E se domani…

Come ampiamente previsto la Juventus ha conquistato il suo ottavo scudetto consecutivo. Nonostante una prestazione abbastanza approssimativa e con un pizzico di fortuna, i ragazzi di Allegri hanno battuto una buona Fiorentina, già concentrata sulla semifinale di ritorno di Coppa Italia contro l’Atalanta. Il commento a caldo è semplice: mai avrei pensato di riuscire a vedere un periodo di così totale dominio di una squadra nel campionato di Serie A. L’impresa è incommensurabile: solo quando i ricordi inizieranno un po’ a sbiadirsi ci renderemo conto del reale valore di questa squadra.

Impresa eccezionale

Otto Scudetti consecutivi, arricchiti da 4 Coppe Italia e 2 SuperCoppe. La squadra è in pianta stabile tra le migliori 8 d’Europa. I risultati fanno di Allegri, della società e della squadra, elementi quasi inattaccabili. Non serve citare numeri, record, distanze dalle rivali. Il divario tra la Juventus ed il resto delle pretendenti è enorme: il Napoli è naufragato nelle false speranze che il nome di Ancelotti ha portato, complice una campagna acquisti non faraonica della società di De Laurentiis. Le milanesi fanno un passo avanti e due indietro: tragicomico l’affaire Icardi nel momento più importante della stagione e troppo scarso il patrimonio tecnico del Milan per pretendere di più di un 4° posto. Le romane, infine, ad oggi non hanno una dimensione tale da poter impensierire chi vuole puntare al titolo. Tornando alla Juventus, c’è un dato che mi balla nella testa da un paio d’anni: il periodo 1986 – 1995. Nove anni di attesa, dall’ultimo Scudetto targato Michel Platini al primo di Marcello Lippi. Nove anni di vacche magre, vittorie altrui, squadroni inavvicinabili (soprattutto il Milan) e tanti gregari a vestire la maglia bianconera. Ricordo perfettamente le attese e  le speranze trasformarsi ogni anno in uno sbiadito “Sarà per l’anno prossimo”. Ebbene siamo quasi pari. Vincere il nono e puntare al decimo: ecco l’impresa eccezionale.

In alto i calici

E’ uno Scudetto dolce-amaro. La gioia di un risultato storico a pochi giorni da una delusione cocente. Eppure i motivi per festeggiare ci sono sempre. Ognuno ne ha di personali, come quello appena esposto qui sopra. Un altro, comune a molti, è legato al ricordo di quell’estate del 2006, in cui tutto sembrava finito o quantomeno destinato ad avere un futuro molto più buio. La Juventus che si riaffacciava alla Serie A, stagione 2007/2008, avrebbe tribolato non poco prima di tornare ad essere vincente. Ma una volta trovata la retta via, squadra e società sono andate di pari passo crescendo ed alimentando il divario con la concorrenza. Non bisogna mai dimenticare i due settimi posti perchè vincere, come direbbe Allegri, è qualcosa di straordinario. Non è solo il senso di rivalsa tipico di chi ha assaggiato il fondo: è anche e soprattutto come sono stati vinti i titoli. Da imbattuti, poi con il record di punti, oppure rimontando da -11 dalla vetta o magari quando gli altri stavano già imbastendo i preparativi per la festa. Campionati vinti a marzo, ad aprile, a gennaio, con VAR e senza VAR. Unico indizio la cultura del lavoro quotidiano, l’importanza del gruppo, l’eccellenza organizzativa e di programmazione. Ed infatti l’unico trofeo non programmabile è ancora lì che aspetta…

