The English Game: alle origini del calcio moderno

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Foto di gruppo dei protagonisti della serie, dal sito ufficiale netflix.com; al centro Fergus Suter e Arthur Kinnaird

A partire dallo scorso 20 marzo 2020 è disponibile sulla piattaforma Netflix la miniserie in 6 puntate The English Game: un viaggio nell’Inghilterra di fine Ottocento per rivivere alcuni momenti significativi del percorso che ha portato il calcio a trasformarsi, da gioco aristocratico e amatoriale riservato agli ex studenti delle scuole più prestigiose, nello sport più ricco e popolare in gran parte del mondo.

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Le dieci partite più importanti del decennio (secondo me)

Quello tra il 1 gennaio 2010 e l’imminente 31 dicembre 2019 è stato un decennio di calcio difficile da dimenticare. Dopo l’abisso e la caduta, la mia squadra ha conosciuto il ritorno, la resurrezione e il trionfo. Manca il coronamento finale, il cui inseguimento ci dà la ragione per continuare a seguire con interesse e trepidazione anche il prossimo decennio, per quanto a dare fiducia sia più la statistica (prima o poi, per semplice calcolo delle probabilità, dovrà succedere) che un ottimismo vero e proprio.

Questo decennio ha visto anche il debutto delle mie noterelle calcistiche, avviate a febbraio 2012 tramite lo strumento oggi dimenticato delle “note” di Facebook, e passate attraverso due blog, La vita e le opinioni di Francesco Toscano, gentiluomo e poi, dal 2015, questo Il calcio è uguale per tutti, creato con gli amici Claudio e Felix; i miei pezzi hanno conosciuto momenti di entusiasmo e altri in cui si sono decisamente diradati, hanno trovato nell’esame delle vicende di Calciopoli un tema pressante e inesauribile, e in definitiva hanno fatto e continuano a far parte della mia vita intrecciandosi inestricabilmente con il mio essere tifoso e appassionato di calcio.

È per questi motivi che non posso fare a meno di proporvi, tramite una scelta totalmente soggettiva (che poi è l’unico criterio valido e serio per questo genere di cose), l’elenco delle dieci partite che, dal mio particolare punto di vista, sono state le più importanti del decennio. Preciso soltanto che l’ordine in cui le partite compaiono in questo elenco è puramente cronologico. Continua a leggere “Le dieci partite più importanti del decennio (secondo me)”

L’uomo che volle farsi re

Nessuno può con una parola definire esattamente un uomo; nessun uomo può definire esattamente sé stesso. Tu incolli sopra una bottiglia di Capri rosso un cartellino dove sta scritto Capri rosso, e sopra una bottiglia di Corvo bianco, il cartellino Corvo bianco: la confusione è impossibile; se tu scambi i cartellini, i tuoi sensi, gli occhi e il palato ti avvertiranno dell’errore. Ma quando si tratta del pensiero, dello spirito, della persona morale, il sistema dei cartellini è sbagliato. […] Definire un uomo da una parola, da un discorso, da cento discorsi, è un errore, giacchè per ogni idea che egli esprime, ve ne sono, nel suo cervello, migliaia che la combattono o la combatteranno più tardi, e la potranno modificare, trasformare, distruggere. […]

Federico De Roberto, L’imperio

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Foto tratta da www.juventus.com 

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Cambio della guardia

Il 16 luglio 2014 scrivevo sul mio vecchio blog La vita e le opinioni di Francesco Toscano, gentiluomo un post con questo titolo, a commentare l’addio di Conte e l’arrivo di Allegri. A rileggerlo ora fa un certo effetto, anche perché scrivevo, tra l’altro, che ero convinto che la serie di scudetti consecutivi bianconeri si sarebbe fermata a tre, e che la Juve si sarebbe concessa un fisiologico anno sabbatico. Vedi le scemenze che si scrivono, e come la vita è capace di sorprenderti.

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Massimiliano Allegri (1)

Se torno adesso a scrivere un post così intitolato è perché credo che il ciclo di Allegri, che cominciava a sorpresa e tra la diffidenza generale in quel luglio 2014, adesso sia finito.
Finito, indubbiamente, con un esito fantastico, e assolutamente imprevisto allora. Cito quanto scrivevo allora: “un quarto scudetto consecutivo con Allegri in panchina sarebbe qualcosa di pazzesco, in grado di far godere immensamente gli juventini, proprio per la sua imprevedibilità”. Chi si sarebbe immaginato di arrivare a otto scudetti consecutivi, di arrivare persino a provare noia per il titolo nazionale? Credo che chi valuta oggi l’avventura di Allegri debba, per onestà intellettuale, ricordare quello che diceva o scriveva sui social in quei giorni tumultuosi del suo arrivo, per riflettere per un momento sulle dimensioni di quanto accaduto in questi anni. Continua a leggere “Cambio della guardia”

Il giorno della marmotta

Ho cominciato a scrivere di calcio sul web a febbraio 2012. Usavo le note di Facebook, allora, prima di lanciarmi nel mondo dei blog. Quella che allora definivo “modesta rubrica periodica di riflessioni” prendeva il via con la Juve di Conte che lottava testa a testa con il Milan di Allegri nella classifica di serie A, ma ancora quasi nessuno, nemmeno io, credeva realmente che la squadra che veniva “da due settimi posti” potesse vincere quel campionato; tantomeno ci si poteva immaginare che gli anni successivi sarebbero stati quelli pieni di trionfi che abbiamo vissuto.

