Penta: “La mia Calciopoli” (parte terza)

Abbiamo già letto le prime due parti della conversazione del nostro Amos Bicego con Nicola Penta. Chi l’avesse perse, può ritrovarle qui e qui. Vi proponiamo qui la terza e ultima parte: ancora opinioni e notizie su Calciopoli, la Cassazione, il diritto, i ricorsi, e per concludere le prospettive per il futuro.    

Come si spiega le tre ricusazioni al giudice Casoria (due dei pm e una da parte delle parti civili)? Come possiamo giustificare l’atteggiamento per farla astenere? Giudica tutto ciò una pressione per ottenere un vantaggio nel processo?

Quando un certo Armando Carbone viene in aula per accusare Moggi e risponde ad una domanda del giudice Casoria in riferimento al suo ruolo del passato dicendo: “Io nel calcio facevo quello che poi è diventato un metodo di lavoro un po’ sofisticato: combinare partite di serie A, B e C corrompendo giocatori e arbitri”, porta il giudice a manifestare un certo fastidio (a questo link è possibile leggere la trascrizione della deposizione di Armando Carbone da www.ju29ro.com; a questo link è possibile ascoltare l’audio della deposizione da Radio Radicale). Casoria quando afferma “Abbiamo processi più seri da fare” fa capire tutto ma si mette contro i pm e le parti civili. 

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Chiarezza sul processo Agricola

Negli ultimi giorni è tornato improvvisamente d’attualità il nome di Riccardo Agricola, già medico sociale della Juventus, e protagonista del processo alla società bianconera per abuso di farmaci. Si è appreso, infatti, che Agricola dirigerà il J Medical, il centro sanitario privato, aperto al pubblico, sorto all’interno del complesso dello Juventus Stadium. E’ bene precisare in ogni caso che Agricola non entra in alcun modo nello staff sanitario della squadra bianconera.

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Riccardo Agricola

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Il capo F: Juventus – Lazio e tutte le incongruenze

Il quinto capo d’accusa per frode sportiva formulato dalla pubblica accusa nei confronti di Luciano Moggi, nell’ambito del processo penale Calciopoli, riguarda la partita tra la Juventus e la Lazio del 5 dicembre 2004, diretta da Dondarini, terminata 2-1.

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La posizione processuale di Salvatore Racalbuto: il capo Z

Nel precedente articolo è stata esaminata la frode sportiva riguardante Cagliari – Juventus con particolare attenzione rivolta alla posizione di Salvatore Racalbuto. L’altra partita per la quale la Cassazione ha confermato la sentenza di prescrizione per l’arbitro (comunque motivata in modo negativo per gli imputati) riguarda la partita disputata il 5 marzo 2005 a Roma tra la Roma e la Juventus, terminata 2-1 per i bianconeri. Gli assistenti arbitrali erano Ivaldi e Pisacreta e il quarto uomo Gabriele.

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La posizione processuale di Salvatore Racalbuto: il capo O

Racalbuto, insieme a De Santis, è uno dei due arbitri che non è uscito assolto dal processo penale di Calciopoli. A differenza dello stesso Massimo De Santis, Paolo Bertini, Antonio Dattilo e Tiziano Pieri non ha rinunciato alla prescrizione. I capi d’accusa che lo riguardavano sono i seguenti:

  • capo A: associazione a delinquere (partecipe)
  • capo N: frode sportiva in relazione alla partita Roma – Parma
  • capo O: frode sportiva in relazione alla partita Cagliari – Juventus
  • capo Z: frode sportiva in relazione alla partita Roma – Juventus

Racalbuto è stato assolto in via definitiva soltanto per il capo N; è invece stato condannato, in primo grado, per gli altri tre reati contestatigli, a 1 anno e 8 mesi, pena che è stata annullata in appello per intervenuta prescrizione; infine la Cassazione ha rigettato il suo ricorso, giudicandolo inammissibile, sia per quanto riguarda la partecipazione al sodalizio ideato e promosso da Moggi, sia per i due rimanenti reati di frode sportiva riguardanti Cagliari – Juventus e Roma – Juventus. Continua a leggere “La posizione processuale di Salvatore Racalbuto: il capo O”

Il capo A10: Lecce – Parma

Lecce – Parma, trattata nel processo penale di Calciopoli al capo A10 (l’ultimo della lunghissima serie di imputazioni per frode sportiva) è stata una partita importante per la lotta alla salvezza del campionato 2004/05 e che ha suscitato diversi dubbi e sospetti. Al pari di Fiorentina – Bologna, qui trattata, è costata all’arbitro Massimo De Santis la condanna per frode sportiva, avendo rinunciato alla prescrizione. La partita, disputata il 29/05/05 a Lecce, rientrerebbe secondo l’impianto accusatorio – confermato in buona parte dalla Cassazione – nella cosiddetta operazione di salvataggio della Fiorentina, causa per la quale avrebbero dato il loro contributo, oltre al già citato De Santis, anche il designatore Paolo Bergamo (ma non Pairetto), il vicepresidente federale Innocenzo Mazzini, l’amministratore delegato della Fiorentina Sandro Mencucci, i fratelli Diego e Andrea Della Valle e l’onnipresente Luciano Moggi, che risulta curiosamente l’unico assolto per questo capo d’accusa nel processo del rito ordinario con la formula per non aver commesso il fatto. Assoluzione che si aggiunge a quella già ottenuta dal guardalinee Griselli davanti al GUP nel rito abbreviato.

