Il giorno della marmotta

Ho cominciato a scrivere di calcio sul web a febbraio 2012. Usavo le note di Facebook, allora, prima di lanciarmi nel mondo dei blog. Quella che allora definivo “modesta rubrica periodica di riflessioni” prendeva il via con la Juve di Conte che lottava testa a testa con il Milan di Allegri nella classifica di serie A, ma ancora quasi nessuno, nemmeno io, credeva realmente che la squadra che veniva “da due settimi posti” potesse vincere quel campionato; tantomeno ci si poteva immaginare che gli anni successivi sarebbero stati quelli pieni di trionfi che abbiamo vissuto.

Questa felice coincidenza, da quando scrivo di calcio la Juve ha sempre vinto lo scudetto, mi fa percepire la mia attività di blogger calcistico come strettamente legata a questo ciclo juventino; un rapporto di fratellanza razionalmente indimostrabile e senza senso, e tuttavia profondamente vero e intenso. C’è stato anche un momento, negli anni scorsi, in cui credevo che questo ciclo di vittorie potesse arrivare al suo coronamento definitivo, e avevo già deciso che anche questa mia attività di commento si sarebbe conclusa felicemente in quell’occasione. Mi godo il compimento di quell’inseguimento iniziato tanti anni fa, al tempo delle medie, e poi stop, non scrivo più, oppure comincio a scrivere d’altro. Ma poi quel coronamento non c’è stato, ed è arrivata al suo posto una notte drammatica e difficile da dimenticare.

Anche la mia attività di blogger, così, è andata avanti, ma mi rendo conto che in realtà non so più cosa scrivere, e la mia capacità di analisi e commento sembra inaridita. Del resto, scorrendo l’archivio di questo blog, osservo che il mio ultimo pezzo di attualità calcistica (non riferito cioè a Calciopoli o ad altre questioni giudiziarie) risale a maggio 2018, quasi un anno fa. Non ho più niente da dire, e non solo perché gli impegni lavorativi, con gli anni, si sono moltiplicati, limitando così il mio tempo libero, ma soprattutto perché mi sembra di aver già detto tutto; e forse davvero il mio articolo sulla stagione 2018-2019 potrebbe essere un collage di frasi prese da articoli degli anni precedenti.

Cosa è stata, del resto, questa stagione? Una lunga, estenuante, surreale attesa delle notti di Champions; l’unico appuntamento che contava davvero. Come già è capitato in passato, sembrava anche stavolta l’anno giusto, perché era arrivato Lui; l’uomo della Champions nella squadra cui la Champions è negata, per spezzare finalmente l’incantesimo. ronaldoE invece non sarà così. Al posto della coppa è arrivata una brusca battuta d’arresto, una vera bastonata sui denti. E la consapevolezza che questo sia l’ennesimo anno perso rispetto all’obiettivo che tutti abbiamo in testa fa male più di qualsiasi sfottò degli avversari.

Invece di esaltare il contesto, Ronaldo ha paradossalmente evidenziato la mediocrità di tutti quelli che gli sono stati intorno, e mai come quest’anno l’obiettivo è sembrato lontano, al punto che l’eliminazione non è arrivata contro una big del calcio europeo o una futura vincitrice (chissà), ma contro una squadra che l’anno scorso in Champions non aveva superato i preliminari, e nemmeno aveva vinto il titolo nel suo paese. Certo, ha giocato un calcio a tratti spettacolare e bellissimo, ma la sensazione è che abbia soprattutto smascherato l’incapacità della squadra bianconera di essere all’altezza del suo obiettivo, e se non ci fossero stati i velocissimi e imprevedibili olandesi, questo compito sarebbe toccato a qualcun altro (già l’Atletico c’era andato vicino).

È dalla notte maledetta di Cardiff e di Piazza San Carlo che non riesco più a guardare con lucidità alla questione. Già l’anno scorso scrivevo del palcoscenico della Champions come un luogo maledetto in cui la Juve è chiamata a impersonare “il ruolo cosmico del perdente”, lo stesso cui sono condannate le sue antagoniste in Italia. E sono sempre più convinto che in effetti la chiave della maledizione Champions stia proprio nel fatto che è controbilanciata da un incantesimo uguale e contrario, quello delle vittorie infinite in campionato. Vittorie che arrivano sempre più spesso per forza d’inerzia, quasi senza nemmeno volerlo.

