90 minuti + recupero con Paolo Bergamo – 2° parte – Malato di calcio

Di seguito la seconda parte dell’intervista realizzata lo scorso 13 dicembre 2019 presso la casa livornese dell’ex arbitro di serie A e designatore arbitrale Paolo Bergamo. È possibile leggere la prima parte qui.

Era amico di Facchetti così come di Moggi?

Lo stesso rapporto che avevo con Moggi l’avevo anche con Facchetti: lei pensi, l’ho conosciuto che avrò avuto circa vent’anni, era amico intimo di Armando Picchi [livornese come Bergamo, capitano dell’Inter di Facchetti dal 1962 al 1967], poi l’ho trovato come giocatore quando ho arbitrato, ed infine come dirigente. Avevamo proprio una confidenza amicale, quando l’Inter venne a giocare a Livorno, quando il Livorno era in serie A, l’ho chiamato e l’ho invitato a cena. Sono andato a prenderlo all’aeroporto ed abbiamo passato insieme la serata. Per me era la stessa cosa, qualcuno potrebbe dire che il designatore non doveva avere queste amicizie, ma io non mi sono mai fatto questi problemi perché gli incarichi che ho avuto me li sono tutti guadagnati in maniera onesta, tanto che sono stato chiamato alla UEFA e poi alla FIFA a preparare la selezione degli arbitri europei che sarebbero andati ai mondiali.

Non possiamo non parlare della famosa scheda “svizzera”…

Allora, questa è la storia: Moggi disse a Pairetto che probabilmente qualcuno stava intercettando le sue conversazioni telefoniche, di conseguenza avrebbero intercettato anche noi. Moggi dà una scheda svizzera a Pairetto che la dà a me. Doveva servire per le conversazioni di lavoro con Pairetto. Ma io avevo già un telefono della CAN (quello poi intercettato), uno per la famiglia, uno per il lavoro e non ce la facevo a gestirne un altro. Tant’è che ad un certo punto l’ho dato ad una parente che l’ha usato fino alla fine del credito.

Lei infatti telefona a Moggi dal fisso di casa sua per la famosa “grigliata”

In quella telefonata abbiamo parlato in libertà di tante cose, forse è stata una mia leggerezza ma ero tranquillo per il fatto che sapevo che tanto ci sarebbe stato il sorteggio. E comunque poi non è venuta fuori la griglia che diceva Moggi.

In una intercettazione con Mazzini lei parla di “gestire una squadra”, dice testualmente “devi fa’ le cose in maniera che siano fatte bene ma anche credibili! Non puoi andà a fa’ morti e feriti tutte le domeniche. L’altr’anno ho cercato di gestire la Roma, ho gestito il Milan…ho gestito l’Inter” [Bergamo a Mazzini, 10 febbraio 2005]. Che significa?

Vuol dire che nel momento in cui la grande squadra ha avuto un risultato negativo anche per colpa di una decisione sbagliata va “gestita”. Non mi viene un termine migliore sinceramente. Noi vedevamo tutto, sapevamo quando un arbitro sbagliava: guardate il caso di Pieri, lì è sfortuna [Bologna – Juventus 0 – 1, 12 dicembre 2004] o quello di Racalbuto che sbaglia in Roma – Juventus [1-2, 5 marzo 2005] e salta otto turni. Ma lì c’erano errori degli assistenti e da entrambe le parti. Il compito del designatore è anche questo: io volevo sapere se era successo qualcosa negli spogliatoi, io devo tranquillizzarle le squadre. Le faccio un esempio: anche con Foti, presidente della Reggina, avevo confidenza. Ho una telefonata in cui cerco di tranquillizzarlo dicendo che avrei messo due assistenti di fiducia, mi pare che andarono Niccolai e Papi. Ma non perché dovevano fare chissà che, ma perché mi garantivano di sbagliare il meno possibile. Tutta questa cosa parte da Carraro: fu lui a dirci che dovevamo colloquiare con le società, che tutte le società avrebbero avuto il nostro numero e dovevamo fare da parafulmini. Noi e solo noi, perché gli arbitri non potevano essere contattati. Tant’è vero che un anno ci hanno fatto fare anche una rubrica sulla Gazzetta dello Sport. Questa era la situazione, il lunedì lo si passava al telefono.

