l’unica speranza di arrivare alla fine del campionato indenni da eccessive polemiche. Su questo blog ne abbiamo parlato molte volte, e non è questo il momento di andare nello specifico. Almeno qualche scambio telefonico però è possibile citarlo:

Io so’ convinto che anche i rapporti con la Roma… so’ convinto che Capello quando ora poi si sarà chiarito bene con Luciano… anche Luciano avrà capito che non c’erano stati contatti particolari, che tutto era fatto per mantenere un equilibrio e non aver problemi nella gestione del campionato” (Bergamo a De Santis, 11 gennaio 2005, prog. 17245)

L’altr’anno naturalmente io ho cercato di gestì la Roma… ho gestito… ho gestito il Milan… ho gestito l’Inter! … loro perdevano, non c’avevano squadra e hanno perso… oh! Innocenzo!? Ma ora… sennò veramente… ma io mica gioco a centravanti! Io devo… devo designà gli arbitri!” (Bergamo a Mazzini, 10 febbraio 2005, prog. 26618).

Fazi: Gli devi mettere un po’ di paura che questo campionato non è ancora finito, lo vincono, eh, perché lo vincono, il Milan è morto, Paolo, non puoi sempre vincere al novantaquattresimo.
Bergamo: Sì, va beh, ma sai, oramai è avvenuto.
Fazi: Eh, però un po’ di tremarella gli fa bene.
(Bergamo e Grazia Fazi, 9 febbraio 2005, prog. 510)

Bergamo: E quindi… Ma io ti dico la verità, io sento molta acredine nei confronti della Juventus, questo è… ma totale eh…
Pairetto: Sì sì sì, può darsi…
Bergamo: Chissà cosa c’è in… Boh. Sinceramente…boh… A noi, sai, poi ce ne può fregà di meno…
Pairetto: Appunto. A noi che cazzo ce ne frega?
Bergamo: Noi s’è fatto il nostro dovere… vinca l’uno o vinca l’altro…
(Bergamo e Pairetto, 6 marzo 2005)

Del resto la CAF, la corte del primo grado del processo sportivo del 2006, che ha lavorato in gran fretta ma su alcuni punti ha colto la realtà dei fatti meglio della più lenta giustizia ordinaria, ha scritto a proposito dei designatori (e ancora a proposito di Lanese, Mazzini e De Santis): “i soggetti sopra indicati perseguivano fini propri, giudicati soltanto talvolta coincidenti con quelli della Juventus, e spesso in contrasto tra loro” (pp. 91-92 della sentenza).

Messa da parte la questione dei designatori, il capitolo sulla genesi dedica tutto lo spazio restante, ed è uno spazio decisamente ampio, all’ipotesi sulla genesi di Calciopoli interna alla Juventus, ovvero quella che viene definita a p. 127 “l’offensiva anti-Triade degli Elkann”. Si tratta di una messa a punto molto dettagliata e significativa di un tema che è assolutamente impossibile eludere, realizzata peraltro sfruttando in modo ampio le memorie dello stesso Moggi; una parte del mondo FIAT lavorava per far fuori la Triade contemporaneamente alle inchieste su Calciopoli, e di conseguenza non ha mosso un dito in difesa della dirigenza al momento dello scoppio dello scandalo (il tema viene ripreso poco dopo a p. 135 parlando del famoso “patteggiamento” di Zaccone). Sull’argomento rimando a questo mio vecchio pezzo. 

È ovviamente questa la più accattivante delle vicende legate alla genesi di Calciopoli; forse inevitabilmente Bellinazzo non dedica alcuna menzione ad altre connessioni della “preistoria” di Calciopoli, dal dossier Ladroni di Telecom (vedi qui) agli intrighi romani tra Baldini e Auricchio (vedi ancora qui), temi forse un po’ troppo per specialisti della materia, ma ineludibili per dimostrare come l’inchiesta Offside abbia beneficiato della convergenza di interessi di tanti attori in gioco.

È sostanzialmente cronachistico, senza spunti significativi, il paragrafo dedicato all’inchiesta, così come il successivo sul processo sportivo, che insiste giustamente sulla rapidità del processo riportando un appassionato intervento di Diego Della Valle: “Qui c’è bisogno di un processo giusto, non di fretta. Qui si parla di interessi, ma anche di dignità della gente, delle città. Quando si parla di giustizia, si parla di una cosa seria, che ha bisogno dei suoi tempi. Bisogna lavorare in modo serio e poi pensare ai calendari. Chiunque voglia un calcio pulito lo deve volere completamente e non a pezzettini. Se serve più tempo prendiamocelo” (riportato a p. 135).

