La posizione processuale di Salvatore Racalbuto: il capo Z

Nel precedente articolo è stata esaminata la frode sportiva riguardante Cagliari – Juventus con particolare attenzione rivolta alla posizione di Salvatore Racalbuto. L’altra partita per la quale la Cassazione ha confermato la sentenza di prescrizione per l’arbitro (comunque motivata in modo negativo per gli imputati) riguarda la partita disputata il 5 marzo 2005 a Roma tra la Roma e la Juventus, terminata 2-1 per i bianconeri. Gli assistenti arbitrali erano Ivaldi e Pisacreta e il quarto uomo Gabriele.

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La posizione processuale di Salvatore Racalbuto: il capo O

Racalbuto, insieme a De Santis, è uno dei due arbitri che non è uscito assolto dal processo penale di Calciopoli. A differenza dello stesso Massimo De Santis, Paolo Bertini, Antonio Dattilo e Tiziano Pieri non ha rinunciato alla prescrizione. I capi d’accusa che lo riguardavano sono i seguenti:

  • capo A: associazione a delinquere (partecipe)
  • capo N: frode sportiva in relazione alla partita Roma – Parma
  • capo O: frode sportiva in relazione alla partita Cagliari – Juventus
  • capo Z: frode sportiva in relazione alla partita Roma – Juventus

Racalbuto è stato assolto in via definitiva soltanto per il capo N; è invece stato condannato, in primo grado, per gli altri tre reati contestatigli, a 1 anno e 8 mesi, pena che è stata annullata in appello per intervenuta prescrizione; infine la Cassazione ha rigettato il suo ricorso, giudicandolo inammissibile, sia per quanto riguarda la partecipazione al sodalizio ideato e promosso da Moggi, sia per i due rimanenti reati di frode sportiva riguardanti Cagliari – Juventus e Roma – Juventus. Continua a leggere “La posizione processuale di Salvatore Racalbuto: il capo O”

Calciopoli come un cruciverba

Proviamo, con Stefano OssimoroJu29ro alla guida, a seguire un ragionamento logico sulle schede svizzere, partendo da una definizione condivisa da tutti e cercando di ricostruire i fatti al fine di individuare qualche punto fermo sul tema più complesso e oscuro di tutta Calciopoli. Seguiremo un percorso di domande e risposte che, come avviene in tutti i ragionamenti induttivi, non saranno certe al 100% ma comunque molto probabili. Alla fine, se non ci saranno troppi ragionevoli dubbi e contraddizioni, avremo un quadro attendibile sulla vicenda. Discutiamone insieme! Continua a leggere “Calciopoli come un cruciverba”

Il mistero di Calciopoli: le schede svizzere (parte terza)

Le telefonate di rimbalzo

Come accennato nei precedenti articoli, nel corso di alcune intercettazioni telefoniche è capitato che Moggi abbia risposto ad un’altra utenza, non sottoposta a intercettazione, e abbia parlato con un’altra persona. Possiamo quindi ascoltare in ambientale quello che l’ex dg della Juventus ha detto a chi l’ha chiamato sull’altra linea. Di telefonate di rimbalzo se ne sono registrate quattro: una con Paparesta, due con Racalbuto e una con Pieri.

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Il mistero di Calciopoli: le schede svizzere (parte seconda)

Il metodo di attribuzione

L’analisi svolta dagli inquirenti, passata alla storia come metodo Di Laroni, è consistita nel cercare di associare ad ogni singola scheda svizzera emersa un probabile utilizzatore. La procedura è stata la seguente: in primo luogo è stata fatta un’analisi delle ubicazioni delle celle telefoniche agganciate in chiamata dalla SIM, al fine di individuare i luoghi maggiormente frequentati dalla stessa e conseguentemente dal suo utilizzatore: questo dato permette di fare un confronto con le residenze e con il luogo di lavoro degli imputati. Il secondo passo è stato quello di verificare la corrispondenza tra la cella accesa dalla scheda telefonica straniera e il luogo in cui si aveva la certezza si trovasse l’utilizzatore inizialmente ipotizzato in relazione a degli eventi specifici, quali potevano essere i raduni di Coverciano o le partite arbitrate per i direttori di gara e le trasferte della Juventus per Moggi. L’abbinamento, per essere certo, doveva essere ripetuto più volte. Altro indizio di una certa valenza è dato dal fatto che alcune di queste schede avevano dei contatti con numeri di gestori italiani (esempi: la scheda attribuita a Dattilo chiama la moglie, quella attribuita a De Santis chiama vari familiari e parenti). Infine è stata fatta, quando possibile, un’interpolazione dei dati delle celle agganciate dai telefoni italiani intercettati (Moggi, Bergamo, Pairetto, De Santis) con quelli svizzeri (non intercettati): in molti casi è risultato che le celle agganciate dai due numeri (italiano e svizzero) erano le stesse, più o meno nello stesso arco temporale: questo significa che in quel periodo le due schede si trovavano nello stesso luogo. Continua a leggere “Il mistero di Calciopoli: le schede svizzere (parte seconda)”

Il mistero di Calciopoli: le schede svizzere (parte prima)

La difesa di Moggi è riuscita a smontare una grandissima parte del castello accusatorio (unicità di rapporti con i designatori, sorteggio truccato, sequestro Paparesta) e ha avuto il merito di far emergere un modo improprio di indagare, per correre dietro soltanto ai misfatti di Moggi, trascurando o proteggendo dirigenti di altre società che, nel corso di alcune telefonate intercettate, avevano dei comportamenti criticabili. Il pool difensivo di Moggi ha quindi portato alla luce la strana modalità di selezione delle telefonate e non mi riferisco solo all’occultamento delle telefonate riguardanti altre squadre ma anche a quelle che erano a discolpa degli imputati. Quelle in cui, ad esempio, Pieri (secondo l’accusa un associato) si dispiaceva al telefono con Pairetto (ritenuto promotore dell’associazione) per gli errori commessi in Bologna – Juventus. Oppure la telefonata tra Bertini e Bergamo in cui il primo si disperava per il mancato vantaggio concesso a Kakà. Oppure Bergamo che, parlando con Pairetto, sperava in un pareggio tra Juventus e Milan e mostrava l’assoluta indifferenza verso chi avrebbe vinto il tricolore: non proprio il comportamento che ci si aspetterebbe da due associati che avevano come obiettivo far vincere lo scudetto alla Juventus. Ma ce ne sono altre di intercettazioni incredibilmente scartate dall’accusa che, in generale, ha omesso di segnalare tutto ciò che andava in senso opposto a quello che si intendeva dimostrare. Quindi, se non fosse stato per il grande lavoro della difesa di Moggi, che si è potuto permettere di fare una controinchiesta, non avremmo mai conosciuto questi fatti. Soprattutto non avremmo mai saputo che chiamare i designatori era pratica diffusa in quasi tutte le società di Serie A: lo facevano Spalletti per l’Udinese, Meani per il Milan, Facchetti per l’Inter, Campedelli per il Chievo, Capello quando allenava la Roma (dice Bergamo), Zamparini e Foschi per il Palermo, Cellino per il Cagliari e sicuramente ne ho dimenticato qualcuno.

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