Penta: “La mia Calciopoli e la telefonata mai ascoltata”

Nicola Penta è un personaggio che per tutti coloro che hanno seguito le vicende di Calciopoli non ha bisogno di presentazioni. Consulente tecnico della difesa di Moggi e di altri imputati, alcuni dei quali devono anche e soprattutto a lui l’assoluzione, ha ascoltato migliaia di intercettazioni, e ha collaborato con tutto il collegio difensivo verificando le incongruenze tra le telefonate e i fatti di campo. Nicola è da tempo amico del nostro blog, e ha deciso di farci un doppio regalo: una lunga conversazione in cui ripercorre numerosi dei punti caldi della vicenda di Calciopoli, e l’audio di due telefonate finora inedite che riguardano uno dei capi d’imputazione di Calciopoli, il capo g, di cui abbiamo parlato frequentemente anche su questo blog. L’intervista è stata curata da Amos Bicego, e ve ne proponiamo qui la prima parte.

Buongiorno dottor Penta, partiamo dalle origini di Calciopoli: potrebbe spiegare dove nasce il collegamento tra l’indagine sulle scommesse clandestine della Procura di Napoli e la figura di Luciano Moggi? Sappiamo di una denuncia molto generica di Dal Cin dopo un Messina – Venezia, di un inizio indagine verso alcuni arbitri come Palanca e Gabriele per poi arrivare alla famosa combriccola romana, secondo l’accusa vicina alla Gea, con il presunto capo De Santis. In aula di tribunale a Napoli, lo stesso colonnello Auricchio ha smentito l’esistenza della combriccola romana e sappiamo anche che gli arbitri Palanca e Gabriele furono prosciolti a campionato in corso (2004/05) da ogni addebito. Potremmo dire, in un certo senso, che il movente di tutta l’indagine è stato smontato?

Calciopoli ha inizio con Dal Cin (ex presidente del Venezia e ex a.d. Venezia squalificato per illecito sportivo per Genoa – Venezia) e da un grande accusatore di Moggi: Armando Carbone (avvicinato in passato ad Italo Allodi, pentito del calcio scommesse degli anni ’80 e faccendiere che fu decisivo per squalificare diversi giocatori). Dal Cin denunciò alla procura federale delle presunte irregolarità nella partita Messina – Venezia e si allargò sostenendo dei presunti favoritismi arbitrali verso il Messina, squadra che militava in serie B e all’epoca era considerata una squadra molto vicina ai Moggi e alla Gea per via di alcuni rapporti di mercato. Vengono espresse soprattutto delle convinzioni molto opinabili e prive di riscontri riguardo una combriccola romana di arbitri legata alla figura di Luciano Moggi, poi smentita in aula dallo stesso Auricchio (tenente colonnello e capo indagini). Se fosse stata giustizia vera, non si sarebbe neanche dovuto andare avanti. Il motivo è che questa gente ha cercato di accusare gli arbitri in perfetto stile italiano. Gli inquirenti avrebbero dovuto fermarsi subito ma purtroppo non è andata così.

Veniamo un attimo al caso Gea. Le risultanze definitive dei processi hanno stabilito l’assoluzione per associazione a delinquere e annullamento senza rinvio per prescrizione dalla Cassazione per le presunte violenze private dei Moggi. Praticamente un caso smontato. Eppure c’entra molto con Calciopoli, su cui si è concentrata la Procura di Napoli. Non è così?