Eravate a conoscenza del fatto che alcuni arbitri avevano una scheda “svizzera”?

No, assolutamente no. Anzi aspetto ancora che qualche arbitro mi venga a dire che ce l’aveva e perché ce l’aveva.

Non esistono telefonate “svizzere” o in chiaro in cui lei o Pairetto date suggerimenti ad un arbitro su come indirizzare l’arbitraggio… tranne una…

Sì, la telefonata con Rodomonti. C’è il caso anche di Lazio – Brescia [0-0, 2 febbraio 2005]. Dunque, mi chiama Carraro preoccupato per le elezioni in Federazione, voleva che non ci fossero problemi, ma l’unica cosa che potevo fare io era cercare di tranquillizzarlo e mettere la Lazio in una fascia di sorteggio con arbitri esperti. Viene estratto Tombolini, che non era un internazionale ma contava più di 100 partite in serie A. Purtroppo durante la partita Tombolini, posizionato male, non vede un rigore per la Lazio e non lo fischia. Da qui la telefonata successiva che mi fa Carraro molto arrabbiato. Rodomonti, dicevamo [Inter – Juventus 2-2, 28 novembre 2004]: altra telefonata di Carraro. Si raccomanda che non ci siano errori a favore della Juventus, preoccupato per il clamore mediatico che avrebbero avuto. Lo tranquillizzo, ma sono frasi di circostanza, che gli dovevo dire? Quindi viene sorteggiato Rodomonti e la cosa un po’ mi preoccupa. Sa perché? Perché Rodomonti era stato tanto tempo fuori dalle partite della Juventus perché aveva avuto un brutto episodio non convalidando un gol subito dalla Juventus con la palla che era entrata di 20-30 cm. (sia io che Bergamo pensiamo al gol di Bierhoff in Juve – Udinese 4-1 del novembre 1997, in realtà si tratta di Empoli – Juventus 0-1 dell’aprile 1998, con il colpo di testa di Bianconi che supera la linea di porta di 20-30 cm prima di essere respinto da Peruzzi, ndr). Ma l’arbitro in questi episodi non ha mai la prospettiva giusta, tocca al guardalinee che in quel caso non fu d’aiuto. Così nacque la storia di Rodomonti arbitro della Juventus e la pagò cara perché uscì dal giro per tanto tempo. È per questo che io gli dico che ha faticato tanto per arrivare di nuovo a fare una partita così importante, perché si sapeva come era il calcio: avesse fatto un errore di nuovo a favore della Juventus sarebbe “morto”. Certo non gli dico mica di dare un rigore contro alla Juventus, ma insomma in caso di un episodio dubbio di non andare a favore della Juventus.

Dopo Lazio – Fiorentina in una conversazione intercettata con Mazzini, lei dice più o meno “Era tutto sistemato… pilotato”, in che senso?

Nel senso che avevamo messo tutto in mano agli arbitri internazionali. Noi ci sentivamo in una botte di ferro proprio per questo. Ma sa che in sei anni errori come quello di Rosetti (in Lazio – Fiorentina 1-1 Zauri intercetta con la mano sulla linea di porta un tiro del viola Jorgensen, un errore veramente tra i più clamorosi mai visti) ce n’è stato uno solo appunto. E Rosetti era anche un arbitro bravo. Poi se lei prende una telefonata così, una parola si può leggere anche con un significato diverso, lo so. È stata letta come se fosse tutto sistemato per la vittoria della Fiorentina, ma sistemato vuol dire che avevamo fatto tutto quello che era possibile fare per evitare errori.

Una curiosità: perché non ha chiesto di essere interrogato dal PM?