Più in là, Bellinazzo riconosce, in modo pienamente condivisibile, come l’assegnazione dello scudetto 2006 all’Inter sia “un vulnus che ancora oggi infetta il movimento calcistico italiano” (p. 138). Sul tema rimando a questo pezzo.

In generale, sia il capitolo sul processo sportivo che quello sul processo penale hanno il limite di concentrarsi soltanto sulle squadre e i loro dirigenti, dedicando pochissimo spazio, invece, agli arbitri (praticamente il solo De Santis viene menzionato). Si perde così di vista il fatto che su 7 arbitri imputati 5 sono stati assolti dalla giustizia ordinaria, concentrando l’attenzione sull’unico che è stato condannato (peraltro con motivazioni discutibili, come abbiamo detto più volte; ma ovviamente non si poteva pretendere che Bellinazzo entrasse nel dettaglio di singoli capi d’imputazione e li riesaminasse).

In generale, si sottolinea più volte il fatto che alla fine i reati siano stati cancellati dalla prescrizione, il che è solo parzialmente vero. In realtà su 19 imputati per il reato di associazione a delinquere 11 sono stati assolti, e con Bergamo rimandato a un nuovo processo mai svolto per il mancato rispetto dell’istanza di legittimo impedimento del suo avvocato, sono stati solo 7 quelli per cui si è riconosciuta l’esistenza di un reato (De Santis condannato per rinuncia alla prescrizione, tutti gli altri prescritti). Allo stesso modo, su 14 casi contestati di frode sportiva a favore della Juventus, in 8 casi il processo si è concluso con l’assoluzione di tutti gli imputati. Non solo la prescrizione, dunque, ma la prescrizione e le assoluzioni insieme hanno annullato gli effetti penali dei processi Calciopoli.

Interessante poi il capitolo dedicato alla mancata Calciopoli bis, con la scoperta delle intercettazioni interiste, la relazione Palazzi e la riscossa della nuova Juventus; giustamente si mette in relazione la scoperta e la rivelazione delle nuove telefonate con il “radicale mutamento di politica” (p. 144) del gruppo FIAT che riporta al vertice della società bianconera il figlio di Umberto Agnelli, Andrea, con l’appoggio di John Elkann, chiudendo in pratica quello scontro interno che era stato, come abbiamo visto, uno dei fattori alla base dello scandalo.

Infine Bellinazzo tenta un’interpretazione complessiva “neutrale” della vicenda, e si tratta di un giudizio molto interessante, che vede in Calciopoli un fatto “politico”, legato all’abbattimento di “un assetto di potere che aveva in Cesare Geronzi, Franco Carraro e Luciano Moggi i suoi terminali” (p. 145).

Quanto a Moggi, condivido il giudizio conclusivo espresso a p. 146: “il suo carattere irascibile e le sue smaccate esibizioni di grandeur ne hanno fatto un bersaglio ideale per i magistrati. L’ex ferroviere di Civitavecchia era colui che doveva sporcarsi le mani e in certi frangenti lo ha fatto senza lesinare fatiche e con il massimo della protervia, finendo per pagare più di tutti gli altri, soprattutto a livello mediatico”.

ELEZIONI:LUCIANO MOGGI SARA' CANDIDATO ALLA CAMERA
Luciano Moggi

È vero, Moggi ha pagato pesantemente la smania di voler essere percepito come il più potente, forse anche più di quanto non lo fosse realmente, e con alcune scelte, in primis quella di adoperare le famose sim svizzere, ha attirato su di sé le condanne e ha reso impossibile smontare del tutto un quadro accusatorio che comunque si è molto ridimensionato nel corso della vicenda.

In conclusione, la disamina di Bellinazzo, che voleva essere ovviamente una sintesi complessiva, e non un riesame analitico della vicenda, appare interessante, e rappresenta senza dubbio un passaggio positivo nel cammino verso un approccio alla vicenda più spassionato e imparziale di quello che ha dominato finora.

Il libro, nel suo complesso, vi consiglio di leggerlo. Vi permetterà di scoprire, o di ricordare, un sacco di vicende che hanno contraddistinto il calcio italiano a partire dal 1990; si fa memoria, si smontano i miti “nostalgici”, si riconosce che dietro i risultati del campo ci sono tantissimi eventi che possono alterarli in vari modi, e la pretesa di trovare un campionato che sia “puro” da veleni appare sempre più ingenua e fanciullesca. Conoscere i problemi del calcio, e conoscerli tutti, è l’unica via per cominciare a costruire il futuro.