Intanto iniziamo dicendo che la Gea all’epoca era una novità. La Gea era un’agenzia di procuratori con tutti i figli di grandi personaggi del calcio e dava molto fastidio ad alcuni altri addetti ai lavori. Baldini (ex dirigente sportivo della Roma) e Antonelli (un procuratore di mercato) furono i principali accusatori della Gea. Loro sostenevano che venivano usati metodi violenti e pressanti verso dei giocatori o verso gli stessi agenti di calciatori. Ti ricordo due vicende che vennero alle cronache, a causa degli stessi calciatori: una riguarda Fabrizio Miccoli (ex calciatore di Juve, Fiorentina e Perugia) e una riguarda Nicola Amoruso (ex calciatore tra le altre di Juve, Perugia e Reggina). Innanzitutto Miccoli ce l’aveva con Moggi poiché non era stato invitato alla festa dello scudetto ma lui di quella squadra non faceva parte e la decisione era giusta. Miccoli disse di essere stato cacciato ma venne venduto al Benfica perché davanti a lui alla Juve aveva dei grandi giocatori. In attacco la Juve disponeva di giocatori del calibro di Del Piero, Trezeguet e Ibrahimovic. Non c’era da meravigliarsi di questa decisione che fu presa da Moggi. Amoruso fu un altro di quelli che si lamentarono della Gea poiché disse che fu costretto ad andare al Perugia, altrimenti sarebbe andato in tribuna, ma lui dimentica che ci fu il parere di Ancelotti decisivo per cederlo e che la prospettiva tribuna è assolutamente normale se non accetti le condizioni della tua società di appartenenza. Moggi si è comportato in linea con quello che avrebbe fatto chiunque. La Gea non era niente di diverso da quello che c’è oggi. Il calcio è sempre andato così. I procuratori più influenti comandano schiere di giocatori e li smistano nelle squadre più importanti. Ad esempio, Bonaventura ha dichiarato che col vecchio procuratore non era riuscito ad avere il rinnovo del contratto al Milan mentre appena ha cambiato procura con Mino Raiola, Galliani ha accordato subito il rinnovo. Tornando a noi, Calciopoli c’entra moltissimo perché la Gea è l’apice di tutta l’inchiesta su Moggi. Successivamente l’indagine si divide in due tronconi: uno alla Procura di Roma e uno alla Procura di Napoli. A Roma continuano l’inchiesta sulla Gea per le questioni sul mercato dei procuratori e giocatori mentre a Napoli continua l’inchiesta sulle intercettazioni telefoniche guidata dai pm di Napoli con gli stessi carabinieri di Roma. E anche quest’ultima cosa è un’anomalia…

Lei è stato investito di un ruolo molto importante in questo processo: ascoltare le numerosissime intercettazioni telefoniche che fanno parte del procedimento. Alla luce di questo, come spiega che l’accusa abbia tralasciato molte telefonate? Può spiegare come può essere avvenuta la selezione? Lei in passato ha detto che dai carabinieri durante l’ascolto venivano usati dei baffetti per valutare la gravità.

Per quanto riguarda le telefonate tralasciate, io scoprii i baffi. Quando venni in possesso del cd delle intercettazioni telefoniche, c’era un numero progressivo che indicava la telefonata specifica e a questo numero corrispondeva un baffo che poteva essere di colore verde, giallo e rosso. Il verde significava che poteva avere rilevanza in ambito investigativo, giallo voleva dire che la telefonata era rilevante per uno dei due interlocutori e rosso era per quelle rilevanti o molto rilevanti (vedi immagine sotto a titolo di esempio). I baffi rossi erano da uno, due o tre. I tre baffi rossi erano quelle rilevantissime ed erano le telefonate come la grigliata tra Moggi e il designatore Bergamo o alcune telefonate di Galliani e Meani e quelle dell’ex presidente dell’Inter con lo stesso Bergamo. Tutte le telefonate erano state evidenziate e prese in considerazione da chi era all’ascolto ma nella fase di selezione ne sono state valutate solo alcune.

Come mai l’accusa ha tralasciato le numerosissime telefonate pre e post gara tra arbitri e designatori o tra arbitri stessi? Anche i referti arbitrali e i rapporti degli osservatori arbitrali non sono stati minimanente considerati.