Futuro e difficoltà

Nei programmi della Juventus c’è al primo posto la Champions League. Lo sa Agnelli, lo sa Allegri, lo sanno tutti i giocatori, dal più rappresentativo al giovane meno noto. La vittoria della Champions non è esattamente programmabile come uno Scudetto: nelle gare ad eliminazione diretta è importante il momento, la rosa in forma, l’episodio o gli episodi. Eppure mai come quest’anno si è avuta la sensazione che si potesse fare qualcosa di più; sì perché la Juventus ha fatto vedere, nei primi tre mesi della stagione, un calcio diverso che ha portato a vittorie importanti: quella in 10 a Valencia e quella dell’Old Trafford. Da dicembre in avanti si è vista una Juve diversa, meno dominante. Quali sono stati i problemi? Si è trattato di una scelta precisa? Ha certamente pesato l’elevato numero di infortuni, alcuni veramente insoliti e sfortunati, che ha privato Allegri di uomini importanti per lungo tempo. Molti sono stati però anche i classici infortuni muscolari: questo aspetto deve indurre ad una riflessione, magari ad un cambio di metodologia di allenamento. E’ un aspetto che si lega a doppio filo con un altro problema messo a nudo dall’Ajax: la Juve soffre molto le squadre che fanno possesso palla e che riescono a mantenere ritmo e intensità elevati. L’Ajax ha fatto girare palla molto velocemente ed ha mantenuto un pressing molto alto, portando di fatto alle famose “4 palle perse” citate da Allegri in conferenza stampa. Ma non è un incidente di percorso. Già lo scorso anno Dybala e Higuain avevano mascherato le difficoltà palesate contro il Tottenham, altra squadra che tiene palla e che alza spesso il ritmo del palleggio. Vero che con l’Ajax la formazione schierata è stata abbastanza obbligata a causa delle molte defezioni (a cui si è aggiunto Dybala che per l’appunto stava agendo in disturbo su De Jong) ma non si è vista, e non si vede da un pezzo, una fase organizzata per l’uscita dal pressing alto come quello degli olandesi. Ricordate Bayern – Juve del 2013? La squadra di Conte fu asfissiata da quella del “maestro” Heynckes e ci rifugiammo in corner dicendo che Matri e Quagliarella non erano abbastanza per un quarto di finale contro una squadra di quel livello. Diciamo che il livello degli attaccanti (e di tutta la rosa) è “leggermente” cresciuto da allora, ma è mancata una fase studiata di organizzazione e velocità di palleggio. Il fattore mentale, come in tutti gli sport, è fondamentale, non a caso la migliore partita della Juventus è stata quella in cui aveva ben poco da perdere (con l’Atletico). Ma seguire un copione ben studiato e recitato spesso aiuta molto. Possiamo concludere che Allegri sa già dove dovrà lavorare a partire da subito. Sul tecnico toscano è bene essere chiari fin da adesso: credo sia un allenatore molto preparato e molto intelligente quindi capacissimo di dare la svolta di cui questa squadra ha bisogno. E poi mancano le alternative. Ripartire dall’Ajax, da ritmo ed intensità degli olandesi, una squadra di buoni giocatori con 2 perle rare, De Jong e De Ligt. Anche se, proprio per quanto detto fin qui, forse sarebbe stato meglio aspettarli nella metà campo difensiva e farsi attaccare a difesa schierata. Di fatto dopo un buon primo tempo la Juve è scoppiata per una condizione atletica non ottimale; la mancanza di cambi ha fatto il resto, vanificando un altro famoso “dogma” allegriano, quello delle partite dentro la partita. Verissimo che dall’ora di gioco in avanti le squadre sono più stanche e certi giocatori riescono ad incidere in maniera maggiore ma questo principio è stato forse portato un po’ all’estremo, diventando un’arma a doppio taglio. In attesa del mercato estivo e del rinnovo di Allegri coccoliamo un pensiero: una Juventus che studia da Barcellona (dominio del campo attraverso il possesso) ma con la praticità e la semplicità professate da Allegri, perchè soprattutto in Champions si può vincere di “corto muso”.

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3 pensieri riguardo “E se domani…

  1. Analisi completa e corretta
    ma un appunto ad Allegri ce lo vuole
    il tanto decantato tatticismo italiano battuto dalla tattica Olandese
    scoccia un po’
    come ben dici nel articolo aspettarli a difesa schierata ha funzionato a Amstardam
    non ho capito il perché ha sfiancato la squadra in quei primi 25 minuti
    sapeva benissimo che non sarebbe stato possibile tenere quel ritmo per 90 min

    Si puo’ dire che la tattica non ha funzionato

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  2. Giusto Paolo,

    però quella tattica deve essere una soluzione di fortuna, non la principale per affrontare una qualsiasi squadra.
    E’ qui che Allegri non ha fatto Allegri, scegliendo una soluzione più rischiosa.
    Poi, è chiaro, seduti al PC siamo tutti allenatori….
    In alcune discussioni con amici comunque ho detto chiaramente che forse dopo 5 anni un cambio in panchina non farebbe male. Il problema è trovare uno all’altezza

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  3. Allegri ha cercato di chiudere la partita in fretta ma non è andata come sperava. Quando non abbiamo nulla da perdere andiamo bene, quando siamo lì lì e la pressione sta a mille non sempre reggiamo e non so se è solo un problema fisico. In ogni caso anch’io propendo per una preparazione atletica non ottimale ma l’ho scritto anche in altre stagioni. Per capire se è così oppure no, bisognerebbe cambiare chi si occupa di preparazione atletica ma è sempre un rischio e finché in Italia vinciamo non credo che chi comanda arriverà ad assumerselo.

    Ps C’era troppo ottimismo quando è uscita l’ajax come avversaria. Non so Allegri ma a livello tifoseria non credo fosse immaginabile il rischio eliminazione. Può essere che anche questo abbia inciso e non avendo messo in cassaforte il risultato all’andata e con la partenza sprint del ritorno ci abbia fatto perder sicurezza.

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