Anche l’ultimo Juve – Napoli, insensato big match di serie A con noi tifosi juventini troppo distratti dalla prospettiva del ritorno con l’Atletico per prestarvi attenzione, ha seguito il solito copione. L’ennesima partita in cui la Juve non è sembrata nemmeno interessata a vincere, ma alla fine ha vinto lo stesso, perché un avversario ha fatto un retropassaggio sciagurato, l’unico assist decente a Ronaldo in novanta minuti, ma poi finalmente hanno buttato fuori Pjanic, e dato anche il rigore a loro, dopo un secondo tempo dominato in lungo e in largo, stavolta la vincono, o almeno non perdono; e invece niente, rigore sul palo. Che senso ha quel rigore sul palo? Perché questa ennesima gratuita crudeltà del destino sui nostri avversari? È una crudeltà che non mi ha fatto gioire, perché sapevo che l’avremmo scontata in quel teatro in cui i ruoli si ribaltano, quello europeo.

Nel 1993 esce negli Stati Uniti il film Il giorno della marmotta, visto in Italia con il titolo Ricomincio da capo. marmottaÈ la storia di un giornalista televisivo che deve fare un reportage sul Giorno della marmotta (una ricorrenza che si celebra davvero negli Stati Uniti ogni 2 febbraio) ma si trova imprigionato in un incantesimo temporale per cui deve rivivere sempre lo stesso giorno: una cosa che all’inizio sembra bellissima, ma poi si rivela terribilmente deprimente. La storia recente della Juve è Il giorno della marmotta. Noi ci proviamo pure, a suicidarci in Italia, e a cambiare d’abito in Europa, a provare a vedere cosa può succedere cambiando le cose. Poi suona la sveglia ed è sempre lo stesso giorno: i rigori vengono sbagliati, i giocatori non vengono espulsi, i palloni si insaccano seguendo traiettorie beffarde, le avversarie perdono quando ormai pregustano il trionfo, in Italia; l’esatto contrario, ai nostri danni, in Europa.

Ci riproveremo l’anno prossimo, certo, ma ormai alla fiducia nell’anno buono si è sostituito il “prima o poi dovrà succedere”, che non è più fiducia, ma fatalismo. Pessimismo della ragione e della volontà. Le mie opinioni calcistiche sono come la mia squadra, condannate a ripetere sempre lo stesso destino, nelle cose belle e in quelle brutte, nella celebrazione degli scudetti e nel commento all’eliminazione dalla Champions, che sono ormai da tempo i miei due pezzi fissi stagionali, e che quest’anno si unificano in questo, depresso e malinconico perché le cose brutte, a furia di ripetersi, sono ancora più brutte, e quelle belle sono rese meno gustose e godibili dall’eterna ripetizione.

Riusciremo, un giorno, ad andare oltre? Non lo so. Non lo sa nessuno.

Oh l’orizzonte in fuga, dove s’accende
rara la luce della petroliera!
Il varco è qui? (Ripullula il frangente
ancora sulla balza che scoscende …)
Tu non ricordi la casa di questa
mia sera. Ed io non so chi va e chi resta.

Eugenio Montale, La casa dei doganieri

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4 pensieri riguardo “Il giorno della marmotta

  1. Tifo Juve e Ferrari per cui sta sensazione è di casa. In ogni caso la Juve di quest’anno mi ha sempre convinto poco per cui nonostante tutti i segni portassero all’anno della svolta non ci ho mai creduto troppo. Quando ci ricapiterà di non avere distrazioni da tornei minori (coppa Italia), di avere un vantaggio tale in campionato da poter fare tutto in funzione della Champions e di scamparla dopo una partita come quella di Madrid con l’Atletico? Mi piacerebbe una Juve meno dominante in campionato ma dominante negli scontri diretti. In Europa non puoi andare a corrente alternata, prima o poi qualcuno che ti stacca la spina lo trovi. La squadra è meno forte di quel che si vuol fare credere ma non siamo inferiori agli olandesi. Forse abbiamo pensato di essere una spanna superiori e ci hanno riportato sul pianeta terra.