È emblematico il caso dell’arbitro Tiziano Pieri. Alla fine della partita (Bologna – Juventus) c’è una telefonata, non presa in considerazione dall’accusa, dove Bergamo, molto arrabbiato per la punizione fischiata alla Juve, chiede conto a Pieri. Quest’ultimo risponde di aver fischiato ciò che aveva visto (audio). Fatto sta che oltre alla telefonata, durante l’ascolto in aula, noi abbiamo proiettato un fermo immagine di Sky con la visuale dell’arbitro, dove si vede che un giocatore del Bologna (Capuano) tira la maglia ad Ibrahimovic. Il fallo era netto. Dopo quella partita Pieri non verrà più inserito in fascia A e di conseguenza punito per il suo presunto errore a favore della Juventus. Per quanto riguarda la seconda parte della domanda dico che nel momento in cui Dattilo, su segnalazione del guardalinee Camerota, espelle un giocatore già ammonito, anche in quel caso su segnalazione, va a scriverlo nel referto. I referti arbitrali erano le prime cose da guardare e gli stessi rapporti degli osservatori arbitrali per capire e contestualizzare le condotte dei giocatori e dare un senso ai provvedimenti degli stessi arbitri…

A proposito di arbitri, arriviamo al caso De Santis, ex arbitro condannato in via definitiva per le accuse riguardanti le partite Lecce – Parma e Fiorentina – Bologna.

L’osservatore arbitrale definì Lecce – Parma un capolavoro tecnico con De Santis che ammonì sette o otto giocatori. Per quel che riguarda Fiorentina – Bologna, noi in appello abbiamo portato una intercettazione tra De Santis e Bergamo che avrebbe scagionato De Santis, ma non è stata accolta la prova e nemmeno ascoltata l’intercettazione.

Possiamo rimediare, parzialmente, adesso, ascoltando l’audio della telefonata, rimasto finora inedito.

Ma torniamo alle parole di Penta, e a Fiorentina – Bologna.

Comunque le ammonizioni erano corrette ed erano una per proteste e una per gioco scorretto e fu ammonito anche Gamberini con Meghni. Nella Fiorentina furono ammoniti Dainelli e Miccoli. Di sicuro Petruzzi e Nastase non erano gli unici diffidati che potevano saltare la partita successiva. Ce n’erano altri: Giunti, Torrisi, Juarez, Colucci, Loviso… Comunque parliamo di due giocatori, Nastase (7 presenze in 38 gare) e Petruzzi (17 presenze in 38 gare), che non erano assolutamente titolari. La coppia titolare era Legrottaglie e Gamberini. Il voto della Gazzetta all’arbitro De Santis fu 6,5. Nella partita successiva a quella di Bologna – Juve non giocarono entrambi. Una delle mie considerazioni in quella partita fu che l’unica svista fu a danno della Fiorentina con un giocatore fermato che poteva andare in porta a far gol. Col metodo Stanziola De Santis veniva assolutamente assolto, così come accadde all’ex arbitro Pieri.

Ricollegandoci anche alla posizione di De Santis, sarebbe interessante se lei spiegasse comunque questa idea che l’accusa ha sostenuto: non tutti i comportamenti degli imputati vanno presi per quelli che sono poiché tutti sapevano di essere intercettati. Cosa può dirci a riguardo?

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Notifica di proroga del termine delle indagini preliminari