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12 pensieri riguardo “Per una storia “laica” di Calciopoli: Marco Bellinazzo in La fine del calcio italiano

  1. Sulla Genesi lo avevo scritto qualche articolo fa
    per il resto si puo’ dire che la nebbia che ha oscurato la mente a tutti quelli che non erano juventini si stia dissipando
    a suo dire Moggi ha pagato per la sua arroganza e voglia di strafare
    ma il passaggio piu’ interessante é che constata che con l’eliminazione del orco
    il calcio Italiano non é migliorato ma al contrario ha fatto hara kiri
    si é autodistrutto eliminando sia ” il savoir être che il savoir faire ” di una generazione di dirigenti che di calcio ne capivano e vedrai che fra qualche anno ci sarà un pentimento al riguardo
    e riconosceranno A Moggi e Giraudo che sono stati puniti e messi alla gogna per la troppa passione che ci mettevano
    Assurdio dirlo ma puniti per la troppa passione verso il Calcio
    Fortunatamente per la Juve il Duo Malefico avevano ben seminato prima di essere esorcizzati
    ed hanno lasciato in Eredità un Ragazzo da loro formato “Andrea Agnelli ” , uno stadio di proprietà e una società con i conti in ordine che ha permesso alla juve SPA di sopravvivere ai danni fatti dalla santa inquisizione

    Oggi é bello constatare (e sfregarlo sotto il naso degli inquisitori da caccia alle streghe) che il loro savoir faire e savoir etre trasferito nella persona Di Andrea Agnelli sia sempre qualche passo in avanti di tutti gli altri , come lo erano loro ai loro tempi ,
    questi sono fatti e non opinioni

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  2. Ben ritrovato Paolo! Il libro riesce a tenere un punto di vista molto distaccato come ho scritto, mettendo in luce che le “malefatte” di Calciopoli, che pure non vengono negate, sono solo alcune tra le tante malefatte che hanno avvelenato il calcio italiano negli ultimi decenni. Leggi il libro se ti capita, ci trovi veramente una miniera di storie interessanti!

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  3. Si usano spesso le parole per un ^^ Calcio pulito^^
    E si usa la parola Calciopoli per indicare il ^^ calcio sporco^^
    E si da la colpa a Moggi per la caduta nei bassi fondi del Calcio Italiano
    NEssuno che ne dia la responsabilità a colui che indagando per mandato divino
    Vedeva il male in tutte le cose che riguardava la Juve e Moggi

    Beh oggi una domandina voŕei fargliela
    Cosa ne pensa del Calcio Italiano del dopo Moģgi
    È pulito? E miglioräto? Ancora convinto che giustizia sia stata fatta?

    i danni da lui fatti con la sua personalissima caccia alle streghe al movimento
    Dodici anni dopo ancora non sono stati assorbiti
    Il caos in Fgc di Oggi e opera sua non di Moggi

    I fatti parlano chiaro prima era un clacio stimato nel mondo
    Al avanguardia , propositivo , passionale, arrogante, ambizioso, fiero del italianitâ

    OGGI..?? Che cosa ë oggi ?
    Per la Juve va benissimo sulle ceneri del passato ha ricostruito dimostrando con i fatti
    Che calciopoli ê la juve, il dominio ë la juve, avere squadre forti ë la juve
    Essere anni in anticipo sulle altre ë la juve
    Ma per gli Auricchio e Giudici di Napoli di turno essere capaci e saper fare bene il proprio mestiere
    Essere all avanguardia È un delitto da punire
    Chi costruisce ëun malfattore e chi distrugge è un eroe
    MOGGI che costruiva era il Mostro
    AURICCHIO che distruggeva era il Santo illuminato dalla grazia divina

    Beh che te devo di
    PoverI Andrea MAROTTA E PARATICI i futuri mostri da estirpare
    Pecoraro L auricchio di turno ci ha gia provato a diqtruggere ed eliminare chi costruisce

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  4. Io non credo che ci sia tanta connessione fra calciopoli e il decadimento del calcio italiano, non credo che Moggi e Giraudo avessero a cuore le sorti del calcio italiano, non credo che fossero interessate alla serie B che oggi è a 19 squadre o a squadre come Avellino, Cesena e Bari che sono fallite, non credo che potessero essere interessate alle altre squadre di calcio che dopo calciopoli e non è vero non hanno più vinto niente in europa

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  5. Io non credo che il calcio italiano sia decaduto unicamente per Calciopoli, ma un contributo, marginale, c’è stato. La Juve comunque in quegli anni contribuiva al calcio italiano nel panorama internazionale e non possiamo sapere come sarebbe andata negli anni successivi.