Ma io sono andato a Napoli da Beatrice e Narducci prima che cominciasse il processo. Se non sbaglio lo chiamano incidente probatorio. Ci sono stato otto ore a parlare. Sa cosa è successo? Ho avuto la netta impressione che quello che stavo dicendo non interessasse. Ore e ore con domande su domande, poi secondo me loro volevano una cosa che io non potevo fare perché sono una persona perbene. Loro volevano che io facessi il nome di Moggi, solo così mi sarei salvato, perché loro volevano Moggi, era il loro obiettivo. Ora però le faccio io una domanda: vi siete mai chiesti perché è scoppiata Calciopoli? Venga, le mostro una cosa… (un libro di Gigi Moncalvo con passi evidenziati e pagine segnate ndr). Ognuno può farsi l’idea che vuole, ma io ho parlato anche con l’autore e credo che ci sia molto di vero.

In questo momento l’intervista si è allontanata dal tema delle testimonianze e dei ricordi personali di Bergamo, e si è aperta alle sue opinioni generali su Calciopoli. In sostanza l’opinione dell’ex designatore non si discosta da quella di chi vede la Juventus come vittima o danno collaterale di una faida interna alla famiglia Agnelli. È un argomento che personalmente conosco ben poco e per la cui trattazione non sarebbe sufficiente un libro, perciò la nostra intervista ben presto è sfumata su temi più leggeri e di colpo ci siamo ritrovati a parlare di Massimiliano Allegri, altro livornese DOC.

Mi diceva di CR7…

Sì, Agnelli si è fatto convincere. Marotta non lo voleva, Paratici e Nedved invece sì. “Acciuga”, come lo chiamiamo noi, voleva iniziare a far forte la difesa per coprire poi piano piano gli altri ruoli. Diceva che Ronaldo non gli era utile perché avrebbero dovuto costruirgli una squadra intorno e poi aveva un costo esorbitante, tale da scombussolare tutti gli equilibri nello spogliatoio. E invece l’hanno preso, si sono indebitati molto ed i risultati non è che siano poi eccezionali. Ora vediamo se quest’anno riusciranno a vincere la Coppa dei Campioni, io glielo auguro (pure io.. ndr)

Però ora non c’è più Allegri, tocca a Sarri…

Eh sì, Allegri quando è arrivato alla Juventus è stato preso a “pomodorate”…ma lui si è rimboccato le maniche, non ha mai chiesto un giocatore, glieli ha sempre messi a disposizione la società e lui ha tirato fuori il massimo vincendo cinque campionati.

Guardi, su Allegri ho fatto mea culpa più volte: non lo volevo all’inizio, poi non l’avrei cambiato con nessuno

Eh ci credo, come “vede” le partite lui non le “vede” nessuno, poi è un uomo-azienda… pensi, ha la casa qui vicino, torna sempre a Livorno perché è patito del mare. Quando presero Bentancur mi disse testualmente “Paolo segnatelo perché questo diventerà un campione” ma stravedeva anche per il terzino brasiliano, Alex Sandro. Insomma è uno che ha “naso” per il calcio. Quando presero Ronaldo mi disse “Ma chi lo mette in discussione? Questo è un campione….ma nella nostra economia di gioco a me ha dato tanto Mandzukic perché si sacrifica. È brutto da vedere ma mantiene i nostri equilibri. Il nostro problema nascerà quando non giocherà Giorgio (Chiellini ndr), che lo devo utilizzare col contagocce perché altrimenti si fa male” Ed infatti vede con l’Ajax chi mancava? Perché anche lui è un giocatore non elegante ma di un’intelligenza unica in difesa.

Parliamo del più forte difensore “sull’uomo” degli ultimi decenni…

Sull’uomo sì, ma anche nella chiusura delle diagonali, perché lui le chiude tutte. Sull’avversario è fortissimo magari anche in maniera “sporca” alle volte….

Sporca ma non cattiva…

No, assolutamente, Giorgio è un ragazzo d’oro anche nella vita. Quando si faranno i resoconti si dirà che un trio così, con Barzagli e Bonucci che non è un grande difensore ma ha piedi da centrocampista, in Italia non l’abbiamo mai avuto. Una difesa a tre così non l’avevamo mai vista, glielo dico io che non sono juventino, lo dico da tifoso, da appassionato di calcio, perché sono malato di calcio. Quindi, tornando ad Allegri, lui voleva iniziare dal reparto arretrato, voleva sostituire bene i “vecchi”.