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  2. Quando ci ricapiterà di non avere distrazioni da tornei minori (coppa Italia), di avere un vantaggio tale in campionato da poter fare tutto in funzione della Champions e di scamparla dopo una partita come quella di Madrid con l’Atletico? Esatto, proprio per questi motivi la delusione è particolarmente cocente. E’ stato un anno buttato via senza mai riuscire a costruire una squadra forte e un gioco convincente intorno a Ronaldo, anzi sembra che per fare spazio a Ronaldo si siano bloccati altri. Pensavamo che Ronaldo fosse la scorciatoia per arrivare al top in Europa dopo lungo inseguimento, invece niente, siamo ancora lontani malgrado Ronaldo. Secondo me bisognerebbe liberarsi un po’ anche dall’ossessione di dover vincere prioritariamente lo scudetto; Ronaldo in 9 anni al Real Madrid ha vinto solo 2 volte lo scudetto, arrivando 5 volte secondo e addirittura due volte terzo in campionato. Però ha vinto 4 Champions, cioè il doppio di quante ne ha vinte la Juve in tutta la sua storia. Mi sembra indicativo. E’ una questione di gestione delle energie fisiche e mentali che alla Juve mi sembra che vada ancora in direzione della priorità scudetto, malgrado il superturnover prima del ritorno con l’Ajax potrebbe essere un segnale in senso opposto; ma è stato solo un segnale appunto, mentre in tutta la stagione si sono spremuti giocatori poi arrivati spompati nella fase decisiva, e la squadra in autunno è stata molto più brillante ed efficace che in primavera.

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  3. Mi avuto la sensazione che la juve potesse vincere la Champions
    già un miracolo aver eliminato l’atletico
    e dopo Amsterdam con quel palo che ancora trema e il rigore non concesso
    mi son detto si ripete la storia col Bayern

    mai capito perché tutti a dire Ronaldo uguale champions

    ma la cosa che piu’ mi ha colpito e il manco di Energia della Juve
    e gli Olandesi che avevano giocato con 10/11 tre giorni prima, che correvano come matti per 90 minuti e oltre
    ok che son giovani ma come mai tutta questa differenza di tenuta fisica?
    anche il Napoli con lo stesso problema

    un appunto su Allegri allenatore molto bravo
    ok che il calcio é una cosa semplice ma alla juve molte volte si scordano di giocare
    a calcio vanno per inerzia

    ho spento la televisione subito dopo il pareggio già sapevo come andava a finire
    non sono ne deluso ne sorpreso ne triste
    col calcio o Vinci o perdi é una cosa normale

    ammettere, come ha fatto Agnelli, che gli altri son stati piu’ bravi e far loro i complimenti mi ha fatto molto piacere

    pero’ tutta quella corsa degli Olandesi e la non corsa della Juve mi lascia molto perplesso

    stesso fenomeno nelle due finali disputate poca corsa e poco gioco

    e ora che la juve ricrei un blocco di giocatori Italiani che danno l anima anche a costo di non vincere per un paio d’anni

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  4. Beh Paolo Ronaldo è il giocatore più decisivo nella storia della Champions League… molto più anche dello stesso Messi, basta guardare il dato dei gol segnati nelle fasi a eliminazione diretta. Quindi essendo la Juve andata vicina al successo negli anni scorsi (a dire il vero più due anni fa che l’anno scorso) e avendo aggiunto nel motore un giocatore così, sembrava si potesse fare il salto di qualità definitivo. Invece non è stato così, e adesso bisogna riflettere bene… io credo che bisogni puntare al massimo sulla prossima stagione imparando dagli errori di questa, perchè Ronaldo è grande e non può durare a lungo, e sarebbe veramente imperdonabile non vincere nulla in Europa in due anni con lui… quindi non è ancora il momento di dichiarare finito un ciclo e pensare a una ricostruzione.
    Per quanto riguarda la condizione fisica, ho visto i dati sul sito UEFA: la distanza coperta dalla squadra è di 108,4 km per l’Ajax, di 110,7 km per la Juventus, quindi abbiamo corso addirittura di più. Il problema è che abbiamo corso tanto a vuoto perchè loro mandavano il pallone dove volevano e avevano sempre uomini liberi. La catastrofe è stata tecnica e tattica, dispiace dirlo.In realtà poi la partita era stata cominciata anche bene, sembrava tutto in controllo nel primo tempo, poi è arrivato quel gol del pareggio un po’ casuale che ci ha mandato nel panico: pressing scriteriato che veniva saltato subito e si aprivano praterie per loro. Noi continuiamo a non avere un efficace gioco offensivo, non l’abbiamo mai avuto per tutto l’anno, e questa è senz’altro una colpa di Allegri.

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