Al controesame di Auricchio, l’avvocato Prioreschi fece una domanda molto precisa. Chiese come mai non avevano valutato nell’indagine la partita decisiva per le sorti del campionato: Milan – Juventus. Il tenente colonnello disse che non era stata presa in considerazione in quanto gli indagati erano informati delle indagini. Questo è falso. Ho fatto delle verifiche e mi risulta che il documento ufficiale dell’avviso di proroga delle indagini, che per legge è dopo i sei mesi dall’inizio indagine, era datato 9 maggio 2005 (il giorno dopo la partita in questione). Considerando che gli avvisi di garanzia vennero notificati circa in 15 giorni, sicuramente dopo, è impossibile che gli indagati fossero a conoscenza. Lo stesso ragionamento vale per De Santis, in Juventus – Inter datata aprile 2005, in cui si spiegava il suo atteggiamento trasparente legato alla prova tv a danno di Ibrahimovic, quando disse di non aver visto l’attaccante svedese compiere nessun comportamento scorretto o violento. Questo fattore fu decisivo per squalificare Ibrahimovic per tre giornate, compresa Milan – Juventus, decisiva per lo scudetto, ma nessuno ne tenne conto. Auricchio disse che De Santis era a conoscenza dell’indagine. Questo è impossibile per il discorso che ho fatto prima.

Ma si disse che De Santis aveva avuto, tramite alcune telefonate, delle informazioni?

Non risulta e francamente allora dovremmo spiegare perché questo De Santis a conoscenza delle indagini rientra nell’associazione per Lecce – Parma e vorrebbe salvare la Fiorentina. Ad ogni contestazione che noi smontiamo ce n’è un’altra. Allora però così non se ne esce più. Che motivo avrebbe avuto costui di rientrare nell’associazione se sa che lo stanno indagando?

Entriamo nel merito delle accuse. Discutiamo un attimo di queste famose griglie arbitrali. Per l’accusa sono state considerate in maniera rilevante e le stesse sentenze, in definitiva, riconoscono questa condotta come un atto preparatorio e propedeutico all’inquinamento della gara stessa. Vuole spiegare agli amici lettori quale era il meccanismo di formazione delle griglie e perché secondo la tesi della difesa non è frode?

Le griglie erano divise in varie fasce. In prima fascia ci andavano sempre il Milan, l’Inter e la Juventus e in più tutte le partite a rischio, tipo i derby o partite molto sentite. Il regolamento diceva che in prima fascia ci stavano i dieci internazionali più i due con più di 100 partite in serie A. Nella composizione di griglie si doveva tener conto di tutte le varie preclusioni previste. Le preclusioni erano le seguenti: residenza territoriale dell’arbitro e non si poteva arbitrare più di sei volte la stessa squadra. Quindi serviva nell’arco di un campionato una gestione da parte dei designatori di questo aspetto. Inoltre se l’arbitro internazionale andava al mercoledì in Champions non faceva la partita del sabato sera o anche non poteva arbitrare la domenica sera, se andava ad arbitrare il martedì. Ad esempio Collina non potè arbitrare un Roma – Juve la domenica perché il martedì doveva arbitrare il Real Madrid. Siccome ci fu una contestazione dell’accusa anche su questo aspetto, noi lo spiegammo, ma era molto chiaro. Le griglie erano di composizione molto trasparente e molto facile. Gli arbitri principali andavano anche ad arbitrare Lecce – Parma e Fiorentina – Brescia, se le sorti del campionato erano importanti. Alla fine le griglie erano sempre decise dalle valutazioni dei designatori arbitrali. L’arbitro doveva essere colluso con l’associazione ed essere inserito fraudolentemente nell’alterazione della griglia per dare senso, ma questa è tutta la genesi dell’accusa che abbiamo smontato in dibattimento. In verità, per tutte le contestazioni, noi abbiamo smontato con elementi oggettivi le varie ipotesi. L’appiglio da parte dell’accusa veniva sempre comunque cercato per mettere in cattiva luce. Alterare le griglie è impossibile e discuterne non era vietato. Se c’è qualcuno che riuscirà a dimostrare il contrario, che lo dimostri. Era sicuramente una condotta da art. 1 di slealtà sportiva che doveva essere punita con una squalifica. Ma era una condotta molto diffusa e chiamavano tutti. Col nuovo regolamento e l’avvento di Pancalli, fu vietato intrattenere qualunque tipo di rapporto con i designatori.