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  6. Io di crisi non parlerei comunque, dopo calciopoli ci sono due Champions e una finale agli Europei e soprattutto un ritardo immenso nel correre ai ripari con le squadre B per salvaguardare i nostri vivai

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  7. Moggi e Giraudo non avevano a cuore il bene del calcio italiano se non come contorno per valorizzare ancor più la Juve stessa ma tre squadre come la Juve facevano un campionato che attira campioni e soldi. La crisi é arrivata quando altri hanno avuto più soldi per attirare fuoriclasse e noi abbiamo cominciato a ripiegare su giocatori mediocri per risparmiare, sacrificando magari i settori giovanili pur di comprare qualcuno. La Champion del Milan non è da considerarsi post calciopoli per cui di Champion se ne conta solo una e globalmente siamo scesi di livello in Europa.

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  8. Il metodo di indagine usato per Calciopoli
    Ha instaurato in tutti una paura di essere coinvolti che ha bloccato lo sviluppo , l avanzare, osare, intraprendere,esporsi,prendere rischi etc etc
    Quel terrore Ha bloccato il sistema e assurdamente ora si sta sbloccando grazie alla juve
    Questa volte difendendosi da Pecoraro e rimettendolo al suo posto
    Non come fatto da zaccone al suo tempo
    Tutto quel casino mediatico ha fatto scappare i campioni e quelli nuovi non volevano venirci solo ora il campionato italiano sta riprendendo valore e suscitare interesse
    Grazie a chi?
    Rileggetevi la sentenza di Moggi
    Il suo piùgrave delitto era l arroganza , l osare, intraprendere, capacitàdi intettenere rapporti a tutti i livelli
    La storiella degli arbitri cosa molto marginale della storia

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  9. Sono completamente d’accordo con Bjh la crisi è dovuta alla mancanza di soldi (problema non solo del calcio in Italia ma di tutti i settori) e ad un ripiego su giocatori mediocri sacrificando i nostri settori giovanili tutto il resto è aria fritta

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  10. Che c entra anch io son d accordo sul fatto che oggi
    I club, Juve compresa, prediliggano comprare all estero che valorizzare i giovani del vivaio
    I soldi c entrano poco
    La Juve e il Milan (Inter storia a parte) ante Calciopoli avevano pochi stranieri ma buoni
    E valorizzavano giocatori Italiani
    La juve con Giraudo si autofinanziava
    Il milan era gestito male da Galliani ed era anche per questo che Berlusconi voleva farlo fuori e rimpiiazzarlo con Moggi (idem per Moratti) da buon imprenditore queste cose le vedeva
    Moratti e Berlusconi si chiedevano ma come mai noi ogni anno dobbiamo pompare Miliardi per risanare i bilanci e Gli Agnelli no?
    Come mai la juve riesce ad autofinanziarsi e noi no ?
    E sapete benissimo che entrambi volevano Il Mostro
    Già come mai la juve aveva ed ha ancora oggi i conti in ordine ma riesce ugualmente a fare squadre molto competitive senza svenare la proprietà.?
    Voi che ne sapete più di me come lo spiegate?

    Ma un bel giorno un Auricchio e qualche Giudice di Napoli decidono che fare le cose per bene
    L essere capaci Ë reato……………… boh vallo a capire
    E decidono di spegnere il faro che illuminava il percorso da seguire
    E venne il buio più totale e la nave si arrenô
    Fortunatamente anni dopo il faro ê stato riacceso e pian piano la nave si sta disincagliando

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  11. Io ritengo probabile una faida interna e la lotta tra gli Elkann e la Triade che ha portato la Juventus a non difendersi durante il processo sportivi che tanto caro è costato.
    Ma la più grande convinzione è che Calciopoli sia stata un’operazione costruita a tavolino da Moratti. Moratti con l’aiuto del sodale e socio Tronchetti Provera, allora dominus di Telecom Italia, abbia intercettato solo chi volevano loro, in modo eterodiretto, O fatto uscire fuori solo le intercettazioni a loro favorevoli, evitando di intercettare dirigenti interisti o, qualora lo fossero stati in modo non previsto, cancellandole o evitando che venissero fuori. Tutto programmato a tavolino,

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  12. Ciao, ti ringrazio del commento. In realtà il ruolo dell’Inter non è dimostrato nè dimostrabile. Fino a prova contraria a selezionare le intercettazioni e a decidere quali fare uscire sono stati i carabinieri di Roma che hanno condotto l’inchiesta e i pm di Napoli che l’hanno coordinata. Sulle notizie venute fuori dal processo Telecom ho scritto in passato questo pezzo https://ilcalcioeugualepertutti.wordpress.com/2015/06/30/massimo-de-santis-il-condannato-di-calciopoli-2/ cercando di attenermi comunque alle notizie certe ed evitando complottismi.

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