Quindi avrebbe approvato l’acquisto di De Ligt…

Sicuramente sì, Allegri non aveva bisogno di Ronaldo. Ripeto, non che non sia un campione, ma ci vuole una squadra intorno che gioca per lui. Al Real Madrid c’erano altri campioni che potevano giocare in questo modo, la Juventus questi giocatori non ce li ha. Khedira ha i suoi limiti, Bentancur stava crescendo, Emre Can e Matuidi hanno i loro difetti. Tutti giocatori buoni ma non sono i centrocampisti del Real Madrid.

Potrei sinceramente restare a parlare per ore ma mi rendo conto che ne sono già passate un paio da ospite nella casa livornese di Paolo Bergamo; è arrivato il momento di alzarsi, salutare e tornare verso casa, visto che fuori sta anche spuntando un pallido sole e la pioggia sta offrendo una tregua. Mentre torno a casa inevitabilmente ripenso a quella sera del 1983 quando, col mio caschetto biondo e la maglia n. 3 sulle spalle, lo guardavo come se fosse un marziano; o a quando risentivo la sua voce nelle intercettazioni, tentando di decifrare frasi e modi di dire per poi ritrovarli tali e quali dal vivo. E’ stata un’esperienza gratificante, per cui ringrazio la grande disponibilità di Bergamo e la dedizione e la passione dei miei colleghi ai quali si deve la minuziosa ricostruzione delle vicende di Calciopoli su questo sito. Ovviamente non sta a noi fare da avvocati o giudici: quello che interessa è una ricostruzione storica il più aderente possibile alla realtà dei fatti e con questa intervista abbiamo fatto un altro passo avanti.

 

 

 

 

2 pensieri riguardo “90 minuti + recupero con Paolo Bergamo – 2° parte – Malato di calcio

  1. Mi pare che ci sia ben poco da dire……l’unica cosa grave fu parlare con Rodomonti in quella maniera…..di fatto resta l’unica partita (Inter-Juventus) che si cerco’ di falsare per non urtare il famoso sentimento popolare….”nel dubbio non fischiare nulla in favore della Juventus” lo trovo di una gravita’ enorme a confronto di altre intercettazioni in cui Moggi veniva accusato di chissa’ quali magheggi,come per esempio la telefonata della grigliata…….interessante anche il racconto dell’interrogatorio con i pm di Napoli in cui sembrava che tutto quello che non riguardava Moggi non interessasse…..che fu una porcheria dalle indagini ai processi e’ una cosa palese.

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  2. Francamente non mi da l impressione di un sodale di Moggi
    E non è che oggi le cose siano cambiate con gli attuali designatori
    Stessi sospetti di congiure pro juve
    Tra persone che fanno lo stesso mestiere per cosi’lungo tempo e che si conoscono e frequentano da una vita
    Si pretende che facciano finta di non conoscersi,
    Altrimenti si trasforma in reato di associazione a delinquere
    Una dannata caccia alle streghe che ha eliminato una generazione di manager che avevano portato il calcio Italiano al top mondiale
    Ma sulla bilancia hanno messo solo quello che interessava a loro ,,,,,,,,,,,,,, l eliminazione di Moggi a tutti i costi
    Calpestando i diritti di molte persone innocenti pur di ………….
    Nel racconto sopra , che io prendo per onesto e col solo scopo di fare chiarezza, a Me Moggi da l impressione che ara lui sotto attacco e che nel difendersi ha esaggerato
    Di una cosa Moggi é colpevole sicuramente
    Eccesso di difesa
    il resto e un fenomeno strano , tutto Italiano , distruggere il buono (tanto) per punire il non buono (poco)
    Il Sig Bergamo con il suo racconto conferma i miei sospetti avuti fin da subito
    E vivendo al estero e non frequentando Bar
    Mi sembrava impossibile che un Moggi potesse essere il padrone assoluto di un movimento che smuove
    Interessi miliardari
    La mia domana per il Sig Bergamo èla seguente
    Secondo lei era Moggi il padrone de calcio Italiano?
    Era veramente come descritto in Moggiopoli?

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