Questa felice coincidenza, da quando scrivo di calcio la Juve ha sempre vinto lo scudetto, mi fa percepire la mia attività di blogger calcistico come strettamente legata a questo ciclo juventino; un rapporto di fratellanza razionalmente indimostrabile e senza senso, e tuttavia profondamente vero e intenso. Continua a leggere “Il giorno della marmotta”

Per una storia “laica” di Calciopoli: Marco Bellinazzo in La fine del calcio italiano

Oltre tre anni fa, il 30 marzo 2015, ho avuto l’occasione di uno scambio di tweet con Paolo Condò, nome nobile del giornalismo sportivo italiano, e all’epoca firma prestigiosa della Gazzetta dello Sport (oggi è passato a Sky Sport). L’occasione mi fu data da una sua dichiarazione d’intenti: non ho intenzione di pronunciarmi su Calciopoli perché “è un tema che non ha soluzioni condivise possibili”. È senz’altro vero, e io obiettai però che l’unico modo per avere soluzioni condivise possibili sarebbe quello di redigere intanto una storia condivisa della vicenda, impresa che però sembra troppo scivolosa per le grandi firme del giornalismo italiano. Condò mi rispose infatti che “tutto è ancora troppo fresco” per provare a mettere insieme una ricostruzione storica condivisibile da tutti. Continua a leggere “Per una storia “laica” di Calciopoli: Marco Bellinazzo in La fine del calcio italiano”

Il caso Chievo e il doping amministrativo

Questa estate 2018 non la ricorderemo soltanto per il Mondiale in Russia senza l’Italia, o per l’imprevedibile arrivo di CR7 in bianconero, ma anche perché, per la prima volta dal 2006, società di serie A sono tornate a rischiare la retrocessione in B a causa di problemi con la giustizia sportiva. Anche se alla fine, alla luce delle sentenze di questi giorni, tale possibilità è tramontata, è inevitabile, visti gli interessi di questo blog, proporre un approfondimento.

I casi che coinvolgono Parma e Chievo sono estremamente diversi tra loro. Quella di gran lunga più interessante è la vicenda relativa al Chievo, che ha riportato al centro dell’attenzione un tema che ha dominato le polemiche calcistiche nel primo decennio del ventunesimo secolo, anche se è poi passato in secondo piano al momento dello scoppio di Calciopoli, ed è rimasto un tema con cui il nostro calcio non ha mai fatto seriamente i conti: il cosiddetto “doping amministrativo”. Continua a leggere “Il caso Chievo e il doping amministrativo”

Tutto non è abbastanza

Nel recente Loro 1 un giovane calciatore di colore, evidentemente un talento del calcio mondiale, viene invitato da Berlusconi/Servillo nella sua villa in Sardegna. Il presidente milanista è pronto a convincerlo a diventare rossonero con un assegno in bianco, ma quello preferisce andare alla Juve, anche se i bianconeri lo pagheranno meno; e quando Berlusconi gli dice che al Milan potrebbe avere tutto, quello risponde che tutto non è abbastanza.

Curioso che proprio il napoletano Sorrentino abbia fotografato nel modo più nitido, anche se forse inconsapevolmente, la fame insaziabile che anima l’universo juventino. Mai stanchi di vittorie, anche quando sembrerebbe giunto il momento di passare la mano, almeno per un turno, per vedere di nascosto l’effetto che fa. Condannati sempre a vincere tutto, tranne ciò che vogliamo vincere più di ogni altra cosa. C’è chi è capace di accontentarsi di successi parziali e vittorie morali, e poi ci sono quelli per cui tutto non è abbastanza, perché il trofeo più importante è sempre il prossimo. Continua a leggere “Tutto non è abbastanza”

È veramente maledetta

“È veramente maledetta” è quello che ho pensato l’anno scorso tra il 3 e il 4 giugno, dopo la fuga, il sangue, le urla, la paura di morire. Difficile cancellare dalla mente quel pensiero. Solo un evento, è evidente, potrebbe cambiare davvero la situazione, e la percezione delle cose: alzarla. Tutto il resto è noia. Eliminazione ignominiosa ai gironi, oppure uscita a testa alta al Bernabeu, per me ormai non fa più alcuna differenza. Ne ho viste troppe, in questa competizione, per potermi illudere o esaltare per un successo parziale, o una sconfitta comunque senza demeriti, da cui ripartire. Non è vero: si riparte l’anno prossimo non dalla notte del Bernabeu, ma di nuovo dai gironi, e tutto è azzerato, con l’unica certezza che lei sarà ancora la nostra maledetta. Continua a leggere “È veramente maledetta”