L’uomo che volle farsi re

Nessuno può con una parola definire esattamente un uomo; nessun uomo può definire esattamente sé stesso. Tu incolli sopra una bottiglia di Capri rosso un cartellino dove sta scritto Capri rosso, e sopra una bottiglia di Corvo bianco, il cartellino Corvo bianco: la confusione è impossibile; se tu scambi i cartellini, i tuoi sensi, gli occhi e il palato ti avvertiranno dell’errore. Ma quando si tratta del pensiero, dello spirito, della persona morale, il sistema dei cartellini è sbagliato. […] Definire un uomo da una parola, da un discorso, da cento discorsi, è un errore, giacchè per ogni idea che egli esprime, ve ne sono, nel suo cervello, migliaia che la combattono o la combatteranno più tardi, e la potranno modificare, trasformare, distruggere. […]

Federico De Roberto, L’imperio

sarriconf28
Foto tratta da www.juventus.com 

E venne il giorno di Maurizio Sarri alla Juventus, ne ha già scritto Claudio su questo blog. A me, che a inizio maggio avevo scritto su questo blog della necessità di sostituire Allegri, e avevo fatto tanti nomi di possibili sostituti, ma questo no, perché proprio non mi passava per la testa, tocca fare i conti con la novità. In questi anni la dirigenza juventina ci ha abituati a scelte spiazzanti e apparentemente incomprensibili, ma se c’è una costante è sicuramente quella di saper identificare quanto di buono c’è al di fuori, e provare a farlo proprio: e così, dopo Allegri, anche Sarri approda sulla panchina bianconera dopo essere stato avversario sconfitto ma evidentemente, malgrado l’estenuante querelle bel gioco – risultato proprio con Allegri, stimato.

Nella conferenza di presentazione di giovedì, in cui sono state dette tante cose interessanti, è stato più volte sottolineato che Sarri per rispetto verso la sua ex società e i suoi ex tifosi ha preferito fare un anno all’estero piuttosto che accasarsi direttamente presso un’altra squadra italiana. Sembrerebbe quindi che già un anno fa sia iniziato il percorso di avvicinamento dell’allenatore toscano alla Juventus; quale altra squadra italiana, infatti, avrebbe potuto determinare l’irritazione dei napoletani se Sarri vi fosse andato direttamente dopo aver lasciato i colori azzurri? Siamo dunque al culmine di un percorso di innamoramento e corteggiamento, in apparenza, abbastanza lungo; e a meno che non vogliamo fare alla dirigenza bianconera il torto di considerarla suggestionabile dalla retorica antijuventina, dovremo riconoscere che questo percorso ha motivazioni ragionevoli.

Per una volta, però, vorrei provare a osservare questa storia non dalla prospettiva dei bianconeri, ma da quella di Sarri. Pochi uomini del mondo del calcio, negli ultimi anni, sono stati riempiti di etichette come lui, trasformato in simbolo, marchio, icona, fino alla demenziale scelta della Treccani a caccia di popolarità di inserire tra i neologismi il termine “sarrismo”:

La concezione del gioco del calcio propugnata dall’allenatore Maurizio Sarri, fondata sulla velocità e la propensione offensiva; per estensione, l’interpretazione della personalità di Sarri come espressione sanguigna dell’anima popolare della città di Napoli e del suo tifo”.

Cosa ne sarà di questa definizione, ora che Sarri stesso ha seppellito questo sarrismo? Cosa resta di quella personalità “espressione sanguigna dell’anima popolare della città di Napoli” nel Sarri sereno ed elegante che con garbo ha risposto a tutte le domande e a tutte le provocazioni della conferenza stampa di presentazione in bianconero? È qui, credo, la chiave di una scelta che, se è coraggiosa da parte della Juventus, lo è altrettanto, se non di più, da parte di Sarri. L’uomo che poteva diventare lo Zeman del XXI secolo, e invece si è scrollato di dosso tutte le etichette che gli erano state incollate, e ha scelto di provare a diventare re. Perché anche per lui vincere è l’unica cosa che conta, altro che sarrismo.

E mentre anche l’avventura napoletana, spogliata di tutta la retorica che l’ha accompagnata, diventa adesso, nelle sue parole, nient’altro che un tentativo di vincere lo scudetto, quello che rimane nella mente del suo primo impatto in bianconero non è il distacco con cui ha guardato, dall’altra sponda, al suo passato, ma i primi passi di una nuova retorica cui, credo, ci affezioneremo. Perché, e questo è stato chiaro, il bel gioco non esiste in sé, ma esiste in quanto via più efficace per arrivare alla vittoria, che è l’unico obiettivo di questo gioco meraviglioso; e in questo Sarri è molto meno lontano dallo stile Juve di quanto le etichette possano far pensare.

Le idee sono sembrate già molto ben definite: scegliere i due / tre giocatori, offensivi e di talento, da cui possono passare i destini della squadra, e metterli nelle condizioni di rendere al meglio; battere i record; “alzarmi la mattina e studiare il modo di vincere le partite”. Dare il 110%, dare il 110%, ancora il 110%, come un mantra; con “determinazione feroce”. E qui non siamo tanto dalle parti di mister “è molto semplice”, ma siamo molto più vicini all’imperativo di fare “qualcosa di straordinario” con cui il Conte interista ci terrà compagnia nelle sue conferenze stampa.

Per noi è difficile notare la similitudine con Conte, perché quest’ultimo viene da una lunga storia di simbolo e icona juventina, ma se ci dimentichiamo del passato (Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto / chi ha dato, ha dato, ha dato / scurdámmoce ‘o ppassato / simmo ‘e Napule paisá!) quelli che ci ritroviamo davanti sono due uomini di campo, che credono nel lavoro duro e ossessivo e nell’applicazione di principi di gioco ben precisi, che hanno già dimostrato a diversi livelli la loro efficacia. Chiunque abbia guardato le partite della Juve di Allegri negli ultimi due anni sa che questo era il cambio di prospettiva di cui c’era bisogno. Lo si poteva ottenere anche con altri allenatori, altri nomi anche più affascinanti di quello di Sarri, ma probabilmente non era possibile arrivare a loro, o forse nemmeno è stato fatto il tentativo. Ma la sfida che abbiamo davanti è affascinante, ed è la più coerente con la nostra storia: cavalcare la “fame” di un uomo che non è arrivato da noi già grande e vincente, ma con noi, e insieme a noi, può diventarlo.

Buon lavoro mister!

Un pensiero riguardo “L’uomo che volle farsi re

  1. Sarri sta pian piano demolendo la sua precedente immagine e questo è un buon segno (ha capito dove si trova…). Intorno gli stanno ricostruendo un castello di personalità niente male (Buffon che ritorna, Barzagli nello staff o almeno così si legge) Ho visto l’intervista da Juventus TV e la citazione che ne fanno alcuni non è corretta: dice che vuole mantenere alcune cose della Juve di Allegri, con particolare riferimento alla capacità di colpire anche quando sembrava sul punto di affondare (a me viene in mente la trasferta Champions di Londra con il Tottenham) ma la parte più importante è quella citata nell’articolo: costruire la squadra attorno al talento. Se poi gli arrivi saranno quelli che si leggono più o meno ovunque allora ci sarà da divertirsi davvero…

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