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La posizione processuale di Antonio Giraudo (parte seconda)

Le frodi sportive

Nel precedente articolo abbiamo riportato l’iter logico che ha seguito la Cassazione per confermare l’esistenza dell’associazione a delinquere capeggiata da Moggi e a cui Giraudo ha partecipato nelle vesti di mero concorrente.

Passiamo quindi ad affrontare il tema delle frodi sportive. Giraudo è stato imputato per sei ipotesi di reato di frode in competizione sportiva e da cinque di queste è stato assolto con la formula ampia per non aver commesso il fatto. Le cinque frodi per cui c’è stata assoluzione riguardano le partite Udinese – Brescia 1-2 (arbitro Dattilo), Lecce – Juventus 0-1 (arbitro De Santis), Juventus – Lazio 2-1 (arbitro Dondarini), Roma – Juventus 1-2 (arbitro Racalbuto) e Siena – Milan 2-1 (arbitro Collina).

Per il capo B (Udinese – Brescia) e per il capo F (Juventus – Lazio) l’assoluzione è arrivata in appello (dopo una condanna in primo grado), per i capi E (Lecce – Juventus), Z (Roma – Juventus) e A3 (Siena – Milan) – invece – il reato è stato ritenuto insussistente già dal giudice dell’udienza preliminare (primo grado). Continua a leggere “La posizione processuale di Antonio Giraudo (parte seconda)”

La posizione processuale di Antonio Giraudo (parte prima)

Antonio Giraudo è stato l’amministratore delegato della Juventus dal 1994 al 2006, anno in cui è scoppiato lo scandalo sportivo denominato Calciopoli. È uno dei protagonisti più importanti del processo napoletano per la carica ricoperta: nella stagione 2004/05, oltre ad essere stato l’a.d. della società bianconera, era anche consigliere federale. A differenza degli altri imputati principali (Moggi, Mazzini, Bergamo, Pairetto, De Santis) Giraudo ha optato, insieme a Lanese (presidente dell’A.I.A.), Pieri, Dondarini (entrambi arbitri) e altri imputati di minor rilievo, per il rito abbreviato, nel quale non si celebra la fase dibattimentale. Alla fine del procedimento, arrivato in Cassazione nel marzo del 2015 quando tutti i reati erano comunque prescritti, Giraudo è rimasto l’unico non assolto del processo celebrato con rito abbreviato. L’ex a.d. della Juventus era stato rinviato a giudizio con l’accusa di aver promosso, costituito e organizzato un’associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva e con l’accusa di aver compiuto sei reati-fine (frodi sportive). I capi d’accusa sono schematizzati di seguito. Continua a leggere “La posizione processuale di Antonio Giraudo (parte prima)”

Calciopoli: cosa resta dopo la Cassazione

Premessa: soltanto nel momento della pubblicazione delle motivazioni sarà possibile comprendere meglio le scelte della Cassazione. Per adesso è possibile comunque proporre, per i tanti curiosi che si chiedono dunque che ne è stato di quello che fu definito il più grande scandalo del calcio italiano, una sintesi comprendente tutti i capi d’imputazione e il loro esito dopo la Cassazione, senza entrare minimamente nel merito delle motivazioni delle singole scelte.

Associazione a delinquere

Il reato è inizialmente contestato a 19 imputati: i dirigenti Juve Luciano Moggi e Antonio Giraudo, l’ex direttore sportivo del Messina Mariano Fabiani, il vicepresidente FIGC Innocenzo Mazzini, i due designatori arbitrali Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto, il vice-designatore Gennaro Mazzei, la segretaria Maria Grazia Fazi, il presidente dell’Associazione Italiana Arbitri Tullio Lanese, gli arbitri Massimo De Santis, Salvatore Racalbuto, Stefano Cassarà, Antonio Dattilo, Paolo Bertini, Marco Gabriele e Tiziano Pieri, i guardalinee Duccio Baglioni e Marcello Ambrosino, e infine il giornalista RAI Ignazio Scardina. Continua a leggere “Calciopoli: cosa resta dopo la Cassazione”

Auricchio? Ci credo. L’incredibile storia di Calciopoli (13). Bertini di Arezzo

La verità è che non si può dire la verità, perché se si potesse dire la verità qualcuno ci lascerebbe le penne.
Luciano Moggi ad Aldo Biscardi, 21 dicembre 2004

La serie di articoli dedicata alla storia di Calciopoli si era arrestata al tema dei rapporti fra Moggi e i designatori. Continuerò in futuro riprendendo da dove ero arrivato, e parlando delle cene che costituiscono uno degli elementi più importanti del capo di imputazione di associazione a delinquere.

Oggi, però, è il gran giorno della Cassazione, ed è giusto dedicarsi all’attualità. Una delle prime notizie della mattinata è stata quella relativa alla richiesta del procuratore generale della Cassazione di annullare senza rinvio le condanne in appello degli ex arbitri Bertini e Dattilo. L’annullamento senza rinvio in Cassazione per i due arbitri, che avevano rinunciato formalmente alla prescrizione, equivarrebbe a un’assoluzione per non avere commesso il fatto. Continua a leggere “Auricchio? Ci credo. L’incredibile storia di Calciopoli (13). Bertini di Arezzo”