Vorrei che lei spiegasse anche la natura di certi incontri tra designatori, esponenti A.I.A e dirigenti sportivi. Secondo lei di cosa si parlava in questi incontri? Contestualizzando, in quel periodo storico c’erano molte lotte politiche dell’Associazione Arbitri per un riconoscimento politico e i massimi esponenti arbitrali parlavano con diversi consiglieri federali per trattare e far conoscere il programma. Lei che idea si è fatto a riguardo?

Lanese incontrava i designatori e le società perché alle elezioni politiche l’Aia in Figc voleva sette voti, invece che sei. Quindi questi incontri venivano fatti per sentire i pareri delle varie società. La Juventus non era assolutamente l’unica ad incontrare esponenti dell’AIA ma non c’era comunque niente di illecito e vietato. Tutte le società tipo il Livorno, il Vicenza, il Torino, la Salernitana e anche società di primo livello come Milan e Inter lo facevano, come dimostrano le intercettazioni telefoniche. Questa non è una giustificazione per alleviare le proprie colpe e nemmeno un’accusa a quelli che non sono stati coinvolti, perché non c’era proprio nessuna responsabilità da imputare. Il problema è che si è voluto indicare quasi solo i comportamenti dei dirigenti della Juventus. L’accusa voleva sempre vederci del sospetto quando le cose venivano fatte davanti a tutti. Pensiamo all’incontro tra Della Valle, Bergamo e Mazzini che fu alla luce del sole. Lo hanno definito un incontro segreto quando venne fatto in uno dei posti più famosi di Firenze.

1. (continua)

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114 pensieri riguardo “Penta: “La mia Calciopoli e la telefonata mai ascoltata”

  1. Lo sdoganamento di De Santis è una cosa ridicola. Ragioniamo con la testa per favore e le risposte le troviamo da soli. Il 9 maggio 2005 ( vedasi documento proroga) viene messo a conoscenza dell’indagine. Nonostante questo lui avrebbe fatto Lecce Parma frodando dopo quell’avviso di garanzia ? E non solo…. sentendosi libero di parlare al telefono lasciandosi andare come faremmo tutti noi che non siamo intercettati.

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  2. Se contestualizziamo anche bene Lecce Parma , capiamo benissimo perché Bergamo ci tiene tanto. Fino a quel momento la Fiorentina aveva avuto delle furente reazioni per alcuni episodi arbitrali e aveva chiesto un incontro con lo stesso designatore ( non segreto ) per essere rispettati come squadra. Bergamo allora invita De Santis a fare attenzione. Manda i migliori arbitri possibili per le partite legate alla salvezza. Collina in Fiorentina Brescia e De Santis in Lecce Parma. L’espressione che usa De Santis ” mi metto in mezzo ” ha proprio questo significato: cercherò di dividere le ostilità poiché la partita è molto delicata. Non solo quell’espressione va contestualizzata nella telefonata e se seguite bene l’intercettazione , tutto il significato e il contenuto che ne viene fuori è proprio questo. Non è che ogni espressione dobbiamo interpretarla come vogliamo. Dobbiamo anche seguire la logica e contestualizzare i fatti. In quel momento Bergamo sente la pressione addosso e sa che l’arbitraggio non va sbagliato. Alla fine della partita Lecce Parma , Baraldi ( dirigente Parma) avrà la stessa reazione di Marocchi in Fiore Bologna e De Santis in maniera identica tutelerà il suo arbitraggio e le sue decisioni. In ogni caso questa è una frode totalmente inesistente e Moggi c’entra come i cavoli a merenda ( per fortuna la Cassazione se n’è resa conto)

