Una sentenza della Corte Costituzionale poteva cambiare la storia di Calciopoli?

Calciopoli, malgrado l’opinione di tanti, non è mai finita. Che sia materia ancora viva e scottante lo dimostrano i messaggi di incoraggiamento e ringraziamento che riceviamo su questo blog e sui social tutte le volte che proviamo a spiegare e indagare uno dei tanti pezzi di questa contorta storia. Ma si tratta di una storia che non è finita, malgrado quello che molti pensano, nemmeno al livello giudiziario. Mentre solo di recente la Cassazione ha concluso il suo sforzo di motivare le decisioni prese in relazione al ramo principale del processo, una causa per diffamazione che vede di fronte Luciano Moggi e Gianfelice Facchetti sta certificando, piaccia o non piaccia, che una parte della storia va riscritta (ve ne abbiamo parlato qui). E l’autunno ormai alle porte ci consegnerà un’altra novità, il processo per falsa testimonianza contro Teodosio De Cillis, testimone chiave sul tema delle schede svizzere (del caso abbiamo parlato ampiamente su questo blog; si veda qui, qui, qui e qui).

In tutto questo, durante il periodo del riposo estivo, sono stato contattato dal mio amico Ruggiero Distaso. Con Ruggiero, in questi anni, mi è capitato molto spesso di discutere di Calciopoli. Partiamo, in genere, da posizioni distanti – io storico del mondo antico, lui laureato in giurisprudenza; io juventino, lui antico simpatizzante interista – ma ci siamo accorti ben presto, con una certa sorpresa, che è facile trovare dei punti d’incontro, se si approfondiscono le questioni con serietà, e non ci si nasconde dietro i propri pregiudizi. Dunque, Ruggiero mi ha contattato, e mi ha detto: perché non dai un’occhiata a questa sentenza della Corte Costituzionale? Potrebbe interessarti.

Immagine tratta da www.cortecostituzionale.it
Immagine tratta da http://www.cortecostituzionale.it

La sentenza è la numero 364 del 23-24 marzo 1988. Continua a leggere “Una sentenza della Corte Costituzionale poteva cambiare la storia di Calciopoli?”

Annunci

Le tre verità

La complessa vicenda che chiamiamo Calciopoli è giunta alla fine del suo iter processuale. Certo mancano ancora le motivazioni del rito ordinario ma è logico pensare che non si discosteranno molto da quelle appena uscite. E in ogni caso abbiamo una bella lista di risultanze finali: chi ha fatto cosa, con l’aiuto di chi e chi invece ne esce senza alcun addebito.E’ quindi stabilita la verità processuale. Quanto questa sia simile a quella storica non è dato saperlo con certezza; diciamo che certamente manca qualcosa come ci ricordano i giudici di Cassazione: “…il sistema di predisposizione delle griglie arbitrali, almeno con riferimento alla stagione 2004-2005, era piuttosto diffuso…ed infatti erano venute alla luce altre telefonate “…i cui sviluppi non sono stati approfonditi dalle indagini di P.G.” Per inciso si riferiscono alle telefonate di Facchetti e Meani (non approfondite) e a quella arcinota di Moggi con Bergamo.Scopriamo però l’acqua calda: lo disse Borrelli nel 2006 alla fine del suo compito “Resta da ripetere che le indagini dovranno proseguire: la vastità del contesto, la unicità di questo che è il più grande scandalo del mondo del calcio, il numero davvero ampio di società e soggetti coinvolti, i plurimi filoni investigativi che sin da ora emergono e che vieppiù emergeranno nel prosieguo, non permettono di ritenere conclusa l’opera di individuazione delle responsabilità eventualmente attribuibili ad altre società e ad altre persone fisiche”. Ragionando con Borrelli, “il più grande scandalo del mondo del calcio” è stato sezionato da un pool investigativo che ad un certo punto ha tirato i remi in barca. Stando a quanto dichiarato dall’ex capo della Procura di Napoli, Lepore, i suoi sostituti dovettero interrompere il lavoro a causa della fuga di notizie. La storia è ben rappresentata da questo scambio di tweet super partes: Continua a leggere “Le tre verità”