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  3. Sicuramente ci sono delle incongruenze sulla ritenuta partecipazione all’associazione. E sarebbe anche strano un suo comportamento illecito durante Lecce – Parma, condotta che non capisco in cosa si sia poi sostanziata in campo… Comunque De Santis dice a Bergamo: “No, no, ti dico, guarda, siamo preparati bene, gli ho spiegato pure un po’ le cose, velatamente… Alessandro (Griselli, ndr), sai, posso parlare in un modo… L’altro… Privatamente, insomma, gli ho spiegato… Gli ho fatto capire che poi, tanto, gliela do io l’impostazione… Da quello che ho sentito dalle interviste, loro giocano… il Lecce vuole giocare per vincere… il Parma, il Parma pure gioca per vincere, quindi, a questo punto, facciamo la partita, ci mettiamo in mezzo”. A me sembrano comunque frasi ambigue, e fa strano che parli così proprio se è vero che al 29 maggio sapesse dell’indagine. E poi c’è la testimonianza di Vignaroli a suo carico, che riferisce che De Santis gli ha detto “questa non la vincete”. Non so se sia giusta la condanna per questa accusa di frode (vorrei capire, come detto, in cosa si sostanzia la condotta fraudolenta), sicuramente però c’è più materiale probatorio qui che nelle altre frodi.

    Comunque nelle motivazioni del ricorso straordinario presentato da Moggi si legge a pag. 10: ” Ed invero, effettivamente i giudici di merito prima e la Terza Sezione Penale di questa Corte appaiono avere attribuito a tale partita (Lecce – Parma, ndr) un valore fondamentale nel percorso fraudolento (che ha visto la manomissione di più gare) posto in essere dall’associazione criminosa e volto al salvataggio della Fiorentina da una possibile retrocessione in serie B. Tale operazione, peraltro, avrebbe costituito, a sua volta, il segmento finale della manipolazione da parte del Moggi e dei correi dell’intero campionato 2004-2005. Tuttavia l’assoluzione del Moggi dal capo A10) era stata fatto oggetto di ricorso per cassazione dalla parte civile Fallimento Victoria 2000 srl e, lungi dall’essere confermata in sede di legittimità, è stata invero travolta dalla prescrizione (di cui l’imputato ha beneficiato). Diversamente sorte ha avuto, infatti, chi, come De Santis, avendo rinunciato alla prescrizione, si è visto condannare in via definitiva anche per quello specifico episodio. Dal complesso della motivazione di legittimità si evince, dunque, che i giudici di ultima istanza, non potendo entrare nel merito di quell’assoluzione (intervenuta una causa estintiva del reato), hanno comunque stigmatizzato l’episodio di quella partita ai fini del giudizio risarcitorio”.

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  4. Scusate ma mi state confondendo
    Per Lecce Parma De Santis avrebbe accolto le richieste di Moggi via Bergamo
    Sapendo che Moggi era indagato e bruciato ?.??
    Forse non ho ben capito i tempi ma stando a quanto voi dichiarate
    Tutti a quel punto sapevano delle idagini o no?
    Qui io mi chiedo a che pro DS prenda un tale rischio
    E che cosa ci guadagna Moggi a manipolare siddetta partita
    Non quadra qual cosa non torna

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  5. @Paolo Quello di Moggi, nella prospettazione accusatoria, sarebbe stato un concorso nella frode dei vertici viola, Mazzini, Bergamo e De Santis. Secondo me Moggi non c’entra nulla con questa eventuale frode, ma mi lascia perplesso quello che ho citato nell’ultimo commento.

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  6. Resta il fatto sempre so ho ben capito
    Che in quel periodo tutti sapevano di essere indagati e si mettono a fare
    Combine ?.?
    Addirittura slavare la Fiorentina?
    A che pro?
    Un associazione a delinquere ?
    Aiuta la Fiorentina?
    Cosa poteva fregare a Moggi o Bergamo o Ds o chi volete voi
    Ci vuole una mente molto contorta per immaginare una cosa del genere

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  7. si é stato assolto per quella partita
    ma lo si accusava di aver fatto in qualche modo parte del salvataggio della Fiorentina
    ho sbaglio?

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