Il mistero di Calciopoli: le schede svizzere (parte seconda)

Il metodo di attribuzione

L’analisi svolta dagli inquirenti, passata alla storia come metodo Di Laroni, è consistita nel cercare di associare ad ogni singola scheda svizzera emersa un probabile utilizzatore. La procedura è stata la seguente: in primo luogo è stata fatta un’analisi delle ubicazioni delle celle telefoniche agganciate in chiamata dalla SIM, al fine di individuare i luoghi maggiormente frequentati dalla stessa e conseguentemente dal suo utilizzatore: questo dato permette di fare un confronto con le residenze e con il luogo di lavoro degli imputati. Il secondo passo è stato quello di verificare la corrispondenza tra la cella accesa dalla scheda telefonica straniera e il luogo in cui si aveva la certezza si trovasse l’utilizzatore inizialmente ipotizzato in relazione a degli eventi specifici, quali potevano essere i raduni di Coverciano o le partite arbitrate per i direttori di gara e le trasferte della Juventus per Moggi. L’abbinamento, per essere certo, doveva essere ripetuto più volte. Altro indizio di una certa valenza è dato dal fatto che alcune di queste schede avevano dei contatti con numeri di gestori italiani (esempi: la scheda attribuita a Dattilo chiama la moglie, quella attribuita a De Santis chiama vari familiari e parenti). Infine è stata fatta, quando possibile, un’interpolazione dei dati delle celle agganciate dai telefoni italiani intercettati (Moggi, Bergamo, Pairetto, De Santis) con quelli svizzeri (non intercettati): in molti casi è risultato che le celle agganciate dai due numeri (italiano e svizzero) erano le stesse, più o meno nello stesso arco temporale: questo significa che in quel periodo le due schede si trovavano nello stesso luogo. Continua a leggere “Il mistero di Calciopoli: le schede svizzere (parte seconda)”

Il mistero di Calciopoli: le schede svizzere (parte prima)

La difesa di Moggi è riuscita a smontare una grandissima parte del castello accusatorio (unicità di rapporti con i designatori, sorteggio truccato, sequestro Paparesta) e ha avuto il merito di far emergere un modo improprio di indagare, per correre dietro soltanto ai misfatti di Moggi, trascurando o proteggendo dirigenti di altre società che, nel corso di alcune telefonate intercettate, avevano dei comportamenti criticabili. Il pool difensivo di Moggi ha quindi portato alla luce la strana modalità di selezione delle telefonate e non mi riferisco solo all’occultamento delle telefonate riguardanti altre squadre ma anche a quelle che erano a discolpa degli imputati. Quelle in cui, ad esempio, Pieri (secondo l’accusa un associato) si dispiaceva al telefono con Pairetto (ritenuto promotore dell’associazione) per gli errori commessi in Bologna – Juventus. Oppure la telefonata tra Bertini e Bergamo in cui il primo si disperava per il mancato vantaggio concesso a Kakà. Oppure Bergamo che, parlando con Pairetto, sperava in un pareggio tra Juventus e Milan e mostrava l’assoluta indifferenza verso chi avrebbe vinto il tricolore: non proprio il comportamento che ci si aspetterebbe da due associati che avevano come obiettivo far vincere lo scudetto alla Juventus. Ma ce ne sono altre di intercettazioni incredibilmente scartate dall’accusa che, in generale, ha omesso di segnalare tutto ciò che andava in senso opposto a quello che si intendeva dimostrare. Quindi, se non fosse stato per il grande lavoro della difesa di Moggi, che si è potuto permettere di fare una controinchiesta, non avremmo mai conosciuto questi fatti. Soprattutto non avremmo mai saputo che chiamare i designatori era pratica diffusa in quasi tutte le società di Serie A: lo facevano Spalletti per l’Udinese, Meani per il Milan, Facchetti per l’Inter, Campedelli per il Chievo, Capello quando allenava la Roma (dice Bergamo), Zamparini e Foschi per il Palermo, Cellino per il Cagliari e sicuramente ne ho dimenticato qualcuno.

Continua a leggere “Il mistero di Calciopoli: le schede svizzere (parte prima)”